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Campi Flegrei Falanghina 2017 Cantine del Mare

10 settembre 2018

Seguiamo con attenzione il lavoro di Gennaro Schiano sin dai suoi primi passi mossi nei primi anni duemila. Esce per la prima volta con la 2003, non proprio l’annata migliore per esordire eppure ancora oggi, a distanza di 15 anni, quelle bottiglie di Falanghina¤ e Piedirosso restano ”vivissime” e continuano a raccontare tanto del territorio e dei vitigni autoctoni flegrei!

Gennaro continua a sporcarsi le mani in prima persona, la vigna viene prima di tutto! Il suo lungo pellegrinare sul territorio gli consente oggi di lavorare su più fronti flegrei, da Pozzuoli a Bacoli sino a Monte di Procida con la stessa fiducia. Il vigneto di Cantine del Mare ha mediamente 20/30 anni e le parcelle sono collocate su terreni spesso diversi tra loro, si va dalle grigie sabbie vulcaniche della collina di Cigliano alla Breccia Museo che caratterizza la Falesia che ricama lo strapiombo da Acquamorta a lungo via Panoramica a Monte di Procida, che affaccia direttamente sul Canale dell’Isola di Procida. Qui, in uno scenario davvero suggestivo c’è la splendida vigna Stadio – in foto -, piantata perlopiù con Falanghina che entra in questo vino in larga parte. 

L’annata duemiladiciassette è stata per molti particolarmente stressante, non solo qui nei Campi Flegrei; in effetti l’assenza prolungata di piogge unita al caldo torrido estivo ha rischiato di presentare in vendemmia un conto salatissimo, ma qui pare abbia creato meno problemi che altrove. Questo pezzo di terra sembra baciato da Dio, beneficia di un microclima straordinario: il mare è lì, a due passi oltre la scarpata, la vigna gode dei venti che spazzano costanti il Canale di Procida che contribuiscono ad arieggiare il catino naturale intorno al quale insistono i terrazzamenti. Qui, durante la notte, si registrano tra l’altro escursioni termiche importanti.

Così si spiega il buonissimo risultato con questo 2017, bianco che ha vivacità da vendere, invitante, fine e spiccatamente minerale, tra i più buoni e quadrati di sempre. Il naso è sottile e varietale, regala inoltre tratti balsamici molto gradevoli. Il sorso è fresco, giustamente puntuto, sapido, appagante. A distanza di qualche mese, oggi, è più espressivo ancora, perfettamente in equilibrio e godibilissimo, sa pienamente di questa terra di mare.

Restiamo invece fiduciosi di assaggiare nuovamente tra qualche mese il Piedirosso 2017: l’assaggio da vasca di alcuni mesi fa e quello provato in questi giorni appena in bottiglia fa molto ben sperare in un nuovo vero fuoriclasse! 

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L’Arcante – riproduzione riservata ©

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Monte di Procida, della Falanghina Campi Flegrei di Cantine del Mare e due tre cosette da ricordare

18 settembre 2016

È un bel momento magico per questo territorio e per i vini dei Campi Flegrei¤, risultato di un duro lavoro cominciato anni fa con non pochi alti e bassi e tanti protagonisti alle prese con scelte talvolta condivisibili altre volte meno.

Cantine del Mare - foto L'Arcante

Non sono mancati passi falsi, cambi di rotta, un po’ di confusione. Non a caso per almeno una decina di anni si è fatta enorme fatica ad imbroccare la strada giusta; non a caso l’areale contava due, forse tre riferimenti che valesse veramente la pena seguire. Alcuni si limitavano a girargli intorno senza mai però tirar fuori fino in fondo una propria idea precisa di vino. Poi c’era chi lavorava sodo¤.

A metà anni duemila, a 10 anni dalla doc ottenuta nel 1994¤, a chi già sulla breccia da anni e in qualche maniera portabandiera del territorio flegreo si sono affiancati nomi nuovi e piccoli artigiani del vino che lentamente hanno saputo dettare i tempi di un’impronta territoriale propria, uno stile ogni anno sempre più riconoscibile e apprezzato trasversalmente da bevitori appassionati e professionisti della degustazione, la cosiddetta critica di settore.

Gennaro Schiano - foto A. Di Costanzo

Tra questi val bene ritornare su Gennaro Schiano e la sua Cantine del Mare. Gennaro ha saputo con caparbia insistenza ripartire dalle origini, è riuscito in pochi anni ad allargare le fila della piccola azienda agricola di famiglia nei pressi della cantina di via Cappella a Monte di Procida acquisendo poi meravigliose vigne nelle zone tra le più vocate del comprensorio Bacoli-Monte di Procida e Cigliano a Pozzuoli.

Andare in vigna con lui significa camminare per luoghi di grande fascino e ricchi di storia antica: il Belvedere al Fusaro e l’Anfiteatro (o Stadio) sulla Panoramica a Monte di Procida sono posti da colpo a cuore, vigne di incredibile suggestione vista mare. I suoi vini cominciano finalmente ad esprimersi con una certa continuità di profilo e tipicità, segno questo di equilibrio raggiunto anche in cantina.

Botte di castagno, Cantina del mare foto A. Di Costanzo

Il suo Piedirosso ha trovato da tempo una più che discreta quadratura, l’ultimo assaggio del 2013 ha confermato la pienezza espressiva che lo caratterizza da sempre, offre un gran bel naso e un sorso sempre appagante; tra l’altro, prove alla mano, è capace di attraversare il tempo con una certa disinvoltura come dimostrano i diversi riassaggi di annate passate come la 2003, ancora in forma smagliante. Qui forse vale molto il fatto di poter contare su vigne e uve provenienti da areali flegrei collocati su più fronti, terreni diversi, esposizioni e microclimi differenti.

A questo giro però è la Falanghina¤ 2015 che ha pienamente convinto della tanta strada fatta. Assaggiata la prima volta lo scorso Maggio mostrava una vivacità incredibile sorretta dalla tessitura fine e minerale di sempre. A distanza di mesi, oggi, è decisamente in rampa di lancio, si distende con fierezza ed offre una complessità di beva di grande equilibrio e soddisfazione. Sa profondamente di questa terra di mare. È quel vino da bere adesso e per i prossimi tre-quattro anni con sempre maggiori aspettative. Non c’è che dire: Monte di Procida, “Hoc vinum optimum est”. E Gennaro Schiano è senz’altro il protagonista.

Monte di Procida, Cantine del Mare¤.

Monte di Procida, Falanghina 2003 Cantine del Mare¤.

© L’Arcante – riproduzione riservata

Monte di Procida, sorprendente la Falanghina dei Campi Flegrei 2003 di Cantine del Mare

24 febbraio 2014

Non è facile reperire in giro testimoni come questa bottiglia, sempre più una rarità da queste parti. Tra l’altro fa il paio con uno splendido piedirosso, pari annata, del quale ho potuto godere là in cantina e del quale grazie a Gennaro vanto un’ultima bottiglia da spendere con qualche buon amico di bevute future.

Cantine del Mare - foto L'Arcante

Annata calda la 2003, perlomeno così raccontano gli annali seppur già da qualche assaggio passato non mi sembra affatto che il giudizio generale possa valere come principio assoluto. Difficoltà climatiche a cui vanno aggiunte ben più complesse difficoltà operative. È l’anno di nascita per Cantine del Mare¤, la prima vendemmia e in cantina c’è giusto l’essenziale e ben poca esperienza, con tutto quello che ne consegue quando le cose non vanno proprio come devono. Tant’è vero che, senza nemmeno troppi giri di parole, il bicchiere qui racconta molto più di quanto ci si aspettasse. Una vera sorpresa!

Gennaro Schiano da qualche anno ha abbandonato completamente i suoi passati impegni professionali e si occupa da  circa tre anni, con la moglie Sandra, solo ed esclusivamente dell’azienda di famiglia. In campagna fa gran parte del lavoro da se e basta buttare un occhio alle splendide vigne in conduzione su via Panoramica¤ a Monte di Procida o anche solo quello alle spalle della piccola cantina per avere ben chiaro quanta dedizione, cura ed attenzione ci mette.

Falanghina 2003 Cantine del Mare - foto A. Di Costanzo

Bianco che ha uno splendido colore paglierino, appena maturo sull’unghia del vino nel bicchiere. Il primo naso è concentrico su note idrocarburiche, un classico se vogliamo quando si ha a che fare con vini di una certa età dall’identità minerale così pregnante. Gli basta poco però per farsi cogliere in tutta la sua pienezza, dalla personalità così ancora viva, con accenni di camomilla, fieno, frutta secca e ginger. In bocca è asciutto, teso, affatto magro, naturalmente imperfetto sul finale di bocca ma con piena freschezza, sapido e rimandi balsamici assai gradevoli.

Ha quasi 11 anni, cavolo!, a trovarne di bianchi campani così in splendida forma. Non ne farei certo un feticcio, e nemmeno mi spingo a farne un manifesto territoriale; la falanghina dei Campi Flegrei ha una missione molto precisa e non bisogna menarsela più di tanto. Diciamo che sono di quelli che amano sorprendersi più quando la trovi un po’ per caso una bottiglia del genere che quando ti arriva tra le mani con la solfa che così debba essere. N’est-ce-pas…?

1994-2014, 20 anni dalla doc Campi Flegrei.

© L’Arcante – riproduzione riservata

Monte di Procida, Cantine del Mare

28 novembre 2011

Non è più da considerare una anomalia quella di un vino rosato della scorsa annata addirittura non ancora commercializzato, quando siamo praticamente sul finire del 2011: un anno è più dalla vendemmia, tra l’altro con la nuova già in cantina in affinamento nelle vasche d’acciaio.

Unico e prezioso. E’ così che Gennaro Schiano, volto nuovo della viticoltura flegrea, vignaiolo appena quarantenne, ha deciso debba essere il suo rosato ancora in affinamento in acciaio (!): uscirà infatti solo poco prima di natale prossimo, e solo per gli affezionati clienti che si recheranno a comprarlo in cantina da lui a Monte di Procida, o ne faranno magari richiesta esplicita. Una rarità insomma.

E la conferma arriva saggiandolo questo rosato, e viene in mente come in realtà troppo spesso si ha troppa fretta di mettere in tavola certi vini, quando invece potrebbero tranquillamente maturare per poi riproporsi con slancio maggiore. Ma in verità in questa iniziativa non c’è nulla di precostituito, pensato, più semplicemente vi è un numero di bottiglie, appena un migliaio, che sarebbero volate via in un battibaleno e senza nemmeno, forse, una logica commerciale costruttiva vista anche l’improbabilità di riproporlo quest’altro anno. E’ ricco e vivace il colore tra il cerasuolo e il chiaretto, con vivide nuances ramate; primo naso vibrante, intenso di note floreali, e poi officinali; in bocca è asciutto, fresco, il sorso è sapido, appena caldo. Una vera delizia.

Così l’idea di conservarlo per chi ha il piacere di venire qui in cantina, camminare le vigne, conoscere la loro giovane ma intensa storia. E infatti Cantine del Mare è davvero una bella scoperta, lo è stato per me che, scioccamente forse, avevo affidato quasi esclusivamente alla buona presenza ed espressione dei loro vini la sola tangibilità di quanto di buono si faceva da queste parti. E invece no, la sorpresa è stata, per rendere bene l’idea a chi legge, decisamente enorme!

L’azienda è annoverata tra le più giovani del comprensorio flegreo, stiamo parlando del 2003 come costituzione e forse del 2006 come prima vera vendemmia, quella realmente espressiva del progetto di Gennaro, aiutato in questa avventura dalla giovane moglie Sandra e per qualche tempo da suo cognato Pasquale Massa, che ha curato perlopiù soprattutto i primi passi commerciali dell’azienda. Circa due ettari di proprietà, che praticamente cingono la piccola e suggestiva cantina di via Cappella Vecchia a Monte di Procida, più altri 6 in conduzione diretta sparsi qua e là sul territorio: “La mia idea di vino nasce in vigna, in ognuna di esse, e quindi solo gestendole in prima persona potrei dedicarmici a pieno. Ragion per cui, per tutti i vini da me prodotti nei Campi Flegrei, siano essi doc o igt, come per lo spumante e per il passito, non compro uve (nè vino, ndr) da terzi”.

I vigneti in conduzione sono collocati nelle aree tra le più vocate della denominazione, tra Bacoli, Monte di Procida e Pozzuoli; alcuni, dei quali si possono ammirare le splendide immagini qui riportate, sono davvero sorprendenti. Personalmente non ne avevo contezza prima d’oggi, e di questa scoperta sono davvero felice. Il vigneto “stadio” per esempio, praticamente sulla panoramica di Monte di Procida, da dove vi si accede per una piccola viuzza che discende una scarpata di recente ripristinata al passaggio, è di una suggestione unica: un catino di poco più di 2 ettari e mezzo, piantato con sola falanghina – a piede franco, già in produzione -, letteralmente affacciato sul golfo, con vista sulla prospiciente Procida e più in la l’isola d’Ischia.

Un luogo un tempo letteralmente abbandonato a se stesso e recuperato in maniera splendida proprio grazie all’operato di Cantine del Mare. L’impianto è moderno, piuttosto regolare e fitto, e nonostante sia facile immaginare le alte temperature agostane e altrettanto evidente, data la posizione, il beneficio della frescura della brezza marina e delle escursioni termiche che qui già a fine agosto si fanno sentire importanti.

Altra storia è la vigna sul Belvedere, ai più è già conosciuta perché di proprietà della famiglia Vitale che, per qualche anno, ha prodotto in proprio – con l’aiuto di Luigi Di Meo – col marchio dell’Azienda Agricola Il Ramo d’Oro. A loro, una volta decisi a mollare, è subentrato nella conduzione delle vigne Gennaro Schiano: da qui arriva oggi una parte del loro piedirosso “base”. Un vigneto anch’esso suggestivo, caratterizzato da un terreno piuttosto povero e quindi capace di stressare per bene il varietale e dare buona uva. Soffre però particolarmente l’esposizione ai venti forti che soprattutto in settembre, un momento delicatissimo per la vigna, spazzano decisi, talvolta violenti, questo costone collocato tra il Fusaro, Baia e Bacoli. Non è difficile infatti vedere perso tutto o in parte il raccolto, come è già successo per esempio due anni fa.

Ma questo delizioso Rosato, da piedirosso in purezza, è solo una delle chicche della preziosa proposta dell’azienda montese degli Schiano, guidata oggi in cantina dal giovane tecnico Gianluca Tommaselli, subentrato a Maurizio De Simone; e gli assaggi, praticamente di tutti i vini, anche quelli 2011 in vasca e in elevazione tra acciaio e legno, non hanno fatto altro che confermare le già solide mie personali convinzioni di un lavoro sempre costruito con integrità e vivida espressione, in vigna così come in cantina. Queste che seguono alcune tra le più interessanti impressioni.

V. S. Q. Brezza Flegrea Spumante di Falanghina. Assaggio prima il “vino base” appena a fine fermentazione; il prossimo Marzo questa piccola cisterna, così com’è, verrà caricata e spedita a Valdobbiadene per la spumantizzazione in autoclave: ha buona acidità, un buon tenore alcolico, darà un brut quasi al limite con l’extra dry, di indubbie qualità. Poi il vino dell’anno scorso (che al momento però è terminato); offre sensazioni organolettiche naturalmente più compiute: è brillante, fragrante nei profumi varietali, sorso immediato, secco e godereccio. Da bere a fiumi! (per saperne di più, leggi anche qui).

Falanghina dei Campi Flegrei 2010. colori sempre particolarmente cristallini quelli dei vini di Gennaro Schiano, baciati dal sole e rinfrescati dal mare. Naso floreale e agrumato, tenue ma gradevolissimo. Il sorso è secco, ben dritto e di felice bevibilità.

Piedirosso dei Campi Flegrei 2010. Colore intenso, vivo e maturo, con qualche sfumatura ancora porpora sull’unghia. Il primo naso vinoso, floreale e finemente speziato, comunque molto varietale. In bocca è asciutto e rotondo, non manca di nerbo. Un guizzo pepato sul finire.

Campania igt bianco passito Vento di Grecale 2007. Da sole uve falanghina. Splendido il colore oro, ricco e intenso. Naso molto invitante, pronunciato su note candite, confettura di albicocca e cioccolato bianco. Forse solo un tono dolce di troppo, ma il sorso rimane interessante e chiude con una delicatissima nota di crema pasticcera assai persistente.

Falanghina dei Campi Flegrei Sorbo bianco 2006. Parzialmente fermentato in legno, poi in acciaio e quindi in bottiglia. Lungamente affinato in bottiglia. Naso ancora caratterizzato dall’evidente passaggio in rovere, si esprime meglio e molto bene in bocca: voluminoso e di buona persistenza.

Piedirosso dei Campi Flegrei Sorbo rosso “Annata Riserva” 2006. Vino decisamente intenso. Ne avevo già bevuto e scritto in passato, conferma l’ottima trama gustolfattiva e la capacità di reggere il tempo senza particolari sofferenze. Forse solo il naso esprime toni un po’ avanti, maturi, qui la prugna si fa confettura, ma il sorso sa regalare ancora buona intensità e profondità.

Falanghina dei Campi Flegrei Sorbo bianco 2011 – atto a divenire elevazione in castagno. L’idea è quella di ritornare all’utilizzo del “nostro” legno di castagno anziché insistere sul rovere francese. Così una parte di riserve sta venendo affinata in tonneau di castagno. Il naso qui è ancora marcato da note fermentative, siamo ancora agli albori, ma rimangono piacevolmente evocativi i sentori agrumati e fruttati. Vabbè, il lievito, selezionato, è di quelli giusti, ma c’è tanta buona materia, quindi svaniti i primi accordi si dovrà attendere la musica vera. Sorso già pulito.

Piedirosso dei Campi Flegrei Riserva Sorbo rosso 2011 – atto a divenire elevazione in castagno. Qui il discorso pare avere già un profilo molto interessante, e più promettente. Colore molto vivace, intenso e di ottima consistenza. Naso varietale, esplosivo in questa fase, tra classica vinosità ma anche tanta frutta rossa polposa. Nessuna traccia del legno. In bocca è arcigno, ancora acerbo, certo, ma v’è tanta materia. Interessante.

Questo articolo esce anche su www.lucianopignataro.it.

Intervallo. Pane e pummarole

25 novembre 2011

Campi Flegrei, il vino che verrà

24 novembre 2011

Ho trascorso buona parte degli ultimi dieci giorni a camminare vigne e cantine qui nei Campi Flegrei. Un bel giro, di ritorno da Capri, per ritrovare vecchi amici, salutarne con piacere dei nuovi e toccare con mano ciò che di bello e nuovo il territorio avesse da esprimere. Piacevoli chiacchiere che unite alle belle passeggiate tra le vigne, alcune di notevole suggestione, ci hanno poi ricondotti in cantina, a cogliere, direttamente dalle vasche, le prime impressioni sulla vendemmia 2011 appena alle spalle.

Si è scritto e detto che in Campania, in via generale, si sia avuta una vendemmia caratterizzata per lo più da alti e bassi, con punte di eccellenza in alcune zone ormai notorie, vedi l’alto casertano, il taurasino, il Cilento, ma anche da risultati non trascurabili in altre microzone di altissima vocazione, come in costiera – per esempio a Tramonti – o a Roccamonfina. In definitiva però va registrandosi un’annata abbastanza difficile da leggere, che a detta di molti enologi saprà riservare sì buone chances ma solo se ben interpretata dal punto di vista tecnico. Ecco, l’aspetto tecnico, quello talvolta fondamentale, altre volte meno.

“In vigna – secondo assoenologi Campania -, sono risultate fondamentali, nella caratterizzazione dei singoli risultati, la gestione viticola e delle operazioni in verde come la palizzatura e la sfogliatura nonché la scelta della data di raccolta in relazione all’obiettivo enologico ed alle possibilità dei singoli vitigni”. Si aggiunge inoltre, nel comunicato diramato pochi giorni fa, che “in cantina un’oculata gestione delle temperature di fermentazione dei mosti da uve bianche, ricche di elementi nutritivi in relazione alla primavera abbastanza benevola, ha permesso buoni risultati con i vitigni più nobili. Per le uve rosse è risultata fondamentale la scelta delle metodiche di macerazione delle bucce per l’estrazione mirata e misurata degli abbondanti composti polifenolici”.

Già, perchè se questa vendemmia è risultata abbastanza omogenea, a fare la differenza sarà il manico, chi dunque ha ben inquadrato cosa si è colto dalle piante e come meglio intervenire in cantina; chi sa insomma cosa fare, con uve o certamente surmature o, per contro, vendemmiate precocemente per non averle. Si dovrà ad ogni modo fare i conti con la propria esperienza.

Detto questo, per quanto riguarda i Campi Flegrei, credo si palesi anche qui una certa eterogeneità qualitativa, soprattutto per i vini bianchi; questa è la mia prima sensazione venuta fuori dagli assaggi di questi giorni. La materia è interessante, con punte di ottimo livello qualitativo, ma ho avuto l’impressione che non ci dobbiamo aspettare vini di particolare profondità, ed eleganza, bensì ben inquadrati sulla tenue spinta olfattiva e la solita, caratterizzante, consueta bevibilità.

Fatte salve giusto una/due cose piuttosto interessanti, pensate da chi ha deciso per macerazioni un po’ più lunghe ma soprattutto da chi ha saputo leggere molto attentamente ognuna delle sue vigne, mi verrebbe da dire ognuno dei propri filari, grappolo su grappolo. E agire di conseguenza in cantina. Poi si sa, i lieviti, le correzioni dei mosti, possono – laddove non si hanno tanti scrupoli – dare una mano, ma alla lunga il risultato lascia il tempo che trova se non ben supportato da un corredo più complesso. Accontentiamoci quindi, ma non escludiamo anche piacevoli sorprese.

Altra storia mi è sembrata quella dei vini rossi, in uvaggio e non, in particolar modo il piedirosso, sicuramente in grande spolvero: teso e concentrato dove si ha avuto il coraggio – o più semplicemente l’intelligenza – di aspettare, assai espressivo in quei luoghi caratterizzati da terreni più complessi e ricchi di minerali. C’è un buon livello di concentrazione quindi, e sicuramente indubbie possibilità di evoluzione, pur augurandomi si tenda a conservare anzitutto lo spirito di un vino da lasciar bere e non che finisca, come tavolta accade, a fare da soprammobile nelle cantine sempre più affollate e impolverate; poi si sa, solo il tempo ci dirà. Da segnalare infine, le interessanti novità sul versante della d.o.c. che di recente ha subito alcune modifiche al disciplinare di produzione: molto interessante per esempio l’idea di un rosato doc Campi Flegrei. In un prossimo post tutte le novità.


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