Posts Tagged ‘Vigna Astroni’

E’ una pietra angolare, il Vigna Astroni 2019 di Cantine Astroni

17 Maggio 2026

A noi cinquantenni non basta sentirci realizzati, o almeno ciò che noi pensiamo sia quella sensazione di realizzazione, a 50 anni. Ai cinquantenni di oggi gira così, pretendiamo che ci venga riconosciuto IL merito, per ciò che abbiamo fatto, per ciò che siamo stati in questi anni, per quello che abbiamo dato, forse, per ciò che siamo oggi davanti agli occhi degli altri: la famiglia, gli amici, chi ci guarda (e ci giudica). Guai però a lodarsi da soli! Meglio siano altri a riconoscerci un ruolo, un valore per il posto che occupiamo al mondo.

Se oggi ci godiamo nel bicchiere questo m-o-n-u-m-e-n-t-a-l-e Vigna Astroni duemiladiciannove, così in splendida forma, gran merito va soprattutto al lavoro fatto in campagna negli ultimi 20 anni a Cantine Astroni, con la cura maniacale del vigneto, l’attenzione alla terra, dove affondano le radici delle piante, rieducate, negli anni, lentamente, alla sostenibilità con potature mirate, diradamenti necessari, quegli interventi misurati sull’intero ciclo biologico annuale della vite, non solo all’occorrenza o per urgenza,  insomma: intervenire prima, con ragionevolezza, per intervenire meno.

Così il frutto che arriva in cantina è sempre integro, da maneggiare con cura ed attenzione e da “lavorare” il meno possibile. Ne viene fuori così un vino pienamente espressivo, prorompente nella sua vivacità gustativa; è un bianco dal naso subito invitante, ricco di fascino, intrigante, orizzontale e che va in profondità con finezza ed esuberanza, suggerisce note iodate e frutta polposa, dolcezze e sentori di macchia mediterranea, cedro, albicocca, miele e zenzero ma anche rimandi marini, certe passeggiate sugli scogli neri, vulcanici, bagnati dal mare, della costa flegrea da Miseno a Bagnoli. Il sorso poi è incredibile: fresco, puntuto, sferzante, sapido, giustamente caldo, tratteggiato con finezza, come disegnato da mano esperta eppure libera da lacci e lacciuoli prospettici, assolutamente coinvolgente dal primo all’ultimo sorso.

Per chi s’appassiona al simbolismo di tradizione cristiana, pare immaginare il cammino di molti di noi, a questo punto della nostra vita e del nostro percorso professionale, con dentro decenni di passione per la ricerca, di amore per il racconto, quella dedizione di lunghi anni spesi nel valorizzare la nostra terra, i Campi Flegrei, come “quella pietra dolente che tanti costruttori avevan per anni rigettato, possa così diventare la principale pietra d’angolo”, con questo vino qui.

L’enologo, cinquantenne – siamo coetanei -, ha una laurea in Viticoltura ed Enologia conseguita a Udine nel 2001, poi numerose esperienze formative in Italia e nel mondo, prima di ritornare a casa, a Napoli; su tutte, una presso l’azienda agricola Leonildo Pieropan a Soave, l’altra, indimenticata, in Argentina, presso l’azienda Luigi Bosca di Mendoza. Gerardo Vernazzaro è amico di bevute memorabili, oltre ad essere un tecnico di elevatissimo talento, uno dei più attenti e preparati viticoltori flegrei ma sopra tutto è una gran bella persona, capace di svoltarti una giornata con una battuta folgorante delle sue. Mi viene proprio di dirglielo: ”Ma che caxxo di vino monumentale hai tirato fuori amico mio quell’anno”!

© L’Arcante – riproduzione riservata

La Primavera nei Campi Flegrei| Vigna Astroni

14 aprile 2019

Napoli, Cantine Astroni – Foto di Gerardo Vernazzaro.

© L’Arcante – riproduzione riservata

Nessuna scusa, niente sarà più come prima

18 febbraio 2019

Mentre i numeri del vino continuano a registrare alcuni dati per certi versi allarmanti sui consumi in continuo calo e fissano con sempre maggiore evidenza quali siano le tipologie di vino maggiormente ricercate e bevute – è sempre più forte la tendenza soprattutto alle bollicine -, non vi è dubbio che alcuni vini sembrano avvantaggiarsi rispetto ad altri grazie a caratteristiche uniche che gli consentono di smarcarsi velocemente e lanciarsi, finalmente, senza particolari ansie da prestazione, tra le braccia dell’appassionato di turno.

Non vi è territorio più dei Campi Flegrei che sa di potersela giocare ad armi pari. Grande merito va a taluni produttori che da anni lavorano duramente per migliorarsi e che sono stati capaci di scrollarsi di dosso limiti tecnici e colturali azzerando stereotipi finalmente superati. Negli ultimi sei mesi di visite, chiacchiere, approfondimenti, assaggi ripetuti, ci viene d’obbligo avanzare l’idea che la vendemmia duemilasedici a Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida, Marano e sulle colline più prossime a Napoli ha per certi versi delineato uno spartiacque, una sorta di punto e a capo, una linea temporale dalla quale ripartire dopodiché nulla sarà più come prima, con i pro e i contro necessari, un’assunzione di piena responsabilità senza più sconti.

Un cambio di passo faticoso ma ormai necessario, indispensabile per non continuare a dilapidare un patrimonio vitivinicolo unico e irripetibile che aveva bisogno solo di essere approcciato con maggiore rispetto, conoscenza e capacità tecniche, dopo (troppi) anni di discontinuità e disattenzioni. Ne abbiamo piena testimonianza con alcune delle etichette più buone di sempre mai bevute, tra queste la Falanghina Cruna DeLago duemilasedici dell’azienda La Sibilla¤, probabilmente il vino tra i più costanti negli ultimi anni quasi a marcare un benchmark finalmente tangibile, frutto di un percorso lungo e ben definito oggi nei suoi obiettivi. Un bianco dal colore cristallino, dal naso orizzontale e complesso, intriso di sapidità e mineralità. 

Agnanum-falanghina-campi-flegrei-2015-Raffaele-Moccia - foto L'Arcante

Segnali forti ci erano arrivati da Raffaele Moccia¤, a più riprese sorprendente nelle sue versioni base e in qualche caso altisonante con il Vigna del Pino, il suo capolavoro, il cru di Falanghina prodotto in appena mille bottiglie, senza tema di smentita spesso nelle sue uscite il miglior bianco mai prodotto da queste parti negli ultimi anni, con questo duemilasedici a segnare decisamente il passo. Non è semplicemente buono a bersi, è la celebrazione di un varietale presente in molti territori in Campania e al sud ma che qui nei Campi Flegrei, in certi scorci metropolitani, dove la terra è vulcanica, conquista complessità, ampiezza e profondità impressionanti, senza sovrastrutture. Un bianco ricco di frutto, freschezza, abbondanza di sensazioni.

Ce l’ha ripetuto spesso Gerardo Vernazzaro¤ che il lavoro in cantina non ha bisogno di magheggi e artefizi particolari se in campagna si fa bene ciò che si deve. Quando il frutto che arriva in cantina è integro, sano, vieppiù figlio di un’annata equilibrata è solo da maneggiare con cura ed attenzione e da “lavorare” il meno possibile. Così ne viene fuori un vino pienamente espressivo, prorompente nella sua vivacità gustativa, un bianco dal naso intrigante, orizzontale ma che sa andare in profondità e suggerisce frutta polposa e sentori di macchia mediterranea e note iodate. Il suo Vigna Astroni duemilasedici regala un sorso fresco, sapido e minerale, giustamente caldo, definito perciò continuamente coinvolgente.

Ci siamo innamorati delle vigne e dei paesaggi di Bacoli e Monte di Procida. Delle terrazze e dei costoni scoscesi con vista mare, dove la vigna è un patrimonio straordinario e regala scenari di una bellezza unica che lentamente ritornano alla natura. Via Bellavista, su ai ‘Pozzolani’, i Fondi di Baia, via Panoramica a Monte di Procida dove da vigne a strapiombo sul mare nascono vini bianchi con caratteristiche olfattive decisamente interessanti, con una notevole impronta sapida e capaci, tra l’altro, di attraversare il tempo con discreta disinvoltura.

Ce lo ha raccontato con i suoi vini Gennaro Schiano¤, ce lo consegna da qualche anno ad ogni vendemmia con questa etichetta, il suo vino base, per dire, qui del duemilasedici, un bianco che ha vivacità da vendere, è invitante, fine e minerale, tra i più buoni ed equilibrati di sempre. Il naso è sottile e varietale, offre sensazioni di frutta e tratti mediterranei molto chiari, sa di sorbe, nespola e biancospino. Il sorso è fresco, giustamente sapido, appagante, sa pienamente di questa terra di mare. Nessuna scusa quindi, niente potrà essere come prima, ci si aspetta solo grandi vini per il futuro!

Leggi anche Piccola Guida ragionata ai vini dei Campi Flegrei Qui.

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Il fuoco sotto e sopra le mura di cinta del cratere degli Astroni

6 gennaio 2019

Si deve a taluni l’onore di aver saputo tracciare la strada, agli altri l’onere di raccogliere il testimone e sapere condurlo lontano, in alto, laddove è più facile per tutti individuarlo, ammirarlo, apprezzarne la bellezza, goderne con voluttà.

Campi Flegrei Falanghina Vigna Astroni 2015 Cantine Astroni - Foto L'Arcante

Vi sono tra questi alcuni nomi che la denominazione non può più pensare semplicemente di annoverare tra i comuni produttori ma sono in tutto e per tutto un riferimento assoluto da seguire, emulare, copiare se necessario, superare laddove possibile, per fare meglio.

Nei Campi Flegrei molto si deve alla famiglia Martusciello di Grotta del Sole, per oltre vent’anni hanno fatto la corsa praticamente su se stessi, si sono però rivelati apripista e lepre di tutto rispetto tirando la volata a fine anni ’00 a molti di coloro i quali oggi sono protagonisti proprio grazie anche al lavoro enorme dei fratelli Angelo e Gennaro Martusciello.

Fortunato e bravo invece chi già allora è venuto dopo, da Michele Farro in poi, prima che Gerardo Vernazzaro, forse primo vero spartiacque generazionale nella storia vitivinicola dei Campi Flegrei, mettesse mano oltre che in cantina anche (e soprattutto) in vigna, dove in effetti tutto nasce. Gerardo sin dai suoi esordi a Cantine Astroni gioca e vince la sua partita qui, in campagna, spingendo l’azienda di famiglia, quella dei Varchetta, a rivedere completamente, dopo i protocolli enologici in cantina, anche l’approccio con l’uva e prim’ancora con la vigna.

Se oggi ci godiamo nel bicchiere questo Vigna Astroni duemilaquindici¤ così in splendida forma gran merito va soprattutto a quanto fatto in campagna negli ultimi 10 anni con la cura maniacale del vigneto, l’attenzione alla terra dove affondano le radici delle piante, rieducata lentamente alla sostenibilità con potature mirate, i necessari diradamenti, quegli interventi misurati sull’intero ciclo biologico annuale della vite e non solo all’occorrenza o per urgenza:  insomma intervenire prima, con ragionevolezza, per intervenire meno.

Il frutto che arriva in cantina è sempre integro, da maneggiare con cura ed attenzione e da “lavorare” il meno possibile. Ne viene fuori così un vino pienamente espressivo, prorompente nella sua vivacità gustativa; un bianco dal naso intrigante, orizzontale, che va in profondità e suggerisce frutta polposa e sentori di macchia mediterranea, con sobrie e definite note iodate. Il sorso è fresco, sapido e minerale, giustamente caldo, non del tutto definito, perciò continuamente coinvolgente.

Campi Flegrei Piedirosso Riserva 2015 Tenuta Camaldoli Cantine Astroni - Foto L'Arcante

Così l’enologo si è spogliato di quanto non necessario e si è fatto nel frattempo viticoltore tout court, rimanendoci, con nostra grande soddisfazione, consegnandoci così l’essenza del suo pensiero di anni di studio e di duro lavoro. Di tutto ciò ce ne dà piena testimonianza il Piedirosso Riserva Tenuta Camaldoli duemilaquindici, un rosso dalla forte impronta vulcanica che agli appassionati più attenti ricorda subito bottiglie prodotte lontano migliaia di chilometri da questi pochi ettari terrazzati sopra Napoli ma che in realtà non vuole rappresentare niente di questo o quel vino ma solo quel che il varietale e questa terra sospesa sanno esprimere quando giustamente coniugati all’unisono, ovvero un rosso del tutto originale, dal respiro moderno e dal sapore contemporaneo, dal naso allettante e seducente, pronunciato su toni scuri e dal sorso austero e  sottile ma allo stesso modo coinvolgente, pieno e gratificante.

Abbiamo seguito sin dall’inizio l’apologia di queste etichette, della Falanghina Vigna Astroni e del Piedirosso Riserva Tenuta Camaldoli di Cantine Astroni apprezziamo soprattutto la capacità evocativa, sono bottiglie che sintetizzano perfettamente un percorso lungo dieci anni, svincolate da logiche commerciali ma soprattutto “godibili” immediatamente senza costrizioni temporali o necessità di abbinamento: le stappi e ne godi,  ogni occasione è buona e malauguratamente ti sfuggano dalle mani per qualche tempo le tieni in “cantina” e ne apprezzerai ancor più l’evoluzione.

Il fuoco sotto e sopra le mura di cinta del cratere degli Astroni non è un titolo tirato via dal cilindro a caso, è l’essenza, l’anima di questa terra che pulsa, continuamente, è la giusta rappresentazione di un giovane viticoltore che superati i 40 anni si avvia con la giusta maturità ad affrontare le prossime venti/trenta vendemmie nel tentativo di superare se stesso e laddove possibile, fare meglio, anche perché ne siamo certi, qui in questo territorio di cose da fare ce ne sono ancora tante e non tutto il reale valore di questi vini è da considerarsi disvelato. Anzi!

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TREBICCHIERI® 2019, premiato il Campi Flegrei Falanghina Vigna Astroni 2015

10 ottobre 2018

E’ una splendida notizia quella che giunge agli appassionati tutti! La prestigiosa Guida Vini d’Italia del Gambero Rosso¤ ha assegnato allo splendido bianco di Cantine Astroni¤ il TreBicchieri® 2019.

Un grande traguardo per Gerardo Vernazzaro¤, amico di tante bevute e spesso ospite su queste pagine con i suoi brillantissimi post, ancor più un premio di enorme valore per tutta la famiglia Varchetta e per il territorio flegreo che ancora una volta vedono premiato il grande lavoro di rilancio in atto che non smette, con piccoli ma significativi passi, di stupire e conquistare consensi. Bene, bravi e avanti con forza!

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