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Cuvée Louise Pommery, le mie impressioni…

20 Maggio 2013

Quando mi hanno dato la parola era troppo tardi, quel microfono stava lì tra le mie mani, alla fine non se ne sono pentiti; sino a qualche minuto prima, ascoltando Enrico Bernardo ero ancora convinto che qualcuno di lì a poco se ne uscisse con una frase del tipo ‘Oh, sei su scherzi a parte!’¤.

Venezia, a due passi (d'acqua) da San Marco - foto A. Di Costanzo

Detto questo, più che lanciarmi in una lunga disquisizione tecnica-degustativa dei vari millesimi provati assieme a Maestri degustatori quali Giuseppe Vaccarini, Fabrizio Sartorato ed Ivano Boso – oltre al già citato Bernardo – durante la splendida serata lì al Danieli, val più ribadire quanto, a mio parere, Thierry Gasco¤ sia riuscito negli anni con grande tenacia a tenere ben dritta la bussola nonostante il vortice internazionale lentamente ha risucchiato molte Maisons de Champagne spedendone tante direttamente nell’oblio dell’omologazione assoluta.

Un lavoro straordinario quello di Thierry, mai urlato. Uno stile inconfondibile quello delle Cuvée Louise di Pommery¤, al passo coi tempi, precise, mai sopra le righe, luminose, fragranti, freschissime, contrassegnate da una eleganza sottile e da grande personalità, unite per di più ad una bevibilità fruibilissima¤.

Pommery, copertina

Cuvée Louise 2002 Giuseppe Vaccarini all’overture in anteprima assoluta ne ha dipinto un profilo di grande suggestione, cui va aggiunto ben poco se non sottolinearne la grandeur di un millesimo di grande richiamo per la Champagne ed un tratto gustativo di enorme nerbo, ancora lontano dal rivelarsi pienamente nel bicchiere.

Cuvée Louise 2000 Ne ha viste tante passare tra le sue mani Ivano Boso, head sommelier di lungo corso a casa Pinchiorri¤. Io ne ho trovato un profilo organolettico di giustezza, variegato ma centrato essenzialmente su note agrumate, anche candite, e minerali. Di buonissima trama il sorso che chiude setoso e rinfrancante.

Cuvée Louise 1999¤ Personalmente, appena una spanna sopra il ’90, il migliore della batteria, in perfetto stato grazia nella sua vivacità olfattiva intrisa di rimandi fruttati e tostati ed un sorso di gran nerbo, slanciato, lungo, efficace. Una di quelle cuvée capaci di accompagnare tutto un pasto senza perdere un colpo. L’ha raccontato Fabrizio Sartorato, head sommelier del Ristorante ‘da Vittorio’ in Brusaporto.

Cuvée Louise 1990 Chi volesse può dare una occhiata su facebook sul profilo de L’Arcante¤ dove ho postato il video¤ della magistrale degustazione di Enrico Bernardo, veramente da manuale! Mi va di aggiungere solo che bere uno Champagne di 23 anni e trovarlo così in splendida forma è una di quelle esperienze che rimette tante cose a posto quando a qualcuno, per misconoscenza o supponenza, vien qualche dubbio sul perché proprio là, tra la Montaigne de Reims e la Cote des Blancs nascano vini di così straordinaria qualità.

Cuvée Louise Rosé 2000 - foto A. Di Costanzo

Cuvée Louise Rosé 2000 Il mio vino. Senza tirarla per le lunghe lascio traccia di ciò che è stato il mio intervento. L’approccio a questa cuvée è facile, a patto che si sappia bene cosa si tiene tra le mani. E’ la sintesi tra il vecchio e il nuovo, è storia, centinaia di anni di storia di Champagne che rivivono con tutta normalità il nostro tempo. Un terroir unico, irripetibile, diciamocelo pure, una cultura di indiscutibile vocazione ereditata con rispetto e con altrettanto rispetto consegnata costantemente al futuro. Valori ancestrali preziosissimi questi, riproposti con questa cuvée con una chiave di lettura modernissima: un colore scarno, quasi salmone, un effluvio di sentori e rimandi floreali e fruttati, di pesca e di piccoli frutti di bosco, un sottinteso minerale, un sorso vivace, lungo e gradevolissimo.

Uno stile quasi sussurrato, che vive del grande rispetto per lo straordinario chardonnay di Avize e Cramant e di grande riverenza verso i migliori pinot noir di Aÿ e Bouzy. Il vecchio e il nuovo, che però camminano a braccetto, in assoluta armonia, pensando ad una cucina sempre più spogliata di grassume e quegli ingredienti troppo invadenti. Puro piacere, ‘parfait!’ verrebbe da dire!

Qui¤ in contemporanea anche sul blog di Luciano Pignataro.

RSVP|Me l’aspetto: ‘Sei su scherzi a parte!’

10 Maggio 2013

Giovedì 16 maggio, a Venezia, presso il Ristorante Terrazza Danieli¤ dell’omonimo prestigioso albergo situato lungo Riva degli Schiavoni, di fronte alla laguna, andrà in scena la V edizione della verticale storica di Cuvée Louise Pommery¤.

Invito Pommery

Con Thierry Gasco¤, a tenere una breve presentazione delle cuvée ci saranno 5 sommelier italiani; si succederanno sul palco Giuseppe Vaccarini¤, Enrico Bernardo¤, Ivano Boso¤ e Fabrizio Sartorato¤. Poi – se mi lasceranno entrare, se non ci ripensano dico – un certo Angelo Di Costanzo¤.

Sono sincero, non ho ancora ben compreso cosa ci faccio io là tra Campionissimi del mondo e mostri sacri della sommellerie italiana, fattostà che una volta scelto il mio angolino mi toccherà dire due parole. Speriamo di essere all’altezza. Questo il programma¤ (si apre un pdf). Per tutto il resto, vi faccio sapere…

Provocazioni. Torrone ghiacciato con marmellata di pompelmo all’anice con il Cuvée Louise 1985…

11 giugno 2012

Era in coda tra le bozze da un paio di settimane almeno, mi è tornato in mente iersera durante una piacevole conversazione con un “appassionato” cliente-sommelier che trovava poco fattibile un abbinamento così azzardato. Retaggio culturale? Non solo e non sempre, eppure…

E’ il dessert proposto dal nostro Andrea Migliaccio all’evento di gala voluto da Pommery Italia a Napoli lo scorso 21 maggio (leggi qui); ai fornelli c’erano alcuni tra i più autorevoli rappresentanti della cucina campana, i Due Stelle Michelin Ernesto Iaccarino del “Don Alfonso 1890”, Tonino Mellino de “I Quattro Passi” e Alfonso Caputo de “La Taverna del Capitano”.

Il “Torrone ghiacciato” di Andrea è andato sul Grand Cru Cuvée Louise 1985. Ci abbiamo preso? A detta dei convenuti, sembrerebbe proprio di sì, così rimango dell’opinione che con certe bottiglie, a certe condizioni sì, si può fare.

Reims, Champagne Cuvée Louise 1999 Pommery

30 gennaio 2012

Come scrivevo qualche post più in là, sarebbe stato opportuno ritornare sul breve ma intenso viaggio speso in terra di Champagne, alla scoperta del Domaine Vranken-Pommery di Reims. Così rieccoci qua con in mano gli appunti di quei giorni…

Invero, già essere accolti da Thierry Gasco è stato di per se un inizio piuttosto coinvolgente, non fosse altro che il personaggio, uomo chiave in Pommery, dove in qualità di chef de cave tiene in mano il destino di tutte le cuvée aziendali, è anche una figura di un certo spessore per tutta la Champagne ricoprendo, tra gli altri, un ruolo di prim’ordine nel civc nonché di presidente dell’Union des oenologues de France; ma nello specifico, vestito di grande disponibilità, ci ha tenuto a presentarci in prima persona alcune delle etichette che hanno contribuito definitivamente al rilancio di Pommery nel mondo in questi ultimi anni: il Grand Cru Millésimé, l’Apanage rosé, per dire, ma anche quello che in molti tra critici ed appassionati di settore dicono essere il suo personale capolavoro assoluto, la Cuvée Louise.

Dedicato alla figura leggendaria della fondatrice Madame Louise Pommery, tra le prime Grand Dames ad intuire il valore assoluto dell’arte come fine attrattore culturale – ne sono testimonianza viva le tante straordinarie opere fatte scolpire sin da inizio ‘800 nel gesso vivo delle caves del Domaine – questa cuvée nasce essenzialmente dalle vigne di tre Grand Cru di proprietà ad Avize e Cramant, da dove arriva lo chardonnay, e ad Ay, dove raccolgono le uve per la base pinot noir. Poi almeno otto anni, talvolta dieci, di affinamento nelle buie gallerie che si estendono per diciotto lunghi chilometri nel sottosuolo di Reims. E come ho avuto già modo di sottolinearvi in occasione della recensione del Grand Cru 2004, Thierry ci tiene a “dosare” sempre con molta attenzione e parsimonia le sue cuvée per conservare al massimo tutta l’espressività dei vini base.

Eccolo qua il vino, con questo suo colore paglierino carico e brillante, con spuma fine, densa e sostenuta. Il naso è subito molto invitante, verticale, anche se inizialmente un tantino pungente; offre indubbiamente un bel ventaglio olfattivo, diciamo pure di rara eleganza e compostezza: agrumi, ma anche burro fuso e frutta secca, canditi, con le prime note scandite nitidamente. Tenendolo però un poco nel bicchiere, in verità versandone ancora due dita dopo il primo assaggio, vengono fuori anche piacevoli rimandi di spezie dolci. Il sorso è asciutto e di buona intensità; si beve indubbiamente con una certa soddisfazione. Come accennato, della liquer nessuna traccia così evidente come talvolta può capitare in certi grandi Champagne, spesso volutamente “marcati” dallo chef de cave per firmarne lo stile; però è indubbio che risulti un vino sostanzialmente più adatto ad un approccio meditato piuttosto che per accompagnare aperitivi o tutto un pasto.

Tra qualche mese, in Italia, arriverà anche il 2000, che per la verità trovate già in giro ma solo in formato magnum. Generalmente non sono uno di quelli che ama raccomandare di stipare bottiglie di Champagne, pure quando si tratta di un Grand Cru o un Vintage particolare, però non mi farei troppi problemi nel dimenticarne qualcuna di queste in cantina per ritrovarle magari dopo ancora un po’ di stagioni di affinamento. Naturalmente senza esagerare.


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