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La Falanghina dei Campi Flegrei e i dieci vini da non perdere… refresh your mind, right now!

2 agosto 2011

Il vino dell’estate? Forse. Di certo c’è tutto un mondo da scoprire dietro ognuna di queste etichette; storie di una terra straordinaria, di persone che credono in quello che fanno ma soprattutto in quello che hanno da raccontare attraverso i loro vini. Ringrazio Luciano Pignataro per avermi chiesto di scrivere queste righe, da prendere essenzialmente come sintesi delle bevute più significanti di questa stagione di lavoro.

Nessuna classifica – come del resto son certo vi sia qualcuno dimenticato tra gli appunti -, ma solo un modo come un altro per ribadire quanto la mia terra, i Campi Flegrei, continui ad esprimere vini che meritano sempre più di essere bevuti più che raccontati. Infine un invito ai produttori, soprattutto ai “piccoli”, naturalmente senza la pretesa di essere ascoltato: specializzatevi, e puntate il mercato in senso verticale, non in orizzontale…

Nel pezzo, on line qui sul sito di Pignataro, si parla della Falanghina dei Campi Flegrei Agnanum ’10 di Raffaele Moccia, del Coste di Cuma 2009 di Grotta del Sole, della Falanghina Grande Farnia ’10 di Antonio Iovino; poi di Colle Spadaro, Cantine Astroni e di Cantine Di Criscio,  CarputoCantine del Mare, Michele Farro, senza dimenticare, dulcis in fundo, lo strepitoso Passio 2007 di La Sibilla.

Malìa, Falanghina Spumante dei Campi Flegrei

11 marzo 2011

Scrivo di questo vino con l’intento di farne una delle mie più brevi recensioni mai proposta prima su questo blog, convinto che la bontà di questo delizioso spumante non la debba esprimere io, un qualunque cronista di bevute, ma tuttalpiù il primo, e con lui i tanti a seguire, ne sono più che convinto, degli assetati avventori a cui andrà incontro di qui a qualche giorno.

E’, per il mercato – ove ce ne fosse stato ancora bisogno – un segnale di grande sensibilità che la famiglia Martusciello rivolge al consumatore: il Malìa avrà infatti un prezzo piccolo piccolo, più o meno cinque euro in enoteca. Per Grotta del Sole come azienda, mai doma nell’ultimo decennio – tra l’altro in grande fermento in vista anche dell’imminente lancio sulla scena dell’azienda irpina Tenuta Vicario – è la presa di coscienza che proprio loro, specializzati da sempre nella spumantizzazione dei vitigni autoctoni, l’asprinio riserva brut ne è un vessillo, non potevano tirarsi indietro dal sondare il potenziale commerciale di uno spumante, pur esile e disincantato come questo, prodotto con base falanghina e, dato di fatto non certo di secondaria importanza, fregiato con la doc Campi Flegrei.

Un rilievo significativo quest’ultimo, che personalmente ritengo anche piuttosto opportuno come stimolo rivolto a chi altri negli ultimi anni ha ben dimostrato di cavarsela egregiamente con la tipologia pur dovendo ricorrere a terzi per la spumantizzazione; un nuovo viatico insomma per dare ancora più slancio alla valorizzazione del varietale, e perché no, avvicinare ancor di più ristoratori e consumatori a quel concetto di territorialità sempre caro a chiunque ma al contempo poco promosso e tangibile laddove, proprio nei ristoranti e trattorie napoletane, continua a farla da padrone il prosecco, oltretutto quasi sempre anonimo e senza arte né parte.

Sul vino poco da sottolineare se non la tenue ma efficacissima brillantezza del colore verdolino, l’estrema pulizia e fragranza olfattiva nonché l’ineccepibile bevibilità; il nome Malìa in effetti racchiude in se, quasi in maniera contrastante, proprio l’incantesimo del sortilegio e l’irresistibile attrazione, qui dissolvibili in appena un paio di alzate di calice!

Questa recensione viene pubblicata contemporaneamente anche su www.lucianopignataro.it.


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