Posts Tagged ‘rosso di montalcino’

Comfort Wines, ecco quattro grandi classici italiani da non perdere mai di vista

25 novembre 2018

Sono quattro grandi classici italiani, senza dubbio tra i comfort wines¤ di maggiore successo che non dovrebbero mai mancare nelle carte dei vini di Osterie, Wine Bar e Ristoranti. Valpolicella Ripasso, Rosso di Montalcino, Barbera d’Alba, Langhe Nebbiolo, di queste ecco alcune etichette imperdibili tra gli ultimi assaggi.

Valpolicella Ripassa Superiore Campo Ciotoli 2015 I Campi - foto L'Arcante

Valpolicella Ripasso Superiore Campo Ciotoli 2015 I Campi. Vi abbiamo raccontato qualcosina dell’azienda scrivendo del loro Soave Campo Vulcano¤, lasciamo così traccia anche di quest’altra etichetta secondo noi molto ben riuscita. Da uve Corvina e Corvinone in prevalenza, poi Rondinella e Croatina. Un grande classico da queste parti il Ripasso¤, vino di grande successo di cui un po’ si sono perse le tracce, il Campo Ciotoli 2015 di Flavio Prà ci è parsa una buona espressione dandoci l’impressione di trovarci davanti ad una bottiglia di spessore e ben fatta, dalla discreta personalità e caratterizzazione, con una buona intensità olfattiva, ampiezza dei profumi e tanta piacevolezza di beva, tutto quanto essenziale per i rossi della tipologia. Uno di quei vini ‘’da conversazione’’ che ogni Osteria e Wine Bar non dovrebbero mai farsi mancare in carta, da suggerire e sbicchierare su sformati di verdure e carne, timballi di pasta al forno, taglieri di salumi.

Rosso di Montalcino 2016 Baricci - foto A. Di Costanzo

Rosso di Montalcino 2016 Baricci. Non è proprio il nostro modello di Rosso di Montalcino che generalmente preferiamo meno corpulenti e tendenzialmente più acidi che tannici, ci rendiamo conto però che la buona annata, particolarmente ‘’ricca’’, ha reso la vita difficile un po’ a tutti da queste parti costringendo molti a fare i conti con un millesimo potente e vini sin dai primi assaggi pronti seppur un tantino ‘’carichi’’. Il duemilasedici di Baricci è un Rosso con tanta materia e senza dubbio lunga vita davanti. Ci è parso un vino polposo e gratificante, uno di quei rossi che riempiono la bocca, da spendere principalmente su arrosti impegnativi oppure in abbinamento a caroselli di formaggi a pasta dura¤ (anche erborinati) di lunga stagionatura.

Barbera d'Alba 2015 Rizzi - Foto A. Di Costanzo

Barbera d’Alba 2015 Rizzi. E’ di quelle bottiglie da non far mai mancare in casa, rosso dai profumi e sapori d’un tempo che fu eppure sempre contemporanei nonostante le mode e le fisime del momento. Esprime un bel colore rubino dalla chiara vivacità, ha un naso fruttato e lievemente speziato, richiama alla mente anzitutto sentori di piccoli frutti neri, mora, poi prugna, al palato il sorso è asciutto e vivace, piacevolmente caldo. Con l’autunno, quando le cucine soprattutto alla domenica si riempiono di profumi di carni al sugo o stufate in umido, ecco il vino da berci su.

Langhe Nebbiolo 2016 Giuseppe Cortese - Fptp A. Di Costanzo

Langhe Nebbiolo 2016 Giuseppe Cortese. I vini di Giuseppe Cortese sono sempre un buon affare per chi desidera avvicinarsi ai vini di Langa senza doversi per forza svenare con vari Barolo o Barbaresco, vini questi senz’altro prelibati ma che si sa hanno sempre bisogno di un po’ di anni di affinamento per esprimersi al meglio. E giovani Nebbiolo facili da bere se ne trovano diversi sul mercato anche se talvolta al di là della scritta in etichetta vi è davvero poco in bottiglia che sappia coniugare ed evocare quei territori nella maniera giusta ed originale. Ecco quindi tra le varie etichette raccomandabili una da non farsi scappare assolutamente. Un Nebbiolo di finissima fattura, proveniente dalle vigne più giovani dello storico cru di Barbaresco Rabajà, vino sottile e invitante, dal colore rubino aranciato e dal naso intriso di sensazioni floreali e fruttate, di rosa, arancia rossa e sottobosco, dal sapore asciutto ed efficace, appena astringente sul finale di bocca, davvero un bel vino da non farsi mancare in cantina. Polenta e salsiccia, Schiaffoni con la Genovese, Agnello al forno con patate.

© L’Arcante – riproduzione riservata

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Montalcino, in ragionevole ritardo

15 settembre 2011

Se n’è parlato tanto nei giorni scorsi, e certamente ha fatto bene all’opinione pubblica, quantomeno utile nel farsi un’idea di ciò che stava accadendo. Ha vinto il buon senso, il Rosso di Montalcino non si tocca! Bene…

Montalcino ha un grande passato, ricco di storia, blasone, successo; e senza dubbio un futuro immensamente luminoso, desto, da scommetterci su senza pensarci nemmeno un attimo. Stiamo parlando di sangiovese.

Sul presente, l’abominevole querelle aperta (ancora una volta) dal Consorzio nel tentativo di cabernetizzare ovvero merlottizzare il Rosso, e l’insistenza, direi alquanto furbesca (e pure un poco ignobile) con la quale si cerca una terza via “commerciale” – gradita certamente ai più ma salvifica per chi se non per pochi? -, anziché rimboccarsi le maniche e – siamo o no in uno dei distretti enologici mondiali di maggiore ricchezza? – pensare a nuove formule promozionali, è meglio stendere, giunti a questo punto, un velo pietoso.

Giro di vite a Montalcino, Podere Sanlorenzo

2 marzo 2011

Quando arriviamo a Podere Sanlorenzo è più o meno ora di pranzo, la mattinata spesa in cantina dalla famiglia Martini ci ha fatto per un attimo perdere la bussola oltre che la cognizione del tempo; gli assaggi, tanti, forse troppi contando che alla fine erano praticamente tutte le scorse vendemmie, sin dalla 2004, han fatto il resto.

Così, profittando della disponibilità di Luciano Ciolfi gli chiediamo di fare quattro passi in vigna per respirare un poco e rinsavire. Luciano è una persona deliziosa, l’ho conosciuto più o meno tre anni fa attraverso il web – lui è uno che con la comunicazione on line ci sa fare e come – e dopo l’incontro “de visu” allo scorso Vinitaly ho avuto modo anche di testare l’alto gradimento del suo Brunello da parte di molti miei clienti a cui l’ho proposto, non senza particolare entusiasmo. Se date un’occhiata al suo sito¤ troverete, tra le tante informazioni offerte, una frase, che a me ha colpito molto tanto da spingermi subito a conoscere lui ed i suoi vini, convinto, non so dirvi nemmeno perché, che non fosse solo l’ennesima trovata pubblicitaria; dice: “arrivò in punta di piedi, osservando il lavoro del nonno e del padre, acquisendo i loro valori, il loro bagaglio di esperienza e tutta la tradizione che portavano con sé. Ma a Luciano fare un buon vino non bastava: cercava l’eccellenza”. Ecco, se vai affermando cose del genere e non sei un tipo in gamba, e non fai le cose per bene, sei finito; per questo Luciano val la pena conoscerlo, i suoi vini di essere bevuti almeno una volta appena possibile.

Vignaiolo giovane – è tra gli ultimi arrivati sul panorama ilcinese – ha saputo però immediatamente cogliere quale fosse la strada da seguire per affermare la sua idea di sangiovese; l’azienda conta una proprietà di circa 60 ettari, appena quattro e mezzo a vite, a regime dal duemilatre; pochi esercizi di stile, sul Rosso di Montalcino¤ dove il rischio è sempre grosso – a mia recente memoria, tutte le annate tirate fuori a Sanlorenzo godono costantemente di buona e nobile nerbatura -, giocato su un frutto integro e ben ammantato di una mineralità pregnante ma sempre in discreta evidenza; nessuna nota boisè, anzi, il legno è ben dosato e tutt’altro che scontato; il Brunello poi ogni anno che passa matura in finezza ed eleganza senza mai ostentare grassezze inutili e, alla lunga, stancanti.

Il Bramante 2006 per esempio, conferma, oltre un annata qui certamente di ottima levatura, tant’è che anche Luciano uscirà l’anno prossimo – per la prima volta – con un Brunello Riserva, una impostazione di base dell’idea vino a Podere Sanlorenzo che trova modelli cui ispirarsi nel lontano, lontanissimo passato pur mantenendo una pulizia (soprattutto olfattiva) certamente figlia della moderna dotazione tecnologica in cantina, dove c’è acciaio prima che legno. “l’uva portata in cantina quell’anno era perfetta e sin dai primi assaggi effettuati ci siamo convinti di poterci mettere alla prova, e  pensa te, che il 2006 è appena il nostro terzo anno di raccolta…”. L’assaggiamo, la Riserva, dopo un’attenta ossigenazione, e al netto delle spigolature del legno ancora in evidenza parrebbe proprio un gran bel bere, soprattutto per l’eleganza e la finezza che ne caratterizza la trama gusto-olfattiva; non ci resta quindi che aspettarlo un anno ancora!

Ecco, si conclude, ma solo per ora, questo breve ma intenso viaggio per le terre montalcinesi. Un percorso che a noi ci è apparso affascinante, suggestivo, che ci ha condotto a toccare con mano realtà che a torto o a ragione rappresentano la storia, non solo vitivinicola, di Montalcino e della Toscana tutta e che nel tempo, il loro tempo, hanno segnato o segneranno indiscutibilmente quella del Brunello. Luoghi, vini, tante memorie che siamo felici di aver incrociato sulla nostra strada e persone che possiamo solo ringraziare per l’estrema cordialità e sensibilità mostrata nell’accoglierci; ognuno, a suo modo, ci ha raccontato una storia, il suo Brunello, ci ha indicato una direzione da seguire, la loro; a noi adesso, a ragion veduta, la capacità di scegliere quale di queste strade seguire, quale Brunello proporre e mettere nel bicchiere, quale consacrare alla storia e quale invece lasciare consegnata alle algide pagine degli almanacchi o dell’accesa critica enologica, che spesso, ancora in questi giorni, continua a dire di amare Montalcino ed il Brunello ma non smette, inesorabilmente, di picchiare duro!

Qui la passeggiata tra le vigne de Il Paradiso di Manfredi;

Qui la spassosa ed indimenticabile visita a Diego e Nora Molinari a Cerbaiona;

Qui la visita del pomeriggio da Gianfranco Soldera a Case Basse;

Qui la visita a Pian dell’Orino di Caroline Pobitzer e Jan Hendrik Erbach;

Qui la straordinaria visita in Biondi Santi e l’incursione da Casanova di Neri;


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