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Torgiano Rosso Riserva Rubesco Vigna Monticchio 2009 Cantine Lungarotti

10 gennaio 2019

Un assaggio che ci mancava da qualche tempo, un vino indimenticato, tra i primi ad aprirci le porte su territori straordinari da scoprire che non abbiamo mai smesso di amare sin dal nostro primo passaggio da quelle parti, là a Torgiano, nell’agosto del ’99 quando visitammo l’azienda degustando diversi vini, poi il museo del vino¤. Un po’ di noi era rimasto là, così ci tornammo ancora per l’inaugurazione del museo dell’olio, un anno dopo. Un po’ di loro ce lo siamo inevitabilmente portati via con noi, per sempre.

Torgiano rosso Rubesco Vigna Monticchio Riserva 2009

A quasi vent’anni dalla scomparsa del Cavalier Giorgio Lungarotti avvenuta giusto pochi mesi prima d’allora, nell’aprile del ’99, ci ritroviamo, forse un po’ spiazzati ma comunque con gusto, davanti a un magnum di Riserva Rubesco Vigna Monticchio 2009.

Un vino che nasce proprio dall’intuito di Giorgio Lungarotti deciso a dare vita a qualcosa di straordinario per quell’epoca per l’Umbria seguendo un modello a quel tempo già affermato ed in forte espansione come il Chianti Classico, da qui distante poco più di un centinaio di chilometri. Non a caso le uve coltivate nel vigneto da cui prenderà poi il nome, poco fuori Torgiano, sono proprio Sangiovese e Canaiolo, varietà tipiche della vicina Toscana a cui si aggiungeranno qualche tempo dopo, ma in altri appezzamenti, alcune altre di richiamo internazionale tra cui soprattutto Cabernet Sauvignon e Chardonnay.

Per anni questo vino rosso ha sempre mantenuto questa base, in larga parte Sangiovese con una piccola quota di Canaiolo attraversando il tempo e le mode che hanno visto in cantina tutti i passaggi che la storia del vino italiano degli ultimi 40 anni ha poi attraversato, in qualche maniera subito, in parte superato, restando comunque un riferimento assoluto per la vitienologia umbra nel mondo. Un rosso austero, mai banale, capace di attraversare il tempo come pochi con non poche sorprese.

Così quando nel 1968 arriva la denominazione di origine controllata per l’areale si è di fatto decretato un valore enorme per quell’intuizione che, nel frattempo, già si fregiava di portare in etichetta il nome della vigna da cui nasceva, Vigna Monticchio appunto e, caso più unico che raro in Italia, per molti anni con l’uscita sul mercato non prima di dieci anni di affinamento tra vasche, legni e bottiglia. Un percorso in parte abbandonato solo di recente dopo un lento e graduale cambiamento iniziato proprio con la scomparsa del patron Giorgio, quasi inevitabile se vogliamo, che ha spinto l’azienda a ridurre i tempi di affinamento a sei anni lavorando di più sulla selezione in vigna e sui vari passaggi del vino tra legno grande e piccolo e bottiglia .

Non a caso proprio con il duemilanove, dopo oltre 40 vendemmie, viene fuori la prima annata con solo il Sangiovese. L’annata depone certo a favore di un vino dal colore intenso e vivace, godiamo tra l’altro di un assaggio da una bottiglia formato magnum che notoriamente consente una migliore conservazione del vino nel tempo. Il naso è invitante e avvenente, caratterizzato tanto da frutto (visciola, mora) quanto da toni balsamici e terrosi. Il sorso è asciutto, caldo, avvolgente, poco tannico, anzi, ha una beva scorrevole e subito appagante. Dopo (quasi) dieci anni è in perfetto stato di grazia!  

© L’Arcante – riproduzione riservata

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C’è poi, tra gli altri, anche quel Sagrantino di Montefalco 2008 della Tenuta Bellafonte…

9 novembre 2012

Ne avevo colto qua e là delle buone impressioni, sia sul progetto che sull’ottimo vino. Di certo, dopo questo assaggio, posso solo aggiungervi tutto il buono possibile.

Bel sagrantino quello della Tenuta Bellafonte di Bevagna, tutto giocato sul frutto e il gran carattere. Si coglie subito una buonissima materia prima ma soprattutto una intelligente gestione dell’uso del legno, in perfetta sintonia col varietale, le sue peculiarità – non sempre di facile lettura – ed un tenore alcolico importante ma affatto soverchiante la struttura complessiva del vino, marcata evidentemente da una certa acidità e da tannini fini di un certo spessore. Per farla breve, vale un sorso accattivante, di buona aromaticità e bevibilità ma di assoluta prospettiva. 

Il colore è avvincente, rubino, ricco e con ancora vivaci nuances porpora sull’unghia del bicchiere. Molto gradevoli quelle note di mora e piccoli frutti neri e rossi che saltano immediatamente al naso, già al primo approccio e che sembra poi, in bocca, di morsicarli per davvero. Un quadro olfattivo che si arricchisce quasi subito di tanto altro: di sfumature tostate, cioccolato, note anche speziate e iodate, sanguigne, sul finire. Il sorso invece è immediatamente avvolgente, carico com’è di frutto e di nerbo, con tannini puntuti, ben presenti ma per niente invadenti. Mi è piaciuto parecchio questo duemilaotto, un vino se vogliamo pure sgraziato, appena appena sbocciato ma, forse proprio per questo, da non perdere assolutamente.

Tenuta Bellafonte è distribuito in Italia da Les Caves de Pyrene.

Montefalco, Trebbiano Spoletino Trebium ’09

20 giugno 2011

“Antonelli San Marco è un’azienda vitivinicola di 170 ettari in un corpus unico al centro della zona Docg Montefalco con una grande storia alle spalle, una grande passione tramandata per questo territorio e una grande cura della qualità dei prodotti”.

Così recitano le tre righe di presentazione dell’azienda sul loro sito istituzionale, aggiungendo che “da anni la Antonelli San Marco ha intrapreso un percorso di ricerca e miglioramento continuo dalla vite fino alla bottiglia secondo uno stile che è volto alla tipicità e all’equilibrio, alla bevibilità e all’eleganza, più che alla potenza, con estrazioni delicate e un uso moderato del legno”. Al di là dell’uso compulsivo della parola “grande” (ripetuta per ben tre volte) non si può certo negare all’azienda di Montefalco il grande lavoro di qualità riscontrabile nei suoi vini, su tutti il Chiusa di Pannone, che rimane – per me – uno dei migliori sagrantino mai saggiati negli ultimi anni.

Prendendola alla larga, c’è da dire che il trebbiano è un vitigno che mi ha sempre affascinato tanto; povero lui, ne ha vissute e subite tante, ogni dove, e se non fosse stato per quei pochi, pochissimi exploit abruzzesi, in verità giusto Valetini e qualcun altro lì intorno, hai voglia che vitigno minore e dimenticato da Dio! Pertanto ben venga chi lavora – in questo caso però in Umbria – per rivalutarne le sorti, offrendone magari una visione/versione altrettanto interessante e meritevole di attenzione.

Negli ultimi tempi poi mi sono ancor di più appassionato alla faccenda leggendo Jacopo Cossater,  qua e la , a proposito della necessità di guardare con occhi nuovi al trebbiano, a quello spoletino in particolare, tornando più volte sull’argomento offrendo tra l’altro sempre maggiore chiarezza; così mi sono chiesto se non mi corresse l’obbligo di fare anch’io un passaggio sul tema. Da neofita.  Ho quindi pensato di inserire in carta, ormai già da qualche settimana, il Trebium duemilanove di Antonelli San Marco, giusto per vedere l’effetto che fa. 

Ebbene, riprendendo una citazione dello stesso Jacopo, il quale definisce il trebbiano spoletino“un vino davvero dritto”, mi sento a ragion veduta di avallarne a mani basse la definizione; vi aggiungerei, solo, che trattasi di una bella sorpresa! Si offre vestito di un bel paglierino intenso, cristallino e discretamente consistente nel bicchiere. Il primo naso è vivace, virtuoso, sottile su note floreali quanto più ampio su quelle fruttate e minerali: vira da nitidi riconoscimenti di biancospino a precisi sentori di mango e frutto della passione, e, sul finale, un sospiro di bergamotto e lievi aromi speziati. In bocca è asciutto, verrebbe quasi da dire drastico, possiede una trama acida di spessore ed ampiezza gustativa incontenibile, non è certo un vino di facile beva, ovvero uno di quei bianchi raccomandabili a palati assuefatti a burro e caramello; chi ama invece le durezze, chi ricerca nei bianchi, soprattutto in estate, la freschezza, saprà come goderne appieno! Un primo (p)assaggio decisamente convincente.

La Dolce Vite nel nome del Cervaro della Sala

14 giugno 2010

Capri Palace Hotel&Spa

L’Olivo incontra Castello della Sala

Venerdì 25 Giugno ore 19,30

Nello scenario incantato dell’isola di Capri va in scena un evento di particolare valore storico per il mondo del vino italiano; Incrociamo con grande piacere le storie di un territorio, l’Umbria, e di uomini che dal nulla o quasi la storia del vino l’hanno fatta e la faranno soprattutto nel prossimo futuro: il ristorante L’Olivo, due stelle Michelin dal 2009, apre le sue porte nella splendida cornice di Anacapri al mito dell’azienda Castello della Sala della famiglia Antinori, e per l’occasione, con Oliver Glowig saranno guests chef Romano e Iside De Cesare de  La Parolina di Trevinano (VT).

L’evento segue di appena qualche settimana il successo di apertura di stagione con la bellissima serata trascorsa in compagnia di  Luigi Moio e Antonio Pisaniello e rientra nel ricco calendario di appuntamenti enogastronomici di prestigio che per tutto il 2010 caratterizzerà “La Dolce Vite” del Capri Palace e che vedrà come protagonisti tra gli altri anche la maison Krug e l’indomabile Silvia Imparato in una verticale storica del suo fuoriclasse Montevetrano

Gli ospiti saranno accolti nella cantina storica “La Dolce Vite” dove Renzo Cotarella gli presenterà quella che senza dubbio è la sua azienda del cuore, tra le più preziose tra le altre che costellano il panorama viticolo degli Antinori; A seguire, la speciale cena degustazione presso il ristorante L’Olivo abbinata ad alcuni dei millesimi del Cervaro della Sala dal 1988 ad oggi.

La degustazione sarà condotta come sempre dai sommeliers di casa a L’Olivo Angelo Di Costanzo e Giovanni Guida:

  • Cervaro della Sala 2008
  • Cervaro della Sala 2004
  • Cervaro della Sala 2001 
  • Cervaro della Sala 1999 
  • Cervaro della Sala 1994 
  • Cervaro della Sala 1988 

Un vino straordinario da cogliere e da scoprire  in 20 anni di storia; In chiusura immancabile la presenza del campione di dolcezza di casa Antinori, quel Muffato della Sala di cui non si farebbe mai a meno!

Per informazioni dettagliate e prenotazioni:
Capri Palace Hotel & Spa
Ristorante L’OLivo
Via Capodimonte, 14
80071 Anacapri – Isola di Capri – ITALIA
Phone: (+39)081 978 0225
Fax: (+39) 081 978 0593
www.capripalace.com
olivo@capripalace.com

C.mmare di Stabia, Sagrantino day al Crown Plaza

12 aprile 2010

Torna in scena l’appuntamento con il “Sagrantino Day International 2010”, l’evento organizzato dal Consorzio Tutela Vini Montefalco in collaborazione con l’AIS e la Worldwide Sommelier Association, giunto ormai alla sua 4° Edizione.

La manifestazione sarà presentata al prossimo Vinitaly durante la conferenza stampa “Sagrantino Day International 2010 – L’autoctono di Montefalco fa il giro del mondo con l’Associazione Italiana Sommelier”, che si terrà Venerdì 9 Aprile alle ore 11,00 presso la sala A, Centro Servizi Brà (PAD. 8/9). A seguire una degustazione guidata di 6 Montefalco Sagrantino D.O.C.G., organizzata in collaborazione con Enoteca Italiana e condotta dal Vice Presidente Nazionale AIS Antonello Maietta. Le sedi che lunedì 19 Aprile, ore 19.00, ospiteranno in contemporanea mondiale le degustazioni sono 34, in particolare in Italia si dislocheranno nelle città di Abano Terme, Pescara, Aosta, Arezzo, Belluno, Genova, Reggio Calabria, Modena, Siracusa, Montefalco, Casamassima (Ba), Castellammare di Stabia (NA), Torino, Olbia, Udine, Potenza, Roma, Treviso, Varese, Venezia, Rovigo, Verona, Firenze, Savona, Crema, Rovereto, Isola d’Elba, La Spezia, Pesaro, Isernia mentre all’estero sono state selezionate prestigiose sedi nelle capitali europee Londra, Amsterdam, Bruxelles ed infine in Lussemburgo.

Per la sessione di Castellammare di Stabia, lunedì 19 Aprile alle ore 19.00, le degustazioni saranno a cura di Nicoletta Gargiulo, Primo sommelier della Campania e d’Italia 2007, Angelo Di Costanzo, Primo sommelier della Campania 2008 e Salvatore Correale Primo Sommelier Campania 2009. Aprirà l’evento un saluto di Antonio Del Franco, presidente Ais Campania e la presentazione a cura del relatore Gianni Aiuolo.

Per informazioni generali relative all’adesione e/o partecipazione all’evento di Castellammare di Stabia contattare la responsabile di delegazione dell’associazione sommeliers Campania: Delegazione Ais Penisola Sorrentina
Via Campanella 51 
80061 Massa Lubrense (NA)
tel. 081/8081686 – cell. 338/6398521
nicolettagargiulo@irgilio.it

Per informazioni generali invece, e per avere gli indirizzi delle varie sedi sparse in Italia e nel mondo, contattare gli uffici del Consorzio Tutela Vini Montefalco al numero di tel./fax. (+39) 0742/379590 oppure mezzo email a info@consorziomontefalco.it .

Castello della Sala, Cervaro ’87 da colpo al cuore

21 febbraio 2010

La passeggiata pomeridiana lungo i filari ci ha solo lasciato immaginare come possa essere suggestivo il vigneto di Cervaro nel suo massimo splendore di colori, ai primi di settembre; il colore bruno della terra, puntinato solo da bianchi residui fossili del Pliocene, e dei ceppi in riposo vegetativo, si discosta appena dal grigio cupo del cielo nuvoloso che si coglie all’orizzonte, eppure non riusciamo a non apprezzare l’effetto visivo provocato, a non rimanerne affascinati, i filari che si perdono a vista d’occhio in una compostezza geometrica tale da non ammettere una, dico una, sbavatura. Alle nostre spalle l’imponente “torre del rifugio” a dominare la collina del Nibbio, proprio sotto le sue mura, si spalancano le porte del meraviglioso Castello della Sala.

Il Castello è senza dubbio una delle fortezze medievali più belle d’Italia, costruito nel 1350 per Angelo Monaldeschi della Vipera è divenuto proprietà degli Antinori nel 1940. La tenuta intorno al castello si estende per circa 500 ettari di cui 170 piantati a vite e 7 ad uliveti con un dislivello che varia dai 200 ai 400 metri sul livello del mare. Vi si coltivano uve chardonnay, grechetto, sauvignon, semillon, riesling, procanico e pinot nero; l’impianto delle vigne è votato all’utilizzo del sistema a cordone speronato semplice, e tranne che per le uve del Muffato, la vendemmia è praticamente perfettamente meccanizzata. La cantina di vinificazione è stata terminata nel 2006, è grande, forse troppo, integrata con le migliori tecnologie moderne tra le quali mi hanno molto colpito lo “static draner” (una sorta di vasca refrigerata di prefermentazione) e non di meno la presenza in cantina, oltre che delle tradizionali vasche dalle taglie forti, anche di tanti piccoli contenitori di acciaio, a sottolineare e garantire la particolare attenzione profusa alle microvinificazioni delle masse non solo sui vini di maggiore pregio.

La bellissima opportunità di bere questo Cervaro della Sala ’87 è stata in verità, diciamola tutta, una vera e propria estorsione mossa nei confronti di Renzo Cotarella; le chiacchiere distintive che mi ha generosamente concesso non potevano non terminare con l’alzata nei calici di uno dei primi vini che han visto la luce sotto la sua direzione al Castello della Sala, luogo che rimane, dopo 33 anni, in tutto e per tutto il fiore all’occhiello della sua opera professionale in Antinori, oltre che un gran bel pezzo del suo personalissimo album dei ricordi, che qui, tra queste mura, pare abbia lasciato impronte indelebili e spezzoni di vita a frotte!

Il colore è giallo paglierino carico con appena accennate sfumature dorate, cristallino, e di una vivacità di colore stupefacente. Il primo naso è lieve, pulito, pare dica di aspettarlo, poi lentamente inizia a concedersi su piacevoli sensazioni di acacia, pinoli e nocciola secchi, pietra focaia, non lunghissimi ma di nitida espressione. In bocca è una esplosione di gusto, è secco, caldo, avvolgente, possiede una freschezza incredibile, pare ingoiare d’un fiato una boccata dell’aria asciutta e tagliente lasciata testè fuori le mura, alla cieca parrebbe un vino di un paio d’anni al massimo.

Forse improprio paragonarlo, come lo stesso Cotarella ha azzardato, ai migliori Corton-Charlemagne, ma se in poco più di vent’anni il risultato è questo, soprattutto se pensiamo che almeno i primi dieci sono stati spesi, non senza incoscienza, a capire le peculiarità di un territorio straordinario ma senza dubbio con poco o nulla del valore dei cugini d’oltralpe, non c’è che dire, è senza ombra di dubbio un colpo al cuore fenomenale!


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