Posts Tagged ‘vigna del pino’

TREBICCHIERI® 2020, premiata la Falanghina Agnanum 2018 di Raffaele Moccia

3 ottobre 2019

Possiamo dirci doppiamente felici per il TREBICCHIERI® che la Guida ai vini d’Italia del Gambero Rosso ha voluto assegnare al vino di Raffaele Moccia¤, anzitutto perché premia ancora quest’anno un vino dei Campi Flegrei, tra l’altro prodotto da una delle aziende che più apprezziamo e sosteniamo sin dai suoi primi passi, ma anche perchè potremmo avanzare l’idea che in qualche maniera l’avevamo preannuciato solo poche settimane fa, proprio Qui su queste pagine, tracciando di questo duemiladiciotto un vero e proprio elogio dell’imperfezione perché molto lo avevamo apprezzato.

Riportiamo più o meno letteralmente: ”in questo base duemiladiciotto di Agnanum non sfuggono infatti alcuni tratti distintivi tipici dei vini di Raffaele, il colore paglierino sempre un po’ più carico del solito, il naso ampio e ricco di maturità espressiva, di frutto e di sensazioni empireumatiche, vieppiù quel sapore deciso, anche impreciso, che rimanda però immediatamente al suo territorio più che al manuale del piccolo enologo”.

Non c’è che dire, se non ché, per dirla rifacendosi alle parole di Rita Levi Montalcini, né il grado di conoscenza tecnica né la capacità di eseguire e portare a termine con precisione chirurgica il compito intrapreso sono i soli fattori essenziali per la buona riuscita e la piena soddisfazione personale. Insomma, ancora complimenti a Raffaele e Viva i Campi Flegrei!

Leggi anche L’uva e il vino di Raffaele Moccia Qui.

© L’Arcante – riproduzione riservata

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L’elogio dell’imperfezione, Falanghina Campi Flegrei Agnanum 2018 e Vigna del Pino 2017 di Raffaele Moccia

9 settembre 2019

Persona per bene, discreta, assolutamente fuori dal coro, Raffaele Moccia non ha mai dovuto alzare la voce per farsi notare, men che meno i suoi vini, originali, talvolta imprecisi, sobri eppure profondi, quasi sempre fuori dai soliti circuiti di mercato e ciononostante percepiti come tra i più autentici (e contemporanei) in circolazione.

Falanghina Campi Flegrei Agnanum 2018 Raffaele Moccia - foto L'Arcante

Il vino si sa è un progetto di lunga proiezione, non a caso Raffaele ha da qualche anno riportato in produzione dei vecchi terrazzamenti nelle disponibilità di alcuni parenti che giacevano incolti ed in parte abbandonati, proprio lungo il costone che cinge l’Oasi del Parco degli Astroni, nel Comune di Napoli. Qui, l’anno scorso, a distanza di quasi cinque anni dai primi interventi si è tornati a raccogliere nuovamente Piedirosso e Falanghina che sono finiti in larga parte nelle due etichette prodotte fuori dalla doc¤, solo una piccola parte invece nel vino ”base” Agnanum che tanto apprezziamo. 

L’azienda arriva così a contare oggi circa 13 ettari e nonostante le difficoltà oggettive nella gestione del vigneto – qui si fa praticamente tutto a mano, ndr -, riesce a mantenere un profilo di autenticità ancora molto evidente; in questo ”base” duemiladiciotto non sfuggono infatti alcuni tratti distintivi tipici dei vini di Raffaele, il colore paglierino sempre un po’ più carico del solito, il naso ampio e ricco di maturità espressiva, di frutto e di sensazioni empireumatiche, vieppiù quel sapore deciso, anche impreciso, che rimanda però immediatamente al suo territorio più che al manuale del piccolo enologo.

Vigna del Pino rimane il suo piccolo capolavoro, un cru di Falanghina prodotto in appena un migliaio di bottiglie. Il duemiladiciassette, che uscirà solo a dicembre prossimo, è appena una spanna dietro al precedente duemilasedici¤, da noi benedetto come il miglior bianco mai prodotto da queste parti negli ultimi anni, ma non meno fiero, ossuto, volubile. E’ un bianco buono a bersi subito, celebrazione di un varietale presente in molti territori in Campania e al sud ma che qui nei Campi Flegrei, proprio in questi scorci metropolitani, dove la terra è vulcanica, piena di sfumature, riesce a conquistare una particolare complessità, ampiezza e profondità gustativa senza improvvide inutili sovrastrutture. Un vino ricco di frutto quindi, anche sgraziato, pure impreciso, ma che sa regalare però abbondanza di sensazioni.

Riprendendo le fila di quanto scolpito nella memoria dalle parole di Rita Levi Montalcini, potremmo ben affermare che né il grado di conoscenza tecnica né la capacità di eseguire e portare a termine con precisione chirurgica il compito intrapreso sono i soli fattori essenziali per la buona riuscita e la piena soddisfazione personale.

Leggi anche L’uva e il vino di Raffaele Moccia Qui.

© L’Arcante – riproduzione riservata

Nessuna scusa, niente sarà più come prima

18 febbraio 2019

Mentre i numeri del vino continuano a registrare alcuni dati per certi versi allarmanti sui consumi in continuo calo e fissano con sempre maggiore evidenza quali siano le tipologie di vino maggiormente ricercate e bevute – è sempre più forte la tendenza soprattutto alle bollicine -, non vi è dubbio che alcuni vini sembrano avvantaggiarsi rispetto ad altri grazie a caratteristiche uniche che gli consentono di smarcarsi velocemente e lanciarsi, finalmente, senza particolari ansie da prestazione, tra le braccia dell’appassionato di turno.

Non vi è territorio più dei Campi Flegrei che sa di potersela giocare ad armi pari. Grande merito va a taluni produttori che da anni lavorano duramente per migliorarsi e che sono stati capaci di scrollarsi di dosso limiti tecnici e colturali azzerando stereotipi finalmente superati. Negli ultimi sei mesi di visite, chiacchiere, approfondimenti, assaggi ripetuti, ci viene d’obbligo avanzare l’idea che la vendemmia duemilasedici a Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida, Marano e sulle colline più prossime a Napoli ha per certi versi delineato uno spartiacque, una sorta di punto e a capo, una linea temporale dalla quale ripartire dopodiché nulla sarà più come prima, con i pro e i contro necessari, un’assunzione di piena responsabilità senza più sconti.

Un cambio di passo faticoso ma ormai necessario, indispensabile per non continuare a dilapidare un patrimonio vitivinicolo unico e irripetibile che aveva bisogno solo di essere approcciato con maggiore rispetto, conoscenza e capacità tecniche, dopo (troppi) anni di discontinuità e disattenzioni. Ne abbiamo piena testimonianza con alcune delle etichette più buone di sempre mai bevute, tra queste la Falanghina Cruna DeLago duemilasedici dell’azienda La Sibilla¤, probabilmente il vino tra i più costanti negli ultimi anni quasi a marcare un benchmark finalmente tangibile, frutto di un percorso lungo e ben definito oggi nei suoi obiettivi. Un bianco dal colore cristallino, dal naso orizzontale e complesso, intriso di sapidità e mineralità. 

Agnanum-falanghina-campi-flegrei-2015-Raffaele-Moccia - foto L'Arcante

Segnali forti ci erano arrivati da Raffaele Moccia¤, a più riprese sorprendente nelle sue versioni base e in qualche caso altisonante con il Vigna del Pino, il suo capolavoro, il cru di Falanghina prodotto in appena mille bottiglie, senza tema di smentita spesso nelle sue uscite il miglior bianco mai prodotto da queste parti negli ultimi anni, con questo duemilasedici a segnare decisamente il passo. Non è semplicemente buono a bersi, è la celebrazione di un varietale presente in molti territori in Campania e al sud ma che qui nei Campi Flegrei, in certi scorci metropolitani, dove la terra è vulcanica, conquista complessità, ampiezza e profondità impressionanti, senza sovrastrutture. Un bianco ricco di frutto, freschezza, abbondanza di sensazioni.

Ce l’ha ripetuto spesso Gerardo Vernazzaro¤ che il lavoro in cantina non ha bisogno di magheggi e artefizi particolari se in campagna si fa bene ciò che si deve. Quando il frutto che arriva in cantina è integro, sano, vieppiù figlio di un’annata equilibrata è solo da maneggiare con cura ed attenzione e da “lavorare” il meno possibile. Così ne viene fuori un vino pienamente espressivo, prorompente nella sua vivacità gustativa, un bianco dal naso intrigante, orizzontale ma che sa andare in profondità e suggerisce frutta polposa e sentori di macchia mediterranea e note iodate. Il suo Vigna Astroni duemilasedici regala un sorso fresco, sapido e minerale, giustamente caldo, definito perciò continuamente coinvolgente.

Ci siamo innamorati delle vigne e dei paesaggi di Bacoli e Monte di Procida. Delle terrazze e dei costoni scoscesi con vista mare, dove la vigna è un patrimonio straordinario e regala scenari di una bellezza unica che lentamente ritornano alla natura. Via Bellavista, su ai ‘Pozzolani’, i Fondi di Baia, via Panoramica a Monte di Procida dove da vigne a strapiombo sul mare nascono vini bianchi con caratteristiche olfattive decisamente interessanti, con una notevole impronta sapida e capaci, tra l’altro, di attraversare il tempo con discreta disinvoltura.

Ce lo ha raccontato con i suoi vini Gennaro Schiano¤, ce lo consegna da qualche anno ad ogni vendemmia con questa etichetta, il suo vino base, per dire, qui del duemilasedici, un bianco che ha vivacità da vendere, è invitante, fine e minerale, tra i più buoni ed equilibrati di sempre. Il naso è sottile e varietale, offre sensazioni di frutta e tratti mediterranei molto chiari, sa di sorbe, nespola e biancospino. Il sorso è fresco, giustamente sapido, appagante, sa pienamente di questa terra di mare. Nessuna scusa quindi, niente potrà essere come prima, ci si aspetta solo grandi vini per il futuro!

Leggi anche Piccola Guida ragionata ai vini dei Campi Flegrei Qui.

© L’Arcante – riproduzione riservata

Agnanum, il “vin de garage” di Napoli

25 settembre 2016

Con il termine “garage wine”, “vin de garage”, si identificano generalmente micro produzioni. Sono bottiglie prodotte in un numero talmente esiguo che ci starebbero, per l’appunto, in un garage. Talvolta sono vini cult, per questo introvabili e prodotti perlopiù solo nelle migliori annate.

Agnanum-Raffaele-Moccia-foto-larcante

Gli echi del movimento “garagiste” negli ultimi dieci anni si sono di molto ridimensionati eppure Raffaele Moccia lo potremmo tranquillamente continuare a ben definire tale, cioè uno che fa “vin de garage”, vini prodotti in quantità tiratissime perciò considerati rari e preziosi.

Certo non oggetto di culto – o almeno non ancora –  se non per l’impagabile contributo al valore del bere bene. Scoprire dove nasce il suo vino, con quanta enorme fatica coltiva la sua terra, gestisce il vigneto, vinifica e segue con cura maniacale ogni singolo gesto è pura emozione.

Eppure non ci sta a passare per idolo, un feticcio da sbandierare – immagine iconica tanto cara a certi soloni -, Raffaele è uomo di campagna, ha scarpe grosse e pensiero fino, sa cosa vuole la sua terra: buon lavoratore, buon seme, buon tempo, poco si preoccupa di altro. Un sentimento se vogliamo semplice ma capace di farci ritornare tutti con i piedi ben piantati per terra regalandoci tra mille difficoltà vini di grande autenticità.

Agnanum-il-vigneto-nuovo-di-raffaele-moccia-foto-larcante

Non che un premio lo faccia trasalire quindi, men che meno montare la testa, tutt’altro. Agnanum ne vanta già tantissimi di riconoscimenti, pur tuttavia il TreBicchieri® appena ricevuto per il suo Pèr ‘e Palummo 2015 è un premio molto importante per lui e per tutto il territorio flegreo, per la prima volta premiato con il massimo riconoscimento da una delle più importanti Guide ai Vini d’Italia per il suo vitigno più rappresentativo. In precedenza era successo solo ai Di Meo di La Sibilla¤ ma con il loro Cruna DeLago¤ Falanghina.  

Piedirosso Campi Flegrei Agnanum 2014 - foto L'Arcante

Altro gran capolavoro tirato fuori nel 2015 è il Vigna del Pino, il cru di Falanghina prodotto in appena mille bottiglie, senza tema di smentita il miglior bianco mai prodotto da queste parti negli ultimi anni. Non è semplicemente buono a bersi, in perfetta armonia ed equilibrio nonostante la giovane sfrontatezza, è didattico e rappresentativo, celebrazione di un varietale presente in molti territori in Campania e al sud che qui nei Campi Flegrei, in certi scorci metropolitani, tende ad acquisire complessità, ampiezza e profondità impressionanti e senza sovrastrutture talvolta dettate più dal manico che dallo spessore dell’annata. E’ un vino di 12 gradi e mezzo ricco di frutto, freschezza, abbondanza di sensazioni.

Agnanum-falanghina-campi-flegrei-2015-Raffaele-Moccia - foto L'Arcante

Il vino si sa è un progetto di lunga proiezione, non a caso Raffaele ha da poco ripreso alcuni terrazzamenti lungo tutto il costone che cinge l’Oasi del Parco degli Astroni di proprietà di alcuni parenti strappandoli così all’abbandono. Qui, dove tra un paio d’anni si riprenderà a raccogliere Piedirosso e Falanghina, sono stati rinvenuti, tra gli altri, alcuni ceppi centenari di diverse varietà misconosciute su cui presto partiranno progetti di ricerca e micro vinificazioni adhoc per trarne insegnamenti e prospettive. Tanto vale l’uomo, tanto vale la sua terra. Aspettiamoci quindi grandi cose, magari qualche buona bottiglia in più. 

Campi Flegrei Per ‘e palummo Agnanum 2014¤.

L’uva e il vino di Raffaele Moccia¤.

Falanghina Vigna del Pino 2006 Raffaele Moccia¤.

© L’Arcante – riproduzione riservata


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