Posts Tagged ‘riesling’

Novacella, Private Cuvée 2016 Pacherhof

21 novembre 2018

Riesling¤, Kerner¤ e Sylvaner sono varietà che generalmente non lasciano molto scampo ad interpretazioni estemporanee. Sanno essere infatti straordinarie e sorprendenti solo quando ”lette” al meglio sia se vinificate da sole oppure, come in questo caso, sfida delle sfide, messe assieme in un’unica bottiglia: da qui nasce Private Cuvée di Andreas Huber. 

Esce per la prima volta con l’annata 2014, l’idea del viticoltore ed enologo altoatesino, un vero specialista su questa tipologia di vitigni, puntava a consegnare agli appassionati un vino che andasse oltre i confini varietali capace di esprimere al meglio tutto il potenziale di queste sue splendide vigne nel cuore della Valle Isarco, 8 ettari nel comune di Novacella che si arrampicano da 600 metri fino a 820 metri sul livello mare.

E’ questo un territorio di montagna di confine, l’areale qui alterna scisti quarziferi a graniti e ardesie di origine morenica, in un contesto microclimatico davvero peculiare caratterizzato da forti escursioni termiche, tutti elementi che contribuiscono in maniera decisiva a disegnare vini suggestivi e particolari. Da qui il pensiero di creare una cuvée che rappresentasse al meglio per gli anni a venire la storia di questa piccola realtà che in qualche maniera nella storia ci è già: è stata proprio la famiglia di Andreas Huber, con il pro-zio Josef, ad aver introdotto qui in valle alcune di queste varietà internazionali tra le quali proprio il Kerner, avendone intuito tra i primi la capacità di adattamento e la qualità produttiva.

Private Cuvée 2016 viene fuori dall’assemblaggio di Riesling e Kerner che vengono gestite però esclusivamente in acciaio, e Sylvaner che viene invece tenuto per circa sei mesi in legno grande. Da qui la cuvée, che rimane in bottiglia per ancora un periodo minimo di 6 mesi. Il risultato nel bicchiere è avvincente, il vino ha uno splendido colore paglierino, è cristallino, il naso è superbo e complesso, variopinto di note floreali e balsamiche, sottili rimandi boisè ed officinali, vi si riconoscono tra gli altri sentori di sambuco e rosa, frutta bianca e spezie fini; il sorso è anzitutto caratterizzato da piacevole freschezza, l’impronta acida non sovrasta però la materia succosa, anzi, ne tratteggia in maniera essenziale la bevuta donandogli vivacità ed equilibrio, il finale di bocca è sapido, gustosissimo!

© L’Arcante – riproduzione riservata

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Durbach, Baden Riesling 2011 Alexander Laible

28 settembre 2012

Un bianco sorprendente quello di Alexander Laible, giovanotto poco più che trentenne che da qualche anno sta facendo letteralmente impazzire (almeno lì in Germania) molti degli appassionati del riesling e non solo.

Con molta probabilità Durbach non sarà mai Turkheim, o Kaysersberg, come è quasi certo che il Baden difficilmente potrà mai essere scambiato per l’Alsazia, però una cosa è chiara, dalle vigne di Laible, dal duemilasette, continuano a venire fuori vini di grande riconoscibilità, piacevolezza e compattezza.

Il Trocken 2011 di Alexander Laible è un gran bel riesling, di carattere, ben strutturato, compatto e di delicata acidità. Invitante è il colore, tendente sì al verdolino ma vivace e luminoso. Il primo naso è un manifesto alla freschezza, sbarazzino, aromatico e minerale; immediatamente agrumato, offre quindi un ventaglio olfattivo di gran finezza, di frutta gialla, pesca, albicocca e deliziose dolci note di mela cotogna. Poi si fa ancora più aromatico, di erbe di montagna, ficcanti e balsamiche, poi ancora, pian pianino diviene tostato, quasi fumé. In bocca è un tripudio di contrasti, eppure sottile, fresco, irrequieto quasi, salino. Manca forse di quella profondità che spesso caratterizza certi riesling alsaziani o, restando nel paese, della vicina Rheingau, nonostante i tredici gradi in alcol contribuiscano ad un certo spessore, ma chissà che non sia solo una questione di tempo. Del resto il giovane Alexander è appena salito in rampa di lancio, proprio come i suoi – m e r a v i g l i o s i – vini!

Curiosità: Laible ama segnalare le migliori selezioni tra i suoi vini appuntando in etichetta delle stelle. Si va dai “vini base” con 1 stella alle “prime scelte” indicate invece con 3 stelle (come in questo caso in etichetta).

Chiacchiere di fine agosto, o di quanto sia utile e salutare sapere di avere l’acqua calda in casa…

24 agosto 2012

C’è un dato oggettivo che non si può più assolutamente trascurare, molti vini bianchi della Campania vanno acquisendo sempre maggiore rispetto da parte dei consumatori, soprattutto quelli più attenti e coloro i quali possono vantare palati abituati assai bene. Ergo, scopro l’acqua calda o ché..?

Mi riferisco per esempio a chi, in maniera continuativa, in carta al ristorante punta vini di una certa levatura: parliamo di bianchi di spessore, non necessariamente nerboruti o grassi ma vini che hanno comunque gran materia, una certa impronta territoriale e una propria storia come certificato di garanzia. Così, pare, che da Puligny, Vouvray e Kaysersberg a Montefredane e Lapìo via Campi Flegrei la strada divenga sempre più breve mentre il viaggio sopra ogni cosa molto piacevole oltreché avvincente.

Adesso, più di ieri però conta dire la verità, starci naturalmente dentro e mantenere la calma. I prossimi dieci anni ci diranno se la generazione di vignaioli campani che si sono fatti “un mazzo tanto così” negli ultimi dieci/quindici avranno definitivamente un futuro da star o meno. Le loro bottiglie, frattanto, ne stanno scrivendo un bel pezzo e tra i tanti attori sul palco molti ci stanno mettendo tutta l’anima per disegnarle ed interpretarle al meglio, qualcuno devo dire è davvero fenomenale! Non sarà quindi un romanzo breve, piuttosto speriamo in una scrittura epica.

In poscritto, per maggiori informazioni a riguardo, farsene un’idea più precisa intendo, consiglio vivamente di stappare e poi aspettare i duemiladieci del Cupo di Pietracupa di Sabino Loffredo, del Fiano di Clelia Romano e, non ultimo, il Cruna DeLago di Vincenzino Di Meo.

Varna, Kerner Praepositus ’10 Abbazia Novacella

9 settembre 2011

Il kerner è un vitigno aromatico a bacca bianca creato intorno al 1929 da un certo August Herold, intento a risolvere la problematica di come far “sopravvivere” la vite nel dipartimento agricolo del Württemberg, in Germania.

Dopo numerosi tentativi, la chiave di volta, l’incrocio tra la schiava grossa – varietà a bacca rossa di più o meno basso profilo organolettico, conosciuta anche col nome di trollinger – e il già apprezzato e conosciuto riesling renano. Così il kerner, nome conferitogli in onore di Justinus Kerner, medico e poeta tedesco, ai quali finissimi scritti si era profondamente appassionato Herold. Oggi questo vitigno continua ad essere coltivato perlopiù in Germania, Austria, Svizzera e – limitatamente all’Alto Adige, o Südtirol – , in Italia, dove proprio in Valle Isarco e Val Venosta pare esprimere le interpretazioni migliori. Sono queste aree viticole generalmente caratterizzate da un pedoclima ben definito, piuttosto austero, che tra l’altro il varietale pare sopportare egregiamente. Il kerner infatti non ha particolari esigenze colturali, si adatta bene a qualsiasi tipologia di suoli, più del riesling, e germoglia piuttosto tardi; fa registrare oltretutto scarsa sensibilità alla peronospora e all’oidio (a meno di annate disastrose) nonché una esplicita resistenza al freddo, qui solito arrivare anche oltre i -10 °C pure in piena epoca vendemmiale.

Il Kerner Praepositus 2010 di Abbazia di Novacella è forse il meglio che si possa trovare in giro di questo vino – con quello di Strasserhof tra i miei preferiti in assoluto -, sicuramente non un bianco per tutti se non per quegli appassionati che non temono affatto l’acidità, che non la subiscono cioè come un fastidio ma piuttosto la ricercano e se la godono come pregio. Il colore è splendido, giallo paglierino vivacissimo, il naso subito particolarmente invitante, quasi pungente. Le prime sensazioni a farsi strada sono toni quasi moscati, e comunque aromi freschi, erbacei, balsamici, fruttati che lentamente si amplificano e si aprono a cenni chiaramente più dolci, insistenti: ecco venire fuori mela golden, pompelmo e mango. In bocca è secco, secchissimo direi, costantemente. Avvolge il palato in un susseguirsi continuo di sensazioni acide e minerali, un piacere quasi espettorante, irrinunciabile. Freschezza, adesso ti conosco!

La torrida estate e 6 buoni vini da non perdere (ma se ve li perdete non succede mica qualcosa!)

5 agosto 2010

Agosto, è piena estate! A parte l’intenso ma breve schiaffo temporalesco della settimana scorsa possiamo affermare di essere già da un pezzo nel bel mezzo della bella stagione, e fra tre-quattro giorni, dicono gli esperti, le temperature potranno salire ancora fino a 38 gradi, in particolare, come sempre, al sud. Sempre gli esperti ci dicono che ormai è uno schema risaputo e che tutti gli anni ci tocca, è diventato quasi regolare infatti l’assenza di una primavera degna di questo nome, e neppure l’inizio dell’estate, quella tiepida di fine maggio, per intenderci, risulta più riconoscibile: in pratica “non esisterebbe più la mezza stagione”.

Qualcuno ha gridato: e l’anticiclone delle Azzorre, che fine ha fatto? Beh, pare abbia pure lui i suoi problemi, in verità si vocifera che il nostro bene amato se ne stia per conto suo visto i tempi che corrono dalle nostre parti. Pertanto, cari Amici di Bevute , tenetevi la calura, e se accettate un consiglio, beveteci su; Cose semplici s’intende, fresche, di quelle che “nippano” le papille gustative e rivitalizzano il gargarozzo: ma si, per una volta che vadano pure al mare sti’ sommelier, della serie “faciteme sta’ quijete”!!

L’ordine è più o meno sparso, gli assaggi abbastanza recenti e sostenuti da ampio confronto e gradimento con i miei avventori, pertanto potete fidarvi :-).

Coda di Volpe del Taburno 2009 Fattoria La Rivolta, sempre in crescendo i vini di Paolo Cotroneo, la sua coda di volpe, abbandonata la veste muscolosa che l’ha accompagnata egregiamente agli esordi di qualche anno fa, spunta ad ogni nuovo millesimo un risultato migliore del precedente. Dal colore paglierino tenue con sfumature dorate esprime un ventaglio olfattivo molto pulito, piuttosto invitante. In bocca è decisamente asciutto, con una beva di sostanza ma sorretta da una acidità importante. Avete presente una tranquilla cena a pochi centimetri sopra il mare, con il vento che lentamente ti gira intorno e ti tiene lieve mentre due occhi neri ti stampano la felicità nel cuore?

Vdt bianco Joaquin dall’Isola 2009 JoaquinRaffaele Pagano ci ha ormai abituati a vini per niente banali, con la sua cantina ha messo su in realtà, in quel di Montefalcione, un piccolo “laboratorio” enologico a disposizione di chi, come enologo, voglia cimentarsi con i vitigni autoctoni campani ed esprimere attraverso questi la propria arte di fare vino. Non poteva mancare nella “collezione 2009” un vino di una suggestione unica, che nasce dalle vigne capresi che guardano il mare del golfo di Napoli dall’alto della solenne tranquillità della piccola Anacapri. Greco, Biancolella e Falanghina selezionati acino per acino da Sergio Romano per un vino sinceramente sorprendente: dal colore paglierino tenue, intriso di sentori floreali molto invitanti e di sfumature agrumate assai gradevoli. In bocca è asciutto, possiede un ottimo slancio gustativo che avvolge di sana freschezza il palato e chiude su un finale lievemente iodato. Ecco la novità dell’anno, solo 820 magnum, per un vino ben fatto, che va molto oltre la semplice intuizione di dare nuovo slancio alla viticultura caprese. Bravo Raffaele!!

Langhe Arneis Blangè 2009 Ceretto, è un vino che non riesco ad amare, e sinceramente nemmeno ci provo, sarà un mio limite? Idiosincrasia a parte però, mi trovo costretto a prendere atto di un fenomeno di mercato tanto comune quanto apprezzato, a tratti ricercato. C’ho buttato dentro, così per caso ( 😦 ) il naso, pulito, interessante, di fiori e frutta esotica; Me ne sono appena bagnato le labbra, poi un sorso, e ancora uno per essere certo di aver ben compreso: è un buon vino, sinuoso ma senza particolare profondità, appena godibile, leggero.

Asprinio d’Aversa brut Grotta del Sole. “Vorrei poter bere un vino bello freddo, fregandomene per una volta, dei precetti. Lo vorrei secco, anche un tantino acido, magari con delle belle bollicine che mi tengano sveglio il palato. Desidero un vino di questo tipo, che posso trovare con una certa facilità e ad un prezzo conveniente, che sia però prodotto da una azienda di cui mi possa fidare, che magari mi possa raccontare di se e della sua terra, dei suoi vini autentici”. Devo aggiungere altro?

Rheingau Riesling Sauvage 2008 George Breuer, seppur la gente continua a storcere il naso quando gli proponi una bottiglia con il tappo a vite, sono sempre più convinto che il sughero, quello buono, dovremmo pensare seriamente di preservarlo solo per le bottiglie migliori e destinate ad un lungo invecchiamento.  E’ indubbio che si tratti di una questione innazitutto culturale – soprattutto mittel europea – che dovremo prima o poi fare anche nostra. Venendo a questo riesling, tedesco per elezione, è un vino decisamente affascinate, uno di quei vini dalla pulizia olfattiva disarmante, quasi inebriante. All’approccio gustativo è tagliente, infonde notevole freschezza al palato richiamandone subito un nuovo sorso, non ha, al momento, le suadenti note di idrocarburi che a taluni piacciono tanto, ma tanto è finemente minerale quanto particolarmente saporito. Da ricordare di bere.

Collio Sauvignon Ronco delle Mele 2009 Venica&Venica. E’ – con il de la Tour 2008 di Villa Russiz e il Picol 2008 di Lis Neris – tra i migliori assaggi di quest’anno del varietale; Un vino che non posso fare a meno di annoverare tra i miei preferiti italiani nel gioco di rincorsa al più austero e selvaggio dei vitigni internazionali. Sempre sugli scudi, proprio da un recente assaggio – 25 campioni da tutto il mondo, alla cieca – il Ronco è emerso a mani basse e senza smentita alcuna come il più appassionate dei blanc in batteria: dal colore paglierino viene fuori un bouquet olfattivo sempre in grande spolvero, fiori di sambuco e note vegetali su tutti, balsamico. Al palato non fa mancare una certa vivacità gustativa, quasi intransigente prima di offrirsi in un finale di bocca ricco e oltremodo piacevole. Da tenere sempre a portata di mano!

Magari poi mi ringrazierete pure, forse.

Leiwein, M.S.R.* Bockstein Riesling auslese 1990

8 febbraio 2010

Ladies and gentlemen heres to you… the Riesling! meriterebbe una presentazione da standing ovation questo Auslese di St. Urbanhof. Provo a riportarne la descrizione post emozionale , anche per la curiosa differenza notata nelle tre bottiglie assaggiate; Per la verità, la seconda era evidentemente di tappo, pertanto non rendicontata seppur al di là dell’evidente difetto olfattivo ha mostrato comunque un notevole spessore gustativo.
St Urbans-Hof Oekonomierat Nic. Weis (nome completo dell’azienda) è una cantina che si trova nel comune di Leiwen (siamo quindi nel Bereich Bernkastel) in Mosella, regione viticola in Germania, fondata nel 1957 da Nicolaus Oekonomierat Weis (1905-1971) che volle intitolare la tenuta al santo patrono dei produttori di vino, S. Urbano (Papa Urbano I). Ad oggi, l’azienda St. Urban-Hof conta un vigneto di circa 35 ettari in siti diversi dell’areale tra i quali lagen Bockstein (ad Ockfen), Goldtröpfchen (a Piesport, area vocatissima), Laurentiuslay (Leiwen), Saarfeilser Marienberg (Schoden) e Schlangengraben (Wiltingen, anche questo è un vigneto prestigioso). E’ inutile dire che il vigneto è perlopiù a Riesling con alcune eccezioni per il muller thurgau ed il pinot bianco. Dopo diversi anni di attente sperimentazioni su alcuni cru aziendali dal 1999 qui vengono effettuate esclusivamente fermentazioni con lieviti naturali indigeni utilizzando regolarmente tini di acciaio o legno secondo le esigenze. Le bottiglie tutte dell’annata 1990 hanno in calce in etichetta una numerazione che riprende un pò l’idea del lotto di produzione; Ecco quelle da me assaggiate e delle quali riporto le degustazioni.

Bottiglia 2401219: Il primo approccio, la prima bottiglia di tre comprate per me da Vanni a Lucca da alcuni miei amici americani che conoscendo la mia passione, tra gli altri, anche per i riesling non hanno resistito a questa bellissima etichetta del 1990. Colore giallo oro cristallino, nessun cedimento al tempo, vivo, abbastanza consistente. Primo naso coinvolgente ma non troppo, per sentire tutto il suo “dire” l’abbiamo atteso per tempo, a temperatura moderatamente bassa. Menta piperita, fiori secchi, frutti esotici, stecca di vaniglia, miele, zucchero caramellato di assoluta finezza e con una persistenza abbastanza lunga. In bocca è dapprima abboccato, nessuna cedimento nemmeno in questa fase, poi si apre su di una una mineralità profonda ed elegantissima ricordandomi che il vino quando vuole ( e quando lo sanno interpretare) ha davvero un’anima inarrivabile. Bellissimo vino, bellissimo davvero. Da meditazione, da servire intorno ai 14 gradi in calici mediamente ampi, se proprio si vuole accostarlo a qualcosa da mangiare, beh, io c’ho provato con una caponatina estiva, tutto un dire, ma degustibus…

Bottiglia 2401342: ahimè è di tappo, per altro inizialmente mascherato dalla forte mineralità dei profumi di questo vino che hanno indotto Steve e Tammy a pensare non al difetto tanto odiato quanto ad una diversa evoluzione del vino. Ma era tappo, e la temperatura di servizio appena un pò più alta ha manifestato tutto il suo male. In bocca c’è da dire che era difficile scorgere difetti, è sembrato quasi più potente del precedente, più caldo con una sovraestrazione minerale ancora più incisiva e persistente.

Bottiglia 2401137: Colore ancora una volta inappellabile, bellissimo, oro splendente senza nessun segno di cedimento, abbastanza consistente nel bicchiere. Il naso, come e più di prima è ampio, finissimo, elegante, complesso e persistente. Qui la mineralità marcata ha sovrastato a lungo le sensazioni fruttate, eteree e speziate prima di lasciare il posto ad una sottile e piacevole rotondità mentolata. In bocca è fresco, profondamente godibile, pare masticare dolce acidità, è lungamente persistente.

*Mosel Saar Ruwer – nella foto una delle anse del fiume Mosella


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