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Pozzuoli, Piedirosso Campi Flegrei 2017 Mario Portolano

14 marzo 2019

Siamo a Toiano, in un’area periferica del comune di Pozzuoli, cuore della denominazione di origine controllata Campi Flegrei; anche qui il Piedirosso regna sovrano, sempre più sorprendente questo vino che si sta facendo apprezzare per le sue caratteristiche organolettiche uniche e rare che ne fanno uno dei rossi campani più ricercati e apprezzati negli ultimi anni.

Piedirosso Campi Flegrei 2016 Mario Portolano - foto L'Arcante

L’azienda agricola Mario Portolano è di proprietà della omonima famiglia di imprenditori napoletani attivi in campo manifatturiero dal 1895, conta oggi su 4 ettari a corpo unico qui a Toiano, quartiere popolare del comune flegreo che ha conservato a macchia di leopardo piccole oasi verdi dove sono ancora evidenti le origini rurali di questi luoghi che, a metà-fine anni ’70 sono stati destinati, dopo un repentino e intenso piano di conversione edilizia popolare, ad accogliere gli sfollati del centro storico e del Rione Terra di Pozzuoli a seguito del Bradisismo prima, e del Terremoto dell’80 poi.

Le vigne, tutte ben esposte a sud, sono collocate su ripidi terrazzamenti che avanzano per centinaia di metri sulla Collina che anticipa le pareti di tufo giallo di Monte S. Angelo, sul versante nord della piana di Toiano; qui i terreni sono caratterizzati da sabbie vulcaniche frammiste a ceneri e lapilli, le piante hanno età medie di 25-30 anni ed i filari, ben distanziati tra loro, anche nelle stagioni più calde, quando qui le temperature durante il giorno si alzano di sovente sopra i 35°/40°, sono costantemente rinfrescati dal vento che qui arriva direttamente dal mare del golfo di Pozzuoli dopo aver spazzato praticamente tutta la conca ”entrando” dal Monte Barbaro sino a scivolare via verso Monterusciello e Licola.

Un microclima unico, non è un caso che le gradazioni alcoliche qui raggiunte dal Piedirosso sono ben al di sopra della media della denominazione, anche nelle annate più sobrie difficilmente sotto il 12,5%, più spesso sopra il 13% così da ottenere, unito a tanta materia, masse sempre molto ricche. Ne vengono fuori vini di particolare carattere, e questo duemiladiciassette ne rappresenta forse una delle prime punte di eccellenza. Veste di un bel rubino dal tono gioviale, il naso è fitto e intriso di sensazioni floreali e fruttate dolci e invitanti, sa di violetta e piccoli frutti rossi, poi un accenno speziato, il frutto è carnoso, ben espresso, il sorso è gradevole e morbido e dal finale di bocca misurato e sapido. Solo acciaio e bottiglia, ci viene da dire “proprio una bella scoperta, another brick in the wall!“.

Addendum: tra qualche settimana sarà pronta la Falanghina Campi Flegrei 2018, alla sua primissima uscita, dalle vigne in conduzione in località Cuma-Licola. L’abbiamo assaggiata in anteprima assoluta e ci è piaciuta, dal sorso pieno e caratteristico; anche qui c’è la mano esperta di Gianluca Tommaselli, che segue in cantina l’azienda, ha fatto un gran bel lavoro che nei prossimi anni potrà solo maturare e crescere.

Leggi anche Villa Teresa 6” 2015 Mario Portolano Qui.

© L’Arcante – riproduzione riservata

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Un sorso tipico e varietale il Piedirosso Campi Flegrei 2017 di Cantine dell’Averno

9 marzo 2019

Diamo subito le coordinate necessarie per collocare questa etichetta, giusto per farvi capire dove vi trovate: siete a Pozzuoli, lago d’Averno, uno specchio d’acqua dalla forma ellittica che occupa l’antico cratere dove i romani posero l’ingresso agli inferi, tutto intorno boschi, vigne e frutteti.

La vite e il vino nei Campi Flegrei hanno da sempre un loro ruolo preciso nell’economia locale, sono inoltre parte della storia e della cultura  di questi luoghi, spesso s’intrecciano persino con le vicende leggendarie di queste terre vulcaniche del napoletano tramandate nei secoli sino ad arrivare ai giorni nostri contribuendo così al fascino e alla suggestione di una delle mete più ambite e percorse prima dai Greci poi dai Romani, e per questo territorio assai ricco di storie mitiche e di misteri mai del tutto disvelati.

Sono decisamente pochi i vigneti al mondo che possono avvantaggiarsi oltre che di una posizione di assoluto privilegio climatico anche di un valore storico così profondo, come ad esempio il Vigneto Storico Mirabella situato nel Lago d’Averno. Dei fratelli Emilio e Nicola Mirabella ne scrivemmo appassionatamente, tra i primi, salutando il loro debutto nel lontano 2011¤, con l’annata 2010.

E’ uno splendido paesaggio quello offerto dal Lago d’Averno in questi primi timidi giorni che anticipano la primavera, proviamo a godercelo tutto passeggiando in lungo e in largo tutto il cratere, un vulcano spento formatosi oltre 4.000 anni fa e coperto oggi in larga parte da acque definite dagli antichi ”immote e scure”. Oggi, lungo le sue sponde, su pareti ripide, lo circondano coperti da boschi anfratti ancora inesplorati mentre su quelle a pendenza dolce, resistono vigneti di 40 e 60 anni in parte terrazzati in parte degradanti lentamente verso il lungolago. Sono vigne già di per sé suggestive ma quando sono in fioritura, nel loro pieno vigore, offrono un colpo d’occhio¤ sinceramente impagabile.

E’ questo il regno del Piedirosso o Per é palummo dei Campi Flegrei, così chiamato per il caratteristico colore rosso porpora del graspo, simile al piede di colombo. Il vitigno a bacca rossa è allevato in tutta l’area flegrea seppur rappresenti nella totalità solo il 12% dell’area vitata della denominazione, ha origine antichissima ed era spesso decantato come nettare prelibatissimo già da Plinio nella sua Naturalis Historiae, e molte successive ampelografie lo accostavano a vitigni come il Dolcetto piemontese o il Refosco dal peduncolo rosso friulano, ma sicuramente le caratteristiche che esprime qui nei Campi Flegrei sono uniche se non rare.

Da qui, da queste vecchie vigne di Piedirosso nasce, tra gli altri, questo delizioso vino che proviamo a raccontarvi partendo dalla bella luce del colore, rubino e trasparente, il naso è invitante e delicato, ha sentori lievi di gerani in fiore e melograno, un chiaro riverbero speziato, sottile ma preciso. Il sorso è leggiadro, secco e gustoso, armonico nel suo insieme, coinvolgente e appagante. L’annata duemiladiciassette si conferma davvero un millesimo fortunato da queste parti, bravi tutti coloro i quali ne hanno saputo fare tesoro tirandone fuori vini così tipici e varietali! 

Leggi anche Piedirosso Campi Flegrei Riserva Pape Satàn 2012 Cantine dell’Averno Qui.

© L’Arcante – riproduzione riservata

Agnanum, il “vin de garage” di Napoli

25 settembre 2016

Con il termine “garage wine”, “vin de garage”, si identificano generalmente micro produzioni. Sono bottiglie prodotte in un numero talmente esiguo che ci starebbero, per l’appunto, in un garage. Talvolta sono vini cult, per questo introvabili e prodotti perlopiù solo nelle migliori annate.

Agnanum-Raffaele-Moccia-foto-larcante

Gli echi del movimento “garagiste” negli ultimi dieci anni si sono di molto ridimensionati eppure Raffaele Moccia lo potremmo tranquillamente continuare a ben definire tale, cioè uno che fa “vin de garage”, vini prodotti in quantità tiratissime perciò considerati rari e preziosi.

Certo non oggetto di culto – o almeno non ancora –  se non per l’impagabile contributo al valore del bere bene. Scoprire dove nasce il suo vino, con quanta enorme fatica coltiva la sua terra, gestisce il vigneto, vinifica e segue con cura maniacale ogni singolo gesto è pura emozione.

Eppure non ci sta a passare per idolo, un feticcio da sbandierare – immagine iconica tanto cara a certi soloni -, Raffaele è uomo di campagna, ha scarpe grosse e pensiero fino, sa cosa vuole la sua terra: buon lavoratore, buon seme, buon tempo, poco si preoccupa di altro. Un sentimento se vogliamo semplice ma capace di farci ritornare tutti con i piedi ben piantati per terra regalandoci tra mille difficoltà vini di grande autenticità.

Agnanum-il-vigneto-nuovo-di-raffaele-moccia-foto-larcante

Non che un premio lo faccia trasalire quindi, men che meno montare la testa, tutt’altro. Agnanum ne vanta già tantissimi di riconoscimenti, pur tuttavia il TreBicchieri® appena ricevuto per il suo Pèr ‘e Palummo 2015 è un premio molto importante per lui e per tutto il territorio flegreo, per la prima volta premiato con il massimo riconoscimento da una delle più importanti Guide ai Vini d’Italia per il suo vitigno più rappresentativo. In precedenza era successo solo ai Di Meo di La Sibilla¤ ma con il loro Cruna DeLago¤ Falanghina.  

Piedirosso Campi Flegrei Agnanum 2014 - foto L'Arcante

Altro gran capolavoro tirato fuori nel 2015 è il Vigna del Pino, il cru di Falanghina prodotto in appena mille bottiglie, senza tema di smentita il miglior bianco mai prodotto da queste parti negli ultimi anni. Non è semplicemente buono a bersi, in perfetta armonia ed equilibrio nonostante la giovane sfrontatezza, è didattico e rappresentativo, celebrazione di un varietale presente in molti territori in Campania e al sud che qui nei Campi Flegrei, in certi scorci metropolitani, tende ad acquisire complessità, ampiezza e profondità impressionanti e senza sovrastrutture talvolta dettate più dal manico che dallo spessore dell’annata. E’ un vino di 12 gradi e mezzo ricco di frutto, freschezza, abbondanza di sensazioni.

Agnanum-falanghina-campi-flegrei-2015-Raffaele-Moccia - foto L'Arcante

Il vino si sa è un progetto di lunga proiezione, non a caso Raffaele ha da poco ripreso alcuni terrazzamenti lungo tutto il costone che cinge l’Oasi del Parco degli Astroni di proprietà di alcuni parenti strappandoli così all’abbandono. Qui, dove tra un paio d’anni si riprenderà a raccogliere Piedirosso e Falanghina, sono stati rinvenuti, tra gli altri, alcuni ceppi centenari di diverse varietà misconosciute su cui presto partiranno progetti di ricerca e micro vinificazioni adhoc per trarne insegnamenti e prospettive. Tanto vale l’uomo, tanto vale la sua terra. Aspettiamoci quindi grandi cose, magari qualche buona bottiglia in più. 

Campi Flegrei Per ‘e palummo Agnanum 2014¤.

L’uva e il vino di Raffaele Moccia¤.

Falanghina Vigna del Pino 2006 Raffaele Moccia¤.

© L’Arcante – riproduzione riservata

Un piatto, il suo vino. Fatene il vostro gioco…

29 febbraio 2012

Da un lato un piatto, un bel piatto di pasta che concettualmente si potrebbe tranquillamente definire trasversale: povero ma ricco, appetibile e pieno di sostanza, profumato, fresco, alleggerito, saporito il giusto. L’intuizione è terragna, che più semplice non potrebbe essere, coi porri e la salsiccia “pezzente”; un connubio pensato bene, riuscito e mantecato meglio, ingentilito con giustezza da quel richiamo al mare, che sa di fasolari, ma non necessariamente. Buono a sapersi, tra i piatti cult in carta a Sud come probabilmente lo diventeranno anche questi nuovi appena segnalati sul suo sito da Luciano Pignataro, tra i quali consiglio vivamente di non mancare il cous cous di soffritto su crema di cipolla, yogurt e paprika.

Nel bicchiere invece il primo Nastro Rosa* doc per i Campi Flegrei. Il primo rosato 2011 bevuto, s’intende, provato giustappunto l’altra sera a cena da Pino e Marianna. Un piedirosso dal bel colore rosa tenue, luminoso e vivace, col “naso” evidentemente ancora imbrigliato dallo stress da vasca ma un sapore, asciutto, vivido, minerale, sapido, già determinato a conquistarsi tutti i palati più gentili, sbarazzini, assetati di territorio; “senza pensarci troppo su però – come ci tiene a sottolineare l’amico Gerardo Vernazzaro, enologo a Cantine Astroni -, le chiacchiere conserviamocele per altri vini, magari proprio per quelli di cui tra l’altro tanto più si parla e sempre meno se ne bevono”.

Allora, questi gli elementi, accontentiamoci e fatene pure il vostro prossimo gioco di abbinamento cibo-vino, senza esagerare naturalmente, tanto ci sarà sempre uno che ne saprà più di voi! 

* non avendo ancora scelto un nome definitivo – il vino tra l’altro uscirà solo a metà aprile prossimo -, mi sono permesso, con “Nastro Rosa”, di avanzare un mio piccolo suggerimento agli amici Gerardo ed Emanuela per il loro primo rosato doc Campi Flegrei firmato Cantine Astroni. 


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