Posts Tagged ‘vini irpini’

Save the date, dietro l’angolo c’è BianchIrpinia!

16 settembre 2012

Dopo il rilancio di Taurasi Vendemmia, il calendario delle rassegne vinicole italiane saluta il ripristino di un evento interamente dedicato ai più importanti vini bianchi della provincia di Avellino.Ad oltre un lustro dall’ultima edizione, celebrata all’interno della rassegna enogastronomica Terra Mia di Atripalda (Av), ritorna infatti BianchIrpinia, la manifestazione promossa dall’agenzia di comunicazione integrata Miriade & Partners S.r.l. insieme alle aziende partecipanti per presentare a stampa specializzata nazionale ed internazionale e agli operatori di tutta Italia le nuove annate di Fiano di Avellino e Greco di Tufo Docg.

L’evento si terrà in Irpinia (location in via di definizione) da giovedì 15 a domenica 18 Novembre 2012.

Si conferma dunque quel percorso “orizzontale” tra l’azienda promotrice della rassegna e le cantine irpine, formula che tanto successo ha riscontrato negli ultimi due anni e che sta di fatto contribuendo alla costruzione di un modello del tutto nuovo per la provincia di Avellino – ma non solo – che vede protagonisti i veri attori della vitivinicoltura irpina, con un forte rilancio di comunicazione e approfondimento per quella che è di fatto una delle coppie territoriali in bianco più apprezzate al mondo.

 
Per tutte le informazioni del caso
MIRIADE & PARTNERS SRL
Diana Cataldo – tel. 329.9606793
Massimo Iannaccone – tel. 392.9866587
E-mail: ufficiostampa@miriadeweb.it
Sito internet: www.bianchirpinia.it  
 

La Campania che vogliamo, Piero Mastroberardino a L’Olivo per una serata speciale al Capri Palace

1 maggio 2011

Venerdì 13 Maggio dalle 19.30, nella suggestiva cornice del Capri Palace Hotel&Spa di Anacapri, “Mastroberardino incontra L’Olivo”.

Appuntamento esclusivo imperdibile per fare quattro chiacchiere con il professor Piero Mastroberardino, erede della storica tradizione vitivinicola campana, che ci guiderà attraverso gli oltre 130 anni di storia di vite della sua famiglia col vino in Italia e nel mondo.

L’evento avrà inizio come consuetudine con un happening di benvenuto nella cantina Dolce Vite, continuerà poi in terrazza a L’Olivo dove verrà servita una cena gourmet preparata a quattro mani da Andrea Migliaccio, executive chef del Capri Palace, e Francesco Spagnuolo, chef del Ristorante Morabianca del Radici Resort di Mirabella Eclano. Un incontro di talenti, profumi e sapori per inaugurare questo nuovo percorso enogastronomico che vedrà avvicendarsi in questa stagione aziende del calibro di Biondi Santi, Bellavista, Donnafugata, e Villa Matilde. Qui il programma completo con le date e gli chef ospiti.

In degustazione per questo appuntamento:

  • in cantina, come benvenuto, il Greco di Tufo Novaserra 2010 e l’Aglianico RediMore 2009.
  • A L’Olivo, durante la cena, in abbinamento ai piatti, il Fiano di Avellino More Maiorum 2008, Taurasi Radici 2006, Taurasi Naturalis Historia 2005, Taurasi Riserva Centotrenta 1999 ed Aglianico passito Anthéres 2009.
Per informazioni dettagliate e prenotazioni:
Capri Palace Hotel & Spa
Ristorante L’OLivo
Via Capodimonte, 14
80071 Anacapri – Isola di Capri – ITALIA
Phone: (+39)081 978 0225
Fax: (+39) 081 978 0593
www.capripalace.com
olivo@capripalace.com

Mirabella Eclano, il Taurasi Riserva Vigna Quintodecimo 2004 di Luigi Moio

19 maggio 2010

L’uomo vive ogni cosa subito per la prima volta, senza preparazioni. Come un attore che entra in scena senza aver mai provato. Ma che valore può avere la vita se la prima prova è già la vita stessa? Per questo la vita somiglia sempre a uno schizzo. Ma nemmeno “schizzo” è la parola giusta, perché uno schizzo è sempre un abbozzo di qualcosa, la preparazione di un quadro, mentre lo schizzo che è la nostra vita è uno schizzo di nulla, un abbozzo senza quadro. (Milan Kundera, l’insostenibile leggerezza dell’essere).

Come Milan Kundera Luigi Moio¤ esprime un concetto talmente semplice e reale quanto sfuggente, presi come siamo ogni giorno dalla continua ricerca, nella vita come nel vino, di una continuità fine a se stessa impossibile da ottenere sistematicamente senza rinunciare alle emozioni; Alla base di tutto vi è un concetto elementare: ogni nostra azione, ogni nostro istante è irripetibile; Perché la vita stessa è irripetibile. Kundera con il suo meraviglioso libro ci dice che non siamo preparati ad essa e che non abbiamo seconde possibilità. Tutto ciò che scegliamo o consideriamo inizialmente come leggero rivela presto il suo incredibile peso.

Così Moio, in maniera disarmante concede attraverso i suoi vini una chiave di lettura del terroir antica e nuova allo stesso tempo, un ossimoro palpabile ad ogni sorso di questo straordinario Vigna Quintodecimo 2004, autentica territorialità ed eleganza da vendere, nettezza d’aglianico e finezza esemplare, lontana anni luce da quel Taurasi che dopo anni di intimo (non tanto) vagar sospeso tra il tutto ed il niente sembra aver riscoperto nelle piccole imperfezioni dei nuovi interpreti la sua franchezza. E’ così tanta la strada da fare, perchè pensare di aver già trovato la quadratura del cerchio? E’ perchè sprecare tempo (leggi denaro) e parole invece di investirli in ricerca e conoscenza? Questo il messaggio che mi è parso rileggere, ancora una volta in questo eccellente vino.

Il Taurasi Riserva Vigna Quintodecimo 2004 è vino incredibilmente espressivo, sin dal colore rubino vivace, concentrato e splendente, con appena accennate sfumature granata sull’unghia. Il naso offre un ventaglio olfattivo delizioso ed intrigante, varietale, intenso e complesso, sensazioni di finissimi terziari in ascesa ma appena espresse. Un ventaglio olfattivo imponente, decisamente aperto a concedere minuto dopo minuto, quarto d’ora dopo quarto d’ora sempre fresche sensazioni olfattive: piccoli frutti neri, fiori passiti a rincorrere nuances di spezie ficcanti ma suadenti, note balsamiche dolcissime cadenzate da nerbo e giustezza. Vino secco, in bocca entra con la stessa delicatezza delle parole di Kundera, innescando con la sottile invadenza una profondità attesa e allo stesso tempo sorprendente; il frutto pervade tutto il palato, costantemente sopra le righe, incanta e coinvolge per bene tutte le papille gustative, si ha quasi la sensazione di metterle costantemente in riga a chiedergli di aver ben compreso il messaggio prima di lasciare il campo allo spesso nerbo acido-tannico, presente ma castamente defilato in attesa di tempi migliori.

Un vino per i prossimi vent’anni, una emozione per i prossimi cento, aperta ad ogni confronto, la terra d’Irpinia racconta, Luigi Moio ci rende partecipe del suo canto!

Qui le degustazioni di tutti gli altri vini di Quintodecimo¤ del millesimo 2007.

Sorbo Serpico, l’alto aglianico 2004 dei Feudi

6 gennaio 2010

Aglianico, aglianico, aglianico. Si sprecano gli elogi e gli applausi ai pregi del più prezioso dei vitigni a bacca rossa campani e forse di tutto il sud Italia. Si sprecano, alla stessa stregua degli encomi, i tentativi di carpirne e discernere le peculiarità attraverso vini esemplari avendo come riferimento oggi questo, domani quello: di clone in clone, di areale in areale, di vino in vino sino all’azienda di turno, all’etichetta del giorno. Un dato è certo, è un grande vitigno che può dare grandi vini con aspettative di lunga vita ma non bastano, ad oggi, le vendemmie vissute per poterne trarre il dado certo di quale sia la migliore strada, in assoluto, percorsa, ne tantomeno l’unica da imboccare. Tuttalpiù, divergenze importanti per risultati unici.

In principio fu Serpico, tra i pochi, primissimi vini a reinterpretare il modello aglianico di Taurasi in Irpinia, non entrando volutamente nel disciplinare d.o.c.g. per offrirsi prontamente al mercato e già (più o meno) dopo 14 mesi di barriques e poco più di sei mesi di affinamento in bottiglia. Quali e quanti dopo? Tanti, ma più che altro fini a se stessi, utili senz’altro a rinfoltire i grami listini aziendali ed a specchiare le ambizioni di rappresentanti manolesti, molto poco funzionali, a ragion del vero, a quel percorso di zonazione vitivinicola tanto necessario e caro a molti, oggi, quanto più semplice da intuire (ed assolutamente disatteso) in quel tempo.

Un grande rosso in lenta ma costante crescita qualitativa, qui nel millesimo 2004 davvero in grande spolvero, soprattutto ai fini di una propria e specifica  caratterizzazione stilistica. Si sono susseguiti, negli anni, altri esempi e cloni di una idea diversa di aglianico irpino capace di svestire l’etichetta “Taurasi”, per qualcuno sempre troppo fedele a se stessa per poter ambire a mete e mercati più preziosi e di più ampio respiro internazionale. Ma il Serpico rimane ancora un modello inarrivabile nonostante qualcuno dalla memoria più ferrea ricorderà le difficoltà iniziali di questo vino, accolto sul mercato con tanta curiosità quanto scettiscismo:  siamo, calendario alla mano, nel 1995, siamo, non a caso aggiungo io, ancora in epoca di sfide e scommesse con Luigi Moio in regia, che lascerà a distanza di qualche mese (suo malgrado), il posto a Riccardo Cotarella. Il colore, a distanza di cinque anni, è rubino vivace, praticamente impenetrabile. Il primo naso è teso su di un ventaglio olfattivo davvero complesso: fruttato, floreale, balsamico, in primo piano ciliegie nere, viola passita, liquirizia. Dopo poco si capisce la grandezza di questo piccolo gioiello enologico: l’effluvio delle note olfattive continua su sentori speziati di coriandolo, di pelle animale, terra bagnata, sempre costantemente fini ed eleganti. In bocca è secco e caldo, possiede una quadratura acido-tannica sorprendente ed eccellente: durezze e morbidezze in perfetta fusione ed armonia, per un vino da godere oggi mentre scorre nel bicchiere piuttosto che tra un decennio almeno. Da aprire tempestivamente per goderne al meglio del frutto, almeno un paio d’ore prima, servire in calici ampi e su piatti di grande carattere e succulenza e/o aromaticità: su tutti, agnello arrosto e mozzariello (appena piccante) alla brace.


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