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Taurasi Vendemmia 2013| A chiudere, la sorpresa dei miei Taurasi e Taurasi Riserva 2008 preferiti

19 marzo 2013

Si chiude con quest’ultimo post il report sugli assaggi seriali di Taurasi Vendemmia 2013. Come anticipato qui¤, il ritorno sull’annata 2008 ha riservato tante piacevoli sorprese, concendendo tra l’altro a chi non era stato presente l’anno scorso, per un motivo o per un’altro, di proporsi con grande slancio ed efficacia. Non a caso proprio da questi i sussulti migliori. Chiudo infine col segnalarvi le tre etichette 2007 che più mi sono piaciute!

Servizio 'coperto' dei Taurasi

***** Taurasi Coste 2008 Cantine Lonardo, Taurasi – Valle Centrale/Riva destra del Calore. Non a caso ha messo tutti d’accordo, esperti e meno esperti che l’hanno provato e riprovato quasi increduli dinanzi a tanta sostanza espressa in maniera così pregevole. Secondo me solo una spanna o due sopra il Macchia dei Goti di Caggiano. Colore rubino fitto, poco trasparente, tinge di viola il calice. Naso ineccepibile, didattico mi verrebbe da dire, si concede a tratti ed ogni volta assai diverso e più intenso: amarena, mirtillo, cuoio, terra, sottobosco, anche dell’animale prima di finire dolce e balsamico. Sorso di grande sostanza, vigoroso, carnoso, con tanta materia, nerbo che s’allungano e allargano un palmo in più ad ogni passaggio in bocca. E’ un cru ‘annata’, non un Riserva come erroneamente riportato da alcuni¤, fatto solo quando possibile con le migliori uve colte dalle vigne di proprietà intorno Taurasi.

***** Taurasi Macchia dei Goti 2008 Caggiano, Taurasi – Valle Centrale/Riva destra del Calore. ‘Un aglianico di grandissima levatura’. Preso dall’entusiasmo per ciò che avevo nel bicchiere così chiudevo i miei appunti di degustazione appena dopo riassaggiato il campione n. 43. Invero mi sembra di ricordarlo preciso com’era ancora adesso che ne trascrivo le note, meraviglioso, non c’è che dire! Assente a Taurasi Vendemmia 2008¤, l’anno in bottiglia sembra avergli regalato quella compostezza che sinceramente da un po’ mancavo di trovare così nitidamente nel Macchia dei Goti. Ha uno splendido colore rubino vivace, un naso invitante, franco, di frutti rossi polposi e balsami, liquerizia. Sorso di grande respiro, caldo, ammanta quasi il palato con una impronta territoriale di grande fascino, slanciato, lunghissimo. 

****/* Taurasi Riserva Piano di Montevergine 2008 Feudi di San Gregorio, Sorbo Serpico – Valle Centrale/Riva destra del Calore. 12.000 bottiglie di pregevolissimo aglianico che rimangono testimonianza di quanto una grande azienda oltre ai numeri sappia far quadrare anche il bilancio storico che la vede sicuramente portabandiera, con poche altre, dell’affermazione dei vini irpini nel mondo. Il Riserva Piano di Montevergine è il gioiello di casa Feudi, per me, da sempre, il miglior rosso, checché sappia ‘raccontare’ in certe annate il loro Serpico¤. Bello il colore di questo 2008, rubino appena sgranato sull’unghia del vino nel bicchiere. Naso molto invitante, variopinto, sa anzitutto di amarena e prugna, poi di pepe, liquerizia, un tocco di caffé a chiudere. Sorso di buonissima sostanza, teso, giustamente tannico, con un allungo sul finale marcatamente balsamico. 

**** Taurasi Vigne d’Alto 2008 Cantine Lonardo, Taurasi – Valle Centrale/Riva destra del Calore. E’ chiaro che la scelta fatta dai Lonardo di venire fuori con tante diverse etichette¤ secondo quanto gli viene consegnato da madre natura ogni anno va applaudita e seguita con sempre maggiore attenzione nei prossimi anni, soprattutto per far comprendere meglio queste diversità a chi non sia proprio incline alle vicende aglianiciste taurasine. Vigne d’Alto, a differenza del fratello gemello Coste, viene fuori da piante vecchie, in media di 60-100 anni site in contrada Case d’Alto, a Taurasi. Anche qui il colore rubino è ben espresso, fitto e vivace. Ha un naso ciliegioso e speziato di pepe nero, anche un po’ cinerino. Il sorso è asciutto, austero, col tannino appena un po’ più pronunciato. Impeccabile esecuzione comunque. 

**** Taurasi Riserva Terzotratto¤ Etichetta Bianca 2008 I Favati, Cesinali – Assemblaggio. E’ un impegno costante ormai quello ‘rossista’¤ dei fratelli Favati e Rosanna Petrozziello, per la prima volta in campo addirittura con un Taurasi Riserva. Da uve provenienti da San Mango sul Calore e Venticano una manciata di bottiglie, appena 4.000, che sapranno però farsi ben valere tra le più conosciute ed apprezzate ‘Etichetta Bianca’ di casa, i cru di greco di Tufo¤ e fiano di Avellino. Mostra un bel colore rubino maturo di buona integrità. Ha un naso delicato ma di buona fittezza, ne viene fuori frutta matura, anche sottospirito ma soprattutto uno speziato molto invitante e curioso. Sorso austero di buon peso, sostenuto da una trama carezzevole e piacevolmente balsamica. 

**** Taurasi Nero Nè 2008 Il Cancelliere¤, Montemarano – Versante Sud/Alta Valle. Sembrerebbe che alla fine dovremo rinunciare a vedere in giro bottiglie di Taurasi Nero Né 2007. Oppure no, chissà. Tant’è che ancora quest’anno rimane lì in cantina a Montemarano, lontano da occhi indiscreti. Su questo 2008 poco o nulla da aggiungere, è uno splendido rosso austero assai tipico, di cui tra l’altro trovate qui¤ una più ampia ed accorta recensione, se vi va. 

**** Taurasi 2008 Perillo¤, Castelfranci – Versante Sud/Alta Valle. Un’altra grande interpretazione che mancava all’appello lo scorso anno a Montemiletto, a ragione evidentemente. Davvero riconciliante questo assaggio, il tempo speso in bottiglia gli ha solo giovato. Colore rubino concentrato, naso di buonissima espressività: c’è viola, ciliegia sottospirito, pepe, con note tostate appena dolci sullo sfondo. Sorso di buona levatura, ha tannino di carattere ma ben integrato, è dritto e sgraziato quanto ci si aspetta. 

Per chiudere questa bellissima pagina di assaggi seriali tenuti a Taurasi Vendemmia 2013, mi piace infine lasciare traccia dei miei preferiti anche tra quelli proposti nella batteria dei 2007, tra i quali mi son tanto piaciuti più di tutti tre vini: il Taurasi Riserva Radici 2007 Mastroberardino ****/*, Assemblaggio, dal colore rubino di buona trasparenza ed un naso estremamente fine, con un sorso di bella fattura ma sottile, tutto giocato in sottrazione, risoluto, sapido. Il riferimento¤! 

Il Primum Riserva 2007 di Guastaferro ****/*, da TaurasiValle Centrale/Riva destra del Calore. Un rosso di pregevole fittezza, di grande levatura, invitante, intenso, nitido che sa di prugna e piccoli frutti neri e riesce a regalare un sorso di grande sostanza ma non più così debordante, anche affaticato, come qualche passaggio sembrava consegnare talvolta in passato. 

E, per la sua composta interpretazione, il Taurasi Riserva Il Vicario 2007 di D’Antiche Terre ****/* Quadrante Nord/Riva Sinistra del Calore. Un rosso delizioso, dal colore rubino piuttosto fitto, con un naso di grande precisione, molto invitante, sa di frutta rossa matura e note dolci che aprono ad una bevuta di buona stoffa e concentrazione. Credo tra l’altro non costi nemmeno tanto per essere un Riserva, insomma un vero affarone.

***** Eccellente **** Ottimo  *** Buono ** Suffic. * Mediocre

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Articoli correlati: Taurasi Vendemmia 2009¤|Taurasi Vendemmia 2008¤|Taurasi Vendemmia 2007¤|Anteprima Taurasi 2005¤.

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Tu chiamale se vuoi distrazioni… con Riserva

17 marzo 2013

E’ chiaro che nulla cambia sulla sostanza della faccenda, il Coste 2008 dei Lonardo è un grandissimo vino, forse proprio lui il migliore tra i 64 vini assaggiati all’anteprima di Serino, con tutte le potenzialità per rimanere lì per tantissimi anni avanti. 

Se ne sono accorti proprio tutti, ma soprattutto oltre oceano premiandolo giustamente con punteggi altissimi, quanto merita. Mi fa specie però che una critica¤ di tale ‘portata’ non verifichi particolari nella forma così importanti per quanto riguarda l’etichetta di un vino, presentandolo come Taurasi Riserva (come pure il gemello diverso Vigne d’Alto) quando in realtà non lo è. Semmai è un cru ‘annata’ che esce però sul mercato un po’ più in là rispetto agli altri, una selezione cui i Lonardo destinano – lo fanno da poco e solo nelle migliori annate¤ – la raccolta di quei grappoli migliori dalle vigne tutto intorno Taurasi, le ‘coste’ appunto. 

Ma allora che è successo? C’è stata cattiva informazione in merito? A Taurasi Vendemmia¤ sicuramente no! Tutti i vini erano chiaramente esplicitati nelle due liste (una alla cieca ed una nominale) consegnate a ciascuno dei degustatori presenti. Per quanto riguarda Parker¤ invece si possono solo supporre probabili ‘giustificazioni’: i vini gli saranno stati presentati così magari dall’importatore cui s’è rivolto, con un po’ di confusione sulla traduzione dei termini Selezione, Riserva o Cru. Ma perché non approfondire la questione vista poi l’altissima valutazione? 

Insomma, per farla breve e venire al dunque, è chiaro che il fissato sono solo io, ci mancherebbe, ma si trascura un effetto ahimè non proprio trascurabile di un certo modo di fare: una critica così autorevole e seguita, si rivolge ad una platea ampia che, nonostante i luoghi comuni tendono a liquidare frettolosamente come ‘internazionale’ e disinteressata a certi vini di spiccata personalità è invece particolarmente attenta ed esigente, ha passione e non di meno disponibilità tali da spostare sensibilmente i consumi. Ma possiede di sovente anche il piglio e la spocchia necessari per mandarti indietro una bottiglia dove non c’è scritto sopra Taurasi Riserva Coste come si aspetta di trovare. E non sarà certo Parker ad aver sbagliato!

Cesinali, Taurasi Terzotratto 2005 I Favati

28 settembre 2010

L’aglianico, un vino da bere quando? Questo Taurasi anche ora…

Molti paventano il 2004 come il millesimo di riferimento per questa storica denominazione irpina, ma guardando all’ampia eterogeneità della tipologia non si fa certo fatica a pensare che vi siano stati, pur in maniera altalenante, già provvidi segnali di rinascita, dopo un lungo e amorfo peregrinare sin dalla prima metà degli anni novanta, culminato con vini come per esempio il Radici Riserva 1999 di Mastroberardino  (etichetta bianca, ndr) o dello stesso millesimo il Contrade di Taurasi di Sandro Lonardo, da considerarsi a mani basse, ognuno nella propria dimensione, pura esaltazione del varietale, nonché espressione di autentica territorialità passata attraverso un magistrale esercizio di stile. Ecco, mi piace pensare che sono questi i vini da avere come modello e specchio dell’anima di un terroir straordinario come quello taurasino, magari il volano di rilancio che si auspica, evitando se possibile déjà-vu banali e pacchiani come quello che mi è capitato di leggere di recente – sorridendo non poco – su una etichetta/manifesto, buona solo ad un’inutile autoreferenzialismo isterico e nulla più, della serie “io il vino lo faccio con l’uva, e tu?”

Il Taurasi continua a soffrire il mercato, si dice, fa fatica a reggere in numeri prodotti, a penetrare in quello che conta o quantomeno occupa costantemente una posizione troppo defilata rispetto a quella ambìta e che certamente meriterebbe di avere nelle carte dei vini dei ristoratori come nel cuore di ogni appassionato avventore del mondo. L’aglianico di Taurasi è un signor vino, ancora tutto da scoprire però, ed ecco perché secondo me, chiavi di lettura come questo Terzotratto 2005 de I Favati, seguita oggi da Vincenzo Mercurio, pur non centrando appieno il cuore riesce ad evocare un fascino ed una piacevolezza che può solo far del bene alla nomenclatura taurasina. La vocazione della piccola azienda di Cesinali è – e deve rimanere – il Fiano di Avellino, il loro Pietramara rappresenta una perla del corollario bianchista irpino e campano ed anche nelle annate cosiddette minori, è capace di sfoderare una cifra stilistica davvero convincente. Sull’aglianico il percorso è appena agli inizi, proprio del Terzotratto ci siamo occupati più o meno un anno fa e analizzando questo secondo millesimo non si può non registrare un interessante passo avanti verso un approccio con la tipologia, sicuramente meno efficace degli altri sopra citati ma non per questo meno emozionante, tutt’altro: un vino caratterizzato da un bel colore rubino, netto e vivace, con un naso ampio, costellato di richiami fruttati maturi, vegetali e di appena accennata terziarizzazione.

Facendo buon uso dell’ossigenazione, vengono fuori gradevoli tracce di sottobosco che conquistano spazio ed una discreta verticalità: ancora, note tostate di un legno puritano, sbuffi cioccolatosi che sembrano giocare, un sorso dopo l’altro, a rimpiattino con il palato, infondendo alla beva un nerbo sottile ma costantemente sostenuto da un tannino chiaramente nobile, una bella freschezza e quindi, una franchezza a dir poco ineccepibile. L’andamento climatico del millesimo non ha certo favorito una gestione didattica del varietale, dopo un inizio quasi caustico e le forti precipitazioni di fine estate sembrava dover presentare il conto a parecchi in zona, ma la diluizione del frutto si è scongiurata grazie ad una rapida ripresa delle piante proprio nel periodo antecedente la vendemmia, risultando come manna dal cielo proprio per l’aglianico, qui raccolto come consuetudine dopo i primi giorni di novembre. In definitiva un ottimo lavoro per un ottimo vino ed un prezzo, non più di 18 euro in enoteca, decisamente superlativo!


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