Posts Tagged ‘contrade di taurasi’

Taurasi Contrade di Taurasi 2001 Cantine Lonardo

15 gennaio 2014

Chi segue queste pagine e lucianopignataro.it¤ ricorderà quando scrissi del Taurasi Contrade di Taurasi 2001 messo a confronto con un’altro grande rosso italiano, il Barolo Runcot 2001 di Elio Grasso.

Taurasi 2001 Cantine Lonardo - foto L'Arcante

Di quello scritto val bene ricordare qualche passaggio: anzitutto che siamo proprio nel cuore del paese omonimo che dà il nome alla docg, a circa 400 metri d’altitudine dove le vigne, parte impiantate a guyot (le più giovani hanno in media 20 anni) e parte, quelle vecchie di 50 e più anni con ancora il tradizionale “starseto” taurasino, insistono su terreni di chiara origine vulcanica frammisti ad argilla e sedimenti calcarei. La poca uva raccolta, una sessantina di quintali in tutto quell’anno, è rimasta in macerazione per più di un mese, poi il vino ha fatto circa 2 anni in tonneau, quindi in bottiglia per almeno 12 mesi; senza trattamenti, stabilizzazioni e filtrazione.

Qualche giorno fa, a distanza di due anni, ci sono tornato su senza indugio. Il colore tiene botta, sono solo un po’ più accentuate quelle sfumature granato sull’unghia del vino nel bicchiere. Il naso conserva ancora tanta verve unendo a un buon frutto tante piccole nuances di sottobosco, frutta secca, tabacco e pepe in grani.

Pure il sorso non ha ceduto di un millimetro, puro e arcigno, ancora ruvido ma di piena soddisfazione; quel tannino lì, così fitto sembra inamovibile, asciugante quasi. Al momento di stapparlo ricordate che è un vino non filtrato, se preferite tenetelo pure in bottiglia avendo però buona cura nel versarlo, tuttavia credo opportuno decantarlo con attenzione. Dispiace infatti dover rimettere al tempo quasi due dita di vino a causa di un deposito abbastanza consistente. A dirla tutta però, pagare pegno non è mai stato così piacevole.

Tu chiamale se vuoi distrazioni… con Riserva

17 marzo 2013

E’ chiaro che nulla cambia sulla sostanza della faccenda, il Coste 2008 dei Lonardo è un grandissimo vino, forse proprio lui il migliore tra i 64 vini assaggiati all’anteprima di Serino, con tutte le potenzialità per rimanere lì per tantissimi anni avanti. 

Se ne sono accorti proprio tutti, ma soprattutto oltre oceano premiandolo giustamente con punteggi altissimi, quanto merita. Mi fa specie però che una critica¤ di tale ‘portata’ non verifichi particolari nella forma così importanti per quanto riguarda l’etichetta di un vino, presentandolo come Taurasi Riserva (come pure il gemello diverso Vigne d’Alto) quando in realtà non lo è. Semmai è un cru ‘annata’ che esce però sul mercato un po’ più in là rispetto agli altri, una selezione cui i Lonardo destinano – lo fanno da poco e solo nelle migliori annate¤ – la raccolta di quei grappoli migliori dalle vigne tutto intorno Taurasi, le ‘coste’ appunto. 

Ma allora che è successo? C’è stata cattiva informazione in merito? A Taurasi Vendemmia¤ sicuramente no! Tutti i vini erano chiaramente esplicitati nelle due liste (una alla cieca ed una nominale) consegnate a ciascuno dei degustatori presenti. Per quanto riguarda Parker¤ invece si possono solo supporre probabili ‘giustificazioni’: i vini gli saranno stati presentati così magari dall’importatore cui s’è rivolto, con un po’ di confusione sulla traduzione dei termini Selezione, Riserva o Cru. Ma perché non approfondire la questione vista poi l’altissima valutazione? 

Insomma, per farla breve e venire al dunque, è chiaro che il fissato sono solo io, ci mancherebbe, ma si trascura un effetto ahimè non proprio trascurabile di un certo modo di fare: una critica così autorevole e seguita, si rivolge ad una platea ampia che, nonostante i luoghi comuni tendono a liquidare frettolosamente come ‘internazionale’ e disinteressata a certi vini di spiccata personalità è invece particolarmente attenta ed esigente, ha passione e non di meno disponibilità tali da spostare sensibilmente i consumi. Ma possiede di sovente anche il piglio e la spocchia necessari per mandarti indietro una bottiglia dove non c’è scritto sopra Taurasi Riserva Coste come si aspetta di trovare. E non sarà certo Parker ad aver sbagliato!

Taurasi, Contrade di Taurasi ’99 Cantine Lonardo

27 luglio 2012

Ne avevo già parlato con grande entusiasmo, forse anche esagerando i toni tanto fui preso dalla bella serata passata in compagnia, ma di certo non nei contenuti, dettati da sensazioni estremamente positive (qui).

Taurasi 2001 Cantine Lonardo - foto L'Arcante

Desideravo infatti fortemente che questo vino divenisse un riferimento assoluto per tutte le bevute successive di chi cercasse nel Taurasi quell’anima vera, rude ed implacabile che solo l’aglianico e il terroir di certe piccole vigne irpine sanno imprimere in certi vini. Sappiamo bene che c’è sicuramente anche dell’altro, a volte bottiglie anche più suggestive di questa dei Lonardo, o di più completa espressione in termini di eleganza e avvolgenza degustativa, ma il ’99 di Sandro – come lo sono alcune vecchie e nuove Radici Riserva di Mastroberardino –  è davvero un caposaldo della viticultura taurasina, che niente concede al tempo se non l’opportunità di sfidarlo.

Ieri sera ancora una conferma. Lasciato respirare, il naso esprime tutta la grandeur del varietale, ancora incentrato su toni di viola e marasca sotto spirito, poi una continua sventagliata di sentori balsamici e speziati, di sottobosco e cioccolato fondente. Il frutto ritorna massivo in bocca, molto gradevole, a tratti vinoso; il sorso però è asciutto, quasi austero, puntuto, sollecita insistentemente il palato sino ad avvolgerlo, indulgente e sgraziato. Elogio dell’imperfezione, chiude un poco amaro, come amaro è accettare che in cantina siano rimaste appena una decina di bottiglie ancora. Irripetibile!

Barolo Rüncot 2001 Elio Grasso Vs Taurasi Contrade di Taurasi 2001 Cantine Lonardo

2 febbraio 2012

Barolo vs Taurasi, perché no? L’idea è venuta fuori così per caso, con bottiglie aperte da quasi 24 ore e un paio d’ore ancora di piacevole discussione/confronto. Con Nando Salemme, tra amici appassionati.

E’ pur vero che vi sono tanti altri riferimenti di spessore il Langa come in Irpinia, ma dieci anni sono dieci anni, un lasso di tempo più che ragionevole per poter dire sì, il Rüncot sarà pure un Signor nebbiolo, ma questo duemilauno è praticamente arrivato alla conta con il tempo, risoluto, spogliato del tutto di quella verve solitamente riconosciutagli, in quanto Barolo, a mani basse. Nulla a che vedere con il Taurasi dei Lonardo’s. Poi vabbé, ci sarebbe da dire anche dell’altro per il confronto con quel Greppo ’99 di Biondi Santi, ma di questo magari ne riparliamo fra cent’anni!

Il Barolo Rüncot esce solo nelle annate eccezionali con il nebbiolo raccolto nell’omonimo cru in Monforte d’Alba: poco meno di due ettari – terreno di natura calcarea argillosa, ben esposto a sud – “strappati” al più grande vigneto Gavarini che, reimpiantati nel ’90, dal 1995 vengono destinati esclusivamente alla produzione di questo vino. Vinificazione classica con fermentazione di 12/15 giorni in acciaio a temperatura controllata, con rimontaggi e malolattica sempre in acciaio. Poi fino a 28 mesi in barriques nuove di rovere francese, e ancora almeno due anni di bottiglia prima di uscire.

Sulla carta è chiaramente di concezione moderna, e a leggere qua e là pare che l’azienda ci tiene proprio a sottolinearlo, così non è difficile presumere quanto “contrasto” generazionale abbia potuto creare questo vino tra padre e figlio; da un lato papà Elio, notoriamente artefice di Barolo dalla marcata impronta territoriale, vini con “carattere tipicamente monfortino”, mentre il Rüncot, da quel che ho potuto cogliere in giro, è stato voluto proprio dal figlio Gianluca, e nato essenzialmente per approcciare tutti quei palati magari incapaci di cogliere a pieno la vera natura di questi vini dai tannini duri e solitamente bisognosi di lunghi anni di affinamento per essere apprezzati pienamente.

Questo assaggio però non depone certo a suo favore. Il colore è bruno, anche cupo, con toni sfumati evidentemente aranciati. Il naso è chiaramente evoluto, imbrigliato da sentori essenzialmente terziari; e l’impronta tostata del legno è addirittura ancora evidente, dolce e slegata. Poi note di sottobosco, tanto rabarbaro, china e spezie macerate, troppo. In bocca è asciutto, anche denso, voluminoso ma il sorso appare statico, privo di guizzi, nerbo, vivacità. Di estrema serbevolezza? E’ evidente che ha bruciato le tappe, sarebbe stato interessante coglierne il profilo non appena presentato al mercato, ma non v’è dubbio che l’anima, la spina dorsale pare l’abbia lasciata altrove, magari in cantina. Peccato (anche perché costicchia!).

Del Taurasi Contrade di Taurasi 2001 val bene ricordare qualche passaggio: anzitutto che siamo proprio nel cuore del paese omonimo che dà il nome alla docg, a circa 400 metri d’altitudine dove le vigne, parte impiantate a guyot (le più giovani hanno in media 20 anni) e parte, quelle vecchie di 50 e più anni con ancora il tradizionale “starseto” taurasino, insistono su terreni di chiara origine vulcanica frammisti ad argilla e sedimenti calcarei. La poca uva raccolta, una sessantina di quintali in tutto quell’anno, è rimasta in macerazione per più di un mese, poi il vino ha fatto circa 2 anni in tonneau, quindi in bottiglia per almeno 12 mesi; senza trattamenti, stabilizzazioni e filtrazione.

Il colore è ancora vivissimo, rosso rubino concentrato, solo appena granato sull’unghia del vino nel bicchiere. Il naso è incredibile, intenso, verticale, ampio, con ancora evidenti ed invitanti sentori fruttati di ciliegia e prugna rossa, e arricchito da sfumature di frutta secca, note tabaccose e speziate. In bocca è un portento, dopo più di dieci anni t’aspetti un liquido armonico e sopito, ti arriva invece una sferzata di frutta e mineralità irresistibili; il tannino è sfuggente, ovvero perfettamente integrato col corpo del vino, non del tutto invece l’acidità, ancora tesa, vibrante e asciugante. Mi piace pensare a questo vino come modello di riferimento, magari non in assoluto, ma senz’altro decisivo come rappresentazione del terroir taurasino.

Per farla breve, senza scadere in banali campanilismi, è che, laddove ce ne fosse ancora bisogno, non appena ci metteremo ben in testa qual potenziale inespresso ha il nostro straordinario aglianico, e il Taurasi, non vi sarà più timore reverenziale che tenga, e con qualunque altro grande vino vi venga in mente. E questioni tipo misconoscenza, sottovalutazione, emulazione, saranno solo un banalissimo ricordo, “fesserie” come si dice dalle nostre parti.

Questo pezzo esce anche su www.lucianopignataro.it.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: