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Il (tuo) vino tra web, social, Influencer

18 ottobre 2018

Vi è una sovrabbondanza di personaggi che vanno peregrinando con velleità da influencer del vino a destra e a manca. Non sono (tutti) giornalisti, né wine blogger, ché tra questi gli scappati di casa si conoscono ormai tutti e sono riconoscibili ad occhi chiusi.

Sapevamo che tecnicamente è influencer quella persona in grado di influenzare scelte d’acquisto, politiche o decisionali di altre persone; gode, pertanto, nella vita reale o in quella virtuale, di autorevolezza ed è riconosciuta come esperta di un determinato argomento.

Queste sono invece generalmente persone che si fanno notare per il loro comportamento singolare, che raccontano come originale e bizzarro e per questo si ritengono seguitissimi. Hanno di solito frequentato o appena terminato qualche livello di corso per sommelier – che mettono ben inciso nel loro profilo -, hanno meno di trent’anni ma si sentono decisamente dei millennials, tendono infatti a mescolarsi tra loro, pare per distinguersi. Mah…

Godono certamente di bella presenza, magari hanno quattro soldi e li spendono tutti per vanità, non hanno problemi a mostrarsi sui loro profili social eleganti, piene di fascino sino all’ammiccante quando indossano certi abitini succinti, oppure aggressive e fatale, a seconda della bottiglia di vino che indossano e che mostrano alla stessa stregua dell’ultima giacca prêt-à-porter duemiladiciassette, di una borsetta griffata, un monile di bigiotteria. Bottiglia rigorosamente tappata. Con giusto tre quattro parole copiate ed incollate dal sito web dell’azienda che gliele ha fornite.

Il vino è senza dubbio altro. Senza scomodare Soldati¤ o Veronelli¤, in una bottiglia c’è la storia di una terra, della sua uva, di coloro i quali ci faticano per raccontarceli. Ci sono anni di duro lavoro, talvolta 10, 50 e passa vendemmie (!), pensieri e patemi, fallimenti e successi. Ci sono insomma emozioni che certi bicchieri di vino non bastano, figuriamoci un selfie. Mi fa rabbrividire solo il pensiero che tutto questo possa sentire il bisogno di questo (nuovo) modo di comunicare, fosse solo anche l’ultimo dei tentativi rimasti per rendere il vino ed il suo consumo più popolare e consapevole.

© L’Arcante – riproduzione riservata

Vinitaly, cartoline dal fronte

6 aprile 2014

E’ un dato incontrovertibile, durante il Vinitaly le visite ai blog e ai siti specializzati che raccontano le vicende enoiche dei nostri mosti sacri calano vertiginosamente. I produttori di vino, sì proprio loro, sono i nostri primi lettori! E son (quasi) tutti lì al fronte.  Forza ragazzi! Tornate presto e sani e salvi, ma soprattutto raccontateci come vi è andata. 

Chiacchiere distintive, di Angelo Gaja ed altre cose di questo mondo: la storia, il vino, il web

10 settembre 2012

E’ qui per fare vacanza, starsene tranquillo con l’amata Lucia e trascorrere le primissime ore del mattino a passeggiare alla Migliara ad Anacapri. Poi però cede alla tentazione lanciatagli iersera tra una chiacchiera e l’altra: “Le va di raccontare un po’ di storia della famiglia Gaja ai ragazzi dello staff, sarebbero onorati della sua presenza?”. “Manco a chiederlo Angelo, a che ora ci vediamo?”.

Inutile ricordare quanto sia bravo a tenere banco. Non è la prima volta che gli siedo davanti, ma oggi è più piacevole che mai. Il ricordo dei fondatori dell’azienda è un intercalare appassionato, poi si emoziona visibilmente quando parla di nonna Clotilde Rey*, della sua figura di donna severa e determinata, autoritaria ed esigente, di quanto sia stata fondamentale nella storia della famiglia. Cala il capo, prima di esplodere in un sorriso carico d’affetto, quando cita suo nonno Angelo che verso la fine dei suoi anni gli ricordava di sovente: “ad un uomo può anche capitare di sposare una donna più brava di lui, una in gamba, tosta. Ci pensi su ed arrivi alla conclusione che o la uccidi, o la segui. Io ho scelto di seguirla…”.

E’ una lunga storia, a tratti epica e ricca di sfumature. E’ orgoglioso quando rivendica le sue scelte, che ammette anche non essere state proprio tutte azzeccate ma ci tiene a riprenderle, una ad una, spiegandocele ognuna per bene.

Si va dalle prime occasioni mancate di comprar vigna in Barolo all’idea di andare in Toscana, sull’onda della grandeur dei Supertuscans; si passa poi dalla scelta, secondo lui obbligata – “per mille ragioni, ci dice” – di passare alla Langhe Nebbiolo coi suoi Grand Crus a quell’indimenticato “Darmagi!” esclamato da suo papà dopo aver piantato cabernet in terra di nebbiolo. Lo fa con orgoglio dicevo, sentimento che vira in felicità quando ci racconta dell’acquisto delle Cascine Marenca e Rivette a Serralunga d’Alba – dove si fa lo Sperss** -, avvenuta nell’88 e salutata quasi come una liberazione. Un omaggio al padre che proprio lì, in gioventù, aveva condotto le sue prime vendemmie; e di Ca’ Marcanda, che porta nel nome tutta la sua personale ostinazione che l’ha portato a sbarcare finalmente a Bolgheri dopo mesi di estenuanti tira e molla e trattative infinite con la vecchia proprietà.

E’ un fiume in piena Angelo Gaja, tantissimi gli argomenti toccati che non basterebbe una giornata per discutere di tutto e riportarne la cronaca; così, anche per questo, ci siamo dati appuntamento a fine ottobre lì a Barbaresco.

Ad alcune domande, tra le ultime, risponde con parole forti: lo fa su chi, dalle sue parti, continua a professarsi – autonomamente – conservatore della tradizione langarola quando “la storia nemmeno li ha sfiorati”. E non disdegna, più in generale, di condannare con fermezza la voracità della vetusta politica italiana, oltreché l’ostinazione di certi suoi esponenti intenti a guardare solo il proprio orticello più che l’interesse del paese. Un invito infine ai giovani, ad imparare sin da subito l’inglese e spostare, se necessario, le proprie ambizioni sin oltre i confini nazionali.

A pensarci bene è fatto proprio così, non si schermisce Angelo Gaja, non nasconde per esempio nemmeno di essere un vanitoso, e di essere inviso a diversi, eppure la percezione è che anche per coloro i quali il gradimento è ai minimi sopportabili rimanga un’istituzione per il mondo del vino italiano; e di certo lui non si fa mancare, di tanto in tanto, di ricordarlo in giro. Dice di farlo a modo suo, ne parla molto coi suoi clienti ma anche con i tanti (troppi!, cit.) “opinion leaders” di settore sparsi qua e là nel mondo eppure sempre proprio dietro l’angolo.

A tal proposito ci tengo a chiedergli ancora giusto un altro paio di cose sulla sua ultima uscita. Mi sorride, mi stringe forte al petto e prendendomi poi sotto braccio mi fa: “guarda che è tardi, facciamo tardi, tu hai da lavorare. Ci pensa due secondi su… “Vabbé dai, forza, sputa il rospo!”. E’ un grande!

Bene. In questi giorni è in giro sul web un suo pensiero sulla vendemmia 2012 e su come affrontare i cambiamenti climatici in atto. E’ lì la vera sfida del futuro per chi fa vino? Viviamo un tempo di grandi sfide, bisogna raccoglierle e fare del nostro meglio per affrontarle fino in fondo. Un tempo bastava consolidare la tradizione ereditata dalla famiglia, impegnandosi laddove possibile nel rilanciarla, affermarla, farla crescere. Oggi è diverso, non basta più solo quello, è necessario tirar fuori dalla storia nuovi orizzonti, scoperte, obiettivi.

E per far questo di cosa c’è bisogno secondo lei, tenendo conto del momento che converrà non essere proprio esaltante? Anzitutto la terra. Abbiamo in Italia ampie risorse per ricostruire un percorso di crescita economica virtuoso e proiettato nei lunghi termini. L’agricoltura ha bisogno di grande attenzione, innovazione, cura. E dare fiducia ai giovani, parlo soprattutto di noi vecchi che dobbiamo essere lì ad indicargli la via, non imporgliela, metterli sulla strada giusta e ricordargli la storia. Ma questi devono avere i mezzi per potersi mettere in gioco. In questo c’è bisogno di un grande slancio a livello istituzionale.

I cambiamenti climatici saranno quindi decisivi tanto da dover sviluppare una nuova agricoltura? Ma certo. L’Agricoltore, il vignaiolo per quanto ci riguarda, avranno un ruolo sempre più determinante. Solo chi vive la vigna sa di cosa ha bisogno in un determinato momento. Ma dovrà sapersi adeguare alle nuove occorrenze; certe malattie (della vite, ndr), ad esempio, a causa delle variazioni climatiche vanno scomparendo ma ne arrivano altre che bisogna saper affrontare.

Di concreto quindi c’è bisogno di tanta ricerca; possiamo anche immaginare l’abbandono di certe colture a favore di altre più adatte alle nuove “occorrenze”? Di certo c’è che con tutto il caldo di queste estati quelle che soffrono di più sono le varietà precoci. E’ necessario quindi imparare a “leggere” l’annata sin da subito, intervenire costantemente in vigna, con potature adeguate, defogliazione, ripensare l’irrigazione di soccorso, e avere naturalmente persone preparate per farlo al meglio.

Specializzazione insomma. Ma è lecito quindi pensare che la cantina, in senso stretto, acquisirà sempre maggiore importanza? Non si rischia così quell’omologazione di cui un po’ tutti fanno fatica anche solo a nominare? La cantina ha sempre avuto un ruolo importante, tuttavia ciò che la ricerca deve garantire sempre più è che il lavoro fatto in vigna venga interpretato al meglio senza stravolgerne l’essenza. Sicuramente chi può contare sulle giuste tecnologie ha una carta in più da giocare. Si può essere artigiani del vino senza essere necessariamente degli sfigati.

Per finire Sig. Gaja, ritornando ad internet e blog vari. Molti le imputano di usarli spesso come corrieri dei suoi pensieri, lei però si guarda bene da una vera interazione con i suoi frequentatori. Perché? Non è necessario, o non lo è quasi sempre. Poi, mettiamola così, io sono all’antica, c’ho 72 anni, ho bisogno di tempo per ragionarci su certi argomenti. Lì, nella rete o come diavolo la chiamate voi bloggers, tutto corre così velocemente che spesso tanti buoni argomenti, che andrebbero ragionati ed articolati, si perdono tra tante piccole fesserie.

* Alla nonna paterna Clotilde Rey (e alla prima figlia Gaia) è dedicato lo Chardonnay Gaia&Rey, un nome che volle essere un omaggio alla tradizione e al contempo uno slancio nel futuro.

** Sperss un tempo era Barolo Docg, oggi come tutti in Grand Crus di Gaja è un Langhe Nebbiolo. Quel luogo, le Cascine Marenca e Rivette in Serralunga, erano un vecchio pallino, scelto seguendo le orme del papà che in gioventù, per tre anni, lì ci aveva fatto vendemmia.

A proposito di guide ai vini d’Italia…

27 settembre 2011

Sono anni che ci si scaglia contro le guide ai vini d’Italia per la loro immobile ripetizione, quel “copia e incolla” mai capace secondo molti di rappresentare chiaramente “i vini da non perdere” prodotti nelle vigne italiane. Eppure sembra che non si possa mai fare a meno di seguirle. Sembra.

Un elenco, in qualche caso infinito, che non sai mai se viene naturale dall’incredibile capacità di talune etichette di garantire tale costante qualità dal vederle sempre premiate anno dopo anno – anche in quelle annate cosiddette minori, addirittura in quelle secondo alcuni da bandire assolutamente dagli almanacchi, vedi il 2002 -, o più semplicemente una conveniente scelta editoriale per garantirsi quell’appeal imperdibile da parte del consumatore medio che ha bisogno fortemente del “solito nome” per comprare la tua guida piuttosto quella edita da altri.

Tant’è che produttori, cronisti, giornalisti (ivi compresi presunti tali), sommeliers, enotecari, bloggers eccetera non fanno altro in questi giorni che passarsi in rassegna le varie liste e spendere intere ore a scannarsi sul web; una faida senza peli sulla lingua tra commenti rancorosi e motivazioni delle più fantasiose “sul perché mai quel vino si e l’altro no”, o “è sempre lo stesso papocchio, ma daiii!”. Tutti, ma proprio tutti sentiamo quell’indomabile richiamo che ci spinge ad esserci, di dire pure magari “io quella guida non la comprerò mai e… bla bla bla” e, cosa assai comune, nemmeno rendersi conto di affermare talvolta tutto e il contrario di tutto pur di sputare sentenze.

Un dato cuorioso invece è che tutto ciò accade talvolta anche per vini che in alcuni casi non è nemmeno (più) possibile bere, a meno di imbattersi in qualche enotecaro o ristoratore sfigato; si perché vedete, parecchi di questi Trebicchieri, Supertrestelle, Eccellenze, 5Grappoli e – aspetto di essere smentito – Chiocciole che si voglia, sono già da tempo esauriti persino nelle stesse cantine che li producono. Mentre molti altri bisognerà addirittura aspettarli ancora a lungo prima di poterli trovare sugli scaffali o nelle carte dei ristoranti, in alcuni casi tanto di quel tempo da non ricordarsi nemmeno più che cavolo di premio abbiano ottenuto per costare così tanto! Qualcosa evidentemente non funziona…

Centomila di queste pagine!

9 giugno 2011

BlogCafé Squisito 2011, siamo in finale!

24 aprile 2011

Siamo in finale! Dopo circa un mese di segnalazioni (tantissime!), votazioni (tante di più!) e selezioni, finalmente ci siamo: L’Arcante – diario enogastronomico di un sommelier, il Vostro blog, è tra le tre nominations in lizza per il Premio Blog Café dell’anno 2011 nella categoria Vino” .

Per votarci, avete tempo fino al 29 Aprile; per farlo è indispensabile registrarsi, collegandosi qui su Blog Café 2011; chi l’avesse già fatto in precedenza, alla prima votazione, non ha bisogno di registrarsi nuovamente, può tranquillamente usare l’username (profilo utente) e password inviatogli allora dallo staff di San Patrignano!

Una volta aperta l’home pagea destra del vostro monitor, vi viene chiesto di esprimere, tra le varie categorie,  la vostra preferenza: L’Arcante, come detto, è in finale nella categoria Vino.

Frattanto, vi basti un saluto affettuoso, e diciamo che non succede, ma se succede…

Angelo & Lilly

Nota: per noi è già motivo di orgoglio essere arrivati sino a qui,  in lizza tra l’altro, nella nostra categoria, con blogs curati da due dei nostri più cari amici, Alessandro Marra e   Stefano Ghisletta; ma giusto per darvi un’idea dello spessore del premio, tra la categoria “giornalisti” vi è un tale, Luciano Pignataro, che qualcuno di voi conoscerà senz’altro. 🙂

L’Arcante arriva in edicola, dal 23 gennaio su POZZUOLIdice la nuova rubrica di enogastronomia

20 gennaio 2011

“[…] Il grande problema, nel nostro lavoro,  sono gli stimoli e l’umiltà; Se sei capace di rinnovare costantemente i primi e rafforzare la seconda, hai due qualità fondamentali su cui crescere senza preoccuparti del tizio o caio di turno che scrive o degusta più di te perchè ha più tempo. Nessun potrà mai avere la possibilità di maturare un senso critico migliore del tuo – che stando a contatto con il pubblico tutti i giorni – potrebbe essere capace di affinare anche la benchè minima sfumatura di un argomento. Però bisogna essere capaci di discernere ciò che è banale da ciò che ha valore, e questa è una qualità umana che c’entra poco con l’essere un bravo sommelier o no, è semplicemente intelligenza”. ( A. D.)

Un paio di settimane fa leggevo su facebook di POZZUOLIdice, la nuova iniziativa editoriale messa su da Luigi Ciccarelli, amico di vecchia data e giornalista (collabora con Il Mattino), che assieme ad un nutrito gruppo di giovani motivati pubblicano questa newsletter quindicinale per dare una nuova voce al territorio flegreo. Così mi è passato per la testa quanto potesse essere utile raccontare di enogastronomia, magari di territorio, al territorio stesso. Invero, la velocità con la quale la tecnologia va “pre-pensionando” ogni qualsivoglia forma di giornalismo stampato lascia senz’altro riflettere su quanto possa rappresentare un passo indietro trasferire – contrariamente a quanto accade oggi –  contenuti scritti per il web al cartaceo; Ma, se solo pensassimo a quanti continuano a subire ancora troppo passivamente la rete (tra l’altro, spesso additata di essere superficiale, quando non autoreferenziale) soprattutto laddove si parla poco del nostro comprensorio se non in riferimento a fatti di mera cronaca e comunque quasi sempre con accezioni negative, ecco che l’idea di ritornare all’origine di una comunicazione più tangibile mi ha subito conquistato lasciando acquisire all’idea iniziale forme e sostanza piuttosto considerevoli, uno strumento decisamente alla portata di tutti.

Così dopo una piacevole chiacchierata con il direttore responsabile, L’Arcante sbarca in edicola, su POZZUOLIdice, e lo fa – spero – nel migliore dei modi possibile e con i migliori auspici: parlare, con parole semplici, di territorio, al territorio!

Da domenica 23 Gennaio quindi, con uscita quindicinale – salvo la ferma volontà da parte dell’editore di rendere la pubblicazione più frequente – su POZZUOLIdice troverete una intera pagina dedicata all’enogastronomia, flegrea anzitutto ma che non disdegnerà di guardarsi intorno per dare voce e visibilità a ciò che più ci colpisce, piace, conquista della nostra straordinaria terra. Uno spazio dedicato ed aperto a tutti, che vuole raccontare diVino, diCibo  e di tutto quello che ruota intorno all’enogastronomia; Se son rose, fioriranno.

Un anno di blog, dalla velleità di stare al di sopra delle parti al silenzio di Striscia la notizia…

20 novembre 2010

La settimana scorsa L’Arcante ha soffiato sulla sua prima candelina on line, subito ci siamo sentiti in dovere di condividere tale ricorrenzapostando innanzitutto vivissimi ringraziamenti ad indirizzo di chi ogni giorno ci segue e ci sprona a continuare nello scrivere le pagine del nostro diario enogastronomico, ma anche di ribadire – purtroppo pare non essere mai abbastanza farlo –  la libera ispirazione alla quale ci rifacciamo (qualcuno la chiama indipendenza!) per ogni singolo post trattato dal sottoscritto, da Ledichef e da chi, di tanto in tanto ama lasciare una sua traccia sul nostro blog.

Detto questo, il clima domenicale, mi solleticava l’idea di ripercorrere, brevemente, il percorso camminato in un anno di posts: temi, luoghi, persone, ma anche vini e piatti che più ci hanno e più vi hanno appassionati nella lettura quotidiana delle nostre pagine, schegge più o meno impazzite di un puzzle sempre più avvincente che ad oggi viaggia più o meno stabilmente sulla media di 7.000 (settemila!) visite al mese. Non male, direi…

I Luoghi: quelli vissuti con i piedi ben piantati nella terra e quelli ancora da camminare, per farsi attraversare da esperienze reali e non virtuali: veni, vidi, vici. Senza null’altro da aggiungere!

Il vino: la vita mia! Mai avrei sognato di diventarne così dipendente, invero ho sempre immaginato che avrei fatto della mia passione iniziale (avevo meno di vent’anni) la professione di tutta una vita. Senza entrare troppo nel merito, mi accorgo ogni giorno di un mondo in continuo movimento ed evoluzione (talvolta pur con le sue involuzioni, ma tantè…), impossibile quindi da seguire stando semplicemente alla finestra, o peggio, seduti dietro ad una scrivania. Proprio non riesco a capire come fanno certi a trattare così superficialmente un argomento così complesso e profondamente legato a tutta una serie innumerevoli di fattori quali luoghi, vigne, persone impossibili da decifrare senza metterci bene le mani in pasta! Della serie, i vini prima di raccontarli vanno bevuti!

Il cibo: una passione infinita, e si vede, mea culpa? Per niente! Sono le esperienze che fanno cultura, conoscenza, capacità di confronto; Non solo stando seduti alla tavola di tizio o di caio, ma anche sforzandosi di capire un piatto sin dalla sua origine, dall’idea dello chef, dagli ingredienti, dal suo valore, talvolta palese come altre volte effimero, ma sempre da tenere in considerazione per comprenderne il significato: il tutto condensato dal grande rispetto verso la gastronomia ed  i suoi protagonisti.

Le persone: Un piacere da non perdere mai, quello di scoprirne nuove, stringervi le mani, incrociare gli sguardi ed i sorrisi, quando serve fare domande, quelle giuste o più semplicemente, quattro chiacchiere. Perché in un mondo sempre più virtuale non basta comunque  facebook per sentirsi in collegamento con il mondo, soprattutto quello enogastronomico, in continuo movimento ed evoluzione. E’ successo, tanto per citare un esempio proprio sotto casa, con Marianna Vitale e Pino Esposito del Ristorante Sud a Quarto: due giovanissimi, sbucati all’improvviso nel nulla o quasi della monotona periferia napoletana – praticamente come una rosa nel deserto. A ragion del vero sono subito assurti come il fenomeno del momento in Campania, a cui nessuno, nemmeno le guide ai ristoranti più autarchiche – ed il web in questo è stato un gran volano – è sembrato voler far mancare immediatamente una visita, tanto dall’indurre a pensare quanto sia più grande la necessità di rinnovamento, l’impellenza quasi, che si respira nella ristorazione italiana più che la mera difficoltà di emergere, proporsi, affermarsi. A patto naturalmente che – come nel caso citato – siano il puro talento e la voglia di crescere a sgomitare e non il solo spirito imprenditoriale dei soliti coglioni di turno!

La curiosità: quella che non ci facciamo mancare mai, per intenderci, il sale della vita, almeno per un sommelier. Quella che ci aiuta a vivere con maggiore piglio ognuna delle esperienze professionali che ci formano e caratterizzano e quella che ti prende quando ti ritrovi ad osservare e non ti basta guardare perché vorresti capire. Così ci piace, giusto per citare alcuni passaggi di quest’anno sul blog, aver chiesto ai curatori delle maggiori guide gastronomiche italiane come si muovono per raccontare lo stato delle arti della nostra ristorazione. O come per esempio – e questo ci è piaciuto meno – quando abbiamo incontrato Max Laudadio, persona attenta e disponibile oltre che simpatica – e che oltretutto personalmente ritengo un tipo in gamba – a cui successivamente, con il suo benestare, abbiamo posto delle domande in merito alla querelle Fornelli Polemici (ricordate?) alle quali però non è stato possibile ricevere risposte per il veto, così ci è stato riferito, posto dalla redazione di Striscia. Un gran peccato!

Il futuro: oggi già lo è. Il lavoro, gli amici e tutto il resto; coltiviamo il futuro per vivere più serenamente il presente ed apprezzare di più il passato. Guardare sempre con occhi nuovi al futuro ci piace, ma non ne facciamo una fissa, proprio per goderci meglio il presente. Mi dico di sovente, il futuro è lì, saprà aspettarci. E’ questa una ragione in più per la quale non amiamo programmare ciò che scriviamo su questo blog, vogliate pertanto perdonarci quando non troverete aggiornata l’home page, ma non abbiamo ancora maturato la capacità di scrivere per inerzia. E questo, potete starne certi, è una delle poche passioni che lasciamo volentieri ad altri!

Un anno di blog, la nostra prima candelina

14 novembre 2010

Ieri, appena un anno fa – era il 13 novembre 2009 – passava on line il primo post del diario enogastronomico di un sommelier. In verità le prove tecniche di messa in rete andavano avanti già da un paio di settimane, ma per chi come noi col computer vive più o meno lo stesso rapporto che si ricorda dell’uomo con la scoperta del fuoco, i tempi spesi riteniamo essere stati più che minimi.

Inutile ripercorrere ancora una volta la nostra storia, fare sfoggio delle migliori e più illuminanti motivazioni che ci hanno spinto a sdoganare il 2.0, è tutto scritto e sotto gli occhi di tutti su queste pagine, a portata di clic, come si direbbe. Una cosa però la vogliamo scrivere, sentiamo anzitutto l’esigenza di ringraziare tutti coloro che liberamente ispirati si iscrivono quotidianamente alla newsletter di questo blog, tanti, tantissimi per le nostre aspettative come tante sono le persone che ogni giorno fanno registrare almeno un passaggio su queste pagine. Ma più dei numeri siamo orgogliosi dei nomi, della qualità degli utenti che frequentano L’Arcante; molti sono colleghi sommeliers, spesso in cerca di un riscontro alle proprie esperienze più che di comunicati o uffici stampa tutti uguali, con i quali oltretutto, fuori dalle righe del blog, riusciamo anche a parlare di tanti altri argomenti che attraversano trasversalmente il mondo enogastronomico e che spesso possono risultare off topic da trattare in rete ma certamente utili come esperienza di vita. Altri sono cronisti del web, in cerca magari di cosa succede dalle nostre parti, qualche altri stimatissimi giornalisti che ringrazio per l’onorevole sostegno, tantissimi invece gli appassionati, a quanto pare gli utenti più attenti ed esigenti. A tutti quanti un grazie di cuore grosso così, veramente!

Detto questo, senza entrare troppo nel merito filosofico, e al netto di un linguaggio tanto sofisticato quanto fine e se stesso, a qualcuno sempre molto caro, è d’obbligo ribadire che questo è un semplice diario enogastronomico, cioè un contenitore di idee, progetti, esperienze, vissuti con passione ed emozione ed appartenenti a persone vere, in questo caso al sottoscritto e per quanto Letizia lo consenta, alla compagna di viaggio (e moglie) di sempre Lilly Avallone. Non si ambisce a fare giornalismo, non ci interessa, lo lasciamo fare ben volentieri ad altri certamente più capaci e soprattutto qualificati; non desideriamo nemmeno essere sul pezzo, come si suol dire, quasi per natura infatti alla sempre più frequente ostentazione della presenza opponiamo il sottile dispiacere di non poter esserci.

Una cosa però è certa, ci teniamo a dire la nostra, a raccontare le nostre esperienze, siano esse professionali che umane, a condividere quindi la nostra passione con chi il mondo del vino lo vive con amore e lo beve per piacere, anche per lavoro, ma giammai per mero interesse economico.

Angelo Di Costanzo & Lilly Avallone

Firenze, Wine Camp 2010: e il vino va in rete!

25 settembre 2010

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa importante iniziativa che vede impegnati tra gli ideatori e promotori il nostro caro amico Andrea Gori alias “sommelier informatico”.

Firenze, 2 Ottobre 2010. WineTown si avvicina a grandi passi e il Comune di Firenze sta finendo di allestire il particolarissimo palcoscenico dove prenderà vita il primo WineCamp italiano dedicato alla nuova comunicazione del vino: quindi spazio a etichette e design, il packaging e le campagne di comunicazione ai tempi dei blog e del social marketing. Sarà questa soprattutto una occasione formidabile per mostrare alle 120 aziende protagoniste e ai 12 consorzi e associazioni partecipanti cosa sappiamo fare noi geek e non solo…

Il convegno  si trasformerà poi in un workshop in cui, aziende e bloggers, entreranno in contatto per chiarirsi e scoprire che parte del futuro del vino passa dai nuovi elementi della comunicazione grafica e visuale, dal web, dai social networks e dai blog. Per i blogger che presenteranno la propria esperienza nel pomeriggio durante il Camp abbiamo provveduto ad organizzare un pranzo e un aperitivo serale in due fascinosi locali della vita notturna fiorentina  (il Torre 69 e il famosissimo Dolce Vita in Piazza del Carmine) e farvi avere per tutta la durata di WineTown un accesso gratuito wi-fi e una wine card per i vostri assaggi in giro per la città.

Continua a leggere qui per conoscere tutti i dettagli del programma.


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