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Taurasi Riserva B. M. 2009 Joaquin Avellino

29 maggio 2021

Taurasi, red passion! Proviamo a guardare a questo straordinario vino campano con gli stessi occhi di chi si approccia ai grandi vini italiani, riferendoci cioè non più semplicemente al vitigno originario o alla menzione legislativa della denominazione, bensì alla sua tipicità proveniente da territori e microclima specifici, se non addirittura da una singola vigna.

Sono queste bottiglie emozionanti, rappresentative, se vogliamo didattiche, perché in fondo una bottiglia di Taurasi muove tante sensazioni a un degustatore ma continua ad avere maledettamente bisogno, oggi più che mai, di veri e propri ambasciatori capaci di appassionarsi, che abbiano sete di conoscenza e siano propensi alla sua giusta valorizzazione, ben oltre le aziende, in grado certo di svolgere un grande lavoro nella salvaguardia di un territorio, di qualità nella produzione, ma c’è necessità soprattutto di validi professionisti capaci di coglierne appieno il valore e che lo sappiano poi comunicare agli appassionati avventori.

Vieppiù tocca farlo con bottiglie suggestive ed evocative come queste, prodotta da Joaquin Avellino, l’azienda Madre di Raffaele Pagano che a suo tempo immaginò, con le straordinarie uve Aglianico provenienti dalle vigne vecchie di Paternopoli, un rosso di tale intensità e longevità; siamo sul Versante Sud, in Alta Valle irpina, dove il vigneto a bacca rossa assume una quota di rilevanza notevole, talvolta esclusiva, distribuito nei comuni di Castelvetere sul Calore, Montemarano, Castelfranci e, per l’appunto Paternopoli¤, areali questi tra i più vocati della docg del Taurasi.

E’ perciò un Taurasi Riserva destinato ad un lungo affinamento in legno oltre che in bottiglia – sino a dieci anni -, prima della sua uscita dalla cantina-laboratorio di Montefalcione; vino che reca in etichetta un nome velocemente ”siglato” con B.M., invero ispirato alla Venerabile Confraternita della Buona Morte, un messaggio nemmeno tanto subliminale posto a condizione di un nettare evidentemente immortale se non sino all’incontro cruciale con quei palati più attenti ed esigenti in grado di sancirne dopo anni, appunto, una buona e giusta fine.

Godiamo di un rosso duemilanove maturo e intenso, dal naso ampio che mette in riga sentori fruttati maturi e spezie fini, erbe di montagna e sottobosco, dentro al calice ci troviamo pennellate di austerità, un pot-pourri di frutta secca, olii ed e aromi complessi, fragranza di cedro e sandalo, finanche tabacco, l’accompagnano un sorso misurato e intransigente, brevemente amarognolo sul finale di bocca. Sono anche bottiglie come queste che ci lasciano intuire tutto il grande potenziale del Taurasi, a tutti gli effetti uno dei grandi rossi italiani. 

© L’Arcante – riproduzione riservata

Campania bianco Dall’Isola 2018 Joaquin

8 ottobre 2020

Torniamo a godere di un bianco che ci sta particolarmente a cuore, uno dei pochissimi vini prodotti con varietà autoctone coltivate da sempre sull’isola di Capri che merita degna attenzione.

Dall’Isola duemiladiciotto resta una produzione estremamente limitata, anche per questo preziosa e imperdibile, le uve Ciunchese (Greco), Falanghina e Biancolella provengono da piccole ”pezze” di natura sabbiosa coltivate in maniera tradizionale perlopiù col sistema dello Spalatrone Puteolano, talvolta collocate in luoghi impervi e suggestivi come ad esempio l’affaccio sul Golfo di Napoli di Villa San Michele ad Anacapri, il comune più alto dell’Isola, ai piedi del Monte Solaro.

Raffaele Pagano a Capri non ci è arrivato certo per caso, sono ormai oltre dieci anni che produce puntualmente il bianco Dall’Isola, riconoscendovi in questa piccola produzione, sin da subito, tutto il potenziale di una grande sfida avvincente; lui, già produttore di spiccata originalità in quel di Montefalcione, con vigne anche Lapio e Paternopoli, ci aveva già abituati a vini mai banali, segnatamente autentici, talvolta fuori dagli schemi tant’è che la sua opera qui come altrove resta una vera e propria ”cantina laboratorio” per i vitigni autoctoni campani.

Dicevamo quindi Ciunchese (Greco), Biancolella e Falanghina selezionati, è proprio il caso di dire, acino per acino, con una piccola percentuale lasciata surmaturare in pianta: questo delizioso bianco ha colore paglierino tenue, è luminoso e intriso di piacevolissimi sentori molto invitanti, profumi floreali e sfumature agrumate assai suggestive, ci trovi dentro caprifoglio e camomilla, ma anche fieno ed erbe mediterranee, limone e cedro. In bocca è asciutto, possiede un ottimo slancio gustativo che ammanta il palato di sana freschezza e chiude sapido e minerale un sorso davvero gustosissimo, con quell’11,5% in volume di alcol in etichetta! Un tempo se ne facevano solo una manciata di magnum, da qualche anno se ne producono poco più di 2000 bottiglie l’anno!

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© L’Arcante – riproduzione riservata

Anacapri, Axel Munthe a Villa San Michele 2014 Joaquin dall’Isola

4 agosto 2015

Quando portammo a termine la vendemmia ad Anacapri¤ né io né Raffaele sapevamo cosa sarebbe successo di lì a qualche mese. Finita la raccolta, finita la stagione, poi come ogni anno negli ultimi anni un forte abbraccio e a presto risentirci per gli aggiornamenti sull’affinamento in cantina.

Joaquin dall'isola 2014 - foto L'Arcante

Da lì sono finito a Milano, lui in giro per il mondo. Nel mezzo Buon Natale e buon anno! Non ci siamo persi di vista un attimo, ho solo cambiato vita, io, lui non mi risulta (ancora). Il vino venuto fuori da Villa San Michele adesso sta tutto in bottiglia. Poca roba, certo, ma quanto vale! Un paio di pezze cinte da muretti a secco, perlopiù piantate con falanghinaciunchese (greco) e biancolella allevati in maniera tradizionale col sistema puteolano dello Spalatrone.

Questo è Joaquin dall’Isola Axel Munthe a Villa San Michele 2014. E’ un bianco mediterraneo audace e sgraziato, luminoso e salmastro, invitante ed avvolgente. Ci senti il mare dentro, e tutta la freschezza di questo lembo di terra spazzato costantemente dal vento e dalla salsedine.

Per la prima volta nella sua storia, grazie a Raffaele Pagano¤ e al Console Staffan De Mistura si è riusciti finalmente a portare a termine qui ad Anacapri un progetto di enorme prospettiva di rilancio della viticoltura isolana, non certo in termini di quantità visti i pochi preziosissimi filari a disposizione ma di grande valore culturale perché avviene proprio qui in uno dei luoghi più suggestivi e visitati dell’isola Azzurra, la casa museo di Axel Munthe.

Nella foto Daniele Briola, ass. Sommelier al Capri Palace¤.

© L’Arcante – riproduzione riservata

Fiano di Avellino Vino della Stella 2012 Joaquin

5 dicembre 2013

Raffaele Pagano è in piena ‘vendemmia’, comincia a raccogliere i frutti di un durissimo lavoro che lo vede, in prima persona, a girare il mondo coi suoi vini da cinque anni ininterrottamente.

Raffaele Pagano - foto L'Arcante

Frutti che hanno il sapore dolce del consenso e il valore prezioso del riacquisto, frutti che raccoglie con entusiasmo non a fiere e sagre di paese ma presso clienti e posti Top dove qualcuno convintamente ha scelto di avere anche i suoi i vini. Un investimento che se volessimo fargli due conti in tasca probabilmente recupererà giusto tra una decina d’anni ma che lo colloca di già tra i più autorevoli produttori irpini.

Un fatto per la verità non nuovo a chi lo segue da tempo. Anche perché di applausi e recensioni positive¤ ai suoi vini c’è ne sono a bizzeffe ovunque nella letteratura enoica degli ultimi anni – ‘Joaquin come una maison d’Haute Couture’ qualcuno ha cominciato a pensare -, lui però è rimasto sempre un po’ dimesso, frequenta pochi panel e roadshow (non ha tante bottiglie da dare a destra e a manca) e questo lo tiene costantemente un po’ fuori dal cerchio magico dei ‘graditi’ fianisti, tanto per dirne una.

Aggiungo, non senza un filo di ironia che ahimè lui è forestiero, tra l’altro non ha (ancora) vigne di proprietà per dirsi abbastanza vignaiolo (secondo qualcuno ben pensante) e nemmeno una produzione di fiano, greco, aglianico, falanghina, coda di volpe seriale ogni anno costante e numericamente importante per figurare tra le aziende irpine di riferimento. Uno sfigato insomma, verrebbe da pensare, nonostante una cantina – bella imponente – a Montefalcione, collaborazioni di tutto rispetto (Maurizio De Simone, Sergio Romano per dire) e una continua ricerca a tappeto sul territorio che lo ha condotto a conoscere palmo palmo tutte le vigne del circondario. E progetti sempre vivi e innovativi, quando non preziosi o rari come vinificare l’aglianico in bianco o fare un fiano da sole piante centenarie¤. Per non parlare del rilancio della viticultura a Capri¤.

Fiano di Avellino Vino della Stella 2012 - foto L'Arcante

Tornando a noi, mi è piaciuto molto questo Vino della Stella 2012. Ancorché memore di un timido ma già promettente esordio del 2009¤ diventato poi solo col tempo grande e maturo: il primo assaggio di questo duemiladodici s’è rivelato invece già davvero superbo. Ha un naso scattante e propulsivo, con sentori e riconoscimenti che si sovrappongono con freschezza e minuzia impressionante, da grande fiano moderno. Teso, sapido e lungo il sorso che non soffre la struttura importante. 4500 bottiglie da una vigna di 4 ettari in Contrada Fortuna a Montefalcione. Per i prossimi 4/5 anni ci sarà da togliersi ancora belle soddisfazioni, Raffaele caro.


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