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Fiano di Avellino 2011 Pietracupa

11 dicembre 2013

Dovessi scegliere tra i fiano di Avellino in circolazione quello con il rapporto prezzo-qualità più sorprendente questo qui di Sabino Loffredo si giocherebbe alla grande il podio più alto.

Fiano di Avellino Pietracupa 2011

L’impianto è solido e promette ancora buona evoluzione, bello già il colore carico e luminoso. A cercare il pelo nell’uovo il profilo organolettico manca forse di quello scatto mordace a cui siamo abituati nei vini di Pietracupa, qui abbastanza sobrio; di certo l’annata è stata letta più che bene, gestita con coraggio nonostante il caldo di quell’anno spingesse molti a vendemmiare in fretta e furia facendo poi vini sostanzialmente più magri e verticali.

Gli ha fatto bene stare in bottiglia, non a caso pare tra i più performanti fiano duemilaundici in circolazione. È un piacere starci col naso nel bicchiere, offre rimandi varietali di grande autenticità e in fin dei conti trovo di giustezza anche il sorso, pulito, rinfrancante, sapido, assai piacevole soprattutto se accompagnato con pietanze poco salsate.

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Aspettando il ‘G’… Greco di Tufo 2011 Pietracupa

7 maggio 2013

Come spesso accade ai degustatori seriali anche agli appassionati più attenti piace fare ricorso a riferimenti trasversali quando un vino colpisce l’immaginario, in particolar modo quando questi smuove il caos della memoria e ripropone prepotentemente vecchie esperienze piacevoli da ricordare.

Greco di Tufo 2011 Pietracupa - foto A. Di Costanzo

I vini di Sabino Loffredo, i bianchi in particolar modo, sono sempre più un porto sicuro dove rifuggire da tentennamenti. Poco tempo fa ricordavo quanto si sia alzata l’asticella qualitativa della proposta bianchista regionale grazie anche a vini come il suo splendido Cupo¤, che nella versione duemiladieci regala sorsi maledettamente avvincenti e appaganti. Non è da meno il greco 2011: luminoso, cangiante quasi, offre un ventaglio delizioso fitto di richiami agrumati unitamente a ritorni minerali chiarissimi, nonché un sorso sgraziato, di sostanza e di rassicurante freschezza.

Come è noto abbiamo in parte superato quella vecchia consuetudine di metter fuori al più presto i vini d’annata, guadagnandoci di apprezzare un greco di Tufo piuttosto che un fiano di Avellino più armonici e ‘pronti da bere’ quando ci arrivano nel bicchiere. Così pensati questi vini hanno saputo farsi strada emergendo di slancio grazie soprattutto alla forte personalità, a dispetto di quel mare magnum di chardonnay e pinot grigio che avevano monopolizzato l’offerta dei ristoranti italiani tra gli anni ’70 e tutti i ’90. Le cose per fortuna sono cambiate da un po’ di tempo, di strada ce n’è ancora tanta da fare ma una nuova visione della faccenda fa sicuramente ben sperare soprattutto grazie anche alla crescente attenzione che i consumatori stessi ci mettono nello scegliere un vino dalla carta di un locale.

Così, a poco meno di un anno mezzo dalla vendemmia, di cui buona parte spesi in bottiglia, riusciamo a godere a pieno del lavoro maniacale fatto nei tre ettari e mezzo tra Santa Paolina e Prata Principato Ultra e dell’impegno magistrale profuso in cantina riconducibili ad una precisa ed originale interpretazione, che fa della sua verve minerale una forza della natura impressionante e, contemporaneamente, del tempo che verrà solo una proiezione senza alcun timore reverenziale. In attesa del ritorno dell’indimenticato ‘G’ in versione 2010, di cui si dice in giro già un gran bene, questo greco vale più di una consolazione!

Il Cupo 2010 di Pietracupa è un grande vino!

3 aprile 2013

Sembra facile lasciarsi andare a facili entusiasmi dinanzi a certe bottiglie, costruirci sopra magari architetture letterarie senza precedenti, talvolta anche impetuose, assai istintive, emozionanti, suggestive.

Campania Fiano 2010 Cupo Pietracupa - foto A. Di Costanzo

Con il Cupo 2010 è ancorché semplice sebbene pienamente ispirato, e continua ad esserlo in maniera perentoria ogniqualvolta mi ci avvicino, da un anno a questa parte, per coglierne le sfumature.

L’ho messo sin da subito tra i miei migliori assaggi dell’anno passato, anzi, il miglior bianco in assoluto passatomi per mano nel 2012¤. Un azzardo forse un anno fa, per un vino se vogliamo in fase embrionale, solo parzialmente espresso, eppure già assolutamente emozionante, teso e vitale con una propulsione gustativa incredibilmente dinamica.

Ha grande stoffa questo fiano di Sabino, sulla carta un igt Campania, per scelta non certo per le origini che stanno sempre là tra quei 3 ettari e mezzo a Montefredane, luogo d’elezione del fiano di Avellino di cui Pietracupa continua ad essere tra i più degni e sicuri interpreti in circolazione. Il duemiladieci¤ si sa, ha consegnato un millesimo di grande prospettiva, vini di notevole consistenza, pregevole tessitura e questo riassaggio conferma con quanto entusiasmo ci si possa aspettare, riuscendone a conservare qualcuna di queste bottiglie, un bianco fuori dal tempo ma a pieno titolo nella storiografia del varietale.


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