Posts Tagged ‘montemarano’

A proposito dell’aglianico e del Taurasi

17 dicembre 2013

È assai piacevole bere con Nando, con lui si aprono continuamente nuovi fronti di discussione interessanti. Non ultimo quello su quanto si stia gestendo male (secondo lui) l’anima più pura di uno dei più grandi vitigni italiani, l’aglianico, costantemente in balìa di pittoresche rappresentazioni ed interpretazioni ad uso e consumo di un mercato a dir poco strampalato (secondo me) e produttori sempre più confusi (secondo entrambi).

Nando Salemme, patron dell'Abraxas Osteria - foto A. Di Costanzo

La goccia (di vino) che ha fatto traboccare il vaso è stata versata sul confronto su due bottiglie 2008, un aglianico per così dire base ed un Taurasi, entrambe dello stesso produttore. Il primo vino, per quanto buono correva sul fil di lana: assai etereo, maturo, risoluto, buono ma praticamente arrivato. Il secondo, manco a dirlo, con ancora tanta strada da fare, succoso, balsamico, speziato, nerboruto: il grande rosso che ci aspettavamo insomma.

Fin qui tutto possibile se non per il fatto che il primo è ancora in listino (praticamente da tre anni) e proposto come vino d’annata, l’entry level per capirci. Scelta aziendale? Opinabile, o più semplicemente vino invenduto, con le annate successive vendute magari tutte o in parte sfuse per ovviare ai costi di gestione. Boh, però qui mi fermo perché le ragioni di una scelta del genere ha mille risvolti che poco interessano alla discussione. Almeno per ora.

Mi preoccupa, ci preoccupa invece, il fatto che in molti soprattutto tra i piccoli produttori irpini di cui ci siamo innamorati in questi anni stiano sistematicamente rinunciando a dare spazio ai loro vini base puntando quasi esclusivamente a fare vini ‘top gamma’ da lungo invecchiamento abbandonando un poco alla volta la produzione di aglianico destinato ad un consumo più immediato. Che tra l’altro è quello che maggiormente ha contribuito alla loro iniziale crescita economica nonché a conquistare appassionati e professionisti proprio come il nostro buon Nando.

Aggiungo il pericolo di un’omologazione verso il basso, invero già palpabile laddove non c’è quell’esperienza necessaria per gestire il vitigno ed il vino per una produzione proiettata nel tempo, evidenza ogni anno abbastanza palese nelle numerose degustazioni all’Anteprima Taurasi. Non ultimo lo smarrimento evidente che ci prende un po’ a tutti davanti a certi bicchieri dove a dominare dovrebbe essere l’uva, magari con l’anima, la scienza e la bravura di chi la lavora e non certo il tempo.

Abbiamo già assistito al fallimento istituzionale della genialata della Campi Taurasini che ha, d’un colpo, fatto lievitare il prezzo delle bottiglie dei secondi e terzi vini di alcuni produttori facendole praticamente scomparire dal mercato, un suicidio che unito alla crisi le ha letteralmente tagliate fuori dalle tavole soprattutto in quei locali dove meglio funzionavano, cioè Winebar ed Osterie tout court con una cucina all’altezza, posti ben frequentati da una clientela magari meno danarosa ma molto disponibile a lasciarsi consigliare. Insomma miei cari vignaioli irpini, su, un po’ più di coraggio, un’altro (secondo) aglianico è possibile!

Castelfranci, Taurasi Riserva Alta Valle 2007

5 marzo 2013

Anche per il Taurasi l’annata 2007 è ben nota a tutti per essere stata tra le ultime più calde, eppure sembra consegnarci, soprattutto in aree così chiaramente caratterizzate da un microclima particolare, vini abbastanza equilibrati, con un frutto ben espresso, sempre in primo piano, se vogliamo quindi immediatamente leggibili ma anche dalle buonissime prospettive evolutive.

Taurasi Riserva Alta Valle 2007 Colli di Castelfranci - foto A. Di Costanzo

Colli di Castelfranci¤ è una solida realtà nel panorama irpino, con un vigneto di proprietà di circa 25 ettari di cui ben 20 piantati ad aglianico; siamo sul versante Sud della denominazione, nell’areale forse più particolare della docg con vigne che proprio tra Castelfranci, Montemarano e la vicina Paternopoli vanno sfiorando tranquillamente i 650 metri sopra il livello del mare, con condizioni climatiche, come accennato, assai particolari, quasi da viticoltura di montagna.

Dell’azienda è presto detto: è giovane, dinamica, molto aggressiva sul mercato. La pulizia e la franchezza espressiva dei loro bianchi, a me piace molto ad esempio anche come lavorano il fiano di Avellino, fa il paio con rossi talvolta ruvidi, arcigni ma pur sempre di ragguardevole fruibilità degustativa, tra l’altro tutte le volte riconoscibilissimi e proposti con un rapporto qualità-prezzo molto fortunato. Non a caso proprio il loro Taurasi “base” rimane tra i più interessanti di quelli a buon mercato.

Di notevole levatura è anche questo Riserva Alta Valle 2007, dal naso ricco di fascino e dalle spalle belle larghe per sopportare, secondo me con una certa tranquillità, tanti anni a venire. Il timbro è quasi violaceo, fitto e profondo. Dai primi sentori di prugna, poi marasca e ribes nero si va quasi subito su note più intransigenti di tabacco bagnato, caffé in polvere e liquerizia. Il sorso è ricco di sostanza, poderoso e lungo, con un ritorno assai costante sul frutto; il tannino poi, ruvido e graffiante com’è sembra quasi masticarlo nonostante il controcanto dei 15 gradi in alcol. Va bevuto con attenzione questo Taurasi, forse anche con moderazione, magari ben accompagnato in tavola, ma senza dubbio va bevuto, e con grande piacere.

© L’Arcante – riproduzione riservata

Un po’ di Greco di Tufo Cardenio 2011 Amarano

14 gennaio 2013

L’azienda, va ricordato, mi appassiona soprattutto per i suoi rossi¤, in continua crescita, come tra l’altro ho avuto modo di raccontare in più occasioni su queste pagine. Come spesso accade però, per certe piccole realtà in particolar modo, non si fa mai a meno di mettere in carnet uno o due bianchi per meglio navigare le maglie del mercato.

Greco di Tufo Cardenio 2011 Amarano

Per la verità l’idea di base dei Romano¤ rimane puntare col tempo a circoscrivere il loro impegno, anche coi vini bianchi, all’interno del territorio taurasino, sino ad arrivare magari a produrre vini con sole uve di proprietà; ne è testimonianza il nuovo impianto a coda di volpe di circa due ettari proprio dinanzi alla casa di famiglia a Montemarano, poco distante da contrada Torre, di fronte le coste dei colli di Castelfranci. Frattanto però, grazie anche ai buoni consigli dell’enologo che li segue, Carmine Valentino, tra i più validi e bravi tecnici che lavorano sul territorio, si è cominciato a mettere in bottiglia fiano di Avellino e greco di Tufo conferiti rispettamente dalle zone classiche di Lapio il primo e Santa Paolina il secondo. 

L’impronta di questo greco duemilaundici è quella di un vino in forma e pronto da bere: abbastanza ricco nel colore paglierino, dal naso di ginestra e pera matura con candidi richiami di fresca camomilla. Il sorso è piuttosto sapido, colpisce per la ricca struttura sostenuta però da una discreta acidità che gli dona una beva confortevole, fluida, rotonda. Tra l’altro, manco a farlo apposta, l’ho messo in tavola con delle Pappardelle al sugo di carne e funghi champignon, un primo piatto non proprio di richiamo bianchista sul quale però se l’è cavata davvero alla grande. Uno smart buy che in cantina viene via a poco più di 6 euro.

Montemarano, Taurasi Nero Né ’08 Il Cancelliere

13 novembre 2012

A volergli bene a Soccorso Romano ci metti davvero poco, basta uno sguardo tutt’intorno la casa lì a Montemarano e farsi un’idea di quanto lavoro, quanta fatica ci mette là in vigna.

Il suo lavoro però, dice, si ferma lì, sulla soglia della piccola e minuta cantina proprio sotto la casa, ricavata da un vecchio cellaio sistemato alla meglio per contenere, per quanto è possibile, tutti i piccoli e grandi carati in legno. Un po’ più in là, poco dopo il cortile, c’è invece l’area di vinificazione, a ridosso di un’altro piccolo capanno rimesso completamente a nuovo qualche tempo fa. “Da qui in poi… – ripete, indicandomi genericamente la nuora -, ci mettono le mani loro…” che invero vuol dire Antonio di Gruttola, i figli e quindi proprio lei, Rita Pizza, infaticabile donna di casa, nuora di Soccorso ma ormai cantiniera tout court nell’azienda di famiglia. 

Lui non ne vuole sapere di metterci le mani tra i tini, le vasche e le botti. Il suo lavoro è in mezzo alla terra, portare la vigna e i suoi frutti al compimento del suo ciclo biologico intervenendo quel poco o nulla che serve, o come solo lui sa; per avere una pianta stressata il giusto, grappoli sanissimi e un frutto integro, sino a quando è necessario per una perfetta maturazione fenolica. Da quelle piante, da quell’uva, dalle cassette che lui stesso non manca di montare in spalla sino in cantina, c’è – sempre – il meglio che si potesse ottenere quell’anno. “Poi sono tutti fatti loro…” chiosa orgoglioso.E di un vino del genere si può solo essere orgogliosi. Questo Taurasi 2008 è il manifesto di un intero areale, quello di Montemarano, di straordinaria vocazione. Nero Né in tutto e per tutto. Il colore è vivissimo, puro inchiostro nero, con accentuate nuances viola sull’unghia del bicchiere del vino. Il naso è subito un portento, è necessario però lasciarlo respirare, si porta dietro ancora una nota fumé/dolce di un legno ancora non del tutto digerito; ma gli bastano pochi minuti nel bicchiere, ancor meno se ci si preoccupa di caraffarlo per tempo.

E’ un aglianico di straordinaria intensità, con un felicissimo slancio fruttato, buccioso, tabaccoso, che si arricchisce di sfumature di liquirizia, cioccolato, pepe nero in grani. In bocca è polposo, croccante, senti il frutto ammantare le gengive, tingere il palato, mentre i tannini lavorano ai fianchi e risolvono il sorso: fresco, pulito, che sa di amarena e mirtilli appena morsicati. Non vorrei esagerare, ma ci tengo proprio a farlo: un piccolo grande capolavoro, non solo per il mio cuore!   


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