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Pozzuoli, ecco il programma delle Masterclass 2020 di ASPI Campania

18 dicembre 2019

ASPI, l’Associazione della Sommellerie Professionale Italiana, l’unica associazione italiana membro dell’ASI (Association de la Sommellerie Internationale), è impegnata in queste settimane nella programmazione degli eventi dedicati al vino del prossimo anno 2020.

Tra le varie attività in programma, già da Gennaio 2020, vi sono alcune MASTERCLASS per i soci Sommelier e Mastro Coppieri, nonché per gli appassionati, dedicati a territori, vini, persone e progetti di grande rilevanza per il mondo del vino, a cominciare dal Progetto ‘’I Campi Flegrei’’ che entra a pieno titolo nel programma di formazione dei corsisti del 1° e 2° livello di Napoli.

Seguiranno, grazie al pieno sostegno del Presidente nazionale, il miglior Sommelier del mondo Giuseppe Vaccarini e del coordinatore regionale e Vice Presidente nazionale Ciro Laringe, delle MASTERCLASS sull’AGER FALERNUS¤, a febbraio, in collaborazione con il Consorzio ViTiCa, sul Progetto FEUDI STUDI¤ dell’azienda FEUDI DI SAN GREGORIO a marzo e, in Aprile, una storica verticale del Pallagrello bianco Le Sèrole di TERRE DEL PRINCIPE¤.

ASPI Campania, oggi più che mai, è impegnata nel rafforzare la figura di Alta professionalità che ogni Sommelier deve saper rappresentare nel mondo del vino, dove si è costantemente alla ricerca di donne e uomini preparati, specializzati e capaci di fare la differenza con il proprio talento e lavoro; proporre pertanto nel nostro calendario eventi tali iniziative per approfondire e conoscere meglio il grande lavoro di valorizzazione che le aziende impegnate nel mondo del vino stanno conducendo in Campania, ma non solo, rappresenta occasione di grande rilevanza per migliorare e crescere assieme, Sommelier, appassionati e le aziende che con grande disponibilità vi partecipano. Non resta quindi che rimanere in contatto con ASPI! 

Per ulteriori informazioni:
ASPI CAMPANIA
via Monte di Cuma 3, Pozzuoli (Na)
Tel. 081 804 6235
mail: napoli@aspi.it – campania@aspi.it

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Non è Natale senza bere bene, non è Natale senza le nostre dieci bottiglie (+1) da portare in tavola durante le feste

9 dicembre 2019

Salvare il Natale da bevute sconsiderate è possibile! Quante magre figure si rischiano, e quanti dubbi ci assalgono: avrò scelto bene? Gli piacerà? E…  c-o-s-a  c-i  a-b-b-i-n-o  m-a-i alla cena della vigilia? E a Natale?

Auguri di Natale 2019 - L'Arcante

Sono queste domandone dalle risposte critiche, tanto più quando si spendono cifre blu per pesci e carni che quasi sempre rischiano di rimanerci… sullo stomaco, tanto la colpa, si sa, andrà al vino “troppo acido o alcolico”; proviamo allora a stigmatizzare le paure e le fisime mettendo in riga dieci etichette – +1 -, provate durante tutto quest’anno e che, tra le tante, meriterebbero un posto a tavola durante le prossime festività natalizie.

Asprinio d’Aversa Spumante Extra Brut I Borboni. L’azienda di Lusciano, in provincia di Caserta, rimane un riferimento assoluto per la denominazione e da sempre in prima linea nel lavoro di salvaguardia della produzione di Asprinio. Di quanto siamo innamorati del varietale e di questa denominazione è ben noto, e fa piacere che il numero di produttori in campo si stia allargando sempre di più a si stia puntando soprattutto sulla qualità; riteniamo fondamentale inoltre che non si disperda il patrimonio di esperienze delle famiglie storiche presenti sul territorio, proprio come nel caso dei Numeroso, capaci di regalarci sempre, tra gli altri, uno Metodo Charmat lungo dalle bolle fini, un vino spumante dal quadro aromatico lieve ma suggestivo, dal sorso seducente e vivace da spendere a tavola a tutto pasto.

Spumante Metodo Classico Rosé Brut 50Mesi 2013 – Terrazze dell’EtnaL’azienda di Nino Bevilacqua è una splendida realtà di circa 40 ettari nel comune di Randazzo, più precisamente in località Bocca d’Orzo, sull’Etna, con vigne collocate tra i 650 e i 900 metri s.l.m.. Il Rosé Brut 50Mesi viene fuori da una cuvée di Pinot Nero al 90% e Nerello Mascalese per la restante parte a saldo. Ha una bellissima veste rosa tenue, è brillante e vivace, la spuma è densa e le bollicine sono abbastanza fini, il naso sa anzitutto di erbette, agrumi e piccoli frutti rossi, il sorso è asciutto, ben fresco, piacevolmente vibrante e coinvolgente. Dopo l’esordio di qualche anno fa, la strada tracciata appare davvero entusiasmante, provatelo con piccoli assaggi di mare.

Falanghina dei Campi Flegrei 2018 – La Sibilla. Un bianco terragno e autentico che profuma di terra vulcanica, dal sorso schietto e vibrante, capace di accompagnare degnamente tutta la cena della vigilia con tutte le sue prelibate preparazioni di mare fredde a calde; un calice appagante quello dei Di Meo, che torniamo a raccomandare non senza un pizzico di orgoglio per aver visto nascere, crescere, affermarsi una delle più belle realtà flegree che si appresta a mettere alle spalle i suoi primi 20 anni di straordinaria resilienza.

Falanghina del Sannio Serrocielo 2018 – Feudi di San GregorioSerrocielo nasce dalla migliori uve provenienti dai vigneti del Sannio – area tra le più vocate in Campania per il vitigno -, condizione questa che anche in presenza di annate particolarmente complesse, come ad esempio la  scorsa duemiladiciassette, consente di fare scelte importanti e mirate alla sola qualità. E’ questo un bianco democratico, capace di conquistare immediatamente gli appassionati alle prime armi e i palati più attenti ed esigenti. L’impronta olfattiva è graziosa, netta ed immediata, ha carattere tipicamente varietale e suggestivo di piacevoli sentori floreali e frutta a polpa bianca. Il sorso è asciutto e gradevole, rinfranca il palato ed accompagna con piacevole sostanza tutti i buoni piatti di mare della cucina delle feste.

Calabria igt Zibibbo Benvenuto 2017 – Cantine Benvenuto. E’ un bianco profumatissimo, insolito e per questo inconfondibile per il suo tratto aromatico e spiazzante, per il sorso secco e il corpo nerboruto. Va detto che a primo acchito non è un vino proprio semplice da abbinare a tavola ma vale la pena provarlo e raccontarlo, proprio durante queste festività perchè al naso diverte ed invita a giocare con i riconoscimenti (bergamotto, pesca, sandalo) e ogni sorso poi non lascia certo indifferenti, anche in questo caso si tratta di una pietra miliare da salvaguardare e consegnare in mani davvero appassionate.

Fiano di Avellino Clos d’Haut 2017 – Villa Diamante. Ma che bei vini provengono da questo pezzo d’Irpinia, sempre coinvolgenti, unici, straordinari! Dobbiamo dire di un duemiladiciassette piacevolissimo questo di Diamante Renna-Gaita, invitante e seducente al naso quanto caratterizzato da particolare freschezza, sapidità ed avvolgenza al palato. E’ incredibile quanto sia facile tirarvi fuori chiarissimi riconoscimenti di nespola ed albicocca, di solito un po’ forzati in certe degustazioni ma qui espressi in maniera quasi disarmante, così come i sentori di mango e ananas subito sospinti da gradevoli note balsamiche e fumé. Il sorso è franco, sapido, avvolgente, regala una bevuta decisamente ben al di sopra dei canoni di un’annata non proprio felicissima per la denominazione.

Penisola Sorrentina Gragnano Ottouve 2018 – Salvatore Martusciello. Non può assolutamente mancare sulle tavole di questi giorni di festa, a Natale soprattutto; il Gragnano è il vino della gioia e della spensieratezza, con quel suo colore porpora vivace, quella soffice corona di spuma evanescente, dal naso vinoso e sfacciatamente fruttato, conserva il sapore asciutto e ammiccante della tradizione popolare nobilitato dalla frutta rossa croccante, dal lampone e i ribes neri. E’ di prossima uscita l’annata duemiladiciannove ma la grande qualità in bottiglia non faccia temere una bottiglia dell’annata precedente, in questo momento ancor più succosa e polposa.

Chi ha vissuto e può raccontare a suo modo gli ultimi quindici/vent’anni di viticoltura nei Campi Flegrei sa bene che era necessario solo attendere e continuare a stimolare vignaioli e produttori nel fare meglio, il successo dei vini flegrei, presto o tardi, sarebbe arrivato; la distanza che li separava dal resto del mondo del vino, quel gap soprattutto di mentalità, certi difetti dei vini, originati soprattutto da una cattiva gestione del vigneto, della vinificazione o dell’affinamento, talvolta proposti addirittura come tipicità, sono stati per anni un fardello pesantissimo da portarsi dietro ma finalmente sono da considerarsi (quasi) del tutto superati. Ecco allora che non possono mancare anche due belle ”sorprese” di quest’anno da proporre soprattutto sulla ricca tavola del giorno di Natale.

Piedirosso Campi Flegrei 2017 – Cantine del Mare. Ne abbiamo scritto a lungo di Cantine del Mare e ne riscriviamo ancora volentieri oggi davanti a questo splendido Piedirosso. Il colore è rubino vivace, luminoso come fosse sacro fuoco, il naso è ancora timido, quasi sussurrato, con tanto ardore dentro, se ne coglie al palato tutta la velleità di farsi largo e lungo tra i suoi migliori pari, niente più legno, solo frutto: vibrante, polposo, teso. E’ ormai da qualche mese in bottiglia, praticamente a due anni dalla vendemmia, prontissimo per arrivare in tavola!

Piedirosso Campi Flegrei 2017 – Mario Portolano. Siamo a Toiano, in un’area periferica del comune di Pozzuoli, cuore della denominazione di origine controllata Campi Flegrei; anche qui il Piedirosso regna sovrano, sempre più sorprendente questo vino che si sta facendo apprezzare per le sue caratteristiche organolettiche uniche e rare che ne fanno uno dei rossi campani più ricercati e apprezzati negli ultimi anni. Anche qui vengono fuori vini di particolare carattere, e questo duemiladiciassette ne rappresenta forse una delle prime punte di eccellenza. Veste di un bel rubino dal tono gioviale, il naso è fitto e intriso di sensazioni floreali e fruttate dolci e invitanti, sa di violetta e piccoli frutti rossi, poi un accenno speziato, il frutto è carnoso, ben espresso, il sorso è gradevole e morbido e dal finale di bocca misurato e sapido.

Terre del Voltuno igt Casavecchia Centomoggia 2015 – Terre del Principe. Peppe Mancini e Manuela Piancastelli con il duemilaquindici ne hanno tirato fuori forse uno tra i migliori di sempre, capace di lasciare a bocca aperta tanto fragoroso è il frutto esaltato in maniera ineccepibile (anche) dal legno, dalla misura del suo impiego, capace di esaltare e affinare una grande materia viva. Ha un colore rubino-porpora e al naso è intenso, avvolgente, profuma anzitutto di more e mirtilli cui s’aggiungo per distacco spezie e balsami. Il sorso è pronunciato, fitto e saporito, tredici gradi di assoluto piacere per le papille gustative.

Champagne Blanc de Blancs – Alain Thiénot. E’ l’Asso di Cuori da giocare nel momento più opportuno durante le feste. Si tratta di un vino composto per l’80% di vini Riserva ai quali viene aggiunto un 20% di vini dell’annata. Stiamo parlando di Chardonnay provenienti dagli areali maggiormente vocati di Avize e Vertus sul versante sud della Cote des blancs e più a nord da Villers-Marmery, verso la Montagna di Reims, qui dove Alain Thiénot, da oltre 30 anni tira fuori grandi vini per le sue cuvée più prestigiose tra le quali il millesimato Vigne aux Gamins e l’assemblaggio di millesimati Cuvée Stanislas.

Uno Champagne davvero notevole, di colore giallo paglierino brillante, una volta nel bicchiere è subito invitante e coinvolgente, la spuma è delicatissima, le bolle fini e regolari, intense, persistenti. Al naso rivela immediatamente tutta la sua anima vivace e intrigante, vi si colgono sentori di agrumi di limone e pompelmo, caratteristiche note floreali e di pasticceria. Il sorso è asciutto e generoso, teso il giusto, con carbonica misurata e un finale di bocca freschissimo e sapido.

Detto questo, ci auguriamo che arrivino serene festività per tutti voi, Buon Natale e che l’anno che verrà possa essere, finalmente, un buon anno davvero!

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Il rifiuto del legno, la lezione che non abbiamo ancora imparato

8 aprile 2019

Senza voler riaprire una disquisizione tecnica sul mezzo¤, ne ritornare sull’opportunità o meno del suo utilizzo, ci sembra però che in molti, anche tra i degustatori più attenti, in buona fede s’intende, continuano a preferire di schierarsi a favore o contrari a prescindere, senza considerare un elemento sempre troppo poco discusso quando si parla dell’utilizzo del legno: l’inesperienza.

Con buona pace di molti è bene ricordare che chi si è lanciato nel fare vino quindici/vent’anni fa qui in Campania non sapeva affatto bene da dove cominciare, dove mettere le mani: “talvolta ahimè non conosce nemmeno dove sta il pulsantino per accendere la luce in cantina”, ci confidò una volta un caro amico enologo consulente. Solo quando il ‘dopolavoro’ si era fatto necessariamente primaria attività, la faccenda cominciava ad assumere via via connotazioni un po’ più verosimili, con maggiori buoni auspici all’orizzonte ed un impegno, sul lungo termine, quasi a tempo pieno. E’ forse un’amara constatazione, ma val bene tenerne conto perché in molti casi così è stato.

Va da se che una tale complessa esperienza è molto difficile trovarla in un panorama produttivo come quello campano che, da un certo punto di vista, fatte le dovute eccezioni, rimane estremamente giovane. Una mancanza talvolta compensata solo in parte con consulenze di valore ma che pure hanno avuto per un certo tempo il grande limite di proporre spesso protocolli standard per tutte le salse, incapaci di tenere conto talvolta di realtà in alcuni casi difformi tra loro in uno stesso comprensorio vitivinicolo, se non nell’azienda stessa.

Ecco perché lo spauracchio del burro e marmellata degli anni novanta e duemila non può, non deve essere dimenticato, men che meno ripercorso. Ci permettiamo però di aggiungere che non va nemmeno demonizzato chi ne ha saputo trarre la giusta esperienza ed oggi sa bene il fatto suo. L’utilizzo dei legni in cantina necessita di una certa abilità, conoscenze specifiche, studio, sperimentazioni, verifiche, attenzioni almeno decennali. Da questa parte quindi non si può essere tutti a favore e poi tutti contro, per partito preso. Troppo facile, fuorviante, inconcludente nell’uno e nell’altro caso.

Terre del Volturno Casavecchia Centomoggia 2015 Terre del Principe - foto A. Di Costanzo

Gli assaggi degli ultimi mesi ci vengono in soccorso consegnandoci due grandi esempi, il primo è il Furore bianco Fiorduva di Marisa Cuomo, uno tra i più apprezzati bianchi campani a livello internazionale, capace ogni anno di spostare in alto l’asticella pur mantenendo una certa integrità espressiva dove i tre varietali Fenile, Ripoli e Ginestra, l’ambiente pedoclimatico, l’uso misurato del legno contribuiscono alla produzione di un bianco profodamente coinvolgente. Il duemiladiciassette è un vino dal colore giallo paglierino intenso e luminoso, che profuma di fiori di ginestra ed erbe mediterranee, con un intenso rimando ad albicocca matura e frutta esotica. Il sorso è ben definito, pieno e caratterizzato da persistente sapidità.

Il secondo è il Casavecchia Centomoggia di Terre del Principe, Peppe Mancini e Manuela Piancastelli con il duemilaquindici ne hanno tirato fuori forse uno tra i migliori di sempre, capace di lasciare a bocca aperta tanto fragoroso è il frutto esaltato in maniera ineccepibile (anche) dal legno, dalla misura del suo impiego, capace di esaltare e affinare una grande materia viva. Ha un colore rubino-porpora e al naso è intenso, avvolgente, profuma anzitutto di more e mirtilli cui s’aggiungo per distacco spezie e balsami. Il sorso è pronunciato, fitto e saporito, tredici gradi di assoluto piacere per le papille gustative.

Semmai ve ne fosse ancora bisogno, lo ribadiamo ancora una volta: non è la barrique il problema, ma chi e come la usa.

Leggi anche Ravello Rosso Riserva 2007 di Marisa Cuomo Qui.

Leggi anche Centomoggia, il Casavecchia di Terre del principe Qui.

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Terre del Volturno Pallagrello bianco Le Sèrole 2017 Terre del Principe

10 dicembre 2018

Castel Campagnano è un luogo ameno, un angolo della provincia di Caserta che sembra lontano anni luce dalla calca senza freni del circondario della maestosa Reggia, chiuso com’è dal Taburno da un lato e dal Matese dall’altro, con paesaggi bellissimi tratteggiati in larga parte da campi d’olivo e moggi di vite e qua e là da case di campagna vecchie e nuove.

A camminare queste strade di campagna si respira subito la ruralità di questi luoghi, vissuti da persone straordinarie con un legame molto profondo con questa terra, la città è a pochi chilometri ma rimane là, da raggiungere solo quando è veramente necessario, mentre la vita scorre lenta e indaffarata con i contadini che scorrazzano sin dalle luci dell’alba su e giù per i campi della zona a faticare la terra, coltivare la vigna, seminare il futuro.

Quella di Peppe Mancini e Manuela Piancastelli è una storia¤ che non smetteremo mai di raccontare, ancor più davanti a bottiglie come queste che seppur siano diventati ormai un grande classico della migliore produzione campana, riescono ogni volta a conquistare e colpire per fascino, sostanza e finezza.

Il “Vino Pallarello” e il “Vino Spumante di Pallagrello” venivano annoverati sin dai primi del Novecento negli annali storici di questi luoghi, prima di finire nell’oblìo e rischiare seriamente di scomparire quando, nei primi anni novanta, proprio Peppe Mancini, prima con Vestini Campagnano¤ poi con Terre del Principe¤ si impegna per il suo recupero in vigna, la rinascita e la valorizzazione ampelografica e vitivinicola.

Un po’ avara l’annata duemiladiciassette dalla quale sono state tirate via appena una manciata di bottiglie di questo cru, all’incirca 4.500, un vino che a distanza di poco più di un anno dalla vendemmia si esprime in maniera essenziale ed efficace. Il primo naso sa di fiori bianchi e note esotiche, di glicine e gelsomino, poi lentamente vira su note di albicocca e buccia d’agrumi, quindi sentori di macchia mediterranea. Il timbro gustativo è moderno e vivace, il sorso è sottile ma teso e fresco, agile e godibile, dal finale di bocca sapido e minerale. Un sorso tira un altro e un altro ancora. Forse non una versione delle più ricche per il Pallagrello bianco Le Sèrole, l’annata è stata quella che è stata, ma senz’altro tra le più godibili già nell’immediato. Poi si sa, le sorprese memorabili¤ con i vini di Terre del Principe non mancano mai!

Leggi anche Terre del Principe, la favola del Pallagrello¤.

Leggi anche Terre del Principe e le terre di Castel Campagnano¤.

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