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Ancora una piacevole conferma il Sireo bianco 2017 di Abbazia di Crapolla

13 marzo 2020

Il fiordo di Crapolla è un’antichissimo approdo di pescatori poco distante da S. Agata sui due golfi, nei pressi di Torca. Dell’Abbazia di San Pietro non resta che una vecchia cappella votiva intitolata allo stesso Santo, costruita con le stesse pietre dell’antico edificio.

Questa breve introduzione ci serve per riprendere le fila dell’affascinante e suggestivo progetto agricolo di Fulvio Alifano e Giuseppe Puttini, l’azienda Abbazia di Crapolla di Vico Equense, in Penisola Sorrentina, partito nel 2007.

Ne parlammo, tra i primi, già nel febbraio 2013, raccontando della primissima uscita dei vini qui prodotti, il Sireo bianco e il Nero (poi rinominato Nireo, ndr); il primo, un bianco prodotto con Falanghina e Fiano, il secondo, in maniera a dir poco insolita in Campania, con Pinot Nero in purezza. Una scelta, quella del Pinot, dettata perlopiù dalla necessità di puntare su una varietà precoce, che non ponesse a queste latitudini particolari problemi di maturità tannica. Allora ne rimanemmo abbastanza suggestionati, dal bianco in maniera particolare, ne trovate a piè pagina i rimandi alle recensioni di allora.

Nel frattempo sono diventati cinque gli ettari di proprietà, poco meno di due destinati ai vigneti di Falanghina, Fiano, Merlot, Pinot Nero e alcune altre varietà minori locali già presenti qua e là nella vecchia proprietà, mentre la restante parte sono stati lasciati alla coltivazione dell’ulivo e dell’orto.

Una Grancia, così venivano chiamate le dipendenze agricole dell’Abbazia di Crapolla di Massa Lubrense, risalente al lontano 1100, la cui salvaguardia testimonia il valore assoluto di ogni singolo pezzetto di terra di questo prezioso lembo di Costiera che si leva al cielo sino ai 300 mt s.l.m.. Qui la terra è assai fertile, caratterizzata da depositi sabbiosi e ghiaiosi di diversa natura e poggia su un substrato calcareo spesso affiorante, con copiosi sedimenti vulcanici, anzitutto lapilli e tufo verde, provenienti dalle attività eruttive del complesso dei Campi Flegrei e del Monte Somma-Vesuvio.

Qui prende vita il progetto ambizioso delle famiglie Alifano e Puttini, intessuto con grande slancio e che nel tempo si è consolidato grazie anche al prezioso contributo iniziale di Luigi Moio¤ e il lungimirante lavoro in vigna e in cantina di Arturo Erbaggio, l’enologo che li segue sin dal principio e che ne supervisiona tutte le fasi produttive aziendali. Un lavoro in vigna maniacale e dispendioso, con impianti fitti con circa 8.000 ceppi per ettaro, dove si fa lotta integrata e si lavora in regime biologico, una scelta che avvalora ancora di più il senso di resilienza che si respira da queste parti.

L’annata 2017, dopo le nevicate e le temperature rigide di inizio anno, ha fatto poi registrare costantemente valori ben al di sopra la media tanto da farla entrare di diritto tra i millesimi più caldi e siccitosi di sempre. Ci ha così consegnato un bianco equilibrato e pronto da bere, una spanna sopra le precedenti uscite per struttura (il volume alcolico è del 13,5%), tant’è pienamente appagante e ben definito.

Ed eccolo nuovamente nel bicchiere il Sireo, con l’uscita duemiladiciassette: vino bianco sorprendente, caratterizzato da un bel colore paglierino carico e da estrema finezza al naso. Il primo naso è concentrico su note fruttate e floreali, sa di fiori bianchi, frutta a polpa bianca, buccia di agrumi, a cui s’aggiungono sentori di macchia mediterranea e note appena salmastre. Il sorso è preciso, fresco, s’allunga piacevole e coinvolgente in bocca chiudendo con un finale gustoso e sapido. Insomma, una piacevole conferma!

Leggi anche Vico Equense, Nero 2011 di Abbazia di Crapolla Qui.

Leggi anche Sireo bianco 2011 di Abbazia di Crapolla Qui.

© L’Arcante – riproduzione riservata

Sireo bianco 2011 Abbazia di Crapolla

8 agosto 2013

Scrissi di questa nuova piccola azienda lo scorso Febbraio dopo aver provato un insolito pinot nero¤ fatto là sulle colline appena sopra Vico Equense.

Sireo bianco 2011 Abbazia di Crapolla - foto L'Arcante

Abbazia di Crapolla¤ è una realtà in lento divenire, seguita tra l’altro da un bravo enologo allievo di Luigi Moio, Arturo Erbaggio. Quel primo assaggio fu però contraddittorio, ma forse anche per questo parecchio affascinante. Certo ci vuole coraggio a piantare pinot nero in Campania, mi dissi allora, in quelle zone poi, misconosciute ai più. Meno complicato invece mi apparve subito arrivare alla falangina e al fiano, due grandi varietali che in regione la fanno da padrone e che anche qui – a quanto pare – sembrano venire fuori alla grande.

Conservavo questa bottiglia da qualche tempo ma invero già alcuni colleghi amici mi avevano ben rassicurato sul fatto che forse il bianco più che il rosso avesse più cose da dire. Così armato di tanta curiosità finalmente l’ho aperta. In effetti tutto sembra esser riuscito alla perfezione: l’uvaggio pare ben calibrato, ha franchezza, spinta e buona progressione gustativa, non v’è legno e, bonus, offre una bevibilità senza stress da prestazione. Il Sireo bianco 2011 garantisce insomma proprio un gran bel bere.

Il colore è paglierino appena dorato, luminoso, molto invitante. Il naso è subito un portento: sa di citronella, buccia d’agrumi e nettamente di mela bianca. Un bouquet che si arricchisce con pienezza di fresche note minerali (quasi fumé) molto interessanti, che ritornano di continuo anche sul finale di bocca. Il sorso è vivace, pieno ma non eccessivo, naviga in perfetto equilibrio, piacevolissimo, bello sapido. Un bianco con stoffa e carattere, da tenere a portata di mano soprattutto in queste giornate d’estate. L’avrei volentieri abbinato proprio al fritto¤ di Pasquale Torrente.

© L’Arcante – riproduzione riservata

Vico Equense, Nero 2011 Abbazia di Crapolla

4 febbraio 2013

Il fiordo di Crapolla è un’antichissimo approdo di pescatori poco distante da S. Agata sui due golfi, nei pressi di Torca. Dell’Abbazia di San Pietro non resta che una vecchia cappella votiva intitolata allo stesso Santo, costruita con le stesse pietre dell’antico edificio.

Nero 2011 Abbazia di Crapolla - foto A. Di Costanzo

L’azienda Abbazia di Crapolla sta a San Salvatore di Vico Equense, ha una superficie vitata di circa 2 ettari con le vigne dislocate su diverse piane perfettamente integrate a vecchi ulivi e degli orti, con un antico convento che ospita invece la cantina. C’è piantato, di nuovo, a spalliera, del fiano, della falanghina (circa 6500 piante) e del pinot nero (circa 2000 piante) mentre si sono volutamente ripresi alcuni vecchi impianti a tendone di merlot ed uva sabato, messi invece a dimora sin dalla fine degli anni 70.

Il progetto è partito nel 2007, con  una scelta sicuramente inusuale ma ben precisa: piantare in quelle vigne, lassù, tra gli altri, del pinot nero; un po’ per la grande passione della proprietà per i grandi rossi di Borgogna, ma anche per la ricerca di una certa originalità trovandosi ad operare in un’areale lontano dai tradizionali circuiti viticoli regionali e con, oltretutto, un particolare microclima che poneva interrogativi riguardo l’adattabilità di varietà a bacca rossa autoctone. In pratica, mi conferma Arturo Erbaggio, che segue da qualche tempo l’azienda, “si è puntato su una varietà precoce, che non ponesse molti problemi di maturità tannica e che conducesse, nel tempo, a delineare un rosso di buona freschezza aromatica, acidità, eleganza”. 

L’assaggio del Nero 2011 conferma in tutto e per tutto l’azzardo ma anche l’originalità e il coraggio di una scelta così impegnativa là in Costiera. Luminoso il colore rubino appena trasparente, il calice offre un naso pulito, sottile e fine, brevemente variopinto di sentori floreali e piccoli frutti rossi. Un quadro organolettico abbastanza armonico col varietale, anche invitante. Discreto invece il sorso: asciutto, di buona freschezza, forse solo un poco impreciso, un tantino slegato; eppure lascia in bocca quel sapore dolce-amaro sempre un po’ particolare in una sfida appena cominciata e che non vede, sul breve, vincitori e vinti ma un acceso confronto di studio a colpi da manuale. Poi si sa, nel vino come nella vita gli esami non finiscono mai. Come certe sorprese.

Vico Equense, l’8 giugno tutti (o quasi) al Bikini!

25 maggio 2011


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