Posts Tagged ‘sannio’

Appuntamenti in agenda | Benevento, dal 29 marzo al 3 aprile torna Campania stories

7 marzo 2016

Nuovo capitolo del racconto della Campania del vino: come ogni anno le ultime annate dei vini prodotti nelle principali denominazioni campane saranno protagoniste dell’edizione 2016 di Campania Stories.

Castelvenere

Così fa sempre piacere dare spazio alle attività di Miriade & Partners. Torna infatti dal 29 Marzo al 3 Aprile 2016 Campaniastories e lo fa con i più autorevoli rappresentanti della stampa specializzata nazionale ed internazionale e centinaia di vini in degustazione, tutorial per la stampa, visite in azienda, cene in ristoranti d’eccellenza delle cinque province campane, momenti dedicati alle aziende e, per operatori e appassionati, seminari e il tradizionale momento conclusivo dell’evento, il Campania Stories Day, in programma lunedì 4 Aprile 2016.

Le attività di presentazione e degustazione dei vini rossi e dei vini bianchi saranno concentrate in un’unica tappa a Benevento, presso UNA Hotel “Il Molino”, location dal forte valore simbolico, legato ai drammatici eventi atmosferici dell’ottobre scorso che hanno significativamente danneggiato le attività agricole del Sannio, senza però minare passione e impegno delle aziende dell’area. Un motivo in più per esserci!

© L’Arcante – riproduzione riservata

Annunci

Benevento sottacqua, l’amore, il cataclisma e lo scuorno

22 ottobre 2015

Un angolo di Sannio - foto sanniopress

di Daniele Priori¤

Poca Italia si accorge di Benevento. Città alluvionata, in questo inizio autunno, dove l’esondazione dei due fiumi, il Sabato e il Calore, non fa nemmeno notizia o ne fa poca. Ripiegata, un po’ nascosta nel suo ruolo di città comprimaria, per niente metropolitana, tra le pieghe e le gerarchie delle notizie. Non se ne parla quanto si parlò di Firenze coi suoi letterati. Non quanto Genova coi suoi cantautori che sui frequenti nubifragi hanno scritto anche canzoni.

L’Italia attorno a Benevento invece dorme. Come le cime appenniniche che la cingono in una valle. Che sembrano una donna in sonno e così i beneventani l’hanno chiamata: la Dormiente. Italia profonda, Benevento, nel cuore della Campania. O meglio: nel cuore del Sannio. Vissuta da gente dura, come il dialetto scavato tra le montagne e il clima continentale che non ti accoglie come il vernacolo bagnato di mare e poesia che c’è a Napoli o a Salerno.

La bellezza, l’archeologia, l’arte, la storia ci sono ma nessuno si cura di metterle in luce. Come ci sono quei due fiumi di cui nessuno si è più avveduto dal 1949, quando esondarono drammaticamente, provocando morti, appena pochi anni dopo la tragedia della seconda guerra mondiale e dei devastanti bombardamenti subiti, per i quali ebbe la medaglia d’oro al valore civile nel 1961. Erano quelli, persino nell’Italia profonda del Sannio, gli anni del miracolo, vero o presunto, che a Benevento e dintorni fruttarono poltrone a ministri, sottosegretari e ancora oggi a eurodeputati.

Nella vicina Telese, città famosa per le terme e per una festa di un partito rimasto in vita solo a Ceppaloni, c’è anche un lago nel quale passeggiano amabilmente famiglie di zoccole nel degrado più assoluto. Qui nel Sannio li chiamano così. Sono topi belli grossi, pantegane, che non somigliano affatto alle donnine lascive e discinte. Benevento, nome che oggi somiglia così tanto a benvenuto ma un tempo – come un po’ tutti studiammo al liceo – era Maleventum, appellativo che, già di primo acchito, non prometteva nulla di buono. La città che dopo la dominazione longobarda si ritrovò – tra mito medievale e una successiva realtà di folle caccia – infestata di streghe, molto presunte ma perseguitate davvero dai cristiani coevi e successivi, come è noto assai meno illuminati degli ultimi pagani.

Benevento città di giovani che se ne vanno, senza riuscire a spiegare al mondo il luogo dove sono nati. Studiano, crescono, lavorano da precari lontano da casa, per non tornarci se non, senza troppa voglia, un mese d’estate. Benevento come i migranti, che sono anche qui, e imparano l’italiano pieno di verbi al passato remoto che si usano qui, più che sufficienti a raccontare come da queste parti non ci sia poi tanto da fare e che dunque, anche loro, se ne vorrebbero andare via. Benevento come due ragazze che si sono innamorate tra i fiori di una serra e il latte di un golosissimo caseificio. Che cariche di sogni, verdi piante, torroncini di San Marco e mozzarelle di bufala, di tanto in tanto raggiungono Roma, così vicina e così lontana, per una notte d’amore in motel chiamato Libertà.

Il loro amore, un po’ come il corso inesorabile dei fiumi Sabato e Calore, scorre, fino a creare alluvioni inevitabili senza le dovute cure. Ma qui, l’abbiamo capito passando tra la città e la bella pietrosa provincia in cui vide i natali Padre Pio, si preferisce di gran lunga non ricordare, non pensare, non prevedere, quasi non si voglia disturbare un equilibrio apparentemente incantato e fuori dal tempo. Come per non svegliare il sonno incosciente e senza sogni della Benevento dormiente.

Si fa finta di niente per non creare inutilmente scuorno, si dice così qui. Almeno fino al prossimo cataclisma, quando a svegliarsi sarà ancora la natura. Che sia poi un fiume o un terremoto sociale poco importa. Quello che conta e conterà, purtroppo, sarà ancora una volta il sonno, in questo caso, però, del resto d’Italia, oltre Benevento, che per colpe da dare tutte alla catalessi dei sanniti, non riesce a far condividere, nemmeno sulle pagine Facebook, le tragedie del Sannio, di Benevento, della sua provincia, percepite dalla maggioranza lontanissime, quasi più di uno tsunami indonesiano. Perché troppa Italia non è mai arrivata da queste parti e mai ci arriverà. Non tanto per la profondità della valle nella quale giace Benevento ma perché nessuno, continuando a dormire, si è preoccupato di mettere neppure i segnali sufficienti sulle strade.

Credits: SannioPress

Blog fondato da Billy Nuzzolillo nel 1999

Diretto da Giancristiano Desiderio

Sant’Agata dei Goti, Vigna Fontanella 2012 di Mustilli. Un’altro Greco è possibile (nel Sannio)!

12 giugno 2013

Aziende come Mustilli pare che te le trovi sempre lì, a portata di mano, nonostante ti perdi qualche passaggio o annata. Una di quelle che non fanno ‘rumore’, né cedono più di tanto alla mondanità o tendenze modaiole che pur stanno imperversando in regione in lungo e in largo da qualche tempo.

Mustilli

E’ là, a Sant’Agata dei Goti¤, uno dei borghi d’Italia più belli e imperdibili. Un vigneto, sparso tra il Sannio e il Beneventano, sempre troppo poco pubblicizzati e attenzionati nonostante oltre ai numeri siano ormai decine le aziende meritevoli di maggiore rispetto.

Una famiglia, quella dei Mustilli¤, che tanto ha fatto e fa per il vino campano. Si deve – forse in molti fanno presto a scordarlo -, proprio all’ing. Leonardo Mustilli l’invenzione della falanghina ‘in bottiglia’, nel 1979. Altri tempi. Gente che lavora sodo insomma e che, nonostante la crisi, toma toma, si permette il lusso, appena in giugno, di aver già esaurito buona parte delle nuove annate in carnet.

E poi c’è Fortunato Sebastiano¤, tra i più bravi e attenti enologi campani che con Anna Chiara Mustilli  stanno pian pianino rivoltando come un calzino le vigne e i processi di produzione in cantina. Un lavoro silenzioso, quasi sussurrato, ma che attraverso bottiglie sempre più ‘leggibili’ e fruibili, buone, varietali – in una parolona: tipiche! -, vengono via alla grande. Tra l’altro, se non lo avete ancora fatto, provate pure l’ultimo piedirosso loro: è un portento per rapporto prezzo-qualità!

Che poi non so se questo duemiladodici del Vigna Fontanella sia il più buono di sempre uscito dalla loro cantina, però certo è che viene di una franchezza e piacevolezza davvero uniche. E’ sottile, vivace, invitante al naso, secco ma lentamente scioglievole in bocca. Un bianco che poi si smarca nettamente dall’idea di copiaincollare ciò che si fa in Irpinia, dove il greco assume spesso caratteri sulfurei e terrosi molto marcati, particolari, talvolta inarrivabili per complessità e animosità.

Ecco quindi una versione di più facile approccio forse, immediata ma affatto banale, da spendere a più riprese su qualsivoglia piatto leggero, di mare, da mettere in tavola soprattutto in questo inizio estate.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: