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L’Ager Falernus, oltre duemila anni di storia sulla bocca di tutti, le degustazioni della Masterclass!

5 febbraio 2020

E’ stata una bellissima esperienza umana nonché di crescita professionale guidare la Masterclass¤ di Aspi Campania tenuta a Pozzuoli in collaborazione con il Consorzio ViTiCa, ente che Tutela i Vini D.O.C. Falerno del Massico¤, Asprinio di Aversa, Galluccio e le I.G.T. Terre del Volturno e Roccamonfina.

La storia ci ha sempre raccontato che il Falernum già in epoca romana veniva considerato vera e propria rarità enologica tanto dall’essere addirittura riconosciuto con ben tre sottodenominazioni a seconda della sua provenienza geografica. Era chiamato comunemente vinum Falernum tutto quello prodotto nell’Ager ma generalmente da vigne allocate in pianura; il Faustianum invece era quello tralciato nell’area appena pedecollinare mentre veniva riconosciuto Caucinum solo quello più prezioso, proveniente dall’alta collina.

A seconda poi delle caratteristiche organolettiche che tali vini esprimevano, vi era anche una distinzione per tipologia del tipo Austerum per i vini austeri e/o astringenti, Dulce se appunto dolci o Tenue quando leggiadri e beverini. Parliamo certamente di vini che avevano ben poco a che vedere con l’odierna qualità espressa in terra di Falerno, ma la particolare attenzione riservata a questo vino ci suggerisce quanto queste terre fossero già allora vocate alla viticultura e, per i palati di allora, apprezzati i vini qui prodotti.

Oggi, pur avendone ben chiari i confini della doc Falerno del Massico non è affatto semplice riassumerne per intero una zonazione efficace di tale territorio che, oltretutto, gravita attorno al massiccio del Monte Massico facendo sì che si passi da terreni pedemontani a collinari – con tutte le implicazioni pedoclimatiche, ndr -, sino ad arrivare letteralmente al mare. Alcuni riferimenti che possono però aiutarci a comprendere meglio ciò che provano a raccontare certe bottiglie che vanno in giro ci teniamo comunque a precisarli.

Nell’areale di Sessa Aurunca insistono circa 78 ettari denunciati alla doc, coltivati prevalentemente con Aglianico, Piedirosso, Falanghina e Primitivo; qui i terreni sono generalmente caratterizzati da tufo nell’interno, verso il vulcano spento di Roccamonfina e sabbia e limo verso la costa sino al mare.

Cellole conta 25 ettari coltivati con Aglianico, Piedirosso, Falanghina, Primitivo, qui i terreni sono sostanzialmente caratterizzati da sabbia e limo con alcuni tratti di origine alluvionale.

A Carinola e nei suoi dintorni insistono 26 ettari piantati con Aglianico, Piedirosso, Falanghina, qui il vigneto sembra essere più omogeneo su tufo e argille.

Falciano del Massico il vigneto doc conta circa 13,5 ettari votati a Primitivo, Barbera, Piedirosso, Falanghina, Moscato con terreni frammisti di argille, crete e limo, sabbie.

Infine Mondragone, con i suoi 8,5 ettari di Primitivo e Falanghina e le sue vigne che diradano sino a due passi dal mare, qui i terreni sono composti perlopiù da limo, sabbie con misto argille.

Una terra straordinaria quindi l’Ager Falernus che oggi potremmo così definire: di qua, a partire da sud-ovest, Mondragone, Falciano e, verso nord-est, Carinola. Di là, a nord, Cellole e poi Sessa Aurunca con le sue frazioni di Carano e Cascano verso est che si spingono fin su il vulcano spento di Roccamonfina. Ad ogni modo un territorio tutto da scoprire, da bere, ricordare a cominciare da questi sette nomi…

Falerno del Massico bianco Aurunco 2018 La Masseria di Sessa. Una piacevole scoperta questa splendida realtà del comune di Sessa Aurunca. In linea con i principi di produzione naturale qui il vino biologico viene prodotto in maniera rigorosa a partire da frutti sani e ricchi di materia viva, una coltivazione senza ammendanti chimici, utilizzando per i terreni solo compost aziendale, fino ad un processo di trasformazione che abbina gli antichi metodi con una modernissima tecnica di pressatura che utilizza gas naturale per l’estrazione del mosto tale da consentire la riduzione, e in alcuni vini, la totale assenza dell’utilizzo dell’anidride solforosa. E’ un Falerno nuovo, affianca alla Falanghina un piccolo saldo di Fiano, è luminoso, ampio al naso, caratterizzato dal candore del debuttante ma con tanta buona materia dentro. Farà la sua strada.

Falerno del Massico bianco Vigna Caracci 2016 Villa Matilde Avallone¤. La storia di Villa Matilde comincia negli anni Sessanta con Francesco Paolo Avallone, avvocato e appassionato cultore di vini antichi, che, incuriosito dai racconti di Plinio e dai versi di Virgilio, Marziale ed Orazio sul vinum Falernum, decise di riportare in vita il leggendario vino scomparso al principio del secolo scorso. Dopo anni di studio, individuò le viti che avevano dato vita al Falerno in epoca romana: pochi ceppi sopravvissuti miracolosamente alla devastazione della fillossera di fine Ottocento vennero così ripiantati, con l’aiuto di pochi contadini locali, proprio nel territorio del Massico, dove un tempo erano prosperati e fondò Villa Matilde.

Oggi l’azienda è guidata dai figli di Francesco Paolo, Maria Ida e Salvatore Avallone che con dedizione esclusiva proseguono il sogno e il progetto del padre raccogliendone l’importante eredità guardando ancora oltre. Vigna Caracci duemilasedici è il Falerno bianco, espressione di questo territorio che trova nella sostenibilità e nella ricerca la sua forza e la sua proiezione. Ha un colore oro luminoso, il naso è intriso di tante piacevole sensazioni balsamiche, fruttate, floreali, melliflue, con quel sorso sferzante e caparbio, sapido e lunghissimo.

Falerno del Massico rosso 1880 2016 Bianchini Rossetti¤. La famiglia Rossetti è qui da oltre tre generazioni, l’azienda produce oggi Falerno del Massico con le uve di proprietà provenienti perlopiù dalla collina di San Paolo, nel cuore di Casale di Carinola. In prima linea da circa un ventennio ci sono Tony Rossetti e l’instancabile Zio Francesco, artefici dell’ultimo rinnovamento aziendale. La filosofia è semplice e chiara: produrre vini di qualità nel rispetto del territorio. Non ricordiamo di questo vino una sola sbavatura, giunti alla decima annata assaggiata con il duemilasedici ci appare sempre in grande forma, dal colore rubino vivace e con un naso fierissimo, pieno di sottili sfumature che fanno dei due varietali Aglianico e Piedirosso espressione unica di questa terra!

Falerno del Massico Primitivo Conclave 2017 Gennaro Papa¤. Produttori storici a Falciano del Massico, nel versante che guarda a sud del Monte Massico, fin dal 1900 promuovono la coltivazione del vitigno Primitivo oltre al moscato e ad altri vitigni minori poi ammessi nel disciplinare doc nel 1988. Dal 1999 iniziano gli imbottigliamenti e la commercializzazione del Falerno del Massico doc Primitivo e la valorizzazione dei vitigni storici coltivati sulle colline a 300 mt s.l.m. e contestualmente iniziano un lavoro di ricerca assiduo che da nuova linfa al territorio e alla viticultura dell’areale. E’ un gran bel bere il vino di Antonio Papa, profondo e suggestivo, nel colore, nei profumi straordinariamente originali e nel sapore secco, morbido, caldo, avvolgente, sapido. Ne torneremo a raccontare più dettagliatamente.

Falerno del Massico Primitivo Primo Antico 2017 Cantina Trabucco. L’azienda di Nicola e Danilo Trabucco nasce nel 2003 nel piccolo comune di Carinola, alle pendici del Monte Massico con l’obbiettivo di produrre vini territoriali di pregio che possono esprimere in tutta la loro pienezza, la forza e l’eleganza del territorio d’origine. Primo Antico duemiladiciassette nasce con una idea precisa, quella di avvicinare al Falerno massicano bevitori seriali e a guardare il risultato nel bicchiere ci appare un messaggio chiaro ed inequivocabile, oltre che vincente!

Falerno del Massico rosso Etichetta Bronzo 2013 Masseria Felicia¤ – Sessa Aurunca. Camminare a passi lenti e brevi tra i filari e lasciarsi cogliere da un sorriso, quasi una smorfia della bocca che si trasforma in mezzaluna, e illuminare l’aria. Questa semplice azione che poi si è trasformata in abitudine, è quella che ha spinto Maria Felicia a viverci tra queste vigne e questi uliveti. Collocata alle falde del Monte Massico, eccoci dinanzi ad un Falerno del Massico di antica tradizione e nuova identità. Etichetta Bronzo duemilatredici è un rosso meravigliosamente squadrato, dal colore rubino profondo con delicate sfumature di alleggerimento sull’unghia del vino nel bicchiere. Il naso è ricco, subito verticale, parte sfrontato, accigliato, speziato, poi viene fuori l’amarena, la prugna, sentori di tabacco. Il sorso è slanciato, perentorio il tannino, tanto è caparbio che ti sembra quasi di masticarlo, ma lo perdi tra un morso e l’altro del frutto polposo e gaudente.

Falerno del Massico rosso E’ 2015 Torelle. L’azienda della famiglia Guardascione nasce nel 2009 con l’acquisto dei terreni, in località Torelle nel comune di Sessa Aurunca per intuizione di Emanuele. Era un agronomo e la sua più grande passione era la viticoltura. Dopo la laurea in agraria iniziò il suo percorso, prima con Pierpaolo Sirch presso Feudi San Gregorio, poi per qualche anno presso l’azienda cilentana De Conciliis. Nel 2010 piantò i primi 2,5 ettari di Aglianico e nel 2014 rilevó una piccola cantina nella frazione di Cascano, sempre nel comune di Sessa Aurunca, dove portò a termine la sua prima vendemmia allorché venne a mancare prematuramente all’età di soli 29 anni.

Giuliana, la sorella, a cui Emanuele ha provato a consegnare il testimone nonostante il troppo poco tempo a disposizione, ha subito raccolto con grande slancio l’eredità del fratello e continua a metterci l’anima nel portare avanti il loro sogno, rinverdire i fasti del Falerno. L’azienda produce oggi circa 12.000 bottiglie di vino con uve provenienti da vigneti coltivati in biologico proprio a ridosso del vulcano spento di Roccamonfina. Falé duemilaquindici non è ancora in commercio, è un Falerno dal sapore ancestrale, vivace e sfrontato al naso, vinoso, floreale, fruttato, quanto sottile e saporito al palato. Ci ha aperto gli occhi su un’altra splendida realtà dell’Ager da tenere d’occhio nei prossimi anni. Ci torneremo su.

Leggi anche Piccola guida ai vini Falerno del Massico Qui.

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Mai più ”nemo propheta in patria”!

1 febbraio 2020

E’ stato necessario qualche giorno di decantazione, per dirla con parole enoiche, era necessaria un’attenta analisi del vortice di sensazioni ed emozioni raccolte durante la lezione¤ di approfondimento sui Campi Flegrei tenuta al Corso Propedeutico per Sommelier ASPI¤ che ha visto riunirsi eccezionalmente gli aspiranti Sommelier di I° e II° livello.

Sono poi pervenuti tantissimi attestati di stima e messaggi da amici e semplici appassionati, produttori e colleghi professionisti a conferma di quanto sia fondamentale mantenere alta l’attenzione e la collaborazione tra tutti del mondo del vino per guardare al futuro con maggiore entusiasmo e per fare sempre meglio.

Ho a lungo studiato questo territorio, continuo a farlo ogni giorno provando a coglierne le peculiarità, un approfondimento costante, maturato in oltre 20 anni di esperienza e nato dall’esigenza di raccontare la memoria di questi luoghi meravigliosi che a forza di vederceli sempre sotto al naso quasi si rischia di non coglierne il reale valore storico e culturale che serbano in sé.

Una memoria straordinaria tratteggiata di tufo e cenere, piena di testimonianze, di presenza, di resilienza, valori unici ma che ogni giorno rischiano di dissolversi nel mare magnum della distrazione di massa a cui siamo costretti, un rischio che portato all’eccesso può provocare la scomparsa di principi fondanti. Non è così che deve andare.

Ecco perché questa memoria va preservata, conosciuta a fondo e trasferita al prossimo in maniera che a sua volta questi possa averne cura a trasferirla nuovamente al futuro.

Chi ha vissuto, lavorato, faticato prima di noi queste terre merita rispetto, vieppiù chi continua a farlo nel rispetto della memoria preservandone tradizioni e luoghi che altrimenti sarebbero in balìa dell’urbanizzazione massiva e la più becera speculazione edilizia. La vocazione naturale di certi luoghi deve rimanere tale e chi può contribuire alla loro valorizzazione deve farlo, deve essere sostenuto, senza remora alcuna.

Custodire questi luoghi, aver cura di queste terre, di certe vigne storiche ad esempio, raccontare i vini qui prodotti, è un atto d’amore indispensabile a cui non è possibile sottrarsi.

Un atto d’amore che vede in prima linea produttori e vignaioli, professionisti e appassionati, donne e uomini che continuano a muoversi tra mille difficoltà su un terreno non sempre facile, talvolta a dir poco complesso ma che, forse, anche per questo, diviene ancor più significativo e unico nel suo genere e che merita di essere raccontato al mondo e soprattutto conosciuto di più dalle stesse popolazioni locali che spesso nemmeno hanno percezione di questo patrimonio. Mai più ”nemo propheta in patria”!

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Non è una storia qualunque quella del Gratena Nero

24 gennaio 2020

C’era una volta una piccola vigna di 700/800 piante semi nascosta in una parte alta e poco battuta di una Fattoria toscana in zona Chianti, un fazzoletto di terra dedicato poi a Beppone, l’ultimo contadino a mezzadria della fattoria che, tra gli altri, aveva preso particolarmente a cuore proprio questi pochi filari sino alla soglia dei novantanni, quando nel 1980 dovette cedere il passo ad altri.

In tempo di vendemmia proprio qui Beppone ci trascorreva infatti gran parte della giornata già dal mattino presto; da qui, per quanto pochi, provenivano grappoli d’uva dolcissimi che maturavano per prima e spesso con un anticipo di almeno 3 settimane rispetto alle altre varietà presenti nella Fattoria.

Siamo a Gratena, nel comune di Pieve a Maiano, in provincia di Arezzo, in area Chianti docg. L’azienda è biologica dal 1994, stiamo parlando di 180 ettari di cui 17 a vigneto e 1600 olivi tutti gestiti in maniera sostenibile e quanto più naturale possibile, con concimazioni con letame, trattamenti con solo rame e zolfo, vendemmia esclusivamente manuale. Di questa splendida realtà ne abbiamo scritto, tra i primi, già qualche anno fa proprio Qui, rimanemmo particolarmente colpiti dal loro Chianti Gratena duemilatredici, un rosso tanto sincero quanto disarmante, con tanta frutta già al primo naso (arancia sanguinella, melograno, mora, ribes, ndr) e un sorso pieno di soddisfazione, secco e ben bilanciato, morbido e sapido, snello e avvolgente, piacevolissimo da bere.

Tornando un po’ indietro con gli anni, era il 1997 quando, al tempo di programmare l’estirpo di alcuni appezzamenti per procedere al graduale rinnovo dei vigneti, ci si accorse quasi per caso di un particolare della vigna del Beppone: era tempo di vendemmia e in pianta come sempre c’era poca uva, un centinaio di chili, ma ciò che attirò l’attenzione furono le foglie, a guardarle con attenzione erano molto strane per una varietà Sangiovese e più simili a quella di un Cabernet o di un Merlot. L’uva era sempre dolcissima e coloratissima, quasi inchiostro, ma saggiandola non aveva per nulla l’erbaceo del Cabernet. Non era Sangiovese, né Colorino, e nemmeno una varietà internazionale.

La curiosità condusse a vinificare separatamente quei pochi grappoli per qualche vendemmia e gli assaggi a venire del vino, che era scurissimo, denso, violaceo, assai empireumatico e molto tannico, faceva presagire ben poco di quanto invece era capace di esprimere dopo qualche mese di sosta in legno e in bottiglia: conservava un colore vivacissimo e sprigionava infatti profumi molto particolari, oltre che un sapore straordinario, quasi unico per quel territorio. Proprio come questo duemilaquindici prova a raccontarci nelle sue intenzioni: è un rosso di carattere e struttura, intenso nel colore e ampio e suggestivo al naso, il sorso è pieno e vigoroso ma si allunga piacevole e persistente sino ad un finale di bocca caldo e avvolgente; è uno di quei rossi pregni di stoffa da seguire con attenzione nella loro evoluzione nel tempo.

E’ dal gennaio del 1999 che quella vigna è stata così lentamente rinnovata grazie ad un costante reimpianto durato sino al 2010 con circa 20.000 barbatelle di quello stesso varietale tanto strano e particolare; contemporaneamente venne affidato alle ricerche del Prof. Attilio Scienza dell’università di Milano che ne ha eseguito uno primo studio approfondito di tre anni e poi, dopo quasi 10 anni, ne ha potuto delineare il profilo di un vero e proprio nuovo vitigno a bacca rossa, omologato con Decreto Ministeriale del 28/05/2010 con il nome di Gratena Nero. E l’Istituto CREA di Arezzo, con il Prof. Storchi, ha poi terminato gli studi consentendo alla Regione Toscana di poterne decretare l’ammissione agli albi regionali nel settembre del 2017. Il vitigno Gratena Nero è ora ufficialmente un nuovo vitigno Toscano.

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Pozzuoli, il 4 Febbraio a Villa Eubea c’è la Masterclass ASPI Campania sull’Ager Falernus con il Consorzio ViTiCa

17 gennaio 2020

L’Ager Falernus, oltre 2000 anni di storia sulla bocca di tutti. I produttori del Falerno del Massico si raccontano.

ASPI, l’Associazione della Sommellerie Professionale Italiana, l’unica associazione italiana riconosciuta dall’ASI (Association de la Sommellerie Internationale), è lieta di aprire gli appuntamenti degli eventi dedicati al vino del 2020 con la prima Master class dedicata al Falerno del Massico, il più antico tra i vini prodotti in regione capace di esprimere tante anime suggestive e di grande qualità, con il supporto e la collaborazione di Vi.Ti.Ca., il Consorzio di Tutela dei Vini a D.O.C. Asprinio di Aversa, Falerno del Massico e Galluccio delle I.G.T. Terre del Volturno e Roccamonfina, costituito il 4 maggio 2004 è primo consorzio di tutela dei vini riconosciuto in Campania dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali con DM del 18/01/05.

Il Falernum, sin dall’antichità è sempre stato ritenuto una vera e propria rarità enologica tanto dall’essere addirittura riconosciuto con ben tre sotto denominazioni a seconda della sua provenienza geografica. Era chiamato comunemente vino Falerno tutto quello prodotto nell’Ager, ma generalmente da vigne allocate in pianura, il Faustianum invece era quello tralciato nell’area appena pedecollinare mentre veniva riconosciuto Caucinum solo quello più prezioso, proveniente dall’alta collina. A seconda poi delle caratteristiche organolettiche che tali vini esprimevano, vi era anche una distinzione per tipologia del tipo austerum per i vini austeri e/o astringenti, dulce se appunto dolci o tenui quando leggiadri e beverini.

La d.o.c. Falerno del Massico, istituita nel 1989, abbraccia cinque comuni tutti in provincia di Caserta: Sessa Aurunca, Cellole, Mondragone, Falciano del Massico e Carinola. Proveremo così a raccontare i territori, la loro anima, le storie, il lavoro, i vini, con il narrato di chi vive quotidianamente questa terra.

ASPI Campania, oggi più che mai, è impegnata nel rafforzare la figura di Alta professionalità che ogni Sommelier deve saper rappresentare nel mondo del vino, dove si è costantemente alla ricerca di donne e uomini preparati, specializzati e capaci di fare la differenza con il proprio talento e lavoro.

Le Masterclass sono aperte ai soci ASPI e a tutti i professionisti ed appassionati. Il costo per la Masterclass è di 35 Euro p.p. – 30 Euro per i soci ASPI. L’iscrizione può avvenire direttamente in sede o previa prenotazione via mail allegando copia del bonifico bancario intestato ad ASPI – IBAN IT 43 J 03111 5573 0000000010627 – con la causale MC1, con nome e cognome. La prenotazione è comunque indispensabile.

ASPI CAMPANIA
via Monte di Cuma 3, Pozzuoli (Na)
Tel. 081 804 6235
mail: campania@aspi.it – napoli@aspi.it
web: http://www.aspicampania.it

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Bacoli, Campi Flegrei Falanghina Le Cigliate 2017 Cantine Farro

14 gennaio 2020

E’ un bianco di inusuale spessore quello di Michele Farro, uno di quei produttori che non può certo mancare all’appello quando si prova a raccontare il territorio, la storia e vini dei Campi Flegrei .

Ha carattere fiero e caparbio Michele, l’istinto commerciale lo conduce ben presto, da autodidatta, a sporcarsi le mani in cantina; di cervello fine e modi affabili, quasi dorotei, gli bastano pochi anni per ritagliarsi il suo spazio sulla scena enologica napoletana e regionale; ci mette poco, appena due parole, per farti capire di che pasta è fatto, che è uno di quelli che si è fatto da solo e che la sua azienda, praticamente dal nulla, può essere oggi considerata tra quelle di riferimento per tutto il territorio.

Cantine Farro nasce negli anni ’90, ha sede a Bacoli e oggi gestisce circa 4 ettari in conduzione diretta, rimangono invece tante di più le vigne monitorate da Michele in tutto l’hinterland napoletano, con la risultante di una profonda e quasi invidiabile conoscenza del vigneto flegreo che, con capacità, destrezza, sa di poter abilmente gestire portandosi in cantina solo il meglio di cui ha bisogno, non disdegnando di raggiungere nelle migliori annate una produzione che si attesta sulle 200.000 bottiglie, per il 70% destinate al mercato estero. 

L’idea di questa nuova etichetta prende forma a cavallo degli anni ’90 e ’00, nel pieno del boom del vino affinato in legno, della barrique tout court e sur toutes, anche per questo le prime uscite sortiscono quasi un effetto boomerang per l’azienda e Farro, per sua stessa ammissione, si convince quasi immediatamente di aver probabilmente forzato un po’ troppo la mano: ”Ne veniva fuori un buon vino, la provenienza delle uve era di primissimo ordine, restava però lontanissimo dalla mia idea di bianco flegreo, di quella piacevolezza a cui puntavo”, dirà poi.

Una marcia indietro che in realtà faranno un po’ tutti i produttori campani di lì a poco, tanto prima folgorati dal ”Dio Boisé” quanto poi immediatamente redenti –  chi prima, chi poi, ndr – sulla strada della tipicità varietale e territoriale; così sarà anche per Le Cigliate, una panacea il ritorno all’essenziale che gli consentirà un salto in avanti non indifferente. Con la solita freschezza e sapidità, proprie della sua espressività, la Falanghina prende così il largo con maggiore sostanza, si fa vino più complesso e coinvolgente, non più, semplicemente, un bianco di pronta beva e di approccio facile ma che diviene capace di affinare ed elevarsi, di portarlo in tavola su piatti ben più strutturati della classica cucina di mare territoriale, concedendosi addirittura il lusso di poterselo dimenticare qualche anno in cantina.

Le recenti uscite lo vedono prodottto con le uve provenienti perlopiù dal vigneto situato all’altezza di località La Schiana, nel comune di Pozzuoli, uno splendido appezzamento di 4 ettari che gode di piena luce e il giusto calore del sole di una intera giornata, con il mare a due passi, là oltre via Scalandrone. Le Cigliate duemiladiciassette è un bianco senza lacci e senza ammiccamenti, dal colore paglierino netto e tratteggiato da un naso immediato e invitante, profuma di fiori bianchi ed erbette di campo, sa di nespola e frutta esotica; il sorso è invece asciutto, pieno e caratteristico, di piacevole beva e segnato da buona sapidità.

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Syriacus 1997, un sorso di storia nel bicchiere

27 dicembre 2019

Anno straordinario quello, con l’annata dapprima definita calda, poi rivalutata nel tempo sino a che, con il passare degli anni, quella del 1997 è risultata essere una vendemmia talmente straordinaria tanto dall’essere definita “l’ultimo mito del Novecento”.

Davanti a questa rara etichetta, scovata non a caso nella cantina di Zì Pasqualina¤ ad Atripalda, sono riaffiorati mille ricordi di quegli anni. Ci ricordiamo, tra i molti, di un Monfortino ’97 di Giacomo Conterno strepitoso, Barolo le cui quotazioni in questi anni hanno poi toccato cifre stratosferiche; o del memorabile Solaia ’97 di Antinori, Super Tuscan da Cabernet Sauvignon, Sangiovese e Cabernet Franc. Vini profondamente diversi ma a loro modo spettacolari, si potrebbe dire di un altro pianeta, quasi a suggellare l’arrivo della sonda Mars Pathfinder sul pianeta rosso del luglio di quell’anno.

Il 1997 è stato un anno di montagne russe emozionali, nel vino come nella vita di tutti i giorni. E’ l’anno in cui a Miami, il 15 luglio, viene assassinato lo stilista italiano Gianni Versace. E qualche settimana più tardi, il 31 agosto, a Parigi, Lady Diana Spencer rimane vittima di un incidente automobilistico sotto il Pont de l’Alma assieme al suo compagno Dodi Al-Fayed. Il 5 settembre muore in India Madre Teresa di Calcutta. Mentre un mese più tardi, il 9 ottobre, lo scrittore e regista Dario Fo viene insignito del Premio Nobel per la letteratura.

Quando qualche anno più tardi questo Syriacus ’97 di Feudi di San Gregorio¤ debutta sul mercato è subito un successo. E’ un vino prezioso, viene prodotto in quantità limitata poiché nasce da vecchie vigne pre-fillosseriche di ben oltre 150 anni situate a Taurasi, viti erroneamente identificate col Syrah, per questo localmente chiamata Syriaca. E’ a tutti gli effetti un recupero archeo-enologico, possibile grazie al terreno sabbioso dovuto all’origine vulcanica della zona di Taurasi che anche qui in Irpinia non ha permesso al parassita di attaccare le radici di queste viti, allevate con il tradizionale sistema a “starseta”, con uno sviluppo dei rami di circa 15-20 metri.

Negli anni a seguire questo ”nuovo” varietale prenderà il nome di Sirica¤, grazie al lavoro della cantina di Sorbo Serpico in partnership con le Università di Milano e di Napoli che, partendo dai ceppi di questi patriarchi, sono riusciti a riprenderne le fila consentendo una nuova piantagione in un piccolo appezzamento aziendale. Le analisi del dna delle piante hanno poi rivelato caratteri comuni con lo Shiraz, il Refosco e il Teroldego, varietà certamente non autoctone del luogo e che lasciano immaginare uno sviluppo storico ben diverso dall’Aglianico e che danno origine ad un vino dalle caratteristiche profondamente diverse dagli altri vitigni a bacca rossa presenti sul territorio campano.

Sorseggiare questo rosso, a quasi vent’anni da quell’uscita, rappresenta così un vortice di sensazioni particolari e al tempo stesso piacevoli. Il colore del vino è chiaramente segnato dal tempo, ma nemmeno più di tanto: il timbro rimane rubino trasparente, l’unghia del vino nel bicchiere è appena tendente all’arancio ma conserva buona vivacità. Il naso è dapprima ombroso e scuro, come un baule di ricordi aperto inaspettatamente, le prime sensazioni sono perlopiù incentrate su spezie, aromi di china, sottobosco, con l’andare del tempo nel bicchiere riecheggiano invece note di composta di frutta e sentori di erbe officinali. Il sorso è secco, caldo, morbido, con un finale di bocca sottile, anche scarno, eppure piacevole e coinvolgente. 

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Pozzuoli, a lezione di approfondimento sui Campi Flegrei con ASPI Campania

19 dicembre 2019

ASPI, l’Associazione della Sommellerie Professionale Italiana, l’unica associazione italiana membro dell’ASI (Association de la Sommellerie Internationale), è impegnata in queste settimane nella programmazione degli eventi dedicati al vino del prossimo anno 2020.

Tra le varie attività in programma da Gennaio 2020 saranno strutturate alcune MASTER CLASS per i soci Sommelier e Mastro Coppieri nonché per tutti gli appassionati che seguono con particolare interesse il mondo del vino e i suoi protagonisti; eventi dedicati a territori, vini, persone e progetti di grande rilevanza per il mondo del vino con alcune partnership di particolare pregio, a cominciare dal Progetto ‘’I Campi Flegrei’’ che entra a pieno titolo nel programma di formazione dei corsisti del 1° e 2° livello di Napoli grazie anche alla collaborazione con alcune tra le più preziose aziende flegree.

Chi ha vissuto e può raccontare a suo modo gli ultimi quindici/vent’anni di viticoltura nei Campi Flegrei sa bene che era necessario solo attendere e continuare a stimolare vignaioli e produttori nel fare meglio, il successo dei vini flegrei, presto o tardi, sarebbe arrivato; la distanza che li separava dal resto del mondo del vino, quel gap soprattutto di mentalità, certi difetti dei vini, originati soprattutto da una cattiva gestione del vigneto, della vinificazione o dell’affinamento, talvolta proposti addirittura come tipicità, sono stati per anni un fardello pesantissimo da portarsi dietro ma finalmente (quasi) del tutto superati. Proviamo a raccontarli, allora, questi primi vent’anni!

ASPI CAMPANIA
via Monte di Cuma 3, Pozzuoli (Na)
Tel. 081 804 6235
mail: campania@aspi.it – napoli@aspi.it
web: http://www.aspicampania.it

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Pozzuoli, ecco il programma delle Masterclass 2020 di ASPI Campania

18 dicembre 2019

ASPI, l’Associazione della Sommellerie Professionale Italiana, l’unica associazione italiana membro dell’ASI (Association de la Sommellerie Internationale), è impegnata in queste settimane nella programmazione degli eventi dedicati al vino del prossimo anno 2020.

Tra le varie attività in programma, già da Gennaio 2020, vi sono alcune MASTERCLASS per i soci Sommelier e Mastro Coppieri, nonché per gli appassionati, dedicati a territori, vini, persone e progetti di grande rilevanza per il mondo del vino, a cominciare dal Progetto ‘’I Campi Flegrei’’ che entra a pieno titolo nel programma di formazione dei corsisti del 1° e 2° livello di Napoli.

Seguiranno, grazie al pieno sostegno del Presidente nazionale, il miglior Sommelier del mondo Giuseppe Vaccarini e del coordinatore regionale e Vice Presidente nazionale Ciro Laringe, delle MASTERCLASS sull’AGER FALERNUS¤, a febbraio, in collaborazione con il Consorzio ViTiCa, sul Progetto FEUDI STUDI¤ dell’azienda FEUDI DI SAN GREGORIO a marzo e, in Aprile, una storica verticale del Pallagrello bianco Le Sèrole di TERRE DEL PRINCIPE¤.

ASPI Campania, oggi più che mai, è impegnata nel rafforzare la figura di Alta professionalità che ogni Sommelier deve saper rappresentare nel mondo del vino, dove si è costantemente alla ricerca di donne e uomini preparati, specializzati e capaci di fare la differenza con il proprio talento e lavoro; proporre pertanto nel nostro calendario eventi tali iniziative per approfondire e conoscere meglio il grande lavoro di valorizzazione che le aziende impegnate nel mondo del vino stanno conducendo in Campania, ma non solo, rappresenta occasione di grande rilevanza per migliorare e crescere assieme, Sommelier, appassionati e le aziende che con grande disponibilità vi partecipano. Non resta quindi che rimanere in contatto con ASPI! 

Per ulteriori informazioni:
ASPI CAMPANIA
via Monte di Cuma 3, Pozzuoli (Na)
Tel. 081 804 6235
mail: napoli@aspi.it – campania@aspi.it

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Pozzuoli, La Fattoria del Campiglione, qui dove resiste la tradizione (e non solo)

8 novembre 2019

Queste poche righe arrivano con molti anni di ritardo su queste pagine, non a caso però; in effetti non è mai semplice raccontare di un luogo dove ci si va con grande piacere – anche se di rado – ma dove hai speso diversi anni di lavoro praticamente ovunque tra la braceria, i tavoli sino a gestirne la sala e la cantina. Tant’è non è più il caso di rimandare di tessere un piccolo elogio alla resistenza che va loro ampiamente riconosciuto.

Verdure cotte dell'Orto del lago d'Averno - Foto L'Arcante

E’ la primavera del 1995 quando due amici di vecchia data, Michele Sgamato e Gerardo Buono (detto Nicola) decisero di rilevare un casolare semi-abbandonato e fatiscente per farne un ristorante di carni alla brace. Il primo è macellaio da almeno un paio di generazioni, Nicola faceva il cuoco già da una ventina d’anni, molti dei quali passati nelle migliori cucine di mare flegree. Intuizione o mero azzardo? Proporre un menu di sole carni, in una zona di mare e quindi con una vocazione per la cucina marinara di forte tradizione, appariva quantomeno una scommessa ardua, se non di difficile riuscita. In effetti nulla è risultato facile, soprattutto nei primi anni, ma a distanza di tempo, a guardarsi intorno, dopo di loro nonostante i tanti velleitari tentativi di imitazione, appare ovvio che la scommessa è stata più che vinta!

Oggi La Fattoria del Campiglione non è un semplice ristorante di carni, è un luogo di culto in cui comunque resiste forte la tradizione: qui si concentrano profumi e sapori identitari straordinari che riprendono per mano la cucina tradizionale regionale e locale e l’accompagnano senza forzature o sovrapposizioni inutili ad accostamenti con materie prime e carni che provengono in certi casi da luoghi misconosciuti oppure da tutto il mondo, sempre con pieno successo.

Maiale calabrese marinato e cotto a bassa temperatura, salsa barbecue di produzione propria - La Fattoria del Campiglione, Foto L'Arcante

Vi si trovano grandi salumi e formaggi che qui arrivano dopo una maniacale ricerca e selezione, primizie di stagione, ma anche paste con sughi di ricette storiche napoletane (Ragù, Genovese, Coniglio all’Ischitana, ndr) servite in tegami di rame, robe che anticipano o si accodano a pregiatissime carni fresche oppure frollate sino a centinaia di giorni, saggiate crude, marinate, cotte alla brace o al forno, servite con verdure e salse sapientemente accostate. Con un servizio sempre accorto e premuroso, affidato ai ragazzi di sala che qui ci lavorano, chi più chi meno, praticamente sin dall’apertura.

Qui ha un ruolo cruciale anche la suggestiva cantina, messa su a cominciare dal 1997, con quattro piani scavati a mano – di cui personalmente conservo un ricordo indelebile, avendone partecipato con fierezza alla sua realizzazione nonché alla costruzione della carta nei suoi primi anni, sino al 2001, quando poi lasciai, ndr -. Oggi la proposta viaggia su oltre un migliaio di etichette e circa 20.000 bottiglie tra le quali diverse verticali del meglio delle produzioni italiane e dal mondo. A cui s’aggiungono una selezione di oltre 300 etichette di distillati tra Grappa, Cognac, Armagnac, Rum e Distillati di frutta.

La Fattoria del Campiglione

Via vicinale Campana 2, Pozzuoli (Na)

Tel. 081 5263733 – http://www.lafattoriadelcampiglione.it

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Le nuove tecnologie al servizio della sala, il cameriere e il tête-à-tête al ristorante

2 novembre 2019

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Napoli, martedì 29 ottobre la tappa napoletana del tour “Tre Bicchieri Gambero Rosso”

23 ottobre 2019

Napoli celebra i dieci anni dell’edizione partenopea dell’evento “Tre Bicchieri 2020 Gambero Rosso” con una serie di iniziative speciali. In occasione del più alto riconoscimento nella guida “Vini d’Italia”, Città del Gusto Napoli Gambero Rosso ha ideato un evento unico, che si svolgerà presso il MANN, Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Tra i più importanti musei di Napoli, il MANN vanta il più ricco e pregevole patrimonio di opere d’arte e manufatti di interesse archeologico in Italia ed è considerato uno dei più importanti musei archeologici al mondo.

Martedì 29 ottobre, dunque, la tappa napoletana dell’evento “Tre Bicchieri Gambero Rosso” si svolgerà in una location del tutto eccezionale, che ospiterà per l’occasione oltre ottanta produttori provenienti da numerose regioni d’Italia, operatori, esperti del settore, stampa e appassionati. Per l’occasione, oltre alla tradizionale degustazione delle etichette italiane premiate, si terranno due Masterclass organizzate da Città del Gusto Napoli, presso l’Hotel Costantinopoli 104, riservate ad operatori specializzati, che di fatto daranno il via al ciclo di Masterclass denominato “L’Italia nei Tre Bicchieri”, che di volta in volta vedrà momenti di approfondimenti dedicati alle principali denominazioni italiane.

Per l’edizione 2019 la prima Masterclass sarà dedicata alla Campania e sarà guidata da Stefania Annese, mentre la seconda Masterclass sarà dedicata ad Umbria e Toscana e sarà guidata da Lorenzo Ruggeri (info sulle Masterclass dedicate agli operatori: tel 329 9866587 – 392 0059528 – segreteria@miriadeweb.it). Infine alle ore 18.00 Masterclass aperta al pubblico su “I Premi speciali della guida Vini d’Italia 2020” guidata da Stefania Annese e Lorenzo Ruggeri. Alle ore 18 gli operatori avranno accesso esclusivo ai banchi d’assaggio delle aziende partecipanti che, a seguire, apriranno al pubblico.

L’evento sarà arricchito da uno speciale percorso food che vedrà protagoniste alcune delle migliori realtà dell’agroalimentare campano selezionate da Gambero Rosso. Il percorso organizzato da Città del Gusto Napoli è stato ideato dallo Chef Giovanni Pastore, già Chef di Città del Gusto Napoli, attualmente impegnato in esperienze internazionali alle Maldive e a Zanzibar, insieme agli allievi della Gambero Rosso Academy Napoli. Gli ospiti troveranno varie espressioni della cucina di Pastore, che si fonda su di una ricerca attentissima delle materie prime, insieme ai prodotti da forno d’eccellenza dei Fratelli Malafronte (3 Pani per la guida “Pane & Panetterie d’Italia” di Gambero Rosso), del casertano Forno Aspromonte (2 Pani per la Guida “Pane & Panetterie d’Italia” di Gambero Rosso) e di “Oltre ogni territorio” con i suoi taralli pugliesi. In abbinamento i prodotti caseari dell’azienda agricola irpina Carmasciando e di Alimentale, tutelati e garantiti dal Bollino Vero Filiera Sostenibile per le produzioni che difendono la biodiversità, l’ambiente, la sostenibilità e il lavoro delle aziende locali, ai banchi d’assaggio gestiti dai Maestri Assaggiatori ONAF.

A seguire, i Fratelli Malafronte proporranno al pubblico i loro panettoni natalizi di cui presenteranno l’intera collezione. Con loro il gelatiere Emilio Panzardi dell’omonima gelateria di Maratea, noto per le sue innovative ricette e per le produzioni di grande qualità (realizzate con numerosi presidi Slow Food), e Poppella con un esclusivo percorso di golosità. Leggi Qui e Qui altre informazioni sul programma completo.

Per informazioni e prenotazioni:

Tel. 338.1691727 – 333.4538337 – 351.1131700

oppure eventi.na@cittadelgusto.it

comunicazione.na@cittadelgusto.it.

Info per la stampa:

Miriade & Partners¤

Tel. 329.9606793 – 392.0059528

ufficiostampa@miriadeweb.it

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Angelo Di Costanzo entra a far parte di ASPI, l’Associazione della Sommellerie Professionale Italiana

14 ottobre 2019

E’ una buona notizia per la Sommellerie campana quella che vede il ritorno in campo in ambito associativo professionale del professionista flegreo.

Angelo Di Costanzo, classe ’75, di Pozzuoli, già protagonista di lungo corso del mondo del vino¤, è dal 2015 impegnato nel board direzionale di Food&Beverage di San Gregorio Ristorazione, società del Gruppo Feudi di San Gregorio di Sorbo Serpico. E’ stato Miglior Sommelier della Campania nel 2008 ed eletto Sommelier Italiano dell’anno per la Guida L’Espresso 2014¤.

’Era forte il desiderio di contribuire con la mia esperienza al lavoro di aggregazione, divulgazione e formazione professionale avviato da alcuni anni in Campania da ASPI¤, l’Associazione della Sommellerie Professionale Italiana’’, che ricordiamo essere l’unica associazione italiana riconosciuta dall’ASI¤ (Association de la Sommellerie Internationale) e punto di riferimento in Italia della più alta espressione della Sommellerie contemporanea, presieduta dal Campione del mondo Giuseppe Vaccarini e guidata in regione da Ciro Laringe, Vice Presidente Nazionale e da Giuliano Mallardo alla Direzione dei Corsi che hanno accolto con grande apprezzamento la notizia.

‘’E’ necessario, oggi più che mai, rafforzare la figura di Alta professionalità che ogni Sommelier deve saper rappresentare nel mondo del vino, dove si è costantemente alla ricerca di donne e uomini preparati, specializzati e capaci di fare la differenza con il proprio talento e lavoro’’ ci tiene a precisare Angelo.

‘’Proveremo a farlo con grande slancio, sostenendo i Corsi Propedeutici affiancandovi alcuni appuntamenti di particolare levatura didattica e con degli approfondimenti tematici che avvicinino sempre di più i Professionisti, ma anche gli appassionati, alle straordinarie suggestioni che sono capaci di regalare i meravigliosi territori, le aziende e i grandi vini del nostro paese, e non solo!’’. Non resta quindi che rimanere in contatto con ASPI!

ASPI CAMPANIA
via Monte di Cuma 3, Pozzuoli (Na)
Tel. 081 804 6235
mail: napoli@aspi.it

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Segnalazioni| Greco di Tufo Goleto 2017 Tenute Capaldo

13 ottobre 2019

Le voci si rincorrevano da qualche tempo, le prime impressioni sui vini sono cominciate a circolare già nella scorsa primavera, va ora lentamente disvelandosi il nuovo progetto Tenute Capaldo con le prime degustazioni del Greco di Tufo Goleto 2017, che a breve farà il suo esordio sul mercato, e 2018, affiancati dal Taurasi Riserva Gulielmus 2015.

L’uva di questo vino proviene da un meraviglioso terreno di 1 ettaro e mezzo nel comune di Santa Paolina con piante di età media di 70 anni collocato a circa 600mt s.l.m, con un microclima straordinario e temperature che di notte assicurano escursioni termiche molto interessanti per la perfetta maturazione fenolica delle uve.

Goleto nasce dopo anni di intensa attività di ricerca e sperimentazione, un lungo lavoro in vigna e in cantina che ha portato in bottiglia una dozzina di etichette con vini provenienti da singoli vigneti di Greco di Tufo con caratteristiche e peculiarità uniche, che prendono definitivamente forma in questa prima realizzazione della visione di Antonio Capaldo del potenziale evolutivo di un vino in grado di sorprendere e conquistare al primo sorso ma anche sicuramente capace di attraversare il tempo senza subirne il peso degli anni.

Non a caso si è scelto di puntare dritto sul Greco di Tufo, uva non certo facile da gestire in campo e lavorare in cantina ma quando ben interpretata e valorizzata, pienamente all’altezza di dare vini eccezionali, carichi di grande freschezza ma anche in grado di affinare ed allungarsi nel tempo regalando bevute ricche di sostanza e sfumature finissime.

Sono al momento appena 5.000 le bottiglie prodotte per questa prima uscita con l’annata duemiladiciassette, un bianco dal colore paglierino luminoso, con una impronta evidentemente floreale e fruttata e dal sapore intenso e minerale. Il duemiladiciotto è già in affinamento, stipato in cantina, a questo Greco sarà poi affiancato un Taurasi Riserva, Gulielmus, di prossima uscita con l’annata duemilaquindici. Non resta quindi che goderne!

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Pozzuoli, ecco il programma completo del corso propedeutico per Sommelier ASPI Primo Livello 2019/20

5 ottobre 2019

Parte il 21 Ottobre prossimo, il corso propedeutico per Sommelier ASPI Primo Livello a Villa Eubea, a Pozzuoli, in provincia di Napoli. Il programma di studio ASPI propone un particolare percorso didattico per offrire al corsista un bagaglio tecnico e culturale che gli permetta di acquisire le nozioni di base.

Per iscriversi è necessario il pagamento dell’intera somma con bonifico alle seguenti coordinate, beneficiario: ASPI – IBAN IT 43 J 03111 5573 0000000010627 – specificando nella causale del bonifico ‘Corso propedeutico per Sommelier primo livello ASPI Campania’ e il nominativo dell’iscritto.

Il corso propedeutico per Sommelier si articola su tre livelli. La quota di iscrizione per il Primo Livello è di 500 euro compreso le 60 euro per la tessera annuale che comprende l’iscrizione ad ASPI – Associazione della Sommellerie Professionale Italiana. I corsi sono serali e a numero chiuso, questo il programma completo previsto da Ottobre 2019 a Marzo 2020:

Lunedì 21 Ottobre 2019, ore 20.00. Lezione 1 Presentazione del Corso, La figura del Coppiere e del Sommelier;

Lunedì 28 Ottobre 2019, ore 20.00. Lezione 2 Viticoltura;

Lunedì 4 Novembre 2019, ore 20.00. Lezione 3 Enologia;

Lunedì 11 Novembre 2019, ore 20.00. Lezione 4 Tecnica della degustazione – Esame Visivo;

Lunedì 18 Novembre 2019, ore 18.00. MasterClass;

Lunedì 2 Dicembre 2019, ore 20.00. Lezione 5 Tecnica della degustazione – Esame Olfattivo;

Lunedì 9 Dicembre 2019, ore 20.00. Lezione 6 Tecnica della degustazione – Esame Gustativo;

Lunedì 16 Dicembre 2019, ore 20.00. Cena Auguri di Natale ASPI Nazionale¤;

Lunedì 13 Gennaio 2019, ore 20.00. Lezione 7 Legislazione vitivinicola italiana ed europea;

Lunedì 20 Gennaio 2019, ore 20.00. Lezione di approfondimento: I Campi Flegrei;

Lunedì 27 Gennaio 2019, ore 20.00. Lezione 8 Birra;

Lunedì 3 Febbraio 2019, ore 20.00. Lezione 9 Distillati e Liquori;

Lunedì 10 Febbraio 2019, ore 20.00. Lezione 10 Spumantizzazione e Vini Speciali;

Lunedì 17 Febbraio 2019, ore 20.00. Lezione di Approfondimento: Analisi olfattiva;

Lunedì 2 Marzo 2019, ore 20.00. Lezione 11 Acqua e bevande nervine;

Lunedì 9 Marzo 2019, ore 20.00. Lezione di Approfondimento: Le temperature di servizio;

Lunedì 16 Marzo 2019, ore 20.00. Lezione 12 Enogastronomia;

Lunedì 23 Marzo 2019, ore 20.00. Verifica della preparazione culturale e Tenico-Pratica finale;

Lunedì 30 Marzo 2019, ore 20.00. Verifica della preparazione culturale e Tenico-Pratica finale;

Data da definire, ore 20.00. Visita in azienda.

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Per ulteriori informazioni:
ASPI CAMPANIA
via Monte di Cuma 3, Pozzuoli (Na)
Tel. 081 804 6235
mail: napoli@aspi.it

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Buon Compleanno Doc!

3 ottobre 2019

3 Ottobre 1994 – 3 Ottobre 2019, Buon Compleanno Doc¤! Buon Compleanno per questi tuoi primi 25 anni, finalmente un giorno da ricordare. Oggi è per te, tutti ti guardano, tu al centro di tutto.

Campi Flegrei - foto L'Arcante

Che bella la sfrontatezza con la quale stai vivendo questo momento di grande slancio¤, la franchezza con la quale rispondi a tono alle mille avances di novelli cantatori che come antichi affabulatori si rifanno la bocca al tuo calice e subito riverginano la loro penna per sedurti. Sono tutti ai tuoi piedi, oggi. Ci viene da chiedergli: ma dove eravate sino a ieri, dove?

Buon Compleanno Doc! Ti meriti questa festa, è tutta tua, solo tua, questo 2019 sarà per sempre. Nonostante l’affronto di gente che non ha mai saputo come trattarti, gli insulti, gli schiaffi da chi è stato capace solo di violenza anziché carezzarti e sussurrarti parole d’amore. Quelle che meriti.

Buon Compleanno Doc! Hai tanta strada davanti ma ne hai messa molta alle spalle: l’improvvisazione, la superficialità, l’incapacità di qualcuno ti hanno ferita e segnata, è vero, ma forse anche per questo oggi sei più forte: due anime, tutt’uno, vincenti, splendida e cristallina Vestale di giorno e Cavaliere di porpora di notte. Come te nessuno!

E non aver paura, c’è chi ti sostiene e ti difende¤, l’ha fatto ieri e lo farà sempre. Buon Compleanno Campi Flegrei¤!, che meravigliosi questi tuoi primi venticinque anni.

1994-2019, 25 anni di doc Campi Flegrei

Leggi anche Falanghina, Radiografia di un vitigno Qui.

Leggi anche Il Piedirosso, Un sorso di storia Qui.

Leggi anche Piccola Guida ai Vini dei Campi Flegrei Qui.

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TREBICCHIERI® 2020, premiata la Falanghina Agnanum 2018 di Raffaele Moccia

3 ottobre 2019

Possiamo dirci doppiamente felici per il TREBICCHIERI® che la Guida ai vini d’Italia del Gambero Rosso ha voluto assegnare al vino di Raffaele Moccia¤, anzitutto perché premia ancora quest’anno un vino dei Campi Flegrei, tra l’altro prodotto da una delle aziende che più apprezziamo e sosteniamo sin dai suoi primi passi, ma anche perchè potremmo avanzare l’idea che in qualche maniera l’avevamo preannuciato solo poche settimane fa, proprio Qui su queste pagine, tracciando di questo duemiladiciotto un vero e proprio elogio dell’imperfezione perché molto lo avevamo apprezzato.

Riportiamo più o meno letteralmente: ”in questo base duemiladiciotto di Agnanum non sfuggono infatti alcuni tratti distintivi tipici dei vini di Raffaele, il colore paglierino sempre un po’ più carico del solito, il naso ampio e ricco di maturità espressiva, di frutto e di sensazioni empireumatiche, vieppiù quel sapore deciso, anche impreciso, che rimanda però immediatamente al suo territorio più che al manuale del piccolo enologo”.

Non c’è che dire, se non ché, per dirla rifacendosi alle parole di Rita Levi Montalcini, né il grado di conoscenza tecnica né la capacità di eseguire e portare a termine con precisione chirurgica il compito intrapreso sono i soli fattori essenziali per la buona riuscita e la piena soddisfazione personale. Insomma, ancora complimenti a Raffaele e Viva i Campi Flegrei!

Leggi anche L’uva e il vino di Raffaele Moccia Qui.

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TREBICCHIERI® 2020, premiato il Taurasi Riserva Puro Sangue 2014 di Luigi Tecce

2 ottobre 2019

Ne rimanemmo subito profondamente rapiti lo scorso aprile durante gli assaggi di Campania Stories¤ a Cetara, in Costiera Amalfitana. Venne fuori perentorio tra i vini rossi in degustazione, un bel colpo di coda in un periodo di così forte congiuntura per certi vini di grande struttura, soprattutto in Campania dove è sempre più il momento del Piedirosso, dai Campi Flegrei al Vesuvio sino a Roccamonfina, con un fiorire di belle bottiglie e felici rappresentazioni.

Questo Aglianico, che ricordiamo rimane il vitigno Principe dei varietali regionali, come sempre protagonista anzitutto in Irpinia, ci pare rappresentare al meglio quella speranza di rilancio mediatico di cui il Taurasi avrebbe tanto bisogno, affiancandosi quindi, finalmente con maggiore costanza, a tutte quelle straordinarie ”interpretazioni” dei già affermati e rinomati vini irpini prodotti dagli storici Mastroberardino¤, Feudi di San Gregorio¤ e Terredora¤, per citarne solo alcuni di lungo corso impegnati da anni, a vari livelli, nella ricerca e nella selezione delle migliori espressioni territoriali, assieme a certe perle di autenticità, anche artigianali, che sono diventate negli ultimi anni ad esempio Quintodecimo¤ o certe uscite dei vini di Perillo¤, come già per Caggiano¤ e Molettieri¤.

Meritatissimo quindi il TREBICCHIERI®¤ a questo vino di Luigi Tecce, un Taurasi Riserva Puro Sangue 2014 che è materia viva, già nel colore vivacissimo nonostante il lungo affinamento tra legno e bottiglia. Il naso è intriso di belle note varietali, anzitutto di frutta polposa e invitante, poi una miriade di sottili ed invitanti sfumature aromatiche, un corredo di spezie dalla trama finissima e altre piccole sensazioni terragne assai intriganti. Il sorso è (quasi) sconvolgente, subito largo, caldo, profondo, gustoso, decisamente appagante. Ci piacerebbe essere smentiti sin dai prossimi assaggi, ma ci appare, forse, come il miglior vino tirato fuori dal cilindro di Tecce sin da quando ha mosso i suoi primi passi nel mondo del vino. Chapeau!

Leggi anche Campania Stories, i nostri appunti di viaggio Qui.

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TREBICCHIERI® 2020, premiato il Piedirosso Artus 2017 di Mustilli

1 ottobre 2019

Salutiamo con grande piacere il TREBICCHIERI® assegnato dal Gambero Rosso¤ al Sannio Sant’Agata dei Goti Piedirosso Artus 2017 della famiglia Mustilli. Non possiamo che ammirare il grande lavoro portato avanti negli ultimi anni da Anna Chiara e Paola Mustilli, un lavoro duro che trae forte ispirazione negli oltre quarant’anni di impegno profusi anzitutto dall’indimenticato Ing. Leonardo, considerato da molti un intellettuale prestato alle vigne, un uomo colto ed essenziale, magari un po’ burbero, ma che si è profondamente impegnato nel lavoro di valorizzazione del territorio e dei vitigni autoctoni campani, distante da ogni inutile clamore mediatico di un mondo diventato poi negli anni inutilmente rumoroso e farcito di parvenue*.

Un percorso ammirevole, non certo semplice, anzi costellato di mille difficoltà ma che ha fortemente contribuito allo sviluppo del grande patrimonio storico e culturale del territorio sannita di Sant’Agata dei Goti, proseguito poi in vigna e in cantina dove hanno saputo riprendere per mano quel valore di eccellenza che fa, ad esempio di questo vino, uno dei migliori Piedirosso in circolazione bevuti negli ultimi anni. Dal bel colore rubino intenso, ha profumi riconoscibili di gerani in fiore e piccoli frutti neri, un sorso scalpitante, affilato, progressivo e sapido. Molti complimenti quindi, e avanti così con forza e determinazione!

* Ispirata da un bellissimo ricordo/ritratto di Manuela Piancastelli Qui.

Leggi anche Lista della spesa per i prossimi giorni Qui.

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TREBICCHIERI® 2020, premiato il Taurasi Riserva Piano di Montevergine 2014

28 settembre 2019

Lo abbiamo scritto a chiare lettere l’anno scorso, con piacere ci ripetiamo volentieri ancora quest’anno: c’è una lunga storia molto forte che ci lega indissolubilmente a questa straordinaria etichetta e all’azienda di Sorbo Serpico, una storia antica e profonda.

Le prime grandi bottiglie che abbiamo stappato e raccontato sono state proprio di Taurasi¤ docg, e se ci siamo appassionati a questo straordinario vino rosso campano un po’ è anche merito del Piano di Montevergine di Feudi di San Gregorio, da sempre tra i migliori rossi campani e grande ambasciatore dell’Aglianico nel mondo.

Alcune sue uscite sono impresse negli annali e ricordate perché capaci, come e più di altre bottiglie, di attraversare il tempo e raccontare in maniera autentica e profonda il grande territorio Irpino. Vini che anche nelle annate più austere sanno esprimere complessità e vivacità organolettica, sostanza e finezza sorprendenti. Dopo un duemilatredici tutto da incorniciare, premiato l’anno scorso, ecco che il Piano di Montevergine coglie nuovamente il TreBicchieri®¤ con il Riserva duemilaquattordici. Ad Maiora Semper!!

Leggi anche TREBICCHIERI 2019, Premiato il Taurasi Riserva Piano di Montevergine 2013 Qui.

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Comfort Wines, il Falerno del Massico Primitivo 2016 di Michele Moio

26 settembre 2019

Come per i ”Comfort Foods” ovvero quei cibi a cui ricorriamo talvolta per soddisfare un bisogno emotivo alla ricerca di sapori consolatori, stimolanti e spesso nostalgici, così vi sono i ”Comfort Wines”, vale a dire bottiglie sicure, di solito appaganti, vini che continuano ad essere tra i più venduti sul mercato e consumati in Osterie, Wine Bar, Ristoranti e ultimamente finanche in Pizzerie, con grande successo soprattutto al calice.

Non vi è dubbio che pochi vini possono vantare un successo commerciale pari al Falerno del Massico Primitivo di Michele Moio, un’affermazione vasta e capillare anzitutto sul mercato del vino campano. Di questi, se ci si riferisce ai soli vini rossi, in regione, se ne conterebbero addirittura sulle dita di una mano.

E’ per molti il vino della domenica, quello che metti volentieri in tavola, o che se te lo porti dietro a pranzo a casa di un amico non sbagli mai. Ma è anche tra quei rossi più diffusi “al bicchiere” in quei locali che fanno della mescita il loro punto di forza. E’ un vino che piace a tanti, immediatamente leggibile, tipico e di spessore, morbido ma non senza un certo carattere, vieppiù con una lunga tradizione famigliare alle spalle e di forte caratterizzazione territoriale, diciamo pure con ben oltre duemila anni di storia eppure sempre tremendamente moderno.

Invero la d.o.c. Falerno del Massico, nata nel 1989, abbraccia cinque comuni tutti in provincia di Caserta: Sessa Aurunca, Cellole, Carinola, Falciano del Massico e, appunto, Mondragone; sono previste sia una tipologia bianco, a base falanghina e due rossi. Da disciplinare, per la tipologia Falerno del Massico rosso sono previsti quattro vitigni, l’aglianico (al 60-80%), il piedirosso (20-40%), il primitivo e la barbera (max 20 %) con una gradazione alcolica minima richiesta in percentuale del 12,50% in volume ed un invecchiamento minimo di 1 anno; la produzione massima ammessa è di 100 qli/Ha. Il Falerno del Massico rosso, se invecchiato per tre anni, di cui uno in botte, può riportare in etichetta la dicitura Riserva.

Per la tipologia Falerno del Massico Primitivo invece viene richiesto l’85% minimo del vitigno citato in etichetta con possibilità di aggiunta di aglianico, piedirosso e/o barbera al massimo del 15%. La gradazione alcolica minima richiesta in questo caso è del 13% in volume mentre l’invecchiamento minimo richiesto è di 1 anno; la produzione per ettaro ammessa non prevede differenze dalla precedente. Con un invecchiamento minimo di due anni, di cui uno in botte, il Falerno del Massico Primitivo può riportare in etichetta la dicitura Riserva oppure, come appariva in passato proprio sulle bottiglie dello storico produttore Michele Moio, Vecchio.

Ci siamo imbattuti in un duemilasedici particolarmente invitante e ampio, dal sorso nerboruto e morbido, avvolgente e sferzante al tempo stesso. I vini di Moio sono sempre particolarmente ricchi, anche in questo caso il colore è purpureo, il naso ciliegioso e intriso di spezie dolci e polvere di cacao, il sapore secco e calorico, con un lungo finale di bocca caldo ed avvolgente. Insomma, al solito si è rivelato un gran bel vino, piacevole ed originale, diretto e privo di inutili sovrastrutture, proprio come la gente di questa parte dell’Ager Falernus. Con Bistecca ai ferri e funghi porcini alla piastra.

Leggi anche Comfort wines, Fidelis Cantina del Taburno e Rubrato di Feudi di San Gregorio Qui.

Leggi anche Comfort wines, ecco quattro grandi classici italiani da non perdere Qui.

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Il vino del mese, Falanghina dei Campi Flegrei

19 settembre 2019

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Pozzuoli, è in partenza il corso propedeutico per Sommelier con ASPI Campania

8 settembre 2019

Parte il 21 Ottobre prossimo, il corso propedeutico per Sommelier ASPI Primo Livello a Villa Eubea, a Pozzuoli, in provincia di Napoli. Il programma di studio ASPI propone un particolare percorso didattico per offrire al corsista un bagaglio tecnico e culturale che gli permetta di acquisire le nozioni di base.

Il corso propedeutico per Sommelier si articola su tre livelli. La quota di iscrizione per il Primo Livello è di 500 euro compreso le 60 euro per la tessera annuale che comprende l’iscrizione ad ASPI – Associazione della Sommellerie Professionale Italiana. I corsi saranno serali e sono a numero chiuso.

Per iscriversi è necessario il pagamento dell’intera somma con bonifico alle seguenti coordinate, beneficiario: ASPI – IBAN IT 43 J 03111 5573 0000000010627 – specificando nella causale del bonifico ‘Corso propedeutico per Sommelier primo livello ASPI Campania’ e il nominativo dell’iscritto.

Per ulteriori informazioni:
ASPI CAMPANIA
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Il vino secondo la Signora Carmela, quelli al calice

4 settembre 2019

Il vino al calice, attenzione agli scarti di cantina¤.

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Il vino secondo la Signora Carmela, da bere con la cannuccia

10 agosto 2019

Ci ha provato, per dire¤, persino l’illustre Maison Mestrezat.

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Brexit, come ne usciremo (con il vino e il food made in Italy)

9 agosto 2019

Con l’uscita dalla UE, la politica commerciale del Regno Unito è sottoposta da tempo ad una rinegoziazione che appare di difficile soluzione pacifica. Da un lato, le imprese britanniche non potranno più beneficiare del libero accesso ai mercati europei, dall’altro, il Regno Unito dovrà presumibilmente innalzare le barriere tariffarie verso gli ex partner e ciò riguarderà anche le imprese agroalimentari italiane.

Per il vino, come riportato qui¤ sul sito di Ismea, ”con 55 milioni di ettolitri di vino nel 2018 (+29% su base annua), di cui quasi 20 milioni indirizzati verso i mercati esteri, l’Italia conferma il suo ruolo di leader mondiale nella produzione di vino e consolida la sua posizione di esportatore. Con un valore record dell’export di 6,2 miliardi, il nostro Paese mantiene il secondo gradino del podio dei maggiori fornitori mondiali, alle spalle della Francia”.

Un ruolo, precisa il documento dell’Istituto di Servizi per il mercato Agricolo Alimentare, ”frutto della crescita robusta delle esportazioni nell’ultimo decennio (+70% l’incremento in valore dal 2008), consolidata anche nell’anno appena trascorso (+3,3% l’export in valore). A trainare le esportazioni del settore, lo scorso anno, sono stati i vini Dop con un aumento del 13% in volume e del 12% in valore, a fronte di una battuta d’arresto degli Igp (-23% le quantità e -15% il giro d’affari), e di volumi inferiori per i vini comuni (-22%)”.

Tant’è, recentemente, in una intervista rilasciata alla BBC dal responsabile della Food and Drink Federation, Tim Rycroft¤ripresa qui¤ su Intravino¤ da Elena De Luigi, viste le ultime vicissitudini ed il forte rischio del no-deal, si anticipa che con ogni probabilità dal 1 novembre prossimo tutti i prodotti provenienti dall’Europa (il 28% del fabbisogno) destinati per esempio ai supermercati e ai ristoranti, dovranno fermarsi a Dover per il controllo e l’approvazione dei “nuovi” documenti di transito. Si prevede quindi, inevitabilmente, un significativo ritardo nella consegna che potrebbe risultare fatale anzitutto per il cibo fresco, ma anche per quei prodotti come il vino che rischiano di non arrivare per tempo sul mercato, e nelle quantità richieste per la vendita nel periodo natalizio. Insomma, forse è presto per dirlo, ma sembra proprio che Okay, London, we willl have a problem over there!

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Il vino secondo la Signora Carmela, il Greco di Tufo

29 luglio 2019

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Il vino al calice, attenzione agli scarti di cantina

23 luglio 2019

Opportunità spesso mancata, il vino al calice rimane una pratica di grande valore all’interno di un locale, che sia un Bar con aperitivi oppure attività più strutturate come Osterie, Wine Bar, Pizzerie e Ristoranti, siano questi ”Gastronomici” oppure no.

Opportunità da saper gestire però con estrema attenzione. Proporre vini al calice non significa (necessariamente) dare fondo alla cantina o propinare all’avventore qualsiasi cosa pur di svuotare lo scaffale e il frigo ad ogni costo, soprattutto, è necessario stare attenti a non provare mai a darla a bere, persino all’ultimo arrivato.

Saremo più chiari. Mettete che una sera, siamo in piazza, seduti alla tavola di un Bar di buona fama con una proposta ampia e ben strutturata di cibi dolci e salati e bevande, con una discreta proposta di drink ed alcuni vini al bicchiere di una nota azienda campana, tra cui uno spumante metodo classico e tre ottime referenze di bianchi. L’avventore, piacevolmente rapito da quell’offerta, dopo aver ordinato piccole cose da mangiare, chiede di bere un calice di vino spumante, ben freddo. Il giovane cameriere, preso l’ordine si congeda con educazione e si allontana.

Al momento del servizio, con le altre cose, arriva – già versato – il calice di vino, fermo. Cosa che non passa certo inosservata; richiamata l’attenzione del cameriere, questi appare sorpreso ma nemmeno poi tanto, si scusa, aggiungendovi però che ”sì, purtroppo lo spumante ci è terminato, ho pensato potesse piacerle questo…”. L’avventore, non proprio l’ultimo arrivato, apprezza lo spirito d’iniziativa e sorseggiato il vino, chiede di vedere la bottiglia di vino. ”Eccola qua, è questa!”. Il risultato? Un disastro totale!

La bottiglia portata a tavola era chiusa e a temperatura ambiente, presa evidentemente dallo scaffale; non era, non poteva essere, quel vino anonimo servito nel bicchiere al posto dello spumante senza aver chiesto prima cosa ne pensasse l’avventore. Insomma, senza tirarla per le lunghe, la pezza si è rivelata molto, ma molto peggio del buco. Morale della favola: non tutti gli Spritz serviti nel mondo sono necessariamente desiderati!

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Featuring, così cresce un territorio

17 luglio 2019

Con collaborazione musicale (identificata anche con il termine inglese featuring), si indica nell’industria musicale la collaborazione di un artista in una canzone solitamente eseguita da altri. Tale collaborazione può essere più o meno estesa e riguardare il solo ritornello o porzioni più ampie del brano.

Generazione Vulture

Prendendo spunto da alcuni riuscitissimi, tra gli ultimi ricordiamo l’accoppiata Rovazzi-Morandi che ha riscosso davvero un grande successo, che bello sarebbe raccontare di vino mettendo assieme due o più anime di un territorio pur caratterizzate tra loro da identità e storie diverse.

Di recente, qualcosa del genere nel vino accade ad esempio con Generazione Vulture, in Basilicata, ed il messaggio ci pare estremamente positivo per il futuro non solo dei vini di quella regione ma anche e soprattutto per i vini del sud. Ci sono state, e ci sono ancora in giro, diverse iniziative e prestigiose collaborazioni di vini fatti ”insieme”, ma iniziative corali come queste, dove ognuno conserva sì la propria unicità ma mette a disposizione degli altri e del suo territorio la propria storia e l’esperienza, riescono secondo noi a veicolare meglio il messaggio che non vuole e non deve essere esclusivamente di carattere commerciale ma bensì di promozione vera di tutto un areale nel suo insieme.

Che bello sarebbe, ad esempio, che anche in certi luoghi qui in Campania, in particolare in certe denominazioni spesso caratterizzate da piccole produzioni si potesse fare la stessa cosa. Solo così, forse, cresce meglio un territorio.

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Falanghina, o di quel bianco dell’estate buono per tutte le tasche!

12 luglio 2019

Il vitigno è tra i più antichi del nostro territorio Campano, già noto e apprezzato dai Romani che del vino ne facevano ampie scorte durante i passaggi in regione. L’uva è tra le poche autoctone capaci di adattarsi alle tante varianti morfologiche territoriali e quasi sempre con risultati di tutto rispetto, non a caso è la varietà a bacca bianca più diffusa e i vini godono costantemente di grande successo commerciale.

Falanghina Campi Flegrei 2016 Contrada Salandra. Sono almeno tre lustri che Giuseppe Fortunato con tenacia e perseveranza porta avanti una sua idea precisa di vino nei Campi Flegrei, il risultato, per quanto altalenante in alcune annate talvolta riesce di slancio a recuperare e rilanciare con grande scioltezza risultati davvero eccellenti. Le uve di questo angolo della Costa cumana, coltivate a poche centinaia di metri in linea d’aria dal mare, in località Monterusciello, sanno donare vini di straordinaria personalità e caratterizzati da tanta freschezza, pienezza e sapidità, a questo giro, in questo vino duemilasedici, particolarmente espressive. Con uno splendido piatto della tradizione flegrea, Totanetti con patate e piselli.

Falerno del Massico bianco Anthologia 2017 Masseria Felicia. Lo abbiamo scritto e lo ribadiamo, i vini di Maria Felicia Brini¤ sono una rincorsa continua, lo sono, per la verità, un po’ da sempre: mai del tutto definiti, o definitivi, sfuggono alla logica della ripetitività nel nome della caducità vendemmiale. L’azienda è a Carano, in località S. Terenzano, una piccola frazione di Sessa Aurunca, il primo comune per estensione della provincia di Caserta. Arrivarci è facilissimo, sia che sia arrivi da nord che da sud, basta seguire la statale Domiziana sino a Mondragone e poi risalire nell’interno, verso Sessa, oppure con l’autostrada Napoli-Roma uscendo a Capua: in meno di venti minuti vi ritroverete al cancello della famiglia Brini, dove vi accoglieranno come si accolgono gli amici in casa propria. Oppure stappate una di queste bottiglie di Anthologia duemiladiciassette. Provatelo con degli Spiedini di pesce alla piastra, con delle verdurine croccanti nel mezzo, una manciata di origano e sale grosso di Mothia.

Falanghina del Sannio Fois 2017 Fulvio Cautiero. E’ sempre un bere bene con i vini di Imma e Fulvio Cautiero, in questo caso, nonostante l’annata non deponga certo a suo favore in termini di freschezza e verticalità regala comunque una bevuta davvero interessante. Il vino ha un gradevole colore paglierino pieno ed un primo naso ”furbacchione” ed ampio, subito floreale, poi fruttato, vi si colgono sentori di ginestra e pesca, poi accenni balsamici; il sorso è secco e appagante, piacevole, diciamo che manca di quella profondità delle migliore annate ma ci sta, l’annata è stata quella che è stata, siccitosa, calda, parecchio precoce, tuttavia bottiglie come queste, a poco più di 8 euro a scaffale in enoteca sono da considerarsi un vero  e proprio affare! Accompagna con grande piacevolezza l’insalata di polpo.

Irpinia Falanghina Via del Campo 2018 Quintodecimo. Viene fuori dalle uve provenienti da una sola vigna di Falanghina che si trova proprio a Mirabella Eclano, dove Laura e Luigi Moio hanno avviato questo straordinario progetto nel 2001¤. E’ necessaria una grande materia prima ed una profonda conoscenza del territorio e del varietale per permettersi un bianco con questa tessitura e corpo senza rinunciare al tradizionale patrimonio di freschezza e bevibilità. Luigi Moio¤, al di là delle sue prestigiose referenze accademiche che ne fanno un riferimento assoluto per l’enologia internazionale continua ad essere anche il massimo esperto del vitigno attualmente in circolazione. Così Via del Campo continua il suo percorso di crescita, a questo giro un po’ costretta forse dalla necessità impellente di stare sul mercato ma senza però mancare il bersaglio, di proporsi cioè avvenente, precisa, orizzontale. Appassionati e sommelier, conformisti e anticonformisti non potranno che apprezzarne il suggerimento con Seppie alla griglia e melanzane arrosto.

Falanghina del Sannio Serrocielo 2018 Feudi di San Gregorio. Serrocielo nasce dalla migliori uve provenienti dai vigneti del Sannio – area tra le più vocate in Campania per il vitigno -, condizione questa che anche in presenza di annate particolarmente complesse, come ad esempio la  scorsa duemiladiciassette, consente di fare scelte importanti e mirate alla sola qualità. E’ questo un bianco democratico, capace di conquistare immediatamente gli appassionati alle prime armi e i palati più attenti ed esigenti. L’impronta olfattiva è graziosa, netta ed immediata, ha carattere tipicamente varietale e suggestivo di piacevoli sentori floreali e frutta a polpa bianca. Il sorso è asciutto e gradevole, rinfranca il palato ed accompagna con piacevole sostanza tutti i buoni piatti di mare della cucina mediterranea, dai più classici primi piatti ai frutti di mare ai gamberi in pastella o ricche insalate esotiche e pesci scottati.

Falanghina del Sannio Svelato 2018 Terre Stregate. Ancora dal Sannio questo seducente assaggio dall’areale di Guardia Sanframondi. Svelato è un bianco sempre franco ed espressivo, enorme il lavoro di valorizzazione messo in campo dalla famiglia Iacobucci negli ultimi anni, con un duemiladiciotto centratissimo per energia, eleganza e bevibilità. Il timbro è quello classico, dal colore giallo paglierino con riflessi appena verdognoli sull’unghia del vino nel bicchiere, e il naso che sa di fiori di campo e mela, biancospino e ananas, mentre il sorso è piacevolmente morbido, gradevole e preciso. Ce lo immaginiamo servito ben fresco, su bocconcini di mozzarella di Bufala campana con pomodorini cannellini appena aggiustati di sale e olio evo, ovviamente di Ortice e Raccioppella. 

Campi Flegrei bianco Tenuta Jossa 2018 Cantine Astroni. Una novità assoluta, che per la verità troveremo sul mercato solo all’inizio del prossimo anno ma ci pregiamo di darvene una prima impressione in anteprima dopo i ripetuti assaggi degli ultimi mesi. Gerardo Vernazzaro¤ ci sta lavorando con grande attenzione da diversi anni, l’impianto di 3 ettari – nella foto – di cui la metà piantati a bacca bianca risale al 2011, qui siamo lungo la strada che dal quartiere Pianura conduce su alla collina dei Camaldoli, a Napoli.

Il vino è composito di Falanghina al 90% e per la restante parte da altre varietà autorizzate dal disciplinare Campi Flegrei bianco, menzione rivista con le modifiche introdotte dall’annata 2011 ma che in realtà, ad oggi, non è mai stata ”utilizzata” dalle aziende flegree; in questo vino la molteplice composizione varietale ne accentua la verticalità, almeno in questi primi assaggi, e promette di sorprendere senza però stravolgere quella tipicità vulcanica sulla quale negli ultimi 20 anni si è duramente lavorato qui agli Astroni come altrove nei Campi Flegrei. Insomma, aspettiamoci di bere sempre meglio con i vini provenienti da queste parti, noi non possiamo che metterci in fila per ritornare a scriverne più in là!

Ecco, al netto di gusti personali e di circostanza ora sapete come uscirvene dall’imbarazzo di bere bene, anche facile, accontentando però più esigenze e tutte le tasche, con il bonus di potervi pure vantare di aver regalato una bevuta essenziale ma decisamente ricca di spunti interessanti per ognuno dei vostri commensali!

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In vacanza al sud, cinque vini bianchi d’amare questa estate

10 luglio 2019

Negli ultimi mesi non sono stati pochi i vini che abbiamo raccontato su queste pagine, ebbene, volendone tirare fuori una cinquina, tra i tanti buonissimi bianchi assaggiati, ci piace riproporvi alcune etichette come suggerimenti ”sicuri” per le vostre prossime bevute in vacanza, a cominciare da questi…

Falanghina Campi Flegrei 2017 Cantine del Mare. Non è più così difficile scegliere bene tra i buonissimi bianchi dei Campi Flegrei, sono ormai tanti i nomi ”sicuri” sui quali puntare ad occhi chiusi e qui, su questo pezzo di costa flegrea l’uva sembra davvero baciata da Dio, con la terra che sembra beneficiare di un microclima straordinario: il mare è lì, a due passi oltre la scarpata, la vigna gode dei venti che spazzano costanti il Canale di Procida che contribuiscono ad arieggiare il catino naturale intorno al quale insistono i terrazzamenti da dove nasce questo delizioso bianco di Alessandra e Gennaro Schiano, in questo momento in splendida forma. Un bianco da spendere a tavola sopra tutto!

Fiano di Avellino Clos d’Haut 2017 Villa Diamante. Dobbiamo dire di un duemiladiciassette piacevolissimo, invitante e seducente al naso quanto caratterizzato da particolare freschezza, sapidità ed avvolgenza al palato. E’ incredibile quanto sia facile tirarvi fuori chiarissimi riconoscimenti di nespola ed albicocca, di solito un po’ forzati in certe degustazioni ma qui espressi in maniera quasi disarmante, così come i sentori di mango e ananas subito sospinti da gradevoli note balsamiche e fumé. Il sorso è franco, sapido, avvolgente, regala una bevuta decisamente ben al di sopra dei canoni di un’annata non proprio felicissima per la denominazione. La memoria liquida di Antoine Gaita non smette mai di stupire, un bianco dal profilo ”nordico” proveniente dal sud che ci piace, l’Alta Irpinia! Da metterci vicino tanti piccoli assaggi di crudo, marinato e sott’olio di mare.

Calabria bianco Benvenuto Zibibbo 2017 Cantine Benvenuto. Virando ancor più verso sud, ecco un bianco profumatissimo, inconfondibile per il suo tratto aromatico e spiazzante per il sorso secco e il corpo nerboruto. Va detto che a primo acchito non è un vino proprio semplice da abbinare a tavola ma vale la pena provarlo e raccontarlo, al naso diverte ed invita a giocare con i riconoscimenti (bergamotto, pesca, sandalo)  ogni sorso poi non lascia certo indifferenti, magari una struttura alcolica meno pronunciata – il duemiladiciassette ha 14% in etichetta! – potrebbe aiutarlo ad incontrare maggiore apprezzamento tant’è rimane una pietra miliare da salvaguardare e consegnare in mani davvero appassionate. Non solo sul pesce alla brace, o un trancio di tonno scottato e aromatizzato ma anche con carni bianche e formaggi poco stagionati.

Terre Siciliane Grotta dell’Oro 2017 Hibiscus. Restiamo su questo straordinario varietale questa volta proveniente dall’isola di Ustica dove ogni anno si producono poco più di 13.000 bottiglie di vino, tra le quali questo delizioso bianco secco. Il Grotta dell’Oro 2017 è uno Zibibbo caratterizzato da uno splendido colore paglierino, ha un primo naso immediatamente gradevole, avvenente, richiama subito note dolci e ammiccanti, poi evoca sentori di agrume e fiori di zagara, di rosa ed erbette aromatiche. Il sorso è secco, scivola via asciutto ma sul finale di bocca ripropone quella dolce sensazione di moscato che tanto fa piacere al naso. Da servire freddo, anche freddissimo, da bere magari affacciati sul mare di Ustica che chissà forse per una volta, almeno una volta, volgendo lo sguardo all’orizzonte possa evocare solo buoni pensieri senza lasciare quel solito non so ché di amaro in bocca. Da aperitivo, o conversazione, tra un boccone e l’altro di fritto di pesce azzurro o gamberi in pastella.

Alsace Grand Cru Pfingstberg Riesling 2015. Siamo ad Orschwhir, nel sud dell’Alsazia. Questa è la prima annata vestita con la nuova bottiglia disegnata apposta per il Domaine Zusslin, non più una classica renana ma ispirata ad una borgognotta dal collo un po’ più allungato. Il duemilaquindici è buonissimo, un vero lusso per il palato, nel bicchiere il colore paglierino carico è splendido, luminoso, invitante. Il naso ha bisogno di tempo per aprirsi del tutto, dissolte le particolari sensazioni idrocarburiche viene fuori agrumato, floreale e speziato. Nessuna nota rimanda al legno grande utilizzato. Sa anzitutto di cedro e bergamotto, poi di fiori ed erbe di montagna. Il sorso è secco, teso e serrato, dal finale di bocca vibrante, asciutto e caldo. Semmai vi dovesse capitare a tiro una duemilatredici (in foto) non fatevela scappare. A tavola ci sta senza timori reverenziali, è uno di quei vini da scegliere al di là del cibo che si ha in mente di mangiare. 

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