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Non a caso Settevulcani, la Falanghina dei Campi Flegrei 2017 di Salvatore Martusciello

10 aprile 2019

Abbiamo salutato con grande piacere il ritorno in campo flegreo di Gilda e Salvatore Martusciello, era l’estate di tre anni fa, ne scrivemmo qui¤ e ancora prima qui¤ non appena uscito il Gragnano della Penisola Sorrentina Ottouve.

Falanghina Campi Flegrei Settevulcani 2017 Salvatore Martusciello - foto L'Arcante

Si stava scrivendo una nuova pagina importante qui nei Campi Flegrei e mancava un pezzo di questa nuova mappatura del territorio flegreo, diciamo che mancava quel bel pezzo che riporta sostanzialmente alle origini, dove tutto ebbe inizio in larga parte proprio grazie all’impegno della famiglia Martusciello di cui Salvatore detiene in mano, ben salde, le redini della storica vocazione.

Con Gilda, sua moglie, hanno così ripreso il filo della storia e dopo il Gragnano, l’Asprinio, toccava riprendere a produrre i vini flegrei, il Piedirosso e la Falanghina, con l’etichetta Settevulcani. Il comprensorio puteolano vive così un grande momento di rilancio vitivinicolo, dalle coste del vallone di Toiano¤ e del Lago d’Averno¤ alle colline di Cigliano¤ o dello Scalandrone¤ ricche di lapilli emergono stupende vigne rigogliose, baciate dal sole, così suggestive da rimanerci a bocca aperta, consegnateci da una tradizione millenaria e da una vocazione unica e rara finalmente interpretate con sapienza e rispetto. Senza dimenticare le coste di Agnano¤, a ridosso del vulcano Solfatara e Monterusciello¤ e Cuma dove, proprio all’interno del Parco Archeologico dei Campi Flegrei, Salvatore coltiva e produce le uve che danno vita ai suoi vini così persistenti, vulcanici!

Siamo infatti all’interno di una immensa caldera in stato di quiescenza con numerosi vulcani sparsi sul territorio, a nord-ovest di Napoli. Qui, su questi terreni bruni e sabbiosi le vigne sono a piede franco*, una vera rarità per il vigneto italico; la fillossera, l’afide che distrusse l’intera viticoltura europea tra la fine del ‘800 e l’inizio del ‘900 del secolo scorso, qui muore per asfissia, quindi le viti sono allevate, si può dire, praticamente come duemila anni fa, cioè sulle proprie radici (franco di piede, ndr) contrariamente a gran parte del resto d’Italia e d’Europa dove precauzionalmente invece è necessario innestarle su una radice americana resistente alla fillossera.

Sono infatti anzitutto autenticità, freschezza e mineralità i tratti che più caratterizzano il Settevulcani duemiladiciassette, vino bianco dal colore paglierino, con un discreto corredo olfattivo perlopiù floreale e di frutta appena matura, agrumi e poi albicocca. Il sorso è asciutto, sinuoso e persistente, fedelissimo alla tipologia, dal finale di bocca corroborante e piacevolmente sapido!

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( * ) Piede franco, non innestata su vite americana Qui.

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Le vigne e il vino di Gennaro Schiano di Cantine del Mare

21 marzo 2019

Non sono mancati passi falsi, cambi di rotta, un po’ di confusione. Non a caso per almeno una decina di anni si è fatta enorme fatica ad imbroccare la strada giusta; non a caso l’areale contava due, forse tre riferimenti che valesse veramente la pena seguire. Qualità, alcuni si limitavano a girargli intorno senza mai però tirar fuori fino in fondo una propria idea precisa di vino. Nel frattempo c’era chi lavorava sodo, senza mai smettere di farlo, così oggi comincia finalmente a raccogliere i buoni frutti.

Gennaro Schiano nelle sue vigne a Cigliano - foto A. Di Costanzo

Continuiamo a raccontare un territorio ricco di storia e di esperienze che meritano di superare i confini locali, lo facciamo con particolare entusiasmo perché abbiamo seguito ogni passo del grande lavoro fatto in questi anni per arrivare a questi meravigliosi vini che finalmente questa denominazione riesce ad esprimere con continuità impressionante. Sono vigne, quelle flegree, sparse un po’ su tutto il territorio di Napoli e provincia, nei comuni di Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida, Quarto e Marano di Napoli, territori spesso martoriati dal cemento ma ricchi di storia e tradizioni vitivinicole, soprattutto di tante persone per bene.

Ai Martusciello¤, antesignani con Grotta del Sole e con Salvatore¤ che prosegue oggi la tradizione di famiglia con i suoi vini di persistenza, e Michele Farro¤, si sono via via uniti altri nomi che lentamente hanno saputo ritagliarsi il loro spazio: pensiamo a Luigi Di Meo con La Sibilla¤, Raffaele Moccia di Agnanum¤, la famiglia Varchetta e Gerardo Vernazzaro¤ con Cantine Astroni, Peppino Fortunato di Contrada Salandra¤ e molti altri a cui, ci piace evidenziarlo con questo post, si unisce definitivamente il nome di Gennaro Schiano e di Cantine del Mare.

Ne abbiamo scritto a lungo di Cantine del Mare e ne riscriviamo ancora volentieri oggi davanti a questo splendido Piedirosso duemiladiciassette. Gennaro continua a sporcarsi le mani in prima persona, la vigna viene prima di tutto! Il suo lungo peregrinare sul territorio gli consente oggi di lavorare su più fronti flegrei, da Pozzuoli a Bacoli sino a Monte di Procida con la stessa grande attenzione e fiducia. Il vigneto nel suo insieme ha mediamente 20/30 anni e le parcelle sono collocate su terreni molto diversi tra loro, si va dalle grigie sabbie vulcaniche della collina di Cigliano alla Breccia Museo che caratterizza la Falesia che ricama lo strapiombo sul mare da Acquamorta sino a lungo via Panoramica a Monte di Procida, affacciata direttamente sul Canale dell’Isola di Procida.

L’annata è stata una grande prova di maturità, dai primi sorsi vinta a mani basse anche qui solo perchè si è lavorato con grande rigore ed intransigenza. L’assenza prolungata di piogge unita al caldo torrido estivo ha rischiato di presentare in vendemmia un conto salatissimo, ma qui nei Campi Flegrei pare abbia creato meno problemi che altrove. Questo pezzo di terra sembra davvero baciato da Dio, beneficia di un microclima straordinario, con il mare lì a due passi ovunque volgi lo sguardo, come le vigne da cui viene fuori questo rosso che godono di esposizioni ottimali, perennemente rinfrescate dai venti che spazzano costanti, su per le colline di Bacoli come a Cigliano nel comune di Pozzuoli. Il colore è di uno splendido rubino vivace, luminoso come fosse sacro fuoco, il naso è ancora timido, quasi sussurrato, con tanto ardore dentro, se ne coglie al palato tutta la velleità di farsi largo e lungo tra i migliori, niente più legno, solo frutto: vibrante, polposo, teso. Da qualche settimana in bottiglia, sarà sul mercato solo a settembre, praticamente a due anni dalla vendemmia. 

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Pozzuoli, Piedirosso Campi Flegrei 2017 Mario Portolano

14 marzo 2019

Siamo a Toiano, in un’area periferica del comune di Pozzuoli, cuore della denominazione di origine controllata Campi Flegrei; anche qui il Piedirosso regna sovrano, sempre più sorprendente questo vino che si sta facendo apprezzare per le sue caratteristiche organolettiche uniche e rare che ne fanno uno dei rossi campani più ricercati e apprezzati negli ultimi anni.

Piedirosso Campi Flegrei 2016 Mario Portolano - foto L'Arcante

L’azienda agricola Mario Portolano è di proprietà della omonima famiglia di imprenditori napoletani attivi in campo manifatturiero dal 1895, conta oggi su 4 ettari a corpo unico qui a Toiano, quartiere popolare del comune flegreo che ha conservato a macchia di leopardo piccole oasi verdi dove sono ancora evidenti le origini rurali di questi luoghi che, a metà-fine anni ’70 sono stati destinati, dopo un repentino e intenso piano di conversione edilizia popolare, ad accogliere gli sfollati del centro storico e del Rione Terra di Pozzuoli a seguito del Bradisismo prima, e del Terremoto dell’80 poi.

Le vigne, tutte ben esposte a sud, sono collocate su ripidi terrazzamenti che avanzano per centinaia di metri sulla Collina che anticipa le pareti di tufo giallo di Monte S. Angelo, sul versante nord della piana di Toiano; qui i terreni sono caratterizzati da sabbie vulcaniche frammiste a ceneri e lapilli, le piante hanno età medie di 25-30 anni ed i filari, ben distanziati tra loro, anche nelle stagioni più calde, quando qui le temperature durante il giorno si alzano di sovente sopra i 35°/40°, sono costantemente rinfrescati dal vento che qui arriva direttamente dal mare del golfo di Pozzuoli dopo aver spazzato praticamente tutta la conca ”entrando” dal Monte Barbaro sino a scivolare via verso Monterusciello e Licola.

Un microclima unico, non è un caso che le gradazioni alcoliche qui raggiunte dal Piedirosso sono ben al di sopra della media della denominazione, anche nelle annate più sobrie difficilmente sotto il 12,5%, più spesso sopra il 13% così da ottenere, unito a tanta materia, masse sempre molto ricche. Ne vengono fuori vini di particolare carattere, e questo duemiladiciassette ne rappresenta forse una delle prime punte di eccellenza. Veste di un bel rubino dal tono gioviale, il naso è fitto e intriso di sensazioni floreali e fruttate dolci e invitanti, sa di violetta e piccoli frutti rossi, poi un accenno speziato, il frutto è carnoso, ben espresso, il sorso è gradevole e morbido e dal finale di bocca misurato e sapido. Solo acciaio e bottiglia, ci viene da dire “proprio una bella scoperta, another brick in the wall!“.

Addendum: tra qualche settimana sarà pronta la Falanghina Campi Flegrei 2018, alla sua primissima uscita, dalle vigne in conduzione in località Cuma-Licola. L’abbiamo assaggiata in anteprima assoluta e ci è piaciuta, dal sorso pieno e caratteristico; anche qui c’è la mano esperta di Gianluca Tommaselli, che segue in cantina l’azienda, ha fatto un gran bel lavoro che nei prossimi anni potrà solo maturare e crescere.

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Un sorso tipico e varietale il Piedirosso Campi Flegrei 2017 di Cantine dell’Averno

9 marzo 2019

Diamo subito le coordinate necessarie per collocare questa etichetta, giusto per farvi capire dove vi trovate: siete a Pozzuoli, lago d’Averno, uno specchio d’acqua dalla forma ellittica che occupa l’antico cratere dove i romani posero l’ingresso agli inferi, tutto intorno boschi, vigne e frutteti.

La vite e il vino nei Campi Flegrei hanno da sempre un loro ruolo preciso nell’economia locale, sono inoltre parte della storia e della cultura  di questi luoghi, spesso s’intrecciano persino con le vicende leggendarie di queste terre vulcaniche del napoletano tramandate nei secoli sino ad arrivare ai giorni nostri contribuendo così al fascino e alla suggestione di una delle mete più ambite e percorse prima dai Greci poi dai Romani, e per questo territorio assai ricco di storie mitiche e di misteri mai del tutto disvelati.

Sono decisamente pochi i vigneti al mondo che possono avvantaggiarsi oltre che di una posizione di assoluto privilegio climatico anche di un valore storico così profondo, come ad esempio il Vigneto Storico Mirabella situato nel Lago d’Averno. Dei fratelli Emilio e Nicola Mirabella ne scrivemmo appassionatamente, tra i primi, salutando il loro debutto nel lontano 2011¤, con l’annata 2010.

E’ uno splendido paesaggio quello offerto dal Lago d’Averno in questi primi timidi giorni che anticipano la primavera, proviamo a godercelo tutto passeggiando in lungo e in largo tutto il cratere, un vulcano spento formatosi oltre 4.000 anni fa e coperto oggi in larga parte da acque definite dagli antichi ”immote e scure”. Oggi, lungo le sue sponde, su pareti ripide, lo circondano coperti da boschi anfratti ancora inesplorati mentre su quelle a pendenza dolce, resistono vigneti di 40 e 60 anni in parte terrazzati in parte degradanti lentamente verso il lungolago. Sono vigne già di per sé suggestive ma quando sono in fioritura, nel loro pieno vigore, offrono un colpo d’occhio¤ sinceramente impagabile.

E’ questo il regno del Piedirosso o Per é palummo dei Campi Flegrei, così chiamato per il caratteristico colore rosso porpora del graspo, simile al piede di colombo. Il vitigno a bacca rossa è allevato in tutta l’area flegrea seppur rappresenti nella totalità solo il 12% dell’area vitata della denominazione, ha origine antichissima ed era spesso decantato come nettare prelibatissimo già da Plinio nella sua Naturalis Historiae, e molte successive ampelografie lo accostavano a vitigni come il Dolcetto piemontese o il Refosco dal peduncolo rosso friulano, ma sicuramente le caratteristiche che esprime qui nei Campi Flegrei sono uniche se non rare.

Da qui, da queste vecchie vigne di Piedirosso nasce, tra gli altri, questo delizioso vino che proviamo a raccontarvi partendo dalla bella luce del colore, rubino e trasparente, il naso è invitante e delicato, ha sentori lievi di gerani in fiore e melograno, un chiaro riverbero speziato, sottile ma preciso. Il sorso è leggiadro, secco e gustoso, armonico nel suo insieme, coinvolgente e appagante. L’annata duemiladiciassette si conferma davvero un millesimo fortunato da queste parti, bravi tutti coloro i quali ne hanno saputo fare tesoro tirandone fuori vini così tipici e varietali! 

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Pozzuoli, Falanghina Campi Flegrei 2017 Cantine dell’Averno

7 marzo 2019

E’ una piccola storia di resilienza quella di Emilio e Nicola Mirabella, due fratelli che hanno a lungo rincorso l’idea di preservare questo piccolo angolo di paradiso baciato dal sole sulle sponde del Lago d’Averno, ne raccontammo al loro esordio¤ già qualche anno fa, siamo tornati a trovarli.

Qui si coltiva prevalentemente Piedirosso, i ceppi hanno età medie tra i 40 e i 60 anni e lo splendido vigneto a piede franco viene perlopiù allevato a spalliera e gestito con il sistema Guyot ma non è difficile scorgere qua e là  ancora evidenze del più tradizionale Spalatrone Puteolano; le terrazze si arrampicano su per la collina sino alle rovine del Tempio di Apollo regalando all’avventore, in certi momenti dell’anno e in alcune giornate, un colpo d’occhio davvero unico e suggestivo. La Falanghina, tra vecchi e nuovi filari, sta tutta invece nella parte più bassa della proprietà proprio lungo le sponde del lago, un’altra quarantina di quintali arrivano dai conferimenti dei vicini parenti che si occupano di piccoli appezzamenti confinanti.

Non sono mancati negli ultimi anni degli alti e bassi, siamo però felici che tanti sacrifici ci consegnino una nuova piccola realtà di cui continuare a raccontare, con piacere, vini ben definiti, espressivi, tratteggiati da caratteri distintivi molto interessanti, per niente banali, con il frutto pieno e succoso al centro di tutto, e di tanta strada ancora da percorrere ma con entusiasmo e dedizione.

Bello luminoso e cristallino il colore paglierino di questo duemiladiciassette, il primo naso è subito floreale e fruttato, sa di ginestra, macchia mediterranea e ha sentori di albicocca; il sorso è asciutto, dalla vena minerale, non lunghissimo al palato ma piacevole e dal finale di bocca sapido. E’ forse marginale ribadirlo ma è probabilmente questo il timbro identitario che più ci aspettiamo al momento dai bianchi provenienti da questo pezzo di terra flegrea.

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Uno spumante metodo classico da uve Piedirosso, nei Campi Flegrei

5 marzo 2019

Buono a sapersi che anche nelle piccole realtà resiste la voglia di cimentarsi in qualcosa di nuovo e diverso che suscita grande entusiasmo, come ad esempio provare a tirare fuori dal Piedirosso, nei Campi Flegrei, un sorprendente quanto delizioso vino spumante.

Invero le voci su prove, affinamenti e sboccature varie girano da diversi mesi, nel merito abbiamo raccolto più di qualche indiscrezione sulle quali però vige ovviamente il massimo riserbo. E’ doveroso invece riportare che non si va più rincorrendo (solo) il solito percorso che vede le cisterne di Falanghina, e già in qualche caso Piedirosso, raggiungere le autoclavi del trevigiano per poi ritornare, in bottiglia, sulle tavole flegree.

Stiamo parlando infatti di qualcosa forse meno ridondante ma proprio per questo, secondo noi, da valorizzare a prescindere dai numeri: si tratta di piccole produzioni di Metodo Classico che hanno come obiettivo da un lato soddisfare le tante richieste di mercato di bollicine (facili) da bere sopra tutto alle quali un po’ tutte le aziende si trovano a dover dare risposta negli ultimi anni, dall’altro poterle ricondurre ad un territorio di provenienza specifico dove, per quanto possibile, avvenga pure tutta la filiera. Più che di una rivoluzione diciamo che al momento si tratta di una piccola rivincita. 

Ci siamo così imbattuti in questo spumante unico nel suo genere  da queste parti, prodotto dai fratelli Nicola e Emilio Mirabella di Cantine dell’Averno¤ a Pozzuoli, cuore dei Campi Flegrei. Una manciata di bottiglie per il momento, un migliaio, non in commercio e destinate al solo consumo didattico che lasciano però presupporre una visione nuova e in qualche maniera stimolante per chi ama e si avvicina a questi territori, questi vini e ci spende del tempo camminandoci le vigne.

Si tratta di solo Piedirosso proveniente da alcuni filari di vigne vecchie a piede franco della collina di Cigliano che sovrasta il golfo di Pozzuoli, raccolto prematuramente e vinificato in bianco e che da un vino dal colore rosa pallido avviato alla seconda fermentazione in bottiglia dove vi rimane per circa 20 mesi. Non vi stiamo a spiegare il senso ancestrale di tutto questo ma il risultato è davvero una piacevole sorpresa: uno spumante dai gradevoli sentori floreali e fruttati, dal perlage essenziale, dal sorso vivace e di grande bevibilità. Non c’è da aspettarsi acidità spinte, né velleità particolari, bensì franchezza e il piacere di stare bevendo qualcosa di insolito, buono, magari affacciati su uno dei posti più belli al mondo, il lago d’Averno, al tepore di una splendida giornata di sole quasi primaverile!  

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Piedirosso Campi Flegrei Terracalda 2017 Cantine Babbo

4 marzo 2019

Conosciamo la storia ed il lavoro di Tommaso Babbo e la sua famiglia da molti anni, dei suoi vini ne abbiamo raccontato più volte su queste pagine, già quasi dieci anni fa, poco dopo l’esordio on line di questo diario, ce ne interessammo scrivendo dell’ottima Falanghina Sintema¤

Così dopo aver battezzato positivamente l’esordio dell’Harmoniae¤, una selezione di Falanghina prodotta per la prima volta nell’annata duemilasedici, rieccoci nuovamente alle prese con un loro vino, un tradizionale e schietto Piedirosso Campi Flegrei Terracalda duemiladiciassette, forse nella sua migliore uscita degli ultimi anni, prodotto con le uve provenienti dalle vigne di proprietà in località Scalandrone a Pozzuoli.

Scalandrone è generalmente il nome dato alla passerella utilizzata nei porti per lo sbarco delle persone e le merci dalle navi. Un tempo questo pezzo di terra che si allunga come una passerella tra i due laghi d’Averno nel comune di Pozzuoli e Fusaro nel comune di Bacoli veniva attraversato proprio come un ponte di collegamento tra le navi che sbarcavano a Cuma e l’entroterra flegreo. Non da oggi questo areale è un luogo particolarmente vocato per la viticoltura, le vigne qui godono di un microclima pazzesco, le esposizioni sono tutte baciate dal sole e le forti escursioni termiche notturne contribuiscono, con la vicinanza del mare e i venti che l’attraversano provenienti dal Canale di Procida e dalla Costa Cumana, nel farne un piccolo Cru nel cuore dei Campi Flegrei.

Qui nasce questo Piedirosso, vino dal colore rubino tenue ma vivace, il naso è essenziale, sa di fiori e frutti rossi con un tono scuro di grafite che ne ricama il tratto di provenienza da suoli vulcanici. Il sorso è asciutto, pieno e gradevole a bere, brevilineo come un classico rosso da pesce nonostante i tredici gradi inducano a pensarla diversamente. Ottimo il rapporto prezzo-qualità. 

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Si deve a Gennaro Martusciello molto più di un ricordo

21 febbraio 2019

Ci siamo tutti sentiti un po’ più vuoti quel giorno d’inverno di sette anni fa, era il 21 Febbraio del 2012, avevamo un nodo in gola, come non potevamo, eravamo dispiaciuti, commossi, tristi per la scomparsa di una persona così cara e stimata che tanto ha fatto e ha dato per i nostri Campi Flegrei.

Si chiudeva un’epoca: quella dei pionieri, di coloro i quali avevano come riferimento del mestiere praticamente solo se stessi, il più delle volte costretti, loro malgrado, solo a sognarlo ciò che avrebbero veramente desiderato fare in cantina, dei loro vini; più semplicemente, era necessario fare ciò che andava fatto e nel miglior modo possibile, senza troppi grilli per la testa.

Eh sì, perché quando più o meno venticinque anni fa, fuori dai confini regionali, a malapena si erano affacciati il Greco di Tufo di Mastroberardino, qualche volta il Taurasi, a Quarto e a Pozzuoli si cominciava a ragionare anche sulla Falanghina e il Piedirosso dei Campi Flegrei: “poveri, ma belli” venivano chiamati (e forse un po’ lo sono tutt’ora). Senza contare i primi, incontenibili successi commerciali del rilanciato Gragnano¤ della Penisola Sorrentina o dell’Asprinio d’Aversa¤, fermo e spumante. L’avremo letto centinaia di volte in articoli, guide, post, qui come altrove, un leit motiv quasi stancante, che però pare non bastare mai per ricordare  quanta strada sia stata fatta: “la famiglia Martusciello, che tanto ha contribuito al rilancio vitivinicolo regionale e alla valorizzazione dei vitigni autoctoni campani”. Gennaro Martusciello in tutto questo, e in molto altro, ha avuto un ruolo cruciale, fondamentale, fosse solo per questo che oggi gli si deve molto più di un semplice ricordo.

E’ stata una persona stimatissima nell’ambiente don Gennaro, abbiamo sempre avuto la sensazione come fosse un uomo in tutto e per tutto calato ostinatamente nella sua dimensione: un grande talento, finissimo tecnico e profondo conoscitore della materia, imbrigliato forse da una realtà produttiva difficilissima e complicata, misconosciuta, talvolta talmente cruda che solo la malattia che l’affliggeva riusciva ad essere più desolante.

E’ stato un uomo vulcanico zio Gennaro¤, proprio come la sua terra, costretto nella morsa di un malessere che l’ha accompagnato praticamente tutta la vita, segnandolo sì profondamente nel fisico ma non nella testa, con un’invidiabile talento professionale che ne ha fatto un uomo del sud che ha dovuto faticare il doppio, anzi il triplo per emergere, affermarsi. Sì, perché Gennaro Martusciello un riferimento lo è diventato lo stesso, un esempio per tanti che l’hanno seguito, emulato, un riferimento assoluto per giovani e vecchie leve di enologi, ma anche di produttori, non solo in Campania che ne conservano molto più di un semplice ricordo.

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Nessuna scusa, niente sarà più come prima

18 febbraio 2019

Mentre i numeri del vino continuano a registrare alcuni dati per certi versi allarmanti sui consumi in continuo calo e fissano con sempre maggiore evidenza quali siano le tipologie di vino maggiormente ricercate e bevute – è sempre più forte la tendenza soprattutto alle bollicine -, non vi è dubbio che alcuni vini sembrano avvantaggiarsi rispetto ad altri grazie a caratteristiche uniche che gli consentono di smarcarsi velocemente e lanciarsi, finalmente, senza particolari ansie da prestazione, tra le braccia dell’appassionato di turno.

Non vi è territorio più dei Campi Flegrei che sa di potersela giocare ad armi pari. Grande merito va a taluni produttori che da anni lavorano duramente per migliorarsi e che sono stati capaci di scrollarsi di dosso limiti tecnici e colturali azzerando stereotipi finalmente superati. Negli ultimi sei mesi di visite, chiacchiere, approfondimenti, assaggi ripetuti, ci viene d’obbligo avanzare l’idea che la vendemmia duemilasedici a Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida, Marano e sulle colline più prossime a Napoli ha per certi versi delineato uno spartiacque, una sorta di punto e a capo, una linea temporale dalla quale ripartire dopodiché nulla sarà più come prima, con i pro e i contro necessari, un’assunzione di piena responsabilità senza più sconti.

Un cambio di passo faticoso ma ormai necessario, indispensabile per non continuare a dilapidare un patrimonio vitivinicolo unico e irripetibile che aveva bisogno solo di essere approcciato con maggiore rispetto, conoscenza e capacità tecniche, dopo (troppi) anni di discontinuità e disattenzioni. Ne abbiamo piena testimonianza con alcune delle etichette più buone di sempre mai bevute, tra queste la Falanghina Cruna DeLago duemilasedici dell’azienda La Sibilla¤, probabilmente il vino tra i più costanti negli ultimi anni quasi a marcare un benchmark finalmente tangibile, frutto di un percorso lungo e ben definito oggi nei suoi obiettivi. Un bianco dal colore cristallino, dal naso orizzontale e complesso, intriso di sapidità e mineralità. 

Agnanum-falanghina-campi-flegrei-2015-Raffaele-Moccia - foto L'Arcante

Segnali forti ci erano arrivati da Raffaele Moccia¤, a più riprese sorprendente nelle sue versioni base e in qualche caso altisonante con il Vigna del Pino, il suo capolavoro, il cru di Falanghina prodotto in appena mille bottiglie, senza tema di smentita spesso nelle sue uscite il miglior bianco mai prodotto da queste parti negli ultimi anni, con questo duemilasedici a segnare decisamente il passo. Non è semplicemente buono a bersi, è la celebrazione di un varietale presente in molti territori in Campania e al sud ma che qui nei Campi Flegrei, in certi scorci metropolitani, dove la terra è vulcanica, conquista complessità, ampiezza e profondità impressionanti, senza sovrastrutture. Un bianco ricco di frutto, freschezza, abbondanza di sensazioni.

Ce l’ha ripetuto spesso Gerardo Vernazzaro¤ che il lavoro in cantina non ha bisogno di magheggi e artefizi particolari se in campagna si fa bene ciò che si deve. Quando il frutto che arriva in cantina è integro, sano, vieppiù figlio di un’annata equilibrata è solo da maneggiare con cura ed attenzione e da “lavorare” il meno possibile. Così ne viene fuori un vino pienamente espressivo, prorompente nella sua vivacità gustativa, un bianco dal naso intrigante, orizzontale ma che sa andare in profondità e suggerisce frutta polposa e sentori di macchia mediterranea e note iodate. Il suo Vigna Astroni duemilasedici regala un sorso fresco, sapido e minerale, giustamente caldo, definito perciò continuamente coinvolgente.

Ci siamo innamorati delle vigne e dei paesaggi di Bacoli e Monte di Procida. Delle terrazze e dei costoni scoscesi con vista mare, dove la vigna è un patrimonio straordinario e regala scenari di una bellezza unica che lentamente ritornano alla natura. Via Bellavista, su ai ‘Pozzolani’, i Fondi di Baia, via Panoramica a Monte di Procida dove da vigne a strapiombo sul mare nascono vini bianchi con caratteristiche olfattive decisamente interessanti, con una notevole impronta sapida e capaci, tra l’altro, di attraversare il tempo con discreta disinvoltura.

Ce lo ha raccontato con i suoi vini Gennaro Schiano¤, ce lo consegna da qualche anno ad ogni vendemmia con questa etichetta, il suo vino base, per dire, qui del duemilasedici, un bianco che ha vivacità da vendere, è invitante, fine e minerale, tra i più buoni ed equilibrati di sempre. Il naso è sottile e varietale, offre sensazioni di frutta e tratti mediterranei molto chiari, sa di sorbe, nespola e biancospino. Il sorso è fresco, giustamente sapido, appagante, sa pienamente di questa terra di mare. Nessuna scusa quindi, niente potrà essere come prima, ci si aspetta solo grandi vini per il futuro!

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Pozzuoli, Falanghina dei Campi Flegrei Harmoniae 2016 Cantine Babbo

6 febbraio 2019

L’areale dello Scalandrone tra Pozzuoli e Bacoli è uno dei luoghi più suggestivi di questo pezzo di Campi Flegrei, luogo particolarmente vocato per la viticoltura, si erge dalla piana del lago d’Averno sino ad affacciarsi sul Lago Fusaro e quindi sul mare aperto della vicinissima Costa Cumana.

Qui, tra le tante storie di persone, vigne e vini vi è quella della famiglia Babbo. Una famiglia con radici forti sul territorio, sono tra l’altro apprezzati ristoratori di lungo corso, e proprio grazie a questa attività ultradecennale che non hanno mai smesso di coltivare la terra, una manciata di ettari preservati per garantirsi e garantire ai propri avventori materie prime di pregiata qualità e a km 0. Così anche la vigna e il vino hanno avuto negli anni un ruolo decisivo in particolar modo nella storia personale di Tommaso, sino a prenderne talvolta quasi il sopravvento pur con alti e bassi.

La vigna conta poco più di 1 ettaro, piantato perlopiù con Falanghina e in larga parte Piedirosso, piante baciate dal sole capaci di tirare fuori vini caratteristici ed apprezzabili sin dalle prime vinificazioni, tanto da spingerlo già nel 1995 e poi nel 1996, dopo varie peripezie per trovare qualcuno disposto nell’aiutarlo nelle varie prassi autorizzative, a metterne in bottiglia una parte da poter commercializzare anche fuori dalla propria attività di ristorazione.

Una storia quella di Cantine Babbo lunga oggi quasi 25 anni, tanti o pochi sono serviti a rincorrere un sogno, consolidare un valore importante come il legame con questa terra. Cosciente della necessità di proporre un salto di qualità ai suoi vini, già da qualche anno Tommaso, dopo un percorso di affiancamento con Vincenzo Mercurio, ha affidato la parte enologica alla giovane figlia Alessia che ci auguriamo sappia fare suoi questi principi e mantenerne il giusto profilo conservativo.

Certo sarà necessario un lungo percorso di studio e analisi, ma soprattutto di confronto, sia con quanto avviene sul mercato oggigiorno ma anzitutto con quanto si sta facendo sul territorio per dare maggiore risalto e lustro all’unicitá dei varietali qui coltivati. I vini provati sono fortemente incoraggianti, tutti puliti e concreti, immediati e godibili, tra questi ci ha piacevolmente colpito l’Harmoniae duemilasedici, una manciata di bottiglie, appena 3500, di un bianco proveniente da una selezione di Falanghina, alla sua prima uscita, messo in bottiglia dopo una sosta più lunga sulle fecce fini.

Un esordio a dir poco convincente che ci consegna un vino bianco dalla trama essenziale e coinvolgente, con un profilo olfattivo tenue ma pienamente varietale, dapprima erbaceo, poi appena agrumato, quindi fruttato. Al palato è secco, fresco e coinvolgente, un sorso tira l’altro, uno scandire piacevolissimo con un finale di bocca rinfrancante, vivace e leggero. Saltato il 2017 questa etichetta sarà nuovamente prodotta con l’ultima vendemmia 2018 ora in affinamento in cantina, non ci resta che attendere!

Leggi anche Piccola guida ragionata ai vini dei Campi Flegrei Qui.

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Falanghina Domus Giulii 2011 La Sibilla

14 gennaio 2019

E’ un vino con il quale continuiamo ad avere una certa distanza emozionale, convinti l’uno dell’altro di non piacerci abbastanza. Non riuscendo a perderci di vista, le ragioni del cuore sono tante e profonde, ci rasserena l’idea, ad ogni nuovo assaggio, che qualche anno è passato ma non invano.


Cento per cento Falanghina dei Campi Flegrei. Per la verità il vitigno si sa è diffusissimo in Campania ma sembra avere proprio qui nei comuni a ridosso della provincia di Napoli il suo terroir migliore – suoli vulcanici, microclima temperato con sole a mezzogiorno, il mare dentro –, che unito alle basse rese contribuisce ad esaltarne la spiccata vivacità e l’antica sgraziata tipicità.

Domus Giulii viene fuori da una selezione dei migliori grappoli provenienti da alcune vigne vecchie coltivate tra i comuni di Bacoli e Pozzuoli dalla famiglia Di Meo. Vincenzo, enologo giovanissimo ma con merito sin da subito pienamente immerso nelle responsabilità produttive della realtà famigliare flegrea, ne volle “sperimentare” anni fa con la dumeilaotto una versione decisamente diversa dal solito, un bianco macerato ed affinato sulle fecce fini. Luigi, pur restìo all’idea, lo lasciò fare, così, tanto per capire.

L’originalità con la quale questi vini tendono ad esprimersi è spesso figlia di un lungo percorso di maturazione, le macerazioni sono più o meno lunghe sulle fecce fini a cui talvolta si susseguono particolari passaggi di affinamento (anfore ecc.) e/o invecchiamento; ciò naturalmente premette una grande qualità della materia prima, quindi la certezza di un gran lavoro in vigna, oltre che un’abile capacità di intelligere il terroir di provenienza, col rischio, talvolta accade, di passare come una trovata estemporanea.

Non di meno, certe particolarità come il tono ombroso del colore – qui spiazzante -, i profumi eterei, il gusto quantomeno lontano dal solito, necessitano di una certa esperienza da parte dell’appassionato di turno o quantomeno una certa predisposizione per esser colte come marcatori di autenticità e non come un mero esercizio di stile fine a se stesso, talvolta addirittura deleterio per la tipologia se non per il produttore. Non a caso sono spesso vini prodotti senza i lacci delle denominazioni in cui ricadono le vigne di provenienza.

Venendo a noi, questo duemilaundici ha un bel colore oro cangiante, tendente all’ambra, quasi fulvo. Si sta con un vino di sette anni nel bicchiere, non so se rendiamo l’idea. Il primo naso è buccioso, poi si fa speziato, e di frutta secca; sa di uvetta, tè e camomilla, di scorzette d’agrumi e albicocca candite, il tono è un po’ iodato ma pulito e franco. Il sorso è subito materico, sulle prime un po’ spiazzante ma di buon carattere e discreta acidità e persistenza, anche qui pulito e senza sbavature, anzi, intriga profondamente e lascia la bocca piacevolmente ammantata di vino e di sale. Inutile negarglielo ancora un passo avanti rispetto agli esordi, restiamo  ideologicamente ancora lontani, però, forse, finalmente equidistanti, Domus Giulii rimane una valida alternativa espressiva che continueremo senz’altro a scrutare con sufficiente interesse.

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La grande bellezza del Piedirosso dei Campi Flegrei 2017 di La Sibilla

8 gennaio 2019

Scrivere e raccontare di vino e dei suoi protagonisti non può essere mero esercizio di stile, né può limitarsi alla scarna lettura delle analisi dei numeri di questa o quell’annata prodotta. Vieppiù la tentazione di provarne alcuni e pensare così di saperne su tutti, l’inciampo è dietro l’angolo, ci si perde il meglio e si corre il rischio di farsi ridere dietro. 

Campi Flegrei Piedirosso 2017 La Sibilla - foto L'Arcante

Della 2017 si è detto praticamente tutto e il contrario di tutto: difficile, complessa, per qualcuno dannata per altri semplicemente da dimenticare. Vero è che l’annata è stata per molti particolarmente stressante, non solo nei Campi Flegrei, l’assenza prolungata di piogge unita al caldo torrido estivo ha rischiato di presentare in vendemmia un conto salatissimo, ma qui pare abbia creato meno problemi che altrove. Questo pezzo di terra sembrerebbe baciato da Dio oppure, più semplicemente, chi coltiva sapienza raccoglie saggezza.

Per la verità qualche passo falso lo abbiamo colto, eppure pare vi sia parecchio da salvare di questo millesimo che promette vini generosi e godibilissimi, che sia tanto o poco, magari anche autoreferenziale, ci basta. Questo Piedirosso duemiladiciassette riesce a rappresentare al meglio la distanza siderale che c’è tra chi fa vino e chi coltiva la terra e ne fa uva da vino, scoperchiando il vuoto da dove fuoriescono i fantasmi di chi si gratta il pancino tra una raccolta e l’altra e continua a credere che pure gli asini possano comunque volare. 

La grande bellezza di questo vino sta tutta nella sua disarmante armonia espressiva: il colore rubino è netto pur se un po’ ombroso. Al naso viene subito fuori con un profumo di piccoli frutti rossi e neri, di quelli ricchi di polpa, con la buccia spessa che quando schioccano in bocca infondono dolcezza ad ogni morso, quella sensazione piacevolissima che chiude con un sottofondo che sa lievemente di terra e sottobosco, tutto molto, molto coinvolgente. Il sapore è squillante, morbido e gustoso, con un ritorno di mora e amarena scura sul finale di bocca che conferma tutta la bontà del lavoro di Luigi in vigna e di suo figlio Vincenzo in cantina. Da qui, dai Campi Flegrei non poteva mancare ancora uno squillo d’amore imperdibile!

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Stanno tutti bene ma non tutto va bene

4 gennaio 2019

Nelle ultime settimane abbiamo passato in rassegna un bel po’ di assaggi delle ultime annate prodotte dalle nostre parti qui nei Campi Flegrei, dobbiamo dire in larga parte tutti i vini si sono rivelati davvero molto interessanti e proiettati nel futuro con l’approccio giusto per franchezza, freschezza e leggerezza  espressiva. Non mancano certo piccoli capolavori¤, ma questi solo il tempo li rivelerà del tutto. E’ proprio il caso di dire che stanno tutti bene.

Di alcuni ve ne abbiamo già dato conto¤, e non può che farci piacere notare come certi nomi¤ apparentemente sottovalutati negli ultimi anni, vadano rapidamente recuperando lustro e ritornino in mente anche alla critica più gettonata, ne siamo molto felici, ciò non può che fare bene al racconto di un territorio straordinario che ultimamente pare però un po’ avaro di nuovi protagonisti.

Nelle prossime settimane ne racconteremo delle belle, frattanto invece, tronfi di averci messo le mani tra i primi e certi di non aver mai smesso si sostenere, spronare, scrivere di tutti i produttori coinvolti ci viene quasi spontaneo far notare – lo sappiamo è un fatto di una banalità unica – come l’apprezzamento quasi unanime dei vini dei Campi Flegrei¤ non vada suscitando in nessun modo almeno un pizzico di orgoglio per le Amministrazioni e gli Enti Locali che poco o nulla fanno per la salvaguardia delle aree vocate e dei luoghi in prossimità di vigneti e cantine. Posti che dovrebbero richiamare enoturisti a frotte o quantomeno suscitare un certo rispetto ambientale ma che invece versano il più delle volte nel totale degrado ed abbandono, come dire Coscienza Ambientalista zero!

Condurre qui degli appassionati, un gruppo qualsiasi di enostrippati per alcuni è diventata una partita persa a tavolino, senza nominare tutte le difficoltà di chi deve accogliere clienti, importatori, giornalisti non senza disagio. Un territorio ampio e complesso quello flegreo, ne riconosciamo le difficoltà, il più delle volte definito odiosamente da molti “un conurbio suburbano”, cela però anche  bellezze e paesaggi suggestivi e struggenti, spesso misconosciute persino da chi ci vive figuriamoci cosa ne possa sapere chi lo visita e ne subisce superficialità e disinteresse pubblico. Peggio è, talvolta, intorno a quelle cosiddette ”vigne metropolitane” che dovrebbero rappresentare oasi di cultura e valori da preservare ad ogni costo, degli avamposti a salvaguardia di un patrimonio dal valore inestimabile ma che, ahinoi, rischiano di divenire spot di propaganda e niente di più. Questo non va per niente bene!

Senza andare troppo in là sognando modelli tipo “La Strada del Vino dell’Alto Adige¤” ci sentiamo in dovere di ricordare a questi signori Amministratori e rappresentanti di Enti Locali che ci sono voluti oltre vent’anni di grandi sacrifici in vigna e in cantina per portare in bottiglia vini degni di raccontare una storia credibile, dalle origini fortissime e uniche, i protagonisti di questa lunga maratona li conosciamo tutti, dalla famiglia Martusciello¤ ai vari Varchetta, Babbo, Farro, dai Palumbo ai Quaranta, Zasso o i Carputo sino agli ultimi Moccia¤, Di Meo¤, Schiano e Fortunato, ecco non lasciamoli soli, mai più soli. 

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Quarto, della Falanghina dei Campi Flegrei Collina Viticella 2017 Carputo e non solo

6 ottobre 2018

Siamo a Quarto, territorio che a torto non ha mai goduto di una particolare considerazione in ambito vitivinicolo, ma nei pressi della ‘’Montagna Spaccata’’ sull’Antica via Consolare Campana costruita dagli antichi Romani per collegare il porto di Puteoli a Capua, proprio sul confine naturale che la divide da Pozzuoli da un lato e da Napoli (Pianura) dall’altro, c’è una collinetta particolarmente vocata che domina tutta la piana quartese. Da qui, in lontananza, si colgono chiaramente Capo Miseno e buona parte del golfo di Pozzuoli.

Pèr 'e Palummo dei Campi Flegrei 2017 Carputo Vini

Pèr ‘e Palummo dei Campi Flegrei 2017 Carputo Vini

La Collina di Viticella passa dai 50m s.l.m della via omonima ai poco più di 150m s.l.m., niente di particolare si direbbe eppure nella sostanza questo lembo di terra tufacea dà uve particolarmente caratteristiche e segnate da profonda pienezza e fragranza gusto-olfattiva.

Il vigneto conta all’incirca 10 ettari tra vigne vecchie di 25/30 anni piantate con sistemi tradizionali e alcuni nuovi impianti più recenti, vi è perlopiù falanghina ed in parte pèr ‘e palummo¤ – così come si preferisce ancora raccontare quest’ultimo -, coltivato quasi esclusivamente nella parte alta della collina e che generalmente viene vinificato con le altre uve piedirosso provenienti da altre parcelle del circondario che assieme danno vita all’unico rosso flegreo prodotto dall’azienda. Piedirosso 2017 che conserva tutta la sua piacevole verve fruttata e floreale al naso e paga forse un po’ di ritardo di maturazione al palato, il sorso rimane affabile e gradito ma un tantino acerbo, contrapposizione che nulla toglie alla qualità del vino ma che forse dà troppa vivacità alla degustazione.

Falanghina dei Campi Flegrei Collina Viticella 2017 Carputo Vini

Falanghina dei Campi Flegrei Collina Viticella 2017 Carputo Vini

Eccolo nel bicchiere il Collina Viticella 2017 dei Carputo¤, ad un anno dalla vendemmia, in tutta la sua freschezza e pienezza gustativa. In questa bottiglia vi finisce solo una parte del raccolto in collina che viene vinificato separatamente e tenuto in serbatoi diversi prima dell’assemblaggio finale. Siamo fortunati a provare una delle ultime bottiglie in circolazione dell’annata duemiladiciassette, millesimo complicato che ha dato vita ad un bianco un po’ sopra le righe già conosciute in precedenza ma pur sempre caratterizzato da un quadro di degustazione pieno di fascino e sostanza.

Se sono infatti da annoverare come una rarità assoluta i tredici gradi e mezzo in etichetta, esempio di come questa vigna sappia distinguersi nettamente in un territorio così frammentato ed eterogeneo, non siamo lontani dai canoni di pulizia e nettezza olfattiva, dalla sua solita complessità dei profumi floreali e fruttati e dalla puntuta freschezza che ne accompagna costantemente ogni sorso, tutto a favore della grande bevibilità del vino!

Falanghina dei Campi Flegrei 2017 Carputo Vini

Falanghina dei Campi Flegrei 2017 Carputo Vini

Del resto non bisogna mai dimenticare quale sia il ruolo principale del vino a tavola, il suo essere funzionale a tutto un pasto completo e non (solo) ad una singola portata: l’abbinamento cibo-vino infatti è una voluttà, pur nobile, che poco appartiene alla nostra cultura enogastronomica che vuole spesso – addirittura lo impone talvolta -, vini mediamente leggeri e poco impegnativi che vadano ad accompagnare certi piatti più che a sostenerli.

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Piccola Guida ragionata ai vini dei Campi Flegrei

21 settembre 2018

‘’Vitigno o Denominazione’’? Il territorio flegreo è da sempre ben inteso come la culla della falanghina e del piedirosso, due varietali autoctoni straordinari che qui assumono caratteristiche e tipicità così uniche tanto dall’essere irripetibili altrove; vitigni per questo giustamente in primo piano anche sulle etichette che tutti abbiamo ormai imparato a conoscere ed apprezzare.

Piccola Guida Ragionata ai vini dei Campi Flegrei

Non vi è dubbio che gran merito del successo di questi vini è anzitutto dei tanti produttori che da anni lavorano duramente per migliorarsi e scrollarsi di dosso stereotipi finalmente superati: nell’immaginario collettivo i vini flegrei erano ”falanghine grevi e facili, bianchi beverini e spesso verdi”, per altri ”piedirosso perennemente in riduzione se non con puzzette addirittura tipiche”; insomma stupidaggini del genere legate perlopiù all’ignoranza e alla superficialità con le quali ci si approcciava e si raccontavano alcuni vini. Ignoranza e superficialità dalle quali non erano esenti talune specie di esperti cronisti e sommelier che a lungo hanno preferito metterli alla berlina prima di assaporare, è proprio il caso di dirlo, l’urgenza di un repentino ritorno sui propri passi evidentemente necessario nel nome di Bacco! E come non chiudere questa breve riflessione ricordando quanto alcuni produttori stessi siano stati per anni ostinatamente impegnati più a commercializzare i fasti del passato greco-romano anziché dedicarsi ed investire tempo e denaro nel migliorare vigna e cantina.

Pozzuoli, Lago d'Averno, Vigneto Storico Mirabella - Piedirosso Campi Flegrei

Pozzuoli, Lago d’Averno

E’ stata fatta tanta strada quindi, in questa ottica ci era parsa una buona idea persino apportare alcune modifiche al disciplinare della doc, già nel 2011¤, con l’intento – ci pare di ricordare – di dare un più ampio respiro a chi avesse voluto cimentarsi in questa nuova strada terroiristica, magari un po’ troppo ambiziosa visto il richiamo alla francese, ma indubbiamente interessante e per molti versi parecchio stimolante. Dispiace constatare però che a distanza di sette anni e quasi otto vendemmie alle spalle non se ne sia ancora fatto nulla: le cantine sembrano quasi aspettarsi a vicenda, in attesa di chi muova il primo passo, eppure proprio in questo momento di grande successo per i vini dei Campi Flegrei ci potrebbero stare un po’ di variazioni sul tema. Suvvia un po’ di coraggio!

Pozzuoli. Qui la vigna è dentro e fuori la città, ha confini apparentemente invisibili e talvolta invalicabili come il vallone tufaceo di Toiano o le colline di Cigliano e dello Scalandrone ricche di lapilli. Vigne stupende, baciate dal sole, vedi quelle nel Lago d’Averno, così suggestive da rimanerci a bocca aperta, consegnateci da una tradizione millenaria e da una vocazione unica e rara. Suggestivi i filari a Spalatrone sulla salita di via Scalandrone che affacciano direttamente sul mare, luogo formidabile per il piedirosso; poi le coste di Agnano a ridosso del vulcano Solfatara e fazzoletti un po’ più allungati a Monterusciello e in zona Cuma-Licola, carezzati dalla brezza marina, in certi casi con piantagioni moderne e allevate con sistemi contemporanei.

Az. Agricola Tenuta Matilde Zasso
Via Vicinale la Schiana 31, Pozzuoli
Tel. 0818555638
http://www.tenutamatildezasso.it
info@tenutamatildezasso.it
Di particolare pregio: Piedirosso dei Campi Flegrei, Falanghina dei Campi Flegrei.

Az. Agricola Mario Portolano¤
Via Toiano 12, Pozzuoli
Tel. 0818042974 – 335460637
aziendamarioportolano@virgilio.it
Di particolare pregio: Piedirosso dei Campi Flegrei, fuori doc Campania rosso igt Villa Teresa 6″ (Sei Pollici, ndr).

Az. Agricola Monte Spina – Antonio Iovino
Via San Gennaro Agnano 63, Pozzuoli
Tel. 0815206719
iovino.an@tiscali.it
Di particolare pregio: Piedirosso dei Campi Flegrei Gruccione.

Az. Vitivinicola Tommaso Babbo¤
Via Scalandrone 22, Pozzuoli
Tel. 3384887522
http://www.cantinebabbo.it
info@cantinebabbo.it
Di particolare pregio: Piedirosso dei Campi Flegrei Terracalda, Falanghina dei Campi Flegrei Sintema.

Cantine dell’Averno¤
Rampa Averno snc, Pozzuoli
Tel. 3381260655 – 3484950387
http://www.cantinedellaverno.it
cantine.averno@gmail.com
Di particolare pregio: Piedirosso dei Campi Flegrei Riserva Pape Satàn, Falanghina dei Campi Flegrei.

Contrada Salandra¤
Via Tre Piccioni 40, Pozzuoli
Tel. 0818541661
Rif. Dolci Qualitá Pozzuoli
dolciqualita@libero.it
Di particolare pregio: Piedirosso dei Campi Flegrei, Falanghina dei Campi Flegrei.

Salvatore Martusciello¤
C.so della Repubblica 138, Pozzuoli
Cantina in Via Spinelli 4, Quarto
Tel. 3483809880
http://www.salvatoremartusciello.it
info@salvatoremartusciello.it
Di particolare pregio: Piedirosso dei Campi Flegrei Settevulcani, Falanghina dei Campi Flegrei Settevulcani.

Campi Flegrei - foto L'Arcante

Marano e le colline più prossime a Napoli, sino al cratere degli Astroni. L’areale più popoloso, Napoli appena fuori Napoli, ma che, inaspettatamente, cela il futuro più immediato della viticoltura flegrea; luoghi che nascondono un passato distratto che ha visto sacrificare al cemento ettari ed ettari di boschi, colture tipiche e vigne che dominavano la città a 360°, dalle terrazze dei Camaldoli alla piana di Agnano. Qui il vento è cambiato e spinge forte in poppa, l’hanno capito e ci lavorano duro piccoli e grandi viticoltori-produttori che qui vanno investendo sul futuro piantando vigna anziché colare, ancora, cemento. Alcune vigne sono dedite alla coltura biologica o comunque ad una agricoltura maggiormente responsabile e sostenibile!

Agnanum – Raffaele Moccia¤
Contrada Astroni 3, Napoli
Tel. 0813417004
http://www.agnanum.it
info@agnanum.it
Di particolare pregio: Piedirosso dei Campi Flegrei Agnanum, Piedirosso dei Campi Flegrei Vigna delle Volpi, Falanghina dei Campi Flegrei Vigna del Pino.

Az. Agricola Quaranta
Via Pietra Spaccata, 4 Marano di Napoli
Tel. 0815875200 – 3388758162
http://www.levigneflegree.com
info@levigneflegree.com
Di particolare pregio: Falanghina dei Campi Flegrei Vigne di Parthenope.

Cantine Astroni¤
Strada Comunale Sartania 48, Loc. Pianura – Napoli
Tel. 0815884182
http://www.cantineastroni.com
info@cantineastroni.com
Di particolare pregio: Falanghina dei Campi Flegrei Colle Imperatrice, Falanghina dei Campi Flegrei Vigna Astroni, Piedirosso dei Campi Flegrei Colle Rotondella, Piedirosso dei Campi Flegrei Riserva Tenuta Camaldoli.

Cantine Federiciane Monteleone
Via Antica Consolare Campana 34, Marano di Napoli
Tel. 0815765294
http://www.federiciane.it
marketing@federiciane.it
Di particolare pregio: Falanghina dei Campi Flegrei, Vsq Metodo Martinotti Flegreo¤.

Belvedere – Loc. Fusaro, Bacoli

Quarto. L’areale ha una vocazione antichissima, qui siamo in piena campagna anche se l’esplosione demografica degli ultimi decenni ha caratterizzato fortemente il territorio con piccoli e grandi insediamenti suburbani, anche per questo rimane forse il terreno meno battuto della denominazione; qui certe estati sono torride e umide, situazione questa che fa letteralmente impazzire i vignaioli di tutta la piana. Chi ha vigne anche di poco più “alte” è costretto a fare tanta selezione in campagna per riuscire a portare a casa il risultato. La collina di Viticella, piantata perlopiù con Falanghina, esprime buoni frutti, da qui infatti provengono i vini di maggiore fragranza e leggerezza e a prezzi naturalmente più che ragionevoli.

Cantine Di Criscio Quartum¤
Via De Falco Giorgio 17/A, Quarto
Tel. 0818765942
http://www.cantinedicriscio.it
info@cantinedicriscio.it
Di particolare pregio: Falanghina dei Campi Flegrei.

Cantine Il Quarto Miglio¤
Via Cesare Pavese 19 – traversa via Trefole, Quarto
Tel. 0818760364
http://www.ilquartomiglio.it
info@ilquartomiglio.it
Di particolare pregio: Falanghina dei Campi Flegrei.

Carputo Vini¤
Via Viticella 93, Quarto
Tel. 0818760526
http://www.carputovini.it
info@carputovini.it
Di particolare pregio: Piedirosso dei Campi Flegrei, Falanghina dei Campi Flegrei Collina Viticella.

Vigna Stadio – Monte di Procida

A Bacoli e Monte di Procida. Terrazze e costoni scoscesi con vista mare, la vigna qui è un patrimonio straordinario, regala scenari di un paesaggio di una bellezza unica che lentamente ritorna pienamente alla natura. Resti rupestri e vigne storiche in Via Bellavista, su ai ‘Pozzolani’, ai Fondi di Baia sino in via Panoramica a Monte di Procida con filari a strapiombo sul mare; qui nascono vini bianchi con caratteristiche olfattive decisamente interessanti, con una notevole impronta sapida e capaci, tra l’altro, di attraversare il tempo con discreta disinvoltura.

Cantine Farro¤
Via Virgilio 30-36, Bacoli
Tel. 0818545555
http://www.cantinefarro.it
info@cantinefarro.it
Di particolare pregio: Piedirosso dei Campi Flegrei, Falanghina dei Campi Flegrei Le Cigliate.

Cantine del Mare¤
Via Cappella IV traversa 5, Monte di Procida
Tel. 0815233040
http://www.cantinedelmare.it
info@cantinedelmare.it
Di particolare pregio: Falanghina dei Campi Flegrei, Piedirosso dei Campi Flegrei, fuori doc Spumante Brezza Flegrea brut.

Az. Agricola La Sibilla¤
Via Ottaviano Augusto 19, Loc. Fusaro – Bacoli
Tel. 0818688778
info@sibillavini.it
Di particolare pregio: Piedirosso dei Campi Flegrei Vigna Madre, Falanghina dei Campi Flegrei Cruna DeLago.

Az. Agricola Piscina Mirabile¤
via Piscina Mirabile 63, Bacoli
Tel. 0815235174 – 3288068474
http://www.piscinamirabilevini.com
info@piscinamirabilevini.com
Di particolare pregio: Falanghina dei Campi Flegrei Vigna Mirabilis.

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Leggi anche Le Strade del vino dei Campi Flegrei¤

Leggi anche Doc Campi Flegrei¤

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Segnalazioni| Storie dal Rione Terra

15 settembre 2018

Il Rione Terra di Pozzuoli è stato nel corso dei secoli teatro di eventi, storici e naturali, apportanti cambiamenti importanti nella stessa morfologia dei Campi Flegrei. Nonostante ciò, esso è sempre rimasto abitato, conservando al suo interno memoria dello scorrere dei secoli.

Storie dal Rione Terra, di Gemma Russo, è una raccolta frutto di un anno di impegno della giornalista flegrea puteolana con la Pro Loco Pozzuoli¤ al Percorso Archeologico del Rione Terra. L’incontro con chi ha vissuto direttamente o indirettamente la rocca tufacea ha dato vita ad una pubblicazione con storie che dipingono la natura bradisismica della terra, l’importanza archeologica e storica, la quotidianità che non c’è più, fatta di usi e i costumi, anche gastronomici.

Storie dal Rione Terra lo puoi acquistare presso il Sedile dei Nobili sul Rione Terra di Pozzuoli il sabato e la domenica dalle ore 9 alle ore 17. Oppure, puoi acquistare una copia chiamando la Pro Loco Pozzuoli al numero di tel. 081 303 2275. Si effettuano spedizioni.

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Agnanum, il “vin de garage” di Napoli

25 settembre 2016

Con il termine “garage wine”, “vin de garage”, si identificano generalmente micro produzioni. Sono bottiglie prodotte in un numero talmente esiguo che ci starebbero, per l’appunto, in un garage. Talvolta sono vini cult, per questo introvabili e prodotti perlopiù solo nelle migliori annate.

Agnanum-Raffaele-Moccia-foto-larcante

Gli echi del movimento “garagiste” negli ultimi dieci anni si sono di molto ridimensionati eppure Raffaele Moccia lo potremmo tranquillamente continuare a ben definire tale, cioè uno che fa “vin de garage”, vini prodotti in quantità tiratissime perciò considerati rari e preziosi.

Certo non oggetto di culto – o almeno non ancora –  se non per l’impagabile contributo al valore del bere bene. Scoprire dove nasce il suo vino, con quanta enorme fatica coltiva la sua terra, gestisce il vigneto, vinifica e segue con cura maniacale ogni singolo gesto è pura emozione.

Eppure non ci sta a passare per idolo, un feticcio da sbandierare – immagine iconica tanto cara a certi soloni -, Raffaele è uomo di campagna, ha scarpe grosse e pensiero fino, sa cosa vuole la sua terra: buon lavoratore, buon seme, buon tempo, poco si preoccupa di altro. Un sentimento se vogliamo semplice ma capace di farci ritornare tutti con i piedi ben piantati per terra regalandoci tra mille difficoltà vini di grande autenticità.

Agnanum-il-vigneto-nuovo-di-raffaele-moccia-foto-larcante

Non che un premio lo faccia trasalire quindi, men che meno montare la testa, tutt’altro. Agnanum ne vanta già tantissimi di riconoscimenti, pur tuttavia il TreBicchieri® appena ricevuto per il suo Pèr ‘e Palummo 2015 è un premio molto importante per lui e per tutto il territorio flegreo, per la prima volta premiato con il massimo riconoscimento da una delle più importanti Guide ai Vini d’Italia per il suo vitigno più rappresentativo. In precedenza era successo solo ai Di Meo di La Sibilla¤ ma con il loro Cruna DeLago¤ Falanghina.  

Piedirosso Campi Flegrei Agnanum 2014 - foto L'Arcante

Altro gran capolavoro tirato fuori nel 2015 è il Vigna del Pino, il cru di Falanghina prodotto in appena mille bottiglie, senza tema di smentita il miglior bianco mai prodotto da queste parti negli ultimi anni. Non è semplicemente buono a bersi, in perfetta armonia ed equilibrio nonostante la giovane sfrontatezza, è didattico e rappresentativo, celebrazione di un varietale presente in molti territori in Campania e al sud che qui nei Campi Flegrei, in certi scorci metropolitani, tende ad acquisire complessità, ampiezza e profondità impressionanti e senza sovrastrutture talvolta dettate più dal manico che dallo spessore dell’annata. E’ un vino di 12 gradi e mezzo ricco di frutto, freschezza, abbondanza di sensazioni.

Agnanum-falanghina-campi-flegrei-2015-Raffaele-Moccia - foto L'Arcante

Il vino si sa è un progetto di lunga proiezione, non a caso Raffaele ha da poco ripreso alcuni terrazzamenti lungo tutto il costone che cinge l’Oasi del Parco degli Astroni di proprietà di alcuni parenti strappandoli così all’abbandono. Qui, dove tra un paio d’anni si riprenderà a raccogliere Piedirosso e Falanghina, sono stati rinvenuti, tra gli altri, alcuni ceppi centenari di diverse varietà misconosciute su cui presto partiranno progetti di ricerca e micro vinificazioni adhoc per trarne insegnamenti e prospettive. Tanto vale l’uomo, tanto vale la sua terra. Aspettiamoci quindi grandi cose, magari qualche buona bottiglia in più. 

Campi Flegrei Per ‘e palummo Agnanum 2014¤.

L’uva e il vino di Raffaele Moccia¤.

Falanghina Vigna del Pino 2006 Raffaele Moccia¤.

© L’Arcante – riproduzione riservata

Monte di Procida, della Falanghina Campi Flegrei di Cantine del Mare e due tre cosette da ricordare

18 settembre 2016

È un bel momento magico per questo territorio e per i vini dei Campi Flegrei¤, risultato di un duro lavoro cominciato anni fa con non pochi alti e bassi e tanti protagonisti alle prese con scelte talvolta condivisibili altre volte meno.

Cantine del Mare - foto L'Arcante

Non sono mancati passi falsi, cambi di rotta, un po’ di confusione. Non a caso per almeno una decina di anni si è fatta enorme fatica ad imbroccare la strada giusta; non a caso l’areale contava due, forse tre riferimenti che valesse veramente la pena seguire. Alcuni si limitavano a girargli intorno senza mai però tirar fuori fino in fondo una propria idea precisa di vino. Poi c’era chi lavorava sodo¤.

A metà anni duemila, a 10 anni dalla doc ottenuta nel 1994¤, a chi già sulla breccia da anni e in qualche maniera portabandiera del territorio flegreo si sono affiancati nomi nuovi e piccoli artigiani del vino che lentamente hanno saputo dettare i tempi di un’impronta territoriale propria, uno stile ogni anno sempre più riconoscibile e apprezzato trasversalmente da bevitori appassionati e professionisti della degustazione, la cosiddetta critica di settore.

Gennaro Schiano - foto A. Di Costanzo

Tra questi val bene ritornare su Gennaro Schiano e la sua Cantine del Mare. Gennaro ha saputo con caparbia insistenza ripartire dalle origini, è riuscito in pochi anni ad allargare le fila della piccola azienda agricola di famiglia nei pressi della cantina di via Cappella a Monte di Procida acquisendo poi meravigliose vigne nelle zone tra le più vocate del comprensorio Bacoli-Monte di Procida e Cigliano a Pozzuoli.

Andare in vigna con lui significa camminare per luoghi di grande fascino e ricchi di storia antica: il Belvedere al Fusaro e l’Anfiteatro (o Stadio) sulla Panoramica a Monte di Procida sono posti da colpo a cuore, vigne di incredibile suggestione vista mare. I suoi vini cominciano finalmente ad esprimersi con una certa continuità di profilo e tipicità, segno questo di equilibrio raggiunto anche in cantina.

Botte di castagno, Cantina del mare foto A. Di Costanzo

Il suo Piedirosso ha trovato da tempo una più che discreta quadratura, l’ultimo assaggio del 2013 ha confermato la pienezza espressiva che lo caratterizza da sempre, offre un gran bel naso e un sorso sempre appagante; tra l’altro, prove alla mano, è capace di attraversare il tempo con una certa disinvoltura come dimostrano i diversi riassaggi di annate passate come la 2003, ancora in forma smagliante. Qui forse vale molto il fatto di poter contare su vigne e uve provenienti da areali flegrei collocati su più fronti, terreni diversi, esposizioni e microclimi differenti.

A questo giro però è la Falanghina¤ 2015 che ha pienamente convinto della tanta strada fatta. Assaggiata la prima volta lo scorso Maggio mostrava una vivacità incredibile sorretta dalla tessitura fine e minerale di sempre. A distanza di mesi, oggi, è decisamente in rampa di lancio, si distende con fierezza ed offre una complessità di beva di grande equilibrio e soddisfazione. Sa profondamente di questa terra di mare. È quel vino da bere adesso e per i prossimi tre-quattro anni con sempre maggiori aspettative. Non c’è che dire: Monte di Procida, “Hoc vinum optimum est”. E Gennaro Schiano è senz’altro il protagonista.

Monte di Procida, Cantine del Mare¤.

Monte di Procida, Falanghina 2003 Cantine del Mare¤.

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Pozzuoli, Campi Flegrei Piedirosso Riserva Pape Satàn 2012 Cantine dell’Averno

11 settembre 2016

Il lago d’Averno è un cratere vulcanico spento, nato più o meno 4.000 anni fa, coperto oggi da acque immote e scure; le ripide pareti che lo circondano sono coperte da boschi mentre quelle a pendenza dolce sono occupate da frutteti e vigneti, questi ultimi in parte terrazzati. Luoghi di particolare fascino, che quando sono in fioritura, nel loro pieno splendore, offrono un colpo d’occhio impagabile.

Pape Satan 2012 Cantine dell'Averno - foto Angelo Di Costanzo

Su queste sponde Emilio e Nicola Mirabella, due fratelli, un po’ alla volta hanno rimesso a nuovo un vecchio cellaio, comprato i ferri del mestiere e messo mano alla vigna di famiglia: poco più di un ettaro e mezzo, a piede franco, quasi tutto a per ‘e palummo con viti tra i 40 a i 60 anni d’età; fanno anche falanghina, perlopiù conferitagli dalle vigne confinanti di alcuni parenti. Comunque tutto lì intorno al lago. Per poco più di 4.000 bottiglie inclusa questa Riserva.

Il 2010 il debutto, ne abbiamo scritto puntualmente qui¤ e qui¤. La vendemmia è svolta rigorosamente tutta a mano, spesso a causa delle particolari condizioni climatiche con passaggi ripetuti tra il lungolago, in contrada Canneto, e i terrazzamenti che si arrampicano fin su via Strigari, con vista sulle rovine del Tempio di Apollo.

Pape Satàn 2012 è il primo per ‘e palummo Riserva messo in bottiglia da Cantine dell’Averno. Millesimo generoso quello, che ci ha già regalato piacevoli scoperte qui nei Campi Flegrei, il Vigna Madre¤ di La Sibilla su tutte. Emilio e Nicola ne hanno fatte poco più di un migliaio di bottiglie, una prova di affinamento in botte grande di rovere di Slavonia per capirne il potenziale (o il limite) di questo suggestivo piccolo fazzoletto di terra.

I primi assaggi, circa un anno fa, in tutta onestà sembravano scoraggiare questa strada: già carnoso per i suoi tredici gradi e mezzo, più che sgraziato, preoccupava per una sovrastruttura inaspettata notoriamente impropria al piedirosso, soprattutto flegreo. Ma come sempre accade quando si è ai primi passi è solo questione di tempo, pazienza e di un poco più di esperienza.

Il colore è fitto e il naso ben centrato, del passaggio in legno appena una fugace nota tostata, è maturo ma sempre molto invitante. Il sorso oggi è piacevole e morbido, ha digerito del tutto le ingerenze iniziali e regala una beva polputa e gratificante. Merita assoluta attenzione, ci aspettiamo perciò grandi cose dal 2013 già in bottiglia. Pape Satàn, pape Satàn aleppe!

Piccola Guida ai vini dei Campi Flegrei¤.

Le strade del vino dei Campi Flegrei¤.

© L’Arcante – riproduzione riservata

Pozzuoli, domenica 4 settembre lo stato dell’arte nei Campi Flegrei

3 agosto 2016

Locandina campi Flegrei

 

Villa Avellino Residenza Storica
Via Carlo Rosini, 21
Pozzuoli-Napoli

Informazioni e prenotazioni:

Tel. 3496936357 – consorziocfic@gmail.com

 

Le Strade del vino dei Campi Flegrei¤

Io amo|Piccola Guida ai vini dei Campi Flegrei¤

Il naso, i napoletani e l’apologia del Piedirosso #1 e #2.

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Qui Campi Flegrei|Settevulcani, l’anima flegrea di Salvatore Martusciello

30 luglio 2016

C’è un momento nella vita in cui si ha bisogno di fermare tutto e ragionare. Subito dopo può accadere di cambiare strada, oppure, di ripartire più forti di prima. Mancava un pezzo di strada alla nuova mappa del territorio flegreo, diciamo mancava quel bel pezzo che conduce alle origini, dove tutto ebbe inizio. C’è chi ce lo ricorda, a suon di piedirosso e falanghina!

Settevulcani Piedirosso dei Campi Flegrei 2015 Salvatore Martusciello - foto L'Arcante

Un po’ come quei grandi puzzle mancava qualche tassello, di quelli centrali, simili a molti ma i soli perfettamente calzanti lo spazio vuoto. Bene quindi che Salvatore e Gilda riprendessero a fare quello che assieme a tutta la famiglia Martusciello hanno sempre fatto con grande slancio e passione in Grotta del Sole¤, non solo per i Campi Flegrei, negli ultimi trent’anni.

Così dopo il Gragnano¤, l’Asprinio¤, il Lettere, ecco PiedirossoFalanghina. Sono questi i vini che hanno accompagnato il successo della cucina napoletana e campana in Italia e nel mondo, vini di sovente sottovalutati forse perché immediati, freschi e di grande popolarità, tenuti talvolta fuori dalle guide più per sciatteria dei relatori che per mancanza di riferimenti di pregio. Un vero rompicapo certe volte, sono comunque sopravvissuti alle mode e alle fisime dei ben pensanti ed oggi godono con grande soddisfazione di più ampio consenso e successo commerciale.

Settevulcani Falanghina dei Campi Flegrei 2015 Salvatore Martusciello - foto L'Arcante

Falanghina dei Campi Flegrei Settevulcani 2015 ha una gran verve e invero non poteva essere altrimenti visti i precedenti storici, in questo senso credo sia stato un po’ come ritornare in bici. Ha freschezza da vendere, è agrumato, floreale, puntuto, dal sorso sottile e spigliato. Sembra argomento trito e ritrito ma diversi territori campani e del sud stanno puntando forte su questo vitigno per la grazia e l’immediatezza dei vini, ma il nerbo più verace rimane del tutto appannaggio di quello flegreo.

Piedirosso dei Campi Flegrei Settevulcani 2015 sin dal primo sorso riporta subito in mente l’impronta polputa e piacevolissima dei rossi vulcanici a base piedirosso. Proprio questa etichetta rappresenterà per Salvatore e Gilda la sfida più importante per i prossimi anni. Il piedirosso vive un momento magico, è sulla bocca di tutti e quello coltivato qui nei Campi Flegrei sembra avere grandi margini di crescita sul mercato perché tra i pochi a caratterizzarsi per un territorio così unico ed irripetibile e vini così profondi eppure di grande immediatezza.

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L’Arcante raccomanda di servire questa tipologia di vini con Fresh¤, il nuovo seau a glace di Nando Salemme.

Un ricordo di Gennaro Martusciello¤.

Montegauro 1997, la storia nel bicchiere¤.

Io amo, Piccola Guida ai vini dei Campi Flegrei¤.

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Pozzuoli, Piedirosso dei Campi Flegrei Pro-Polis 2011 Contrada Salandra

23 Maggio 2016

Mai il piedirosso ha ricevuto tante attenzioni come negli ultimi 4 o 5 anni e mai così tanti appassionati e addetti ai lavori appaiono letteralmente innamorati ogni giorno di più di questo straordinario rosso finalmente apprezzato in tutto e per tutto quel che rappresenta per storia, tradizione, vocazione e bontà!

Piedirosso dei Campi Flegrei Riserva Pro-Polis 2011 Contrada Salandra - foto L'Arcante

Per tanti anni misconosciuto e relegato ai soli confini metropolitani nonostante le origini antichissime del varietale ed un ruolo da prezioso co-protagonista riconosciutogli in molte denominazioni campane di forte richiamo territoriale come Taurasi, Falerno e Vesuvio su tutte. E naturalmente Campi Flegrei¤ di cui è invece padrone indiscusso. Apologia silente capace oggi di mettere tutti d’accordo.

Una denominazione di appena vent’anni quella flegrea caratterizzata però da una storia antica unica ed affascinante, che da sola vale il viaggio per vigne e cantine sparse sul territorio tra la costa, le colline baciate dal sole, i laghi e vecchi e nuovi crateri. Luoghi dove l’uva e il vino si mischiano continuamente al Mito e alle contraddizioni del nostro tempo. Una doc che molto deve al lavoro della famiglia Martusciello¤ e che oggi vanta numerosi interpreti ognuno dei quali capace a suo modo di essere un riferimento di qualità, proprio come Peppino Fortunato.

Qui, una quindicina di anni fa, tra la costa vicino Cuma e Licola Peppino ha preso a fare vino riportando a nuova vita un vecchio vigneto di famiglia di circa due ettari piantato a metà anni ’90. Oggi sono circa 4 e mezzo gli ettari, in tutto 18.000 bottiglie divise tra falanghina e piedirosso. I suoi vini, quelli di Contrada Salandra¤ hanno sempre un profilo organolettico austero, sono vibranti di personalità, minerali e ricchi di tensione gustativa, sono generalmente vini ”da aspettare” quindi poco avvezzi alle necessità di mercato tant’è che entrambi vengono abitualmente commercializzati dopo almeno un anno o due di affinamento in bottiglia.

Pro-Polis 2011 va ben oltre questi precetti, è un cru di per ‘e palummo che celebra a suo modo un millesimo¤ di particolare pregio qui nei Campi Flegrei; annata straordinaria che ci ha già regalato ad esempio il Vigne Storiche¤ di Vincenzino Di Meo e lo splendido Tenuta Camaldoli¤ di Gerardo Vernazzaro.

Un anno, il 2011, che ha visto tra l’altro riscrivere parte della denominazione¤ con l’introduzione nel disciplinare di alcune novità importanti, tra le quali la creazione della doc Campi Flegrei bianco e rosso proprio in virtù di una più ampia visione produttiva che guardi con maggiore attenzione alle mille peculiarità del territorio più che alla coltura varietale spesso relegata ufficialmente al solo binomio falanghina-piedirosso, una grande sfida per i prossimi anni. 

Un piedirosso quello di Peppino dal colore rubino scuro, dal naso inizialmente timido ma che si eleva su sentori ciliegiosi, balsamici e speziati, di incenso e polvere. Rigoroso al palato, si distende con estrema franchezza varietale, regala una beva piacevole, vivace e rotonda sul finale di bocca appena asciutto. Da bere adesso non senza la curiosità di ritrovarlo fra dieci anni, affermazione questa che appena 4/5 anni fa poteva suonare per molti come una vera e propria bestemmia, ma per fortuna i tempi cambiano.

Il naso, i napoletani e l’apologia del Piedirosso #1¤.

Il naso, i napoletani e l’apologia del Piedirosso #2¤.

Le strade del vino dei Campi Flegrei¤.

Piccola Guida ai vini dei Campi Flegrei¤.

L’Arcante raccomanda di servire questa tipologia di vini con Fresh¤, il nuovo seau a glace di Nando Salemme.

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Piedirosso on stage, a light from London

13 aprile 2016

London has never been particularly suitable market for ‘our wines’, guides are full of medals and commendations for our local wines then outclassed by sales of banal cabernet, but maybe globalization can serve us a good opportunity? Worth a try …

Qualche tempo fa, un caro amico, compagno di lunghe camminate in vigna e oggi wine consultant professionista a Londra mi segnalava, con grande piacere, il crescente interesse degli avventori anglosassoni per certe tipologie di vino, in particolare i rossi, finalmente lontani dagli stereotipi degli anni ’90. Tra questi, in forte recupero, molti italiani spesso considerati poco come gli autoctoni, con buone chance quindi anche per il nostro amato piedirosso¤.

A tal proposito, a dirla tutta, non sanno proprio bene di cosa si stratta, però sembra piaccia molto la franchezza espressiva – non artificiosa – e soprattutto la facilità di beva coinvolgente e disimpegnata. Diciamo che terroir¤, vigne a piede franco e recupero delle ruralità metropolitane non è che siano argomenti proprio centrali ma lavorando su concetti come l’attenzione alla riduzione di solforosa, la suggestione di alcuni territori vista mare e un price point azzeccato pare si possa attaccare bottone e veicolare l’interesse al bicchiere di un buon piedirosso anziché uno shiraz (ma esiste ancora?).

Londra non è mai stato un mercato particolarmente fiorente per i nostri vini, gli annali sono pieni di medaglie e menzioni rese a vini campani e flegrei poi surclassati dalle vendite da banalissimi cabernet, magari la globalizzazione può servirci una buona opportunità? Vale la pena provarci… 

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Intervallo|La vendemmia nei Campi Flegrei

20 settembre 2015

Raffaele Moccia - foto Agnanum

Credits: agnanum.it

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Pozzuoli, il 23 settembre a l’Abraxas

10 settembre 2015

Al Fuoco Bistrò¤ dell’Abraxas¤ mercoledì 23 settembre ‘I miei quattro vini del cuore’. Che a dirla tutta è assai difficile se non impossibile ‘chiudere’ in soli 4 vini la passione di 20 anni di lavoro, ecco perchè proveremo invece a raccontare quattro tappe fondamentali che hanno segnato questo percorso professionale.

Angelo Di Costanzo - courtesy of Karen Philips

Gli anni ’90, ovvero l’onda pop¤Ovvero, quando da sguattero mi ritiravo a casa e mamma’ si rammaricava perchè tenevo le mani tutte piene di piaghe e mi intimava di non tornare al lavoro.

Febbraio ’96, Sogni di rock ‘n’ roll¤. Quando ho trovato finalmente un buon lavoro. Dove, per la prima volta, ho messo sul braccio sino a 5 piatti e contando gli altri due che tiravo su con l’altra mano, riuscivo ad uscire tutto l’antipasto della casa in un solo viaggio.

1 Ottobre 2002, Mare Nostrum¤. Da poco più di un anno circolava l’euro, in molti ancora non ci capivano una mazza e tanto per cambiare aleggiava nell’aria una crisi di lì a poco inarrestabile. Che culo! Noi frattanto alzavamo la serranda, alle 18.05. Benvenuta L’Arcante! All’inaugurazione oltre 300 persone, ndr.

Maggio 2009, Over the top!¤. Arrivo a Capri, ero il nuovo sommelier, l’altro sommelier del Capri Palace Hotel, in punta di piedi ma con molte aspettative, la voglia di capire, imparare, crescere, affermarmi.

Dicembre 2014, Punto e a capo!¤ ‘Al responsabile della cantina di ristorante che nel corso dell’anno si è distinto per competenza e professionalità’. Il Sommelier dell’anno 2014¤ è Angelo Di Costanzo.

I vini del cuore? E’ tutto pronto, basterà stapparli e berci su!

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Informazioni e prenotazioni:

Fuoco Bistrò dell’Osteria Abraxas

Via Scalandrone 15, Pozzuoli (NA)

Tel. 081 8549347

Cell. 366 6868795

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Campi Flegrei Pér ‘e palummo Agnanum 2014 Raffalele Moccia

3 settembre 2015

Ho piena memoria di tutti i vini prodotti da Raffaele, sin dalla sua prima uscita con il 2002, mi mancavano giusto il 2013 che mi ero perso anche per colpa sua visto che praticamente non c’è mai stato sul mercato, volato via in appena un paio di mesi di cantina e questa succosa anteprima che ci godiamo chiacchierando in libertà seduti in cantina.

Piedirosso Campi Flegrei Agnanum 2014 - foto L'Arcante

Proprio con la 2013 Raffaele è ritornato alle etichette vecchia maniera, cioè non più serigrafate sul vetro ma bensì di carta, un ritorno al passato che forse rende le sue bottiglie un po’ meno fascinose di prima ma si sa, quello che conta alla fine è quanto di buono c’è dentro.

A chi invece nutrisse qualche riserva sull’annata 2014 consiglio vivamente di bere questo vino. Sarà che il piedirosso nelle annata difficili (per gli altri) qui si esalta, sarà che questo pezzo di Campi Flegrei¤ viene baciato ogni volta dalla Dea bendata, sarà forse che i Moccia¤, padre e figlio, sanno il fatto loro e riescono sempre a cavarsela, tant’è che nel bicchiere, ancora una volta, c’è un sorso davvero interessante decisamente imperdibile.

Nasce da vigne vecchie che hanno in media oltre 40 anni, vigne tra le quali fila si nasconde una biodiversità unica, tra le altre, oltre alla falanghina¤ a al pér ‘e palummo¤ vi sono piantate uve praticamente sconosciute ai più, tipo la gesummina (bianca) o la suricella e la marsigliese (rosse), due varietà queste ultime che non si può escludere finiscano per contribuire al profilo organolettico così particolare dei vini di Agnanum, una tradizione questa che resiste al tempo e alle mode in maniera naturale, qui è così da sempre.

Un 2014 corroborante, dal colore rubino-porpora vivace, di quelli immediatamente comprensibili, dal naso delicato e fitto: sa di piccoli frutti rossi, è vinoso e floreale. Un quadro organolettico assai piacevole che ritorna sapido ed invitante al palato, sottile e vellutato con il sorso rinfrancante di sempre, fresco e succoso.

‘This Piedirosso offers a very pleasant organoleptic panel that returns, savory and inviting, on the palate, velvety with refreshing sip, always fresh and juicy’.

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L’uva e il vino di Raffaele Moccia

1 settembre 2015

Mi piace camminare le vigne con Raffaele, mi da tranquillità d’animo, per questo non appena posso lo vengo a trovare e assieme ci arrampichiamo sin lassù le mura del parco degli Astroni, dove le volpi, di notte, quatte quatte, saltano nel bosco dopo aver pizzicato dai grappoli di falanghina e piedirosso. Più che furbe verrebbe da definirle vere buongustaie.

Raffaele Moccia e la vigna del Pino - foto L'Arcante

Il posto più suggestivo di Agnanum¤ rimane però il vigneto storico di quasi cento anni che accompagna un po’ tutta la storia antica e moderna della famiglia Moccia. Una storia semplice la loro, di fatica e sacrifici che ha però preservato questo lembo di terra flegrea dove nascono vini a dir poco straordinari, di una stoffa unica, preziosissimi, finalmente riconosciuti in maniera unanime dagli appassionati quanto dalla critica.

Sono passato da lui in questi giorni per sentire il polso della vigna flegrea, si perché nonostante il grande lavoro che in molti fanno e stanno man mano portando avanti per riqualificare il vigneto flegreo – penso a Gerardo Vernazzaro¤, Giuseppe Fortunato¤ e i Di Meo di La Sibilla¤ giusto per citarne alcuni -, Raffaele rimane, per me, il riferimento imprescindibile per cogliere a pieno ‘l’umore’ dell’annata da queste parti.

Ebbene, mentre in molti di questi tempi affilano (di già) le forbici e guardano sempre più attenti il meteo, Raffaele fa spallucce e guarda avanti almeno a metà ottobre, a prescindere: ‘la mia sarà sempre una vendemmi tardiva, così va qui, è l’uva che lo chiede, non sono certo io a decidere quando tirarla giù dalla pianta’. In effetti, da quando ci conosciamo è così, da almeno quindici anni.

Raffaele Moccia - foto L'Arcante

Con questo tipo di terreni le sue preoccupazioni invece sono ben altre: ad esempio tenere su i terrazzamenti che rischiano di sprofondare giù dalla collina ad ogni pioggia forte, qua infatti si continua a lavorare solo a mano, con la zappa, impossibile pensare di condurre quassù trattori o ingegni di qualsivoglia genere. ‘Il lavoro mi vince, finito sotto non faccio in tempo a sistemare su in cima che dopo un mese devo ricominciare tutto da capo’.

Il valore di questa fatica lo ritrovi tutto nei bicchieri, Raffaele fa vini di grande personalità e spessore ma estremamente godibili, soprattutto nel tempo. A breve sarà ‘costretto’ a rilasciare sul mercato i suoi 2014 che beviamo assieme in anteprima: ‘sto senza vino da più di un anno e sono sinceramente in difficoltà con i miei clienti, soprattutto all’estero, dagli Stati Uniti e dalla Francia mi chiamano almeno una volta al mese per essere aggiornati. È tutto pronto, gli dico, non appena finiamo la vendemmia 2015 cominceremo ad uscire con i 2014. Sono in bottiglia da qualche mese vanno solo etichettati’. Anche perché oltre allo spazio in cantina servirebbe anche un po’ di tempo in più. Se la ride. Continua…

‘Raffaele Moccia, one of the most popular phlaegrean winegrower produces wines of great personality and thick but extremely enjoyable, especially along time…’.

Le strade del vino dei Campi Flegrei¤.

Piccola Guida ai vini dei Campi Flegrei¤.

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I Campi Flegrei e i suoi vent’anni di doc: passato il Santo non è mai iniziata la festa, perché?

12 agosto 2015

Come più volte ho scritto, lo scorso ottobre 2014 la doc Campi Flegrei ha compiuto 20 anni¤, un traguardo molto importante per una piccola denominazione e per un territorio per lunghi anni devastato dalla speculazione edilizia che proprio grazie al successo di critica e di mercato dei suoi vini ha visto molti ritornare all’agricoltura e sulla strada del rilancio della viticoltura.

Pozzuoli, Lago d'Averno, Vigneto Storico Mirabella - Piedirosso Campi Flegrei

Auspicavo, con l’uscita sul mercato della vendemmia 2014, un maggior riguardo per questo avvenimento, quantomeno a un motus capace di unire e rendere maggiore forza e consapevolezza alle decine di produttori che lentamente vanno ritagliandosi con orgoglio e finalmente senza più pregiudizio ruoli da protagonisti in giro per l’Italia e in minima parte anche nel mondo.

Esempi in tal senso non mancano, dai piccolissimi Raffaele Moccia¤ e Giuseppe Fortunato¤ per molti appassionati divenuti vere icone pop, a Cantine del Mare¤, ai Di Meo¤ del Cruna DeLago 2013, primo vino flegreo a strappare il TreBicchieri2015¤ sino a quelli un po’ più grandicelli Farro e Cantine Astroni¤ sempre molto attivi¤, con questi ultimi in piena rampa di lancio e assai propositivi. E con tutta una stregua di nuovi che si stanno affacciando ora sulla scena ma sembrano pieni di entusiasmo, penso ai fratelli Mirabella di Cantine dell’Averno¤ o ai Daniele di Le vigne di Cigliano.

Tant’è, poco o nulla è stato fatto, come se tutti fossero alle prese con altro di meglio da fare. Vero è che il momento economico non è certo dei più felici ma l’intero comparto appare, come non mai, avvitato su sterili personalismi, con poca voglia di stare veramente assieme e forse un’unica grande consapevolezza: sopravvivere alla giornata, prendere per buono quello che viene. Quando viene. E non basta sentirsi un po’ tutti orfani del delicato momento di riflessione della famiglia Martusciello¤, da sempre motore dei Campi Flegrei. Insomma, il Santo è passato e la festa non è mai iniziata, perché?

Le strade del vino dei Campi Flegrei

Piccola Guida ai vini dei Campi Flegrei

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Ottouve, il Gragnano di Salvatore Martusciello

17 gennaio 2015

Ottouve 2014 - foto A. Di Costanzo

Ho voluto far passare un po’ di giorni prima di scriverne, berne magari a più riprese, a distanza di tempo per avere piena contezza di quanto afferma Salvatore quando al telefono mi racconta del suo Ottouve e di questa nuova veste da ‘solista’.

E’ sempre facile scrivere di un vino della famiglia Martusciello, la cultura, la storia, la tradizione non s’inventano da un giorno all’altro, non basta rifarsi ai Greci o ai Romani e a Plinio – una nenia ormai quasi insopportabile, ndr -, qui hanno basi solide, vita vissuta e tante vendemmie alle spalle, con poche sbavature, quasi mai un passaggio a vuoto e forse anche per questo troppo spesso chi scrive e racconta di vino è distratto da altri.

Quest’anno poi è quasi un passaggio obbligato visto che della vendemmia 2014 potremmo bere solo questo splendido Gragnano che Salvatore ha voluto fortemente quasi a non voler perdere il filo con la tradizione, quel cordone ombelicale che negli ultimi 30 anni li ha tenuti sempre lì in prima linea a difendere identità territoriali altrimenti abbandonate a se stesse.

Sul tema, pochi possono vantare la conoscenza del territorio gragnanese, dei siti, delle uve, dei vignaioli come la famiglia Martusciello, così nel bicchiere ci sta tutto rimanere ancora una volta sorpresi e piacevolmente rapiti da un vino che più schietto ed immediato non si può. Francesco Jr ne ha fatto proprio un bella interpretazione, tra i più buoni di sempre.

Il colore porpora è un inno alla felicità, il ventaglio di piccoli frutti rossi e carnosi un invito alla dolcezza, la piacevolissima freschezza del sorso un manifesto alla gioia e alla convivialita’. In attesa di un raggio di sole e di buone nuove dai Campi Flegrei, da Gragnano una bella notizia!

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20 anni di doc Campi Flegrei, il convegno a Bacoli

10 dicembre 2014

Convegno vini doc Campi Flegrei

Il 2014 è l’anno della falanghina e del piedirosso dei Campi Flegrei¤, a 20 anni dall’istituzione della denominazione di origine controllata, il 3 ottobre del 1994. Il prossimo 18 dicembre, a Bacoli, un momento di riflessione e confronto sullo stato dell’arte dopo la storica vendemmia del ventennale. Stiamo ad ascoltare.

Piccola Guida ai vini dei Campi Flegrei¤

Le Strade del vino dei Campi Flegrei¤

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