22 settembre 2015 by L'Arcante
È una notizia che certamente fa piacere, magari può risultare spiazzante, ma che Antonio Caggiano, uno dei più prestigiosi vignaioli-artisti campani sbarchi sull’Isola Azzurra non può che essere un grande segnale di grande rilancio per la viticoltura caprese. Quello che noi auspicavamo da tempo.

“Capri rappresenta il progetto dei desideri, un altro tassello da aggiungere al nostro bagaglio d’esperienze – ha racconta Caggiano al Corriere del Mezzogiorno – anche se è ancora tutto in progettazione. Sono un amante delle cose spontanee, sincere, che vengono dal cuore. Abbiamo acquistato due ettari ad Anacapri, proprio a picco sulla Grotta Azzurra. Cercheremo di dare ampio spazio all’internazionalità del luogo. Svilupperemo il progetto rispettando la tradizione e la cultura locale, così esposte agli occhi del mondo”.
fonte: CorMez
La vendemmia a Villa San Michele ad Anacapri¤.
Le vigne di Caposcuro ad Anacapri¤.
La vendemmia a Scala Fenicia¤.
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Tag: anacapri, Antonio Caggiano, buone notizie, isola azzurra, taurasi
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10 settembre 2015 by Angelo Di Costanzo
Al Fuoco Bistrò¤ dell’Abraxas¤ mercoledì 23 settembre ‘I miei quattro vini del cuore’. Che a dirla tutta è assai difficile se non impossibile ‘chiudere’ in soli 4 vini la passione di 20 anni di lavoro, ecco perchè proveremo invece a raccontare quattro tappe fondamentali che hanno segnato questo percorso professionale.

Gli anni ’90, ovvero l’onda pop¤. Ovvero, quando da sguattero mi ritiravo a casa e mamma’ si rammaricava perchè tenevo le mani tutte piene di piaghe e mi intimava di non tornare al lavoro.
Febbraio ’96, Sogni di rock ‘n’ roll¤. Quando ho trovato finalmente un buon lavoro. Dove, per la prima volta, ho messo sul braccio sino a 5 piatti e contando gli altri due che tiravo su con l’altra mano, riuscivo ad uscire tutto l’antipasto della casa in un solo viaggio.
1 Ottobre 2002, Mare Nostrum¤. Da poco più di un anno circolava l’euro, in molti ancora non ci capivano una mazza e tanto per cambiare aleggiava nell’aria una crisi di lì a poco inarrestabile. Che culo! Noi frattanto alzavamo la serranda, alle 18.05. Benvenuta L’Arcante! All’inaugurazione oltre 300 persone, ndr.
Maggio 2009, Over the top!¤. Arrivo a Capri, ero il nuovo sommelier, l’altro sommelier del Capri Palace Hotel, in punta di piedi ma con molte aspettative, la voglia di capire, imparare, crescere, affermarmi.
Dicembre 2014, Punto e a capo!¤ ‘Al responsabile della cantina di ristorante che nel corso dell’anno si è distinto per competenza e professionalità’. Il Sommelier dell’anno 2014¤ è Angelo Di Costanzo.
I vini del cuore? E’ tutto pronto, basterà stapparli e berci su!
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Informazioni e prenotazioni:
Fuoco Bistrò dell’Osteria Abraxas
Via Scalandrone 15, Pozzuoli (NA)
Tel. 081 8549347
Cell. 366 6868795
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Tag: abraxas, angelo di costanzo, campi flegrei, capri palace hotel, curriculum vitae, fuoco bistrò, sommelier
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7 settembre 2015 by L'Arcante
Con Humans of Campi Flegrei, Mia Duberg Nielsen¤ raccoglie e racconta le storie di questa nostra terra attraverso gli occhi delle persone che sono parte di questa cultura unica. In qualche modo, qui il tempo si è fermato e le vecchie tradizioni sono ancora celebrate.

“The most important part of our job is to share the experiences. There is no value in being the best, unless you share your knowledge with others, and give them the chance to be the best in the next generation”.
Angelo Di Costanzo is today working as Food & Beverage Manager at Feudi di San Gregorio¤ in Sorbo Serpico – one of the most important vineyards in Italy. After several years of being a sommelier, he can now pass on his knowledge and experience to his employees.
It all started when Angelo decided to start studying to become a chef, but his teachers soon saw other potential in him, and suggested he studied to be in the front of a restaurant instead of the back. He is a storyteller by heart and after 5 years of studying he entered the work space as a waiter at different restaurants. One of these places was La Fattoria del Campiglione¤, and at this time the only restaurant in the area with a wine cellar. Here is where his passion for the wine came to life, and he went from being a waiter to train to become a sommelier. Now working with his passion, after some years he didn’t feel like he was getting enough challenges and experiences. Without any places in the area where he could improve himself, he decided to take the next jump in his life and opened the wine store and bar L’Arcante¤.
Today though, the store is no longer but it remains as Angelo’s blog about wine. Several reasons were responsible for him deciding to end this chapter, but he still remembers the years as good experiences. It was time for new challenges, new experiences and new knowledge.
He started working at one of the finest hotels in Italy – the 5-star Palace Hotel & Spa¤ on the island Capri – a big challenge and opportunity for someone from Pozzuoli, to suddenly work with the best wine in the world, the best costumers, to be in a place full of luxury, at a restaurant that had their 2nd Michelin star confirmed in 2009¤, while Angelo was part of the team. These were also years that were great for Angelo professionally as in 2004 and 2005 he was voted to be among the 12 best Sommeliers in Italy, and in 2008 the best Sommelier in the region Campania and in 2014 the Sommelier of the year by L’Espresso Guide¤. But though he was now in a fine position at a great restaurant and hotel, he always remembered to come back to the small and humble area he was from in Pozzuoli, and kept in contact with his friends and the winemakers from here, and still likes to visit them, which is confirmed by the fact that we are meeting him in the vineyard of Raffaele Moccia, Agnanum.
Today Angelo is no longer just a sommelier, but the Food & Beverage Manager, with 50 employees below him. The wine is still his passion, which is why the blog is important for him, but also through passing on his knowledge to his employees. Every month he takes a group of them to visit other companies, who produces things like the wine, the vegetables, the prosciutto. It is important to him that his employees get this knowledge and see these producers, and understand how important they are, and to share the experiences.
Qui la versione completa con la traduzione in italiano su Humans of campi flegrei #5 Angelo Di Costanzo. Grazie a Marina Sgamato per la bella foto.
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With Humans of Campi Flegrei, Mia Duberg Nielsen¤ is telling the stories of Campi Flegrei through the eyes of the people who are part of this unique culture. In some ways, the time here stands still and old traditions are still celebrated.
Qui tutti gli humans of campi flegrei.
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Tag: aalborg, angelo di costanzo, capripalace, feudi di san gregorio, humans of campi flegrei, mia duberg nielsen, sorbo serpico, visitcampiflegrei
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7 settembre 2015 by Angelo Di Costanzo
Siamo un po’ tutti pienamente convinti di celebrare a mani basse i grandi vini di Borgogna, talvolta presi dall’entusiasmo altre volte quasi per inerzia, come fossimo impotenti davanti a certe bevute che regalano emozioni dal primo all’ultimo sorso. Certo non a caso.

Chablis quindi, un nome impegnativo: il suo circondario è un corollario di grandi vini, Premier e Grand Cru capaci di sfidare il tempo e qualsiasi confronto. Alcuni nomi poi solo a sentirli ci danno sicurezza, quella certezza di cui sentiamo fortemente il bisogno quando spendiamo cifre importanti per una buona bottiglia di vino, vieppiù quando bisogna districarsi tra le maglie di una carta complessa e che ci sembra accessibile solo in una determinata fascia di prezzo.
Di vini come questo 2013 invece probabilmente in Italia potremmo trovarne ‘a zeffunn, a beverun, a migliara*. Più semplicemente, forse, un Petit Chablis lo scegli con molta probabilità in assenza di altri che ti avrebbero fatto magari più felice, chissà, però quando c’è in carta William Fevre un pensierino ce lo metti e se lo scegli, quasi a recitare quel vecchio spot, viene da dire ‘sai cosa bevi’. E’ un bianco di grande franchezza, tenue nel colore paglierino chiaro, dal naso dapprima timido ma che poi si rivela piacevolmente esotico, fruttato, floreale e minerale. Il sorso è leggero e vivace, 12 gradi, da bere più o meno a secchi.
La denominazione Petit Chablis è un grande contenitore, diciamo il biglietto d’ingresso per questo pezzo di Borgogna, una porticina sullo chardonnay dalla quale affacciarsi per vedere di là come va. Certo i vini qui non sono altisonanti, non offrono la complessità di alcuni Premier Cru tipo Montmains, Forchaume o Monts de Milieu e non colgono nemmeno l’ombra dell’opulenza dei Grand Cru, appena sette i climat di Blanchot, Bougros, Les Clos, Grenouilles, Preuses, Valmur e Vaudésir, ma il paracadute si apre bene, tiene botta ed il volo pare un discreto successo ad ogni bevuta.
‘Petit Chablis is a large container, here the wines are like a ticket for this piece of Burgundy, a small door on chardonnay from which to look out and see how is going on out of there.’
*Made in Sud¤, Don Ciro, il Boss delle cerimonie.
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Tag: chablis, don ciro, il boss delle cerimonie, made in sud, petit chablis, william fevre
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5 settembre 2015 by Angelo Di Costanzo
Angelo Di Giacomo ha una di quelle storie che vale la pena ascoltare, sempre. Lui vale come quinta generazione al lavoro qui sul Vesuvio, a lui si deve il merito di continuare sulla strada dei vecchi nella coltivazione dell’oro rosso napoletano, il pomodorino del Vesuvio dop, da alcuni anni Presidio Slow Food¤.

Andatelo a trovare ad Ercolano, dove la casa del padre oggi è tutta tinta di rosso, file di pomodorini ‘col pizzo’ rallegrano il porticato e il cellaio in vista dell’inverno. Una piccola parte è destinata al consumo familiare, ma lui ne ha saputo fare attività commerciale e fonte di reddito; oggi da Giolì arrivano da tutto il mondo, piccoli connosseurs s’intende, così le sue conserve fanno il giro del globo.

Ma il cuore batte nel vedere i piénnoli che per abitudine vengono appesi alle pareti o ai soffitti, riuniti in schiocche e legati con cordini talvolta di canapa. Alcuni gialli per una selezione fatta proprio da Angelo. La fatica inizia a marzo e aprile con la semina, confidando in una ‘stagione’ senza troppe bizze tra fine giugno e i primi di agosto si raccolgono i frutti, le pummarole, ma è l’arte della conservazione che ne fa, giunti in inverno, un bene prezioso, oro rosso, vero e proprio cult per noi napoletani.
‘Angelo Di Giacomo counts as the fifth generation to work here in Vesuvius land, he is following on the path of the old in the cultivation of the neapolitan red gold, the tomato Vesuvius dop, Presidio Slow Food.’
Giolí di Angelo Di Giacomo
San Giorgio a Cremano (Na)
via Palmiro Togliatti, 37
tel. 081 7714144
cel. 338 6356591 – 328 9757537
info@agricolagioli.it
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Tag: angelo di giacomo, ercolano, giolì, oro rosso, piennolo, pomodorino del piennolo, vesuvio
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3 settembre 2015 by Angelo Di Costanzo
Ho piena memoria di tutti i vini prodotti da Raffaele, sin dalla sua prima uscita con il 2002, mi mancavano giusto il 2013 che mi ero perso anche per colpa sua visto che praticamente non c’è mai stato sul mercato, volato via in appena un paio di mesi di cantina e questa succosa anteprima che ci godiamo chiacchierando in libertà seduti in cantina.

Proprio con la 2013 Raffaele è ritornato alle etichette vecchia maniera, cioè non più serigrafate sul vetro ma bensì di carta, un ritorno al passato che forse rende le sue bottiglie un po’ meno fascinose di prima ma si sa, quello che conta alla fine è quanto di buono c’è dentro.
A chi invece nutrisse qualche riserva sull’annata 2014 consiglio vivamente di bere questo vino. Sarà che il piedirosso nelle annata difficili (per gli altri) qui si esalta, sarà che questo pezzo di Campi Flegrei¤ viene baciato ogni volta dalla Dea bendata, sarà forse che i Moccia¤, padre e figlio, sanno il fatto loro e riescono sempre a cavarsela, tant’è che nel bicchiere, ancora una volta, c’è un sorso davvero interessante decisamente imperdibile.
Nasce da vigne vecchie che hanno in media oltre 40 anni, vigne tra le quali fila si nasconde una biodiversità unica, tra le altre, oltre alla falanghina¤ a al pér ‘e palummo¤ vi sono piantate uve praticamente sconosciute ai più, tipo la gesummina (bianca) o la suricella e la marsigliese (rosse), due varietà queste ultime che non si può escludere finiscano per contribuire al profilo organolettico così particolare dei vini di Agnanum, una tradizione questa che resiste al tempo e alle mode in maniera naturale, qui è così da sempre.
Un 2014 corroborante, dal colore rubino-porpora vivace, di quelli immediatamente comprensibili, dal naso delicato e fitto: sa di piccoli frutti rossi, è vinoso e floreale. Un quadro organolettico assai piacevole che ritorna sapido ed invitante al palato, sottile e vellutato con il sorso rinfrancante di sempre, fresco e succoso.
‘This Piedirosso offers a very pleasant organoleptic panel that returns, savory and inviting, on the palate, velvety with refreshing sip, always fresh and juicy’.
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1 settembre 2015 by Angelo Di Costanzo
Mi piace camminare le vigne con Raffaele, mi da tranquillità d’animo, per questo non appena posso lo vengo a trovare e assieme ci arrampichiamo sin lassù le mura del parco degli Astroni, dove le volpi, di notte, quatte quatte, saltano nel bosco dopo aver pizzicato dai grappoli di falanghina e piedirosso. Più che furbe verrebbe da definirle vere buongustaie.

Il posto più suggestivo di Agnanum¤ rimane però il vigneto storico di quasi cento anni che accompagna un po’ tutta la storia antica e moderna della famiglia Moccia. Una storia semplice la loro, di fatica e sacrifici che ha però preservato questo lembo di terra flegrea dove nascono vini a dir poco straordinari, di una stoffa unica, preziosissimi, finalmente riconosciuti in maniera unanime dagli appassionati quanto dalla critica.
Sono passato da lui in questi giorni per sentire il polso della vigna flegrea, si perché nonostante il grande lavoro che in molti fanno e stanno man mano portando avanti per riqualificare il vigneto flegreo – penso a Gerardo Vernazzaro¤, Giuseppe Fortunato¤ e i Di Meo di La Sibilla¤ giusto per citarne alcuni -, Raffaele rimane, per me, il riferimento imprescindibile per cogliere a pieno ‘l’umore’ dell’annata da queste parti.
Ebbene, mentre in molti di questi tempi affilano (di già) le forbici e guardano sempre più attenti il meteo, Raffaele fa spallucce e guarda avanti almeno a metà ottobre, a prescindere: ‘la mia sarà sempre una vendemmi tardiva, così va qui, è l’uva che lo chiede, non sono certo io a decidere quando tirarla giù dalla pianta’. In effetti, da quando ci conosciamo è così, da almeno quindici anni.

Con questo tipo di terreni le sue preoccupazioni invece sono ben altre: ad esempio tenere su i terrazzamenti che rischiano di sprofondare giù dalla collina ad ogni pioggia forte, qua infatti si continua a lavorare solo a mano, con la zappa, impossibile pensare di condurre quassù trattori o ingegni di qualsivoglia genere. ‘Il lavoro mi vince, finito sotto non faccio in tempo a sistemare su in cima che dopo un mese devo ricominciare tutto da capo’.
Il valore di questa fatica lo ritrovi tutto nei bicchieri, Raffaele fa vini di grande personalità e spessore ma estremamente godibili, soprattutto nel tempo. A breve sarà ‘costretto’ a rilasciare sul mercato i suoi 2014 che beviamo assieme in anteprima: ‘sto senza vino da più di un anno e sono sinceramente in difficoltà con i miei clienti, soprattutto all’estero, dagli Stati Uniti e dalla Francia mi chiamano almeno una volta al mese per essere aggiornati. È tutto pronto, gli dico, non appena finiamo la vendemmia 2015 cominceremo ad uscire con i 2014. Sono in bottiglia da qualche mese vanno solo etichettati’. Anche perché oltre allo spazio in cantina servirebbe anche un po’ di tempo in più. Se la ride. Continua…
‘Raffaele Moccia, one of the most popular phlaegrean winegrower produces wines of great personality and thick but extremely enjoyable, especially along time…’.
Le strade del vino dei Campi Flegrei¤.
Piccola Guida ai vini dei Campi Flegrei¤.
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Tag: agnanum, campi flegrei, falanghina, napoli, piedirosso, raffaele moccia
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25 agosto 2015 by Angelo Di Costanzo
Vedo le mie due bimbe darsele di santa ragione per una bambolina minuscola e rossiccia, si urlano addosso la paura di non farcela a strapparsela dalle mani l’un l’altra, e tra il dramma e la commedia ci scappa una mezza risata, la ricerca di aiuto, la stizza della rinuncia.

Alla fine una vince, l’altra pure, che poi è quello che voleva, semplicemente mettere alla prova la maggiore; una smorfia di disapprovazione, una carezza, un mezzo sorriso rivolto alla mamma come segnale di distensione poi tutto ricomincerà, come una continua rincorsa.
Nel mentre, qui davanti a me un Fiano di Avellino 2010 in splendida forma: molto sulle sue al naso ma avvolgente e ricco di polpa in bocca. Così lo lascio respirare a lungo nel bicchiere. L’ho atteso due anni conservato con cura e devozione in mezzo a decine di altre bottiglie di Fiano duemiladieci e duemilaundici, bottiglie che lentamente vado rilasciando per godermele nel pieno del loro splendore, o almeno ci provo.
Guido Marsella¤ negli ultimi tempi è un po’ sparito dalle scene più trendy della critica di settore, quantomeno in giro se ne parla meno e di certo non è che abbia smesso di fare vino come Dio comanda; ma a Summonte nel frattempo è venuto fuori Ciro Picariello¤ e qualcosa è certamente cambiato.
Marsella però rimane tra i primi ad avere intuito tutto il grande potenziale del Fiano di Avellino, che può e deve stare in bottiglia per un certo tempo prima di essere commercializzato, diciamo almeno un anno, se non più. Il risultato di questa scelta quantomeno coraggiosa gli ha sin da subito dato ragione da vendere e i suoi vini, sin dalle prime sortite hanno rappresentato qualcosa di nuovo e straordinario sulla scena campana lasciando intravedere in questa magnifica uva prospettive e proiezioni sino ad allora sconosciute ai più: quei toni fumè del primo naso, i precisi rimandi balsamici, le particolari caratterizzazioni sino allo speziato di un terroir unico e quel sorso pieno di vigore e di grande energia hanno in qualche maniera contribuito a ridefinire i canoni di degustazione adottati prima di allora sul Fiano. Per la fortuna di tutti gli appassionati.
‘Winemaker Guido Marsella was the first to work on the great potential of Fiano di Avellino, that can and should stay in the bottle for some time before being sold, say at least a year, and more…’
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17 agosto 2015 by Ledichef

La ricetta tradizionale, quella originale dico, vuole necessariamente gli spaghetti per un piatto che si fonda su ingredienti tipici e su una preparazione semplice ma molto meticolosa come l’uso della padella di ferro per cuocervi la salsa.
Le variazioni sul tema ‘Amatriciana’ si contano innumerevoli, a pieno titolo ricetta fondamentale della cucina italiana. Ricetta che, lo ricordiamo, nasce con un condimento in bianco e solo alla fine del 1700 si arricchisce con l’aggiunta del pomodoro.
L’ispirazione di questo post viene da una riuscita versione della brillante giovane chef Francesca Priscilla Fucci¤ del Moma¤ di Roma che la propone con gli Scialatielli, un piatto semplicemente straordinario, voluttuoso, succulento, estremamente appagante.
Tanto ci è piaciuto che abbiamo provato a replicarlo rifacendoci agli ingredienti della ricetta tradizionale: il risultato, credetemi, non è stato niente male!
Ingredienti per 4 persone
- 500 gr di Scialatielli
- 125 gr di guanciale di Amatrice
- un cucchiaio di olio di oliva extravergine
- un goccio di vino bianco secco
- 400 gr di pomodori pelati San Marzano
- un pezzetto di peperoncino
- 100 gr di pecorino romano grattugiato
- sale
Mettere in una padella l’olio, il peperoncino ed il guanciale tagliato a pezzetti in proporzione di un quarto rispetto alla pasta. Rosolare a fuoco vivo, unirvi quindi il vino. Togliere dalla padella i pezzetti di guanciale, sgocciolarli bene e tenerli da parte in caldo evitando così di farli diventare troppo secchi e salati.
Unire i pomodori pelati, aggiustare di sale, mescolare e dare qualche minuto di fuoco. Togliere il peperoncino, rimettere dentro i pezzetti di guanciale, dare ancora una rigirata alla salsa. La pasta va scolata ben al dente aggiungendovi il pecorino grattugiato prima di versarvi la salsa. Portare in tavola con ancora abbondante pecorino grattuggiato.
In the picture, the excellent ‘Amatriciana’ prepared by Francesca Priscilla Fucci, Restaurant Moma, Rome.
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Ristorante Moma
Via di S. Basilio 42/43 Roma
Tel: +39 0642011798
http://www.ristorantemoma.it
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14 agosto 2015 by Angelo Di Costanzo
La storia della sfogliatella è la storia di un monastero, quello di Santa Rosa in costiera amalfitana, fra Furore e Conca dei Marini. Come in tutti i conventi di clausura da qui non si usciva, quindi oltre alla preghiera hai voglia a dilettarsi nell’orto, in vigna, in cucina. Tutto si faceva nelle mura del monastero, anche il pane, ogni due settimane.

Un giorno, più di 400 anni fa – siamo nel 1600 – una suora intenta ad occuparsi delle faccende di cucina si accorse che era avanzata un po’ di semola cotta nel latte. Ispirata dall’alto, ci buttò dentro un po’ di frutta secca, zucchero e del liquore al limone. ‘Potrebbe essere un ripieno’, si disse. Ma cosa poteva metterci sopra e sotto? Preparò quindi due sfoglie di pasta aggiungendovi strutto e vino bianco, e ci sistemò in mezzo il ripieno. Poi, siccome anche in un convento l’occhio vuole la sua parte, sollevò un po’ la sfoglia superiore, dandole la forma di un cappuccio di monaco e infornò il tutto.
La Madre Superiora sulle prime fiutò il dolce appena sfornato, subito dopo l’affare; con questa invenzione benedetta si poteva far del bene sia ai contadini della zona, che alle casse del convento. La clausura non veniva messa in pericolo: il dolce veniva messo sulla classica ruota, in uscita. Sempre che, sia chiaro, i villici ci avessero messo, in entrata, qualche moneta. A questo dolce venne dato, inevitabilmente, il nome della Santa a cui era dedicato il convento.
Come tutti i doni di Dio, la Santarosa non poteva restare confinata in un sol luogo, per la gioia di pochi. La divina Provvidenza è un po’ come la dieta: funziona, ma non bisogna darle fretta. La Santarosa ci mise circa centocinquant’anni per percorrere i sessanta chilometri tra Amalfi e Napoli.
Qui ci arrivò ai primi dell’800, per merito dell’oste Pasquale Pintauro con bottega in via Toledo, proprio di fronte a Santa Brigida. Osteria fino al 1818, anno in cui Pasquale entrò in possesso, per una via che non è mai stata chiarita, della ricetta originale della Santarosa. La sua osteria divenne così un laboratorio dolciario che non si limitò a diffondere la Santarosa: la modificò eliminandovi la crema pasticciera e l’amarena e sopprimendo la protuberanza superiore a cappuccio di monaco.
Era nata la sfogliatella. La sua varietà più famosa, la cosiddetta ‘Riccia’, mantiene da allora la sua forma triangolare, a conchiglia. Oggi la sfogliatella si può assaggiare in tutte la pasticcerie di Napoli, di sovente con piena soddisfazione. Se si cerca l’eccellenza, la bottega di Pintauro sta sempre là: ha cambiato gestione, ma non il nome e l’insegna, e nemmeno la qualità, che resta quella di quasi duecento anni fa. Al viaggiatore che arriva alla stazione di Napoli si consiglia di fare un salto da Attanasio¤, vico Ferrovia, qui si sfornano sfogliatelle calde a getto continuo. ‘Napule tre cose tene belle: ‘o mare, ‘o Vesuvio e ‘e sfugliatelle’.
credits: sfogliatelleattanasio.it
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Attanasio
Vico Ferrovia 1 – 4 Napoli
Tel. +39 081 28.56.75
aperto 6.30 fino alle 19.30
lunedì chiuso
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12 agosto 2015 by Angelo Di Costanzo
Come più volte ho scritto, lo scorso ottobre 2014 la doc Campi Flegrei ha compiuto 20 anni¤, un traguardo molto importante per una piccola denominazione e per un territorio per lunghi anni devastato dalla speculazione edilizia che proprio grazie al successo di critica e di mercato dei suoi vini ha visto molti ritornare all’agricoltura e sulla strada del rilancio della viticoltura.

Auspicavo, con l’uscita sul mercato della vendemmia 2014, un maggior riguardo per questo avvenimento, quantomeno a un motus capace di unire e rendere maggiore forza e consapevolezza alle decine di produttori che lentamente vanno ritagliandosi con orgoglio e finalmente senza più pregiudizio ruoli da protagonisti in giro per l’Italia e in minima parte anche nel mondo.
Esempi in tal senso non mancano, dai piccolissimi Raffaele Moccia¤ e Giuseppe Fortunato¤ per molti appassionati divenuti vere icone pop, a Cantine del Mare¤, ai Di Meo¤ del Cruna DeLago 2013, primo vino flegreo a strappare il TreBicchieri2015¤ sino a quelli un po’ più grandicelli Farro e Cantine Astroni¤ sempre molto attivi¤, con questi ultimi in piena rampa di lancio e assai propositivi. E con tutta una stregua di nuovi che si stanno affacciando ora sulla scena ma sembrano pieni di entusiasmo, penso ai fratelli Mirabella di Cantine dell’Averno¤ o ai Daniele di Le vigne di Cigliano.
Tant’è, poco o nulla è stato fatto, come se tutti fossero alle prese con altro di meglio da fare. Vero è che il momento economico non è certo dei più felici ma l’intero comparto appare, come non mai, avvitato su sterili personalismi, con poca voglia di stare veramente assieme e forse un’unica grande consapevolezza: sopravvivere alla giornata, prendere per buono quello che viene. Quando viene. E non basta sentirsi un po’ tutti orfani del delicato momento di riflessione della famiglia Martusciello¤, da sempre motore dei Campi Flegrei. Insomma, il Santo è passato e la festa non è mai iniziata, perché?
Le strade del vino dei Campi Flegrei
Piccola Guida ai vini dei Campi Flegrei
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10 agosto 2015 by Angelo Di Costanzo
Certi vini hanno una forza evocativa unica. L’avevo già bevuto qualche mese fa una domenica a pranzo da Pino e Marianna, a Sud¤. Di recente, incuriosito dalla sua presenza su di una carta non certo brillante non ho perso l’occasione per tornarci su. E bene ho fatto.

Picariello¤ si sa con i suoi fiano¤ ci ha ormai abituati a grandi performance e il suo Ciro 906 pur se caratterizzato, a mio avviso, da una struttura un po’ fuorviante emerge invece nel complesso per una pienezza più unica che rara, verrebbe da dire quasi ridondante rispetto al suo stesso ‘base’ ma anche a molte altre etichette da vigna unica in giro.
In soldoni, è un fiano di Avellino di nerbo ma dal passo lungo, che ha bisogno di tempo, un bianco di sfacciata opulenza, ricco di polpa ma anche di freschezza e sfumature assai intriganti che solo il tempo però svelerà appieno.
Nasce dalle sole vigne di Summonte, ha colore paglierino, è luminoso e cristallino. Il naso è incalzante, subito ampio, fine, invitante. La sferzata agrumata si fa macchia mediterranea e frutta a polpa gialla, poi lievemente fumè. Il sorso è puntuto e pieno, ha trama fitta, appagante, vigorosa. Ha tessitura importante molto ben definita. Di lunga, lunghissima proiezione.
‘…needs time, a very intriguing fiano di Avellino, however, only time will reveal its personality at all’.
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Tag: ciro 906, ciro picariello, fiano di avellino, summonte
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9 agosto 2015 by L'Arcante

Metti che vieni a Roma e ti vien voglia di carbonara, L’Arcangelo¤ è il posto giusto per scoprire una volta per tutte che tutto quello che avevi mangiato prima sotto mentite spoglie altro non era che pasta con l’uovo sbattuto e formaggio. Grazie Arcangelo!
Il ristorante è piccolino e tenuto perfettamente in ordine, la moglie Stefania, in sala, impeccabile padrona di casa. Il menu è essenziale e ben strutturato, la carta dei vini ben centrata dove però non mancano interessanti coup de coeur.
Intorno a me solo bella gente che a pranzo sembrano vivere una sosta assai rinfrancante. Proprio come me. Ah, buona è buona ma… come si fa sta carbonara?
Ingredienti per 4 persone
- 400g Penne grandi
- 4 tuorli d’uovo
- 80g di pecorino
- 40g di parmigiano
- 60g di guanciale
Intanto mettere su l’acqua per la pasta, poi in una boule capace i rossi d’uovo e buona parte del pecorino e amalgamare il tutto con poca acqua di cottura. Frattanto in una padella si passi a tostare il guanciale tagliato a julienne avendo cura di lasciare almeno due parti di grasso e una di magro. Mescolare quindi a freddo in una ciotola il grasso ottenuto dal guanciale con i tuorli dell’uovo, il pecorino ed il parmigiano. Una volta cotta la pasta, ben al dente, mantecarla a fuoco spento.
‘If you come to visit Rome this must be the place where you may discovery the perfect carbonara…’
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Ristorante L’Arcangelo
Via Giuseppe Gioacchino Belli Roma
Tel.: +39 06 3210992
http://www.larcangelo.com
mail: ristorantelarcangelo@virgilio.it
Domenica chiuso
© L’Arcante – riproduzione riservata
Tag: arcangelo dandini, carbonara, l'arcangelo, roma, the perfect carbonara
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7 agosto 2015 by L'Arcante
Scrive Nando Salemme: ‘Ritorna all’Osteria Abraxas il vecchio wine bar, sotto una nuova forma aggiornata con l’esperienza maturata in tutti questi anni di pellegrinaggi in giro per l’Europa’.

Un nuovo corner dove poter degustare sfizi preparati nel forno a legna, primi e secondi piatti, una ricca selezione di formaggi, salumi, prosciutti e tanti vini al bicchiere. Un angolo dedicato a chi non ha tanta fame, ma non vuole rinunciare al buono. Lunedi 31 agosto c’è l’inaugurazione con lo chef Tommaso Di Meo e la presentazione di 3 piatti nuovi. E a Settembre un fitto calendario di appuntamenti:
Mercoledì 02/09: Giuseppe Fortunato, vigneron dei Campi Flegrei (Azienda Contrada Salandra) presenterà le anteprime dei suoi nuovi Piedirosso 2012, Piedirosso 2011 riserva e Falanghina 2013.
Venerdì 04/09: I miei quattro vini del cuore. Il Sommelier e delegato AIS Tommaso Luongo racconterà quattro dei suoi vini più significativi che hanno segnato il suo percorso professionale.
Lunedì 07/09: Finalmente LA PIZZAAAAA!. Quattro pizze col maestro pizzaiolo Franco Pepe.
Mercoledì 09/09: Mario Avallone al Fuoco Bistrò.
Giovedì 10/09: Cristoforo ed Enrico, agricoltori del mare. Storie ed assaggi della cozza dei Campi Flegrei.
Mercoledì 16/09: Le charqutier Salvatore Cautero al Fuoco Bistrò.
Venerdi 18/09: La sala in cucina. Il maitre Agostino Cacace interpreterà il Fuoco Bistrò.
Mercoledi 23/09: I miei quattro vini del cuore. Angelo Di Costanzo, Sommelier, racconterà quattro dei suoi vini più significativi che hanno segnato il suo percorso professionale.
Giovedì 24/09: Armando Castagno e la sua Borgogna.
Venerdì 25/09: Agrigenus, Pomodoro San Marzano DOP. Ciccio Pirolo presenterà i suoi tre nuovi pomodori dell’annata 2015.
Lunedì 28/09: L’enologo al Fuoco Bistrò. Gerardo Vernazzaro racconterà quattro dei suoi vini più significativi che hanno segnato il suo percorso professionale.
Mercoledì 30/09: Le papaccelle del Presidio Slow Food e i prodotti freschi di Enzo Egizio.
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Abraxas Osteria
Via Scalandrone n° 15 – Pozzuoli – Lucrino (Na)
Tel. 081 8549347
Cell. 339 2236700
Chiusura settimanale: Martedì
Sabato: Aperti a pranzo e cena
Domenica: Aperti solo a pranzo
mail info@abraxasosteria.it
© L’Arcante – riproduzione riservata
Tag: abraxas, angelo di costanzo, fuoco bistrò, i vini del cuore, nando salemme, pozzuoli
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5 agosto 2015 by Angelo Di Costanzo
Messa così sembrerebbe il paradosso a cui molti si rassegnano quando si trovano a scegliere una tavola dalle nostre parti. Sud è invece una scommessa vinta a mani basse e oggi lo è in maniera definitiva e assoluta. Punto. E basta.

Le Alici in Purgatorio di Marianna¤, o del pesce povero, la semplicità assoluta, che viene travolto dal limbo di una redenzione che non arriverà mai sospeso tra le fiamme perenni e quegli spiragli di luce che la terra flegrea sussurra ma poi concede sempre più raramente. La grande soddisfazione? Aver superato tutto questo con grande slancio e perseveranza, ma così è lo straordinario sapore della vittoria, sempre un po’ amaro nel retrogusto ma sostanzialmente indiscutibile! Con il bello che deve ancora venire…

Il Paradiso sta nel Gran Fritto di Sud, un piatto spesso snobbato perché comune a molte carte e non di rado più astratto ed impalpabile che godurioso come invece questa splendida rappresentazione di colori e sapori. Ci sta dentro un legame eterno, quel profumo un po’ ruvido ma indimenticabile della domenica a mezzogiorno, le mani di mamma dai polpastrelli rossi che scivolano lungo il mantesino per levare via l’unto prima di pizzicare il sale.
C’è tutto il ricordo di una vita, di un mare lontano che a Quarto non si vede ma c’è, un piatto che fortifica il desiderio delle labbra sapide e della pancia piena. E di un bicchiere o due di Falanghina Coste di Cuma. Perchè chi ama torna sempre!
‘Marianna’s dishes are extraordinary, with a strong personality, suspended between purgatory and paradise’.
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Ristorante Sud
Via SS Pietro e Paolo n° 8 Quarto (Napoli)
tel. 081.0202708
http://www.sudristorante.it
Aperto la sera, domenica e festivi a pranzo Chiuso il lunedì
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Tag: il gran fritto, le alici in purgatorio, marianna vitale, pino esposito, sud ristorante
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4 agosto 2015 by Angelo Di Costanzo
Quando portammo a termine la vendemmia ad Anacapri¤ né io né Raffaele sapevamo cosa sarebbe successo di lì a qualche mese. Finita la raccolta, finita la stagione, poi come ogni anno negli ultimi anni un forte abbraccio e a presto risentirci per gli aggiornamenti sull’affinamento in cantina.

Da lì sono finito a Milano, lui in giro per il mondo. Nel mezzo Buon Natale e buon anno! Non ci siamo persi di vista un attimo, ho solo cambiato vita, io, lui non mi risulta (ancora). Il vino venuto fuori da Villa San Michele adesso sta tutto in bottiglia. Poca roba, certo, ma quanto vale! Un paio di pezze cinte da muretti a secco, perlopiù piantate con falanghina, ciunchese (greco) e biancolella allevati in maniera tradizionale col sistema puteolano dello Spalatrone.
Questo è Joaquin dall’Isola Axel Munthe a Villa San Michele 2014. E’ un bianco mediterraneo audace e sgraziato, luminoso e salmastro, invitante ed avvolgente. Ci senti il mare dentro, e tutta la freschezza di questo lembo di terra spazzato costantemente dal vento e dalla salsedine.
Per la prima volta nella sua storia, grazie a Raffaele Pagano¤ e al Console Staffan De Mistura si è riusciti finalmente a portare a termine qui ad Anacapri un progetto di enorme prospettiva di rilancio della viticoltura isolana, non certo in termini di quantità visti i pochi preziosissimi filari a disposizione ma di grande valore culturale perché avviene proprio qui in uno dei luoghi più suggestivi e visitati dell’isola Azzurra, la casa museo di Axel Munthe.
Nella foto Daniele Briola, ass. Sommelier al Capri Palace¤.
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Tag: anacapri, angelo di costanzo, axel munthe, joaquin dall'isola, raffaele pagano, staffan de mistura, villa san michele
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3 agosto 2015 by Angelo Di Costanzo
Diciamoci la verità, agosto non è proprio il periodo più indicato per ritornare a scrivere su queste pagine dopo sei mesi sei di latitanza. Tant’è che sono qui, ahimè con sempre meno tempo a disposizione – vivaddio! – ma tanti temi su cui tornare, ragionare, scrivere. Non solo il vino.
Insomma, L’Arcante è tornato! a piccoli sorsi verrebbe da dire ma c’è, ci sono. Guardo al mondo che mi gira intorno con gli occhi di sempre, colmi di passione e rispetto. Oggi forse ancor più di prima.
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Tag: angelo di costanzo, It 's time to return to write, l'arcante
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2 febbraio 2015 by Angelo Di Costanzo
L’Etna conserva grande fascino e continua ad essere al centro di molte attenzioni tra gli appassionati, e sembra giocarsi, nel bene e nel male, le sue migliori carte.

Un successo probabilmente ancora poco conosciuto al grande pubblico ma questo, forse, non è proprio un male visto come sono andate a finire le cose in Sicilia col nero d’Avola. Chi sa bere e sa cogliere le giuste suggestioni in vini così unici e profondi certe emozioni non le dimentica facilmente.
Anche per questo mi è piaciuto tanto il Vinujancu 2012 de I Custodi dell’Etna, un bianco avvenente, slanciato ed agile, fresco e sbarazzino, pronto da bere nonostante il dna dall’impronta vulcanica. Viene prodotto a Bronte, pochi filari, poco meno di mezzo ettaro piantato nel 2005 ad alberello etneo a circa 1200 mt s.l.m. sul versante nord-ovest del vulcano, da carricante, riesling renano, grecanico e minnella. Poche bottiglie che vale la pena andarsi a cercare.
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Tag: bronte, carricante, etna bianco, i custodi dell'etna, minnella, riesling renano, vinujancu
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28 gennaio 2015 by Angelo Di Costanzo
Expo2015¤ è alle porte, Milano, come tutte le metropoli del mondo, offre una grandissima scelta gastronomica, dalla cucina tradizionale milanese – anche se molti stentano a credere che ne esista ancora una, ndr – a quella nazionale e multi-etnica, sino a sperimentazioni fusion delle più bizzarri possibili.

Non è semplice, dunque, orientarsi, ma chi a tavola ama passare da una cultura all’altra o da un paese all’altro, durante il suo passaggio milanese non avrà che l’imbarazzo della scelta. Frattanto mi sento di suggerire alcuni dei posti dove io mi sono trovato molto bene in questi ultimi tre mesi.
La presenza di LARTE Milano lasciatemela passare per favore come ‘bonus track‘, ci lascio un piccolo pezzo di quest’anno di lavoro, non potevo non lasciarne traccia sul mio Diario, a voi poi giudicare. Ché, a dirla tutta, Gennaro Immobile è giovane ma davvero bravo…
Pizza e Dintorni

Fofò Mattozzi¤, Via Paolo Sarpi 53 – Tel. 02 8342 1154. Un pezzo della vera Bella Napoli a Milano. Paga forse una location non proprio indovinatissima, nel cuore della China Town milanese, il locale però è molto carino, le fritture e la pizza sono da manuale della scuola partenopea. Nella foto (2) ‘La Preferita’, con mozzarella, salsiccia e friarielli. Un piccolo capolavoro!
Lievito Madre al Duomo¤, Largo Corsia Dei Servi – Tel. 02 453 759 30. Critiche o no Gino Sorbillo va spedito per la sua strada. Il locale, su due piani, è accogliente e la pizza è indubbiamente tra le migliori sbarcate in città. L’Antica Margherita¤ sopra tutte.
Luini¤, Via Santa Radegonda 16 – Tel. 02 86461917 – 02 86461917. Un’istituzione a Milano, come la fila interminabile a tutte le ore. Eppure non puoi lasciare la città meneghina senza aver prima mangiato i panzerotti di Luini.

Pandino Il Panino¤, Piazzetta Pattari 2 – Tel. 02 80583276. In un angolo di Corso Vittorio Emanuele, nel cuore dello shopping cittadino, un baretto molto ben frequentato dalle colazioni al pranzo veloce sino all’aperitivo delle 17 (nella foto 3 sopra), vero momento cult della giornata milanese.
Dove Mangiare
Al Pont de Ferr¤, Ripa di Porta Ticinese 55 – Tel. 02 89406277. Si sta bene nel locale di Maida Mercuri, fresco di Stella Michelin 2015. La cucina di Matias Perdomo è intraprendente e senza troppi fronzoli, piatti saporiti e ben strutturati, bella la proposta in carta dei vini, servizio attento. Della stessa proprietà anche il Rebelot del Pont¤, felice esperienza anche questa.

Trattoria da Martino¤, Via Farini 8 – Tel. 02 6554974. Ci devi arrivare in via Farini ma ne vale la pena. Ci trovi un paio primi, una buona cotoletta alla milanese (foto 4) e il pescato del giorno. Chi l’ha provata dice che anche la pizza al taglio merita l’assaggio. Il locale è piccolino e spartano. Prenotare sempre.

El Brellin¤, Vicolo dei Lavandai, Alzaia Naviglio Grande 14 – Tel. 02 5810 13 51 – 02 89 40 27 00. Locale suggestivo, credo con buon merito nella Top 100 dei ristoranti storici di Milano. Là fuori, a due passi da qui, la vecchia Darsena del Naviglio Grande dove fervono i lavori in corso; dentro, una cucina essenziale con radici forti e qualche buona nuova. ‘Risotto classico alla Milanese con salsa al midollo’, ‘Cazzoeula con polenta’ (nella foto 5), ‘Rustìn negàa con purea di patate’, ‘Tiramisù‘. Conto sui 50 euro.

Bonus track: LARTE Milano¤, Via Manzoni 5 – Tel. 02 890 96 950. L’impronta della cucina partenopea è evidente e non si fa nulla per nasconderla, anzi. Un po’ Galleria d’arte, un po’ ristorante d’autore, alcuni grandi marchi italiani camminano assieme per difendere il made in Italy. Questa qui è la Zuppa di Cernia di Gennaro Immobile (foto 6).
Il Gelato

CioccolatItaliani¤, Via San Raffaele 6 – Tel. 02 4887763. Il punto vendita a due passi dal Duomo è sempre frequentatissimo sino a costringerti a file interminabili. Il format è vincente e i prodotti di assoluta qualità, se poi becchi Salvatore (foto 7) che ti fa il cono ti diverti pure ad imparare…
Grom¤, Via S. Margherita 16 (a 100mt dal Teatro alla Scala) – Tel. 02.80581041. Altro passaggio utile per la gola una delle tante gelaterie Grom in città. Le basi alla crema sono molto buone, quelle alla frutta talvolta spiazzanti, almeno per me.
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Tag: al pont de ferr, cioccolati italiani, el brellin, expo 2015, fofo' mattozzi, gino sorbillo, grom, larte milano, liievito madre al duomo, mangiare a milano, pandino, piccola guida del primo giro a milano, trattoria da martino
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26 gennaio 2015 by Angelo Di Costanzo
Il montepulciano d’Abruzzo¤ è senza ombra di dubbio una delle varietà rosse più versatili del patrimonio ampelografico italiano, forse anche per questo tra le più bistrattate di sempre.

Certo non qui a Torano: che grande bevuta che mi ha regalato questa bottiglia, condivisa con l’amico Davide Rampello¤, forse tra le migliori di sempre a tema montepulciano. Annata calda quella del 2000 da queste parti, di quelle preferite dal buon Emidio, quando la piena maturazione delle uve dà spessore e larghezza al vino già per sua natura proiettato a lunga vita.
Il colore è splendido, chiaramente granato ma vivo. Il naso è austero, chiede e merita tempo, gira inizialmente intorno a note salmastre e terra bagnata, appena un accenno di spezie, in sottofondo frutta macerata. Il sorso è subito pieno, prepotente quasi, dalla trama asciutta e calda, avvolgente e risoluta; riportare il bicchiere alle labbra è un gioco di sottile seduzione necessario e piacevolissimo.
Un grande rosso questo di Emidio Pepe¤, lontano dalle discussioni, dalle chiacchiere infinite su ‘biodinamico sì, biodinamico no, biodinamico forse’, un vino dal carattere raro e compiuto che raccoglie una lunga tradizione e la consegna nelle mani delle future generazioni. Una bottiglia con un grande messaggio per il futuro: autenticità.
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Tag: davide rampello, emidio pepe, montepulciano d'abruzzo, sofia pepe, torano, triple a
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23 gennaio 2015 by Angelo Di Costanzo

Ci sono vini che sono un pezzo di storia dell’Italia, il Lambrusco ad esempio. Bottiglie come queste poi non fanno altro che confermare quanto sia sempre più di un semplice trend il crescente successo di vini immediati e di grande piacevolezza, soprattutto quando prodotti partendo da uve di primissima scelta e grandi capacità tecniche.
Il Trentasei¤ di Christian Bellei è un gran bel Lambrusco di Modena 100% sorbara, un metodo classico dal bel colore cerasuolo tenue, che sa di rosa e lamponi, ciclamino e ciliegia. Il sorso è facile e di grande piacevolezza, fresco e dissetante, fruttato a tutto tondo col finale lievemente mandorlato, per questo ancor più delizioso. Una bolla per l’estate 2015, se non fosse per le pochissime bottiglie ancora disponibili!
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Tag: bellei, cantina della volta, christian bellei, lambrusco di modena, sorbara metodo classico
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23 gennaio 2015 by Angelo Di Costanzo
Croce e delizia della comunicazione del vino i banchi di assaggio. Manifestazioni, Presentazioni, Anteprime, Guide, noto con profondo dispiacere sempre più disattenzione al di là del tavolo. Espositori forse troppo disincantati, chissà, continuamente distratti dal telefono, alle prese con twitter o col proprio profilo facebook¤ più che con il proprio banchetto, a fare chiacchiere con il vicino che non vedevano dalla scorsa edizione, o con il collega in ritardo sempre in ritardo ad ogni reunion, impressionati e coinvolti dal nuovo vino offertogli da Sempronio. Insomma, un poco assenti ingiustificati.
Va bene che la gente da questa parte del banco risulta talvolta banale se non pesante, e che forse, pensandoci bene, ne ha le scatole piene di sapere dell’epoca vendemmiale, della potatura, delle barriques di primo, secondo o terzo passaggio o dei 12 o 24 mesi in acciaio e/o legno, però certi atteggiamenti spocchiosi non sono proprio accettabili, proprio no: un sorriso, una buona parola, anche solo un’accenno di attenzione vale ben più del normale rispetto dovuto all’interlocutore qualunque, chiunque questo sia, lì per te. Soprattutto se tra le mani c’hai bottiglie che fanno la storia del vino italiano…
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Tag: banchi di assaggio, fiere, manifestazioni, presentazione guide, vino italiano
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20 gennaio 2015 by Angelo Di Costanzo

Sento quasi il dovere di lasciare traccia su queste pagine di questo bellissimo vino, un grande sangiovese di quelli che lasciano il segno e riportano rinnovato entusiasmo davanti a una bottiglia di Brunello.
Bella la chiacchierata con Monica Tiezzi che affianca da qualche tempo papà Enzo nell’azienda di famiglia: tre poderi per circa 10 ettari, situati in punti diversi del territorio montalcinese con il cuore dell’azienda proprio nello storico podere Soccorso dove ha sede la cantina. In totale sono cinque ettari e mezzo dedicati al sangiovese, un poco di chardonnay destinato però alla denominazione di ricaduta Sant’Antimo, circa tre ettari ad olivi.
Enzo Tiezzi è un personaggio molto conosciuto da queste parti, agronomo ed enologo che a Montalcino si occupa di viticoltura e vini praticamente da sempre, per anni direttore e consulente di diverse aziende nonché già presidente del Consorzio del vino Brunello di Montalcino.
Il Vigna Soccorso 2009 è un Brunello di Montalcino di gran stoffa, sottile e puntuto, dal nitido profumo di viola, ciliegioso e agrumato, ha un sorso di grande freschezza acida con rimandi balsamici, terrosi, spiccata sapidità. Una bottiglia di gran soddisfazione, di quelle imperdibili.
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Tag: brunello di montalcino, enzo tiezzi, monica tiezzi, montalcino, sangiovese grosso, tiezzi, vigna soccorso
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19 gennaio 2015 by Angelo Di Costanzo

Non deve essere facile per Luigi Moio alzare l’asticella qualitativa dei suoi vini anno dopo anno, eppure anche il palato più distratto riesce a cogliere nei suoi vini ad ogni nuovo passaggio qualcosa di sorprendente e diverso.
L’Exultet 2012 racconta con maggiore franchezza le suggestioni dell’anno precedente quando già con il 2011¤ si coglieva nei bianchi di Quintodecimo maggiore spessore e finezza anzitutto del frutto. Non a caso Via del Campo¤ rimane di gran lunga la migliore falanghina attualmente in circolazione mentre il successo di bevute del Giallo d’Arles¤, il greco di Tufo di casa, non trova che pochissimi eguali sul mercato. E mentre sull’aglianico¤ i tempi sono assai lunghi e il professore qui si gioca volentieri tutta la vita, col fiano sembra stracciare a mani basse tutte le misure ad ogni vendemmia.
Si sa che il fiano più delle altre varietà tradizionali bianche campane ha le qualità per potersi misurare con il tempo, e qui la caratura è quella di un vino di grande proiezione, destinato ad una lenta evoluzione e per questo più longevo. Anche se certe bottiglie viene da berle non appena ti arrivano tra le mani, come se non ci fosse un domani.
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Tag: exultet, giallo d'arles, laura di marzio, luigi moio, mirabella eclano, moio, quintodecimo, via del campo
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17 gennaio 2015 by Angelo Di Costanzo

Ho voluto far passare un po’ di giorni prima di scriverne, berne magari a più riprese, a distanza di tempo per avere piena contezza di quanto afferma Salvatore quando al telefono mi racconta del suo Ottouve e di questa nuova veste da ‘solista’.
E’ sempre facile scrivere di un vino della famiglia Martusciello, la cultura, la storia, la tradizione non s’inventano da un giorno all’altro, non basta rifarsi ai Greci o ai Romani e a Plinio – una nenia ormai quasi insopportabile, ndr -, qui hanno basi solide, vita vissuta e tante vendemmie alle spalle, con poche sbavature, quasi mai un passaggio a vuoto e forse anche per questo troppo spesso chi scrive e racconta di vino è distratto da altri.
Quest’anno poi è quasi un passaggio obbligato visto che della vendemmia 2014 potremmo bere solo questo splendido Gragnano che Salvatore ha voluto fortemente quasi a non voler perdere il filo con la tradizione, quel cordone ombelicale che negli ultimi 30 anni li ha tenuti sempre lì in prima linea a difendere identità territoriali altrimenti abbandonate a se stesse.
Sul tema, pochi possono vantare la conoscenza del territorio gragnanese, dei siti, delle uve, dei vignaioli come la famiglia Martusciello, così nel bicchiere ci sta tutto rimanere ancora una volta sorpresi e piacevolmente rapiti da un vino che più schietto ed immediato non si può. Francesco Jr ne ha fatto proprio un bella interpretazione, tra i più buoni di sempre.
Il colore porpora è un inno alla felicità, il ventaglio di piccoli frutti rossi e carnosi un invito alla dolcezza, la piacevolissima freschezza del sorso un manifesto alla gioia e alla convivialita’. In attesa di un raggio di sole e di buone nuove dai Campi Flegrei, da Gragnano una bella notizia!
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Tag: campi flegrei, gragnano, grotta del sole, penisola Sorrentina, piedirosso, salvatore martusciello, sciascinoso
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15 gennaio 2015 by Angelo Di Costanzo
Un ‘bar dove si mangia’, diciamo ‘il figlio più piccolo’ di Maida Mercuri, patron del Pont de Ferr¤ che da qui dista appena una manciata di passi.

La domenica mattina Ripa di Porta Ticinese è molto tranquilla, molti locali e bar sono chiusi poiché aperti sino a notte fonda la sera prima, così per mangiare (bene) uno o due bocconi che non siano però un pasto frugale vegano-esotico o una focaccia chiamata astrattamente pizza, o si sceglie di andare a El Brellin, una delle più antiche osterie milanesi nei pressi dello scenografico ‘Vicolo delle Lavandaie’ oppure si viene qui, al Rebelot del Pont aperto sin da mezzogiorno.

La cucina di Mauricio Zillo appare istintiva e creativa, ha basi solide ma desidera rincorrere il sottile piacere della creazione di piatti ‘fatti al momento’ giocando con astuzia con tutta una serie di ingredienti del giorno che vengono posti all’attenzione del cliente al momento che questi siede alla sua tavola. Un menu facile o più articolato, cucinato su misura, con tutto quanto a disposizione in cucina in quel momento.
Per chi viene qui la prima volta non è semplice, va detto, bisogna un po’ fidarsi un po’ affidarsi. Segnalato cosa ‘non piace’, Mauricio, alla consolle dietro al banco della cucina a vista, penserà a tutto quanto il resto. Noi abbiamo mangiato ‘piattini’ interessanti e saporiti: ‘Cappesante scottate con cavolo e rapa rossa’(1), ‘Animelle e lumache con verdure stufate’(2),‘Cefalo, cannolicchi e broccoli neri’, il ‘Polpo arrosto con le lenticchie’. Tutto molto buono.

La carta dei vini si rifà all’intelligente proposta del Pont de Ferr, qui con un occhio in più a bottiglie poco comuni e comunque dall’approccio anzitutto gioviale e immediato. Come questo Muller Thurgau 2013 di Frank&Frei (bianco ‘troken’ della Franconia), leggero, fresco, beverino, bevuto con piacere per tutto il pasto.

Il Rebelot vive però con grande slancio soprattutto la proposta dei drinks, alcuni proposti anche in abbinamento ai piatti di Mauricio, diversi tra i grandi classici ma anche tanti creati apposta per il Rebelot da Oscar Quagliarini, uno dei migliori baristi europei, tra i Top World Bartender che qui ha lavorato all’apertura e continua a seguire da consulente il lavoro al banco bar. Servizio cortese e puntuale. Conto sui 30 euro vini esclusi.
Rebelot del Pont
Ripa di Porta Ticinese 55, Milano
Tel. 02 84194720
www.rebelotdelpont.com
rebelotdelpont@gmail.com
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Tag: al pont de ferr, maida mercuri, mangiare a milano, mauricio zillo, naviglio grande, rebelot du pont, ripa di porta ticinese
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12 gennaio 2015 by Angelo Di Costanzo

La foto è di qualche giorno fa però mi piaceva l’idea di dargli le sfumature d’un tempo ormai lontano. Il sabato mattina passeggiare per il Naviglio Grande dà un po’ l’idea di ripercorrere certe atmosfere rilassate e tranquille degli anni passati; a corredo il mercatino dell’usato, le giovani famiglie a passeggio, qualche turista che chiede informazione per orientarsi meglio. I tanti baretti di qua e di là Ripa di Porta Ticinese, molto ben frequentati da sera a notte fonda, hanno appena abbassato da qualche ora le serrande.
Maida Mercuri è da 25 anni saldamente al timone di Al Pont de Ferr¤, ‘un Osteria, non un ristorante’, ama sottolineare. Il suo locale è fresco della stella Michelin 2015 ma non ha nessuna intenzione di montarsi più di tanto la testa anche se Matias Perdomo, lo chef, sembra avere tutte le carte in regola per puntare decisamente in alto.

Ho mangiato ‘Gnocchi di patate alla brace con carciofi glassati’, davvero buoni, cremosi e saporiti, poi la ‘Pluma di maiale iberico rosata, servita con crema di burrata e ricci di mare sardi’. Carne di rara succulenza, cotta perfettamente e ben abbinata alla salsa. Infine un ‘Sigaro di cioccolato ripieno di mousse di cioccolato al tabacco con gelato al rhum’, dessert forse un po’ scontato ma nulla da ridire sulla sua bontà.
Buono il servizio curato tra gli altri da due giovani ragazze attente, disponibili all’ascolto, preparate. Ho bevuto al calice un’ottimo Pinot Nero di Tiefenbrunner. A tal proposito, molto interessante l’evidente lavoro di ricerca speso per la carta dei vini, ‘leggera’ e intelligente e con tante referenze fuori dai soliti circuiti e di grande qualità. Conto sui 35/40 euro vini esclusi.
Al Pont de Ferr
Ripa di Porta Ticinese 55, Milano
Tag: al pont de ferr, mangiare a milano, milano, naviglio grande, osteria, ristorante, stella michelin
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7 gennaio 2015 by Angelo Di Costanzo
Nelle ultime settimane ho avuto modo di assaggiare diversi grandi rossi perlopiù 2010 del Bolgherese e della Valpolicella (non solo Amarone). Il lato più bordolese del vino italiano pare stia riscoprendo un po’ se stesso con il cabernet franc: frutto sempre in primo piano ma con maggiore attenzione all’equilibrio, l’estrazione, la potenza, il legno. Vini che conservano comunque grande opulenza e profondità ma al contempo esprimono buon equilibrio. Piccoli passi insomma non più così indifferenti anche ai palati più ostili.
Per quanto riguarda invece la Valpolicella pare che il ruolo di Premium Wine a cui è sempre più destinato l’Amarone stia rilanciando più di una perplessità. Le vendite vanno bene, il mercato (estero) tira forte, molti vini però appaiono sovraestratti, poco bilanciati, qualcuno addirittura un tantino legnoso come si fosse ancora alle prime armi con l’appassimento o col maneggiare botti e barriques; il risultato nel bicchiere sono vini talvolta oltremodo alcolici se non pesanti. Troppo. Temo si corra tanto e ahimè non tutti nella stessa direzione.
Mi domando se in tutto questo work in progress che muove poco l’asticella dei consumi interni ma assesta ancor più gli equilibri del mercato del vino italiano agli occhi del mondo, il silenzio che gira intorno al nostro Taurasi negli ultimi tempi non sia da intendere come l’ennesima occasione sciupata per sparigliare (almeno un pochino) le carte in tavola. Vabbe’, non allarghiamoci troppo dai...
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Tag: amarone, assaggi, bolgheri, mercato del vino, taurasi
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