Archive for gennaio 2010
29 gennaio 2010

Cos’è, per definizione, il vino? Il vino è il prodotto della fermentazione alcolica, totale o parziale, di uva fresca ammostata o di mosti d’uva, la cui gradazione alcolimetrica acquisita non può essere inferiore al 10%, salvo eccezioni, pronto al consumo e bevibile, elaborato a norma di legge.
- paglierino Colore giallo chiaro e brillante, che ricorda quella della paglia di grano.
- panel Gruppo di persone scelte come campione rappresentativo per un indagine di mercato, sottoposto a una serie di test successivi.
- pastorizzazione Processo di riscaldamento a bassa temperatura (60-65°C) per pochi minuti, e rapido raffreddamento, che consente la disinfezione e la conservazione del vino; usata soprattutto per i vini da tavola. Pastorizzazione-flash: processo di riscaldamento rapido ad alte temperature, e rapido raffreddamento, che permette di ridurre la popolazione microbica.
- pedoclimatico , ambiente La realizzazione dei nuovi impianti deve essere indirizzata verso l’utilizzazione di aree vocate, cioè di quelle zone dove la specie, per fattori pedologici e climatici, trova un adattamento ottimale ai fini produttivi con opportune combinazioni varietali.
- peronospora Fungo parassita della vite che provoca l’omonima malattia, che colpisce foglie e frutti.
- persistenza Continua durata. Persistenza aromatica intensa: permanere uniforme dell’aroma di un vino dopo la deglutizione.
- personalità Tutto ciò che caratterizza le qualità organolettiche di un vino, causate dalle peculiarità proprie e dagli interventi del viticoltore.
- pesante Vino molto tannico, denso e colorato, troppo strutturato e disarmonico.
- pianto Pianto della vigna: liquido che fuoriesce dalle incisioni di potatura delle viti.
- piatto Vino privo di carattere e di acidità.
- pieno Vino equilibrato, rotondo, completo, compatto.
- portainnesto Parte di un ibrido di Vitis vinifera e di vite americana su cui si innesta la vite per renderla resistente alla filossera.
- potassio Elemento minerale presente nell’uva e nel vino, utilizzato anche come fertilizzante della vigna.
- potatura Operazione che si effettua sulla vite tagliando parte dei tralci, tralci o la struttura stessa per renderla più forte e permetterne la crescita (es. potatura a ventaglio, a spalliera, ad alberello, ecc.).
- presa di spuma Tecnica che mira, attraverso la seconda fermentazione, a creare sovrapressione di anidride carbonica disciolta nel vino, rendendolo spumante.
- primeur, in primeur Acquisto in primeur: opzione di acquisto di un vino prima della sua immissione sul mercato oppure prima dell’invecchiamento (tipicamente in Francia)
- pronta beva, vino di pronta beva Vino giunto a piena maturazione e pronto ad essere bevuto, o vino che non sopporta invecchiamento.
- propaggine Ramo piegato e in parte sotterrato perché metta radici e, separato dalla madre, costituisca una nuova pianta.
- pungente Vino leggermente acescente, ricco di acidità
- pupitre Cavalletto di legno inclinato e forato, su cui si pongono le bottiglie di spumante e Champagne prima dello scuotimento manuale.
- ratafià Mistella che si ottiene dall’arresto della fermentazione alcolica del mosto con aggiunta di acquavite.
- retrogusto Residuo caratteristico di sapore che si percepisce in un vino dopo la degustazione.
- retronasale Fase della degustazione durante la quale si avvertono le percezioni gustative nella faringe.
- ridotto Odore, gusto di ridotto: spiacevole, con sfumature animali, dovuto al fatto che il vino sopporta male la fase di riduzione, che normalmente lo migliora.
- riduzione Reazione chimica durante la quale un elemento o una molecola acquista elettroni, cambiando completamente la sua struttura.
- rimontaggio Pratica consistente nell’evacuare il mosto dal basso di un tino e di introdurlo nella parte alta, spargendolo sul cappello in modo da agevolarne la riareazione e la fermentazione.
- robusto 1. Vino ben strutturato, di carattere, pieno, completo. 2. Vino ricco di espressioni, alcolico, ma equilibrato. 3. Vino ben strutturato, completo, equilibrato nei suoi componenti, solido, di lunga conservazione.
- rosato Colore dei vini vinificati in rosato, cioè da mosto di uve rosse posto a breve contatto con le bucce durante la fermentazione per ottenere il colore desiderato. Vi sono svariate sfumature di rosa: rosa pallido o sostenuto, cerasuolo, occhio di pernice, corallo, ecc.
- saccaromicete (saccharomyces) Funghi unicellulari di specie diverse, responsabili della fermentazione alcolica, vale a dire della trasformazione del glucosio in alcol etilico.
- sboccatura (fr. degorgement) 1. Pratica consistente nell’eliminazione dei sedimenti di seconda fermentazione in bottiglia tramite scuotimento manuale, operata sugli spumanti elaborati secondo il metodo classico. Sboccatura al ghiaccio: sboccatura consistente nell’immersione del collo delle bottiglie in un bagno di salamoia refrigerata, bloccando il sedimento, che sarà espulso dalla pressione dell’anidride carbonica. 2. Operazione consistente nell’eliminazione del vino dalla bocca della bottiglia per potervi immettere il liquore di spillatura.
- secco Vino sprovvisto di zucchero riduttore. Vino che contiene tannini secchi : aspro, astringente. Si dice anche di un vino asciutto, che allappa.
- sedimento Deposito solido che si forma sul fondo delle bottiglie di vino durante l’invecchiamento o l’elaborazione, non provoca peggioramenti qualitativi. Sedimento amorfo: deposito di sostanze mucillaginose e coloranti, dovuto all’invecchiamento. Sedimento cristallino: deposito di tartaro, provocato dallo stoccaggio del vino a basse temperature.
- solfitazione Tecnica di protezione microbiologica e chimica contro l’ossidazione, operata esponendo le uve, i mosti o i vini ad anidride solforosa.
- solforazione Operazione di protezione dall’oidio delle vigne, trattandole con zolfo.
- sovramaturazione Stato di superamento della maturazione dell’uva, caratterizzato da appassimento, reazioni di ossidazione, marciume nobile, ecc.
- spremitura, vino di Vino ottenuto dalla spremitura delle vinacce, che ne contiene ancora il succo dopo la svinatura. Gusto di spremitura: sapore di raspi, di tannini vegetali.
- spuma Bollicine di anidride carbonica che si formano sulla superficie dei vini durante la fermentazione alcolica. Vedi anche presa di spuma.
- spumante Vino effervescente, contenente un eccesso di anidride carbonica, causata dalla fermentazione alcolica (presa di spuma) in bottiglia o in tini chiusi.
- spunto Spunto acetico: malattia del vino, causata dalla fermentazione acetica. Spunto lattico: malattia del vino dovuta a batteri lattici. Spunto acroleico: malattia del vino di origine batterica, che lo rende amaro.
- tannico Vino contenente tannini, molto asciutto, astringente e aspro o piacevole e fuso.
- tannino Classe di composti fenolici, astringenti, che legano in bocca, sono indice di buona conservazione in un vino, poiché gli donano qualità antisettiche. I tannini derivano dalle bucce e dalle vinacce, o dal legno delle botti durante l’invecchiamento.
- tardivo Vendemmie tardive: ritardate rispetto al solito, per ottenere sovramaturazione delle uve.
- tartarico Acido tartarico: acido presente nelle uve e nel vino.
- tastevin Tazza utilizzata per la degustazione del vino.
- tattile Sensazioni tattili: percepite dagli organi sensoriali del cavo orale, sensibili alla percezione della consistenza, della temperatura, della struttura di un vino.
- tenue Vino povero dal punto di vista del gusto, vuoto.
- terpenico Composti terpenici: idrocarburi volatili tipici di alcuni vitigni (es. riesling, moscato, ecc.), talvolta precursori di aromi.
- terreno (Terroir in francese). Parte di una tenuta, di una coltivazione, apprezzata per la qualità del suolo adatto alla produzione di specifici vini. Sapore del terreno di origine: gusto caratteristico di un vino prodotto su quel terreno, costante per annate diverse.
- tostato Odore empireumatico che ricorda quello del caffè torrefatto, della frutta secca e del pane tostato.
- tranquillo Vino fermo, non effervescente.
- vegetale Odore che ricorda vari tipi di vegetali, spesso gradevole, ma talvolta indice di un difetto del vino.
- velato 1. Vino leggermente torbido. 2. Bottiglia sulle cui pareti sono presenti depositi.
- velatura Deposito colorato, lenticolare formatosi sulle bottiglie di Champagne, non eliminato dallo scuotimento.
- vellutato Vino morbido e rotondo, fine, delicato.
- vendemmia La raccolta dell’uva matura, in autunno.
- verde 1. Vino acido, troppo nervoso. 2. Vini verdi: prodotti con uve ancora acerbe (es. il vinho verde del Portogallo). 3. Gusto di verde: sapore erbaceo in un vino, indice di difetto.
- verme spirale del cavatappi
- vigneto Terreno, per lo più di notevole estensione, coltivato a viti. Insieme delle vigne coltivate in una regione o in un paese.
- vigoroso Vino strutturato bene, di corpo, generoso, sostanzioso.
- villages Termine francese indicante una zona o una circoscrizione appartenente a una denominazione (es. beaujolais-villages).
- vinaccia Residuo liquido della distillazione.
- vinificazione Complesso delle operazioni (follatura, diraspatura, ammostatura, scolatura, fermentazione, pigiatura, filtrazione, ecc.) mediante le quali l’uva viene trasformata in mosto e poi, attraverso la fermentazione alcolica, in vino.
- vino Prodotto della fermentazione alcolica, totale o parziale, di uva fresca ammostata o di mosti d’uva, la cui gradazione alcolimetrica acquisita non può essere inferiore al 10%, salvo eccezioni, pronto al consumo e bevibile, elaborato a norma di legge.
- vinoso Vino sostanzioso, omogeneo nel gusto, nel corpo, nella tessitura, dal profumo fruttato, che provoca sensazioni calde e piacevoli.
- vintage Termine inglese sinonimo di annata, millesimo, vendemmia.
- viscoso Vino la cui consistenza è filante, collosa, fenomeno dovuto alla presenza di zuccheri, di mucillagini di alcol, o a malattie quali il grassume.
- vivacità Caratteristica di un vino leggero, fresco, lievemente acido.
- V.Q.P.R.D. Acronimo di Vino di qualità prodotto in una regione determinata. La sigla V.S.Q.P.R.D. è valida per i vini spumanti. Normativa vigente nell’Unione europea che tutela le qualità specifiche dei prodotti regionali, basata sui seguenti elementi: delimitazione della zona di produzione, tecniche di coltivazione, estensione dei vitigni, metodi di vinificazione, rendimento per ettaro, titolazione alcolimetrica volumica minima naturale, analisi e valutazione dei caratteri organolettici.
- V.S.O.P. Sigla di Very Superior Old Pale, acquavite (soprattutto cognac) invecchiata 4 o 5 anni, a seconda delle denominazioni.
- X.O. Acronimo di Extra old, sinonimo di stravecchio, acquavite invecchiata più di 5 anni.
- zolfo 1.Elemento usato nella vinificazione (es. zaffatura, solfitazione), per scopi antiossidanti od antisettici. 2. Odore chimico simile a quello dell’anidride solforosa.
- zuccheraggio Operazione (vietata in Italia) consistente nell’aggiungere zucchero al mosto prima della fermentazione alcolica, per aumentare il tenore alcolico del vino.
© L’Arcante – riproduzione riservata
Tag:ais, big picture, dizionario del vino, p-z, parole del vino, PROFESSION SOMMELIER, sommelier, termine del vino, vocabolario del vino
Pubblicato su Dizionario del Vino, PROFESSION SOMMELIER | 1 Comment »
27 gennaio 2010

E’ domenica mattina, una di quelle chiare di luce ma fredde solo come certi inverni sanno regalare, il sole non ne vuole sapere di svelarsi così i colori rimangono radenti il grigio, aspettando mezzogiorno. Ci incontriamo con Antonio Papa sull’uscio dell’enoteca, con lui abbiamo pensato di mettere su questo piacevole happening domenicale offrire ai tanti amici di bevute ed appassionati di vino un approccio, per così dire primitivo, al Falerno del Massico: la voglia di scoprire questa piccola quanto sorprendente realtà vitivinicola è tanta, e si svelerà di qui a poco una vera e propria perla enologica campana, da salvaguardare, promuovere, comunicare con tutto l’amore possibile.
Lo stesso amore per la propria terra che sembra scorrere con lo scivolare dei vini nei bicchieri, che si sente risuonare nell’aria con le parole che Antonio dedica con profonda perizia alla dissertazione storica del Falerno e della terra che ne ospita i fasti e dei popoli che ne hanno esaltato, nei secoli, i pregi. Verità storiche e leggende metropolitane, argomentazioni agronomiche specifiche ed etica produttiva (non senza un confronto sincero), tutti chiarimenti necessari per contravvenire anche alla grande confusione (in particolar modo per il consumatore medio) che regna incontrastata quando si parla di Falerno usando per esempio parole improprie quale tipicità, in virtù del fatto che fondamentalmente è lo stesso disciplinare a smentirla fattivamente, consegnandoci vini profondamente diversi di area in area e di vitigno in vitigno, con i comuni a sud del monte Massico prevalentemente piantati a primitivo e quelli a nord, che affacciano cioè sul Garigliano piantati specularmente con aglianico e piedirosso.
Il Campantuono 2006 nasce da sole uve primitivo, il vigneto è collocato nella parte più alta della tenuta di Falciano chiamata appunto “Campo di Antonio”, è completamente piantato a guyot e gestito in maniera dogmatica, con una resa in uva che difficilmente supera il chilo per pianta; Rimane il fuoriclasse di casa Papa nonostante la buona riuscita del secondo cru aziendale, il Conclave, e l’appetito Fastignano passito che però appare in scena solo nelle migliori annate. E’ un vino decisamente importante, delinea di se stesso un profilo altisonante già al primo approccio: il colore è nero, profondo, lasciandolo attraversare dalla poca luce che ne pervade la profondità si riesce ad intuire appena qualche sensazione viola inchiostro. E’ compatto e consistente. Il primo naso è un effluvio di sentori floreali e fruttati maturi che inseguono e sono seguiti costantemente da note eteree, dolci sensazioni speziate e note balsamiche sottili ed eleganti. E’ dapprima succoso di mora e di visciola, profuso di cannella, tracce iodate e sul finale, dolcissimo, si offre con sentori di cioccolato e liquerizia. In bocca è secco, potente, il frutto è quasi masticabile, acidità, tannino e glicerina sono ben legati, fusi ad unisono regalando una beva decisa ma sostenibile, almeno sino al terzo bicchiere. Solo sul finale di bocca la nota alcolica ritorna dirompente, non senza frutto, non senza, quindi, quella fondamentale corrispondenza gusto-olfattiva, leggi piacevolezza, che a vini come questi non deve mai mancare per non risultare stucchevole e stancante. Sul Piccione glassato dell’amico Oliver Glowig.
© L’Arcante – riproduzione riservata
Tag:Amici di Bevute, antonio papa, campantuono, falerno del massico, primitivo
Pubblicato su DEGUSTAZIONI VINI, in CAMPANIA | 11 Comments »
26 gennaio 2010

Le terminologie più utilizzate in viticoltura e nella produzione di vini di qualità, le parole per decriverne le caratteristiche peculiari dei vini che ne nascono dalla lettera I alla lettera O.
- ibrido Vitigno proveniente dall’incrocio sessuato di due viti di specie differente. L’ibridazione viene solitamente utilizzata per i portainnesti.
- idrocarburo Odore che ricorda quello del metano, caratteristico di alcuni vini troppo invecchiati.
- immaturo Vino ancora troppo giovane per poterne valutare i caratteri organolettici.
- innesto Operazione consistente nell’inserire in una pianta (detta portainnesto, radicata) la parte gemmifera di un’altra pianta (detta nesto) di specie o varietà diversa, allo scopo di ottenere un nuovo individuo, allo scopo di renderla più resistente alla fillossera.
- inoculazione Inseminazione di un mosto o di un vino con una coltura a base di fermenti.
- invaiatura Inizio del periodo in cui le uve cominciano ad acquistare colore, traslucido per quelle bianche, rosso violaceo per quelle rosse.
- invecchiamento Ciclo di sviluppo del vino, dalla giovinezza all’età matura, che consiste nel mutamento delle caratteristiche organolettiche e costitutive, dovute a fenomeni d’origine fisica, chimica e biologica (quali ossidazione lenta, per taluni vini, o riduzione per altri).
- lattico 1. Acido lattico: costituente naturale del vino, la cui concentrazione aumenta durante la fermentazione malolattica. Rende il vino più rotondo e morbido. 2. Odore lattico: caratteristico odore del vino dopo la fermentazione malolalattica. 3. Spunto lattico: malattia batterica del vino, che causa la produzione di acido lattico e acetico.
- legno Odore con sfumature diverse, gradevole o sgradevole, di legno bruciato o affumicato, stantio o dal sentore di vaniglia.
- legnoso Odore relativo all’evoluzione dei tannini nella conservazione del vino in botte, che ricorda svariati sentori di legno. 2. Odore vegetale, di bosco, caratteristico di un vino ricco di tannini di cattiva qualità.
- lievito Complesso di miceti unicellulari che sono in grado di provocare, mediante enzimi da loro prodotti, la fermentazione alcolica. Odore di lievito: odore lieve percepibile dopo la fermentazione. Anche coltura di lieviti utilizzata per l’inseminazione di mosti o di vini, per accelerarne la fermentazione, sia malolattica sia alcolica (lieviti di tiratura: necessari per la presa di spuma).
- limpido Vino trasparente, chiaro, privo di sostanze in sospensione.
- liquore Bevanda alcolica, dolce, aromatizzata con essenze vegetali. Liquore di spillatura: miscela di vino e zucchero, utilizzata nel metodo champenois per il dosaggio dello spumante e dello Champagne. Liquore di tiratura: miscela di vino e zucchero utilizzata per favorire la presa di spuma. Vino di liquore: vini cui viene aggiunto alcol, prima, durante o dopo la fermentazione.
- liquoroso Vino bianco untuoso, con presenza di zuccheri residui non fermentati.
- lungo Vino di qualità, con grande persistenza aromatica (P.A.I.), anche dopo la deglutizione.
- macerazione Operazione consistente nel contatto tra il mosto e le parti solide dell’uva, atta a ottenerne aromi e colori caratteristici. Macerazione carbonica: fermentazione delle uve in atmosfera satura di anidride carbonica.
- maderizzato Difetto di un vino bianco che, a causa di un’ossidazione, con l’invecchiamento assume colore giallo dorato o ambrato e il sapore e l’odore del madera.
- malolattico Riferito ai batteri e agli enzimi che provocano la fermentazione malolattica.
- marciume 1. Marciume acido: alterazione delle uve che marciscono, sviluppando batteri acetici. 2. Marciume grigio: malattia, di origine crittogamica, delle uve colpite da fenomeni meteorologici o da tignole. 3. Marciume nobile: alterazione dell’uva causata dalla Botritys cinerea, che aumenta la disidratazione e la concentrazione degli zuccheri nell’acino.
- metodo classico o champenois: procedimento di elaborazione dello Champagne o degli spumanti di qualità superiore (V.M.Q.P.R.D.) attraverso la seconda fermentazione alcolica in bottiglia dei vini (presa di spuma), e successiva aggiunta di liquore e lieviti di tiraggio. In seguito i vini vengono scossi, filtrati e dosati.
- microclima Condizioni climatiche di un’area ristretta, di un vigneto.
- millesimato Bottiglia di vino che porta l’indicazione dell’annata di raccolta sull’etichetta.
- millesimo Annata di una vendemmia o anno di nascita di un vino o di un’acquavite.
- mistella Prodotto ottenuto con mosto non fermentato e alcol etilico o acquavite. Alcune mistelle vengono utilizzate per la preparazione di aperitivi (es. vermouth) o vini liquorosi (es: Marsala).
- mistura Miscela di vino di spillatura, liquore e lieviti, che si effettua prima della spillatura.
- molle Vino privo di corpo, senza vigore e consistenza, magro.
- mosto Succo ottenuto dalla pigiatura dell’uva fresca, non ancora fermentato, contenente particelle solide. Mosto concentrato: mosto di volume ridotto a causa dell’espulsione di acqua in esso contenuta, mediante calore o congelamento.
- nerbo Avere nerbo: vino quando è ben strutturato, equilibrato, vivace.
- novello Vino ottenuto con una particolare tecnica di fermentazione e imbottigliato un mese e mezzo o due dopo la vendemmia, cosicché risulta profumato e fragrante, ma inadatto all’invecchiamento.
- opalescente Vino dall’aspetto latteo, torbido, talvolta iridescente.
- organolettico Caratteri organolettici: proprietà di un vino percepibili durante la degustazione e valutabili attraverso i sensi della vista, dell’olfatto e del gusto, sia dal punto affettivo sia propriamente oggettivo.
- ossidazione Reazione chimica durante la quale un elemento o una molecola cede elettroni, cambiando completamente la sua struttura. Durante la maturazione di un vino si hanno ossidazioni di alcuni suoi componenti, che possono perfezionarlo o alterarlo (es. maderizzazione, acetificazione).
© L’Arcante – riproduzione riservata
Tag:ais, big picture, dizionario del vino, I-O, le parole del vino, PROFESSION SOMMELIER, termini del vino, viticultura, vocabolario del vino
Pubblicato su Dizionario del Vino, PROFESSION SOMMELIER | 1 Comment »
25 gennaio 2010

Riflessione: chi ha paura dell’acidità? Ci hanno costretto negli ultimi vent’anni a bere di tutto pur di affrancare alla rotondità l’unico piacere di beva possibile. Ci hanno detto che il tannino è cosa dura e indigesta, che l’acidità è contro per antonomasia e che se volevamo potevamo pure comprarcelo un vino del genere, con quelle caratteristiche, però era meglio aspettare dieci anni prima di berlo. E se prima ci rimango? Beh, cavoli tuoi. Hanno cominciato (ricordo più, ricordo meno) “tagliandoci” il Chianti, poi, a valanga con la Marca Trevigiana, cabernettizzata a più non posso, così in Piemonte con vani tentativi senza mietere successi importanti, sino a che non si è scoperto il vaso di Pandora prima in Puglia e poi in Sicilia, oltraggiate sino all’impossibile prima di stenderci un velo pietoso, tutto nel buon nome della chardonnetizzazione e della merlotizzazione, parole incomprensibili, vini peggio, in nome di una omologazione passata più o meno inosservata prima dei sani pentimenti.
Omologazione o no, c’è stato e c’è chi ha saputo trarre da quell’onda anomala, partita a fine anni sessanta, grandi opportunità, e fondare su sani principi piccoli gioielli enologici. Querciabella sorge nel cuore del Chianti più classico, posta sulle pendici della collina di Ruffoli a Greve in Chianti, è il 1972 quando Pepito Castiglioni s’incammina, con alcuni altri pionieri verso quel rinnovamento tanto sentito a quel tempo in Toscana quanto fronte di continuo ed acceso confronto e dibattito protrattosi sino ai giorni nostri. L’azienda si può dire ad oggi praticamente convertita alla biodinamica, percorso avviato circa una decina di anni fa, non senza difficoltà, ma nulla togliendo alla bontà complessiva dei vini si può dire soddisfatta della buona capacità espressiva soprattutto quando si parla di Camartina e Palafreno. Dopo la scomparsa di Pepito, il testimone è passato al figlio Sebastiano Cossa Castiglioni che sta proseguendo imperterrito la strada solcata dal padre, i 60 ettari aziendali, a detta di molti wine writer rappresentano un vero e proprio giardino nel cuore del Chianti Classico e le circa 200.000 bottiglie che ne vengono fuori ogni anno, un buon esempio di come l’uomo riesce ad interpretare al meglio ciò che la natura gli consegna.
Beviamo il Camartina 2001 tra amici, ci sorprende la buona vivacità di colore nonostante i nove anni, rubino tendente al granata, concentrato, poco trasparente. Prodotto da uve sangiovese, cabernet sauvignon, merlot e syrah, al naso ci chiede un po’ di tempo prima di aprirsi completamente, non gliene concendiamo tanto, ma la pulizia olfattiva ci consegna dapprima frutti neri, poi note floreali passite e costantemente sensazioni balsamiche, eteree e salmastre, ben fuse e legate tra loro. In bocca il vino è asciutto, austero, più che tannino è l’acidità a tirare le corde di un gusto essenzialmente equilibrato seppur giocato costantemente sulla lieve percezione di acidità sempre in primo piano. L’abbiamo colto, a detta di tutti, in piena maturazione, forse all’apice della sua parabola espressiva, buono, piacevole, giustamente carico di frutto che ritorna più o meno vigoroso sul finale di bocca. Su Caciocavallo podolico e soppressata arianese per gentile concessione dell’amico Tonino Pisaniello.
Tag:cabernet, castiglioni, merlot, querciabella, sangiovese, syrah, toscana
Pubblicato su DEGUSTAZIONI VINI, in ITALIA, Toscana | 1 Comment »
24 gennaio 2010

AMICI di BEVUTE
Viaggio al centro dell’autoctono
Sabato 30 Gennaio 2009 ore 9,00
visita presso l’azienda MASSERIA FELICIA
“In conclusione, un grande vino, un rosso che ha fatto storia, un’azienda commovente per l’unità familiare, la determinazione ad andare avanti, la serietà della conduzione in vigna e in cantina”. (Luciano Pignataro)
Masseria Felicia è situata alle falde del monte Massico, tra le antiche Suessa e Sinuessa (oggi Sessa Aurunca e Levagnole) in prossimità della Via Appia e dell`antico Ponte Aurunco. Appena 5 ettari di terreno, di cui 3 coltivati a vigneto e 2 ad oliveto. L`azienda ha sede in un casale degli inizi del `900, ristrutturato nel pieno rispetto della sua forma originale e davvero suggestivo agli occhi dell’avventore di turno. Le uve, tutte di proprietà subiscono procedimenti produttivi estremamente curati, l`invecchiamento dei vini avviene nella cantina interrata, scavata nel tufo. Il trasporto tra i locali sottostanti della lavorazione alle barrique avviene per caduta, senza l`ausilio di alcuna pompa così da evitare inutili stress al vino. L`azienda è condotta personalmente dalla proprietaria Maria Felicia Brini che si avvale della consulenza enologica di Vincenzo Mercurio.

L’evento è a numero chiuso di partecipanti, organizzato, promosso e condotto da L’Arcante Enoteca e Masseria Felicia gratuitamente, pertanto è richiesta la prenotazione per tempo.
Muoveremo da Pozzuoli con mezzi propri, per chi volesse rimanere il loco per il pranzo (da comunicare all’atto della prenotazione) è possibile usufruire di una particolare convenzione presso il caratteristico ristorante, situato nel centro storico di Sessa Aurunca, La Vecchia Dogana della famiglia Bencivenga.
Prenotazioni esclusivamente a:
L’ARCANTE ENOTECA
Via Pergolesi, 86 Pozzuoli
Tel. 081 303 1039
larcante@libero.it
MASSERIA FELICIA
Loc. San Terenzano
Fraz. Carano di Sessa Aurunca
Sessa Aurunca (CE)
www.masseriafelicia.it
info@masseriafelicia.it
Tel. 0823 935095
RISTORANTE LA VECCHIA DOGANA
Corso lucilio, 194
81037 – Sessa aurunca (CE)
Tel. 0823 936546
Tag:Amici di Bevute, autoctono, falerno del massico, masseria felicia, sessa aurunca, vincenzo mercurio, visite in azienda
Pubblicato su Amici di Bevute, APPUNTAMENTI, I LUOGHI DEL VINO, In agenda | 2 Comments »
23 gennaio 2010

Continuiamo il nostro percorso di approccio al vino attraverso le parole più frequentemente utilizzate nel linguaggio della coltivazione, produzione e degustazione. Qualcuno pigro saprà finalmente tradurre il termine “fresco”, qualcun’altro comprendere cosa significa quando un vino è girato, altri scopriranno che la parola grappa ha un doppio significato…
- edulcorare Addolcire un vino eccessivamente acido o secco, con l’aggiunta di mosto o mosto concentrato in seguito alla fermentazione.
- eiswein (“Vino di ghiaccio” in tedesco). Vino ottenuto da uve gelate, raccolte durante i primi freddi.
- elevazione Tecniche di conservazione, cura, riposo, assiduo controllo, attuate dai viticultori o dai commercianti per offrire al vino le migliori condizioni di invecchiamento, dalla vinificazione fino al pieno sviluppo.
- erbaceo Odore vegetale, di erba fresca. Sintomatico di cattiva qualità del vino, prodotto da uve non mature.
- espressione Qualità di carattere gustativo od olfattivo, sfumatura di un vino, che provoca una reazione di tipo affettivo o emozionale.
- estrazione Tecnica che permette di separare uno o più costituenti da un corpo (es.: la pigiatura, l’estrazione del colore nella vinificazione in rosso).
- etereo Odore caratteristico dei vini maturi e invecchiati, originato da composti organici volatili.
- evoluto Vino che durante la conservazione ha subito modifiche, in peggio oppure in meglio, sviluppando aromi e profumi nuovi.
- extra-brut Spumanti e Champagne con sostanze zuccherine residue entro i 6 grammi per litro.
- extra-dry Spumanti e Champagne con sostanze zuccherine residue comprese fra i 12 e i 20 grammi per litro.
- feccia Solidi sedimentati sul fondo delle bottiglie. Gusto di feccia: sapore di un vino restato a lungo a contatto con le proprie fecce, agre, terroso, di lieviti. Colore feccia: rosso violaceo. Messa in bottiglia sulle fecce: vino non filtrato, a contatto con le sue fecce.
- femminella Germoglio della vite che si origina da una gemma formatasi durante l’anno su un germoglio normale.
- fermentazione Operazione che consiste nel fare fermentare l’uva nei tini per un periodo che varia per il tipo di prodotto desiderato, la qualità delle uve, durante la quale avviene la fermentazione alcolica e l’estrazione delle sostanze coloranti. 2. Insieme dei processi chimici di demolizione degli zuccheri a opera di enzimi contenuti nei fermenti. Fermentazione alcolica: processo di trasformazione degli zuccheri contenuti nel succo d’uva in alcol etilico e anidride carbonica ed altri elementi. Fermentazione malolattica: processo di trasformazione dell’acido malico in acido lattico e anidride carbonica, da parte di batteri. Seconda fermentazione: 1. Ripresa della fermentazione in un vino con piccoli residui zuccherini. 2. Presa di spuma.
- fillossera (Phylloxera vastatrix) Afide, insetto degli Afididi parassita della vite, di cui distrugge la radice. Per estensione indica la malattia dovuta a quest’insetto.
- filtraggio Operazione di chiarificazione, che consiste nel filtrare il vino per separarlo dalla sospensione di sostanze solide.
- flûte Bicchiere a calice, alto e stretto, utilizzato per spumante e Champagne, in quanto favorisce la formazione di bollicine.
- fortificato Vino irrobustito per l’aggiunta di alcol.
- foxy Odore piuttosto forte tipico del pelo della volpe, indice di qualità, può risultare sgradevole se insistente.
- fragile Vino delicato se soggetto ad alterazione, come l’esposizione all’aria o gli spostamenti.
- freschezza Stato di un vino a temperatura tra i 10 e i 13°C. 2. Stato di un vino molto equilibrato.
- fresco Vino lievemente alcolico e acidulo, equilibrato.
- fruttato Insieme di odori di un vino che ricordano quelli dell’uva e della frutta matura.
- germogliazione Sviluppo dei germogli della vite, in primavera.
- giovane Vino immaturo, privo di sapidità e di finezza. 2. Vino dell’annata che ha sviluppato tutte le sue caratteristiche, pronto al rapido consumo.
- girato Alterazione del vino dovuta a batteri, caratterizzata da colorazione bruna e opaca, odore acetato e perdita di acido tartarico.
- granata Colore di un vino rosso scuro.
- grappa Residuo solido della pigiatura dell’uva, costituito da raspi e vinaccioli. 2. Acquavite di grappa, a forte gradazione alcolica, ottenuta per distillazione delle vinacce. 3. Grappe di spillatura: residui della spillatura.
- grasso Vino untuoso, morbido ,carnoso, ricco di glicerina e di alcol. 2. Vino affetto da grassume.
- graves Terreno costituito da piccoli ciottoli morenici, sabbie ed argilla.
© L’Arcante – riproduzione riservata
Tag:ais, alfabeto del vino, big picture, dizionario del vino, e-g, le parole del vino, PROFESSION SOMMELIER, vino, vocabolario del vino
Pubblicato su Dizionario del Vino, PROFESSION SOMMELIER | 1 Comment »
23 gennaio 2010
Fine estate 2001, varcavo la soglia dell’autodeterminazione, decidevo del mio futuro lasciandomi alle spalle anni di duro lavoro ed importanti soddisfazioni personali, iniziavo però ad intuire che era nella crescita corale di una intera brigata di sala il successo più importante, mancato negli ultimi tempi, non certo per mia volontà.

Era il tempo delle vacanze e come molte in quegli anni era tempo di andar per cantine a scoprire e capire il vino e le sue origini; la Toscana nel cuore ma divenuta già pane quotidiano per non parlare dell’amato sud, ecco che gli occhi ricaddero sul Conero, nelle Marche, con l’idea poi di fare una capatina di lì a qualche decina di chilometri in Umbria, a Torgiano e Montefalco in particolare. Così fu.
Arrivammo ad Osimo alle porte di Umani Ronchi una domenica mattina di fine agosto, io, Lilly e la mia Peugeot rosso lucifero fiammante: ne ha macinati di chilometri, ne ha presi di moscerini in faccia il vecchio leone francese irto sulla mascherina davanti al radiatore. Ci accolgono, inattesi, con cordialità ed estrema disponibilità, facendoci visitare il bellissimo vigneto da poco reimpiantato che sovrasta la cantina interrata, l’area di vinificazione ipermoderna, la suggestiva barriccaia e la sala degustazione dove, con il dott. Bernetti ci fermiamo a bere alcuni vini cult dell’azienda: il verdicchio Villa Bianchi, il mio sempiterno amato Casal di Serra ed il Lacrima di Morro d’Alba subito prima del fuoriclasse di casa, il Pelago.
Nel tempo a venire, non avrei mai dimenticato quella mattinata e l’assaggio di ieri sera dell’ultima bottiglia di ‘98 in cantina, condivisa con l’amico Massimo Andreozzi, ha riaperto, in maniera vigorosa, importanti riflessioni personali sulla necessità di un profondo rinnovamento, di rispolverare, se necessario, quella soglia di autodeterminazione, ferma lì a qualche metro, apparentemente distante ma facile da raggiungere e nuovamente superabile con appena uno scatto in avanti, inevitabile, imprescindibile per rinvigorire stimoli ed obiettivi.
Il Pelago di per sé è un vino decisamente fuori dall’ordinario e questo piacevole e suggestivo riassaggio del ’98 non ha potuto che confermare questa mia convinzione. Nasce da un uvaggio rimasto perlopiù invariato nel tempo di cabernet sauvignon al 50%, montepulciano al 40% e Merlot col restante 10%.Il colore è vivace su di una tonalità rosso rubino con riflessi nitidamente granato; il primo naso è variamente caratterizzato da note varietali tipiche del cabernet come l’erbaceo, il vegetale, con sentori che vanno via via facendosi più o meno intensi su riconoscimenti di pepe nero, liquirizia, lignite, sensazioni sottili, eleganti, invitanti.
Lo spettro olfattivo man mano si apre su fronti più ammiccanti, si distinguono pregevoli toni floreali di viola passita ed un fruttato maturo di prugna e ribes nero in confettura. In bocca è secco, abbastanza caldo, di buona profondità gustativa, il tannino è risoluto e lascia ampio spazio all’equilibrio ed alla piacevolezza di beva confortata soprattutto da una discreta sapidità. Noi l’abbiamo bevuto per puro piacere, probabilmente all’apice della sua parabola evolutiva, l’abbiamo trattato da compagno di conversazione, e non ci è certo rimasto indifferente. In genere, è bene abbinare il Pelago a piatti importanti, strutturati, succulenti, anche aromatici, non mancherà di sorprendere con la sua costante intensità gustativa.
© L’Arcante – riproduzione riservata
Tag:2001, angelo di costanzo, cabernet sauvignon, estate, marche, merlot, montepulciano, pelago, umani ronchi
Pubblicato su DEGUSTAZIONI VINI, I Vini del Cuore, in ITALIA, Marche | Leave a Comment »
22 gennaio 2010

In cosa consiste la chiarificazione di un vino? E la parola Cremant? Come faccio a riconoscere anche io un vino che mi viene presentato come debole? Eccovi tutte le risposte che cercavate…
- cappello Massa schiumosa costituita da residui solidi (grume, sostanze peptiche e mucillaginose, raspi, ecc.) che l’ebollizione dei mosti di uve rosse fa salire sulla superficie dei tini durante la fermentazione.
- carato Fusto con capacità variabile da 200 a 300 litri (218 a 228 in Borgogna). In Champagne unità di misura pari a 205 litri.
- carattere Caratteristiche di un tipo di vino. 2. Caratteri organolettici: proprietà di un vino riferite ai suoi componenti originali e non, percepibili durante la degustazione, stimolanti a livello sensoriale (vista, odorato, gusto) riferite alle funzioni rappresentative (oggettive/rappresentative) o affettive.
- caseina Sostanza proteica contenuta nel latte, usata per il collaggio dei vini, specialmente bianchi. Facilita l’eliminazione del ferro ed è utile per il trattamento preventivo o curativo della maderizzazione (che attenua colore e gusto).
- caveau Piccola cantina dove sono riposti vini pregiati. Caveau di degustazione: luogo riservato a professionisti della degustazione; spazio riservato alla presentazione dei vini al pubblico.
- cedro Odore legnoso di alcuni vini, con una sfumatura balsamica, di resina nobile.
- centrifugazione Separazione, mediante la forza centrifuga, degli elementi solidi in sospensione nei mosti e nei vini. Chiarificazione per mezzo di sedimentazione forzata, che facilita l’eliminazione delle sostanze solide residue.
- ceppo Pianta di vite.
- Champagne Vino spumante elaborato nella regione della Champagne secondo una vinificazione di tipo specifico, detta metodo champenois o tradizionale.
- Champenois cfr.Metodo classico
- chiaretto Vino rosso chiaro, quasi rosato, leggero.
- chiarificazione Operazione finalizzata all’eliminazione dei residui solidi sospesi nel mosto o in un vino torbido mediante chiarificazione spontanea o l’impiego di differenti procedimenti come la centrifugazione, il collaggio e la filtrazione.
- chiuso Vino che non libera i propri aromi e le sensazioni gustative nel loro insieme.
- ciclo Il ciclo vegetativo della vite comprende tre periodi: periodo invernale (quiescenza, la pianta vive a rilento, priva di fogliame); periodo di crescita (in primavera, col germogliamento, la crescita dei tralci, la fioritura); periodo di maturazione (in estate, crescita delle uve fino alla vendemmia).
- cieca, alla – Degustazione alla cieca: degustazione anonima, analisi organolettica di una scelta di vini sui quali non si posseggono, a priori, informazioni che permettano di identificarli.
- classificazione 1. Classificazione dei vitigni: legislazione vitivinicola vigente nell’Unione europea adottata per i vitigni scelti e autorizzati allo scopo di tutelarne la genuinità. 2. Classificazione dei cru: classificazione delle proprietà secondo criteri di qualità e rarità. Ad esempio: cru extra, eccezionali, grandi cru…; specialmente, classificazione dei vini bordeaux detti del 1855 (dal primo al quinto cru). 3. Classificazione dei vini: secondo la legislazione comunitaria, in vini da tavola, vini di qualità provenienti da una regione determinata e vini importati.
- clone Individui (vitigni o portainnesto) omogenei tra loro e ottenuti per moltiplicazione vegetativa (innesto o telaio della vigna) partendo da un individuo unico selezionato per le sue qualità sanitarie, organolettiche e agronomiche.
- cocchiume Pezzo a tronco di cono, spesso di legno, adoperato per tappare il foro aperto sui fusti e le botti. Cocchiume di lato: fusto leggermente spostato in modo da evitare, essendo il cocchiume a contatto del vino, penetrazioni d’aria o evaporazione. Fusto o, per metonimia, vino con il cocchiume di lato. Cocchiume asettico: strumento per purificare l’aria che entra in un tino (a contatto del vino) facendola gorgogliare attraverso una soluzione di anidride carbonica.
- collaggio Pratica enologica di chiarificazione e stabilizzazione del vino mediante l’uso di additivi. Così facendo, le particelle sospese vengono portate sul fondo del recipiente. Il collaggio permette anche di ammorbidire i vini liberandoli dalle sostanze polifenoliche molto astringenti.
- compatto Vino non trasparente, pesante, denso.
- concentrazione Operazione che consiste nell’eliminazione di una parte dell’acqua contenuta nei mosti per aumentarne la concentrazione zuccherina, ossia il grado alcolico potenziale (operazione per lo più proibita). Può essere effettuata a caldo (mosti) o a freddo (congelazione dei mosti e dei vini da tavola).
- corpo Struttura di un vino solido, ricco di estratto secco e di alcol, vinoso, completo e denso. 2. Avere corpo: possedere untuosità, consistenza e tutti gli elementi necessari all’equilibrio generale del vino stesso.
- correzione 1. Sospensione (mutizzazione) della fermentazione mediante aggiunta di alcol in un mosto o vino per aumentarne la gradazione alcolica. Operazione illecita se praticata al fine di aumentare la titolazione alcolimetrica di un vino poco alcolico. 2. Correzione dei mosti: operazioni consistenti nella correzione qualitativa dei mosti come l’aggiunta di zuccheri (zuccheraggio), acidificazione o disacidificazione, aggiunta di tannino…
- corto Vino cedevole alla degustazione, con retrogusto non persistente o nullo.
- cotto, vino – Vino concentrato, ottenuto per evaporazione parziale del mosto sottoposto a riscaldamento.
- crémant Vino effervescente/spumante, dalla spuma leggera e setosa per la ridotta presenza di CO2; 2. Spumante prodotto con metodo Champenois al di fuori della Champagne (es: Alsace)
- cru Vitigno molto spesso nobile (dovuto alla natura dell’ambiente di crescita). 2. Il prodotto che deriva da quel vitigno.
- cultivar Varietà di vitigno ottenuta per selezione e mantenuta in coltivazione.
- cuoio Odore empireumatico caratteristico di alcuni vini evoluti o vecchi.
- cuvée Contenuto di un tino, di un barile o di una botte e rappresentativo di un vigneto, di un vitigno, di un terreno o di un fattore tipico. Nella Champagne, vino scelto per il taglio. Testa di cuvée: prima cuvée, la migliore, ottenuta dalla vinificazione di un vigneto specifico, proveniente da una scelta di uve ottime e rare.
- déblocage apertura della prima bottiglia della nuova vendemmia. Generalmente riferito alla prima mescita del vino novello che avviene per legge il 6 novembre di ogni anno.
- debole Vino molto leggero, incolore, povero di alcol e di estratto secco.
- decantazione Separazione delle fecce dei sedimenti solidi depositatisi nel contenitore del vino dalla parte liquida. Travaso di un vino dalla bottiglia alla caraffa, praticato dal Sommelier, per ossigenarlo e depositare le fecce.
- demi-sec Champagne o spumante con tenore zuccherino compreso tra 33 e 50 g/l.
- denominazione di origine controllata Vino prodotto in una zona delimitata ed elaborato a norma di legge, seguendo le indicazioni del disciplinare riguardo ai vitigni da utilizzare, la produzione per ettaro, la potatura, il grado alcolico, i procedimenti di vinificazione, le qualità organolettiche.
- deposito Sedimenti in sospensione nel mosto. 2. Locale in cui vengono conservati i vini inscatolati in attesa della vendita.
- dessert Vino da dessert: vino dolce o abboccato, servito a fine pasto.
- diluito Vino poco concentrato e poco intenso.
- diraspatrice Strumento per diraspare le uve, separare cioè i graspi dagli acini.
- distillazione Operazione praticata con l’alambicco che consiste nel trasformare, mediante un procedimento di vaporizzazione e condensazione, un vino o una vinaccia in acquavite (grappa, liquore ecc.). Può essere continua o all’armagnac oppure doppia o alla charentaise.
- doga Asse di legno incurvata utilizzata nella fabbricazione delle botti.
- dolce Vino che contiene, ai sensi di legge, più di 50 g di zuccheri riduttori (glucosio e fruttosio) per litro (es. vino dolce naturale, vino da liquore, liquoroso, spumante, ecc.). Vino che ha un sapore dolce in equilibrio con gli altri componenti sapidi.
- dosaggio Miscela di spillatura aggiunta allo spumante elaborato secondo il metodo tradizionale, dopo il dégorgement e che ne determina il tipo (brut, sec, demi-sec…).
- duro Vini giovani privi di morbidezza, rotondità, poco vellutati e gradevoli, con sostanze tanniche eccedenti.
© L’Arcante – riproduzione riservata
Tag:ais, alfabeto del vino, big picture, c-d, dizionario del vino, le parole del vino, PROFESSION SOMMELIER, vocabolario del vino
Pubblicato su Dizionario del Vino, PROFESSION SOMMELIER | 1 Comment »
22 gennaio 2010
Gira che ti rigira ci si ritrova sempre a parlare di aglianico, della sua austerità, della sua, a volte, sottile eleganza o come in questo caso, della sua possenza e veemente capacità emozionale. Unisce e divide a seconda di cosa si sta bevendo, del nome che si sta nominando e del territorio di cui ne rappresenta espressione. L’aglianico ha tante anime e tra le tante pur senza rimpianti ce ne sono alcune da amare profondamente.

L’aglianico del Taburno ne possiede una tutta sua e sta imparando nel tempo a conservarla gelosamente, ceppo per ceppo, filare per filare, con la terra che diviene preziosa ed il vino che ne nasce l’unica forza di rinascita, di rivincita, forse di vittoria su vini, a volte meri fratelli coltelli, sparsi qua e là a rubare la scena spesso indegnamente. Torrecuso oggi è il comune più importante della doc Aglianico del Taburno, qualcuno ha definito camminare i saliscendi intorno al borgo vecchio come fare un giro nelle Langhe piemontesi più nobili, io aspetto con ansia di girare a Barolo e Barbaresco ma nel frattempo non oso immaginare niente di simile ai colori e ai profumi autunnali intorno a Fattoria La Rivolta e Fontanavecchia. Dopo la vicina Castelvenere è il comune più vitato della Campania con i suoi oltre 24mila ettari e quello dove si concentrano il maggior numero di aziende vitivinicole. Il territorio ricade nel Parco Regionale del Taburno Camposauro istituito nel 1993 per proteggere i boschi secolari di castagni, lecci e faggi e gli abeti bianchi portati dai Borbone nel 1846.
Un paese completamente votato alla viticoltura, dicevamo, fortemente vocato, come la storia e la tradizione della famiglia Rillo, di papà Orazio e soprattutto del figlio Libero che ha saputo dare la sferzata necessaria a far crescere ed affermare Fontanavecchia come un riferimento di indiscutibile valore per i vini qui prodotti. L’intero areale torrecusano fino agli anni 50 era per lo più spezzettato in piccoli poderi sui quali si coltivava di tutto con le tecniche del tempo e tutto ciò che vi si ricavava soddisfaceva appena i bisogni delle stesse famiglie che conducevano i poderi. Solo qualche anno più tardi si scoprì quale fosse la vocazione più idonea che trovò nella vite e nell’aglianico in particolare la sua strada maestra, e sin da allora i Rillo scelsero bene quale strada intraprendere puntando sempre alla sua valorizzazione ed oggi, alcune loro interpretazioni, in certe annate sono assurti senza ombra di dubbio a capisaldi della viticultura campana.
Il colore di questo Vigna Cataratte Riserva è rosso rubino con riflessi granata, limpido, di buona vivacità e consistenza. Il primo naso è intenso e complesso su sentori di frutta rossa matura, prugna in confettura, poi vengono fuori note speziate, tabacco, sino all’emergere di sensazioni balsamiche, di liquirizia, poi ancora note di grafite. In bocca è secco e caldo, fresco quanto basta, dal palato tosto e coriaceo, dal tannino ben levigato dal tempo ma ancora presente e costante, vellutato solo sul finale di bocca grazie ad un residuo di frutto polposo, semizuccherino, ad abboccare la nota finale tostata tendenzialmente amarognola. La beva risulta costantemente di grande intensità e di notevole persistenza aromatica, avvolgendo il palato continuamente in una piacevole e sostenuta corrispondenza gusto-olfattiva. Un vino certamente robusto, figlio di una annata calda e probabilmente destinato ad una vita non lunghissima ma che ancora, dopo sei anni, mostra di avere carattere da vendere e godibilità da non perdere. Da bere su di una succulenta sella di coniglio farcita cotta a bassa temperatura, come quella di Francesco Sposito di Taverna Estia di Brusciano.
Tag:aglianico, aglianico del taburno, fontanavecchia, libero rillo, taverna estia, torrecuso, vigna cataratte
Pubblicato su DEGUSTAZIONI VINI, in CAMPANIA | 3 Comments »
21 gennaio 2010

Il Fiano di Avellino come Montrachet? Perchè no! Naturalmente siamo ancora lontani dall’idea di esigere una classificazione della tipologia come dire – alla borgognona – seguendo un po’ ciò che i francesi hanno intuito ed espresso già oltre cento anni fa, creando terroir straordinari come Montrachet, con tante piccole facce di uno Chardonnay di inarrivabile qualità, distinguendone i cru di Puligny da Chassagne, quelle di Batard dallo stesso comune omonimo, ma sempre più spesso ci capita di pensare e di parlare di questo vino non più come genericamente “di Avellino” ma ricercandone anche gli areali di produzione a conferma di una diversità tangibile e di una particolare e maggiore vocazione: a seconda che ci si ritrovi dinanzi ad una bottiglia proveniente da Pratola Serra piuttosto che da Montefalcione o da Montefrèdane, Cesinali, Summonte e via discorrendo sino a Làpio, tutte terre d’elezione per il Fiano. L’ultima in particolare – dove nasce appunto il More Maiorum della famiglia Mastroberardino e dove il vitigno appare baciato, più che dal sole dalla madre terra che gli conferisce una mineralità capace di forgiare un vino bianco votato a sfidare il tempo senza eguali in Campania e forse in Italia.
Il colore è di un bel giallo paglierino cristallino e si presenta nel bicchiere con una buona consistenza. Il primo naso è intenso e persistente su note fruttate eleganti e fini, dapprima mela verde, note agrumate, poi banana, continuando a stupire su di una complessità eccelsa ed abbastanza profonda chiudendo su leggere sensazioni vanigliate e nocciolate. In bocca è secco, abbastanza caldo e particolarmente fresco chiudendo dopo una lunga e piacevole persistenza con un sapore decisamente mandorlato. Carattere da vendere da consegnare tra poche settimane a quel mercato finalmente ritornato sui suoi passi con una ritrovata esigenza di acidità e mineralità a discapito di bianchi “tuttifrutti” dalle rotondità burrose stucchevoli tanto serbevoli quanto anomini e scipiti. Da bere fresco tra i 12 e 14 gradi in calici generosi nell’esaltare l’ampiezza olfattiva espressa, da abbinare a piatti importanti, mi viene in mente la sorprendente interpretazione delle Alici marinate con ricotta, melanzane e caponatina in salsa di prezzemolo di Oliver Glowig dell’Olivo del Capri Palace.
Tag:atripalda, fiano di avellino, irpinia, lapio, mastroberardino, more maiorum, vini bianchi
Pubblicato su DEGUSTAZIONI VINI, I Vini del Cuore, in CAMPANIA | Leave a Comment »
21 gennaio 2010

Abbiamo spesso la sensazione di ascoltare parole di difficile comprensione, abbiamo spesso la sensazione di dirle certe parole difficili. Per chi mastica quotidianamente il glossario del vino tante difficoltà risultano distanti, ma per l’appassionato non è sempre semplice seguire una degustazione o intuire dallo scritto, per esempio sulle retroetichette delle bottiglie, le caratteristiche peculiari di un vino o di una particolare tecnica di produzione, o quantomeno decifrarne il linguaggio con il quale viene esposto. Un percorso fatto di parole scritte con la speranza di rendere utile servizio a chi ci segue per meglio comprendere il linguaggio del vino e di chi lo comunica, di volta in volta faremo passare sulle nostre pagine i termini più utilizzati e meno conosciuti. Buona lettura.
- abboccato Vino dolce, ma con residuo zuccherino meno evidente.
- acerbo Vino ricco di acidi, prodotto con uve acerbe.
- acidità Causata dagli acidi liberi naturali contenuti nel vino, conferisce freschezza. Se eccessiva, il vino è aggressivo e acerbo; se carente, è piatto.
- agarico Odore di fungo, speziato, vegetale, tipico di vini che hanno subito una reazione di riduzione.
- alcool Composto organico del vino prodotto dalla trasformazione operata sullo zucchero dai lieviti. L’alcol complessivo di un vino è la somma dell’alcol svolto (quello indicato sull’etichetta espresso in volume %, es: 12,5%) e quello potenziale, ovvero quello che si otterrebbe se si facessero fermentare anche gli zuccheri residui (vini dolci, es: +/-2). Il volume alcolico di un vino è dato dalla percentuale di zucchero x 0,6 (da 1g di zucchero si ottengono 0,6ml di alcol).
- amabile Vino con chiara ma non predominante sensazione di dolcezza.
- amaro In alcuni vini rossi tannici sintomo di qualità, può essere un difetto se molto pronunciato.
- ampelografia Scienza che descrive e classifica la vite nelle sue varietà (vitigni e cloni) e nei suoi comportamenti.
- ampio Vino dalla complessa descrizione olfattiva.
- animale La gamma delle sfumature d’odore emesso dagli animali: ambra, arrosto, bagnato, cacciagione, muschio, pelame, pelo, salmì, selvaggina, sudore, ecc.
- aranciato riflesso arancione di alcuni vini rossi, indice di invecchiamento.
- aromatico Tipico sentore di alcuni vitigni, detti appunto aromatici: Gewurztraminer, Brachetto, Moscato, Malvasia
- arricchimento Operazione con cui viene aumentato il tenore alcolico del mosto (mediante zuccheraggio, addizione di mosto d’uva concentrato, concentrazione di mosti o del vino da tavola, mediante concentrazione frigorifica).
- astringente Che disidrata il palato mediante i tannini. Si tratta generalmente di un vino giovane, ancora molto tannico
- austero Vino corposo non molto vellutato.
- autentico Sinonimo di “franco“, è un vino in cui si riconoscono pienamente le caratteristiche, soprattutto l’appartenenza ad un certo terroir.
- avvinare Sciacquare un bicchiere con piccola quantità di vino o acquavite e prepararlo alla degustazione.
- barrique tipica botte di origine francese, costituito da doghe di quercia, di capacità variabile secondo le diverse regioni viticole. La più nota è la barrique bordolese da 225 litri, ma anche quella del Cognac da 205 lt.
- batonnâge operazione che consiste nello scuotimento del vino durante l’elevage in legno, al fine di rimettere le fecce in sospensione (tipica dei vini bianchi di Borgogna).
- beva “di pronta beva“, “di facile beva“, si dice di un vino pronto, da bere immediatamente senza attendere un particolare affinamento.
- botritizzato Vendemmia o uve colpite da marciume (nobile o grigio).
- botritys botritys cinerea: muffa parassita responsabile, secondo il clima e i vitigni, del marciume o muffa nobile (che favorisce la concentrazione degli zuccheri indispensabili all’elaborazione dei vini muffati) o del marciume grigio (alterazione delle uve che può provocare la perdita del raccolto).
- bouquet Insieme delle sensazioni olfattive terziarie che si sviluppano durante la maturazione e l’invecchiamento dei vini.
- brillante Vino chiaro con riflessi brillanti. Termine generalmente utilizzato nell’esame visivo di vino bianco o meglio spumante.
- brut Champagne o spumante il cui zucchero residuo è inferiore a 15 g/l. 2. Extra brut: zucchero residuo compreso fra 0 e 6. Brut de brut o brut zero o dosage zero o pas dosé: senza zucchero residuo, senza aggiunta di zucchero o alcol e non dosato con liqueur d’expedition.
© L’Arcante – riproduzione riservata
Tag:a-b, ais, alfabeto del vino, big pictue, dizionario del vino, glossario, le parole del vino, professione, sommelier, vocabolario
Pubblicato su Dizionario del Vino, PROFESSION SOMMELIER | Leave a Comment »
20 gennaio 2010

Domenica 24 Gennaio alle ore 11,30 incontro con il produttore GENNARO PAPA per un “approccio Primitivo al Falerno del Massico”.
Falciano del Massico, in un area tra le più vocate alla viticoltura della nostra regione campania e senza dubbio tra le più antiche ed apprezzate, sin dai romani che ne fecero la loro piccola “Bordeaux”, nasce la piccola azienda di Gennaro Papa, poco più di 10.000 bottiglie per vini d’autore di assoluto pregio, che con la presenza di Antonio Papa, figlio di Gennaro vi vogliamo raccontare in questo happening domenicale nella nostra enoteca in Pozzuoli.
In degustazione, gratuita, due dei tre vini prodotti dall’azienda in abbinamento a due sfiziose interpretazioni di finger food da aperitivo di Lilly Avallone:
- Falerno del Massico Campantuono 2006
- Campania Primitivo Conclave 2007
conduce le degustazioni Angelo Di Costanzo
Informazioni e prenotazioni
L’Arcante Enoteca
Via Pergolesi, 86 Pozzuoli (NA)
Tel. 081.3031039
larcante@libero.it
Tag:campantuono, degustazioni, falerno del massico, papa, pozzuoli
Pubblicato su Amici di Bevute, APPUNTAMENTI, In agenda | 2 Comments »
18 gennaio 2010
Fenesta Verde è uno dei pochi locali in Campania del quale difficilmente non si può avere memoria. Assolutamente impossibile sentirne parlare in senso negativo. Assolutamente ineccepibile nella franca proposta territoriale flegrea, ogni anno su standards qualitativi eccellenti.

Dopo lo sdoppiamento con la moderna La Marchesella, oggi tutta nelle mani del giovane Giovanni e addirittura triplicato con la nuova apertura de La Compagnia del Ragù di Gena e Tommaso, la famiglia Iodice non si può certo definire statica ed avulsa dal fermento sociale nonostante il contesto in cui operano. La madre di tutte le Osterie di qualità flegrea però rimane senza ombra di dubbio l’antica Fenesta Verde di vico Sorbo, da cui tutto nasce nel 1948 ad opera di Andrea Guarino e l’intraprendente e coraggiosa moglie Luisa Flagiello. L’idea di avviare una attività di somministrazione di vino al boccale e piatti semplici della cucina del territorio nacque durante i bombardamenti che si succedevano numerosi durante la seconda guerra mondiale.
In quel periodo, infatti, la cantina dell’abitazione piccola ma confortevole veniva usata dai vicini come rifugio antiaereo, Luisa era solita offrire a tutti una parola di conforto ed in qualche occasione quando l’attesa si faceva più lunga non mancava un bicchiere di vino che scaldava ed aiutava a superare i momenti di paura. Luisa era bravissima in cucina mentre Andrea era un abile viticoltore che aveva appreso per bene l’arte di fare il vino; ricco di idee, intuì la situazione e progettò inisieme con la moglie di avviare una attività di somministrazione di vino al boccale e di piatti della cucina locale, certo che non sarebbero mancati gli avventori. L’idea si dimostrò vincente ed in poco tempo “la cantina” fu molto frequentata, tanto da richiamare avventori anche dai comuni limitrofi; alla domanda di come raggiungere e riconoscere la cantina veniva risposto “ a casa ‘e spall d’a’ chies dell’Annunziata ca’ tene ‘a fenesta verde“. In poco tempo senza che nessuno se ne accorgesse la cantina assunse il nome di “Fenesta Verde”. Questo il nome, il marchio, che ha accompagnato per molti anni l’attività di Andrea e Luisa, poi continuata dalla figlia Angela e dal marito Antonio e, negli anni a venire, prima della moderna tripartizione, dai quattro figli di questi, Luisa, Laura, Gena e Giovanni.
Ci siamo seduti a tavola domenica 17 gennaio, fuori era una giornata umida e a tratti cupa e grigia, dentro, vicino al focolare dell’ampia ed accogliente sala principale tutta un’altra atmosfera, cordiale, sentita, calda, come nello stile di Guido e Giacomo che non fanno mai mancare un consiglio, un indirizzo, una proposta qualora ci si ritrovi a corto di idee. In cucina, con lo staff a pieno organico dirige i giochi la sola Laura poiche la sorella Luisa, moglie di Guido, è al countdown finale per l’ennesimo erede della famiglia. Tante novità in cantiere ed in calendario, da non perdere per chi come me non vive da un po’ di tempo Fenesta Verde: la profonda ristrutturazione ultimata nei primi mesi del 2009 ha consentito di aprire un piacevole terrazzo dove finalmente pranzare e cenare in estate all’aria aperta sul tranquillo vico Sorbo, e di qui a pochi mesi sarà ultimata anche la cantina ricavata nell’antico androne proprio sotto il ristorante, dove oltre a stipare le pregiate bottiglie di vino della sempre fornita e conveniente (ricarichi onestissimi) carta dei vini è in programma di sostenere eventi e cene a tema nonchè percorsi di formazione e degustazione. Un ascensore di ultima generazione, accompagna gli ospiti su e giù per i piani in un battibaleno.
Il pranzo è da manuale, gli assaggini degli antipasti sono tutti succulenti e dai sapori nitidi ed espressivi: zuppetta di fagioli rossi, gattoncino di patate con salsiccia e friarielli, involtino di peperone rosso, pizza di cipolle, sformatino di zucchine. Seguono un’ottimo cannellone al forno ed una strepitosa genovese con candele spezzate, poi ancora salsiccia arrosto, scarola alla carrettiera e baccalà fritto, bontà a cuor leggero. Il tutto innaffiato da un avvinamento con una discreta Falanghina 2008 di Corte Normanna ed un superbo Aglianico del Taburno Riserva Vigna Cataratte 2003 di Libero Rillo. I dolci, una delizia: crostatina con crema e fragole di bosco (la pasta frolla da baci in fronte), la “sfogliatella aperta alla sua maniera” per la quale, sono un sentimentale, sto versando ancora lacrime di gioia. Totò qui avrebbe fatto di tutto per strappare un contratto a vita, natural durante!
Fenesta Verde
Vico Sorbo, 1
80014 Giugliano in Campania (NA)
Tel. 081 8941239
Chiuso: Domenica sera e Lunedì
Tag:big picture, campi flegrei, compagnia del ragù, cucina tradizionale, famiglia iodice, fenesta verde, giugliano, l'arcante, la marchesella, ristoranti giugliano
Pubblicato su I LUOGHI DEL GUSTO, Recensioni Ristoranti | 3 Comments »
17 gennaio 2010

L’enologo, il mago. Il primo studia e rappresenta l’enologia, cioè la scienza che studia il vino e la sua produzione: dalla vendemmia alla bottiglia; Ne studia la microbiologia, la chimica e le caratteristiche sensoriali. Il nome deriva dal greco “oinos” (vino) e “logos” (studio). Il termine mago viene normalmente utilizzato in alternativa per designare una persona con poteri magici (mago, sciamano, stregone), un artista insomma che esegue giochi di destrezza di cui nasconde i meccanismi (come il prestigiatore, l’illusionista), una persona quindi eccezionalmente abile. La parola è la traslitterazione del termine greco magos (μαγος, plurale μαγοι).
Due attività, due professioni, che per le basi su cui poggiano i loro principi non dovrebbero mai avere a che fare l’una con l’altra, eppure per molti anni, troppi anni, direi anche tutt’ora, l’enologo, e peggio, il consulente enologo, hanno assunto un ruolo sempre più da mago che da interpreti della propria professionalità. La voracità del mercato in continuo fermento ha fatto sì che certi principi di studio, conoscenza, applicazione lasciassero sempre più costantemente spazio alla furba destrezza ed alla creatività, a discapito dell’originalità di un vino, di un territorio.
Francesco jr Martusciello è un enologo, e contrariamente alla sua faccia pulita da Harry Potter, della magia non sa proprio cosa farsene, anzi, nonostante sappia bene come vada il mondo mostra di avere principi di responsabilità verso la natura e la naturalità dei vini, davvero sorprendenti. Da qui inizia la nostra conversazione, dalla terra, dall’origine, marchio indelebile di una identità, chiacchiere distintive, come sempre, con un giovane professionista del vino flegreo cresciuto all’ombra di spalle larghe (leggi zio Gennaro) e che trovatosi all’improvviso gettato nel fuoco piuttosto che rimanervi bruciato ha iniziato a domarne le fiamme, sino a forgiarle a propria immagine e somiglianza: il passo in avanti, il salto di qualità dei vini di Grotta del sole è inconfutabile e proporzionalmente cresciuto con la sua ascesa alla direzione tecnica aziendale iniziata cinque anni fa.
Chi è per te, in Italia, l’enologo di riferimento? “Giacomo Tachis, senza ombra di dubbio. E’ sconvolgente come riesce ad interpretare esattamente in maniera liquida ciò che la natura gli offre, terra ed uva, in maniera solida”. Quale secondo te la sua arma vincente? “La cura maniacale che profonde nei particolari: le vigne, le foglie, i grappoli, le micro zonazioni e micro vinificazioni plasmate poi in vini di straordinaria autenticità”. E rimanendo in Campania? “E’ sempre difficile fare nomi, però stimo moltissimo alcuni miei colleghi con i quali spesso ci incontriamo per discutere di vino e di problematiche ad esso legate, una condivisione tanto importante quanto impensabile solo qualche anno fa. C’è tanta buona materia grigia a disposizione del futuro viticolo campano”. Dai, desidero un nome, due per par condicio. Si stiracchia, gira lo sguardo, “Gerardo Vernazzaro (Cantine Astroni) – mentre con le braccia larghe si guarda entrambi i palmi delle mani – tiene na’capa tanta con delle idee tante, mi impressiona la sua curiosità, la profonda dedizione alla ricerca. E poi Fabio Gennarelli (Villa Matilde), un giorno gli faranno una statua”!
Qual è il futuro del vino in Campania, cosa ci trainerà fuori da questa fase di stallo? “La biodiversità e l’unicità, qua tutti vogliono fare tutto con tutto e soprattutto da un momento all’altro”. “Abbiamo lottato duramente per conquistarci delle piccole fette di mercato, oggi riconducibili solo alla nostra Campania, ma a qualcuno ciò non interessa, addirittura ne vorrebbe cavalcare l’onda solo per imporre il proprio marchio”. Non si espone più di tanto, corretto com’è, ma il pensiero comune, il mio innanzitutto, va al tentativo fallito (per ora) di apportare modifiche al disciplinare della d.o.c. Vesuvio dove qualcuno avrebbe spinto per lasciare produrre anche qui un rosso vivace, stile Gragnano, con ovvie ricadute sull’immagine di quest’ultimo, tradizionalmente legato come il Lettere alla storia della Penisola Sorrentina; Aggiungo io, sarebbe opportuno anche mettere mano alla sperequazione in atto sulle continue concessioni di proroghe alla spumantizzazione dell’Asprinio d.o.c. addirittura fuori regione, penalizzando naturalmente chi da anni ha investito ingenti capitali per la salvaguardia del vitigno e della denominazione. Cosa è cambiato in questi anni a Grotta? Tanto, per qualcuno troppo, ma la strada intrapresa non ammetteva ripensamenti, l’obiettivo rimane lo stesso di quando si è varcata la soglia il primo giorno di lavoro, migliorarsi, e i prossimi anni non potranno che essere spesi nella stessa direzione”. Come? “Aumentando i vigneti di proprietà e quelli in conduzione diretta, tutto nasce lì, in vigna, solo camminandola ogni giorno e governandola direttamente possiamo tirarci fuori la materia prima di cui abbiamo bisogno per far crescere il nostro valore nelle bottiglie”. Allora solo lavoro nei prossimi anni? “Certamente, ma più che per me, forse per l’altro mio cugino Francesco, l’agronomo”! Scusa? “Con uva sana e di grande qualità, che ci vuole a fare l’enologo, mi accontenterò di timbrare il cartellino una volta girato per le vasche…” Sorride, giustamente, bisognerà raccontarlo a zia Elena, aggiungo io.
Mi parla di tutti i nuovi protocolli che sta attuando in azienda, dei quali naturalmente non mi è possibile scriverne per non svelare il risultato di anni di sperimentazione e duro lavoro, ma che in realtà potrebbe essere sintetizzato in tutta una serie di passaggi vivi, in vigna ed in cantina, assolutamente naturali, ma che richiedono anni di studi e di conoscenza, tempo (tanto) e dedizione profonda (incalcolabile).
Francesco jr Martusciello contrariamente all’aria timida e defilata che trasmette al primo approccio è invece molto sicuro di sé e delle sue idee, è pronto a metterle in gioco e sottoporle a giudizio e critica purchè liberi da preconcetti sul passato e confronti asettici. Ci lasciamo da carissimi amici quali siamo, con la promessa di condividere una pizza appena possibile, vista la comune passione sfrenata per essa, magari da Enzo Coccia de La Notizia; Ci salutiamo con un po’ più di stima, soprattutto da parte mia, dopo aver assaggiato, qualche tempo fa, il Quartodiluna 2007,oggi queste due anteprime di cui racconterò prossimamente, il Piedirosso Riserva Montegauro 2007 e l’aglianico Quartodisole 2007, quest’ultimo davvero sorprendente per equilibrio e piacevolezza. Puro territorio in movimento.
Tag:campi flegrei, enologia, enologo, giacomo tachis, grotta del sole, pozzuoli, vino
Pubblicato su Chiacchiere distintive, FATTI, PERSONE | 6 Comments »
17 gennaio 2010
La parola sommelier, nessuno si scandalizzi, proviene dal termine francese saumelier (dall’etimo latino sagmarium) ovvero “conduttore di bestie da soma”, evolutosi poi nel significato moderno di “cantiniere, cameriere d’albergo o ristorante, per la scelta e il servizio dei vini”.

In realtà la storia ci lascia traccia del fatto che i cugini d’oltralpe mutuarono quest’ultima denominazione solo nell’ottocento dall’italiano somigliere, citato per la prima volta negli editti del Duca di Savoia almeno cent’anni prima. Questi istituivano la figura del Somigliere di Bocca e di Corte, un vero e proprio pubblico ufficiale destinato a ricercare e valutare i vini, che poi sigillava con il timbro dell’anello imponendo le insegne ducali, nonché a determinare la corretta maniera nel servirli con protocolli rigidissimi.
Quello del sommelier è però un ruolo molto più antico. Nell’antica Grecia esisteva un Simposiarca, in alcune traslitterazioni chiamato anche Coppiere Arcante, che dirigeva il Symposion, ovvero il momento finale del banchetto, quando gli uomini si riunivano per bere e discorrere di politica, arte e filosofia. Ancor prima, in Mesopotamia ero lo Shagu, ma è con l’Impero Romano che si ha una affermazione importante di tale figura che ritroviamo con il nome di Arbiter Bibendi o Pocillator, persona fidata che aveva il compito di preparare, poco prima dell’inizio del convivio, la miscela di acqua e vino ideale per deliziare i palati dei convenuti (all’epoca il vino, un vero e proprio succo d’uva sciropposo, veniva diluito). Venne poi il Buttigliere rinascimentale, che aveva un ruolo di assoluto primo piano nelle corti italiane, sacerdote di un rigido cerimoniale e responsabile della salubrità delle bevande.

Oggi l’arte del sommelier, tra le varie associazioni di categoria, è regolata dall’ Associazione Italiana Sommeliers (Ais), fondata nel 1965 e riconosciuta con decreto del Presidente della Repubblica nel 1973 e che vede tra i suoi iscritti oltre 30.000 membri di cui gran parte operatori professionisti impeganti quotidianamente nella comunicazione di qualità del vino. Leggi lo statuto dell’Ais.
“Bianco o rosso?”. E’ una domanda che oggi trova sempre meno riscontri, perchè quasi tutti i ristoranti hanno intuito il cambiamento in atto e si sono dotati di una carta dei vini, dove compare una selezione di bottiglie, spesso pregiate, sulla quale l’avventore di turno, incerto, ha bisogno di essere guidato. È in questo momento che interviene il sommelier, capace di seguire il cliente, intuire le sue preferenze e condurlo ad una scelta ideale soprattutto in riferimento alle pietanze che questi avrà scelto dal menu.
Dimenticatevi l’immagine del maître compassato o del cameriere che à la volée stappa una bottiglia di Taurasi, il sommelier, negli ultimi anni sempre più giovane e brillante, saprà conquistarvi con la sua arte professionale e con la sua proverbiale comunicazione.
Tag:ais, angelo di costanzo, bibendi, bottigliere, cavatappi, grecia, l'arcante, PROFESSION SOMMELIER, simposiarca, simposio, storia
Pubblicato su PROFESSION SOMMELIER | 1 Comment »
16 gennaio 2010

Dei vini di Cantine del Notaio, nonostante la giovine età dell’azienda (1998) sono già pieni gli annali; l’Aglianico è certamente il protagonista di una gamma ampia e decisamente sugli scudi in tutte le sue declinazioni: il Repertorio, La Firma, Il Sigillo, ognuno a suo modo protagonista del proprio essere, immediato e godibile il primo, opulenti e condensati gli altri due, pieni di una materia prima ricca e decisamente da attendere. Ottima riuscita anche del Rogito, un rosato quanto meno sui generis proposto dopo un lungo affinamento in legno, alla maniera dei migliori Tavel del Rodano.
Uscito da poco sul mercato, prima vendemmia la 2008, ecco la novità griffata come sempre con l’insolita nomenclatura notarile, Il Preliminare, un bianco igt da uve base aglianico (ed altre varietà a bacca bianca) vinificato in maniera soffice privando il mosto immediatamente delle bucce. Certo non è semplice affermare un ideale bianchista, seppur limitato, in una terra pressocchè appannaggio del solo Aglianico senza essere additati come banali e qualunquisti, ma anche in questo Gerardo Giuratrabocchetti ha saputo cogliere l’originalità della tipologia senza stravolgere più di tanto la vocazione dei suoi vigneti, utilizzando come detto proprio il vitigno principe vulturino e tirando fuori un vino davvero piacevole, invitante e di ottimo carattere.
Di colore giallo paglierino con accennate sfumature verdoline, è cristallino e di buona consistenza. Il primo naso è molto invitante di fiori bianchi e frutta a polpa gialla, in particolare di mughetto, di fiori d’arancio, poi banana e pesca. In bocca è secco ma abbastanza morbido, con una buona intensità e profondità gustativa, ha una beva fresca ed abbastanza sapida, chiudendo in maniera equilibrata in un finale di bocca piacevolmente mandorlato.
Un gran bel vino, una piacevole novità, ideale come entreè su di una parmigiana di pesce bandiera, una buona scelta intelligente su secondi di pesce abbastanza strutturati, penso per esempio al filetto di tonno appena scottato con erbette come quello di Felice Di Bonito de La Cantina dell’Abbazia di Pozzuoli, abbinamento dove fa bene il suo lavoro anche la buona concentrazione alcolica oltre i 13 gradi e mezzo. Good news from Vulture!
© L’Arcante – riproduzione riservata
Tag:agliancio del vulture, aglianico, basilicata, cantine del notaio, fiano, gerardo giuratrabocchetti, il rogito, il sigillo, l'autentica, la firma, moscato, notaio, preliminare, vitigni bianchi, vulture
Pubblicato su Basilicata, DEGUSTAZIONI VINI, in ITALIA | Leave a Comment »
16 gennaio 2010

Guardatela bene questa foto, fissatela per qualche secondo. Così oggi io vedo la mia terra dalla prospettiva migliore. Siamo in un tunnel nel quale ci hanno ficcato, ci siamo ficcati fidandoci per anni di persone e idee falsamente motivate, ovvero ben motivate economicamente ma travestite da uno spirito di condivisione dissoltosi al primo richiamo della carne, che in questo caso è stata proprio la moneta sonante atta alla speculazione, alla devastazione del territorio, politicizzazione ad oltranza. E qui mi fermo, per un momento, perchè questo è un blog apolitico e riferito al mondo del vino e del cibo, pertanto niente morali, semmai solo tratti a penna rossa per giustificare la propria residenza, anche se purtroppo dove “si magna e se beve” c’entra sempre anche la politica.
Di là da questo tunnel però uno scorcio di luce, a segnare la via verso un’ampia porta, un’arco, di trionfo sembrerebbe di intuire, ma che probabilmente non prenderemo mai; Eppure lo vediamo, c’è, ci aiuta ad andare avanti e seguire la strada. C’è bisogno di entusiasmo, per chi rimane, lo stesso entusiasmo di chi è partito anni fa o partirà in questi giorni alla scoperta di nuovi orizzonti: ce lo diciamo da sempre, abbiamo bisogno di fare sistema, di stare assieme, di costruire un’idea condivisa che punti all’eccellenza delle nostre conoscenze, della nostra storia, cultura, del nostro talento, delle nostre professionalità, della nostra ricchezza che purtroppo non è più “la mattonella” e men che meno semplicemente identificabile, come spesso ci accade di fare, con la preziosità di un patrimonio archeologico-paesaggistico di inestimabile valore, mai valorizzato e staticamente trascinato ai posteri, ma nella trasposizione essenziale proprio di quegli elementi sopracitati da offrire ai nostri avventori come unicum di ospitalità.
Ecco però che per forza di cose entra in scena la politica, perchè nel momento in cui rimangono isolati i portatori sani di tali valori, tutto è finito. Inutile fare nomi, si continuerebbe, dimenticandone qualcuno, a fare torto a chi lavora alacremente sul territorio nonostante l’assoluta mancanza e manchevolezza dei servizi più essenziali, dalle strade asfaltate come in un qualsiasi paese civile alla pulizia delle stesse, dalla vivibilità dei centri storici alla moralità ed efficienza degli enti preposti. E cosa dire allora, dell’assoluto abbandono di qualsiasi progetto di ruralità in un’area fortemente vocata, nonostante i mastodontici fallimenti industriali susseguitisi sul territorio negli ultimi vent’anni a favore di altrettanti faraonici progetti di pseudo-ricettività (leggi waterfront) che vedranno la luce, semmai la vedranno, tra due-tre decenni, proprio come, nella stessa Pozzuoli, si attende il Rione Terra da oltre vent’anni.
Siamo diventati, ci hanno fatto diventare, talmente tanto bravi a sognare per conto nostro dal farci passare ogni giorno la vita sotto gli occhi senza mai afferrarla. Attenzione a che strada prendete però, in alcune le buche sono sempre più grandi.
Tag:campi flegrei, napoli, politica, pozzuoli, territorio
Pubblicato su FATTI, PERSONE, Pensieri e Parole | Leave a Comment »
14 gennaio 2010
Croix et délice, croce e delizia, così mi appare questo rosso sanguigno borgognone di Bernard Hudelot. Abbiamo bevuto, qualche settimana fa con l’amica Cathy Stockermans un 2002 davvero giù di corda, dal colore gradevolmente brillante ma poco espressivo al naso, sottilissimo, fermo, e al palato aggressivo sino all’imbarazzo. Un frutto troppo amaro per continuare a sperare nel divenire. Ci ho riprovato l’altra sera, con il 2005, servito alla cieca ad un gruppo di Amici di Bevute. Il risultato? Niente a che vedere con l’esperienza precedente ma ciononostante lontano dagli standards manifesti della piccola azienda di Villars Fontaine e dalle aspettative trasferitemi dalla stessa amica blogger ed aspirante sommelier Cathy.
L’azienda è stata creata da Bernard Hudelot che l’ha ereditata dal padre Ferdinand e riportata in vita dopo la parziale devastazione subita durante la seconda guerra mondiale. E’ il 1971 quando, dopo diversi anni di duro lavoro di consolidamento si iniziano ad innestare le prime nuove vigne di Pinot Noir e Chardonnay tra i vari climat della tenuta a seconda della specifica vocazione, nel Domaine di Montmain, a Les Jiromée ed intorno allo Chateau Villars Fontaine propriamente detto. Siamo nell’haute cote de Nuits, appena ad un palmo dal cuore della Borgogna più nobile, qui intorno infatti si levano al mondo i sospiri di alcuni dei migliori Pinot Noir in circolazione distesi sui terreni di Gevrey Chambertin, Aloxe Corton, Nuits Saint Georges e chi più ne ha più ne metta; il terreno ha una conformazione scheletrica profonda, a tratti rocciosa e spesso scosceso ed il clima è certamente più rigido rispetto ai paesi limitrofi, elementi che non hanno certamente reso vita facile, negli anni, al lavoro della famiglia Hudelot.
Condizioni pedoclimatiche particolari, dicevamo, comunque buone per i bianchi a base Chardonnay, sempre ricchi di note aromatiche intense e complesse e con un gusto deciso e profondo, in certi millesimi avvicinabili ai migliori Mersault, la faccenda diviene un po più complicata per il Pinot Nero, quantomeno riflettendo sui tratti dipinti nel calice proprio qui nella mia mano, con un naso abbastanza pronunciato ma un palato sempre troppo duro da digerire con nonchalance. L’haute cote 2005 si presenta con un colore rosso rubino vivace, abbastanza trasparente e di media consistenza. Il primo naso è molto piacevole, invitante, note fruttate dolci ed ampio respiro ai sentori di origine secondaria e terziaria: ai primi riconoscimenti di mora di rovo e mirtillo si aggiungono subito dopo una netta sensazione di gomma e di leggero goudron, sottili ma abbastanza intense e persistenti, nel complesso abbastanza fini. In bocca l’inversione di tendenza, le note olfattive “ammiccanti” e comunque avvolgenti si trasformano in un gusto arcigno, duro, per niente levigato dal tempo, più che tannino appare acidità elevata alla massima espressione, insistente, permanente, oltemodo invadente. Sia ben chiaro, un vino certamente integro e a tratti, dopo una lunga ossigenazione, interessante, ma sempre troppo scostante, distante da un equilibrio gustativo pur necessario per poterne godere al meglio del frutto. Da rivedere tra qualche tempo, indagandone nel frattempo, il dna produttivo.
Tag:borgogna, francia, haute cote de nuits, pinot noir, villars fontaine
Pubblicato su DEGUSTAZIONI VINI, Francia, nel MONDO | 6 Comments »
14 gennaio 2010
Leggendo questo post su intravino mi sono ritornate alla mente le matite colorate con le quali la mia amata maestra alle elementari, la straordinaria Pina Buzzurro, era solita correggere i compiti in classe. Un colore per ogni tipo di errore, una diversa tonalità a seconda della sua gravità: il giallo ed il verde per quelli meno gravi, dettati magari dalla distrazione o dalla fretta di scrivere, il rosa, l’arancione per quelli da tenere in mente, da non ripetere, il rosso ed il blu a sottolineare quelli più gravi, quelli, diciamo così, imperdonabili, sui quali lavorare duramente e guai a ripeterli. Non di rado mi capita di ringraziare il cielo per averla avuta, una maestrina così.

L’errore è comunque sempre in agguato, guai ad ergersi a maestro della lingua e della grammatica, anzi, personalmente non posso che elogiare continuamente chi riesce a mantenere una certa “pulizia” di linguaggio, soprattutto grammaticale, lontana da quell’influenza popolana che proprio la velocità comunicativa del web ha costantemente attaccato rendendola spesso anacronistica. Il vino, il suo mondo, fa proprio della comunicazione, specializzata, settoriale, una sua arma irrinunciabile per arrivare al consumatore finale: riviste specializzate, almanacchi, guide ma anche eventi, incontri di degustazione che servono sempre (quasi) a far crescere attenzione ed attese su di una azienda, di un vino, di un territorio.
Qui con le parole si gioca tanto, la comunicazione è divenuta indispensabile, tutto, perchè puoi fare anche il miglior vino possibile ma se non lo sai comunicare rimarrà sempre misconosciuto o peggio, incompreso. Pertanto le bottiglie, le etichette, le loro retro, le brochures assumono un valore aggiuntivo importante e le fiere, i saloni del vino, le aste divengono sempre più palcoscenici fondamentali dove esaltare il proprio progetto, l’idea, il prodotto: attenzione però, da evitare assolutamente etichette bugiarde e lo scaturire di sorrisi a denti stretti.
Perchè? Perchè ci si ritrova talvolta tra le mani etichette e brochures bugiarde, pensate e soprattutto scritte da mani assolutamente a digiuno della materia, spesso quindi, con il “degustabolario” alla mano e con gli occhi chiusi, per non dire delle false verità che sembrano poi non avere più fine, tramandate di generazione in generazione diseducando, confondendo, distraendo sino all’inganno il consumatore finale.
Questa, in poche righe, la mia esperienza: ai primi tempi, alle richieste di alcuni clienti, di una buona bottiglia di Falanghina rossa piuttosto che all’insoddisfazione di trovare Taurasi solo rosso, sorridevo; Il giorno in cui svelai, tra le altre cose, la verità nascosta sul Fragolino qualcuno rimase interdetto, come quando iniziò ad essere ben chiaro il concetto che bere in uno stesso pasto vino bianco e rosso non era di per sé certezza di rimanere ubriachi o di cadere in stato confusionale.
In seguito, con pazienza, attenzione, sfatammo anche alcuni falsi miti come quello dell’ Asprigno d’Aversa o del Prosecco come sinonimo di spumantino scemo e potemmo così iniziare, tra le altre cose, a percorrere altri sentieri, come per esempio a discernere il Nobile di Montepulciano dal Montepulciano d’Abruzzo ed il Tocai friulano dal Tokaji ungherese. Venne poi il tempo di sviscerare le differenze clonali tra i sangiovesi Brunello, Morellino e Prugnolo, tra le varie anime del Nebbiolo della valtellina, di Barolo o di Barbaresco sino alla corretta pronuncia del “Ghevurztraminar” e dell’impronunciabile, per qualcuno, Quarz d’ Sciome.
Ecco, possiamo ritenerci soddisfatti di aver fatto un buon lavoro, non senza sbavature, ma il confronto ci ha sempre portato benefici, siamo per questo arrivati abbastanza lontani, e visto delle belle, non sufficienti però, evidentemente, a farci smettere di sorridere di fronte, ancora oggi, ad etichette bugiarde e strafalcioni di ogni genere, ai vini bianchi aromatici e leggeri e rossi fruttati per antonomasia, eleganti e fini per tradizione e, caratteristica tipica soprattutto dei vini rossi, quasi sempre corpulenti e robusti per vocazione, come il loro abbinamento con arrosti e cacciaggione.
Allora di cosa ci meravigliamo se un Richebourg di Madame Lalou Leroy diviene per magia un Rich Bourg Le Roi (un ricco borgo da re!!)? E’ vero, a certi livelli di conoscenza è complicato arrivarci, ma almeno una casa d’aste che sta per battere bottiglie per un valore complessivo a cinque-sei zeri non dovrebbe esimersi dal pagare quattro soldi ad un sommelier qualunque per tentare di descrivere esattamente i vini in catalogo, anche perchè, magari, queste bottiglie saranno pure capitate per sbaglio, per eccesso di vanità, per puro pavoneggiarsi nelle cantine del fu riccone di turno, ma chi le dovrà acquistare, quantomeno dovrà essere consapevole di stare spendendo cifre blu sorridendo alla leggerezza o alla rabbia.
© L’Arcante – riproduzione riservata
Tag:aste, colori, d.o.c., d.o.c.g., errori in etichetta, guide, sommelier, strafalcioni, vino
Pubblicato su PROFESSION SOMMELIER | 2 Comments »
11 gennaio 2010
Monte di Procida nell’immaginario collettivo è sempre stata terra di partenza, qualche volta luogo di ritorno. Gli annali sono pieni zeppi di riferimenti che raccontano di intere famiglie che hanno lasciato questo piccolo comune dei Campi Flegrei per raggiungere mete lontane, gli Stati Uniti, il Canada, il Sud America, facendovi ritorno solo dopo lunghi anni trascorsi in terra straniera, qualificando ed ampliando l’offerta gastronomica di questi paesi aprendo pizzerie, pub e ristoranti più o meno di cucina tradizionale.

Monte di Procida, va ricordato a chi non lo sapesse, annovera anche il merito di contribuire alla formazione della marineria più esperta in forza nelle compagnie multinazionali di shipping che solcano i mari di tutto il mondo, che qui sanno di poter trovare mano d’opera esperta ed impavida che porta nel proprio dna un legame fortissimo con il mare. Così, appena un anno fa, introducevo la piacevole degustazione del Piedirosso dei Campi Flegrei 2006 base sul wineblog di Luciano Pignataro; vino nel quale Gennaro Schiano, giovane patron di Cantine del Mare, anche con l’iniziale aiuto di Pasquale Massa, ha fortemente creduto, sin dall’inizio nel 2003, guardando al futuro viticolo di questi pochi vocatissimi ettari strappati letteralmente al mare lungo i pendii scoscesi del piccolo comune flegreo che guarda il mare del canale di Procida.
Per definizione vi è convinzione generale che nei Campi Flegrei, oltre all’areale del lago d’Averno e della Collina dei Camaldoli, proprio il territorio a ridosso delle coste e soprattutto nel comune di Monte di Procida fosse, per elezione, il miglior terroir possibile per questo vitigno; ma la storia della nostra terra ci ha lasciato notizia che proprio qui, per primo, è stato negli anni sistematicamente abbandonato a favore della coltivazione della sola Falanghina e in generale di vitigni di minore valore storico ma certamente di più alte rese commerciali: trebbiano, barbera e montepulciano su tutti (continua a leggere qui sapere tutto sul piedirosso flegreo).
Il Piedirosso dei Campi Flegrei Sorbo Rosso 2006 nasce, con queste premesse, da una riserva di poche bottiglie stipate proprio per valutarne integrità e longevità nel tempo, con la promessa di rilanciare una vocazione spergiurata da molti e timidamente riproposta da Cantine del Mare già con il vino base dello stesso millesimo di cui sopra la mia passata recensione; Il vino si presenta con un bel colore rosso rubino, con una piccola nuances granata sull’unghia, di media consistenza nel bicchiere. Il primo naso è inizialmente interessato da una sottile nota eterea, poi tostata, ha bisogno di qualche minuto per aprirsi e concedersi su piacevoli sensazioni varietali quasi sempre essenziali ma mai secondarie in un vino come il piedirosso flegreo: note floreali di petali di rosa rossa e geranio passite, frutti rossi surmaturi e terra bagnata.
Un vino certamente fine, di discreta complessità, in bocca è secco, caldo ed abbastanza morbido, l’assenza di un tannino pronunciato, mai nelle corde del nostro per e’ palummo, lascia spazio ad una beva gradevole e lungamente fresca, sorretta da buona vena sapida, equilibrata e per giunta armonica. Su Polpettine fritte di alici, mandorle e capperi o magari, per chi ancora sa cosa significano, sulla zuppa di “paparelle”.
Tag:campi flegrei, cantine del mare, gennaro schiano, gianluca tommaselli, monte di procida, piedirosso, piedirosso riserva, sorbo rosso
Pubblicato su DEGUSTAZIONI VINI, in CAMPANIA | 8 Comments »
10 gennaio 2010

In principio era Mastroberardino, poi alcune altre venute fuori poco dopo i primi anni novanta, quando, mentre a Milano si tiravano le cuoia alla prima repubblica, e si faceva la storia, proprio in quell’Irpinia appena spodestata da Roma, un po’ della sua storia viticola, ferma sino ad allora al palo, iniziava finalmente a cambiare registro; Sbocciavano così, come fiori a primavera, aziende come Feudi di San Gregorio, Antonio Caggiano, Terredora e tante altre piccole realtà, sino ad allora remissive e praticamente sconosciute ai più. Salvatore Molettieri era tra queste ultime, produceva uva ma non aveva i mezzi per poterla vinificare ed imbottigliare in proprio, pertanto la vendeva alle principali aziende campane. Nel 1995, dopo alcuni anni di duro lavoro e con l’ingresso in azienda del figlio enologo Giovanni prende il via quella che è diventata in poco più di dieci anni una delle più importanti realtà vinicole della nostra la regione. L’Aglianico Cinque Querce, è per definizione dello stesso Salvatore, il suo giovane Taurasi: “in effetti la vigna da cui nasce è la stessa, quel vigneto Cinque Querce allocato in Montemarano tra le contrade Musanni e Iampenne, con piante dell’età media di 15 anni, dove negli anni di reimpianto in reimpianto si è intensificata la concentrazione di ceppi allevati, sino ai 3500 per ettaro attuali, per consentire rese più basse ma di maggiore qualità.
Da questa vigna nascono tre vini, l’aglianico base propriamente detto ed i due Taurasi e Taurasi Riserva. Di questi ultimi due mi sono rimaste memorabili alcuni millesimi bevuti in passato, in particolare il 1988, il 1994, il 1999, il 2001 ed il Riserva 2001 ed il 2003, tutti su livelli espressivi di grandissimo rilievo e di particolare slancio emotivo. Ma veniamo al vino nel bicchiere, il colore è inchiostro, impenetrabile, di buona compattezza e vivacità. Il primo naso esprime intensità e profondità, alterna sensazioni fruttate a sentori floreali passiti e sensazioni eteree. Si percepiscono nitidamente amarena in confettura e ginepro, garofano, spunti olfattivi di note di resina, spezie fini e cacao in polvere. In bocca è pieno, secco ed abbastanza morbido, di buona sapidità, il tannino è manifesto setoso e avvinghiato dall’ inizio alla fine della beva da una buona carica glicerica. Decisamente sorprendente, un vino di razza, ancora polposo di frutto e vibrante di gusto, in piena evoluzione, da bere con grande piacere con piatti di carne e formaggi anche lungamente stagionati.
Tag:aglianico cinque querce, irpinia, molettieri, montemarano, taurasi
Pubblicato su DEGUSTAZIONI VINI, in CAMPANIA | 1 Comment »
9 gennaio 2010

Ci sono arrivate numerose mail, soprattutto lo scorso fine settimana, evidentemente da fuori regione, che ci chiedevano dove e come cercare una valida guida ai vini della nostra regione Campania. Buona parte del merito di tante richieste è senz’altro imputabile alla straordinaria visibilità acquisita da questo blog grazie agli amici di Dissapore ed Intravino che hanno tenuto, nei primi giorni dell’anno, lungamente in home il nostro articolo sulle bollicine campane (circa 80 visite uniche al giorno per tutta la settimana a cavallo del capodanno). Ebbene, oltre che invitare tutte queste persone a continuare a seguirci con la speranza di dare loro sempre delle buone dritte sul nettare delle nostre terre, gli abbiamo segnalato, qualora riuscissero ancora a trovarne qualcuna in giro, un classico, ormai, dell’editoria nostrana a cura dell’amico Luciano Pignataro, edizioni l’Ippogrifo, uscita in libreria qualche tempo fa (2007) ma a tutt’oggi l’unica opera di riferimento per avere tra le mani tutti gli indirizzi utili.
La Guida completa ai vini della Campania, aggiornata al 2006 contiene questi numeri: 58 aziende a Napoli, 68 in Irpinia, 60 nel Sannio, 30 nel Casertano e 30 del Salernitano. I vini più importanti sono descritti a più mani, alcune verticali storiche, come il Fiano di Vadiaperti, il Taurasi Macchia dei Goti di Caggiano, il Radici di Mastroberardino, il Montevertrano, il Fiano di Marsella,sono raccontate e fissate nella storia vitivinicola campana. Ogni azienda è stata visitata personalmente dall’autore prima di entrare nella guida. In appendice i ristoranti più importanti, i wine bar, l’elenco ufficiale dell’Ais e di Assoenologi. Infine le bottiglie dell’Arca: 142 etichette scelte per riporle nella cantina ideale del vino campano secondo il gusto e le suggestioni dll’autore. Elemento da non trascurare, la guida è sponsor free, cioè non basa il proprio budget editoriale su nessun contributo privato o pubblico, niente pubblicità dirette o indirette (vedi acquisto copie concordato prima della stesura). L’autonomia di giudizio è garantita dall’investimento editoriale perché questo lavoro è stato pensato per i lettori e gli operatori del settore in una fase in cui la critica enologica sta subendo un profondo ripensamento. Ogni scelta, ogni valutazione, ogni indicazione, è il frutto di una scelta consapevole dell’autore e dei giornalisti che hanno partecipato all’impresa.
Chi vuole acquistarla può provare, per spedizione, a trovarne ancora qualche volume scrivendo a info@edizionidellippogrifo.it o telefonando all’editore Franco Ciociano (347.0503455 e 081.5177000).
Tag:aziende, campania, guida ai vini, indirizzi, luciano pignataro
Pubblicato su FATTI, PERSONE, I LUOGHI DEL VINO, Pensieri e Parole | Leave a Comment »
9 gennaio 2010

Il caciocavallo è il simbolo di una tradizione casearia tipicamente meridionale. Nasce infatti da quella tecnica detta “a pasta filata” che soprattutto nel sud Italia si è sviluppata e messo a punto nei secoli, per garantire conservabilità e salubrità ai formaggi di latte vaccino. La cagliata, ottenuta mediante riscaldamento e coagulazione del latte, subisce una seconda cottura, sino a che diventa elastica e può essere così manipolata senza rompersi. Le mozzarelle, le scamorze, i provoloni e naturalmente i caciocavalli sono tutti formaggi ottenuti con questo specifico metodo di lavorazione.
Il Caciocavallo Podolico è un formaggio che si presta tranquillamente anche stagionature particolarmente prolungate, soprattutto con pezzature grandi (per esempio da 4 a 8 kg) le quali possono arrivare perfettamente integre anche a quattro, cinque anni di affinamento. In tal caso al gusto offrono una complessità straordinaria, una gamma di aromi che solo un latte di eccellenza come quello degli animali Podolici bradi può garantire.
E’ il classico prodotto che da solo rappresenta una portata unica, mai stucchevole e che conquista ad ogni morso, saporito, dal carattere inconfondibile e degno compagno di grandi vini. Qualcuno, nel servirlo, preferisce mitigarne la forza gustativa accompagnandolo a miele di castagno o di sulla, abbinamento che si può anche definire egregiamente equilibrato, ma che naturalemente rischia di non lasciare apprezzare al meglio la ricchezza organolettica di questo straordinario prodotto.
Il Caciocavallo Podolico è particolarmente pregiato e si produce con il latte di una razza specifica chiamata appunto, Podolica, ancora presente sull’appennino meridionale. Un tempo, questa era la razza dominante nel nostro paese, oggi, soprattutto dopo decenni di strenua ricerca di sovraproduzioni standardizzate ed allevamenti intensivi si è ridotta a circa 25.000 esemplari, divenendo un patrimonio da salvaguardare e le ragioni principali sono essenzialmente due: produce poco latte (anche se di straordinaria qualità) e, per la sua caratteristica rusticità, deve essere allevata allo stato brado o semibrado, mal prestandosi quindi ad uno sfruttamento intensivo.
© L’Arcante – riproduzione riservata
Tag:basilicata, bovino, caciocavallo, cagliata, campania, formaggio, lucania, podolico, vaccino
Pubblicato su I LUOGHI DEL GUSTO, Prodotti | Leave a Comment »
8 gennaio 2010
Il periodo di lavoro appena trascorso a Capri mi ha spesso messo a confronto con richieste di vino Kosher, occasioni, quelle, per saperne qualcosa in più sulla particolare procedura grazie alla quale certi vini possono ottenere la certificazione dal Rabbinato d’Israele per essere poi consumati dagli avventori ebrei.

La premessa è che il vino, nella sua sacralità e nel suo contenuto di potenzialità nascosta che si trasforma in atto, richiama la mente all’idea della Creazione, con l’insieme di leggi naturali e sacerdotali destinate all’umanità in genere ed il popolo d’Israele in particolare. Per questo la preparazione accurata eseguita anche manualmente da ebrei osservanti è l’unica garanzia di un uso moderato e sobrio che riconduce l’uomo della gioia del cuore secondo il verso dei salmi “il vino farà gioire il cuore dell’uomo” nell’eseguire la volontà del creatore.
Proprio per questi motivi ogni operazione manuale ed ogni spostamento mosto/vino deve essere eseguita da ebrei osservanti che collegheranno i tubi necessari ed azioneranno pompe, valvole e raccordi su indicazione del tecnico di cantina. Ogni eventuale operazione eseguita da altri comprometterebbe l’intera vasca di produzione; Per evitare intromissioni è necessario quindi sigillare con 2 segni in alto ed in basso con piombi e firma.
Durante le fasi della produzione è importante che tutti gli impianti in metallo o vetroresina siano precedentemente lavati con acqua bollente; Le parti di raccordi in gomma, qualora già in uso in cantina da diverso tempo, vanno procurate nuove. Il personale ebraico entra in scena sin dall’operazione di spremitura delle uve, per ribaltare il camion e far pervenire le uve nella coclea, azionare le pigiatrice e diraspatrice e le pompe che dirigono il mosto nel tino. A questo punto, le bucce ed i semi vengono chiusi e sigillati per essere portati in distilleria dopo aver bollito l’impianto. I prodotti che ne derivano da questa catena sono oramai considerati Mevushal (vino cotto), quindi da questo momento può essere toccato da ogni operatore purchè ad ogni travaso o altra operazione successiva sia presente l’autorità Rabbinica. In fase di lavorazione del vino è permessa l’immissione di:
- anidride solforosa S02;
- zuccheri, purché controllati in forma di mosto concentrato, solo se certificato, generalmente molto difficile reperirlo in Italia;
- aggiunta di saccaromiceti controllati dal Rabbinato francese, tipo Kl Lavine o prodotti certificati Isecco;
- bentonite;
- la bollitura e la cottura, sono fasi necessarie visto che trasformano la qualità del prodotto rispetto agli addetti professionali e tecnici, che solo dopo questa fase possono intervenire manualmente. La recente esperienza vinicola prevede di collegare un pastorizzatore ad un refrigeratore così il vino passa in poco più di 4 – 5 secondi alla temperatura di 86 Celsius per essere immediatamente raffreddata a -4 C. Tale procedura garantisce un mantenimento delle qualità organolettiche del prodotto senza perdita di aroma e profumo.
Durante la fase di filtraggio è necessario per poter avere il prodotto Kasher Le Pesach, controllare che i filtri in cellulosa non contengano amidi o derivati da altri cereali. La maggior parte di filtri in commercio se certificati rispondono a questi requisiti. Dopo una preparazione e pulizia dell’impianto è possibile imbottigliare in bottiglie nuove e pulite secondo la normale procedura. La norma ebraica richiede che vi siano tre segni di riconoscimento della specificità del prodotto:
- l’etichetta
- eventuale retroetichetta o in alternativa capsula termica
- tappo con segno di riconoscimento o marchio del Rabbinato.
Nell’etichetta dovrà apparire inoltre il nome del Rabbino che ha eseguito il controllo e che rilascia il certificato. Tale etichetta può anche essere eventualmente applicata sulle scatole d’imballaggio. Sarà l’Autorità Rabbinica a rilasciare ogni volta il numero di etichette o tappi necessari all’operazione. Tutta la produzione annuale sarà accompagnata da un certificato originale registrato presso il Rabbinato Centrale d’Israele che ne garantisce l’esportazione.
Tra le più rinomate etichette del panorama enologico modiale dei vini Kosher, oltre ai marchi storici Israeliani Domaine Du Castel, Dalton, Galil Mountain, Yarden, Barkan, Ella Valley, Noah-Hevron Heights, Tanya non mancano alcune etichette italiane di aziende anche di enorme spessore come la nostra Feudi di San Gregorio (molto buono l’Aglianico Rosh ed il Fiano di Avellino Maryam) ed altre come la romana di Zagarolo Federici, la marchigiana Azienda Agricola Degli Azzoni Avogadro Carradori oltre che le californiane Baron Herzog e Covenant.
Tag:feudi di san gregorio, galilea, israele, kasher, vino kosher, yarden
Pubblicato su LA VITE, IL VINO, PROFESSION SOMMELIER | 5 Comments »
8 gennaio 2010

Come ogni nuovo anno nei primi giorni di gennaio si tirano fuori le emozioni e le delusioni di quello appena lasciato alle spalle. C’è chi sfila la sua corona francescana attraverso i migliori vini bevuti, i piatti più emozionanti, i luoghi del piacere, e chi, quest’anno in particolare, non ha proprio niente da dire, vuoi perchè niente da raccontare c’è o perchè, sommerso dal lavoro non riesce a dedicargli il tempo necessario. Io non faccio bilanci, per me il 2009, tolto lo straordinario scenario strettamente privato, è stato un anno come molti passati e come molti futuri: lavoro, pensieri e parole. Però una cosa la voglio fare, voglio pubblicamente ringraziare alcune persone che volentieri mi porto sull’arca di questo 2010. La sequenza con la quale vengono citati è puramente in ordine sparso.
Luciano Pignataro, giornalista e wine writer della prima ora. Ho avuto, negli anni, tante esperienze che in ambito lavorativo mi hanno aiutato a crescere, anche preziosi riconoscimenti professionali, eppure, solo da lui, che nemmeno mi conosceva personalmente, prima del 2006, prima di tutti, ebbi l’opportunità di farmi ascoltare ed esprimere nella comunicazione del vino. La mia stima ad oltranza.

Francesco Mussinelli, Food&Beverage Manager al Capri Palace Hotel&Spa, premiato quest’anno dalla guida L’Espresso miglior Maitre dell’anno. Una persona di un garbo straordinario, colto, riflessivo, disponibile, stoicamente presente e con un back ground professionale da brividi. Da augurarsi di incontrare almeno una volta nella vita. Mi ha stupito, a Matera, durante il Congresso Ais, aver ascoltato, di sfuggita, Franco Maria Ricci che tesseva le sue lodi mentre parlava ad un nugolo di colleghi sommeliers in merito all’amore per il proprio lavoro. L’aveva avuto con sè alla Pergola de l’Hilton circa 10 anni fa, ne era ancora profondamente ed irrimediabilmente affascinato.

Nicola Venditti, enologo e produttore con la moglie Lorenza Verrillo di Antica Masseria Venditti di Castelvenere. L’ho conosciuto di persona lo scorso 12 novembre durante il secondo giorno di Aglianico&Aglianico alla Fabbrica dei Sapori di Battipaglia. Abbiamo scambiato poche chiacchiere, distintive e bevuto il suo Marraioli 2003, quanto basta per farmi capire la sua ragione di vita e la sua filosofia di fare vino. Corpo e anima di una agricoltura che ha urgente necessità di ritornare sui suoi passi per ritrovare la strada maestra del rilancio, da troppo tempo disattesa.
Marianna Vitale, alias Sud Ristorante in Quarto. Per tutto il 2009 si è parlato molto di lei e del bel progetto che porta avanti con la famiglia nei Campi Flegrei. Mi ha colpito per la semplicità con la quale esprime la sua idea di cucina in un territorio straordinario (tutto l’areale flegreo) purtroppo martoriato costantemente da una classe dirigente atavicamente politicizzata ed avvinghiata sulle proprie bramosìe e sulle proprie incapacità intellettive, persino in riferimento alla quotidiana normale amministrazione.

Michela Guadagno, sommelier e wine trotter. Ci conosciamo ormai da un decennio, noi della classe 2001 prima della grande rivoluzione napoletana. Avanti e indietro con la sua Daihatsu cuore, “toma toma” sin dove arriva la voglia di scoprire, imparare e poi raccontare. Per lungo tempo direttrice di corsi Ais a Napoli, se fosse per molti dei suoi “allievi” si sarebbe già guadagnata un posto nella Hall of Fame della sommellerie campana, ma possiede, tra le sue principali qualità, molta meno fame di chi le gira intorno, pertanto, con mia personale soddisfazione, la vedremo per tutto il 2010 ancora in giro in molti luoghi e soprattutto impegnata nella prossima Grande Notte del Rosato alla Fabbrica dei Sapori di Battipaglia.

Tammy Bernice e Steve Mally. Per tre lunghissimi anni li ho portati in giro per l’Italia del vino alla scoperta di ciò che di meglio poteva offrirgli. Siamo diventati grandi amici e per questo ci sentiamo spesso via mail o per telefono raccontandoci ognuno le proprie bevute, le impressioni su questo o quel vino e di tutto quello che capita sull’asse Pozzuoli-Seattle. La promessa è stata affidata ad un dollaro americano strappato in due parti che devono vedere, prima di due anni dalla loro partenza, di ritrovarsi intorno ad un tavolo a bere le ultime bottiglie rimaste di Flaccianello della Pieve 2006 e Taurasi 1999 di Mastroberardino. A casa mia come a Denver, dove la famiglia di Tammy conduce una bella azienda vitivinicola, Spero Winery.

Andrea Gori, in principio era semplicemente “il Sommelier Informatico”, perchè ganzo com’è ha subito intuito il grande valore mediatico del web e dei mezzi che mette a disposizione. Adesso lo è ancora di più, si divide tra l’Osteria di famiglia “da Burde” a Firenze, consulenze enogastronomiche e le passioni di sempre di far girare in rete le sue recensioni-degustazioni qualcuna delle quali davvero “inarrivabile“. Abbiamo avuto poche occasioni di stare assieme eppure non ci perdiamo mai di vista. Grande Andrea!

Nando Salemme, amico sincero di bevute vere, con la moglie Vanna prosegue la sua straordinaria ascesa con L’Osteria Abraxas di Pozzuoli, riconosciuta quest’anno dal Gambero Rosso come “Best Place at low cost” tra i migliori locali italiani. Non è il primo, non sarà l’ultimo riconoscimento per l’ottimo lavoro che sta portando avanti da circa un decennio sul territorio flegreo, comunque mai paragonabile al successo di consensi che va mietendo tra i suoi avventori per l’ottima qualità degli standards offerti.

L’innominato, la mia più grande delusione. Alcuni rapporti nascono e crescono sulle ali dell’entusiasmo, sulla reciproca stima e fiducia in un possibile traguardo comune di condivisione e maturazione. Per strada, nel tempo, è ovvio che s’incappi in imprevisti della vita: se però possiedi un minimo di intelligenza ed amore per il prossimo, li superi brillantemente e ne subisci poco gli strascichi. Ego, brama ed invidia, se li lasci continuamente incubare, alla lunga generano falsi miti, ed è allora che inizi ad accontentarti del gettone di presenza, del favore all’amico di turno sino a, inevitabilmente, ritrovarti da solo. O quantomeno lontano da me.
I ferri del mestieri, inteso come il calice, il vino, l’amore per il mio lavoro, per la mia professione di sommelier e per il confronto, dei miei pensieri, idee, progetti. Perchè mi voglio portare dietro anche in questo 2010 la curiosità della scoperta, il piacere della condivisione, l’amore per il racconto di ciò che uomini e vigne, aziende e vini, con fatica, mettono assieme in una bottiglia di vino che resta lì, in attesa di essere raccolta, accarezzata, stappata ed offerta all’amico di turno, al cliente del giorno, all’appassionato del momento. I ferri del mestiere per continuare a comunicare il vino, con tutto l’amore possibile!
Tag:ais, Amici di Bevute, angelo di costanzo, bilanci, capri palace, degustare, enologo, giornalista, luciano pignataro, produttore, sommelier, vino
Pubblicato su FATTI, PERSONE, Pensieri e Parole | 12 Comments »
7 gennaio 2010
Nell’ultimo numero di deVinis¤, la rivista ufficiale dell’associazione italiana sommeliers, compare il bell’articolo scritto dall’amica sommelier Michela Guadagno sull’evento che abbiamo realizzato lo scorso 17 ottobre presso il prestigioso Capri Palace Hotel&Spa di Anacapri sui vini delle piccole isole del sud. In quell’occasione proponemmo in degustazione, ad una platea particolarmente edotta, alcuni tra i migliori vini prodotti nelle isole di Ischia, della stessa Capri, della splendida Pantelleria e di Ponza. Il risultato fu davvero sorprendente e tra i vini più interessanti ne venne fuori proprio quello prodotto sull’isola tanto amata da Strabone, il Fieno bianco 2008 delle Antiche Cantine Migliaccio, del quale potete trovare ampia descrizione storica ed organolettica sul sito di Pignataro¤ attraverso il racconto di Marina Alaimo¤ e di Michela Guadagno¤.

Antiche Cantine Migliaccio sopravvive esclusivamente grazie al forte legame che Luciana Sabino ed il marito Emanuele Vittorio nutrono per l’isola di Ponza ed in particolare per questo lembo di terra, in località Punta Fieno, che conserva un fascino incontaminato unico e raro in un isola da sempre depredata della sua vocazione rurale e naturalistica per fare posto al cemento delle case vacanza ed alle speculazioni dei burini arricchitisi con esse. Appena 2 ettari di vigna allevati grazie ad un lungo lavoro di restauro di muretti a secco, abbarbicati su per la piccola collina che lega la splendida Chiaia di Luna al Faro, raggiungibile esclusivamente attraverso una stretta mulattiera e con almeno 40 minuti di cammino che durante le estati più calde possono portare a dover sopportare temperature anche vicine ai 40-50 gradi.
Il Fieno Rosato nasce con l’intenzione di verificare le qualità tangibili delle uve rosse allocate in zona, piedirosso soprattutto, ma anche guarnaccia, montepulciano, barbera, tutti vitigni trapiantati sull’isola, in via sperimentale, dai vari contadini succedutisi nella conduzione dei vigneti nei decenni precedenti l’avvento della famiglia Migliaccio; uve, tutte, non certamente favorite da una condizione pedoclimatica davvero particolare, dato lo stress, soprattutto idrico, a cui sono sottoposte nel periodo di piena maturazione ed in prossimità dell’epoca vendemmiale. C’è da aggiungere a tutte queste, l’enorme difficoltà che si vive ad ogni raccolto, dato i mezzi tecnici a disposizione davvero essenziali a causa dell’ubicazione delle vigne e delle enormi difficoltà di strutturare il loco una vera e propria cantina, in effetti un piccolo cellaio restaurato, non senza ingenti sacrifici, dove grazie a piccoli fermentini trasportati addirittura in elicottero (!) comunque avviene tutta la fase di raccolta e vinificazione, in condizioni, per così dire, primitive.

Ciononostante mi ritrovo nel bicchiere un bel vino dal colore rosa tra il ramato ed il cerasuolo, per intenderci, appena una spanna sotto il chiaretto, di media consistenza nel bicchiere. Il primo naso va lasciato scivolare via poichè conserva una lieve nota di riduzione che con una giusta ossigenazione, due-tre minuti al massimo, va via lasciando spazio a sottili e gradevoli sentori floreali e fruttati. Note di petali di rosa e geranio, ma subito dopo mora rossa e melograno. Caratteristiche distintive di un vino di difficile concepimento ma dal risultato encomiabile viste le difficoltà attraverso le quali nasce.
In bocca è secco, abbastanza caldo, una discreta acidità maschera bene il buon tenore alcolico che comunque raggiunge i 12 gradi e mezzo. La beva risulta gradevole ed il finale di bocca è piacevolmente ammandorlato. Da bere fresco ma non freddo, su pietanze saporite di mare ma anche su carni bianche al sugo, coniglio o pollo ruspante su tutte. Rimuginando, cercandone similitudini, mi è venuto in mente il Tavel, tradizionale e classico rosè d’oltralpe prodotto nella a.o.c. omonima a sud della Valle del Rodano, vino emblematico di come i vini rosati possano essere amati ed apprezzati in tutto il mondo non solo come vini dal consumo veloce (di annata, per meglio capirci) ma anche da saper e poter aspettare per qualche anno prima di berli. Ecco, a volte, sacrificando mediocri vini rossi si possono tirare su, senza fasciarsi la testa e senza alzare troppo il tiro, piacevoli e rari vini ramati.
Tag:ais, capri, fieno, guarnaccia, luciana sabino, maurizio de simone, migliaccio, piedirosso, ponza, rosato, salute, vincenzo mercurio, vino
Pubblicato su DEGUSTAZIONI VINI, in ITALIA, Lazio | 5 Comments »
7 gennaio 2010

Il sommelier professionista è una figura professionale altamente qualificata che non può mancare nei ristoranti di alto livello, nelle enoteche e in genere in tutti quei locali dove si offre una qualità di food&beverage e servizi di categoria elevata. Si occupa innanzitutto di selezionare i vini, acquistando quelli che più ritiene più idonei da proporre ai clienti tenendo conto di diversi fattori decisivi: la qualità dell’ambiente in cui opera e la sua clientela, l’originalità e l’autenticità dei prodotti selezionati, e di questi ultimi, la loro bontà espressiva e possibile commercializzazione, l’interazione con la propria offerta di food, la profonda conoscenza del mercato e dei suoi andamenti; mai assoggettando in maniera autarchica le richieste dei clienti alle proprie fisse o ai soli fini della sterile vendita.
I vini prescelti, eventualmente con i distillati ed i vini speciali, vengono descritti in modo dettagliato sulla carta, che deve risultare chiara, articolata in maniera risoluta e di facile consultazione. Da evitare enciclopedie, peggio a volumi, e sfoggio di personalismi altamente (banalmente) didattici, quasi sempre indigesti ai fini di un giusto risultato e che spesso non fanno altro che complicare la vita (la giusta scelta) all’avventore di turno. Piuttosto pensare di aggiornarla continuamente o magari stupire il proprio cliente con proposte di vini fuori carta da raccomandare e raccontare in maniera appassionata e convincente.
Tutto ciò necessita da parte del sommelier professionista una profonda ed articolata conoscenza del proprio lavoro e del mondo in cui opera, sia esso enologico che gastronomico. Questi ha basi di conoscenza enologica e merceologica di spessore, consolidate in anni di studio e specializzazione, in viaggi alla scoperta di realtà nuove ed avvincenti e confronti in aziende, fiere ed eventi; quindi, degusta continuativamente i vini ed è sempre costantemente aggiornato sulle novità di mercato, sia esso locale che internazionale, carpendo e magari anticipandone le tendenze.
Pertanto oltre a confrontarsi costantemente con gli altri reparti interni alla struttura dove opera, (cucina, bar ecc…) sia esso un ristorante, winebar, albergo, enoteca, deve saper gestire il settore beverage anche interagendo al meglio con gli input che gli arrivano dall’esterno, gestendo i rapporti con i produttori o suoi rappresentanti e con gli stessi professionisti del settore in cui opera (colleghi sommeliers, ristoratori, manager), in entrambi i casi la sua competenza deve essere tecnica, puntuale e precisa. Continua…
© L’Arcante – riproduzione riservata
Tag:ais, angelo di costanzo, cantina, fisar, food&beverage, regole, sommelier, sommelier professionista, tecniche di acquisto, vino
Pubblicato su PROFESSION SOMMELIER | 2 Comments »
6 gennaio 2010
Aglianico, aglianico, aglianico. Si sprecano gli elogi e gli applausi ai pregi del più prezioso dei vitigni a bacca rossa campani e forse di tutto il sud Italia. Si sprecano, alla stessa stregua degli encomi, i tentativi di carpirne e discernere le peculiarità attraverso vini esemplari avendo come riferimento oggi questo, domani quello: di clone in clone, di areale in areale, di vino in vino sino all’azienda di turno, all’etichetta del giorno. Un dato è certo, è un grande vitigno che può dare grandi vini con aspettative di lunga vita ma non bastano, ad oggi, le vendemmie vissute per poterne trarre il dado certo di quale sia la migliore strada, in assoluto, percorsa, ne tantomeno l’unica da imboccare. Tuttalpiù, divergenze importanti per risultati unici.
In principio fu Serpico, tra i pochi, primissimi vini a reinterpretare il modello aglianico di Taurasi in Irpinia, non entrando volutamente nel disciplinare d.o.c.g. per offrirsi prontamente al mercato e già (più o meno) dopo 14 mesi di barriques e poco più di sei mesi di affinamento in bottiglia. Quali e quanti dopo? Tanti, ma più che altro fini a se stessi, utili senz’altro a rinfoltire i grami listini aziendali ed a specchiare le ambizioni di rappresentanti manolesti, molto poco funzionali, a ragion del vero, a quel percorso di zonazione vitivinicola tanto necessario e caro a molti, oggi, quanto più semplice da intuire (ed assolutamente disatteso) in quel tempo.
Un grande rosso in lenta ma costante crescita qualitativa, qui nel millesimo 2004 davvero in grande spolvero, soprattutto ai fini di una propria e specifica caratterizzazione stilistica. Si sono susseguiti, negli anni, altri esempi e cloni di una idea diversa di aglianico irpino capace di svestire l’etichetta “Taurasi”, per qualcuno sempre troppo fedele a se stessa per poter ambire a mete e mercati più preziosi e di più ampio respiro internazionale. Ma il Serpico rimane ancora un modello inarrivabile nonostante qualcuno dalla memoria più ferrea ricorderà le difficoltà iniziali di questo vino, accolto sul mercato con tanta curiosità quanto scettiscismo: siamo, calendario alla mano, nel 1995, siamo, non a caso aggiungo io, ancora in epoca di sfide e scommesse con Luigi Moio in regia, che lascerà a distanza di qualche mese (suo malgrado), il posto a Riccardo Cotarella. Il colore, a distanza di cinque anni, è rubino vivace, praticamente impenetrabile. Il primo naso è teso su di un ventaglio olfattivo davvero complesso: fruttato, floreale, balsamico, in primo piano ciliegie nere, viola passita, liquirizia. Dopo poco si capisce la grandezza di questo piccolo gioiello enologico: l’effluvio delle note olfattive continua su sentori speziati di coriandolo, di pelle animale, terra bagnata, sempre costantemente fini ed eleganti. In bocca è secco e caldo, possiede una quadratura acido-tannica sorprendente ed eccellente: durezze e morbidezze in perfetta fusione ed armonia, per un vino da godere oggi mentre scorre nel bicchiere piuttosto che tra un decennio almeno. Da aprire tempestivamente per goderne al meglio del frutto, almeno un paio d’ore prima, servire in calici ampi e su piatti di grande carattere e succulenza e/o aromaticità: su tutti, agnello arrosto e mozzariello (appena piccante) alla brace.
Tag:aglianico, feudi di san gregorio, rosso, serpico, sorbo serpico, vini irpini
Pubblicato su DEGUSTAZIONI VINI, in CAMPANIA | 1 Comment »
6 gennaio 2010
DIARIO di una BEVUTA, ecco il programma settimanale di questo primo scorcio 2010 anch’esso da vivere all’insegna del grande vino da conversazione (come è stato per lo scorso mese di novembre), quel vino cioè capace di raccontare se stesso attraverso ogni singolo sorso. Luoghi, persone e memorie che fanno di alcuni vini grandi ed esclusivi nettari d’autore.
-
SABATO 9 GENNAIO ore 19.30 – 20.30
-
Contea di Sclafani Rosso del Conte 2003 Tasca d’Almerita
-
ticket di partecipazione di €ur 12,00
-
-
LUNEDI’ 11 GENNAIO ore 19.30 – 21.30
-
Group Wine Taining – blind panel test –
-
ticket di partecipazione: da definire
-
-
GIOVEDI’ 14 GENNAIO ore 19.30 – 20.30
-
Vino Nobile di Montepulciano Riserva 2004 Tenuta Lodola Nuova
-
ticket di partecipazione di €ur 12,00
-
SEGUE: AMICI DI BEVUTE – PerCorso di Degustazione
-
VENERDI’ 15 GENNAIO ore 20.30
-
Con GROTTA DEL SOLE al TIFF PizzaCaffè di Pozzuoli
-
ticket di partecipazione di €ur 40,00
-
more info: TIFF Pizza Caffè 081 855 54 95
-
oppure 081 804 25 66
-
-
SABATO 16 GENNAIO ore 19.30 – 20.30
-
Aglianico del Vulture Don Anselmo 2005 Paternoster
-
ticket di partecipazione di €ur 12,00
-
-
GIOVEDI’ 21 GENNAIO ore 19.30 – 20.30
-
Brunello di Montalcino 2003 Tenute Silvio Nardi
-
ticket di partecipazione di €ur 14,00
-
-
VENERDI’ 22 GENNAIO ore 19.30 – 20.30
-
Saint Estephe 2000 Chateau Phelan Segur
-
ticket di partecipazione di €ur 16,00
-
SEGUE: AMICI DI BEVUTE – PerCorso di Degustazione
-
-
SABATO 23 GENNAIO ore 19.30 – 20.30
-
Torgiano rosso Riserva Rubesco Vigna Monticchio 2003
-
ticket di partecipazione di €ur 14,00
-
-
GIOVEDI’ 28 GENNAIO ore 19.30 – 20.30
-
Toscana rosso Giorgio I 2006 Fattoria La Massa
-
ticket di partecipazione di €ur 14,00
-
-
VENERDI’ 29 GENNAIO ore 19.30 – 20.30
-
Roccamonfina rosso Gladius 2006 Tenute Adolfo Spada
-
ticket di partecipazione di €ur 10,00
-
SEGUE: AMICI DI BEVUTE – PerCorso di Degustazione
-
-
SABATO 30 GENNAIO ore 19.30 – 20.30
-
Langhe rosso Darmagi 2001 Gaja
-
ticket di partecipazione di €ur 18,00
conduce le degustazioni Angelo Di Costanzo
Comunicare il vino, con tutto l’amore possibile.
Tag:Amici di Bevute, APPUNTAMENTI, degustazioni, diario di una bevuta, eventi, l'arcante, pozzuoli, vino
Pubblicato su Amici di Bevute, APPUNTAMENTI, In agenda | Leave a Comment »