L’uva e il vino di Raffaele Moccia

1 settembre 2015 by

Mi piace camminare le vigne con Raffaele, mi da tranquillità d’animo, per questo non appena posso lo vengo a trovare e assieme ci arrampichiamo sin lassù le mura del parco degli Astroni, dove le volpi, di notte, quatte quatte, saltano nel bosco dopo aver pizzicato dai grappoli di falanghina e piedirosso. Più che furbe verrebbe da definirle vere buongustaie.

Raffaele Moccia e la vigna del Pino - foto L'Arcante

Il posto più suggestivo di Agnanum¤ rimane però il vigneto storico di quasi cento anni che accompagna un po’ tutta la storia antica e moderna della famiglia Moccia. Una storia semplice la loro, di fatica e sacrifici che ha però preservato questo lembo di terra flegrea dove nascono vini a dir poco straordinari, di una stoffa unica, preziosissimi, finalmente riconosciuti in maniera unanime dagli appassionati quanto dalla critica.

Sono passato da lui in questi giorni per sentire il polso della vigna flegrea, si perché nonostante il grande lavoro che in molti fanno e stanno man mano portando avanti per riqualificare il vigneto flegreo – penso a Gerardo Vernazzaro¤, Giuseppe Fortunato¤ e i Di Meo di La Sibilla¤ giusto per citarne alcuni -, Raffaele rimane, per me, il riferimento imprescindibile per cogliere a pieno ‘l’umore’ dell’annata da queste parti.

Ebbene, mentre in molti di questi tempi affilano (di già) le forbici e guardano sempre più attenti il meteo, Raffaele fa spallucce e guarda avanti almeno a metà ottobre, a prescindere: ‘la mia sarà sempre una vendemmi tardiva, così va qui, è l’uva che lo chiede, non sono certo io a decidere quando tirarla giù dalla pianta’. In effetti, da quando ci conosciamo è così, da almeno quindici anni.

Raffaele Moccia - foto L'Arcante

Con questo tipo di terreni le sue preoccupazioni invece sono ben altre: ad esempio tenere su i terrazzamenti che rischiano di sprofondare giù dalla collina ad ogni pioggia forte, qua infatti si continua a lavorare solo a mano, con la zappa, impossibile pensare di condurre quassù trattori o ingegni di qualsivoglia genere. ‘Il lavoro mi vince, finito sotto non faccio in tempo a sistemare su in cima che dopo un mese devo ricominciare tutto da capo’.

Il valore di questa fatica lo ritrovi tutto nei bicchieri, Raffaele fa vini di grande personalità e spessore ma estremamente godibili, soprattutto nel tempo. A breve sarà ‘costretto’ a rilasciare sul mercato i suoi 2014 che beviamo assieme in anteprima: ‘sto senza vino da più di un anno e sono sinceramente in difficoltà con i miei clienti, soprattutto all’estero, dagli Stati Uniti e dalla Francia mi chiamano almeno una volta al mese per essere aggiornati. È tutto pronto, gli dico, non appena finiamo la vendemmia 2015 cominceremo ad uscire con i 2014. Sono in bottiglia da qualche mese vanno solo etichettati’. Anche perché oltre allo spazio in cantina servirebbe anche un po’ di tempo in più. Se la ride. Continua…

‘Raffaele Moccia, one of the most popular phlaegrean winegrower produces wines of great personality and thick but extremely enjoyable, especially along time…’.

Le strade del vino dei Campi Flegrei¤.

Piccola Guida ai vini dei Campi Flegrei¤.

© LArcante – riproduzione riservata

Fiano di Avellino 2010 Guido Marsella

25 agosto 2015 by

Vedo le mie due bimbe darsele di santa ragione per una bambolina minuscola e rossiccia, si urlano addosso la paura di non farcela a strapparsela dalle mani l’un l’altra, e tra il dramma e la commedia ci scappa una mezza risata, la ricerca di aiuto, la stizza della rinuncia.

Fiano di Avellino 2010 Guido Marsella - foto L'Arcante

Alla fine una vince, l’altra pure, che poi è quello che voleva, semplicemente mettere alla prova la maggiore; una smorfia di disapprovazione, una carezza, un mezzo sorriso rivolto alla mamma come segnale di distensione poi tutto ricomincerà, come una continua rincorsa.

Nel mentre, qui davanti a me un Fiano di Avellino 2010 in splendida forma: molto sulle sue al naso ma avvolgente e ricco di polpa in bocca. Così lo lascio respirare a lungo nel bicchiere. L’ho atteso due anni conservato con cura e devozione in mezzo a decine di altre bottiglie di Fiano duemiladieci e duemilaundici, bottiglie che lentamente vado rilasciando per godermele nel pieno del loro splendore, o almeno ci provo.

Guido Marsella¤ negli ultimi tempi è un po’ sparito dalle scene più trendy della critica di settore, quantomeno in giro se ne parla meno e di certo non è che abbia smesso di fare vino come Dio comanda; ma a Summonte nel frattempo è venuto fuori Ciro Picariello¤ e qualcosa è certamente cambiato.

Marsella però rimane tra i primi ad avere intuito tutto il grande potenziale del Fiano di Avellino, che può e deve stare in bottiglia per un certo tempo prima di essere commercializzato, diciamo almeno un anno, se non più. Il risultato di questa scelta quantomeno coraggiosa gli ha sin da subito dato ragione da vendere e i suoi vini, sin dalle prime sortite hanno rappresentato qualcosa di nuovo e straordinario sulla scena campana lasciando intravedere in questa magnifica uva prospettive e proiezioni sino ad allora sconosciute ai più: quei toni fumè del primo naso, i precisi rimandi balsamici, le particolari caratterizzazioni sino allo speziato di un terroir unico e quel sorso pieno di vigore e di grande energia hanno in qualche maniera contribuito a ridefinire i canoni di degustazione adottati prima di allora sul Fiano. Per la fortuna di tutti gli appassionati.

‘Winemaker Guido Marsella was the first to work on the great potential of Fiano di Avellino, that can and should stay in the bottle for some time before being sold, say at least a year, and more…’

© L’Arcante – riproduzione riservata

L’Amatriciana

17 agosto 2015 by

Fettucce all'Amatriciana, Ristorante Moma - foto A. Di Costanzo

La ricetta tradizionale, quella originale dico, vuole necessariamente gli spaghetti per un piatto che si fonda su ingredienti tipici e su una preparazione semplice ma molto meticolosa come l’uso della padella di ferro per cuocervi la salsa.

Le variazioni sul tema ‘Amatriciana’ si contano innumerevoli, a pieno titolo ricetta fondamentale della cucina italiana. Ricetta che, lo ricordiamo, nasce con un condimento in bianco e solo alla fine del 1700 si arricchisce con l’aggiunta del pomodoro.

L’ispirazione di questo post viene da una riuscita versione della brillante giovane chef Francesca Priscilla Fucci¤ del Moma¤ di Roma che la propone con gli Scialatielli, un piatto semplicemente straordinario, voluttuoso, succulento, estremamente appagante.

Tanto ci è piaciuto che abbiamo provato a replicarlo rifacendoci agli ingredienti della ricetta tradizionale: il risultato, credetemi, non è stato niente male!

Ingredienti per 4 persone

  • 500 gr di Scialatielli
  • 125 gr di guanciale di Amatrice
  • un cucchiaio di olio di oliva extravergine
  • un goccio di vino bianco secco
  • 400 gr di pomodori pelati San Marzano
  • un pezzetto di peperoncino
  • 100 gr di pecorino romano grattugiato
  • sale

Mettere in una padella l’olio, il peperoncino ed il guanciale tagliato a pezzetti in proporzione di un quarto rispetto alla pasta. Rosolare a fuoco vivo, unirvi quindi il vino. Togliere dalla padella i pezzetti di guanciale, sgocciolarli bene e tenerli da parte in caldo evitando così di farli diventare troppo secchi e salati.

Unire i pomodori pelati, aggiustare di sale, mescolare e dare qualche minuto di fuoco. Togliere il peperoncino, rimettere dentro i pezzetti di guanciale, dare ancora una rigirata alla salsa. La pasta va scolata ben al dente aggiungendovi il pecorino grattugiato prima di versarvi la salsa. Portare in tavola con ancora abbondante pecorino grattuggiato.

In the picture, the excellent ‘Amatriciana’ prepared by Francesca Priscilla Fucci, Restaurant Moma, Rome.

__________________________

Ristorante Moma

Via di S. Basilio 42/43 Roma

Tel: +39 0642011798

http://www.ristorantemoma.it

© L’Arcante – riproduzione riservata

Napoli tre cose tiene di bello: il mare, il Vesuvio e le Sfogliatelle di Attanasio

14 agosto 2015 by

La storia della sfogliatella è la storia di un monastero, quello di Santa Rosa in costiera amalfitana, fra Furore e Conca dei Marini. Come in tutti i conventi di clausura da qui non si usciva, quindi oltre alla preghiera hai voglia a dilettarsi nell’orto, in vigna, in cucina. Tutto si faceva nelle mura del monastero, anche il pane, ogni due settimane.

La Sfogliatella 'frolla' di Attanasio - foto A. Di Costanzo

Un giorno, più di 400 anni fa – siamo nel 1600 – una suora intenta ad occuparsi delle faccende di cucina si accorse che era avanzata un po’ di semola cotta nel latte. Ispirata dall’alto, ci buttò dentro un po’ di frutta secca, zucchero e del liquore al limone. ‘Potrebbe essere un ripieno’, si disse. Ma cosa poteva metterci sopra e sotto? Preparò quindi due sfoglie di pasta aggiungendovi strutto e vino bianco, e ci sistemò in mezzo il ripieno. Poi, siccome anche in un convento l’occhio vuole la sua parte, sollevò un po’ la sfoglia superiore, dandole la forma di un cappuccio di monaco e infornò il tutto.

La Madre Superiora sulle prime fiutò il dolce appena sfornato, subito dopo l’affare; con questa invenzione benedetta si poteva far del bene sia ai contadini della zona, che alle casse del convento. La clausura non veniva messa in pericolo: il dolce veniva messo sulla classica ruota, in uscita. Sempre che, sia chiaro, i villici ci avessero messo, in entrata, qualche moneta. A questo dolce venne dato, inevitabilmente, il nome della Santa a cui era dedicato il convento.

Come tutti i doni di Dio, la Santarosa non poteva restare confinata in un sol luogo, per la gioia di pochi. La divina Provvidenza è un po’ come la dieta: funziona, ma non bisogna darle fretta. La Santarosa ci mise circa centocinquant’anni per percorrere i sessanta chilometri tra Amalfi e Napoli.

Qui ci arrivò ai primi dell’800, per merito dell’oste Pasquale Pintauro con bottega in via Toledo, proprio di fronte a Santa Brigida. Osteria fino al 1818, anno in cui Pasquale entrò in possesso, per una via che non è mai stata chiarita, della ricetta originale della Santarosa. La sua osteria divenne così un laboratorio dolciario che non si limitò a diffondere la Santarosa: la modificò eliminandovi la crema pasticciera e l’amarena e sopprimendo la protuberanza superiore a cappuccio di monaco.

Era nata la sfogliatella. La sua varietà più famosa, la cosiddetta ‘Riccia’, mantiene da allora la sua forma triangolare, a conchiglia. Oggi la sfogliatella si può assaggiare in tutte la pasticcerie di Napoli, di sovente con piena soddisfazione. Se si cerca l’eccellenza, la bottega di Pintauro sta sempre là: ha cambiato gestione, ma non il nome e l’insegna, e nemmeno la qualità, che resta quella di quasi duecento anni fa. Al viaggiatore che arriva alla stazione di Napoli si consiglia di fare un salto da Attanasio¤, vico Ferrovia, qui si sfornano sfogliatelle calde a getto continuo. ‘Napule tre cose tene belle: ‘o mare, ‘o Vesuvio e ‘e sfugliatelle’.

credits: sfogliatelleattanasio.it

_________________________

Attanasio

Vico Ferrovia 1 – 4 Napoli

Tel. +39 081 28.56.75

aperto 6.30 fino alle 19.30

lunedì chiuso

© L’Arcante – riproduzione riservata

I Campi Flegrei e i suoi vent’anni di doc: passato il Santo non è mai iniziata la festa, perché?

12 agosto 2015 by

Come più volte ho scritto, lo scorso ottobre 2014 la doc Campi Flegrei ha compiuto 20 anni¤, un traguardo molto importante per una piccola denominazione e per un territorio per lunghi anni devastato dalla speculazione edilizia che proprio grazie al successo di critica e di mercato dei suoi vini ha visto molti ritornare all’agricoltura e sulla strada del rilancio della viticoltura.

Pozzuoli, Lago d'Averno, Vigneto Storico Mirabella - Piedirosso Campi Flegrei

Auspicavo, con l’uscita sul mercato della vendemmia 2014, un maggior riguardo per questo avvenimento, quantomeno a un motus capace di unire e rendere maggiore forza e consapevolezza alle decine di produttori che lentamente vanno ritagliandosi con orgoglio e finalmente senza più pregiudizio ruoli da protagonisti in giro per l’Italia e in minima parte anche nel mondo.

Esempi in tal senso non mancano, dai piccolissimi Raffaele Moccia¤ e Giuseppe Fortunato¤ per molti appassionati divenuti vere icone pop, a Cantine del Mare¤, ai Di Meo¤ del Cruna DeLago 2013, primo vino flegreo a strappare il TreBicchieri2015¤ sino a quelli un po’ più grandicelli Farro e Cantine Astroni¤ sempre molto attivi¤, con questi ultimi in piena rampa di lancio e assai propositivi. E con tutta una stregua di nuovi che si stanno affacciando ora sulla scena ma sembrano pieni di entusiasmo, penso ai fratelli Mirabella di Cantine dell’Averno¤ o ai Daniele di Le vigne di Cigliano.

Tant’è, poco o nulla è stato fatto, come se tutti fossero alle prese con altro di meglio da fare. Vero è che il momento economico non è certo dei più felici ma l’intero comparto appare, come non mai, avvitato su sterili personalismi, con poca voglia di stare veramente assieme e forse un’unica grande consapevolezza: sopravvivere alla giornata, prendere per buono quello che viene. Quando viene. E non basta sentirsi un po’ tutti orfani del delicato momento di riflessione della famiglia Martusciello¤, da sempre motore dei Campi Flegrei. Insomma, il Santo è passato e la festa non è mai iniziata, perché?

Le strade del vino dei Campi Flegrei

Piccola Guida ai vini dei Campi Flegrei

© L’Arcante – riproduzione riservata

Fiano di Avellino Ciro 906 2012 Ciro Picariello

10 agosto 2015 by

Certi vini hanno una forza evocativa unica. L’avevo già bevuto qualche mese fa una domenica a pranzo da Pino e Marianna, a Sud¤. Di recente, incuriosito dalla sua presenza su di una carta non certo brillante non ho perso l’occasione per tornarci su. E bene ho fatto.

Fiano di Avellino Ciro 906 2012 Ciro Picariello - foto L'Arcante

Picariello¤ si sa con i suoi fiano¤ ci ha ormai abituati a grandi performance e il suo Ciro 906 pur se caratterizzato, a mio avviso, da una struttura un po’ fuorviante emerge invece nel complesso per una pienezza più unica che rara, verrebbe da dire quasi ridondante rispetto al suo stesso ‘base’ ma anche a molte altre etichette da vigna unica in giro.

In soldoni, è un fiano di Avellino di nerbo ma dal passo lungo, che ha bisogno di tempo, un bianco di sfacciata opulenza, ricco di polpa ma anche di freschezza e sfumature assai intriganti che solo il tempo però svelerà appieno.

Nasce dalle sole vigne di Summonte, ha colore paglierino, è luminoso e cristallino. Il naso è incalzante, subito ampio, fine, invitante. La sferzata agrumata si fa macchia mediterranea e frutta a polpa gialla, poi lievemente fumè. Il sorso è puntuto e pieno, ha trama fitta, appagante, vigorosa. Ha tessitura importante molto ben definita. Di lunga, lunghissima proiezione.

‘…needs time, a very intriguing fiano di Avellino, however, only time will reveal its personality at all’.

© L’Arcante – riproduzione riservata

La carbonara di Arcangelo Dandini

9 agosto 2015 by

Metti che vieni a Roma e ti vien voglia di carbonara, L’Arcangelo¤ è il posto giusto per scoprire una volta per tutte che tutto quello che avevi mangiato prima sotto mentite spoglie altro non era che pasta con l’uovo sbattuto e formaggio. Grazie Arcangelo!

Il ristorante è piccolino e tenuto perfettamente in ordine, la moglie Stefania, in sala, impeccabile padrona di casa. Il menu è essenziale e ben strutturato, la carta dei vini ben centrata dove però non mancano interessanti coup de coeur.

Intorno a me solo bella gente che a pranzo sembrano vivere una sosta assai rinfrancante. Proprio come me. Ah, buona è buona ma… come si fa sta carbonara?

Ingredienti per 4 persone

  • 400g Penne grandi
  • 4 tuorli d’uovo
  • 80g di pecorino
  • 40g di parmigiano
  • 60g di guanciale

Intanto mettere su l’acqua per la pasta, poi in una boule capace i rossi d’uovo e buona parte del pecorino e amalgamare il tutto con poca acqua di cottura. Frattanto in una padella si passi a tostare il guanciale tagliato a julienne avendo cura di lasciare almeno due parti di grasso e una di magro. Mescolare quindi a freddo in una ciotola il grasso ottenuto dal guanciale con i tuorli dell’uovo, il pecorino ed il parmigiano. Una volta cotta la pasta, ben al dente, mantecarla a fuoco spento.

‘If you come to visit Rome this must be the place where you may discovery the perfect carbonara…’

______________________________

Ristorante L’Arcangelo

Via Giuseppe Gioacchino Belli Roma

Tel.: +39 06 3210992

http://www.larcangelo.com

mail: ristorantelarcangelo@virgilio.it

Domenica chiuso

© L’Arcante – riproduzione riservata

Pozzuoli, il 31 agosto all’Osteria Abraxas si inaugura il Fuoco Bistrò

7 agosto 2015 by

Scrive Nando Salemme: ‘Ritorna all’Osteria Abraxas il vecchio wine bar, sotto una nuova forma aggiornata con l’esperienza maturata in tutti questi anni di pellegrinaggi in giro per l’Europa’.

Abraxas, Fuoco Bistrò foto abraxas.it

Un nuovo corner dove poter degustare sfizi preparati nel forno a legna, primi e secondi piatti, una ricca selezione di formaggi, salumi, prosciutti e tanti vini al bicchiere. Un angolo dedicato a chi non ha tanta fame, ma non vuole rinunciare al buono. Lunedi 31 agosto c’è l’inaugurazione con lo chef Tommaso Di Meo e la presentazione di 3 piatti nuovi. E a Settembre un fitto calendario di appuntamenti:

Mercoledì 02/09: Giuseppe Fortunato, vigneron dei Campi Flegrei (Azienda Contrada Salandra) presenterà le anteprime dei suoi nuovi Piedirosso 2012, Piedirosso 2011 riserva e Falanghina 2013.

Venerdì 04/09: I miei quattro vini del cuore. Il Sommelier e delegato AIS Tommaso Luongo racconterà quattro dei suoi vini più significativi che hanno segnato il suo percorso professionale.

Lunedì 07/09: Finalmente LA PIZZAAAAA!. Quattro pizze col maestro pizzaiolo Franco Pepe.

Mercoledì 09/09: Mario Avallone al Fuoco Bistrò.

Giovedì 10/09: Cristoforo ed Enrico, agricoltori del mare. Storie ed assaggi della cozza dei Campi Flegrei.

Mercoledì 16/09: Le charqutier Salvatore Cautero al Fuoco Bistrò.

Venerdi 18/09: La sala in cucina. Il maitre Agostino Cacace interpreterà il Fuoco Bistrò.

Mercoledi 23/09: I miei quattro vini del cuore. Angelo Di Costanzo, Sommelier, racconterà quattro dei suoi vini più significativi che hanno segnato il suo percorso professionale.

Giovedì 24/09: Armando Castagno e la sua Borgogna.

Venerdì 25/09: Agrigenus, Pomodoro San Marzano DOP. Ciccio Pirolo presenterà i suoi tre nuovi pomodori dell’annata 2015.

Lunedì 28/09: L’enologo al Fuoco Bistrò. Gerardo Vernazzaro racconterà quattro dei suoi vini più significativi che hanno segnato il suo percorso professionale.

Mercoledì 30/09: Le papaccelle del Presidio Slow Food e i prodotti freschi di Enzo Egizio.

______________________________

Abraxas Osteria

Via Scalandrone n° 15 – Pozzuoli – Lucrino (Na)

Tel. 081 8549347

Cell. 339 2236700

Chiusura settimanale: Martedì

Sabato: Aperti a pranzo e cena

Domenica: Aperti solo a pranzo

mail info@abraxasosteria.it

© L’Arcante – riproduzione riservata

Il Purgatorio e il Paradiso

5 agosto 2015 by

Messa così sembrerebbe il paradosso a cui molti si rassegnano quando si trovano a scegliere una tavola dalle nostre parti. Sud è invece una scommessa vinta a mani basse e oggi lo è in maniera definitiva e assoluta. Punto. E basta.

Le Alici in Purgatorio di Marianna¤, o del pesce povero, la semplicità assoluta, che viene travolto dal limbo di una redenzione che non arriverà mai sospeso tra le fiamme perenni e quegli spiragli di luce che la terra flegrea sussurra ma poi concede sempre più raramente. La grande soddisfazione? Aver superato tutto questo con grande slancio e perseveranza, ma così è lo straordinario sapore della vittoria, sempre un po’ amaro nel retrogusto ma sostanzialmente indiscutibile! Con il bello che deve ancora venire…

Il Gran Fritto, Marianna Vitale Sud Ristorante - foto L'Arcante

Il Paradiso sta nel Gran Fritto di Sud, un piatto spesso snobbato perché comune a molte carte e non di rado più astratto ed impalpabile che godurioso come invece questa splendida rappresentazione di colori e sapori. Ci sta dentro un legame eterno, quel profumo un po’ ruvido ma indimenticabile della domenica a mezzogiorno, le mani di mamma dai polpastrelli rossi che scivolano lungo il mantesino per levare via l’unto prima di pizzicare il sale.

C’è tutto il ricordo di una vita, di un mare lontano che a Quarto non si vede ma c’è, un piatto che fortifica il desiderio delle labbra sapide e della pancia piena. E di un bicchiere o due di Falanghina Coste di Cuma. Perchè chi ama torna sempre!

‘Marianna’s dishes are extraordinary, with a strong personality, suspended between purgatory and paradise’.

_______________________________

Ristorante Sud
Via SS Pietro e Paolo n° 8 Quarto (Napoli)
tel. 081.0202708
http://www.sudristorante.it
Aperto la sera, domenica e festivi a pranzo Chiuso il lunedì

© L’Arcante – riproduzione riservata

Anacapri, Axel Munthe a Villa San Michele 2014 Joaquin dall’Isola

4 agosto 2015 by

Quando portammo a termine la vendemmia ad Anacapri¤ né io né Raffaele sapevamo cosa sarebbe successo di lì a qualche mese. Finita la raccolta, finita la stagione, poi come ogni anno negli ultimi anni un forte abbraccio e a presto risentirci per gli aggiornamenti sull’affinamento in cantina.

Joaquin dall'isola 2014 - foto L'Arcante

Da lì sono finito a Milano, lui in giro per il mondo. Nel mezzo Buon Natale e buon anno! Non ci siamo persi di vista un attimo, ho solo cambiato vita, io, lui non mi risulta (ancora). Il vino venuto fuori da Villa San Michele adesso sta tutto in bottiglia. Poca roba, certo, ma quanto vale! Un paio di pezze cinte da muretti a secco, perlopiù piantate con falanghinaciunchese (greco) e biancolella allevati in maniera tradizionale col sistema puteolano dello Spalatrone.

Questo è Joaquin dall’Isola Axel Munthe a Villa San Michele 2014. E’ un bianco mediterraneo audace e sgraziato, luminoso e salmastro, invitante ed avvolgente. Ci senti il mare dentro, e tutta la freschezza di questo lembo di terra spazzato costantemente dal vento e dalla salsedine.

Per la prima volta nella sua storia, grazie a Raffaele Pagano¤ e al Console Staffan De Mistura si è riusciti finalmente a portare a termine qui ad Anacapri un progetto di enorme prospettiva di rilancio della viticoltura isolana, non certo in termini di quantità visti i pochi preziosissimi filari a disposizione ma di grande valore culturale perché avviene proprio qui in uno dei luoghi più suggestivi e visitati dell’isola Azzurra, la casa museo di Axel Munthe.

Nella foto Daniele Briola, ass. Sommelier al Capri Palace¤.

© L’Arcante – riproduzione riservata

It’s time to return to write

3 agosto 2015 by

Diciamoci la verità, agosto non è proprio il periodo più indicato per ritornare a scrivere su queste pagine dopo sei mesi sei di latitanza. Tant’è che sono qui, ahimè con sempre meno tempo a disposizione – vivaddio! – ma tanti temi su cui tornare, ragionare, scrivere. Non solo il vino.

Insomma, L’Arcante è tornato! a piccoli sorsi verrebbe da dire ma c’è, ci sono. Guardo al mondo che mi gira intorno con gli occhi di sempre, colmi di passione e rispetto. Oggi forse ancor più di prima.

© L’Arcante – riproduzione riservata

Intervallo| Torno presto

22 febbraio 2015 by

Angelo Di Costanzo

© L’Arcante – riproduzione riservata

Bronte, Vinujancu 2012 I Custodi dell’Etna

2 febbraio 2015 by

L’Etna conserva grande fascino e continua ad essere al centro di molte attenzioni tra gli appassionati, e sembra giocarsi, nel bene e nel male, le sue migliori carte.

Vino da tavola Vinujancu 2012 I Custodi - foto A. Di Costanzo

Un successo probabilmente ancora poco conosciuto al grande pubblico ma questo, forse, non è proprio un male visto come sono andate a finire le cose in Sicilia col nero d’Avola. Chi sa bere e sa cogliere le giuste suggestioni in vini così unici e profondi certe emozioni non le dimentica facilmente.

Anche per questo mi è piaciuto tanto il Vinujancu 2012 de I Custodi dell’Etna, un bianco avvenente, slanciato ed agile, fresco e sbarazzino, pronto da bere nonostante il dna dall’impronta vulcanica. Viene prodotto a Bronte, pochi filari, poco meno di mezzo ettaro piantato nel 2005 ad alberello etneo a circa 1200 mt s.l.m. sul versante nord-ovest del vulcano, da carricante, riesling renano, grecanico e minnella. Poche bottiglie che vale la pena andarsi a cercare.

© L’Arcante – riproduzione riservata

Mangiare a Milano, anche prima dell’Expo 2015

28 gennaio 2015 by

Expo2015¤ è alle porte, Milano, come tutte le metropoli del mondo, offre una grandissima scelta gastronomica, dalla cucina tradizionale milanese – anche se molti stentano a credere che ne esista ancora una, ndr – a quella nazionale e multi-etnica, sino a sperimentazioni fusion delle più bizzarri possibili.

Milano, Duomo

Non è semplice, dunque, orientarsi, ma chi a tavola ama passare da una cultura all’altra o da un paese all’altro, durante il suo passaggio milanese non avrà che l’imbarazzo della scelta. Frattanto mi sento di suggerire alcuni dei posti dove io mi sono trovato molto bene in questi ultimi tre mesi.

La presenza di LARTE Milano lasciatemela passare per favore come ‘bonus track‘, ci lascio un piccolo pezzo di quest’anno di lavoro, non potevo non lasciarne traccia sul mio Diario, a voi poi giudicare. Ché, a dirla tutta, Gennaro Immobile è giovane ma davvero bravo…

Pizza e Dintorni

Fofò Mattozzi, La Preferita - foto A. Di Costanzo

Fofò Mattozzi¤Via Paolo Sarpi 53 – Tel. 02 8342 1154. Un pezzo della vera Bella Napoli a Milano. Paga forse una location non proprio indovinatissima, nel cuore della China Town milanese, il locale però è molto carino, le fritture e la pizza sono da manuale della scuola partenopea. Nella foto (2) ‘La Preferita’, con mozzarella, salsiccia e friarielli. Un piccolo capolavoro! 

Lievito Madre al Duomo¤Largo Corsia Dei Servi – Tel. 02 453 759 30. Critiche o no Gino Sorbillo va spedito per la sua strada. Il locale, su due piani, è accogliente e la pizza è indubbiamente tra le migliori sbarcate in città. L’Antica Margherita¤ sopra tutte.

Luini¤Via Santa Radegonda 16 – Tel. 02 86461917 – 02 86461917. Un’istituzione a Milano, come la fila interminabile a tutte le ore. Eppure non puoi lasciare la città meneghina senza aver prima mangiato i panzerotti di Luini.

Milano, Pandino e l'ape delle diciassette - foto A. Di Costanzo

Pandino Il Panino¤Piazzetta Pattari 2 – Tel. 02 80583276. In un angolo di Corso Vittorio Emanuele, nel cuore dello shopping cittadino, un baretto molto ben frequentato dalle colazioni al pranzo veloce sino all’aperitivo delle 17 (nella foto 3 sopra), vero momento cult della giornata milanese.

Dove Mangiare

Al Pont de Ferr¤Ripa di Porta Ticinese 55 – Tel. 02 89406277. Si sta bene nel locale di Maida Mercuri, fresco di Stella Michelin 2015. La cucina di Matias Perdomo è intraprendente e senza troppi fronzoli, piatti saporiti e ben strutturati, bella la proposta in carta dei vini, servizio attento. Della stessa proprietà anche il Rebelot del Pont¤, felice esperienza anche questa.

La Cotoletta Primavera - foto L'Arcante

Trattoria da Martino¤, Via Farini 8 – Tel. 02 6554974. Ci devi arrivare in via Farini ma ne vale la pena. Ci trovi un paio primi, una buona cotoletta alla milanese (foto 4) e il pescato del giorno. Chi l’ha provata dice che anche la pizza al taglio merita l’assaggio. Il locale è piccolino e spartano. Prenotare sempre.

El Brellin, La Casseoula - foto L'Arcante

El Brellin¤Vicolo dei Lavandai, Alzaia Naviglio Grande 14 – Tel. 02 5810 13 51 – 02 89 40 27 00. Locale suggestivo, credo con buon merito nella Top 100 dei ristoranti storici di Milano. Là fuori, a due passi da qui, la vecchia Darsena del Naviglio Grande dove fervono i lavori in corso; dentro, una cucina essenziale con radici forti e qualche buona nuova. ‘Risotto classico alla Milanese con salsa al midollo’,Cazzoeula con polenta’ (nella foto 5), ‘Rustìn negàa con purea di patate’, ‘Tiramisù‘. Conto sui 50 euro.

LARTE Milano, Zuppa di Cernia - foto A. Di Costanzo

Bonus track: LARTE Milano¤Via Manzoni 5 – Tel. 02 890 96 950. L’impronta della cucina partenopea è evidente e non si fa nulla per nasconderla, anzi. Un po’ Galleria d’arte, un po’ ristorante d’autore, alcuni grandi marchi italiani camminano assieme per difendere il made in Italy. Questa qui è la Zuppa di Cernia di Gennaro Immobile (foto 6).

Il Gelato

Salvatore, il bravo Gelataio di CioccolatItaliani - foto A. Di Costanzo

CioccolatItaliani¤Via San Raffaele 6 – Tel. 02 4887763. Il punto vendita a due passi dal Duomo è sempre frequentatissimo sino a costringerti a file interminabili. Il format è vincente e i prodotti di assoluta qualità, se poi becchi Salvatore (foto 7) che ti fa il cono ti diverti pure ad imparare…

Grom¤Via S. Margherita 16 (a 100mt dal Teatro alla Scala) – Tel. 02.80581041. Altro passaggio utile per la gola una delle tante gelaterie Grom in città. Le basi alla crema sono molto buone, quelle alla frutta talvolta spiazzanti, almeno per me.

© L’Arcante – riproduzione riservata

Il Montepulciano d’Abruzzo 2000 di Emidio Pepe

26 gennaio 2015 by

Il montepulciano d’Abruzzo¤ è senza ombra di dubbio una delle varietà rosse più versatili del patrimonio ampelografico italiano, forse anche per questo tra le più bistrattate di sempre.

Montepulciano d'Abruzzo 2000 Emidio Pepe - foto A- Di Costanzo

Certo non qui a Torano: che grande bevuta che mi ha regalato questa bottiglia, condivisa con l’amico Davide Rampello¤, forse tra le migliori di sempre a tema montepulciano. Annata calda quella del 2000 da queste parti, di quelle preferite dal buon Emidio, quando la piena maturazione delle uve dà spessore e larghezza al vino già per sua natura proiettato a lunga vita.

Il colore è splendido, chiaramente granato ma vivo. Il naso è austero, chiede e merita tempo, gira inizialmente intorno a note salmastre e terra bagnata, appena un accenno di spezie, in sottofondo frutta macerata. Il sorso è subito pieno, prepotente quasi, dalla trama asciutta e calda, avvolgente e risoluta; riportare il bicchiere alle labbra è un gioco di sottile seduzione necessario e piacevolissimo.

Un grande rosso questo di Emidio Pepe¤, lontano dalle discussioni, dalle chiacchiere infinite su ‘biodinamico sì, biodinamico no, biodinamico forse’, un vino dal carattere raro e compiuto che raccoglie una lunga tradizione e la consegna nelle mani delle future generazioni. Una bottiglia con un grande messaggio per il futuro: autenticità.

© L’Arcante – riproduzione riservata

Una bolla per l’estate 2015, il Lambrusco di Modena Trentasei 2010 di Cantina della Volta

23 gennaio 2015 by

Lambrusco di Modena Spumante Trentasei 2010 Cantina della Volta - foto L'Arcante

Ci sono vini che sono un pezzo di storia dell’Italia, il Lambrusco ad esempio. Bottiglie come queste poi non fanno altro che confermare quanto sia sempre più di un semplice trend il crescente successo di vini immediati e di grande piacevolezza, soprattutto quando prodotti partendo da uve di primissima scelta e grandi capacità tecniche.

Il Trentasei¤ di Christian Bellei è un gran bel Lambrusco di Modena 100% sorbara, un metodo classico dal bel colore cerasuolo tenue, che sa di rosa e lamponi, ciclamino e ciliegia. Il sorso è facile e di grande piacevolezza, fresco e dissetante, fruttato a tutto tondo col finale lievemente mandorlato, per questo ancor più delizioso. Una bolla per l’estate 2015, se non fosse per le pochissime bottiglie ancora disponibili!

© L’Arcante – riproduzione riservata

Banchi di assaggio, io sono qua per te, tu per chi?

23 gennaio 2015 by

Croce e delizia della comunicazione del vino i banchi di assaggio. Manifestazioni, Presentazioni, Anteprime, Guide, noto con profondo dispiacere sempre più disattenzione al di là del tavolo. Espositori forse troppo disincantati, chissà, continuamente distratti dal telefono, alle prese con twitter o col proprio profilo facebook¤ più che con il proprio banchetto, a fare chiacchiere con il vicino che non vedevano dalla scorsa edizione, o con il collega in ritardo sempre in ritardo ad ogni reunion, impressionati e coinvolti dal nuovo vino offertogli da Sempronio. Insomma, un poco assenti ingiustificati.

Va bene che la gente da questa parte del banco risulta talvolta banale se non pesante, e che forse, pensandoci bene, ne ha le scatole piene di sapere dell’epoca vendemmiale, della potatura, delle barriques di primo, secondo o terzo passaggio o dei 12 o 24 mesi in acciaio e/o legno, però certi atteggiamenti spocchiosi non sono proprio accettabili, proprio no: un sorriso, una buona parola, anche solo un’accenno di attenzione vale ben più del normale rispetto dovuto all’interlocutore qualunque, chiunque questo sia, lì per te. Soprattutto se tra le mani c’hai bottiglie che fanno la storia del vino italiano…

© L’Arcante – riproduzione riservata

 

Montalcino, Brunello Vigna Soccorso 2009 Tiezzi

20 gennaio 2015 by

Brunello di Montalcino Vigna Soccorso 2009 Tiezzi

Sento quasi il dovere di lasciare traccia su queste pagine di questo bellissimo vino, un grande sangiovese di quelli che lasciano il segno e riportano rinnovato entusiasmo davanti a una bottiglia di Brunello.

Bella la chiacchierata con Monica Tiezzi che affianca da qualche tempo papà Enzo nell’azienda di famiglia: tre poderi per circa 10 ettari, situati in punti diversi del territorio montalcinese con il cuore dell’azienda proprio nello storico podere Soccorso dove ha sede la cantina. In totale sono cinque ettari e mezzo dedicati al sangiovese, un poco di chardonnay destinato però alla denominazione di ricaduta Sant’Antimo, circa tre ettari ad olivi.

Enzo Tiezzi è un personaggio molto conosciuto da queste parti, agronomo ed enologo che a Montalcino si occupa di viticoltura e vini praticamente da sempre, per anni direttore e consulente di diverse aziende nonché già presidente del Consorzio del vino Brunello di Montalcino.

Il Vigna Soccorso 2009 è un Brunello di Montalcino di gran stoffa, sottile e puntuto, dal nitido profumo di viola, ciliegioso e agrumato, ha un sorso di grande freschezza acida con rimandi balsamici, terrosi, spiccata sapidità. Una bottiglia di gran soddisfazione, di quelle imperdibili.

L’Arcante – riproduzione riservata

Fiano di Avellino Exultet 2012 Quintodecimo

19 gennaio 2015 by

Fiano di Avellino Exultet 2012 Quintodecimo - foto A. Di Costanzo

Non deve essere facile per Luigi Moio alzare l’asticella qualitativa dei suoi vini anno dopo anno, eppure anche il palato più distratto riesce a cogliere nei suoi vini ad ogni nuovo passaggio qualcosa di sorprendente e diverso.

L’Exultet 2012 racconta con maggiore franchezza le suggestioni dell’anno precedente quando già con il 2011¤ si coglieva nei bianchi di Quintodecimo maggiore spessore e finezza anzitutto del frutto. Non a caso Via del Campo¤ rimane di gran lunga la migliore falanghina attualmente in circolazione mentre il successo di bevute del Giallo d’Arles¤, il greco di Tufo di casa, non trova che pochissimi eguali sul mercato. E mentre sull’aglianico¤ i tempi sono assai lunghi e il professore qui si gioca volentieri tutta la vita, col fiano sembra stracciare a mani basse tutte le misure ad ogni vendemmia.

Si sa che il fiano più delle altre varietà tradizionali bianche campane ha le qualità per potersi misurare con il tempo, e qui la caratura è quella di un vino di grande proiezione, destinato ad una lenta evoluzione e per questo più longevo. Anche se certe bottiglie viene da berle non appena ti arrivano tra le mani, come se non ci fosse un domani.

© L’Arcante – riproduzione riservata

 

Ottouve, il Gragnano di Salvatore Martusciello

17 gennaio 2015 by

Ottouve 2014 - foto A. Di Costanzo

Ho voluto far passare un po’ di giorni prima di scriverne, berne magari a più riprese, a distanza di tempo per avere piena contezza di quanto afferma Salvatore quando al telefono mi racconta del suo Ottouve e di questa nuova veste da ‘solista’.

E’ sempre facile scrivere di un vino della famiglia Martusciello, la cultura, la storia, la tradizione non s’inventano da un giorno all’altro, non basta rifarsi ai Greci o ai Romani e a Plinio – una nenia ormai quasi insopportabile, ndr -, qui hanno basi solide, vita vissuta e tante vendemmie alle spalle, con poche sbavature, quasi mai un passaggio a vuoto e forse anche per questo troppo spesso chi scrive e racconta di vino è distratto da altri.

Quest’anno poi è quasi un passaggio obbligato visto che della vendemmia 2014 potremmo bere solo questo splendido Gragnano che Salvatore ha voluto fortemente quasi a non voler perdere il filo con la tradizione, quel cordone ombelicale che negli ultimi 30 anni li ha tenuti sempre lì in prima linea a difendere identità territoriali altrimenti abbandonate a se stesse.

Sul tema, pochi possono vantare la conoscenza del territorio gragnanese, dei siti, delle uve, dei vignaioli come la famiglia Martusciello, così nel bicchiere ci sta tutto rimanere ancora una volta sorpresi e piacevolmente rapiti da un vino che più schietto ed immediato non si può. Francesco Jr ne ha fatto proprio un bella interpretazione, tra i più buoni di sempre.

Il colore porpora è un inno alla felicità, il ventaglio di piccoli frutti rossi e carnosi un invito alla dolcezza, la piacevolissima freschezza del sorso un manifesto alla gioia e alla convivialita’. In attesa di un raggio di sole e di buone nuove dai Campi Flegrei, da Gragnano una bella notizia!

© L’Arcante – riproduzione riservata

Milano, Rebelot del Pont

15 gennaio 2015 by

Un ‘bar dove si mangia’, diciamo ‘il figlio più piccolo’ di Maida Mercuri, patron del Pont de Ferr¤ che da qui dista appena una manciata di passi. 

Rebelot, l'ingresso - foto L'Arcante

La domenica mattina Ripa di Porta Ticinese è molto tranquilla, molti locali e bar sono chiusi poiché aperti sino a notte fonda la sera prima, così per mangiare (bene) uno o due bocconi che non siano però un pasto frugale vegano-esotico o una focaccia chiamata astrattamente pizza, o si sceglie di andare a El Brellin, una delle più antiche osterie milanesi nei pressi dello scenografico ‘Vicolo delle Lavandaie’ oppure si viene qui, al Rebelot del Pont aperto sin da mezzogiorno.

Cappesante, Cavolo rosso e rapa - foto L'Arcante

La cucina di Mauricio Zillo appare istintiva e creativa, ha basi solide ma desidera rincorrere il sottile piacere della creazione di piatti ‘fatti al momento’ giocando con astuzia con tutta una serie di ingredienti del giorno che vengono posti all’attenzione del cliente al momento che questi siede alla sua tavola. Un menu facile o più articolato, cucinato su misura, con tutto quanto a disposizione in cucina in quel momento.

Per chi viene qui la prima volta non è semplice, va detto, bisogna un po’ fidarsi un po’ affidarsi. Segnalato cosa ‘non piace’, Mauricio, alla consolle dietro al banco della cucina a vista, penserà a tutto quanto il resto. Noi abbiamo mangiato ‘piattini’ interessanti e saporiti: ‘Cappesante scottate con cavolo e rapa rossa’(1), ‘Animelle e lumache con verdure stufate’(2),‘Cefalo, cannolicchi e broccoli neri’, il ‘Polpo arrosto con le lenticchie’. Tutto molto buono.     

Rebelot, Animelle e Lumache - foto L'Arcante

La carta dei vini si rifà all’intelligente proposta del Pont de Ferr, qui con un occhio in più a bottiglie poco comuni e comunque dall’approccio anzitutto gioviale e immediato. Come questo Muller Thurgau 2013 di Frank&Frei (bianco ‘troken’ della Franconia), leggero, fresco, beverino, bevuto con piacere per tutto il pasto.

Rebelot, il vino, Muller Thurgau - foto L'Arcante

Il Rebelot vive però con grande slancio soprattutto la proposta dei drinks, alcuni proposti anche in abbinamento ai piatti di Mauricio, diversi tra i grandi classici ma anche tanti creati apposta per il Rebelot da Oscar Quagliarini, uno dei migliori baristi europei, tra i Top World Bartender che qui ha lavorato all’apertura e continua a seguire da consulente il lavoro al banco bar. Servizio cortese e puntuale. Conto sui 30 euro vini esclusi.

Rebelot del Pont

Ripa di Porta Ticinese 55, Milano

Tel. 02 84194720

www.rebelotdelpont.com

rebelotdelpont@gmail.com

© L’Arcante – riproduzione riservata

Milano, Al Pont de Ferr

12 gennaio 2015 by

Al Ponte de Ferr, il Naviglio grande foto L'Arcante

La foto è di qualche giorno fa però mi piaceva l’idea di dargli le sfumature d’un tempo ormai lontano. Il sabato mattina passeggiare per il Naviglio Grande dà un po’ l’idea di ripercorrere certe atmosfere rilassate e tranquille degli anni passati; a corredo il mercatino dell’usato, le giovani famiglie a passeggio, qualche turista che chiede informazione per orientarsi meglio. I tanti baretti di qua e di là Ripa di Porta Ticinese, molto ben frequentati da sera a notte fonda, hanno appena abbassato da qualche ora le serrande. 

Maida Mercuri è da 25 anni saldamente al timone di Al Pont de Ferr¤, ‘un Osteria, non un ristorante’, ama sottolineare. Il suo locale è fresco della stella Michelin 2015 ma non ha nessuna intenzione di montarsi più di tanto la testa anche se Matias Perdomo, lo chef, sembra avere tutte le carte in regola per puntare decisamente in alto.

Pont de Ferr, l'ingresso foto L'Arcante

Ho mangiato ‘Gnocchi di patate alla brace con carciofi glassati’, davvero buoni, cremosi e saporiti, poi la ‘Pluma di maiale iberico rosata, servita con crema di burrata e ricci di mare sardi’. Carne di rara succulenza, cotta perfettamente e ben abbinata alla salsa. Infine un ‘Sigaro di cioccolato ripieno di mousse di cioccolato al tabacco con gelato al rhum’, dessert forse un po’ scontato ma nulla da ridire sulla sua bontà.

Buono il servizio curato tra gli altri da due giovani ragazze attente, disponibili all’ascolto, preparate. Ho bevuto al calice un’ottimo Pinot Nero di Tiefenbrunner. A tal proposito, molto interessante l’evidente lavoro di ricerca speso per la carta dei vini, ‘leggera’ e intelligente e con tante referenze fuori dai soliti circuiti e di grande qualità. Conto sui 35/40 euro vini esclusi.

Al Pont de Ferr

Ripa di Porta Ticinese 55, Milano 

Tel. 02 89406277

http://www.pontdeferr.it

alpontdeferr@gmail.com

© L’Arcante – riproduzione riservata

Andare avanti, ma non troppo

7 gennaio 2015 by

Nelle ultime settimane ho avuto modo di assaggiare diversi grandi rossi perlopiù 2010 del Bolgherese e della Valpolicella (non solo Amarone). Il lato più bordolese del vino italiano pare stia riscoprendo un po’ se stesso con il cabernet franc: frutto sempre in primo piano ma con maggiore attenzione all’equilibrio, l’estrazione, la potenza, il legno. Vini che conservano comunque grande opulenza e profondità ma al contempo esprimono buon equilibrio. Piccoli passi insomma non più così indifferenti anche ai palati più ostili.

Per quanto riguarda invece la Valpolicella pare che il ruolo di Premium Wine a cui è sempre più destinato l’Amarone stia rilanciando più di una perplessità. Le vendite vanno bene, il mercato (estero) tira forte, molti vini però appaiono sovraestratti, poco bilanciati, qualcuno addirittura un tantino legnoso come si fosse ancora alle prime armi con l’appassimento o col maneggiare botti e barriques; il risultato nel bicchiere sono vini talvolta oltremodo alcolici se non pesanti. Troppo. Temo si corra tanto e ahimè non tutti nella stessa direzione.

Mi domando se in tutto questo work in progress che muove poco l’asticella dei consumi interni ma assesta ancor più gli equilibri del mercato del vino italiano agli occhi del mondo, il silenzio che gira intorno al nostro Taurasi negli ultimi tempi non sia da intendere come l’ennesima occasione sciupata per sparigliare (almeno un pochino) le carte in tavola. Vabbe’, non allarghiamoci troppo dai...

© L’Arcante – riproduzione riservata

Serene festività e… Buon Natale!

23 dicembre 2014 by

Milano, Trattoria ‘da Martino’

22 dicembre 2014 by

Da fan della Pizza Napoletana mi astengo dal giudicare la pizza al taglio, qui a Milano concettualmente diversa dalla nostra, più una focaccia morbidosa e farcita che ‘pizza’ nel vero senso della parola a noi comune. Certo quella che servono qui pare venga apprezzata più di quella di Spontini, e già questo basterebbe a farsene un’idea.

Sergio, 'Pizza al taglio da Martino' - foto L'Arcante

Da Martino è in via Farini 8 da più di mezzo secolo, prima come un ‘Cibicotti’ poi come trattoria. L’indirizzo, pare, piace molto a Valerio Massimo Visintin, cosa che mi ha incuriosito non poco e per questo ci sono venuto. Ci si arriva facilmente da Porta Garibaldi, superando Corso Como poi a destra su via XXV Aprile, proseguendo più avanti su via Farini. Qui intorno le tante insegne cinesi annunciano la vicina ‘China Town’ milanese di Sarpi. Sergio non accetta generalmente prenotazioni, per noi, dice, ha fatto un’eccezione perchè al telefono gli sono stato simpatico.

Da Martino - foto L'Arcante

L’ambiente è spartano, con il forno a vista, il banco dei contorni a portata di mano, l’insieme in effetti appare un po’ agé, per dirla tutta, ma qui si viene per mangiare e fare quattro chiacchiere in libertà davanti ad un buon piatto di pasta o una più classica cotoletta alla milanese, non certo per un pranzo formale o una cenetta romantica.

La Cotoletta Primavera - foto L'Arcante

Una grande lavagna alla parete della piccola sala annuncia qualche buona bottiglia di vino (Bio) e le birre del Birrificio Lambrate a disposizione. Il menu, manoscritto e fotocopiato, è semplice ma esaustivo: proprone la pizza al taglio del giorno, due-tre primi, il fritto e il pescato del giorno, tra le carni l’immancabile ‘fiorentina’ e la ‘Cotoletta Primavera’, un paio di torte. Tutto molto buono. Il conto è onesto, con meno di 25 euro ci stai dentro alla grande, la colorata simpatia di Sergio fa tutto il resto.

Da Martino

Via Farini 8 Milano (MI)

Tel. 02 6554974

© L’Arcante – riproduzione riservata

20 anni di doc Campi Flegrei, il convegno a Bacoli

10 dicembre 2014 by

Convegno vini doc Campi Flegrei

Il 2014 è l’anno della falanghina e del piedirosso dei Campi Flegrei¤, a 20 anni dall’istituzione della denominazione di origine controllata, il 3 ottobre del 1994. Il prossimo 18 dicembre, a Bacoli, un momento di riflessione e confronto sullo stato dell’arte dopo la storica vendemmia del ventennale. Stiamo ad ascoltare.

Piccola Guida ai vini dei Campi Flegrei¤

Le Strade del vino dei Campi Flegrei¤

© L’Arcante – riproduzione riservata

Lamole, Chianti Classico 2012 I Fabbri

30 novembre 2014 by

Durante la scorsa edizione di ‘Sangiovese Purosangue’ all’Osteria del Treno qui a Milano mi sono imbattuto in diversi vini di grande slancio di cui spero presto potervi dare ampia rendicontazione. Tra questi vi è certamente questo meraviglioso Chianti Classico di Lamole che vale la pena suggerirvi sin da subito.

Chianti Classico 2013 I Fabbri - foto L'Arcante

L’Azienda I Fabbri delle sorelle Grassi conta 35 ettari in pieno Chianti Classico, di questi circa 9 ettari sono completamente votati alla vigna, con una piccola produzione di olio extravergine vero cuore produttivo dell’azienda. E’ proprio il caso di dire che stiamo parlando di un sangiovese purosangue in tutto e per tutto, di quelli però freschi e giovani da bere a secchiate.

Un piccolo autentico capolavoro della tradizione per tutte le tasche, fa un breve affinamento in vasche di cemento, poi solo bottiglia: il frutto così rimane nitido e croccante, il naso è avvenente e sa proprio di fragola e amarena, il sorso sottile, delizioso e rinfrancante con un lieve ritorno balsamico sul finale di bocca.

Susanna, a cui ho letteralmente tirato via il fiato durante le degustazioni, è una personcina davvero deliziosa, disponibile, accorta, chiara nelle sue lucidissime disquisizioni non solo sul suo vino. Una di quelle persone che ti auguri sempre di trovare al di là del banco d’assaggio, capace di coinvolgerti, appassionarti all’argomento senza forzature inutili e futili autocelebrazioni. Bonus. Di questo 2012 ne rimangono ancora una manciata di bottiglie, fate presto!

Guide ai ristoranti d’Italia 2015, il Gambero Rosso

28 novembre 2014 by

Gambero Rosso

Punteggio: 87 due forchette

Cucina: 52
Cantina: 16
Servizio: 18
Bonus: 1

Bisogna un po’ conquistarselo, ma vale la pena. L’ambiente non ha eguali, interamente sul bianco, con arredi e mis en place raffinatissime, sedute ultra comode, splendide opere d’arte contemporanea, illuminazioni studiate, lume di candela e un mega plasma che trasmette rilassanti immagini del mare. Quando il clima lo consente si sta sulla fantastica terrazza panoramica (bonus). Il servizio – professionale e di classe – gira come un orologio, la lista dei vini – grazie al valente e appassionato Angelo Di Costanzo – elenca varie centinaia di referenze non banali e di valore, sia italiane che estere, ma anche se decidete di optare ‘semplicemente’ per aziende regionali resterete stupiti. La cucina, da diversi anni regno di Andrea Migliaccio, continua a regalare suggestioni mediterranee emozionanti in piatti di tecnica sicura e grandi materie prime: uovo cotto a bassa temperatura con pomodori canditi ricolma e spuma di Provolone del Monaco, fusilli al ferretto con  genovese di coniglio carciofi e pecorino, tagliolini al limone con burrata asparagi di mare foglia di ostriche e gamberi crudi con foie gras mela verde e gin, pancia di maiale croccante con vellutata di cicerchie e involtino di scarola. Doveroso un assaggio di formaggi dal ricco carrello, prima di passare agli squisiti dessert: cheesecake all’amarena Nutella e sorbetto alla menta, e crema di nocciola affogata al caffè con salsa mou e gelato al cioccolato affumicato. Pani e piccola pasticceria super. (da I Ristoranti d’Italia 2015 del Gambero Rosso)

L’Arcante – riproduzione riservata

© da ristoranti d’Italia 2015 del Gambero Rosso Editore

Quarto, ritorno a Sud

17 novembre 2014 by

Vieni a Sud che ci trovi il mare, il sole e la fantasia verrebbe da dire ogni qualvolta ti ritrovi a scrivere qualcosa dopo aver mangiato da Marianna e Pino. Che pure se a Quarto il mare non c’è la mia è una mezza verità che nessuno potrà mai smentire. 

Marianna Vitale, Cuoca dell'anno 2014 per L'Espresso - foto L'Arcante

Marianna Vitale quest’anno ha fatto il botto: è Cuoca dell’anno per la Guida ai Ristoranti d’Italia L’Espresso, Chef donna dell’anno per Paolo Marchi di Identità Golose, dalla Michelin ha visto confermata la sua (luminosa) Stella e il Gambero ne comprova senza mezzi termini la crescita ormai esponenziale; un grande successo insomma, un momento d’oro che si merita tutto e che premia anzitutto il suo talento purissimo, quasi una vocazione, ma anche l’intuizione, il sacrificio enorme di una ragazza che si è letteralmente inventata il lavoro della sua vita. E il bello, pare, deve ancora venire… 

Benvenuto, Cotechino e Friarielli, Fagioli e Scarola - foto L'Arcante

Nell’ultimo mese ci sono tornato due volte, dapprima con un po’ di amici per festeggiare la chiusura della stagione a Capri, poi giusto una settimana fa per conto mio. Due momenti da mettere qui sul diario, due momenti colmi di suggestioni, colori, profumi e di straordinaria gioia, quella che viene fuori da ogni piatto di Marianna grazie anche all’armonia che regna in sala con il buon lavoro di Pino, Carmine e Giannantonio.

Allora si comincia così, con Cotechino e friarielli ed una Zuppa di fagioli cannellini, sconcigli e funghi, due piccoli appetizer di benvenuto. Il Cotechino è quello (artigianale) di Mario Carrabs, il resto è bontà del territorio flegreo.

Minestra di verdure e frutta di stagione... - foto L'Arcante

Uno dei migliori piatti per freschezza ed armonia è la Minestra di mare con verdura e frutta di stagione, uno di quelli nuovi in carta quest’anno. Marianna nei suoi piatti sembra amare molto le spigolature, magari anche sovrapporle, andarci in contrasto ma senza annullarle del tutto. Un segnale di forte vitalità. Come l’uso dell’acidità come una sfida non necessariamente da vincere.

Lumachine di mare - foto L'Arcante

Ci arriva quindi la Zuppa di Maruzzielli, o lumachine di mare, un fuori carta giustamente ‘forte’ che mi riporta all’infanzia e a certe domeniche in cui il vero e proprio ‘spasso’ era tirarle vie dal guscio con l’ago di mamma, stando però attenti a che non te le fregassero una volta ‘pulite’. Piatto di straordinaria succulenza. 

Trebbiano d'Abruzzo 2011 Emidio Pepe - foto L'Arcante

Tra le decine di bottiglie provate, prima in compagnia di amici e poi successivamente con Lilly mi è rimasto impresso più di tutti questo meraviglioso Trebbiano d’Abruzzo 2011 di Emidio Pepe, bianco di grande carattere, a pieno titolo nella storia del vino italiano ma che mancavo di provare da qualche tempo: mi ha conquistato subito, sin dal primo sorso, vibrante e compulsivo, con un naso ampio e suggestivo, pieno di sfumature ed un sapore mascolino e sapido. Sui generis.

Spaghettoni, con Ricci di mare e Bufala, con Cipolla rossa e Lime, Con Alici e pomodoro. L'Impepata - foto L'Arcante

Questo qui potremmo definirlo il trionfo dello Spaghettone: l’abbiamo provato con Ricci di mare e Bufala (1), poi con Cipolla rossa, acciughe e lime (2), infine con Carciofi e colatura di alici (3), grandiosi! Infine l’Impepata¤, il meraviglioso schiaffo alle papille gustative del Mischiato delicato con cozze, pepe e limone (4).

Sgombro e Cos Cous, Vitello Stonnato, il Gran Fritto, Baccalà e Pamigiana - foto L'Arcante

Altro giro altre sensazioni. Molto buono lo Sgombro arrosto,  gazpacho e grano spezzato (1), con la vellutata delicatezza del gazpacho che inchioda le velleità dello sgombro; sapori netti invece con il Vitello Stonnato, già un must qui a Sud, ovvero lingua di vitello con pesce azzurro marinato alla shiso, maionese al pomodoro e polvere di capperi (2).

Quindi Il baccalà e la parmigiana di melanzane (3), forse l’unico piatto che pur buono lascia pensare alla necessità di una rivisitazione, quantomeno nel servizio. Infine Il Gran Fritto (4), quello tradizionale presentato però in tavola con grande garbo e finezza. Una gioia per gli occhi e per la gola.

Calamaretti spillo con Quinto Quarto e nero di Seppia - foto L'Arcante

A chiudere, ancora un fuori carta, Calamaretti spillo con il loro quinto quarto e nero di seppia, forse il piatto più ‘gurmè’ della batteria ma che ai palati più attenti ed esigenti piacerà senz’altro. C’è dentro intuizione e tecnica, fattori che non sfuggono (quasi) mai all’appassionato di turno.

Sud, la Carta dei Vini - foto L'Arcante

Due parole sulla carta dei vini: la cantina di un ristorante negli ultimi dieci anni ha subito cambiamenti epocali, via le carte infinite, quantomeno non sono più il modello da seguire, libroni quasi sempre buoni solo per aumentare di qualche metro quadrato l’ego del patron o sommelier di turno, un cambiamento di rotta che ha dato il là ad un rinnovamento necessario e tangibile anche nei migliori ristoranti ‘stellati’.

Ecco che il lavoro di fino di gente attenta e scrupolosa come Pino, aperta alle novità ma senza strafare, merita rispetto e valorizzazione; Sud ha una carta dei vini che segue pari passo la crescita della sua cucina, continua a girare sulle 250 etichette dove trovano spazio nomi noti ma anche buone chicche, con ricarichi anche abbastanza centrati.

Bene, questo è, sono tornato a Sud con il desiderio di stare bene, me ne sono andato via assaporandone già nuovamente il ritorno. ‘…Però per favore non farlo nuovamente tra due anni’, mi dicono.

Chiacchiere distintive, Marianna Vitale.

Quarto, dietro l’angolo c’è Sud.

Ristorante Sud
Via SS Pietro e Paolo n° 8 Quarto (Napoli)
tel. 081.0202708
www.sudristorante.it
Aperto la sera, domenica e festivi a pranzo Chiuso il lunedì

© L’Arcante – riproduzione riservata

Milano, nuova tappa per l’Etna Grand Tour

16 novembre 2014 by

Etna Grand Tour

Domani 17 novembre qui a Milano la seconda tappa dell’Etna Grand Tour 2014, l’evento itinerante organizzato dal Consorzio di Tutela dei Vini Etna D.O.C.. L’appuntamento è al Westin Palace dalle ore 15.30 alle ore 20.30, con banchi di assaggio aperti dapprima per la stampa specializzata poi per gli appassionati ed operatori.

L’appuntamento milanese arriva dopo il grande interesse suscitato dalla prima tappa dell’Etna Grand Tour, che ha visto il suo battesimo nel giugno scorso presso l’Hotel Hilton di Roma, richiamando l’attenzione di operatori e appassionati della capitale. 

Consorzio di Tutela dei Vini Etna D.O.C.
Via Dei Cappuccini, 2
95100 – Catania
consorzio@etnadoc.com
presidenza@etnadoc.it
 

© L’Arcante – riproduzione riservata