Le Terre del Principe gentiluomo

10 luglio 2014 by

Siamo portati a ricordare il frate Dom Perignon come l’inventore dello Champagne. Un po’ come ai Biondi Santi viene riconosciuto il merito di aver creduto nel successo del Brunello di Montalcino ed alla famiglia Matroberardino, tutta, la conservazione ed il rilancio della viticultura campana in Italia e nel mondo.

Manuela Piancastelli e Peppe Mancini

A Peppe Mancini, fondatore di Terre del Principe, va dato atto della scoperta e la valorizzazione di vitigni pressoché sconosciuti fino agli anni ’90, il Pallagrello¤ bianco e nero¤ e il Casavecchia. Così ha dato il via alla rinascita di un intero territorio sino ad allora praticamente sconosciuto agli appassionati del vino. Un slancio che in pochi anni ha visto numerose aziende seguire le orme dell’azienda di Squille.

Ecco, ogni tanto non guasterebbe fermarsi un attimo, alzare la testa, guardare lontano, sussurrare un grazie.

Oggi nella mappa del vino campano c’è dell’altro, diversamente buono ed emozionante che va celebrato, magari sottovoce, in maniera semplice come piace fare da sempre a Peppe e Manuela a cui dedico questo mio piccolo pensiero dopo aver bevuto ieri l’altro un loro meraviglioso Centomoggia¤ 2006, assaggio che mi ha subito riportato alla mente una piacevole serata¤ dell’autunno 2008 passata assieme.

Grazie per aver consegnato agli annali la vostra bella storia d’amore e a noi i meravigliosi vini di Terre del Principe¤.

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Franciacorta Dosaggio Zero Arcari+Danesi

6 luglio 2014 by

Continuo a pensare che le versioni ‘Dosaggio Zero’ rappresentino un approccio davvero interessante per chi volesse andare un po’ più in là nella scoperta dei reali valori in campo oggi in Franciacorta.

Franciacorta Dosaggio Zero Arcari + Danesi - foto L'Arcante

In giro di Arcari+Danesi da Gussago se ne parla già da un po’ di tempo: l’idea, il progetto, i vini sono un insieme che unisce, divide, conquista, fa discutere. Per svariate ragioni. La mia impressione dopo questo primo assaggio è che abbia colto nel segno: apre un confronto, lascia aperto un uscio dal quale affacciarsi curiosi per sbirciare cosa accade in Franciacorta al di là del pregevole lavoro delle più importanti aziende che già conosciamo.

Non sono moltissime le bottiglie in giro ma vi assicuro che sono di assoluto valore, un numero sufficiente per lasciare una traccia ben visibile agli appassionati più attenti ed esigenti.

Fanno un Satén e questo qui, un Dosaggio Zero 100% chardonnay dalle bollicine fini, con un naso tenue ma integro e caratteristico: sa di agrumi, fiori gialli, è minerale, lievemente mellifluo, con sentori balsamici. Il sorso è di gran lunga tra i più interessanti in circolazione, è gustoso, polputo, sapido, lunghissimo e fresco. Insomma, parecchio convincente.

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Un Taurasi Riserva 2009 da medaglia d’oro…

1 luglio 2014 by

Non v’era dubbio che fosse un grande rosso il Grande Cerzito 2009¤, un vino di straordinaria profondità, al suo debutto sul mercato dopo dieci lunghi anni di maniacale selezione e ricerca in vigna e in cantina (leggi qui¤). E’ il Taurasi Riserva di Quintodecimo¤ premiato al World Wine Awards 2014 della rivista Decanter.

Taurasi Riserva Grande Cerzito 2009 Quintodecimo Decanter Award 2014

Chi segue queste pagine sa bene quanta passione ci lega all’azienda¤ e ai vini di Laura e Luigi¤, diciamo che da sempre li seguo con particolare entusiasmo e grandi aspettative. Del resto come meritano tutti i grandi protagonisti del vino campano ed italiano che lavorano con serietà e passione.

Tra l’altro il 2014 per la splendida azienda di Mirabella Eclano è un anno molto particolare: la prossima vendemmia infatti sarà la decima¤ ‘ufficiale’. A Laura e a Luigi i miei e i nostri più sinceri complimenti, convinti, ne siamo certi, che il bello deve ancora venire.

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Montalcino, il Consorzio del Vino Brunello approva le modifiche ai disciplinari di produzione

30 giugno 2014 by

Un’assemblea importante, quella a cui, ieri pomeriggio, hanno partecipato i soci del Consorzio del Brunello di Montalcino.

Brunello di Montalcino

In “ballo”, infatti, alcune modifiche sui disciplinari, da quello del Brunello¤ a quello del Rosso di Montalcino¤ e del Moscadello¤ fino ad arrivare al Sant’Antimo¤ e l’approvazione delle rese di uva relativamente alla vendemmia 2014.

Molte delle modifiche apportate su tutti i disciplinari di competenza del Consorzio del Brunello¤ sono strettamente di carattere formale ma ci sono anche dei cambiamenti che vanno a toccare molti aspetti che riguardano i vini di Montalcino.

Si parla di densità di impianto: per quelli già realizzati valgono le norme vigenti al momento dell’impianto, per quelli nuovi o per eventuali reimpianti, a partire dal 1 gennaio 2015, la densità minima, sia per viti iscritte a Brunello, sia per quelle a Rosso e Sant’Antimo si passa da una densità minima di 3.000 ad una di 4.000 piante per ettaro. Per il Moscadello, invece, la densità resta invariata a 3.000 unità.

Se per tutti e quattro i Disciplinari resta assolutamente vietata ogni pratica di forzatura, da oggi sarà invece consentita l’irrigazione di soccorso, fino a questo momento non prevista dai Disciplinari. Sono specificate, poi, norme dettagliate sulla produzione per i vigneti nei primi anni dall’impianto, ed anche per i Cru, ovvero le rivendicazioni per porzioni di produzione denominate in etichetta come “Vigna” o “Vigneto”.

Compaiono, poi, nei “nuovi” disciplinari, nuove norme sui tagli che è possibile effettuare in cantina. Sia per il Brunello che per il Rosso sono ammessi tra tutte le annate presenti in cantina per un quantitativo massimo che consenta di ottenere un prodotto finale che, dopo il taglio, contenga un minimo dell’85% dell’annata rivendicata.

Per il Rosso di Montalcino si parla anche di “arricchimento”. Nel caso in cui, infatti, particolari condizioni lo richiedessero, è consentito effettuarlo esclusivamente con mosto concentrato prodotto da uve provenienti dai vigneti destinati alla produzione di Brunello o Rosso di Montalcino, o attraverso Mosto Concentrato Rettificato.

Aggiunta importante – anche a seguito degli ultimi eventi che hanno visto il Consorzio truffato a seguito, lo scorso maggio, del sequestro condotto dai Carabinieri del reparto operativo di Siena, di 30.000 bottiglie di vino etichettato soprattutto come Brunello di Montalcino – è quella che riguarda la commercializzazione in zona di produzione di partite di uva o di vino nuovo ancora in fermentazione o in fase di affinamento destinato a divenire Brunello o Rosso di Montalcino. Sarà obbligatorio, infatti, darne comunicazione, almeno due giorni lavorativi prima del trasferimento, all’Organismo di controllo incaricato.

Piccole aggiunte, poi, riguardano sia il Disciplinare del Sant’Antimo – che da oggi ammette anche il Rosato e lo Spumante, con le relative normative e due vitigni in più (Pugnitello e Canaiolo) – sia quello del Moscadello di Montalcino, dove, al contrario di ciò che avveniva in precedenza, sono dettagliatamente specificati tutti i parametri, dalla vigna fino all’imbottigliamento che comprende anche le diciture riportate in etichetta.

Approvate, poi, dall’assemblea dei soci, anche le rese per il 2014. I produttori hanno ratificato che la quantità di uva rivendicabile per il primo ettaro di vigneto iscritto a Brunello di Montalcino potrà essere di un massimo di 75 quintali superati i quali, la restante quantità (fino al massimo producibile compreso il supero del 20% rispetto ala massimale di 80 quintali per ettaro di cui al Disciplinare corrispondente a 96 quintali per ettaro), potrà essere rivendicata come Igt Toscana. A partire, poi dal secondo ettaro di vigneto iscritto a Brunello potrà essere di un massimo di 65 quintali per ettaro di Brunello, più 10 quintali di Rosso di Montalcino e la restante quantità (fino al massimo producibile compreso il supero del 20% rispetto ala massimale di 80 quintali per ettaro di cui al Disciplinare corrispondente a 96 quintali per ettaro), potrà essere rivendicata come Igt Toscana.

Infine, la quantità di uva rivendicabile per ciascun ettaro di vigneto iscritto a Rosso di Montalcino potrà essere di un massimo di 80 quintali superati i quali, la restante quantità (fino al massimo producibile compreso il supero del 20% rispetto la massimale di 90 quintali per ettaro di cui al Disciplinare corrispondente a 108 quintali per ettaro), potrà essere rivendicata come Igt Toscana. Per definire il primo ettaro di vigneto iscritto a Brunello di Montalcino di ciascuna ditta, deve essere fatto riferimento alla situazione aziendale così come rilevabile alla data del 31 maggio 2014.

Fonte: Consorzio del Vino Brunello di Montalcino

I sommelier di Napoli ad Anacapri

28 giugno 2014 by

Ais a Capri - foto V. Vanacore

Frattanto i sommelier dell’Ais Napoli¤ hanno fatto visita alle vigne di Anacapri. Ho raccolto con piacere l’invito di Raffaele Pagano¤ e speso due parole per la piccola vigna del dott. De Tomaso qui a due passi dall’albergo.

Qui¤ sul loro sito un breve report.

Per chi è su facebook qui¤ un suggestivo report fotografico.

© L’Arcante – riproduzione riservata

L’angelo del territorio

17 giugno 2014 by

E’ appena uscito il n. 34 del Magazine Capri Review. Tra gli altri si parla di me ma soprattutto di viticoltura e vino a Capri.

Capri Review

17 ottobre 2013¤. Angelo Di Costanzo¤, davanti a una platea che rappresenta il meglio della gastronomia e dell’enologia italiana, viene incoronato miglior sommelier dell’anno. La Guida dell’Espresso¤ consegna il ‘al responsabile della cantina di ristorante che nel corso dell’anno si è distinto per competenza e professionalità’. Il ristorante in questione è L’Olivo del Capri Palace, mille etichette e oltre diecimila bottiglie ospitate nella cantina La Dolce Vite. Ma Angelo, arrivato a Capri sei anni fa per accettare una nuova sfida dopo aver deciso di chiudere il suo wine bar che aveva con tanta passione fatto crescere, questa data la ricorderà soprattutto per la nascita della sua secondogenita, Alessia.

Trentotto anni, ultimo di sette figli di una famiglia di pescatori di Pozzuoli, ha vissuto tra il mare e la campagna dei Campi Flegrei dove l’uva è sempre stata protagonista. E quando parla di uva e vino gli si illuminano gli occhi. Racconta della vendemmia nelle vigne di Caposcuro ai piedi del Monte Solaro. Sono coltivate a falanghina, biancolella e una varietà chiamata ‘ciunchesa‘, molto simile al più conosciuto greco, e danno vita al Joaquin dall’Isola, mille bottiglie prodotte da Raffaele Pagano e che a Capri si trovano in esclusiva al Capri Palace. Ma all’ombra del Solaro crescono anche uva a bacca rossa, Guarnaccia e Piedirosso che da due anni vengono vinificate nella cantina di Joaquin a Montefalcione, in provincia di Avellino, per una piccola preziosa produzione di rosato di sole 200 esclusive bottiglie. ‘Da cinque anni – racconta Angelo – il progetto Joaquin dall’Isola ha riportato in vita la vendemmia ad Anacapri¤ e grazie anche questa iniziativa si mantiene viva la doc isolana e la tradizione antica del bianco caprese’.

E la promozione enoturistica dell’isola è uno dei chiodi fissi di Angelo. ‘I circuiti del gusto e del vino rappresentano un valore sempre più importante nel turismo di oggi, corsi di approccio al vino, incontri di degustazione, itinerari alla scoperta delle vigne non possono che valorizzare il territorio’. Guidati dalla sua competenza si possono apprezzare i vini che propone La Dolce Vite. Vale la pena seguirlo, in cantina ma anche sul suo blog L’Arcante¤, diario enogastronomico di un sommelier.

© Rossella Funghi, Capri Review n. 34 Giugno 2014

caprireview.it

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Il bel ricordo di una sera di mezza estate e l’amarezza che ahimè poco o nulla è cambiato

16 giugno 2014 by

Il 16 giugno di 6 anni fa, era il 2008¤, in una fresca serata a Cerreto Sannita mi veniva consegnato il titolo di Primo Sommelier della Campania¤. Fu per me una enorme soddisfazione.

Angelo Di Costanzo, Primo Sommelier Campania 2008

Più del bellissimo ricordo di quel giorno, ripensando al pianto di quella notte in macchina mentre rientravamo a Napoli, mi viene però in mente il dolce e l’amaro del nostro mestiere: le soddisfazioni, piccole o grandi che siano arrivano, è vero, ma quanta fatica in più senza riferimenti, qualcuno che ti guida, crede in te, ti sostiene: si rischia continuamente di perdere la bussola.

La formazione dei professionisti di domani viene ancora considerata una questione assai marginale, qui al sud in particolare; associazioni ed enti diciamo così ‘promozionali’ non mancano, spesso però si sovrappongono talvolta in chiaro contrasto, sono molto attente a fare proseliti ma il più delle volte solo per istituire corsi e bevute più o meno memorabili dietro il pagamento di laute quote di partecipazione.

Il rischio ormai conclamato è di finire a produrre pezzi di carta fini a se stessi buoni giusto per riempire le pareti di casa e qualche curricula. Insomma, titolifici¤ lontani anni luce dal mondo del lavoro.

La distanza si allunga sempre più. Non entro nel merito della questione, non ho nessuna intenzione di alimentare polemiche sterili, il paese sta attraversando un momento tremendo, in molti devono sbarcare il lunario e lo capisco pure, il dato di fatto però è chiaro: a pochi sta a cuore la faccenda, pochi investono seriamente sulla formazione, soprattutto sembra mancare del tutto il contatto con la realtà lavorativa. E chi può, quei pochi, pochissimi talenti ormai rimasti in giro si vedono costretti a scappare via altrove, talvolta persino dall’Italia. Ahinoi!

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Emozionare con la verità…

16 giugno 2014 by

‘C’è oggi grande attenzione alle esigenze del mercato. Va lo spumante? Tutti lo propongono. Rincorrere il momento è un segno di debolezza, a mio avviso. Il consumatore è oggi subissato di offerte, confuso, senza più riferimenti. Servono certezze, pochi riferimenti, precisi. Servono messaggi chiari, trasparenti, veri: tre rossi, tre bianchi! La novità? La nuova annata…’ (Luigi Moio).

Qui¤ su lucianopignataro.it una bella intervista a Luigi Moio. Articolo pubblicato sul n.5 di giugno 2014 di ‘Imbottigliamento’.

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Barolo, il Brunate-Le Coste 2009 di Rinaldi

13 giugno 2014 by

Ci sono bottiglie che ti entrano prepotentemente nella memoria e che non ti levi più dalla testa, il Brunate-Le Coste di Beppe Rinaldi ad esempio.

Barolo Brunate - Le Coste 2009 Rinaldi

L’inverno di un paio d’anni anni fa, a La Ciau del Tornavento¤ a Treiso, durante una cena di lavoro con Rossana Gaja mentre in tavola girava il ben di Dio una bottiglia tra le tante ci colpì tutti in maniera disarmante: era il Barolo Brunate-Le Coste 2006 di Beppe Rinaldi.

Fu poi una faticaccia recuperare qualche bottiglia in giro, da qualche tempo invece grazie ad un amico comune, finalmente sono riuscito a mettere in carta almeno il 2009. Mi spiegò Marta che la scelta di fare Barolo unendo le uve dei due cru non è una novità, qualcuno la chiama ‘prudenza contadina’ ed in effetti a sentirne il bicchiere ci sta tutto. Un vino di rara eleganza, chiaramente ai suoi primissimi passi ma già contraddistinto da un certo equilibrio e da una incredibile personalità.

Bottiglie che se le dimentichi in cantina diventano immortali, se le apri, indimenticabili. Comunque vada sarà un successo!

Per approfondire l’argomento vi suggerisco di leggere questo splendido report pubblicato qualche tempo fa su nonsolodivino.com¤, il blog degli amici di rete Stefano e Giorgio.

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Lapio, Campania Fiano Oi nì 2011 Tenuta Scuotto

10 giugno 2014 by

Irpinia terra di grandi vini. Da queste parti le novità sono sempre dietro l’angolo, un fermento positivo che continua ad arricchire una proposta bianchista sempre più interessante e trasversale.

Campania Fiano Oinì 2011 Tenuta Scuotto - foto A. Di Costanzo

Oi nì 2011 è un bianco dalla struttura importante, un fiano di Lapio di grande estrazione, direi sorprendente, dal naso molto avvenente, tanto verticale quanto ampio. Il frutto è bello dolce e dal contorno piacevolmente balsamico. Più sta nel bicchiere più convince.

Il sorso è pieno, rotondo, appagante. Certo 14 gradi e mezzo non sono pochi; non che non sia agile, l’acidità è puntuta ed il palato attento la coglie a pieno, ne sorregge anche bene la beva, ciononostante l’insidia del ‘kappaò’ tra il secondo e terzo bicchiere rimane in agguato e rischia di far passare in secondo piano tutto il buono che c’è invece in questa bottiglia.

Siamo comunque di fronte ad un’altro giovane campione¤ da allevare con pazienza e seguire con attenzione nei prossimi anni, sin dalle prossime uscite. E’ una vendemmia tardiva, non so quanto volutamente ma è fuori dalla docg, esce infatti come Campania Fiano igt.

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Radda in Chianti, Le Pergole Torte ’95 Montevertine

9 giugno 2014 by

Quando apri una vecchia bottiglia di Pergole Torte sei certo di cosa ci troverai dentro, cosa ti aspetta, forse per questo quando la bottiglia non è fortunata, capita eh, la delusione che monta è doppia.

Toscana rosso Le Pergole Torte 1995 Montevertine - foto A. Di Costanzo

Mi è successo tempo fa e ne ho scritto¤. Come va scritto e sottolineato quanto questo ’95 merita di stare tra i migliori sangiovese mai bevuti prima: perfetta incarnazione chiantigiana. I suoi vent’anni consegnano al bicchiere una esperienza più rara che unica.

Anni complicati i ’90, un periodo dove la tentazione ‘internazionale’ ha preso in castagna un po’ tutti da quelle parti, non solo a Radda, bruciando fior fior di vini anche solo per trenta denari. A difesa dei bastioni in tanti, qui a Montevertine c’era la storia, gente che l’ha scritta e l’ha difesa strenuamente: Sergio Manetti, Giulio Gambelli, Bruno Bini, per dire. Risultato? Un sangiovese fuori dal tempo, mai urlato, autentico, da aspettare e rispettare. Soprattutto rispettare.

Un Pergole Torte ’95 dalla forte connotazione territoriale, con un filo di frutta ancora in evidenza, erbaceo e speziato, terroso; dal nerbo posato, giustamente acido, con un tannino ancora pulsante ma dal sorso sottile e affilato, che sul finale regala un ritorno piacevolmente secco. Un grande vino!

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Napoli, Piedirosso Campi Flegrei Riserva Tenuta Camaldoli 2011 Cantine Astroni

6 giugno 2014 by

Non tenete conto di questa recensione, Gerardo¤ è un caro amico e l’azienda è una di quelle ‘molto’ presenti su queste pagine data la mia assidua frequentazione con lui. 🙂

Piedirosso Campi Flegrei Riserva Tenuta Camaldoli 2011 Cantine Astroni - foto A. Di Costanzo

Ne scrivo solo per lasciarne traccia e ricordarcelo quando, tra qualche anno, cominceranno a ‘premiare’ finalmente coloro i quali si stanno facendo un mazzo tanto così per ridare slancio e dignità ad uno dei vini più interessanti in circolazione e ad uno dei territori vitivinicoli più suggestivi in Campania per storia, vocazione e fermento: i miei Campi Flegrei¤.

Una corsa contro il tempo e i tempi cominciata 20 anni fa anzitutto dalla famiglia Martusciello¤ e strada facendo seguita con sempre più entusiasmo tra gli altri¤ anche dalla famiglia Varchetta.

Questo vino l’ho visto nascere, ho visto Gerardo scegliersi i chicchi d’uva che arrivavano in cantina dalle vigne Colle Rotondella e Tenuta Camaldoli uno ad uno, l’ho visto rincorrere come un pazzo le lancette mai a posto, certe sere piegarsi distrutto per rompere a mano ‘il cappello’ nel tino di ciliegio, quell’unico tino tronco-conico dove c’è rimasto per ben 65 giorni prima di finire, non filtrato, in bottiglia. Si e no 1000 bottiglie, un gioco da ragazzi insomma, ma buono come l’olio sul pane.

L’ho visto nascere e ci credo, vedo nel lavoro dentro questa bottiglia tanta energia positiva e tanti spunti per il futuro. Un piedirosso finalmente libero di volare, come molti negli ultimi anni lontano dal cono d’ombra dell’aglianico ma nuovo, dal taglio decisamente moderno, che non ha bisogno di ciccia, un vino vivo, dal naso anzitutto orizzontale, concentrico, sottile e ficcante, immediato ma profondo, dal sorso giovane e arguto al tempo stesso. Anzi, astuto.

Ecco, magari non tenete conto di questa mia sviolinata per quello che reputo sì un amico ma anche uno che nel suo mestiere di enologo è davvero in gamba, sa il fatto suo, però voi il vino assaggiatevelo lo stesso, sentite a me, anzi, sentite a lui. Io ve l’ho detto!

1994-2014 20 anni dalla doc Campi Flegrei¤.

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Rovereto, Pinot Nero 2010 Elisabetta Dalzocchio

3 giugno 2014 by

A dirla con tutta sincerità ultimamente faccio uno sforzo enorme anche solo a tirare le fila di una recensione degna di questo nome. La testa è altrove, un giorno per una ragione un giorno per un’altra.

Vigneti delle Dolomiti Pinot Nero 2010 - Elisabetta Dalzocchio, foto A. Di Costanzo

Fortuna che c’è il pinot nero, mi verrebbe da dire, un bene di rifugio non certo per stipare grana – ad avercela quella! – ma quantomeno utilissimo a rilassare i nervi tesi e rasserenare l’animo.

I vini di Elisabetta Dalzocchio mi sono sempre piaciuti, certo sono difficili da raggiungere, non sempre disponibili quantomeno per me che sono costretto a programmare i miei acquisti talvolta con largo anticipo altre con colpevole ritardo, il suo pinot nero però è sempre degno di attenzione ed ammirazione che merita di essere rincorso.

Un piccolo gioiello per grandi appassionati. Chi l’ha veduta dice che l’azienda è di una suggestione notevole, circondata da montagne, boschi di querce e piante di conifere, immersa in un ambiente unico. Poco più di due ettari, una manciata di bottiglie, quattro, forse cinque sorsi e via, finito.

Il naso quasi mai dice tutto subito, anzi, qui su questo 2010 pare giocare a nascondino, dispettoso e frugale. Si smarca continuamente, almeno però ti lascia cogliere il meglio delle sue innumerevoli sfumature, un po’ varietali ma soprattutto dall’impronta fortemente identitaria: sa di queste terre, di sottobosco, erbe officinali, té nero, di mandorla. Il sorso ha spessore e grande matrice, spiega un lunghissimo tempo avanti e chiede pazienza, il che rende questo assaggio solo un primo piccolo consiglio per gli acquisti. Di certo non ve ne pentirete!

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Intervallo| Aria nuova qui in terrazza!

31 Maggio 2014 by

L'Olivo, la nuova terrazza - foto A. Di Costanzo

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Neumarkt, Pinot Nero Riserva ’10 Brunnenhof

12 Maggio 2014 by

L’area di Mazzon è da tutti considerata la migliore zona per il Pinot Nero in Italia. Un luogo certamente unico, siamo tra i 300 e i 450 metri d’altitudine, sul versante sinistro dell’Adige che dà vita a vini soprendenti.

Alto Adige Pinot Nero Brunnenhof 2010 - foto Angelo Di Costanzo

Qui l’ambiente pedoclimatico è davvero particolare: la cima di Prato del Re al mattino tiene ombra su tutta l’area così il sole ci mette un poco più di tempo a dissipare la frescura notturna. Alla sera invece, quando il fondovalle è già in ombra, da queste parti il sole e la luce la fanno ancora da padroni. Insomma, un microclima incredibile!

Kurt Rottensteiner ha le idee molto chiare e alle spalle una solida tradizione familiare; l’azienda è un piccolo gioiello di sostenibilità ambientale, i suoi vini sono ‘vivi’ ed in continua evoluzione. Qui l’uva viene da Dio, appare più difficile sbagliarlo il vino che non farne un grande rosso!

Questo riserva 2010 mi ha riportato alla mente l’impressionante timbrica di alcuni Morey-Saint-Denis¤, dove il frutto è solo uno degli elementi perfettamente coniugati. Il vino ha bisogno di un po’ di tempo, offre però una verticalità stupenda, dapprima con uno slancio varietale impressionante, poi, man mano, aprendosi a note e sentori molto particolari come la lavanda e il gesso. Il sorso è importante, austero e pungente, sul finale di bocca piacevolmente balsamico.

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Villeneuve, l’Arline di Giorgio Anselmet

10 Maggio 2014 by

Arline Anselmet - foto A. Di Costanzo

L’Arline è solo una delle chicche di questa piccola cantina Valdostana, bianco dolce – o da meditazione come si usa dire più in generale – da Pinot Gris al 50%, Muscat di Chambave e Gewurztraminer, per qualche tempo affinato in rovere.

Colpisce la freschezza che ritorna sul finale di bocca, dal carattere quasi salino, da passito mediterraneo, con quei sentori un po’ agrumati un po’ melliflui che riportano alla mente Pantelleria e Samos. Siamo però in alta montagna, intorno ai mille metri, a un passo dal cielo.

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Cena a quattro mani con andata e ritorno…

8 Maggio 2014 by

Cena a ‘Quattro Stelle Michelin’  con andata e ritorno per il nostro Andrea Migliaccio e Antonio Guida del Pellicano di Porto Ercole.

Antonio Guida, Andrea Migliaccio, Champagne Thienot

Il prossimo 23 maggio Migliaccio va a Porto Ercole ospite di Antonio Guida al Pellicano. Il 6 giugno invece scende qui al Capri Palace lo chef del Due Stelle di Grosseto per cucinare a quattro mani per la prestigiosa maison di Champagne Alain Thienot. Stay tuned!

Il Pellicano Hotel
Località Sbarcatello, Porto Ercole
Tel. 0564 858111
http://www.ilpellicanohotel.com
reservations@pellicanohotels.com
 
Capri Palace Hotel
Ristorante L’Olivo
Via Capodimonte 14, Anacapri
Tel. 081 978 0560
olivo@capripalace.com
www.capripalace.com

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E’ l’hashtag del giorno: #nonbastano24h

5 Maggio 2014 by

Giuro non è una banalità: ho un mucchio di cose da raccontarvi ma sembra che le giornate, puntualmente, mi finiscono entro le 24 ore. Così non ce la farò mai!

Una vigna al sole

2 Maggio 2014 by

Non è facile distrarsi dai tramonti e dai colori che soprattutto all’imbrunire, in ogni stagione dell’anno, qui creano uno scenario spettacolare prima che romantico.

SP 508 Anacapri

Questo pezzo di Anacapri però merita maggiore attenzione e passione. Ho già scritto qualche tempo fa del sentiero dei Fortini¤, una camminata tra le rocce e la macchia mediterranea che qui si chiude al Faro di Punta Carena. Puro spettacolo!

Ma è la Migliera¤ che continua a suscitarmi ogni volta che la cammino una certa emozione. Penso a cosa sarebbe potuto diventare questo pezzo di terra sospeso tra cielo e mare se quelle splendide terrazze vitate a falanghina, biancolella e greco fossero state curate per dare buona uva da vino e non solo come un giardino qualsiasi. Ci penso e non mi rassegno.

Marzo è pazzo, Aprile non ne parliamo proprio…

28 aprile 2014 by

E’ stato un mese molto duro, ho scritto poco e solo di quello che sono riuscito a mettere assieme. Ho un mare di cose da dire. E’ pur vero che questo blog non ha nessuna necessità di ‘pubblicare’ per forza, però non posso non nascondere un certo dispiacere per non aver avuto abbastanza tempo per raccontarvi tutto quanto passatomi per mano in questi ultimi 30/40 giorni.

Milano¤ ad esempio, devo dire che mi è piaciuta un sacco, ce n’è di roba da quelle parti. Era in programma di salire in Valtellina, mannaggia, ma niente da fare. C’è poi una bozza di rece del Barolo duemilanove di Beppe Rinaldi da ‘chiudere’, un centinaio di foto di Eataly Milano tra le quali scegliere le meno peggio da pubblicare. La pizza di Pepe da Princi, eh sì, avete letto bene: la pizza di Pepe da Princi.

Adesso c’è l’inizio della nuova stagione¤ qui a Capri, bello carico di responsabilità¤, i nuovi piatti di Andrea, la nuova Carta dei vini a L’Olivo, Il Riccio e qua e là già qualche buon tappo saltato via con viva soddisfazione.

Insomma, conto di rifarmi quanto prima, frattanto con Daniele stiamo scaricando cartoni¤, parecchi cartoni. Che poi si sa, prima il piacere e poi il dovere (di rendervene cronaca). L’Arcante c’è, a piccoli sorsi ma c’è.

P.S.: in certi giorni il migliore amico di un sommelier è un impianto di sollevamento usato per trasportare cose (colloquialmente chiamato anche montacarichi).

© L’Arcante – riproduzione riservata

Le Invasioni Tartariche

26 aprile 2014 by

E’ abbastanza frequente ritrovare nelle bottiglie e sui tappi alcuni residui tartarici. Diciamo subito che questi cristalli non incidono sulle caratteristiche e la qualità del vino e non è certo segno di un difetto. Si tratta comunque di una presenza fastidiosa che fa a volte addirittura nascere dubbi sulla genuinità del vino. Ne parliamo?

Cristalli

La stabilizzazione tartarica dei vini è una questione con la quale si devono confrontare tutte le cantine. Se nell’uva il potassio e l’acido tartarico sono presenti in compartimenti separati, e non danno origine a fenomeni di precipitazione, a partire dal momento della pigiatura dell’uva il potassio e l’acido tartarico si trovano presenti insieme, nella stessa soluzione, dando origine a condizioni di sovrasaturazione nel mosto. La loro concentrazione non viene sostanzialmente modificata dall’attività dei lieviti e quindi durante la fermentazione e la conservazione del vino danno origine a evidenti fenomeni di precipitazione di bitartrato di potassio.

Precipitazione che tradizionalmente avviene durante la conservazione dei vini nell’inverno successivo alla vendemmia. Quando non avviene completamente in cantina, c’è da aspettarselo in un secondo tempo in bottiglia. Nel migliore dei casi si verifica la comparsa di piccoli cristalli che, specie nei vini rossi passano pure inosservati. In altri casi si possono avere abbondanti cristallizzazioni di bitartrato di potassio che possono essere invece molto evidenti, special modo nei vini bianchi.

In generale la solubilità di tutti i sali è influenzata dalla temperatura. Nel caso del bitartrato di potassio, la temperatura ha una grande influenza sulla sua solubilità: si può intervenire quindi separandolo fisicamente dalle masse col freddo. E’ questa la ragione per la quale molti decidono di conservare i vini a temperature basse sino in primavera così da facilitare la precipitazione del bitartrato di potassio ed ottenere vini stabili e sufficientemente limpidi separandoli mediante filtrazione o centrifugazione.

Altro metodo di stabilizzazione tartarica è l’elettrodialisi: seguendo il principio delle cariche elettriche permette di asportare selettivamente gli ioni responsabili delle precipitazioni tartariche, in modo indipendente dalla presenza di colloidi che limitano l’efficacia della stabilizzazione a freddo.

Ci sono poi dei coadiuvanti che si possono utilizzare per ottenere invece una stabilizzazione chimica, tra cui l’acido metatartarico. Un potente inibitore di cui bastano pochi milligrammi per litro per inibire, appunto, la cristallizzazione del 50%, mentre per azzerarla del tutto al 100 % sono in genere sufficienti dosi di poco superiori a 10 mg/l.

Su questa scia anche le mannoproteine estratte dalla parete cellulare dei lieviti possono essere considerate un buon metodo di stabilizzazione tartarica, oltre che utili per ‘smussare’ ed arrotondare certe spigolature. Le proteine infatti possono influenzare molto la velocità di precipitazione del bitartrato di potassio.

Altro lavoro si fa con il cmc (carbossimetilcellulosa) soprattutto con i bianchi in quanto con i rossi, quando il colore di questi non è stabile tende a precipitare quindi poco consigliata.

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credits: oicce, assoenologi, manuale di enologia

Erbusco, Franciacorta Rosé Riserva Cuvée Annamaria Clementi 2005 Ca’ del Bosco

24 aprile 2014 by

C’è una rivoluzione in atto nemmeno troppo silenziosa che riguarda un bel pezzo del mercato del vino italiano di domani, quello delle bollicine.

Franciacorta Annamaria Clementi Rosè 2005 Ca' del Bosco - foto A. Di Costanzo

Parola di cui faccio subito ammenda, guai infatti a semplificare così banalmente certe grandi bottiglie di Franciacorta come nel caso dell’Annamaria Clementi Rosé 2005¤ di Ca’ del Bosco. Un rosé incredibile per freschezza e vivacità, pinot nero in purezza stretto da una mineralità sottile ma molto incisiva ed un frutto succoso e vibrante come pochissimi altri prima d’ora, con in più un connubio ineccepibile di suggestioni e sostanza.

L’equilibrio nell’utilizzo dei legni in fase fermentativa, 7 lunghi anni di maturazione, un dosaggio accurato, fanno di questa Riserva rispolverata solo da qualche anno un piccolo gioiello, subito tornata ai vertici delle migliori etichette italiane e molto apprezzata anche dalla clientela internazionale notoriamente propensa quasi esclusivamente agli Champagne.

Mi viene da dire che quel mago di Stefano Capelli comincia a raccogliere meritatamente i frutti di anni ed anni di impegno e ricerca che in Ca’ del Bosco per la verità non si sono mai fatti mancare tanto dal brevettare un nuovo ed unico sistema¤ di vinificazione che prevede, sin dall’arrivo delle uve in cantina fino all’imbottigliamento in atmosfera controllata, un processo di lavorazione a dir poco ambizioso e di straordinario impegno professionale; un processo che consente oltretutto di ridurre poi al minimo anche l’aggiunta di solfiti. Altro che metodo ancestrale!

Questione di etichetta

20 aprile 2014 by

Un caro amico enologo in viaggio studio in Portogallo scrive sulla sua bacheca Facebook di sentirsi sorpreso (ed orgoglioso) che una delle etichette più prestigiose di Graham’s Port si chiami ‘Quinta do Vesuvio¤‘, con un chiaro riferimento al ‘nostro’ vulcano napoletano.

Etna Rosso Planeta

Da qualche tempo prego insistentemente molti amici produttori di vino di crescere da un punto di vista della comunicazione e di sganciarsi definitivamente dall’idea che duemila anni di storia bastino da soli per continuare a vendere vino. Il mercato è in continua evoluzione, una metamorfosi costante ed imprevedibile, non ultimo, in piena crisi di consumi e fatturati. Per un certo segmento più che in altri.Etna rosso I Vigneri

Alcune aziende, un po’ ovunque in Italia, forti della loro struttura per far fronte a questi cambiamenti hanno fatto investimenti importanti per diversificare la propria offerta; un esempio lampante può essere per tutti il fenomeno nero d’Avola in Sicilia, di molto ridimensionatosi in poco meno di un decennio a favore di una crescita esponenziale dei vini dell’Etna. Qui, dacché erano in tre/quattro a fare vino sono arrivati un po’ tutti¤ e non solo dalla stessa Sicilia.

Contrade dell'Etna

Stiamo parlando chiaramente di grandi vini, tra l’altro a prezzi sostanzialmente di segmento medio alto, vini di cui rimango ogni volta conquistato. Così, senza entrare nel merito della questione qualitativa, ritornando allo stato del mio amico, mi sono tornate in mente quante riflessioni proprio con lui abbiamo speso sulla necessità che un territorio – più che un vino – debba saper emergere grazie al lavoro di valorizzazione di tutta una serie di aziende e non per la singola capacità individuale nel riuscire ad imporre una etichetta o un modello.

Inutile ricordare che è stato così a Barolo e Barbaresco, a Montalcino, in parte anche a Bolgheri, per non parlare – ancora una volta – di quanto fatto oltralpe dai cugini francesi.

Lacryma Christi Vigna del Vulcano Villa Dora

Venendo al dunque, non mi stupisce affatto che Donna Antónia Adelaide Ferreira sia rimasta folgorata dal nostro Vesuvio tanto da dedicargli una delle sue più prestigiose tenute, come non mi fa specie che in poco meno di un decennnio i vini dell’Etna vanno affermandosi come ‘Vini del Vulcano’ grazie anche ad una grande intelligenza comunicativa messa in campo.

E invece quelli universalmente riconosciuti dalla storia come tali, quelli del ‘nostro’ Vesuvio per intenderci, faticano ad imporsi nonostante una capacità produttiva soddisfacente ed una domanda mai sopita tant’è che vede impegnati, seppur a fasi alterne, anche i grandi marchi di casa nostra che girano milioni di bottiglie in tutto il mondo.

Lacryma Christi del Vesuvio rosso Mastroberardino

In breve, mentre qui ci si perde tra chi fa prima e chi è meglio temo stiamo rischiando veramente di non essere nemmeno più riconosciuti per quel tratto d’orizzonte che affascina da sempre milioni di appassionati in tutto il mondo. Di questo prima o poi dovremmo cominciare a discuterne. Anche perché se aspettiamo che a renderne conto siano le istituzioni hai voglia di aspettare…

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Una vigna straordinaria su ogni carta

18 aprile 2014 by

Dal prossimo Maggio e per tutta questa stagione su ognuna delle carte dei vini del Ristorante L’Olivo, in prima pagina, ci mettiamo, a rotazione, una foto di una delle tante stupende vigne campane.

Pozzuoli, Lago d'Averno, Vigneto Storico Mirabella - Piedirosso Campi Flegrei

Dai miei Campi Flegrei al Vesuvio, dalla Costiera fin giù in Cilento, Irpinia, Taburno e Sannio, Roccamonfina, Terre del Volturno, l’Agro Aversano e l’Ager Falernus, le isole di Capri e Ischia: da qui le foto più suggestive finiranno là in carta. Bello, no?

Caiazzo, Vigna di Pallagrello bianco Alepa

Mai avrei immaginato un successo così immediato: l’idea è piaciuta, anche parecchio visto che in poco più di 24 ore mi sono arrivate circa 150 foto da un po’ ovunque in Campania. Bellissime e suggestive le vigne campane, grandissimo l’impegno che molti produttori hanno assunto nel valorizzare così il proprio territorio.

Mirabella Eclano, Vigna Quintodecimo - foto Laura Di Marzio

Alcune foto, come quella di Paola Riccio dell’azienda agricola Alepa¤ di Caiazzo ritraggono dei veri piccoli capolavori della natura. Come questa di Laura Di Marzio che fissa nel tempo una straordinaria nevicata a Mirabella Eclano nella Vigna Quintodecimo¤.

Sessa Aurunca, Vigna Falerno del Massico Etichetta Bronzo a Masseria Felicia

E che ne dite di questa? E’ di Maria Felicia Brini, dell’azienda Masseria Felicia¤ di Sessa Aurunca, terra di Falerno: una vigna col fuoco dentro! E poi ancora un grazie a Stefania Carlo per avermi girato uno stupendo panorama di Castelvenere, il comune più vitato d’Italia.

Castelvenere

Chi volesse può inviarcene di sue – in formato Jpeg, in alta risoluzione -, magari accompagnate da due righe che ci autorizzano alla pubblicazione all’indirizzo sommelier@capripalace.com. Insomma, noi ce la mettiamo proprio tutta a comunicare il vino con tutto l’amore possibile!

Tutte le foto sono pubblicate per gentile concessione degli autori per il progetto ‘Una vigna straordinaria in Carta’. Riproduzione Riservata.

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Pronti, partenza, via!

16 aprile 2014 by

Si riparte! Comincia la stagione 2014 al Capri Palace Hotel. Dopo una decina di giorni di duro, frenetico ed incessante lavoro di preparazione, ci siamo, siamo pronti!

Capri Palace

Dopo il lungo inverno di lavori, si riaccendono dunque i riflettori sul Ristorante L’Olivo¤, il 2 Stelle Michelin qui in albergo, quest’anno con la terrazza completamente rimessa a nuovo (che spettacolo ragazzi!), tra gli altri ‘voted Best Hotel Restaurant all’European Hospitality Award¤ 2013′.

E’ pronto come sempre anche Il Riccio¤, il Restaurant&Beach Club a due passi dalla splendida Grotta Azzurra. Tanti nuovi profumi e sapori all’orizzonte, lo stile, inconfondibile speriamo, quello di sempre. Insomma, La Dolce Vite¤ is back!

Ho mangiato i Tortellini con la panna di Massimo Bottura, nulla potrà essere più come prima!

8 aprile 2014 by

‘C’ero anch’io quella sera a cena in Ca’ del Bosco…’. Quando un giorno ci ritroveremo tra amici a ricordare certi posti e certe esperienze memorabili la cena di Massimo Bottura dello scorso 6 aprile rimarrà sicuramente negli annali come una delle più belle esperienze gastronomiche vissute.

Massimo Bottura - foto A. Di Costanzo

L’invito era per le otto ma sono arrivato in Franciacorta molto presto, in pieno pomeriggio, avevo tra l’altro alcune mie cose da vedere per la cena dell’indomani preparata proprio dal nostro Andrea Migliaccio.

Durante il pomeriggio, su quel prato intorno la cantina ci siamo incrociati più di una volta: un saluto sincero, qualche convenevole, un curioso siparietto con lui impegnato a tener conto ad una sua collaboratrice delle tante date che prossimamente lo porteranno in giro per gli Stati Uniti – proprio come una Rockstar alle prese con il suo imminente tour -; io lì, così, ad ammirarlo e guardarmi un po’ intorno. Maurizio Zanella, più tardi, ci ha poi ri-presentati.

E a fine serata, tra le tante scattate con lui là in cucina a saltarci addosso, questa foto. La terrò custodita con particolare affetto e stima.

Bottura in Ca' del Bosco - foto A. Di Costanzo

Da Modena a Mirandola: Sbrisolona, Cotechino, Zabaione (con il Lambrusco al posto del Marsala), Aceto Balsamico Villa Manodori. Come un Panino con la Mortadella.

La cronaca della serata è un susseguirsi di grandi sapori, contrasti, ricordi, rimandi, sorprese. Nessuna sovrastruttura. Non bastano certo 10 foto a scaldare il cuore come non bastano 5 piatti per sintetizzare il Bottura pensiero. Di sicuro però il perchè Massimo sia lì, al top della cucina italiana, te ne accorgi davvero con poco!

I Tortellini con la Panna di Massimo Bottura - foto A. Di Costanzo

Tortellini con la panna? Dippiù! Di quelle cose che ti rimangono dentro a vita! Tirati a mano, la crema densa è ottenuta con acqua e Parmigiano Reggiano, uno straordinario Parmigiano Reggiano! E cosa non secondaria, davvero strabiliante l’abbinamento con lo Chardonnay 2005 di cui poi vi scriverò. Un piatto, il suo vino!

Ca' del Bosco, Cena di Bottura - foto A. Di Costanzo

Lo show in sala, con l’impiattamento dello Psychedelic Spin Painted Veal: Vitello cotto a bassa temperatura (sottovuoto e poi ricoperto di cenere e carbone), dipinto con Clorofilla, succo di Barbabietola, crema di Patate e Aceto Balsamico. Il Predessert? Un Risotto Aromatico: profumato agli agrumi e spezie con, sul fondo, Coppa di testa. Da pazzi guarda!

Tiramisù di Massimo Bottura - foto A. Di Costanzo

Tiramisù. Uno dei più antichi dolci italiani rivisto alla sua maniera. Pochi fronzoli, infinita leggerezza. Non so quando ma presto o tardi si va in Francescana: tradizione, materia, visione, tecnica, sospensione. Ecco.

Dei vini di Ca’ del Bosco, come accennato, ne scriverò più dettagliatamente successivamente. Abbiamo bevuto: Franciacorta Annamaria Clementi 2005, Chardonnay 2005, Pinero 2003, Franciacorta Annamaria Clementi Rosé 2005.

______________________

Osteria Francescana¤
Via Stella 22, Modena
Tel. 059210118
http://www.osteriafrancescana.it
 
Ca’ del Bosco¤
Via Albano Zanella 13, Erbusco (Bs)
Tel. 030 7766113
info@cadelbosco.com
http://www.cadelbosco.com

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Vinitaly, cartoline dal fronte

6 aprile 2014 by

E’ un dato incontrovertibile, durante il Vinitaly le visite ai blog e ai siti specializzati che raccontano le vicende enoiche dei nostri mosti sacri calano vertiginosamente. I produttori di vino, sì proprio loro, sono i nostri primi lettori! E son (quasi) tutti lì al fronte.  Forza ragazzi! Tornate presto e sani e salvi, ma soprattutto raccontateci come vi è andata. 

Torbiato di Adro, Dispensa Pani e Vini

4 aprile 2014 by

Vittorio Fusari è conosciuto per la sua grande dedizione alla ricerca delle migliori materie prime, alla Dispensa ci tiene ad un approccio moderno ma ben radicato nella sua tradizione, fruibile ed immediato.

Vittorio Fusari - foto A. Di Costanzo

Per chi viene in Franciacorta il locale è facilmente raggiungibile, il posto è carino, un po’ winebar¤, un po’ ristorante, il menu¤ è variegato e prevede, tra gli altri, tanti prodotti Presidio Slow Food giustamente sottolineati in carta. Da bere manco a dirlo, come affacciarsi dal balcone in queste terre (ma non solo).

Dispensa Pani e Vini - foto A. Di Costanzo

I piatti in questo momento della stagione guardano alla freschezza e ai contrasti: ‘mozzarella di bufala, ostriche e acqua di mare’, la ‘battuta di gamberi rossi, gelato ai pistacchi’, ‘uovo e insalata’ alcuni tra quelli provati che Vittorio ci ha voluto proporre.

Dispensa Pani e Vini Franciacorta
Via Principe Umberto, Torbiato Di Adro (Bs)
Tel. 030/7450757
http://www.dispensafranciacorta.com
enoteca@dispensafranciacorta.com

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Vinitaly 2014, L’Irpinia non è in Campania

2 aprile 2014 by

La notizia è ormai nota a tutti quanti, a Verona, al prossimo Vinitaly l’Irpinia corre da sola: ‘Non è una scissione, ma l’ampliamento dell’area riservata alla nostra regione…’ ha dichiarato Costantino Capone, presidente della Camera di Commercio di Avellino.

Irpinia, Lazio

Capone ha poi aggiunto: ‘Si sta montando una polemica ad arte, ma non ne capisco sinceramente i motivi. […] L’Irpinia avrà un suo padiglione, abbiamo soltanto assecondato le esigenze della maggior parte delle aziende vitivinicole della nostra provincia che preferiscono avere, al Vinitaly, una propria identità.’ 

Sono poi seguite tutta una serie di querelle che nemmeno vi sto a dire, tant’è che il messaggio è molto chiaro: la politica vince sempre, anche quando il ‘cappotto’ è sgradito a molti.

L’Irpinia ha grandi responsabilità per tutta la Campania del vino. Non vorrei che in un momento di euforia, lontani dagli occhi del mondo si siano prese iniziative drastiche solo per le beghe politiche tra enti camerali e assessorati regionali e non per una reale necessità promozionale, per mettere in campo, ad esempio, una meglio collaudata task force capace di dare uno slancio comunicativo importante a tutto il grande potenziale produttivo e qualitativo delle 70 aziende presenti nel padiglione che hanno preferito distinguersi. 

Di certo gli espositori laziali si staranno sfregando le mani, loro sì che hanno fatto centro: lepri fenomenali come Fiano di Avellino, Greco di Tufo e Taurasi non ce ne sono mica tante in giro ultimamente per attrarre gente ai loro stands. Che poi, a pensarci bene, in fin dei conti è un fatto storico acclarato che Avellino faccia provincia di Roma.

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Milano, CioccolatItaliani e il rituale del gelato

1 aprile 2014 by
‘Nerofuso, biancofuso o lattefuso?’ E’ la primissima la domanda che ti viene fatta un’attimo prima di prepararti il cono, mentre tenti di scegliere quello giusto tra una selezione di più di trenta gusti tra creme e frutta.

Salvatore, il bravo Gelataio di CioccolatItaliani - foto A. Di Costanzo

Nerofuso, biancofuso o lattefuso che sgorga caldo da tre fontanelle alle spalle dei bravi gelatieri intenti a ripetere come fosse un rituale, ogni volta unico, l’arte di preparare il cono. Un momento bello da vedere che incuriosisce e conquista. Di cioccolatItaliani¤ ce ne sono 3 solo a Milano, molti altri in Italia e nel nel mondo. Io sono stato in quello di via San Raffaele, a due passi dal Duomo.

CioccolatItaliani - foto A. Di Costanzo

Ancora una volta mi sono fatto la mia bella fila, 27 minuti (!), ma alla fine sono riuscito ad avere il mio cono con Nerofuso e ‘Fior di Panna e Theobroma’. Un cliente più o meno ogni 60 secondi, la media con cui riescono a servire al banco. ‘Lo facciamo davanti a tutti¤ recita la scritta sulle magliette dei bravi gelatieri in servizio. Insomma, un gelato buono ed appagante, che in fin dei conti è pure divertente da veder prendere forma. 

CioccolatItaliani
Via San Raffaele 6, Milano
Tel. 02 4887763
duomo@cioccolatitaliani.it
www.cioccolatitaliani.it
Dal lunedì alla domenica 7:30 – 24:00

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