Archive for the ‘APPUNTAMENTI’ Category
22 Maggio 2010

presentano
Concorso
Miglior Sommelier Campania 2010
Lunedì 21 Giugno ore 10.00
Grand Hotel Salerno
Lungomare Tafuri, 1
Come tutte le precedenti edizioni il concorso è aperto ai sommeliers professionisti e ai non professionisti. Un occasione di confronto e di crescita, una opportunità per stare assieme e vivere la propria passione, la propria professione con quel pizzico di competizione che non guasta mai.
A tutti coloro che sceglieranno di esserci, professionisti e non, il mio personale in bocca al lupo, che sia una esperienza indimenticabile! (A.D.)
per maggiori informazioni:
Nicoletta Gargiulo
Resp. regionale Concorsi
Cooperativa Casa Caserta 1
Via delle Querce 81023
Centurano – Caserta
info@aiscampania.it
Tel. 0823 345188
Tag:ais campania, ais italia, angelo di costanzo, concorsi, miglior sommelier campania, nicoletta gargiulo, primo sommelier campania, PROFESSION SOMMELIER
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19 Maggio 2010
L’uomo vive ogni cosa subito per la prima volta, senza preparazioni. Come un attore che entra in scena senza aver mai provato. Ma che valore può avere la vita se la prima prova è già la vita stessa? Per questo la vita somiglia sempre a uno schizzo. Ma nemmeno “schizzo” è la parola giusta, perché uno schizzo è sempre un abbozzo di qualcosa, la preparazione di un quadro, mentre lo schizzo che è la nostra vita è uno schizzo di nulla, un abbozzo senza quadro. (Milan Kundera, l’insostenibile leggerezza dell’essere).

Come Milan Kundera Luigi Moio¤ esprime un concetto talmente semplice e reale quanto sfuggente, presi come siamo ogni giorno dalla continua ricerca, nella vita come nel vino, di una continuità fine a se stessa impossibile da ottenere sistematicamente senza rinunciare alle emozioni; Alla base di tutto vi è un concetto elementare: ogni nostra azione, ogni nostro istante è irripetibile; Perché la vita stessa è irripetibile. Kundera con il suo meraviglioso libro ci dice che non siamo preparati ad essa e che non abbiamo seconde possibilità. Tutto ciò che scegliamo o consideriamo inizialmente come leggero rivela presto il suo incredibile peso.
Così Moio, in maniera disarmante concede attraverso i suoi vini una chiave di lettura del terroir antica e nuova allo stesso tempo, un ossimoro palpabile ad ogni sorso di questo straordinario Vigna Quintodecimo 2004, autentica territorialità ed eleganza da vendere, nettezza d’aglianico e finezza esemplare, lontana anni luce da quel Taurasi che dopo anni di intimo (non tanto) vagar sospeso tra il tutto ed il niente sembra aver riscoperto nelle piccole imperfezioni dei nuovi interpreti la sua franchezza. E’ così tanta la strada da fare, perchè pensare di aver già trovato la quadratura del cerchio? E’ perchè sprecare tempo (leggi denaro) e parole invece di investirli in ricerca e conoscenza? Questo il messaggio che mi è parso rileggere, ancora una volta in questo eccellente vino.
Il Taurasi Riserva Vigna Quintodecimo 2004 è vino incredibilmente espressivo, sin dal colore rubino vivace, concentrato e splendente, con appena accennate sfumature granata sull’unghia. Il naso offre un ventaglio olfattivo delizioso ed intrigante, varietale, intenso e complesso, sensazioni di finissimi terziari in ascesa ma appena espresse. Un ventaglio olfattivo imponente, decisamente aperto a concedere minuto dopo minuto, quarto d’ora dopo quarto d’ora sempre fresche sensazioni olfattive: piccoli frutti neri, fiori passiti a rincorrere nuances di spezie ficcanti ma suadenti, note balsamiche dolcissime cadenzate da nerbo e giustezza. Vino secco, in bocca entra con la stessa delicatezza delle parole di Kundera, innescando con la sottile invadenza una profondità attesa e allo stesso tempo sorprendente; il frutto pervade tutto il palato, costantemente sopra le righe, incanta e coinvolge per bene tutte le papille gustative, si ha quasi la sensazione di metterle costantemente in riga a chiedergli di aver ben compreso il messaggio prima di lasciare il campo allo spesso nerbo acido-tannico, presente ma castamente defilato in attesa di tempi migliori.
Un vino per i prossimi vent’anni, una emozione per i prossimi cento, aperta ad ogni confronto, la terra d’Irpinia racconta, Luigi Moio ci rende partecipe del suo canto!
Qui le degustazioni di tutti gli altri vini di Quintodecimo¤ del millesimo 2007.
Tag:aglianico, angelo di costanzo, capri, capri palace, eventi, grappoli, l'olivo, laura di marzio, luigi moio, mirabella eclano, oliver glowig, quintodecimo, taurasi, tonino pisaniello, vigna, vini irpini
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7 Maggio 2010

L’Olivo incontra Quintodecimo
Venerdì 14 Maggio ore 19,30
Nello scenario incantato dell’isola di Capri va in scena un evento dal particolare sapore tradizionale campano, un incrocio di territori, storie, uomini: il ristorante L’Olivo, due stelle Michelin dal 2009 accoglie nella splendida cornice di Anacapri l’azienda irpina Quintodecimo del prof. Luigi Moio .
Luigi Moio, per i pochi che ancora non lo sapessero, ha fatto la storia dell’enologia campana, ha stravolto atavici equilibri e bilanciati dei nuovi, ha rilanciato sin da tempi non sospetti il senso fondamentale della terra, della vigna prima di tutto, al quale ha applicato con minuziosa visceralità il concetto, per molti secondario sino ad allora, di conoscenza scientifica dei suoi elementi. Suoi i primissimi studi sui principali vitigni campani, ed il progetto in quel di Mirabella Eclano esprimerne al meglio le qualità e vocazioni.
Al talento ed alla tecnica esemplare dell’executive chef di casa Oliver Glowig si affiancherà per l’occasione l’estro irpino di Antonio Pisaniello, fresco della prima stella Michelin in quel di Nusco nella sua deliziosa Locanda di Bu. I due, uniti trasversalmente dalla forte sensibilità alla valorizzazione della migliore cucina territoriale campana si cimenteranno per l’occasione nell’elaborazione a quattro mani di un menu degustazione ad hoc in abbinamento ai vini di Quintodecimo.

L’evento è solo il primo di un ricco calendario di appuntamenti di prestigio che per tutto il 2010 vedrà tra gli altri Renzo Cotarella, Olivier Krug e Silvia Imparato passarsi il testimone sotto il cielo caprese. In occasione dell’incontro con Luigi Moio, dopo il prologo nella storica cantina “Dolce Vite” dove verrà presentata l’azienda ed i suoi progetti degustando e raccontando la Falanghina Via del Campo 2007, seguirà la cena degustazione presso il ristorante L’Olivo abbinata con tutti gli altri preziosi vini prodotti in terra d’Irpinia.
Questo il menù della serata:
Ricotta fritta di Montella con purea di broccoli, acqua di pomodoro, patate, alici e soppressa tiepida Chef Antonio Pisaniello
Raviolo di gamberi e zucchine al limone con uovo a bassa temperatura Chef Oliver Glowig
Filetto di Triglia con patate schiacciate e midollo gratinato in salsa di ribes nero Chef Oliver Glowig
Polpettine di Laticauda con purea di piselli, sale nero, genovese di cipolle di Sausa e fiori Chef Antonio Pisaniello
Tarte alla vaniglia con sorbetto di nespole Chef Oliver Glowig
In degustazione, condotta dai sommeliers Angelo Di Costanzo e Giovanni Guida:
- Sannio Falanghina Via del Campo 2007
- Fiano di Avellino Exultet 2007
- Greco di Tufo Giallo d’Arles 2007
- Irpinia Aglianico Terra d’Eclano 2006
- Taurasi Riserva Quintodecimo 2004
Per informazioni dettagliate e prenotazioni:
Capri Palace Hotel & Spa
Ristorante L’OLivo
Via Capodimonte, 14
80071 Anacapri – Isola di Capri – ITALIA
Phone: (+39)081 978 0225
Fax: (+39) 081 978 0593
www.capripalace.com
olivo@capripalace.com
Tag:angelo di costanzo, antonio pisaniello, APPUNTAMENTI, campania, capri palace, degustazioni, eventi, luigi moio, oliver glowig, quintodecimo
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30 aprile 2010
Un evento straordinario, senza precedenti sotto il Vesuvio e che ha visto una bella partecipazione di persone: giornalisti, sommeliers ma anche vignerons e ristoratori che hanno saputo cogliere l’opportunità concessa dalla storica famiglia fiorentina degli Antinori e raccogliere l’invito di Slow Food e Luciano Pignataro che hanno pensato, organizzato e coordinato l’evento nella splendida cornice dell’Hotel Romeo di via Marina.

Del Castello della Sala trovate su questo blog più di un riferimento utile a comprendere “il mito”, dagli straordinari vini che ne nascono al loro artefice più illustre, tal Renzo Cotarella che non è voluto mancare a questo appuntamento con la storia di una delle più piacevoli ed interattive verticali organizzate sul territorio napoletano; come dire, nessun maestro alla cattedra, nessun altarino, solo tanta voglia di ascoltare, capire, comprendere, discutere, innanzitutto su come un vino, apparentemente destinato ad un consumo “facile” – opinione e luogo comune entrambi immediatamente sfatati – possa invece ritenersi incredibilmente longevo e sorprendente a tal punto dal non avere limiti di evoluzione spazio-temporale nonchè su quanto sia incredibilmente necessario preservare una memoria storica liquida per rendersi conto non solo di quanto si sia stati bravi nel fare il vino – elemento questo certamente tra i più banali – ma soprattutto per riuscire a leggere nel tempo gli errori commessi ed il reale potenziale del lavoro che si ta portando avanti, in vigna come e soprattutto in cantina.
Il Muffato della Sala è prodotto con uve botritizzate raccolte manualmente tra la fine di ottobre e la prima metà di novembre, per dar modo alle nebbie mattutine di favorire lo sviluppo della Botrytis Cinerea o “Muffa Nobile” sui grappoli. L’effetto più immediato di questa muffa è la capacità di ridurre il contenuto di acqua presente nell’acino lasciandone concentrare gli zuccheri presenti e gli aromi che rendono il vino che ne viene prodotto tra i più intriganti e complessi mai riproducibili. Tutte le annate, tranne la prima prodotta nel 1987 quando nell’uvaggio vi era anche il Drupeggio (varietà autoctona orvietana) sono generalmente caratterizzate da un blend di vini base Sauvignon blanc al 60% e Grechetto, Traminer e Riesling per il restante 40%. Queste in sintesi le mie impressioni sulla eccezionale verticale storica proposta nelle annate 1988, 1989, 1991, 1995, 1996, 2004, 2006. Il 1988 è stata la seconda annata prodotta, da sole uve Sauvignon e Grechetto; andamento stagionale piuttosto regolare, le uve arrivate in cantina possedevano una buona qualità di muffa nobile ed il vino che ne è venuto fuori nel tempo un ottimo imprinting archetipale: colore giallo oro splendente, luminosissimo, naso particolarmente equilibrato e finissimo su sensazioni floreali e fruttate passite. Palato dolce, non stucchevole, fine ed elegante con una piacevole chiusura in freschezza.
Il 1989 ha consegnato un andamento climatico alquanto rigido con una estate piuttosto piovosa nonchè per niente calda al punto di far ritardare non poco la comparsa dell’agognata botrytis sui grappoli. Il vino che ne è venuto fuori non gode certo di una spiccata verticalità e per essere pignoli nemmeno di una particolare complessità, ma l’eleganza e la finezza con la quale esprime una trama olfattiva dolcissima di fiori di campo e miele di acacia è da batticuore. Avere 21 anni e non mostrarli per niente! Il 1991 ci sbalordisce tutti e offre un naso assolutamente integro, quasi didattico per un vino del genere: subito dolcissimo di frutta disidratata, candita, poi terroso, nitidamente fungino, a tratti tartufato, poi ancora iodato. Non mi soffermo particolarmente sulle note visive perchè tutti i campioni proposti, dal più vecchio al più giovane mostravano uno splendore ed un candore cromatico da manuale, puro oro liquido giammai intaccato dal tempo. Il naso e la bocca in particolar modo hanno invece dimostrato quanto sia fondamentale per un vino del genere la cura maniacale che si profonde in vigna ed in cantina al Castello della Sala, superando brillantemente le ostilità di vendemmie senz’altro difficili (spesso caratterizzate da andamenti locali particolarmente piovosi) ma mai impossibili da governare con la giusta conoscenza del terroir, delle uve e con a disposizione i mezzi tecnici adeguati.
Il 1995 ha visto maturare delle uve perfettamente integre sino all’attacco della muffa nobile, il Riesling ed il Traminer essere raccolti prima del Sauvignon e del Grechetto. Il ventaglio olfattivo non è particolarmente intenso e complesso, ma sempre finissimo ed elegante seppur monocorde su fiori secchi ed appena accennate note iodate sul finale. Il 1996 è stata un’annata eccellente, a sentir Cotarella forse la migliore sino ad oggi prodotta al Castello e perdipiù particolarmente sottovalutata all’epoca, curioso come Renzo ci tenga a sottolineare quanto sia sorprendente per lui assaggiare bottiglie di questo millesimo, del bianco di punta in particolare, il Cervaro della Sala, che riesce costantemente a strappare grandi consensi unanimi al di sopra di ogni confronto con altri millesimi pur prestigiosi tirati fuori dalle tenute del Marchese Antinori. Colore e spettro cromatico inattaccabili, al naso come in bocca offre frutto e compostezza per tutta la degustazione, forse oggi nel suo momento migliore di degustazione.
Un salto di almeno otto anni ci consegna nel bicchiere il 2004, caratterizzato da un naso estasiante di fiori secchi, frutta disidratata ed erbe officinali che chiude su note iodate abbastanza marcate che delineano un spettro olfattivo di gran lunga più elegante e complesso di tutte le annate precedenti, pur rimanendo il ’91 una grande sopresa. In bocca è dolce ma costantemente fine ed elegante, delicatamente sapido. Si chiude con un delizioso 2006, il più giovane della batteria e quello attualmente in commercio, caratterizzato da un colore oro cristallino e perfettamente limpido. Il naso è ampio e fragrante, dolce di frutta bianca polposa e caramellato quanto basta, iodato sul finale. In bocca mostra una decisa dolcezza, sempre in equilibrio e mai stucchevole, ottimo il finale composto e delicatamente minerale.
Una bellissima avventura in sette annate tutte da ricordare, appuntare, godere. Un viaggio entusiasmante nella più profonda tradizione viticola entro le mura del Castello della Sala e al tempo stesso un’impressionante conoscenza della più moderna tecnologia oggigiorno a disposizione nelle cantine nuovissime di una delle tenute più suggestive e all’avanguardia della famiglia Antinori; l’antico che incontra il nuovo in un moto continuo, in effetti cos’è in sintesi il vino se non un moto perpetuo assoggetato alla conoscenza dell’uomo ed alla clemenza del tempo?
P.S.: le foto delle etichette sono di Monica Piscitelli.
Tag:angelo di costanzo, antinori, castello della sala, hotel romeo, luciano pignataro, muffato della sala, napoli, renzo cotarella, slow food
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24 aprile 2010

No, non è una foto d’antan, ho solo sbagliato a non resettare la funzione “agè” della macchina digitale in dotazione. Da sinistra: Fabio Raucci (L’Olivo Restaurant Manager), Agostino Roberto, Marco Del Garbo, Fabio Di Costanzo, Albino Filippo e Yannick Kovac (Wijn Makelaarsunie), io, Pietro Di Palma, Fabio Vullo, Gennaro Caiazzo.
L’idea ci è venuta qualche mese fa, pensando all’opportunità di organizzare un laboratorio-formazione per lo staff del Capri Palace potendo contare sulla qualità professionale ed umana di Albino Filippo e Yannick Kovac, Directeur di Wijn Makelaarsunie Olanda il primo, una delle compagnie leader della distribuzione vini in nord Europa, e pregiato Master of wine francese il secondo, grande professionista e pure simpatico nonchè appassionato assertore della grandezza dell’aglianico come uno tra i vitigni principi italiani (ruffiano 🙂 ).
L’appuntamento: ci siamo così riuniti un pomeriggio di un giovedì d’Aprile, queste giornate di tiepida primavera sono lavorativamente parlando, abbastanza tranquille, seppur gli orari di lavoro rimangono comunque gli stessi, ecco pertanto che abbiamo dovuto incastonare questo momento di alta formazione nelle due ore che quotidianamente dedichiamo al riposo mentale e fisico, l’agognato volgarmente detto “spezzato”.
L’obiettivo: Manager, Sommelier, Chef de Rang, Commis, chiamati all’appello per ascoltare, conoscere, approfondire, scoprire, sapere, bere, tradurre, finalmente capire.

Ecco le mie personali note di degustazione colte durante i lavori e sviluppate anche grazie alle preziose notizie di Albino Filippo e Yannick Kovac. Quale vino il migliore? Fate Vobis…
Sancerre Chevignol 2008 François Cotat bianco sicuramente poco incline al gusto di molti, dal colore molto scarico, verde decisamente pallido. Il naso è subito vegetale, nota di peperone verde, menta piperita, poi fruttato di mela cotogna. Gli bastano però pochi minuti nel bicchiere per virare decisamente su note terziarie anche piuttosto complesse e particolari, vicine a sentori del tipo idrocarburi. Notevole la spalla acida e la mineralità che profondono il palato sul finale di bocca.
Mersault Les Poruzots 2006 Henri Boillot Grandioso bianco! Basterebbero queste due sole parole a definirne l’entusiamo che ha accolto questo straordinario chardonnay borgognone. Merito del terroir non v’è dubbio, ma anche dell’annata 2006 che è stata piuttosto fresca, i bianchi borgognoni se ne giovano parecchio quando il clima rimane costante e non soffre di picchi di canicola come per esempio è capitato nel 2005. Henri Boillot è un Negotians, ovvero possiede anche diverse particelle di vigne in Meursault ma non del 1er cru Les Poruzots pur curandone in maniera maniacale la selezione delle uve, rimane infatti uno dei più grandi conoscitori ed interpreti di una terra meravigliosa. Bellissimo il colore paglia, splendente; il naso è mastodontico, caldo ed avvolgente, erbaceo, floreale, fruttato, speziato: è menta, è ananas, è mango, è timo limone, vaniglia, grafite, ho dimenticato qualcosa? In bocca è grasso, voluminoso ma fresco, profondo e delicato, accattivante ed avvincente. Chapeau!
Gevrey Chambertin Les Evocelles 2005 Philippe Charlopin-Parizot Ecco l’altra faccia della medaglia: annata calda la 2005, in Cote de Nuits se ne sono avvantaggiati i rossi, arricchiti soprattutto da un frutto più voluminoso, quasi polposo lasciando in degustazione un ruolo non certo di secondo piano ai tannini ma comunque meno invadenti del solito. Il Pinot Noir è risaputo è una gran bestia nera ovunque nel mondo, non certo a casa propria e non certo in una delle appellations più vocate per la sua coltivazione. Il colore è avvincente, piuttosto atipico con la sua vivacità così espressiva, ma è tipico del lavoro del vigneron che addirittura nelle annate più calde, 2003 su tutte, non usa nemmeno il legno per affinare i suoi Pinot, il sole fa già un gran bel lavoro di riduzione delle asperità; piccoli frutti rossi e neri al primo naso. Lamponi, ribes, solo sul finale sensazioni lievemente tostate. Palato assolutamente appagante, consistente, di una eleganza e finezza inaudita in un vino di cotanta freschezza.
Pauillac Reserve de la Comtesse de Lalande 2005 Chateau Pichon-Longueville Bordeaux non è poi così lontana, o sì. Inutile nascondere che la crisi economica mondiale ha dato un bel colpo di assestamento al mercato dei Premier cru di Bordeaux, ed ecco che si affacciano con sempre maggiore crescita qualitativa ottime opportunità di investimento sui secondi e terzi vini di alcuni chateaux girondini: la reserve de la Comtesse de Lalande 2005 pare essere una di queste, tenete presente che certi secondi vini dei millesimi 2005 e 2006, in particolare il Carruades de Lafite-Rothschild o Les Forts de Latour sono praticamente apparsi come meteore sul mercato poichè andati letteralmente a ruba. L’eccezionale bontà dell’annata 2005 a Bordeaux ha fatto il resto. E’ composto dal 45% Cabernet Sauvignon, 35% Merlot, 12% Cabernet Franc e 8% Petit Verdot: un vino molto immediato, con note olfattive adirittura quasi vinose prima di divenire vegetali e fruttate intense e persistenti, sentore di peperone rosso e mirtillo, poi note balsamiche e tostate. In bocca è persuasivo, avvenente, asciutto e profondo. Finale di bocca caldo, appena al di sopra della soglia della perfezione la nota alcolica percepita, un ottimo bordolese.
Sauternes 2001 Chateau d’Arche Non certo il vino per cui morire, nel senso che è certamente un buon Sauternes ma è altrettanto certo che dista anni luce da certi “conterranei” nettari della più affascinante appellations girondina. Prodotto da uve semillon, sauvignon e muscadelle offre una trama cromatica molto bella, oro splendente. Offre un bel ventaglio olfattivo giocato tutto su note di frutti candidi e piacevoli nuances mielose, in bocca è dolce seppur manifesti una discreta acidità, qualità che l’aiuta non poco a non affogare nella stucchevolezza ad ogni sorso sempre latente.
Conclusione: E’ stata senza ombra di dubbio una gran bella esperienza soprattutto gustolfattiva, full immersion proposta con elegante fermezza e maestria dai nostri educatori nonchè molto sentita dallo staff tutto che così ha avuto opportunità di respirare a pieni polmoni di un po’ di terra d’oltralpe di prim’ordine.
Adesso però mi (ci) sta frullando per la testa un’altra idea, più ambiziosa e dedicata a tutti i colleghi professionisti della regione, ma questa potrà prendere forma e sostanza solo a fine stagione, a bocce tranquille; per adesso schiena dritta, mento alto e, come si dice “non perdiamoci in dislin gui sconsi e… andèm a laurà!”
© L’Arcante – riproduzione riservata
Tag:albino filippo, anacapri, angelo di costanzo, bordeaux, capri palace, francia, mersault, sancerre, vini francesi, wijn makelaarsunie, yannik kovac
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23 aprile 2010

Slow Food Campania
in collaborazione con Luciano Pignataro wineblog
Giovedì 29 aprile alle ore 19,30
A Napoli presso il prestigioso Hotel Romeo di via Marina andrà in scena un evento dal sapore straordinario, protagonista uno dei vini più preziosi e ricercati dell’enologia italiana, tra i primi vini da meditazione nostrani a rincorrere il mito dei grandi bianchi muffati bordolesi: Il Muffato della Sala di casa Antinori, la leggenda dolce made in Italy prodotto nella suggestiva tenuta umbra di Castello della Sala.
Ospite illustre Renzo Cotarella ( qui una intervista di questo blog allo storico direttore generale di Antinori dello scorso febbraio) che condurrà la sessione di degustazione con Angelo Di Costanzo, Primo Sommelier Campania 2008, prima di lasciare la parola per le fasi conclusive sponsabile regionale vino Slow Food Campania, il giornalista Luciano Pignataro.
Queste le annate in degustazione: 1988, 1989, 1991, 1993, 1996, 2004 e 2006.
L’ingresso ha una quota di partecipazione di 35 euro (30 per i soci Slow Food, Ais e Fisar). I posti disponibili sono in totale 40, per prenotazioni ed ulteriori informazioni si prega di contattare Slow Food Campania inviando una mail a info@slowfoodcampania.com oppure a Novella Talamo a ntalamo@gmail.com.
Tag:antinori, APPUNTAMENTI, castello della sala, evento, hotel romeo, luciano pignataro, muffato della sala, napoli, slow food, slow food campania, sommelier
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21 aprile 2010

Anche quest’anno si è svolto il Sagrantino Day International che ha visto, in contemporanea in tutto il mondo, i sommeliers Ais e WSA delle varie delegazioni territoriali tenere laboratori di degustazione e banchi di assaggio dei vini di Montefalco ed in particolare del vitigno più austero e tra i più autentici d’Italia, il Sagrantino. Tantissime le tappe su e giù per l’Italia, in Campania l’evento è stato organizzato dalla delegazione Ais della Penisola Sorrentina in quel del Crowne Plaza di Castellammare di Stabia dove ho avuto l’onore di parteciparvi come relatore assieme alla “padrona di casa” Nicoletta Gargiulo, Gianni Aiuolo e Salvatore Correale, con i quali, guidati dal presidente regionale Antonio Del Franco ed il giornalista de Il Mattino Luciano Pignataro, abbiamo raccontato i vini in degustazione selezionati per noi dal Consorzio Tutela vini di Montefalco.
Il più nobile dei rossi di Montefalco non è un vino per signore, e questo è un dato di fatto, a meno che, certe signore non abbiano che ricercare profumi e sapori forti, autentici, maschi! E’ un vino di grande struttura ottenuto esclusivamente da uve Sagrantino e grazie al ricchissimo corredo di polifenoli e di tannini, questo vino ha una longevità straordinaria ed esprime sin dalla sua giovane età tratti caratteriali inconfondibili che spesso l’accompagnano per tutto il corso della sua vita. Trascorre perciò, di norma, un lungo periodo di affinamento/invecchiamento, sino ai 30 mesi, prima di essere commercializzato.
Queste le mie impressioni sui vini presentati al panel di degustazione di Castellammare di Stabia, ho volutamente escluso dall’analisi il passito, siceramente “non pervenuto”:
Montefalco Sagrantino Taccalite 2006 Tiburzi Colore rubino piuttosto trasparente, il primo naso è incentrato su un frutto spiritoso ma molto gradevole, polposo che non manca di esprimere una certa riconoscibilità varietale. In bocca asciutto, austero, tannino in primo piano, sapore intrigante giocato su di una freschezza appena sormontata dalla carica glicerica. Non lunghissimo il finale di bocca, alla fine si rivekerà il meno convincente della batteria.
Montefalco Sagrantino 2006 Di Filippo Colore rubino abbastanza carico, poco trasparente. Il naso è molto interessante, floreale e fruttato, balsamico e speziato, caratterizzato da mora e ribes nero ed un delizioso rincorrere di percezioni dolci di liquerizia. L’annata 2006 è stata caratterizzata da un inverno freddo ed asciutto che ha comportato un germogliamento piuttosto tardivo per il varietale. Anche l’estate è stata caratterizzata da intense giornate piovose, ma il periodo di maturazione dell’uva sino al raccolto è stato costantemente caldo ed asciutto pertanto il frutto non ne ha risentito più di tanto anche se si esclude un’annata a cinque stelle. Chi ha saputo lavorare bene in cantina ha tirato fuori un Sagrantino integro, con strutture certamente non all’altezza delle annate più regolari ma comunque rappresentative del vitigno, godendo magari di una minore tannicità espressa nel vino. Ottima beva questa di Di Filippo, finale di bocca armonicamente equilibrato.
Montefalco Sagrantino 2005 Rocca dei Fabbri Una volta svelate le bottiglie ed annunciati i vini sono rimbombate in sala voci ed espressioni del tipo “lo sapevo, è lui, come si fa a non riconoscerlo?” o affermazioni tipo “non poteva esser che lui!”. In effetti quello di Rocca di Fabbri è il vino che tutti (o quasi) abbiamo subito associato alla piacevolezza, alla rotondità, alla maggiore predispozione alla beva rispetto agli altri vini in batteria, più crudi, austeri, pur nei limiti di alcuni di essi, decisamente Sagrantino. Il colore è di un bel rubino tendente al granato con sfumature aranciate sull’unghia; Il naso è intenso ed abbastanza complesso, frutta macerata e lievi note di cannella aprono il ventaglio olfattivo, fine ed abbastanza elegante. In bocca è secco, senza dubbio caldo, rotondo e piacevole, quasi masticabile per la dolcezza del frutto. Il finale è lungo, avvolgente, una carezza inattesa da una mano tesa in un pugno deciso.
Montefalco Sagrantino 2005 Scacciadiavoli Il colore è molto invitante, rosso rubino netto, cristallino, abbastanza trasparente. Il naso offre un bel ventaglio olfattivo che va dai fiori rossi a piccoli frutti rossi e neri e note balsamiche, solo a tratti speziate. Anche qui è emblematico il riconoscimento di mora e di ribes nero, sfumature di inchiostro e chiodi di garofano. In bocca mostra un bel caratterino, è secco, a dir poco asciutto, il tannino accompagna tutta la beva e si guadagna certo un ruolo da protagonista sino alla fine, quasi graffiante. Un vino imperdibile per chi ama le durezze, una gran bella sfida degustativa da maritare a piatti grassi ed aromatici, ad una cucina schietta e sincera.
Montefalco Sagrantino 2004 Terre de’ Trinci Il 2004 a Montefalco è stata una annata caratterizzata da una straordinaria piovosità, acqua abbondante sino a primavera che ha ritardato la ripresa vegetativa delle viti e ne ha rallentato l’andamento, ecco perchè alla fine, in epoca vendemmiale, si è dovuto attendere sino alle tre settimane per portare a termine la raccolta protratta sino alla fine di ottobre. Tutto ciò non ha consegnato certo una vendemmia a cinque stelle, ma ha comunque consentito di avere una materia prima più “docile” e chi ha saputo interpretarne al meglio le caratteristiche ha tirato fuori comunque un ottimo prodotto da consegnare al mercato, per qualcuno più fine ed elegante delle vendemmie successive degustate, anche se non posso non sottolineare che per finezza ed eleganza, a parlar di Sagrantino, c’è da mettere quasi sempre le mani avanti: escludiamo infatti certi parametri comuni a tante altre uve nel nostro paese poichè non certo facilmente riscontrabili nelle primissime caratteristiche di un vitigno come il Sagrantino, che vuole essere sempre e comunque un vino uguale a se stesso: possente, importante, dal carattere superbo e senza mezze misure. Non un vino per signore insomma! Il vino di Terre de’ Trinci, una delle prime aziende a credere nel potenziale del Sagrantino vinificato secco, mi è piaciuto molto, dal colore splendente, dal naso lieve ma costante, orizzontale, dal gusto deciso, asciutto ma corroborante e non aggressivo, con un finale equilibrato e dalla beva armonica.
Il Sagrantino Day è una manifestazione certamente originale voluta fortemente dal Consorzio di Tutela dei Vini di Montefalco e che vede l’Ais promotore e comunicatore di grande qualità, devo dire che l’ambiente in cui ci siamo mossi lo scorso lunedì 19 Aprile concedeva un gran bel colpo d’occhio a chi vi ha partecipato. Queste le etichette oggetto della degustazione (foto Giovanni Lamberti). Come sempre, comunicare il vino con tutto l’amore (e la professionalità) possibile!
Tag:ais campania, ais penisola sorrentina, angelo di costanzo, crowne plaza, montefalco, sagrantino, sagrantino day, sommelier
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16 aprile 2010
Ho da tempo imparato a misurare, nel senso letterale del termine, l’amore per il vino; qualche amico, ridendo con scherno ha sempre avanzato come ipotesi (a dire il vero una delle più plausibili) un metro a suo dire infallibile, del tipo “a litri”, o quantomeno a bottiglie.

Mi spiego meglio: più si ama un vino e più se ne beve, più se ne beve e più se ne racconta un gran bene. Io dal canto mio, avendo da tempo recuperato la coscienza nel rimanere appena al di sotto della sottile linea dell’ebbrezza, ho cominciato a misurare, sempre nel senso letterale del termine, la mia passione per il vino in grassi chilometri; più se ne macinano per esso e più ci si può ritenere innamorati, più vigne si camminano e più si alza l’indice di probabilità di poterne capire qualcosa, almeno si spera.
Dieci ore, filate, oltre ottocento cinquanta chilometri, tanto è bastato (per qualcuno c’è voluto!) per raggiungere casa Ferrari in quel di Trento, o meglio, ad un tiro di schioppo dal suo centro storico, in località Ponte di Ravina. Partenza ore 5.45 da Pozzuoli, tra le mani una Alfa 159 jtd prestante ma nella mente siamo costantemente stizziti dal controllo elettronico della velocità; una breve sosta (un’ora tonda!) in Roma, zona raccordo anulare per prelevare alcuni amici, e subito di nuovo direzione nord. Arriviamo “puntuali” alle 15.45, con solo due ore di ritardo: l’importante è dare adito alla migliore prospettiva possibile, quantomeno una giusta interpretazione al proprio punto di vista. Simmo e’ Napule o no?
Trento, Località Margone, tra le pergole trentine del Maso Margon.
Ci accoglie Franco Lunelli, il ragioniere dei fratelli, si dimostrerà una delle più belle e cordiali persone che abbia mai incontrato sulla mia strada del vino negli ultimi quindici anni. Non ci lascia nemmeno il tempo di respirare che è già ora di arrampicarsi su per i masi, ci fa segno di seguirlo e non possiamo fare altro. Ci conduce a Villa Margon, la tenuta dei primi del ‘500 che la familgia Lunelli ha avuto in donazione, con l’obbligo morale di preservarne lo splendore dal fu Baron Salvadori che l’ha abitata sino al 1970. Un luogo d’incanto, ameno ma dal grande fascino, le stanze della villa come un vero e proprio museo, arricchite come sono da dipinti dal valore inestimabile e da una collezione di raffigurazioni murali in perfetto stato di conservazione che riprendono tra le altre cose le gesta dell’imperatore Carlo V e del vecchio e nuovo testamento. Un bel colpo d’occhio, e di cultura.
Una curiosità. Le nuove barbatelle, una volta innestate, vengono rassicurate con delle speciali protezioni in rete per evitare che le prime fioriture vengano “rubate” dai Cerbiatti che scendono dalla montagna per cibarsene.
Ci spostiamo in cantina, inutile raccontare la mastodonticità di certi ambienti ed attrezzature, nonchè della mole di lavoro quotidianamente svolta tra queste mura, per un colosso del vino italiano appare quasi scontato l’esigenza di una tecnologia assolutamente avanti ed una organizzazione perfettamente sinergica. I caveaux invece sono un’altra cosa, qui si respira aria di storia e tanta lentezza, quella necessaria per far nascere vini unici e straordinari, puro spettacolo per gli occhi di oggi, nettari prelibati¤ per i palati di domani. Anche qui un piccolo museo allestito tra le centinaia di migliaia di bottiglie in maturazione sui lieviti racconta della storia dell’azienda e della famiglia, quella di Giulio Ferrari prima, di Bruno Lunelli poi, e di come nasce e si consolida nel mondo il metodo classico prodotto nelle loro cantine.
Ci accomodiamo a questo punto nella sala degustazione, Franco Lunelli, che conduce personalmente il servizio dei vini per i convenuti, ci racconta della sua esperienza in cantina e dei suoi primi passi quando rifuggiva dalle commesse impartite dalla mamma per raggiungere il papà nella mescita allestita nel pieno centro di Trento, della sua passione e del mondo Ferrari, senza ombra di dubbio, uno dei marchi del vino italiano più apprezzati nel mondo; rimaniamo rapiti dalle sue storie, dal blasone conquistato sul campo, dai vini concessi in degustazione, delle gran belle bevute: in sequenza, Chardonnay Villa Margon 2007, Perlè 2004, Riserva Lunelli 2002, Perlè Nero 2002 e, dulcis in fundo, dopo appena una parentesi dedicata alla nuova tenuta in Montefalco, il Giulio Ferrari Riserva del Fondatore¤2000. Ma questa è un’altra storia, da raccontare in un prossimo post.
Tag:angelo di costanzo, big picture, cantine ferrari, f.lli lunelli, ferrari, franco lunelli, locanda margon, metodo classico, ponte di ravina, trentino, trento doc, via margone, villa margon
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15 aprile 2010
Dentifricio e colluttorio, il benvenuto riservato ai suoi ospiti da Moreno Cedroni.
Che Maurizio Zanella fosse un grande appassionato di arte era risaputo e conclamato, basta per altro dare uno sguardo in giro una volta arrivati qui in cantina a Rovato: all’ingresso un monumentale (nel vero senso della parola) portale firmato da Arnaldo Pomodoro si apre davanti agli occhi ed accoglie gli avventori preparandoli ad uno scenario magnifico che di lì a poco gli si staglierà dinanzi, mozzandogli il fiato. Che fosse Moreno Cedroni il resident Chef del giorno pure si era intuito, Clandestino è ormai un marchio consolidato e l’estroso genialaccio della Madonnina del Pescatore non poteva firmare meglio le sue, per così dire, “provocazioni gastronomiche”. Che il risultato potesse essere brillante, un dato di fatto, eppure, alla fine un paio di domande ce le siamo fatte: certi piatti/preparazioni, vale proprio la pena proporli in certe occasioni? E poi, come se ne viene fuori, ospiti sì, ma muti ed accondiscendenti? A chi legge le considerazioni del caso, io (noi) ci siamo divertiti, un po’ stupefatti, ma sorridenti e convinti che c’è ancora chi, nonostante tutto questo parlare e rincorrere il pensiero gourmet, riesce ancora a strappare un sorriso.
Il bellissimo vigneto di Pinot Nero che si estende tutto intorno all’azienda.
Questo il racconto di un pomeriggio passato camminando le vigne di Franciacorta, di una prima serata da cineteca nelle cantine di Ca’ del Bosco e di una cena sorprendente, sicuramente ad effetto, con tanti alti (un paio altissimi) e solo uno o due bassi! L’azienda offre un colpo d’occhio, come già ampiamente detto, spettacolare: il lunghissimo viale circondato da vigne allevate a 30/45 centimetri dal suolo conduce alla maestosa cantina perfettamente integrata nella macchia boschiva che si alza all’orizzonte; adesso la luce del giorno sta facendo posto al tramonto, lo scenario, inutile sottolinearlo, è molto suggestivo e ci prepara a dovere al proseguio. Dopo il breve giro in cantina, pura tecnologia da vendere, ci spostiamo passeggiando nei caveau storici della famiglia Zanella, dove si aprono le danze ad un emozionante deblocage a mano della cuvèe Annamaria Clementi ’79 circondatida centinaia di migliaia di bottiglie in maturazione sui lieviti o come si intravedono poco più là, già posizionate sulle pupitres per il remuage. Emozionante!
Bellissima la passeggiata nei caveau storici di Ca’ del Bosco: credo che a breve rivedremo in giro qualche bottiglia di Cuvèe Annamaria Clementi Rosè; Questo il deblocage a mano della Cuvèe Annamaria Clementi 1979 proposta come benvenuto! Mamma che vino!
La cena viene servita nell’ampio salone soprastante i locali commerciali e di rappresentanza, con vista sul parco e sul ponte stile “giardino giapponese” che troneggia sopra il laghetto artificiale sottostante. I tavoli sono ben preparati, il menù è un omaggio ad ognuno degli ospiti che legge il proprio nome tra tutti quelli elencati in onore dei quali cucinerà stasera lo chef patron con il suo staff del Suscibar Clandestino di Portonovo (AN). I pani sono già al tavolo serviti in un sacchetto di carta, una fettina di quello nero, una classica senza sale. Tralasciando il percorso intermedio, ma solo perchè non amo post lunghissimi, uno dei piatti che più mi è piaciuto è certamente questo Tortello con carne cruda e fonduta al formaggio.

Mentre quello meno convincente, se così si può dire, ma forse perché il più scontato, il Filetto di ricciola su salsa di topinambur. Alla fine però, ancora un gioco dei sensi, ancora una sorprendente “boutade” (!): si avvicina al tavolo un commis che ripone di fronte ad ognuno di noi una cartina geografica del mondo con evidenziato il Tropico del Cancro, il foglio è chiaramente in plastica alimentare e firmata in calce Moreno Cedroni, successivamente un secondo ed un terzo commis si avvicinano al tavolo ed iniziano a riporre su tale cartina, seguendo il fil rouge che traccia la linea tropicale, i piccoli petit fours di fine cena prodotti con materie prime ricercate provenienti dalle città segnalate lungo la traccia avidenziata: ci guardiamo in faccia, stupiti? Sorridiamo, dopo il Dentifricio e Collutorio nulla o quasi ci può far vacillare. Più che matto, questo è un gran fìo… ma no, è Moreno Cedroni, punto e basta!
Amici di Bevute, Francesco Mussinelli, io ed il padrone di casa Maurizio Zanella
Il vino? C’era di che bere bene, belle bottiglie e buonissimi millesimi di Maurizio Zanella rosso e Pinero, ma l’unica che ho avuto il coraggio di non tradire e la Cuvèe Annamaria Clementi 2002 di cui ho già parlato in precedenza e di cui non posso ancora una volta che tesserne le lodi!
Tag:annamaria clementi, APPUNTAMENTI, ca' del bosco, erbusco, franciacorta, maurizio zanella, moreno cedroni, vinitaly 2010
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12 aprile 2010

Torna in scena l’appuntamento con il “Sagrantino Day International 2010”, l’evento organizzato dal Consorzio Tutela Vini Montefalco in collaborazione con l’AIS e la Worldwide Sommelier Association, giunto ormai alla sua 4° Edizione.
La manifestazione sarà presentata al prossimo Vinitaly durante la conferenza stampa “Sagrantino Day International 2010 – L’autoctono di Montefalco fa il giro del mondo con l’Associazione Italiana Sommelier”, che si terrà Venerdì 9 Aprile alle ore 11,00 presso la sala A, Centro Servizi Brà (PAD. 8/9). A seguire una degustazione guidata di 6 Montefalco Sagrantino D.O.C.G., organizzata in collaborazione con Enoteca Italiana e condotta dal Vice Presidente Nazionale AIS Antonello Maietta. Le sedi che lunedì 19 Aprile, ore 19.00, ospiteranno in contemporanea mondiale le degustazioni sono 34, in particolare in Italia si dislocheranno nelle città di Abano Terme, Pescara, Aosta, Arezzo, Belluno, Genova, Reggio Calabria, Modena, Siracusa, Montefalco, Casamassima (Ba), Castellammare di Stabia (NA), Torino, Olbia, Udine, Potenza, Roma, Treviso, Varese, Venezia, Rovigo, Verona, Firenze, Savona, Crema, Rovereto, Isola d’Elba, La Spezia, Pesaro, Isernia mentre all’estero sono state selezionate prestigiose sedi nelle capitali europee Londra, Amsterdam, Bruxelles ed infine in Lussemburgo.
Per la sessione di Castellammare di Stabia, lunedì 19 Aprile alle ore 19.00, le degustazioni saranno a cura di Nicoletta Gargiulo, Primo sommelier della Campania e d’Italia 2007, Angelo Di Costanzo, Primo sommelier della Campania 2008 e Salvatore Correale Primo Sommelier Campania 2009. Aprirà l’evento un saluto di Antonio Del Franco, presidente Ais Campania e la presentazione a cura del relatore Gianni Aiuolo.
Per informazioni generali relative all’adesione e/o partecipazione all’evento di Castellammare di Stabia contattare la responsabile di delegazione dell’associazione sommeliers Campania: Delegazione Ais Penisola Sorrentina
Via Campanella 51
80061 Massa Lubrense (NA)
tel. 081/8081686 – cell. 338/6398521
nicolettagargiulo@irgilio.it
Per informazioni generali invece, e per avere gli indirizzi delle varie sedi sparse in Italia e nel mondo, contattare gli uffici del Consorzio Tutela Vini Montefalco al numero di tel./fax. (+39) 0742/379590 oppure mezzo email a info@consorziomontefalco.it .
Tag:ais, ais campania, angelo di costanzo, bevagna, sagrantino, sagrantino day, sommelier, umbria, vini di montefalco, vini rossi umbri
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10 aprile 2010

Di ritorno a Verona dopo quattro anni. Ho raccolto queste impressioni, del tutto personali.
Prologo: in verità Vinitaly e la partecipazione all’evento è stata una scusante, nel senso di un buon motivo per ritornare nella fatal Verona; Venire al Vinitaly è stato per alcuni anni un grande entusiasmante viaggio alla scoperta ed alla ricerca di tante buone bevute, da condividere con amici, sommeliers, compagni, amori. Rifuggire tra gli stands dei padiglioni scaligeri era un divertimento ed una goduria (apparentemente) incredibilmente costruttiva: all’epoca. Poi è divenuto quasi un lavoro, a dire il vero una faticaccia, ed ecco che mi ci sono un tantino allontanato. Quest’anno il ritorno, dopo quattro vendemmie, di striscio ma non spocchioso, ho preferito approfondire prima alcuni altri argomenti da sempre a me cari, come per esempio camminare le vigne, quelle del Trento doc e del Franciacorta, Trentino quindi e Lombardia, ma comunque fermo e convinto a portare il risultato a casa: buone nuove, conferme, smentite. Nessuno slogan, ne snobismo, solo tempi più giusti ed obiettivi mirati. Questo in pillole, in ordine assolutamente sparso dovuto al continuo passaggio tra un padiglione e l’altro, il resoconto di alcuni assaggi meritevoli di attenzione che non mancherò di approfondire su queste pagine nei prossimi giorni.
Fiano di Avellino Vino della Stella 2009 di Raffaele Pagano-Joaquin, l’unico vino campano in questa batteria ma solo perchè è veramente l’unico che ho bevuto appena prima di partire nel mentre ero già sulla via del ritorno: Raffaele, forse, è un matto, ma la stima che ho di lui e per il suo alacre impegno si rinnova ogni volta di più; E’ un gran bel vino, da attenzionare nei prossimi mesi. In uscita ad Ottobre, forse. I Vermentino, tutti, della famiglia Isoni di Pedra Majore, in particolare il Vermentino di Gallura Superiore Hysony 2008 e il passito dolce Mjuru, eccellente il primo, stratosferico il secondo. Cannonau di Sardegna Jerzu Riserva 2005 di Alberto Loi e dello stesso produttore l’isola dei Nuraghi rosso Tùvara 2005, blend di Carignano, Cannonau e Muristeddu, davvero impressionante per tipicità e complessità. Poi, un vino raccomandato la sera prima dal bravo patron e sommelier Massimiliano Peterlana dell’Osteria “a le due spade” di Trento, il Vallagarina Marzemino 2007 di Eugenio Rosi, grande frutto ed equilibrio gustativo. Poi, il Veltliner 2008 di Nossing, il Sauvignon 2008 di Falkenstein, il Sauvignon Voglar di Dipoli, il 2007 più del 2008, ancora in divenire. Stupendo il passaggio in Colterenzio, 14 vini, più di un’ora di degustazione, in privato, con il disponibilissimo Martin che solo alla fine ci rivela di essere l’enologo dell’azienda: che esperienza conoscitiva! A parte i Lafòa ormai sulla bocca di tutti, ho molto apprezzato il Pinot Bianco Cornell 2007, estremamente varietale, quasi didattico e giovanissimo, poi lo Chardonnay Cornell 2007, il Sauvignon Prail 2009, il sempre amato Lagrein Riserva Sigis Mundus versione 2006 ed il sempre difficilissimo Blauburgunder che proprio non ne vuole sapere di moderare la possenza, anche nel base Mantsch 2007! Un breve passaggio in Toscana, per salutare alcuni amici ed in particolare Luciano Ciolfi di Podere Sanlorenzo che sta facendo un gran bel lavoro in quel di Montalcino: da provare il Brunello Bramante, ancora il 2004 nonostante sia già fuori con il 2005. Buonissimo il Rosso di Montalcino 2007, ad avercene ancora, uno dei più gradevoli assaggiati in fiera. E la Campania? beh, quella la porto nel cuore, non devo mica arrivare a Verona per berne il nettare; Poi ancora bollicine, quelle buone, vigne e cantine stratosferiche e cucine e piatti creativi (maddechè!); Rimanete collegati, ne leggerete delle belle.
Sarà che Vinitaly è ormai un gran carrozzone, ma a quanto pare non si smette mai di salirci sopra, a torto o a ragione?
Tag:alberto loi, angelo di costanzo, assaggi, colterenzio, fiere, impressioni, joaquin, podere sanlorenzo, verona, vini, vinitaly
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7 aprile 2010

Segnaliamo alcuni eventi di particolare interesse che si terranno durante le prossime giornate di Vinitaly che apre le porte domani mattina. Ecco alcune buone ragioni per esserci:
Degustazioni Vinitaly 2010 Regione Campania, in collaborazione con Ais Campania, Luciano Pignataro de Il Mattino e Slow Food; Paolo De Cristofaro Gambero Rosso; Luca Gardini Ais; Antonio Paolini Il Messagero; Andrea Gori di Dissapore; Massimo Sacco Vino 24; Jacopo Cossater Enoiche Illusioni; Monica Piscitelli Campania che vai.
Giovedi 8 ore 16:00 Bollicine, made in Campania, Il meraviglioso mondo dell’effervescenza con Paolo De Cristofaro, in degustazione: Principe Lotario Aglianico Spumante Brut Fontanavecchia, Blow up Fiano Villa Raiano, Dubl Greco Feudi di San Gregorio, Asprinio d’Aversa Brut Grotta del Sole, Astro Falanghina Brut Cantine Astroni.
Venerdì 9 ore 11.30 i piccoli e grandi vitigni: Ricchezza e Diversità, con Massimo Sacco, in degustazione: Colli di Salerno rosso Igt Borgo di Gete Reale, Terre del Volturno Casavecchia Centomoggia Terre del Principe , Ischia Biancolella Vigna del Lume Antonio Mazzella, Bianco di Bellona Irpinia coda di volpe Tenuta Cavalier Pepe, Terre del Volturno Pallagrello Nero Sabbie di Sopra il Bosco Nanni Copè.
Venerdì 9 ore 16:00 Le Terre del Fiano, con Antonio Paolini, Fiano di Avellino Vigna della Congregazione Villa Diamante, Fiano d’Avellino Ciro Picariello, Fiano di Avellino Rocca del Principe, Paestum bianco Kratos Luigi Maffini, Fiano di Avellino Exultet Quintodecimo.
Sabato 10 ore 11:30 Dolce Campania, con Monica Piscitelli, in degustazione Moscato di Baselice Zingarella Masseria Parisi, Campania bianco Mel Antonio Caggiano, Roccamonfina bianco Eleusi Villa Matilde, Campania bianco Passio La Sibilla, Epomeo bianco Giardini Arimei F.lli Muratori.
Sabato 10 ore 16:00 Taste of Campania: Le Grandi Annate con Luciano Pignataro, Costa d’Amalfi Furore Bianco Fiorduva Marisa Cuomo 2006, Greco di Tufo Vigna Cicogna 2006 Benito Ferrara, Colli di Salerno Montevetrano 2004, Taurasi Riserva Vigna Cinque Querce 2003 Molettieri, Taurasi Vigna Andrea 2004 Colli di Lapio Romano Clelia.
Domenica 11 ore 11:30 Le Terre dell’Aglianico. Con Luca Gardini, Taurasi 1999 GMG Vinicola Taurasi, Terre del Volturno Aglianico Contessa Ferrara 2005 Castello Ducale, Roccamonfina Aglianico Gladius Tenuta Adolfo Spada, Taurasi Poema 2004 Cantine Manimurci, Paestum rosso Naima 2001 Viticoltori De Concilis.
Domenica 11 ore 16:00 Taste of Campania: Le Grandi Annate con Andrea Gori, Fiano di Avellino 2008 Colli di Lapio Romano Clelia, Greco di Tufo 2003 Pietracupa, Taurasi Riserva Centotrenta 1999 Mastroberardino, Roccamonfina rosso Terra di Lavoro Galardi 2004, Taurasi Fatica Contadina 2001 Terredora.
Lunedi 12 ore 11:30 I Vini Bio con Jacopo Cossater, in degustazione: Solopaca rosso Bosco Caldaia Antica Masseria Venditti, Falanghina Taburno Fattoria La Rivolta, Sannio Aglianico Martummè Terra dei Briganti, Aglianico del Taburno Iovi Tonant Masseria Frattasi.
Un evento altrettanto imperdibile andrà invece in scena in Sala Argento / ingresso A2 Palaexpo / piano -1 venerdì 9 aprile alle ore 15.30: Solaia, la storia di un grande vino. Etichetta di culto firmata Marchesi Antinori, si racconta per la prima volta in una verticale di 6 annate. A condurre l’esclusiva degustazione sarà il Marchese Piero Antinori, con le figlie Albiera, Allegra e Alessia e con il Dottor Renzo Cotarella, Agronomo e Direttore Generale di Marchesi Antinori. In degustazione le annate:
1978 – La prima storica annata, nata quasi per caso: nel 1978 il Cabernet destinato al Tignanello (il primo Supertuscan di casa Antinori, creato alcuni anni prima, a base Sangiovese con il 20% di Cabernet) fu di qualità eccellente e leggermente superiore in quantità. Il Marchese Piero Antinori decise così di imbottigliare la produzione in eccesso di questo vitigno in purezza, circa 3000-4000 bottiglie, che dette luogo poi ad un nuovo grandissimo vino, il Solaia.
1988 – Una vendemmia storica di grande longevità, che rappresenta una delle prime annate in cui i Supertuscan si impongono sul mercato internazionale. Il Solaia 1988 è un vino dalla grande stoffa ed eleganza. che unisce ad una grande sensazione di morbidezza una rara intensità sia gustativa che olfattiva.
1994 – La proverbiale eleganza del Solaia, declinata in un millesimo per certi aspetti difficile, si esprime ottimamente in un vino di incredibile freschezza e integrità; forse una delle migliori annate, in assoluto, del Supertuscan Antinori.
1997 – La grandissima annata che, nel 2000, fu eletta da Wine Spectator “Wine of the Year”, primo vino italiano ad essere scelto come migliore al mondo. Vendemmia storica, dalle caratteristiche organolettiche perfette, considerata una pietra miliare dai collezionisti e dagli esperti.
2004 – Annata classica con grande potenzialità di invecchiamento, dotata di grandissimo equilibrio tra concentrazione, mineralità e profondità aromatica. Un’etichetta di esemplare complessità, che farà parlare di sé per molti anni.
2007 – Un millesimo ancora tutto da scoprire, forse tra i migliori mai avuti, ha dato vita ad una versione ineccepibile di Solaia, che sarà presentato in anteprima agli ospiti della degustazione.
Noi di buone ragioni per esserci ne abbiamo trovate, e voi?
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12 marzo 2010

Calma, calma, lo ammetto subito, ho sbagliato abbigliamento, ma volendo cadere, per così dire, in piedi, mettiamola così: la voglia di essere immortalato con Olivier Krug, con in mano un bicchiere di Collection Millesime brut 1982 e inneggiare al “campione!” pur essendo rimasto senza parola è cosa da pochi, ed era oltretutto, il minimo che potessi fare per sua maestà Krug! Che dite, ne esco..?
L’evento è stato, mediaticamente parlando, uno di quelli passati un po’ sommessamente; la maison ha invitato alcuni clienti da tutto il sud Italia per condividere con loro le più preziose delle bollicine di casa Krug e con l’occasione presentare la nuova distribuzione, che dopo l’uscita di scena di Antinori è passata completamente nelle mani della proprietà LMVH, per intenderci stesso canale Moet Hennessy; Per l’occasione ha scelto come location la Città del Gusto di Napoli e la cucina del giovane, e aggiungo bravo, chef Nicola Miele affidando poi la cabina di regia ad alcuni “pezzi da novanta” del gruppo servizi dell’Ais Napoli, che devo dire, hanno dato dimostrazione di come la professionalità del sommelier è fondamentale per esaltare al meglio certi appuntamenti di degustazioni.
Tutto ha inizio nel lontano 1843 grazie al fondatore Johann-Joseph Krug ma sembra, dalla leggerezza e dalla pervicacia delle parole di Olivier, che sia passato pochissimo tempo e che si stia ancora cercando quel mito, per molti già affermato, fine ultimo della costante ricerca della complessità e del valore aggiunto di ognuna delle bottiglie di questo straordinario champagne. “Ognuna di queste bottiglie non vuole essere fine a se stessa e non vuole ricalcare ogni anno il millesimo o la cuvèe dell’anno precedente, non ci siamo mai preoccupati di ripeterci, solo di dare la più alta valorizzazione al millesimo raccolto ed alla materia prima che ci ha consegnato”. Ogni anno, ci racconta, si ritrovano col papà Henry e con lo zio Remy, assieme ad alcuni degli chefs de cave della maison, ad assaggiare mediamente 1600-1800 vini base per far fronte costantemente alle evoluzioni dei vini base raccolti o in affinamento-invecchiamento in cantina. Solo le microvinificazioni d’annata sono almeno 250 per vendemmia, vigna per vigna, parcella per parcella, in alcuni casi, come Clos du Mesnil, di filare in filare, poi si passa alle riserve custodite nelle caves, e tutto questo almeno due-tre volte durante tutto un anno: un lavoro maniacale, mastodontico, ma necessario per portare in bottiglia l’essenza dell’eccellenza che solo la terra di Champagne sa offrire, ormai da almeno 6 generazioni.
La tavola è preparata per bene, essenziale ma curata, il maitre con i suoi commis puntuali e disponibili, il pranzo è un susseguirsi di portate eccelse, ottimo l’amuse bouche di baccalà, particolarmente buono la scacchiera di Tofu con la cappasanta, delizioso il tortello di seppia; Avrei, sinceramente, solo evitato la commistione maialino-fois gras-astice del secondo, davvero azzardato, poco grato ad ognuno dei sapori. Il servizio dei vini, come detto, senza una grinza, anzi le temperature dei vini sono state millimetriche, fondamentali per cogliere ognuna delle sfaccettature carpite nei vini. Ma i vini? Beh, passabili, Overture con Clos du Mesnil ’98, poi in sequenza Krug Vintage ’98, Krug Grande Cuvèe e a chiudere, credevamo, Krug Rosè. Ai saluti finali il colpo a sorpresa, Krug Collection brut 1982, ma di questi profumi e sapori ne leggerete solo tra qualche giorno, rimanete sintonizzati!!
Tag:ais, città del gusto, clos du mesnil, krug, olivier krug, sommelier
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10 marzo 2010
Metti un giorno a Tramonti, alcuni Amici di Bevute a camminar le vigne, a caccia di tintore. Non pensate però di ritrovarvi col solleone e con la sottile brezza della vicina Costiera Amalfitana a rinfrescarvi dal caldo: abbiamo preso tanta di quell’acqua e di quel freddo che nemmeno il capitano Findus se li può sognare!

Valichiamo il passo di Chiunzi in perfetto orario, sono circa le dieci e mezzo quando ci incontriamo a Tramonti; Lungo il viaggio, in macchina, con l’enologo Gerardo Vernazzaro abbiamo cercato di fare il punto della situazione, un preambolo necessario a prepararci all’incontro con un luogo e con dei vini necessariamente da vivere e bere qui per rendersi conto pienamente del valore e del significato che portano dentro di loro. Arriviamo a Tenuta San Francesco verso le undici, ci accoglie Gaetano Bove, inizia a piovere a dirotto, si alza un vento freddo, gelido e ficcante, ci spostiamo nella piccola cantina dove il mentore del Per Eva ci racconta la sua storia, la sua vocazione fortemente motivata da origini indelebili e del progetto dell’azienda che senza dubbio sarà in futuro il passpartout per far arrivare Tramonti ed i suoi vini in tutto il mondo. Riusciamo, dato i tempi strettissimi, a “sentire” solo due vini curati dall’enologo Carmine Valentino, che nel frattempo ci ha raggiunti nella piccola bottaia. E’ Iss 2007, tintore in purezza che uscirà però sul mercato solo dopo l’estate ed il 4 spine 2007. Non possiamo, ahinoi, accettare l’invito di Gaetano a rimanere a pranzo, ci aspetta di lì a pochi minuti, Gigino Reale a Gete.

Arriviamo così all’Osteria Reale, Luigi detto Gigino ci aspetta con il fratello nell’accogliente sala del ristorante di famiglia preparata per l’occasione per intrattenerci (finalmente al caldo) per la verticale del suo tintore, fuori continua a piovere, a tratti a neve, ed il freddo è ancora più incisivo data l’altitudine. Il senso dell’ospitalità che amano profondere certe persone è impagabile, come il senso di un vino, il Borgo di Gete che è un patrimonio affettivo prima che storico di uno dei luoghi più suggestivi della Costa d’Amalfi.
Così lo abbiamo inteso condividendolo con due persone eccezionali, e Gigino in particolare ci è apparso una di quelle persone che non smetteresti mai di invitare a casa tua, tale è la sua spontaneità, tale la sua capacità di interazione che da Tramonti e dal tintore ci siamo ritrovati all’improvviso persi tra Silvia Imparato, i giornalisti e finti tali e le poche regole che non debbono mai mancare nei rapporti umani, tra cui il rispetto delle persone innanzitutto. Così tra l’ottima mineralità dell’Aliseo e l’occhietto ammiccante del Cardamone ci siamo deliziati con tutte le annate dal 2005 al 2009 del Borgo di Gete, tracciando una prima linea caratteriale, a dir poco sorprendente, di questo intrigante vitigno autoctono di Tramonti tutto da scoprire.

Abbiamo certamente sforato con i tempi, ma poco importa, ci lasciamo Gete alle nostre spalle e ritorniamo giù per andare a dare una occhiata alla cantina Monte di Grazia di Alfonso Arpino, lungo la strada una sosta, doverosa, al vigneto “Madonna del Carmine” dove è letteralmente “da lacrime” ammirare le decine di viti ultracentenarie di tintore che s’intrecciano a raggiera a disegnare un paesaggio fantastico, certamente fuori da ogni regola vitivinicola sostenibile e fuori da ogni esperienza-ricordo vissuti sino ad oggi. Continua a piovere a dirotto, continua a fare un freddo tagliente, sembra quasi che il tempo ci metta alla prova. Risalire però quest’altro lembo di costone ci lascia ammirare una cartolina di una suggestione unica, adesso la vista sull’areale è praticamente assoluta, l’acqua ha reso incredibilmente splendente il verde delle colture di sovescio che riluccicano ai piedi dei grossi tralci di vite che disegnano traiettorie apparentemente senza mete ma che invece consegnano un colpo d’occhio, geometrico, folgorante, inimmaginabile.
Vorrei poter conferire con il sindaco di Tramonti per lasciargli capire, se ce ne fosse mai bisogno, dell’inestimabile patrimonio che si ritrova tra le mani la sua comunità e sensibilizzarlo invece, urgentemente, anche costringendolo in qualche modo, a rimuovere l’ammasso di ferraglie (materiale di risulta, auto dismesse, baracche) che fanno da sfondo, ahimè, a tutto questo bel vedere. In cantina Gerardo Vernazzaro, con cui abbiamo messo su questo appuntamento, ci lascia assaggiare l’ultima vendemmia dei vini di Alfonso, dapprima il freschissimo Monte di Grazia bianco, poi il delizioso rosato ed infine il tintore, davvero impressionante in questa fase il colore inchiostro, il naso variegato e l’imprinting gustativo semplicemente superbo.

Ci spostiamo poi a casa degli Arpino, nel centro storico di Tramonti dove ci attende la signora Anna, col focolare acceso ed alcune prelibatezze che però mangeremo solo dopo la storica verticale di Monte di Grazia rosso, dalla primissima annata 2003 sino all’ultima già in bottiglia, il 2008, che avrà però ancora un paio di anni da maturare prima di vedere la via del mercato. Tutto questo però è un’altra storia, che riprenderò a breve.
Un ringraziamento agli Amici di Bevute che ci hanno seguito, con Gerardo Vernazzaro, in questa bella avventura piovosa, fredda ma forse proprio per questo particolarmente suggestiva, unica nel suo genere (speriamo!). Un ringraziamento infinito a Gaetano Bove e alla sua famiglia, al grande Gigino Reale (!) e al dott. Alfonso Arpino, la moglie Anna e la figlia Olivia: certe volte riusciamo ad essere molto rumorosi, ma solo con le persone che stimiamo particolarmente!
Tag:alfonso arpino, Amici di Bevute, borgo di gete, gaetano bove, gigino reale, monte di grazia, tenuta san francesco, tintore, tramonti
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6 marzo 2010
Amici di Bevute
professional
Martedì 9 Marzo, ore 9,30
una giornata a Tramonti a caccia di Tintore
Con gli amici Gerardo Vernazzaro e François Di Domenico abbiamo pensato ed organizzato questa giornata evento dedicata gli amici sommeliers di alcuni tra i più prestigiosi ristoranti della Campania, a caccia di Tintore (e dei vini bianchi) di alcune delle più piccole realtà vitivinicole della Costa d’Amalfi più alta, da promuovere e comunicare con maggiore cognizione di causa anche (soprattutto) in quei luoghi, spesso vetrine internazionali, dove questi vini alcune volte possono soffrire di poca visibilità anche per le sole questioni legate alla loro pronta reperibilità.
E per questo che abbiamo chiesto a Gaetano Bove dell’azienda agricola San Francesco, Alfonso Arpino dell’azienda agricola Monte di Grazia e Luigi Reale dell’azienda omonima situata nel fascinoso Borgo di Gete, di aprirci le porte delle loro cantine e farci assaggiare i nettari prelibati di questo piccolo lembo di terra letteralmente strappato alla montagna dove si coltiva una viticoltura a dir poco eroica.
L’evento è completamente gratuito, per chi ancora volesse accreditarsi (solo sommelier professionisti) può farlo inviandoci una mail a larcante@libero.it con nome, cognome e luogo dove si presta la propria professione. Muoveremo con mezzi propri, seguirà nel primo pomeriggio, per chi lo volesse, pranzo informale all’Osteria Reale di Tramonti.
Comucare il vino, con tutto l’amore possibile! Conoscendo, si può.
Angelo Di Costanzo
Tag:angelo di costanzo, borgo di gete, cantine astroni, francois di domenico, gerardo vernazzaro, l'arcante, monte di grazia, reale, san francesco, sommelier, tramonti
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17 febbraio 2010

Il salottino ha le luci basse, l’atmosfera è molto rilassata proprio come quando si è tra amici. Gli argomenti di discussione sono tra i più disparati, vino, cibo, mercato (ma và!) e le soluzioni ai problemi alle difficoltà espresse in questi ultimi anni, tra le più irrazionali, e non perché siamo ciucchi, tutt’altro, dobbiamo ancora metterci a tavola, ma perchè ci accorgiamo che proprio la semplicità disarmante, dei nostri buoni propositi, appare come un’arma paradossalmente lontana da ciò che in realtà si sta mettendo in campo in questi anni, per frenare l’emorragia in atto nel mondo del vino: territorialità a prezzi centrati, alta qualità espressiva, originalità innanzitutto, servizi e professionalità. Comunque, tra un bicchiere di Bramito del Cervo 2008 e dell’eterno incompiuto Pinot Nero, nel millesimo 2006, si arriva al clou della serata: ci raggiunge Renzo Cotarella, a.d. di Antinori ed in tutto e per tutto il fautore numero uno del successo e dell’affermazione di Castello della Sala, del Cervaro in particolare, come riferimento assoluto dell’enologia bianchista italiana nel mondo. Delle chiacchiere con il responsabile di tutta la produzione delle aziende della famiglia Antinori ne parlerò a breve, la cronaca di una giornata speciale in questo meraviglioso lembo di Umbria tanto vicino a questo territorio quanto suggestiva finestra sulla Borgogna si è guadagnata priorità e mia profonda devozione.

Il primo pomeriggio lo abbiamo dedicato esclusivamente a camminare, a lungo, le vigne; Siamo stati fortunati, nonostante la temperatura rigida ci ha accompagnato un sole tiepido ma efficace a non farci flagellare oltremodo dalle lievi folate di vento gelido che tagliano in questi giorni il fondovalle del fiume Paglia, lungo il quale si estendono a perdita d’occhio i centosettanta ettari di chardonnay, grechetto, riesling, sauvignon, semillon e procanico del vigneto ai piedi del castello, tutto piantato a cordone sperato con una densità di circa 5.500 ceppi ed una resa quasi sempre al di sotto degli 80ql per ettaro. A monte invece, sulla collina terrazzata denominata “Consola”, l’impianto di Pinot Nero, sfida e ostinazione di Renzo Cotarella alla ricerca di una quadratura del cerchio ancora lontana su quello che è, senza dubbio, l’unico vino tra tutti quelli prodotti nelle tenute del Marchese Antinori, dal Piemonte alla Puglia, ancora incompiuto. Ci accompagnano in questo percorso i giovani e bravissimi Massimiliano Pasquini, direttore in loco della produzione a Castello della Sala e Federica Amicone, anch’essa enologa, che l’indomani ci aprirà anche le porte di La Braccesca a Montepulciano.

La tenuta qui in Umbria è di proprietà degli Antinori dal 1940, è collocata geograficamente giusto al centro tra Roma e Firenze, in provincia di Orvieto, ad un tiro di schioppo dal confine regionale con la Toscana. Come detto, gli ettari sono 170, una cantina di vinificazione, terminata nel 2006, perfettamente integrata nel paesaggio, con le più moderne tecnologie produttive a disposizione ed il castello con la bellissima e maestosa “torre del rifugio” che domina a perdita d’occhio tutta la tenuta a 360°, nel ventre del quale si intersecano centinaia e centinai di metri di cunicoli ed anfratti, perfettamente restaurati, che ne fanno uno dei luoghi del vino più suggestivi ed affascinanti che abbia mai camminato negli ultimi anni. Qui giacciono migliaia di bottiglie, oltre a tutte le annate prodotte nella tenuta, tutte quelle altre di maggiore prestigio, dal Solaia al Tignanello, che appena possono Piero Antinori e lo stesso Renzo Cotarella vengono a degustare per comprovarne l’evoluzione stilistica e la tenuta nel tempo: millesimi eccezionali e minori, sparsi ordinatamente qua e là nel caveau, oggigiorno introvabili in giro, assolutamente impossibili da riavere, a memoria storica liquida degli ultimi trent’anni della produzione di maggiore pregio delle tenute del marchese.
Un viaggio emozionante, evocativo di un passato nobile e laborioso e suggestivo di un presente e di un futuro straordinario, votato all’assoluta intransigenza nella ricerca della qualità, della massima espressione territoriale che un vino può donare di sé, che un bicchiere di vino possa riportare alla mente e fissare nella memoria. Camminare queste vigne, strusciare queste mura, odorare queste atmosfere non può che riappacificare l’animo, donare l’impossibile sensibilità tattile per immaginare il passato e sognare il futuro. Poi, Il Cervaro della Sala ’87 bevuto, fa tutto il resto!
Tag:angelo di costanzo, antinori, castello della sala, cervaro della sala, renzo cotarella, umbria
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9 febbraio 2010
Tra gli appuntamenti da non perdere in calendario, il prossimo venerdì 19 Febbraio, presso il prestigioso Crowne Plaza di Castellammare di Stabia (NA), c’è questo interessantissimo seminario di studio sull’analisi sensoriale dei difetti del vino. Io ci sarò!
L’evento è un format di Vinidea, società leader dell’alta formazione nel settore viticolo ed enologico, creato in collaborazione con l’istituto Intelli’Œno, ed hanno affidato il prestigioso incarico di responsabile della docenza per il ciclo formativo sul riconoscimento sensoriale dei difetti del vino al winemaker “autoctono” Vincenzo Mercurio, che personalmente conosco da tempo e che ho già avuto modo di incontrare ravvicinatamente e raccontarvi attraverso la mia ultima incursione a casa della famiglia Brini in quel di Masseria Felicia, una delle aziende campane che lui segue come consulente.
Credo si tratti di un corso di formazione di altissimo interesse ed utilità, per tutti gli operatori del settore vitivinicolo ma anche per chi si avvicina per la prima volta al mondo del vino.
La società Intelli’Œno, con sede vicino a Valence (Francia), è stata fondata nel 2003 da Christophe Gerland, ed è specializzata nel trasferire informazioni dalla ricerca viti-enologica agli enologi e produttori. Intelli’Œno possiede inoltre una particolare competenza nel campo della microbiologia enologica (www.intellioeno.com). La scelta di Vincenzo Mercurio, si deve anche alle pregresse esperienze universitarie maturate con il Prof. Luigi Moio in chimica e tecnologia degli aromi e all’ esperienza francese sullo studio degli aromi del vino. Il corso, inaugurato a Cosenza a fine novembre 2009, ha carattere modulare: un primo modulo è rivolto agli eno – appassionati in generale, sommeliers, maitres, ristoratori, enotecari etc, l’altro, più tecnico, è diretto specificamente ai professionisti: enologi, tecnici di cantina e laboratorio, agronomi, produttori, etc. Scopo del primo modulo è formare i partecipanti sul riconoscimento dei principali difetti sensoriali dei vini, dall’uva al vino in bottiglia, attraverso la degustazione di numerosi vini contaminati artificialmente con i composti responsabili dei difetti descritti. Per ogni difetto, si indicano l’origine, l’effetto sensoriale, i meccanismi di comparsa e l’evoluzione, con cenni alle tecniche di prevenzione o di eliminazione delle deviazioni organolettiche provocate. Il tutto si traduce in pratica con la degustazione dei vini contaminati con le molecole responsabili dell’alterazione, per identificare e memorizzare gli effetti sensoriali del difetto identificato.
Appuntamento quindi a Castellammare di Stabia, venerdì 19 Febbraio, e su queste pagine, spero in tempo reale, pubblicherò il report della full immersion che mi aspetta.
Tag:castellammare di stabia, crowne plaza, difetti del vino, enologia, sorrento, vincenzo mercurio
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1 febbraio 2010

Niente e nessuno ci fermerà! non siamo certo dei sovversivi ma amiamo talmente tanto camminare le vigne che questo è il solo motto che conosciamo per non perderci davanti ad una giornata cupa e grigia e piovosa come non mai nelle ultime settimane. Ci stava aspettando!
Ci riuniamo di prima mattina, qualcuno ci raggiungerà strada facendo, direzione Sessa Aurunca alla scoperta della piccola e deliziosa azienda della famiglia Brini, Masseria Felicia, ai piedi del versante nord del monte Massico, quello, per intenderci, che guarda verso la provincia di Latina. Il cammino è un po’ a rilento, la pioggia, in certi tratti particolarmente incessante non ci aiuta a rimanere a vista, così qualcuno, più o meno inconsciamente arriva sino a Caianello prima di accorgersi di aver superato l’uscita autostradale di Capua da almeno 15 chilometri: e vabbuò, so cose che capitano.
Ci accoglie, sotto la pioggia, Maria Felicia e ci accompagna subito al tepore del camino acceso nel salotto di casa. Invadiamo, ma solo per qualche minuto lo spazio giochi della piccola Alice, che ci osserva con occhi vispi mentre tra una tirata di orecchie al dinosauro ed un bacio all’orsacchiotto del cuore aiuta la nonna Giuseppina a preparare la tavola per la ricca colazione che ci attende alla fine della visita in cantina, non prima però di una scarpinata tra le vigne. Sotto la pioggia, naturalmente. Ci raggiungono frattanto il papà di Maria Felicia, Sandro e l’enologo Vincenzo Mercurio che ci teneva particolarmente ad essere presente per darci ampia descrizione del particolare lavoro progettuale condotto qui a Terenzano con l’agianico ed il piedirosso dell’azienda della famiglia Brini. “Sono vini sorprendenti, l’aglianico qui acquisisce una forza capace di farlo sopravvivere per una intera generazione, e senza intervento alcuno in cantina se non quello di preservazione delle sue peculiarità”.
Sandro Brini ci racconta dell’inizio, di quando, siamo nei primi anni novanta, con la moglie decisero di dare il via alla ristrutturazione del casale che oggi ospita la loro casa, la cantina e sotto la quale fu ritrovato un antico cellaio dove oggi riposano le vecchie annate destinate alla memoria liquida del falerno di Masseria Felicia. “Anni entusiasmanti, a tratti vissuti da incoscienti, ma il richiamo della propria terra, della propria storia, delle proprie radici diveniva ogni giorno sempre più forte. Così come forte è il legame che traspare dall’assaggio dei vini e la terra che interpretano, tra il Falerno Ariapetrina 2004 straordinariamente succoso di frutto e l’Etichetta Bronzo 2006, il cru di casa, duro e puro come le mani intrise di terra e calli di papà Sandro e la stessa Felicia, che mai si è sottratta alle fatiche della campagna. Un legame solidissimo come la longevità del Falerno ’99 regalatoci in degustazione prima del saluto, la prima annata, il principio di tutto, mai commercializzata, eccezionalmente austero e destinato ancora a lunga vita. Assaggiamo, grazie al nulla osta del buon Mercurio, anche il Rosato di aglianico 2009 di prossima uscita del quale parlerò a breve, anch’esso fuori dagli schemi, tenue sì, ma dal carattere inconfondibile, lo stesso che appare delinerare costantemente il profilo dei vini di Masseria Felicia, vivacità e freschezza sui generis per vini non obbligati a concedersi immediatamente, ma sinceri e schietti come l’aria che tira alle pendici del monte Massico da questa parte del versante. Ci spostiamo in salotto, il focolare ci attende, scambiamo quattro chiacchiere, distintive come sempre, con Vincenzo, poi mamma Giuseppina ci guida nella degustazione degli oli extravergini, prodotti esclusivamente dagli olivi della masseria e franti per gentile concessione dalla rinomata Badevisco proprio qui a Sessa Aurunca, garanzia di qualità superiore: uno è composto da diverse cultivar, leccino e sessana su tutte, l’altro invece è in purezza da varietà Itrana, quest’ultimo davvero buono, superlativo per fragranza ed equilibrio.
Fuori la pioggia continua a battere incessantemente, il vento pare rifuggire i filari spogli che s’intravedono dalle grandi vetrate, dentro c’è solo il calore, c’è n’è ormai abbastanza da rimanerne succubi, le buone cose messe in tavola ci hanno dato il giusto sostegno morale e supporto, per così dire tecnico, ai deliziosi nettari bevuti. Grazie di cuore alla famiglia Brini, per averci regalato questa bellissima mattinata e lasciatoci immaginare come eravamo per continuare a sognare come dovremmo essere.
Qui tutte le foto a cura dell’amico Giovanni Lamberti.
Qui la resentazione del breve viaggio nell’Ager Falernus: la storia, la d.o.c., i vini.
Qui la passione di Antonio Papa nell’azienda di famiglia a Falciano del Massico.
Qui invece l’esperienza di Tony Rossetti, produttore a Casale di Carinola con l’azienda Bianchini Rossetti.
Tag:Amici di Bevute, falerno del massico, masseria felicia, vincenzo mercurio, vini della campania
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24 gennaio 2010

AMICI di BEVUTE
Viaggio al centro dell’autoctono
Sabato 30 Gennaio 2009 ore 9,00
visita presso l’azienda MASSERIA FELICIA
“In conclusione, un grande vino, un rosso che ha fatto storia, un’azienda commovente per l’unità familiare, la determinazione ad andare avanti, la serietà della conduzione in vigna e in cantina”. (Luciano Pignataro)
Masseria Felicia è situata alle falde del monte Massico, tra le antiche Suessa e Sinuessa (oggi Sessa Aurunca e Levagnole) in prossimità della Via Appia e dell`antico Ponte Aurunco. Appena 5 ettari di terreno, di cui 3 coltivati a vigneto e 2 ad oliveto. L`azienda ha sede in un casale degli inizi del `900, ristrutturato nel pieno rispetto della sua forma originale e davvero suggestivo agli occhi dell’avventore di turno. Le uve, tutte di proprietà subiscono procedimenti produttivi estremamente curati, l`invecchiamento dei vini avviene nella cantina interrata, scavata nel tufo. Il trasporto tra i locali sottostanti della lavorazione alle barrique avviene per caduta, senza l`ausilio di alcuna pompa così da evitare inutili stress al vino. L`azienda è condotta personalmente dalla proprietaria Maria Felicia Brini che si avvale della consulenza enologica di Vincenzo Mercurio.

L’evento è a numero chiuso di partecipanti, organizzato, promosso e condotto da L’Arcante Enoteca e Masseria Felicia gratuitamente, pertanto è richiesta la prenotazione per tempo.
Muoveremo da Pozzuoli con mezzi propri, per chi volesse rimanere il loco per il pranzo (da comunicare all’atto della prenotazione) è possibile usufruire di una particolare convenzione presso il caratteristico ristorante, situato nel centro storico di Sessa Aurunca, La Vecchia Dogana della famiglia Bencivenga.
Prenotazioni esclusivamente a:
L’ARCANTE ENOTECA
Via Pergolesi, 86 Pozzuoli
Tel. 081 303 1039
larcante@libero.it
MASSERIA FELICIA
Loc. San Terenzano
Fraz. Carano di Sessa Aurunca
Sessa Aurunca (CE)
www.masseriafelicia.it
info@masseriafelicia.it
Tel. 0823 935095
RISTORANTE LA VECCHIA DOGANA
Corso lucilio, 194
81037 – Sessa aurunca (CE)
Tel. 0823 936546
Tag:Amici di Bevute, autoctono, falerno del massico, masseria felicia, sessa aurunca, vincenzo mercurio, visite in azienda
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20 gennaio 2010

Domenica 24 Gennaio alle ore 11,30 incontro con il produttore GENNARO PAPA per un “approccio Primitivo al Falerno del Massico”.
Falciano del Massico, in un area tra le più vocate alla viticoltura della nostra regione campania e senza dubbio tra le più antiche ed apprezzate, sin dai romani che ne fecero la loro piccola “Bordeaux”, nasce la piccola azienda di Gennaro Papa, poco più di 10.000 bottiglie per vini d’autore di assoluto pregio, che con la presenza di Antonio Papa, figlio di Gennaro vi vogliamo raccontare in questo happening domenicale nella nostra enoteca in Pozzuoli.
In degustazione, gratuita, due dei tre vini prodotti dall’azienda in abbinamento a due sfiziose interpretazioni di finger food da aperitivo di Lilly Avallone:
- Falerno del Massico Campantuono 2006
- Campania Primitivo Conclave 2007
conduce le degustazioni Angelo Di Costanzo
Informazioni e prenotazioni
L’Arcante Enoteca
Via Pergolesi, 86 Pozzuoli (NA)
Tel. 081.3031039
larcante@libero.it
Tag:campantuono, degustazioni, falerno del massico, papa, pozzuoli
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6 gennaio 2010
DIARIO di una BEVUTA, ecco il programma settimanale di questo primo scorcio 2010 anch’esso da vivere all’insegna del grande vino da conversazione (come è stato per lo scorso mese di novembre), quel vino cioè capace di raccontare se stesso attraverso ogni singolo sorso. Luoghi, persone e memorie che fanno di alcuni vini grandi ed esclusivi nettari d’autore.
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SABATO 9 GENNAIO ore 19.30 – 20.30
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Contea di Sclafani Rosso del Conte 2003 Tasca d’Almerita
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ticket di partecipazione di €ur 12,00
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LUNEDI’ 11 GENNAIO ore 19.30 – 21.30
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Group Wine Taining – blind panel test –
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ticket di partecipazione: da definire
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GIOVEDI’ 14 GENNAIO ore 19.30 – 20.30
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Vino Nobile di Montepulciano Riserva 2004 Tenuta Lodola Nuova
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ticket di partecipazione di €ur 12,00
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SEGUE: AMICI DI BEVUTE – PerCorso di Degustazione
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VENERDI’ 15 GENNAIO ore 20.30
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Con GROTTA DEL SOLE al TIFF PizzaCaffè di Pozzuoli
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ticket di partecipazione di €ur 40,00
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more info: TIFF Pizza Caffè 081 855 54 95
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oppure 081 804 25 66
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SABATO 16 GENNAIO ore 19.30 – 20.30
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Aglianico del Vulture Don Anselmo 2005 Paternoster
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ticket di partecipazione di €ur 12,00
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GIOVEDI’ 21 GENNAIO ore 19.30 – 20.30
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Brunello di Montalcino 2003 Tenute Silvio Nardi
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ticket di partecipazione di €ur 14,00
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VENERDI’ 22 GENNAIO ore 19.30 – 20.30
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Saint Estephe 2000 Chateau Phelan Segur
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ticket di partecipazione di €ur 16,00
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SEGUE: AMICI DI BEVUTE – PerCorso di Degustazione
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SABATO 23 GENNAIO ore 19.30 – 20.30
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Torgiano rosso Riserva Rubesco Vigna Monticchio 2003
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ticket di partecipazione di €ur 14,00
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GIOVEDI’ 28 GENNAIO ore 19.30 – 20.30
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Toscana rosso Giorgio I 2006 Fattoria La Massa
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ticket di partecipazione di €ur 14,00
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VENERDI’ 29 GENNAIO ore 19.30 – 20.30
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Roccamonfina rosso Gladius 2006 Tenute Adolfo Spada
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ticket di partecipazione di €ur 10,00
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SEGUE: AMICI DI BEVUTE – PerCorso di Degustazione
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SABATO 30 GENNAIO ore 19.30 – 20.30
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Langhe rosso Darmagi 2001 Gaja
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ticket di partecipazione di €ur 18,00
conduce le degustazioni Angelo Di Costanzo
Comunicare il vino, con tutto l’amore possibile.
Tag:Amici di Bevute, APPUNTAMENTI, degustazioni, diario di una bevuta, eventi, l'arcante, pozzuoli, vino
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28 dicembre 2009

“Gli antipasti tendono tutti al beige”. “Molte verdure, perché le si possa mangiare, dovrebbero passare in una centrifuga. Sono tutte bagnate”. “Non oso pensare dove sono state saltate le patate che accompagnano il pollo. L’ultima cosa che direi è una padella”. “Le infermiere sono di grande aiuto. Se essere d’aiuto significa tirare il menu attraverso la porta, come fosse un pezzo di carne lanciato tra le fauci di un leone”. “Se mi vengono offerte delle alternative? Sì, posso scegliere 3 alternative altrettanto orrende”.
Così un giornalista inglese del “The Sun” racconta le avventure di “Traction Man”, un paziente inglese che in circa 22 settimane di ospedalizzazione ha tirato fuori una vera e propria guida ai refettori ospedalieri inglesi. La sua storia sta facendo il giro del mondo e su dissapore Massimo Bernardi ne ha raccolto le fila raccontadone alcuni particolari interessanti. Io, mosso più che altro “dal non so che cavolo c’entra ma mi piace raccontarvelo” vi lascio traccia dell’esperienza di Lilly, alias Ledichef, neomamma della dolcissima Letizia e appena dimessa dalla degenza post-parto nel reparto di Ostetrica del U.O. Policlinico II di Napoli, ai quali medici ed infermieri tutti, desidero manifestare ancora, pubblicamente, la mia stima più profonda per il loro operato altamente professionale, umanamente attento e seriamente scrupoloso.
Questo il pranzo previsto dal menu Dieta P del 26.12.09, che è bene precisare viene curato da un’azienda leader a livello nazionale per i servizi di ristorazione collettiva. Viene servito verso le ore 12.30, la mise en place è essenziale, doverosamente uso e getta, opportunamente sottovuoto ed il tutto presentato su vassoi in plastica dura (un po’ usuraticci, a dire il vero); l’aspetto delle pietanze è sintetizzabile nell’abbastanza presentabile, di routine in questi casi, e decisamente franco per quanto concerne il riconoscimento delle stesse: per la serie, “chell’è”! Il primo piatto è un consommè a base di sedano, carote, patate e pomodori pelati suggellato da una deliziosa pastina bianca, stelline (ma ine ine) en passant, cioè lì molto incidentalmente! Il secondo, roast-beef di 1° taglio agli aromi (alpini, aggiungerei io) all’olio extravergine di oliva: la carne è oltremodo magra, un po’ fibrosa e priva della necessria succulenza, della serie: “s’adda magnà, a criatura s’adda nutrì“! Per finire una delicatissima vellutata di zucchine, leggera, poco sapida (per niente), tendenzialmente amarognola, piatto poco appetibile ma certamente utile alla causa, nel senso “capisci a mme“!
Insomma, mentre in giro andavano in scena i fervidi preparativi per il cenone della vigilia, si dibatteva tra le altre cose sulla opportunità o meno dell’alice salata nell’insalata di rinforzo e si litigava su cosa servire prima se il panettone o gli struffoli, questo era l’andazzo, più o meno, della treggiorni post-parto della nostra Ledichef; in questo caso, coraggiosa come non mai, ha calato il classico velo pietoso su questo passaggio, assolutamente salutista ma indubbiamente anti-gourmet, chiosando stamattina, mentre ci lasciavamo alle spalle l’ospedale, con una frase per noi “Amici di Bevute” divenuta un must: “Adda venì Baffone“!
Tag:lilly avallone, mensa ospedale, ospedale, refettorio, sottovuoto, verdure
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23 dicembre 2009

E’ dolce, forte e vera, come il pensiero di un amore, profondo, il solo, vissuto tutta una vita. Benvenuta…

Tag:angelo di costanzo, bambina, big picture, eventi, Fatti, fiocco rosa, l'arcante, letizia, lieto evento, lilly avallone, nascita
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21 dicembre 2009

Non siamo, ahinoi, molto attenti alle numerose iniziative che vanno in scena in giro per l’Italia che non ci vedono direttamente impegnati, ma non potevamo non segnalare il successo che sta’ riscuotendo la manifestazione “Cene Galeotte” in corso a Volterra, in provincia di Pisa che vede impeganti chef di rinomata fama ed esperienza e, tra gli altri, il prossimo 22 Gennaio tutta la Famiglia dell’amico Andrea Gori, sommelier informatico, di Trattoria Da Burde di Firenze.
CENE GALEOTTE, sono serate gastronomiche per la campagna di soliderietà “IL CUORE SI SCIOGLIE” della Casa di Reclusione di Volterra, FORTEZZA MEDICEA.
Le cene sono dirette da chef di fama realizzate e servite dai detenuti del carcere di Volterra. L’intero ricavato si trasformerà in adozioni a distanza di bambini del Sud del mondo. Per maggiori informazioni e prenotazioni collegatevi al blog di Leonardo Romanelli, ideatore e curatore assieme a Slow Food per trovare tutti ri riferimenti utili.
Venerdì 18 Settembre 2009
Cena in favore di Movimento dei Focolari – Camerun
Chef: Arturo Dori Personal Chef Firenze
Venerdì 23 Ottobre 2009
Cena in favore di Movimento Shalom – Burkina Faso
Chef:Famiglia Santandrea Tenda Rossa San Casciano Val di Pesa (FI)
Venerdì 20 Novembre 2009
Cena in favore di ARCI – Filippine
Chef: Famiglia Colzi Trattoria Mario Firenze
Venerdì 18 Dicembre 2009
Cena in favore di ARCI – Perù
Chef: Giovanni Mancino Ristorante Piccolo Principe Hotel Principe di Piemonte Viareggio (LU)
Venerdì 22 Gennaio 2010
Cena in favore di Diocesi di Fiesole – Palestina
Chef: Famiglia Gori Trattoria Burde Firenze
Venerdì 19 Febbraio 2010
Cena in favore di Suore Francescane di S. Elisabetta – India
Chef: Fratelli Saporito La leggenda dei frati Monteriggioni (SI)
Venerdì 26 Marzo 2010
Cena in favore di ARCI – Libano
Chef: Massimo Bottura Osteria La francescana Modena
Venerdì 23 Aprile 2010
Cena in favore di Progetto Agata Smeralda Brasile
Chef: Fabio Picchi Cibreo Firenze
Il Carcere di Volterra (PI) ha una compagnia teatrale della Fortezza che sotto la direzione di un regista organizza teatri e spettacoli che vanno in tournee come lavoro per i detenuti e non come permesso premio; C’è poi la scuola esterna distaccata in carcere con sezioni di elementari, medie e geometri; Organizza appunto le ‘Cene Galeotte’ che con chef e sommelier professionali e un centinaio di ospiti dentro il cortile del Mastio mediceo ricavano denaro per le adozioni a distanza; la sartoria che realizza manufatti per l’amministrazione penitenziaria e prodotti d’eccellenza. Celle singole per tutti, personalizzate e con la possibilita’ di tenere animali, pappagalli e pesci, 10 cani e in moltissimi casi computer potatili sia per i detenuti comuni che per quelli in alta sicurezza. Tutto questo per 147 detenuti a fronte di una capienza di 175 (122 comuni, 25 alta sicurezza), di cui 33 stranieri, solo 2 in attesa di giudizio, 6 tossicodipendenti e 2 sieropositivi. Il lavoro e’ garantito per una ventina all’esterno e per 97 all’interno. Tutte queste iniziative vengono realizzate dalla direzione nonostante la carenza del personale, dei 111 agenti penitenziari in organico quelli effettivamente in servizio sono solo 66.
Tag:andrea gori, carcere, cena, degustazione, gourmet, penitenziario di volterra, pisa, toscana, trattoria da burde, volterra
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17 dicembre 2009
Una piacevole conversazione con l’ostetrica, stamattina, mi ha lasciato riflettere su alcune questioni che spero di avere tempo di tracciare su questo blog.
Nel frattempo però, così come ho fatto con lei, vorrei regalare alcuni consigli utili per scegliere bene il regalo da fare all’enoappassionato di turno. Spendere bene i pochi denari che si è deciso di investire per un regalo, soprattutto se materialmente “effimero” come una bevuta, non è mai male.
In tempo di Natale vanno a ruba i “marchi storici”, tanto velocemente quanto il loro riciclaggio; pertanto, se la persona a cui dovete fare un regalo non ha, secondo le vostre conoscenze, una particolare educazione a bere vini ricercati, avete scelto il giusto. Il “marchio storico” ha sempre il suo fascino, è immediatamente apprezzato, gradito e garantisce spesso anche una qualità media dei suoi vini abbastanza alta; pensate poi al fatto, da non trascurare mai, che per l’occasione, qualora risulti un regalo, per così dire, in eccesso, potrà essere anche facilmente riciclato; non avreste, quindi, potuto scegliere di meglio.
L’azienda famosa, quella presente in tutti i buchi e pertugi della distribuzione ha sempre gran mercato, ma anche il nome del vino: Barolo, Brunello, un po’ meno ma in grande recupero l’Amarone, il Taurasi sono vini da non mancare di prendere in considerazione se siete a secco di idee. E di questi, potete starne certi, in questi giorni troverete anche succulente offerte commerciali: fate attenzione però a che non siano svendite, perchè va bene che le aziende hanno bisogno di svuotare le cantine, ma anche i commercianti non scherzano, per l’occasione, nel rifilare il peggio delle denominazioni su citate.
![vini[1]](https://larcante.com/wp-content/uploads/2009/12/vini1.jpg?w=450&h=355)
Altra questione è quella legata al dove comprare i regali. E’ importante scegliere bene dove cercare le vostre preziose bottiglie che non necessariamente, sia ben inteso, deve avvenire esclusivamente nelle enoteche. Negli ultimi anni è cresciuta molto la sensibilità della grande distribuzione verso i vini di qualità, fattostà che si possono trovare tante diverse etichette disponibili anche nei più piccoli dei supermercati; state però attenti a che le bottiglie vengano conservate bene, spesso le luci forti utilizzate per illuminare i reparti possono causare in qualche modo surriscaldamento delle bottiglie (soprattutto quelle poste più in alto), ma questo è forse il male minore. Peggio avviene per quelle stoccate in depositi non giustamente condizionati, muffe e sbalzi di temperatura non fanno certo bene alla sanità di un vino. Attenti a quelle che vengono spesso utilizzate per fare esposizioni nei banchi salumeria (etichette opache, a volte ingiallite) e a quelle bottiglie, da bandire assolutamente, messe in bella mostra in vetrina. Quando comprate qui, sarebbe anche opportuno informarvi se in caso di difetti evidenti del vino o “sentore di tappo” vi sarà data l’opportunità di avere una nuova bottiglia o rimborsato l’importo pagato, questa è anche una delle ragioni che vi deve indirizzare a quei luoghi che sapete tra i vostri abituali.

Nelle enoteche, è prassi, ma non tutti la applicano, “cambiare” le bottiglie: che è cosa buona e giusta. Qui è importante precisare che oltre alle banali osservanze di cui sopra, ci si deve aspettare altri accorgimenti e servizi assolutamente indispensabili. Chi gestisce l’enoteca deve avere forte propensione alla professionalità, meglio se certificata (ma non è certo indispensabile) e deve essere una persona con la quale ci si può confrontare apertamente sul vino, sul suo mondo, sul proprio gusto senza per questo essere tediati da termini tecnici o poetiche evasioni.
Disponibilità, affabilità vi potranno aiutare a scegliere meglio il vostro regalo ideale, la sua professionalità sarà quel valore aggiunto spesso disatteso in altri luoghi che vi potrà indirizzare oltre che a scegliere il giusto vino magari anche a capirci qualcosa in più: l’enoteca non è un luogo dove entrare avendo fretta di uscire, è anzi il posto giusto dove lasciare scorrere via le lancette dell’orologio seguendo, affascinati, il percorso fantastico tracciato dalle etichette e dai suoi protagonisti. Chi saprà accompagnarvi con racconti e storie di vini e persone incontrate vi avrà offerto un servizio impagabile. Oltre ai “marchi storici” è proprio qui che si possono scoprire realtà nuove e piccoli gioielli, piccole rappresentazioni liquide di una ruralità fondamentale, con poca “faccia” e tanta sostanza non senza piacevoli sorprese. Diffidate però dagli anarchici, quelli che spendono il piccolo per il bello ed il solo buono, questi, credetemi, non sono buoni nemmeno per il brodo della minestra maritata!
In sintesi, regalate vino per il prossimo Natale, compratelo pure dove vi pare, ma che abbia una storia da raccontare, un’ideale a cui dare voce, e che soprattutto vi sia consegnato nelle mani da chi il vino lo vive con amore e professionalità e non solo come una qualunque altra battuta di cassa!
Tag:acquisti, aglianico, basilicata, bianco, big picture, consigli per gli acquisti, falanghina, gewurztraminer, grappa, natale, natale in enoteca, pouilly fumè, pozzuoli, regali di natale, rosso, sauvignon, spumanti, vino
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13 dicembre 2009
Chi ama impara a correre presto, ed io il vino l’ho imparato a rincorrere a lungo ed ovunque. Estate 2007, viaggio in Toscana con alcuni Amici di Bevute alla scoperta del sangiovese di Montalcino, poi del Chianti Classico, poi di Scansano, perchè camminare le vigne e sgranare gli occhi sono le cose che mi riescono meglio, per dirla, più o meno, con Luigi Veronelli.

Sarà pure un concetto, diciamo così, astratto, e se vogliamo pure banale, ma il vino – oibò – si fa in vigna. Fu quello un viaggio straordinario, per vigne e cantine, avremmo in quell’occasione bevuto un centinaio di vini, pochi tenuto conto dell’immenso patrimonio enologico del triangolo in questione, ma tanti se pensiamo ad una tre giorni di totale full immersion. Indimenticabile!
E Il Borgo non poteva certo mancare; nasce in un luogo da sogno, in località Cabreo di Zano, una posizione che domina la cittadina di Greve in Chianti, dove, in circa 46 ettari quasi in unico corpo, si coltivano il sangiovese ed il cabernet sauvignon che danno vita a questo bellissimo vino. Esce la prima volta nel 1985 con il millesimo 1982, “si fonda su una felice combinazione di uve sangiovese e cabernet sauvignon che insieme esaltano, da un lato, l’eleganza e la sapidità del sangiovese, dall’altro la rotondità e concentrazione del cabernet”, parole assolutamente non banali per descriverlo in maniera sintetica ed esaustiva.

Il duemilatre rispetto al duemilaquattro bevuto qualche tempo fa possiede una morbidezza ed un avvolgenza più espressiva, marcato forse da un’annata calda ma anche di una evoluzione più costante in un tempo comunque relativamente breve per un vino di questa portata. Il colore è rosso rubino vivace, limpido e di buona concentrazione, tanto da risultare assolutamente poco trasparente. Il primo naso è intenso e complesso, arrivano subito note mature, frutta a polpa rossa in confettura, note vegetali e speziate, visciole, frutti sotto spirito, foglia di pomodoro, pepe. Fini ed eleganti, sopraggiungono poi note di caffè tostato e cioccolato. In bocca è ricco, intenso, frutto ancora in grande spolvero, tannino presente, sostenuto da una decisa carica glicerica, un vino robusto, quasi materico durante tutta la sua beva che chiude con una piacevole sensazione dolcemente balsamica. Un rosso super, da bere dopo averlo lasciato lungamente respirare su piatti importanti, strutturati, cacciaggione con spezie ed aromi, arrosti ricchi e succulenti, formaggi parecchio stagionati, anche erborinati. Un vino nel mio cuore, un Supertuscan nel cuore del Chianti Classico.
Tag:cabernet sauvignon, cabreo, cabreo di zano, chianti classico, folonari, greve in chianti, il borgo, sangiovese, supertuscan, tenute ambrogio e giovanni folonari
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10 dicembre 2009

TIFF pizza caffè, in collaborazione con Cantine Grotta del Sole, organizza una serata di cena-degustazione il giorno Venerdì 15 Gennaio 2010.
Lo chef Antonio Raia, con il maitre Michele Capozzi in regia proporranno un menù degustazione di profumi e sapori terragni in abbinamento ai preziosi cru e riserve dell’azienda flegrea della famiglia Martusciello, Coste di Cuma e Quartodiluna, ed in anteprima assoluta il Riserva Montegauro 2007 e Quartodisole 2007.
Con la presenza dell’enologo Francesco Jr Martusciello percorreremo le vie del vino che hanno fatto la storia vitivinicola nella nostra amata regione, dall’Asprinio d’Aversa al Piedirosso, dalla Falanghina all’Aglianico sino ai nuovi progetti aziendali che prevedono tra l’altro lo sviluppo di un Gran cru flegreo per quello che sarà un piccolo chateau nei Campi Flegrei: Foglie di Amaltea.
conduce le degustazioni Angelo Di Costanzo, Primo Sommelier della Campania 2008.
Il prezzo per persona € 40,00.
Il Tiff – caffè è in via Campi Flegrei 13/a in Pozzuoli.
Data l’esclusività dell’evento, è gradita la prenotazione
Tel.: 081 855 54 95
Tel.: 081 804 25 66
Tag:degustazione, eventi, falanghina, grotta del sole, piedirosso, pozzuoli, tiff caffè
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6 dicembre 2009
![m-saavedra-il-manuale-della-buona-suocera[1]](https://larcante.com/wp-content/uploads/2009/12/m-saavedra-il-manuale-della-buona-suocera11.jpg?w=450)
Girovagando su internet ho scovato un interessante “manuale della buona suocera”; un almanacco a tratti esilarante, soprattutto per chi come me di certi problemi non ne ha mai avuti. Piuttosto, pescando poi tra i vecchi appunti di gola non ho resistito alla tentazione di riproporre suqueste pagine una vecchia, assai anomala, recensione: a casa di mia suocera. Non è, evidentemente, un ristorante, seppur potrebbe tranquillamente esserlo vista la fantasia che si innesca quando si decide il nome di un nuovo locale.
Pozzuoli, 10 Maggio 2008. Mangiare alla tavola di Partorina, questo il nome della diletta suocera è sempre un gran piacere, spesso sono ospite la domenica quando va in scena tutta l’opera tradizional-popolare della cucina flegrea-napoletana tramandata di madre in figlia da diverse generazioni. La casa è sempre affollata, figli e figlie di dimora ancora stabile e figli, figlie, generi e nuore prole dipendenti con un solo indirizzo sul loro navigatore satellitare settimanale: via Cicerone 29.
L’ambiente è semplice ma ben curato, i colori sono chiari e sovrapposti, mia suocera poi ama il verde fresco delle piante rampicanti che circondano il soffitto della sala da pranzo. Qui la tavola in certi giorni fatica ad essere accomodante per tutti ma regge sempre bene l’arrangiamento del momento, il servizio è semplice ma magnanimo. L’appetizer di benvenuto per taluni sono finocchi freschi all’insalata, per noi altri, di palato meno fine, crostini con zucchine arrosto sott’olio, con i quali decidiamo di “avvinare” con un Fiano di Avellino 2007 Colli di Lapio di Clelia Romano. La tradizione di casa vuole che s’inizi sempre con il primo, oggi sono Penne a rigatoni con ragu’ di tracchiolelle e polpettone, quest’ ultimo fungerà poi da primo secondo per i più piccoli e capricciosi degli avventori; primo contorno consigliato: involtini di melanzane fritte con provola affumicata.
Nel frattempo nei calici abbiamo già versato un rosso austero. Scegliamo di verificare le qualità della nuova sottozona Campi Taurasini del fido Salvatore Molettieri: un aglianico, il Cinque Querce 2005, profumato, intenso e di nerbo; opportuno però riassaggiarlo tra qualche mese per verificare le buone impressioni.
Il secondo proposto è coniglio alla ciglianese, con la salsa di pomodorini tirata proprio come piace a me e, a làtere, friarielli verdi fritti in olio e peperoncino, chi opìna può sempre ripiegare su di una parmigiana di melanzane in versione “egg-free” (senz’uovo!) e carciofini impanati: ditemi voi se questo non è un gran piacere!! Chiudiamo con una Barbera d’Asti Chersì, azienda Ca’Bianca di Alice Belcolle, Piemonte, un rosso che amo particolarmente e che continua a stupirmi anno dopo anno sempre di più. Il predessert è un freschissimo sorbetto al limone e menta piperita preparato da Lilly, chiudiamo come sempre di domenica con piccoli pasticcini bignè e codine d’aragosta con panna e cioccolato. Io qui c’ho il contratto per due anni, naturalmente rinnovabili!
Tag:aglianico, big picture, carciofi, clelia romano, colli di lapio, coniglio, curiosità, fiano di avellino, pozzuoli, pranzo della domenica, salvatore molettieri, suocera
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5 dicembre 2009

Guardatela bene questa foto, ve la presento: c’è un ristoratore, un sommelier, una giornalista, un’enologo, cinque produttori di vino; c’è, ma non si vede, l’entusiasmo di esserci, di raccontare, di stare tra le gente. Non l’entusiasmo di ognuno di questi sorrisi, quello può apparire scontato, dovuto, essenziale, ma quello che si respirava nell’area, da vivere in prima persona, da cavalcare senza paura come si fa con un’onda e con la propria tavola da surf, quello che si costruisce con anni di storia, di mani sporche di terra e camicie e mani imbrattate di vino, polpastrelli consumati dalla ricerca della migliore materia prima e dal lavoro ai fornelli¤.
Nessun professore tra noi, nessun sermone, nessuna degustazione tecnica da sfoggiare, solo tanta ma tanta voglia di raccontare, di essere tra la gente con la gente, con i nostri avventori, giammai clienti, amici di bevute che hanno voglia di scoprire e capire il vino (ed il cibo) e le sue origini attraverso persone che il vino ed il cibo lo fanno, lo sanno fare e raccontare. Ecco perchè con Giulia¤ abbiamo pensato a questo evento, perchè Vincenzo Mercurio¤ dopo tanti anni di duro lavoro ed esperienza da vendere ha saputo raccogliere la sfida di scoprire e capire altre realtà, di sondare i tanti, diversi, complessi terreni sui quali si muove il vino in Campania, dal Cilento al Massico, dai Campi Flegrei al Taburno sino all’amata e profondamente conosciuta Irpinia.
Questo è stato Viaggio al centro dell’autoctono¤, come l’abbiamo pensato, questo è quello che vogliamo intraprendere per lasciare alle persone, liberamente ispirate da ciò che hanno nel piatto e nel bicchiere, seguite appassionatamente, di decidere qual’è il proprio vino, quali le emozioni ed il piacere più vicino alle proprie aspettative. La scuola, la didattica, l’insegnamento lo lasciamo volentieri agli altri, noi? Noi siamo più semplicemente Amici di Bevute!!
P.S.: un ringraziamento particolare, accorato, sincero a Rosanna Petrozziello e Giancarlo Favati, Maria Felicia Brini, Paolo Cotroneo, Tommaso Babbo e Cantina Barone e non ultimo Vincenzo Mercurio per averci dato la possibilità di creare questa bellissima serata qui nei Campi Flegrei, qui raccontata da Marina Alaimo sul sito dell’amico Luciano Pignataro.
Tag:Amici di Bevute, angelo di costanzo, big picture, cantine babbo, cantine barone, fattoria la rivolta, i favati, l'arcante, lilly avallone, luciano pignataro, pozzuoli, vincenzo mercurio, vino
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